26/04/20

IL GHIACCIO ARTICO ESTIVO SCOMPARIRÀ GIÀ PRIMA DEL 2050


IN ITALIA

Lunedì 20 e martedì 21 aprile la depressione mediterranea “Vera” ha finalmente prodotto una solenne piovuta specie su Torinese, Cuneese e in Sardegna orientale (fino a 220 mm caduti nel Nuorese; 185 mm a Barge, Cuneo). Qualche allagamento intorno a Olbia, mentre in Piemonte il suolo arido ha assorbito l’acqua con avidità e la modesta piena dei fiumi non ha dato problemi. Ancora all’asciutto il Nord-Est, dove non piove dal 6 marzo (51 giorni), situazione inedita da molti decenni in questa stagione; a Trieste si sta per chiudere un quadrimestre gennaio-aprile tra i più siccitosi in un secolo (77 mm, per ora), simile solo ai casi del 1993 e 2012. Molti spazi di informazione meteo hanno parlato a sproposito di “rischio pioggia” o “maltempo”, attribuendo una connotazione negativa a precipitazioni desiderate e benefiche per l’agricoltura e le riserve idriche. L’Ispra ha presentato gli inventari nazionali delle emissioni inquinanti in atmosfera, tutte in diminuzione tra il 1990 e il 2018: gas serra (-17%), ossidi di azoto (-68%) e di zolfo (-94%), piombo (-95%), ammoniaca (-22%), PM10 (-40%), diossine (-45%). Il calo di emissioni climalteranti in realtà era fermo dal 2014, ma ora le restrizioni per il Covid-19 in marzo-aprile hanno fatto crollare del 35% quelle di CO2 rispetto agli stessi mesi del 2019, stando a un report di “Italy for Climate”, gruppo di imprese italiane impegnate per l’ambiente. Un risultato che sarebbe in linea con gli obiettivi EU dell’Accordo di Parigi al 2030, ma è illusorio pensare di mantenerlo con la ripresa nel dopo-virus... Sarà però importante rendere strutturali almeno le misure per l’efficienza energetica, il telelavoro e le fonti rinnovabili.
 


 
NEL MONDO

Domati i roghi nelle foreste di Chernobyl, a bruciare nei giorni scorsi era il Parco Nazionale di Biebrza, in Polonia: le fiamme hanno divorato boschi e torbiere, habitat di fauna rara e protetta. A Varsavia l’ultima pioggia significativa risale al 13 marzo, ma la siccità riguarda tutta l’Europa centrale. A Ginevra nella serie dal 1864 non c’è riscontro di 43 giorni consecutivi senza precipitazioni. C’è però chi sta ancora peggio. Dal 2010 il Cile centrale vive una mega-siccità con pochi precedenti negli ultimi millenni secondo René D. Garreaud, docente di meteorologia all’Università di Santiago, città che nel 2019 ha ricevuto appena 82 mm d’acqua, un quarto della già modesta norma! Il grande invaso El Yeso è sceso al 40% della sua capacità e oltre centomila animali da allevamento sono morti. All’opposto la pioggia è troppa in vari Paesi dall’Africa, al Medioriente, al Sud-Est asiatico e all’Oceania: alluvioni e decine di vittime in Angola, Ruanda, Burundi, Kenya, Gibuti, Vietnam, Indonesia e Nuova Caledonia. Dopo la sfuriata di Pasqua, nuovi tornado nel Sud degli Stati Uniti il 22-23 aprile, 7 morti tra Texas e Oklahoma. In occasione della cinquantesima Giornata della Terra (22 aprile), il servizio di monitoraggio EU-Copernicus ha diramato il rapporto “European State of the climate”: il 2019 è stato l’anno più caldo nel continente, seguito dal 2014, 2015 e 2018, e verrà ricordato per le storiche ondate di calore di giugno e luglio, con 46 °C in Francia. Uno studio condotto con le più recenti generazioni di modelli al calcolatore, cui ha contribuito anche l'italiano Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (Arctic Sea Ice in CMIP6, su Geophysical Research Letters), ha evidenziato che il ghiaccio marino artico potrà scomparire in estate già prima del 2050, saltuariamente se ridurremo subito le emissioni serra, ma nella maggior parte degli anni se continueremo con l’attuale economia fossile. Intanto, nell’ultima settimana le temperature intorno al Polo Nord sono state 15 °C sopra media!

Luca Mercalli (il Fatto Quotidiano 26/04/2020)

22/04/20

L'ECOLOGISMO È SCIENZA SPRECATA


Cinquant’anni di Giornata della Terra. A ricordo di una delle più grandi manifestazioni popolari di sempre, quando il 22 aprile 1970 venti milioni di Americani – il dieci per cento della popolazione statunitense di allora – si riversò in strada per protesta contro i danni ambientali da perdite di oleodotti, smog, inquinamento fluviale e pesticidi. Fu un’iniziativa vincente, che portò in Nord America alle prime leggi di difesa dell’aria e dell’acqua. Ma poi l’ambientalismo invece di evolvere come garanzia di salute e bene comune è stato via via considerato un ostacolo alla crescita economica, un fastidio per caccia, pesca, agricoltura, allevamento, deforestazione, motocross… Perfino il sindacato quando ha visto negli anni Ottanta che le norme ambientali potevano minacciare lavoro e salario, ha spesso privilegiato questi ultimi rispetto alla salute dei lavoratori e dell’ambiente. Il resto, in Italia, è storia nota, dall’Eternit di Casale all’Ilva di Taranto alle colate di cemento su coste e pianure, tutta roba venduta come ottima crescita economica che oggi rivela danni irreversibili. Gli ecologisti sono spesso disprezzati come snob lontani dalle esigenze di chi produce (e inquina). È vero, talora hanno fatto sbagli, ma il problema è che oltre agli ecologisti, si dovrebbero ascoltare gli ecologi, insieme a climatologi, zoologi, biologi, oceanografi, glaciologi, idrologi, geomorfologi, il complesso disciplinare delle Scienze del Sistema Terra (ESS, Earth System Sciences). Non sono però figure di riferimento della politica, che sceglie invece gli economisti.
 
 
Chi avverte del rischio ambientale è un guastafeste, al limite gli si lascia un ruolo decorativo, che non disturbi troppo le attività urbane e industriali. Gli scienziati dell’ambiente hanno anche scelto la via della militanza e dell’impegno civile, ma in questi cinquant’anni non hanno ottenuto granché. Penso alla capostipite –la biologa americana Rachel Carson – con il libro denuncia contro i pesticidi Primavera silenziosa del 1962, al grande matematico naturalizzato francese Alexander Grothendieck che rifiutò premi e medaglie accademiche e già nel 1970 si ritirò dalla ricerca di punta per protestare contro l’uso militare che se ne faceva e la distruzione ambientale che emergeva da una scienza priva di etica. E più recentemente a Jim Hansen, climatologo che si è fatto arrestare nelle proteste americane contro il carbone. Nel frattempo le evidenze scientifiche della crisi ambientale sono diventate inequivocabili, le Nazioni Unite hanno costituito organi e commissioni, indetto conferenze internazionali che ancora non portano a provvedimenti concreti di riduzione dell’impatto ambientale globale. E se la maggior parte degli scienziati fino a qualche anno fa ha presentato dati terribili nello stile sterile e asettico per addetti ai lavori, noto ora che – sia per l’avvento di nuove generazioni di ricercatori, sia per la frustrazione di perdere tempo prezioso di fronte alla catastrofe incombente – le pubblicazioni scientifiche si sono fatte più preoccupate, più drammatiche, più urgenti. Ma è scienza sprecata. Abbiamo sempre più dati che confermano la malattia della Terra, e non li consideriamo, rifiutando di applicare una cura. Ovviamente non riusciamo a cogliere l’aspetto più importante: chi ci rimette è prima di tutto la specie umana, non si tratta di salvare a priori la natura terrestre, ma di garantire il mantenimento delle condizioni ottimali per la nostra vita. Quest’anno il tema della Giornata della Terra è l’azione per il clima. La lotta al riscaldamento globale, la più grande sfida per il futuro dell’Umanità e della biosfera, richiede l’impegno di politica e cittadini. Non si può scendere in piazza a manifestare, ma possiamo riflettere sull’intelligenza ecologica del dopo-virus.


Luca Mercalli (F.Q. 22 aprile 2020)

21/04/20

22/04/2020 GIORNATA DELLA TERRA


VIRUS E INQUINAMENTO

Domani è la Giornata Onu
della Terra: serve una nuova
conversione ecologica
perché la salute dell’uomo
è connessa coi cicli naturali




Il 2020 è l’anno dedicato dall’Onu alla biodiversità. Secondo l’ultimo Rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente circa il 75 per cento dell’ambiente terrestre e oltre il 60 per cento dell’ambiente marino sono gravemente alterati.
La Terra è un macrorganismo vivente in cui tutto si tiene: biologia, ecologia, economia, istituzioni sociali, giuridiche e politiche. La salute di ciascun individuo è interconnessa e dipendente dal buon funzionamento dei cicli vitali del pianeta. Il susseguirsi di malattie nuove e terribili sempre più frequenti e virulente (come Ebola, Hiv, influenza suina e aviaria) sono la conseguenza della alterazione dei delicati equilibri naturali.
L’abbattimento e gli incendi delle foreste tropicali, il consumo di suolo vergine, lo sfruttamento minerario, la caccia e il consumo di fauna selvatica, la concentrazione di allevamenti animali, l’agricoltura superintensiva, il sovraffollamento urbano e lo spostamento continuo di merci e persone sono le cause primarie dello scatenamento delle pandemie. Non c’è alcun “nemico invisibile”, tantomeno imprevisto e sconosciuto che ha dichiarato guerra al genere umano. Al contrario è il sistema economico che ha provocato un progressivo deterioramento dei sistemi ecologici.
La sottovalutazione dei fenomeni  in atto, l’impreparazione e l’incompetenza delle istituzioni pubbliche a ogni livello – laddove è prevalso il modello neoliberista – hanno indebolito i presidi socio-sanitari con definanziamenti e privatizzazioni. In particolare in Italia abbiamo dovuto constatare un tasso di letalità eccessivo, troppi contagi registrati tra gli operatori sanitari insufficienza delle attrezzature. Per mascherare questi fallimenti – quasi fossero inevitabili – molti mass-media, politici e persino dirigenti sanitari hanno scelto di raccontare l’impegno per contenere la pandemia da Coronavirus usando una terminologia bellica: “battaglie”, “armi”, “trincee”, “nemico”. Il linguaggio della medicina invece si esprime con parole di cura e di pace, non di guerra. Di salute psicofisica, di sollievo della sofferenza, di rispetto della dignità umana.

Le ripercussioni del lockdown sull’economia globalizzata porteranno a una crisi senza precedenti. Le pandemie non conoscono differenze di classe, ma si ripercuotono accentuando ancor di più le disuguaglianze e le ingiustizie sociali. Per uscirne non basterà inondare il mondo con una pioggia di denaro “a debito”. Bisognerà che quel denaro serva effettivamente ad avviare una profonda conversione ecologica e solidale degli apparati produttivi e dei comportamenti di consumo.

La salute è un bene comune globale. In quanto esseri umani siamo parte della natura. Esistiamo gli-uni-con-gli-altri, in reciproca connessione. Ognuno di noi dipende dall’aria che respira, dai cibi con cui si nutre, dal tipo di energia che usa per muoversi, riscaldarsi e comunicare, dall’organizzazione sociale in cui è. Siamo parte dell’universo bio-geo-fisico ed energetico.

Sono già passati cinque anni dall’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile dell’Onu e molti dei target intermedi fissati al 2020, nell’ambito dei suoi 17 macro obiettivi, sono stati clamorosamente disattesi. Non possiamo più fingere di non vedere. Speriamo che la Giornata della Terra del 22 aprile possa essere il momento di uscita dall’emergenza e di un di un nuovo inizio dell’impegno per una conversione ecologica integrale della società umana.

Paolo Cacciari (F.Q. 21/04/2020)


Il documento integrale è consultabile
su www.comune-info.net ed è stato
sottoscritto da centinaia di persone
tra cui Alex Zanotelli,
Gianni Tamino, Roberto Mancini,
Laura Marchetti, Michele Carducci,
Daniela Padoan, Guido Viale,
Cristina Simonelli, Francesco
Gesualdi, Anna Maria Rivera,
Marco Boschini, Ugo Mattei,
Marco Bersani, Marco Deriu

19/04/20

IL VIRUS È POCA COSA RISPETTO AL DISASTRO AMBIENTALE FUTURO


In Italia – A rompere la calda quiete del periodo pasquale, con temperature di 26-28 °C al Nord (10 °C sopra media), ha pensato la bora di martedì 14 aprile. L’improvvisa sventagliata (raffiche a 90 km/h a Bologna) ha abbassato le temperature anche di 12 °C in mezz’ora, spezzato alberi e sollevato dai campi riarsi dalla siccità un’inconsueta nube di polvere che ha viaggiato da Est a Ovest giungendo pure su Milano attorno alle 18, uno scenario da deserto australiano più che da Valpadana. Non si è trattato però di tornado, come riferito da alcuni mezzi di informazione per colpa di un fotomontaggio creato con un’immagine scattata nel 1999 in Oklahoma e circolato in rete. Qualche gelata tardiva con danni alle colture nelle notti serene di mercoledì e giovedì (-1 °C nel Ravennate), poi l’aria è tornata calda (punte di 24 °C venerdì al Nord). Il cerchio luminoso avvistato giovedì 16 intorno al Sole, dal Piemonte alla Toscana, è un “alone solare”, fenomeno ottico naturale generato dalla rifrazione della luce da parte dei cristalli di ghiaccio che compongono i cirrostrati, sottili veli nuvolosi a 8-10 km di altezza.
 
 

Nel Mondo – Pasqua tempestosa nel Sud degli Stati Uniti, dove aria fredda dal Canada ha incontrato quella calda dai Caraibi scatenando – qui sì! – circa 120 tornado dal Texas alla costa atlantica. Nel Mississippi due vortici sono stati classificati EF4 (venti fino a 310 km/h), uno dei quali il più ampio mai documentato nello Stato, con base larga 3,6 km. Bilancio di 38 vittime, il peggiore in una singola ondata di tornado negli Usa dal 2011, e 1,3 milioni di utenze senza elettricità. Intanto domenica 12 si misuravano 39,7 °C di massima a Veguitas, nuovo record assoluto di caldo per l’isola di Cuba, e lunedì 13 (Pasquetta) minima notturna di 26,7 °C a Miami, primato per aprile. Neve copiosa invece a Boulder (1650 m, Colorado), sede dei prestigiosi National Center for Atmospheric Research e National Snow and Ice Data Center: i 27 cm di giovedì hanno portato il totale dell’inverno 2019-20 a 368 cm, massimo nella serie dal 1897, a causa di frequenti venti umidi da Nord-Est. Ma Nasa e Noaa segnalano che nel mondo marzo 2020 è stato il secondo più caldo (+1,16 °C dalla media del Ventesimo secolo) anche senza l’effetto riscaldante di “El Niño” che contribuì al record del 2016. La siccità interessa gran parte d’Europa, con tempeste di polvere in Polonia e un grande incendio boschivo presso Chernobyl che ha emesso nell’aria particolato contaminato da Cesio-137 (per ora il nostro Snpa esclude che in Italia ne sia giunto in quantità pericolose). Ancora alluvioni in Medioriente, almeno 13 vittime in Yemen, Iran, Pakistan e Afghanistan. Covid-19 ha portato via all’età di 88 anni John Houghton, climatologo britannico, già direttore del MetOffice e curatore editoriale dei primi tre report Ipcc (1990, 1995 e 2001). Il virus ci sta mettendo a dura prova, ma potrebbe essere poca cosa di fronte a certi disastri ambientali all’orizzonte: se non rallentiamo subito i cambiamenti climatici, già entro il 2030 avverranno improvvise e irreparabili estinzioni di specie a iniziare dai mari tropicali, secondo lo studio “The projected timing of abrupt ecological disruption from climate change”, pubblicato su Naturee coordinato da Christopher Trisos dell’Università di Città del Capo. Sono tante le voci, scientifiche e non, che chiedono un mondo post-virus più rispettoso dei limiti ambientali, e meno succube dei diktat dell’economia, ormai incompatibili con la sopravvivenza della natura e dell’umanità. Una di queste è del fisico Angelo Tartaglia, già docente al Politecnico di Torino, che per le Edizioni Gruppo Abele propone il pamphlet Clima - Lettera di un fisico alla politica. Speriamo lo ascoltino...
 
Luca Mercalli (dal Fatto Quotidiano del 19/04/2020)
 
P.S.
L'evidenza è tautologicamene... evidente. Eppure la politica, soprattutto quella ultradilettantistica esercitata nelle piccole amministrazioni comunali sembra non accorgersi mai dell'evidenza dei fatti. Quando nel nostro piccolo riprenderanno a pieno regime le attività delle maestranze comunali, c'è da giurarci che assisteremo per l'ennesima volta agli arcinoti - e qui più volte segnalati - lavoretti stagionali di distruzione ambientale. Nel mentre a Palazzo gli ultradilettanti di cui sopra riprenderanno a parlare di bacini artificiali in alta quota, di piste di ski-roll nelle campagne del fondovalle e di 'valorizzazioni' pseudo zootecniche d'alta montagna, con quella leggerezza tipica di chi non sa e non capisce. Ma quante altre tempeste Vaia dovranno succedere prima che codesti ultradilettanti riescano finalmente ad aprire gli occhi?
 
L'Orco


15/04/20

CARA SINDACA TI SCRIVO


Egregia Elena, ho ricevuto, lunedì 13 aprile 2020, come ogni altro compaesano, la busta contenente le famose mascherine sanitarie, della cui distribuzione da qualche giorno la P.A.T. aveva già informato i residenti in provincia.

Orbene, acclusa alla busta contenente i due d.p.i. ho trovato anche una Tua lettera. Ti confesso che dopo averne attentamente letto il testo i santissimi mi si sono moderatamente girati. Naturalmente due righe d’accompagnamento alla consegna dello straordinario plico, da parte della prima cittadina, ci stanno; e ribadire alcuni concetti, magari anche. Però l’opinione personale sul tempo che stiamo vivendo diffusa urbi et orbi a mezzo stampa, infarcita di abbondanti dosi di captatio benevolentiae e lisciamenti di pelo dal chiaro sapore propagandistico, no.

 


Che a Te, vista la Tua giovane età, questo periodo sembri… la fine del mondo posso capirlo (anche se faccio fatica a crederTi). Ma questo è il Tuo parere, che non collima affatto col mio e immagino neanche con quello di altri concittadini. Per me, che ho qualche anno più di Te, e che ho una sensibilità affatto diversa dalla Tua, questo periodo, certamente straordinario e drammatico dal punto di vista sanitario per chi sfortunatamente è stato colpito dalla malattia e per le strutture ospedaliere, in virtù della parziale serrata delle attività produttive e del confinamento domestico forzato della popolazione è parso invece un momento di tregua ambientale, col ritorno, purtroppo solo temporaneo, a quella tranquillità, persa ormai definitivamente, che caratterizzava il paese e la valle all’incirca sino al 1980. Poi, la progressiva accelerazione turistica, conseguente, nel nostro paese, alla tragedia di Stava, ha via via dequalificato l’ambiente nel suo insieme e la vivibilità di questi luoghi. In questi due mesi circa abbiamo beneficiato, tanto per fare qualche esempio, di aria pulita (poche auto e Misconel chiuso), abbiamo goduto del silenzio notturno, non abbiamo dovuto registrare incidenti stradali né constatare ulteriori furti in casa, eccetera. E, da quando la stampetta locale s'è dovuta occupare del Covid19 e non più di M49, dell'orso ce ne siamo dimenticati in fretta e le 'efferate' stragi dei lupi, ingigantite dai giornaletti provinciali da avanspettacolo a uso e consumo dei poveri di spirito, sono state anch'esse derubricate. Se di questi positivi effetti collaterali la lettera avesse in qualche modo fatto menzione, avrei potuto anche condividerla. Invece, le Tue parole testimoniano una visione riduzionistica delle cose, dando per scontato che finita l’emergenza tutto tornerà come prima e che questo e solo questo è e sarà il modo di procedere anche in futuro. Forse hai ragione, ma non illuderTi. Se non ci trovassimo al cospetto di persone, massimamente quelle più giovani, totalmente incapaci di vedere l’evidenza dei fatti, questa pandemia avrebbe potuto, anzi, dovuto essere l’occasione non già per ribadire slogan bambineschi e poco rispettosi (chiedere ai familiari di chi di corona virus è defunto), affiggendoli addirittura al balcone del palazzo comunale, bensì, prima che sia troppo tardi, per proporre una meditazione generale sul come stiamo procedendo e dove vogliamo arrivare. Certo, l’intoppo della macchina economica provocato dal contagio sortirà contraccolpi di un qualche rilievo, ma dire che la situazione è surreale perchè gli alberghi e i ristoranti sono chiusi e le strade sono quasi deserte... e che viviamo come sospesi, in un silenzio cui non siamo più abituati... conferma quanto scriveva qualche giorno fa Marco Travaglio in un  suo editoriale sul Fatto “(…) quando tutto sarà finito, sarebbe una tragedia tornare alla normalità di prima, perché prima nulla era normale. Ma, se non ci diamo da fare per convincere un po’ di gente, riaprirà presto quel gigantesco manicomio dove un 99,9 percento di matti che si credono sani tratteranno da matti lo 0,1 percento di sani.”

Ecco, siccome le cose, senza alcun dubbio, peggioreranno ancora, (gli ultimi vent'anni sono stati un' escalation di eventi drammatici precedentemente inimmaginabili) pretendere di continuare in questo modo, anzi auspicarne un rilancio, è pura follia. E se così la pensa, ahimè, l’albergatore insaziabile o l’impiantista spregiudicato me ne faccio una ragione, ma non posso accettare che la pensi così  anche chi di questa comunità pretende di esserne la guida.
 
L'Orco

P.S.


Da più di due mesi sto aspettando la Tua risposta a una mia legittima istanza consegnata brevi manu in Comune (Prot.733 del 30/01/2020). All'epoca il Covid19 non era ancora una priorità dell'Amministrazione e il tempo per duellare sui quotidiani locali a strettissimo giro di posta con un Tuo probabile prossimo avversario elettorale lo trovavi sempre. "Stare vicina in tutti i modi alla popolazione" in tempo di guerra, come in tempo di pace, vuol dire anche confrontarsi e dare risposte con celerità a chi, come il sottoscritto, versa annualmente a codesta Amministrazione imposte comunali per importi assolutamente incongrui rispetto ai servizi e alla qualità della vita che da questo Comune riceve.


01/02/20

ESCLUSIVA INTERVISTA ALLO SCARIO-IMMAGINARIO DELLA MAGNIFICA COMUNITÀ DI FIEMME


In una serie di lettere aperte i sottoscritti avevano cercato di convincere la Provincia, la Magnifica Comunità di Fiemme, i suoi Vicini e la cittadinanza, dell'assurdità del progetto di trasformare in bar-ristorante-rifugio la storica Malga Lagorai. Proponevamo di conservarla come testimonianza delle tradizioni e dei mestieri. Se la “casèra” rimanesse la “casa dei malgari”, dove casare il latte e conservare i prodotti, si tutelerebbero le conoscenze antiche e i malgari avrebbero un'entrata aggiuntiva. Molti non sanno più cos'è una vera malga, e se tutte le malghe diventano bar-ristoranti con musica e sdraio scompare la memoria delle nostre radici.
In particolare le lettere del 4 ottobre 2019 e del 15 novembre 2019, hanno posto in modo civile delle domande alla Magnifica Comunità e in particolare allo Scario, ins. Giacomo Boninsegna. Sono ormai tre mesi che si attende una risposta. Lo Scario dà un eloquente saggio della propria educazione ignorando gli oltre 200 cittadini firmatari, tra i quali molti Vicini che lui avrebbe da rappresentare. Non è edificante vedere il primo dei Vicini, colui che ricopre un ruolo di antico prestigio, svicolare per sottrarsi al civile confronto con i cittadini. Con il suo silenzio egli sembra confermare di non avere argomenti credibili per rispondere ai quesiti e dà l'impressione di nascondere qualche scheletro nell'armadio.

Tuttavia può capitare di avere a che fare anche con persone di buona creanza: infatti ci siamo incontrati con la figura impossibile dello Scario-immaginario, un personaggio colto e di maniere cortesi, che ci ha risposto con sincerità. Riportiamo di seguito la nostra conversazione in cui egli risponde alle domande che tanto fastidio danno al suo omologo.

Noi: Signor Scario-immaginario, innanzitutto la ringraziamo per essersi rivolto a noi con gran disponibilità.
Scario-immaginario: Sono io che ringrazio, e mi scuso per avervi fatto attendere, ma bisognava che lasciassi un po' di tempo a quell'altro che vi avrebbe dovuto rispondere! 

Noi: Caro Scario-immaginario, il nuovo progetto proposto al Consesso il 4 settembre è uguale a quello delineato nella delibera PAT (n.1487, 10/08/2018): la finalità ricettivo-turistica sommerge totalmente quella tradizionale, tutta la casèra diventa una struttura finalizzata al turismo, il malgaro sfrattato in stalla, ben 40 posti a tavola interni. Eppure ha ammesso che il "trekking" Translagorai c'entra solo come espediente per pagare la ristrutturazione con soldi pubblici (dibattito a Cavalese, 28/06/2019; Corriere del Trentino, 24/08/2019).
Scario-immaginario: Confermo tutto: la Magnifica è povera, ma con l'aiuto della Provincia si è trovato il sistema di ristrutturare varie malghe con fondi pubblici europei che in realtà dovrebbero essere destinati a fronteggiare il cambiamento climatico.

Noi: Perché ci ha accusati (L'Avisio, aprile 2019) di essere “disinformati”?
Scario-immaginario: Per prendere tempo. Il tempo gioca a nostro favore: quando le cose saranno fatte voi vi metterete l'anima in pace. Per questo ho tenuto nascosto per sei mesi il "nuovo progetto". E nel frattempo mi sono anche permesso di accusarvi di “strumentalizzare”. Non vuole dire niente, ma così ho confuso le acque e vi ho messi in cattiva luce con i cittadini, che queste accuse generiche se le bevono sempre. È ovvio che voi non potete strumentalizzare nulla: che vantaggi ci potreste ricavare? Caso mai altri…

Noi: La vita precaria delle malghe-agritur di Cadinello, Valmaggiore e Sadole, dimostra che fare di Malga Lagorai un ristorante-bar-rifugio è un investimento assurdo e in netta perdita, non trova?
Scario-immaginario: La risposta è sì, sarà in netta perdita. Lo abbiamo previsto e l'ho anche detto all'Assessore Tonina (v.commissione PAT del 24/09/2019) che la Magnifica si accollerà i futuri costi di gestione. È proprio grazie a questa sofferenza che dopo riusciremo a far digerire ai Vicini il “salvataggio” da parte delle Funivie del Cermìs. Loro si accolleranno la gestione in cambio della concessione per una strada ciclabile che scenda dal Paión del Cermìs al Lago di Lagorai. Sapete: loro puntano sulle e-bike, è la nuova moda: vedrete poi che folla sulle rive del lago! Musica, canederli, birra e mojito a gogó! 

Noi: Ma a voi non importa niente del ruolo storico e culturale che la malga può avere tenendo vivo il lavoro antico? La storia e la tradizione della Comunità le svendete così a cuor leggero? Tra l'altro, se avete a cuore il turismo, la malga potrebbe essere un gioiello da esibire, visitato dagli escursionisti, un'attrattiva culturale.
Scario-immaginario: Devo essere sincero: a me un po' dispiace di sacrificare la malga. Ma ormai siamo d'accordo, abbiamo stretto dei patti per giungere all'espansione del “dominio” delle Funivie. Finora gli abbiamo lasciato fare la ferrata sul Castèl de Bombasèl; anche in questo caso abbiamo lavorato sottotraccia e la gente ha saputo solo a fatto compiuto: siamo stati bravi! E leali con gli amici.

Noi: Infatti, il vostro accanimento per un bar-ristorante-rifugio, fallimentare e scollegato dal “trekking”, ci faceva sospettare motivazioni non confessate in pubblico. Allora avevamo ragione?
Scario-immaginario: Che volete che vi dica, lo capiscono anche i sassi che avete ragione. Ma io ho le mani legate: se mi chiedono di portare a termine il disegno di inglobare la Val Lagorai nell'area ricreativa del Cermìs, non posso mica stare a fare l'interesse dei Vicini. Loro e i loro posteri si troveranno le cose fatte e se ne faranno una ragione.

27 gennaio 2020
 
PS: si può aderire scrivendo a malga.lagorai@virgilio.it

[seguono 207 firme]


 

27/09/19

L'È SEMPER LÜ


Tutti lo cercano, tutti lo vogliono. Figaro, figaro, figaro, fii-gaa-rooo... Il signor P pare sia di nuovo in pista. Come titolavano infatti gli acchiappa teodori di ieri nelle bacheche delle edicole fiemmesi,  è lui in polposission. La sua fama ha raggiunto Milano e Cortina: anche lì si sono convinti sia il migliore intortatore di Pinocchi disponibile. Trasformatore insuperabile di minchiate in Eventi, che però, unico trascurabile difetto, alla storia mai riescono a passare, data la loro inconsistenza e ripetitività. Ad ogni modo, lo hanno contattato e sono in trepida attesa di risposta.

Prima di accettare e buttarsi anema e core nella nuova avventura il chègadinari da Tiéser  dovrà però fare un po' di conti. Poi, se i Bauscia meneghini gli garantiranno un centesimo in più di quel misero mensile che riceve in Provincia, dirà di sì. D'altronde, pöra bestia, dovrà pur vivere anche lui! O no?



Comunque, l'annuncio della sua probabile discesa in campo conferma l'inizio delle grandi manovre per assicurare ai soliti noti un posto in prima fila alla greppia olimpica.

Dal 23 giugno 1894, giorno in cui Pierre de Coubertin, alla Sorbona di Parigi lanciava per la prima volta l'idea di recuperare con intento pedagogico gli antichi giochi olimpici, al 1991 anno della prima edizione dei mondiali del Piero da Propian, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Nulla di quello spirito originario è rimasto. Per il Francese, in quell'epoca lontana anni luce dall'attuale temperie degradata oltre ogni immaginazione, l'importante era partecipare, nulla di meno, niente di più. Per il Teserano e i suoi accoliti, l'importante è approfittare, cogliendo l'ennesima occasione per mangiarci su accedendo con le chiavi in tasca alla mangiatoia di denari pubblici opportunamente rimpinguata.

Una vergogna intollerabile che, evidentemente, alla maggioranza silente del popolo, tale non sembra. Dunque, ancora una volta a noi coglioni toccherà assistere alla replica della solita commedia, con nani, ballerine e fuochi d'artificio. Mentre il comitato d'affari, presieduto dal Nostro, allontanati preventivamente i nemici, condividerà con gli amici il lauto banchetto, spartendolo con tecnici, professionisti e furbetti di ogni fatta.

Continuiamo così.




INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
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MINU

MINU
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