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31/01/18

VA TUTTO BENE


Ha vinto ancora lui, Pauli Sitonen, l'inossidabile. Il finlandese ha coperto i settantatré chilometri della 53^ Marcialonga in 2h 20' e 53'', alla ragguardevole media di 31 e rotti all'ora. Bravo.
 
Come al solito, tutto è filato liscio. D'altronde la macchina è talmente oliata che sarebbe stato da stupirsi del contrario. Quest'anno poi ci ha messo del suo anche il Padreterno, imbiancando il paesaggio con un mirabile manto nevoso. I volontari, nelle loro variopinte giaccheavento, hanno fatto il resto. Puntuali e gentili lungo i tanti punti di assistenza, si sono prodigati per la miglior riuscita della gara. Bravi. E poi la direttrice: meravigliosa. Una macchina da guerra. Precisa, competente, duttile. Our Passion, your Life, o qualcosa del genere, come usa dire con perfetto accento cambrigiano. Proprio oggi compie i suoi primi quarant'anni. Auguri!

Non poteva mancare la banda, reduce dai trionfi del bicentenario. Ancora carica d'energia, nonostante il tour de force per la serie infinita di impegni dell'anno appena concluso, ha eseguito impeccabilmente l'inno degli alpini nelle lande ghiacciate delle Giae, mentre i Veci in un cantone piangevano commossi. Struggente.

Ma ritorniamo alla gara, la cosa che interessa di più il popolo televisivo. I like toko gialla da Masi alla Cascata, I like Toko verde dalla Cascata al traguardo e I like Toko blu da Moena a Campitello.
Queste le scioline usate da Sitonen, come ci ha informato puntuale Radio Fiemme, nell'imperdibile ping-pong tra Auto Uno e Auto Due. Una radiocronaca accurata, dettagliata, per permettere anche agli invalidi e agli ammalati di vivere l'evento al 100%. Grazie.

Una menzione conclusiva anche ai manifestanti per la difesa dell'Ospedale. Hanno agito sottotono, ma con vigore, senza disturbare. Come aveva richiesto l'Organizzazione. Un lenzuolo a Gazo, bello evidente. Niente di più. Servirà alla causa. Bravi.
 
Giusy

15/01/10

LA LUNGA NOTTE DEI FUNERALI VOODOO


Si deve camminare adagio nella città dei morti viventi, perché le ruspe non seppelliscano gli spiriti e non distruggano quello che resta, almeno quello, dell'anima del popolo haitiano. Lo hanno capito subito e per primi i Caschi blu brasiliani. E dunque figli dello stesso universo di misteri e di fede che l'Africa riversò sulle Americhe tutte, da New Orleans fino a Rio de Janeiro, con quei nomi da brivido per i padroni bianchi, voodoo, macumba, abacua, santeria, candomble, che raccontano invece soltanto disperati brandelli di identità violentate. Non potevano che essere i brasiliani, che nella città dei morti inquieti hanno lasciato undici dei loro soldati, ad ammonire l'armata dei soccorritori piovuti con le loro telecamere, le loro macchine e con la giusta fretta di seppellire il rischio di epidemie micidiali, che quei corpi riesumati a diecine di migliaia vanno custoditi e sepolti secondo il rito del voodoo, non secondo le superstizioni e i culti degli altri. Perché loro lo sanno, come lo sanno i loro comandanti, e il ministro della Difesa brasiliano, che spezzare il filo tra i vivi e i morti può offendere i "Loa", lo spirito degli antenati. Ed evoca dal mondo invisibile la forza terribile di "Petro", del maligno. Il terremoto, hanno capito quei soldati venuti dagli stessi misteri che navigarono sui velieri dei negrieri, senza la presunzione di portare un Dio migliore soltanto perché ha più potere, ha scoperchiato più che tetti di lamiera e palazzi di mattoni. Sta sgretolando la facciata del sincretismo religioso, della reciproca finzione tra chiese cristiane ufficiali e culti popolari, come già scoprì, fingendo caritatevolmente di non saperlo, Papa Woytyla quando andò a Haiti, a Cuba, in Messico, nella Repubblica Dominicana, in Brasile, a celebrare la Messa e recitare il Credo di Nicea fra serpenti piumati e avvenenti vergini del mare, spiriti dei monti e dei fiumi, fra houngan e mambos, i sacerdoti e le sacerdotesse voodoo e i serviteurs, i devoti più fervidi e gli iniziati. Affidandosi al fatto che la suprema, e unica divinità del voodoo, che in lingua africana Fon significa soltanto "potenza dello spirito", è in fondo il "Bondyè", parente ovvio del "Bon Dieu", rappresentato accanto a ciascuno di noi dal "gros bonange", dal grande angelo buono che intercederà per noi al momento del Giudizio. Grandi angeli, con i loro fratelli minori, i "ti bonange", gli angioletti, tragicamente affaticati in queste ore e che soltanto accurate, tenere, precise cerimonie funebri potranno rassicurare trasportando lo spirito degli antenati al cielo, anche quando i nuovi "antenati" sono soltanto bambini. Non sarà possibile, lo sanno gli sciamani voodoo come i preti cattolici o i ministri protestanti e anche i brasiliani, timorosi di offendere, attraverso il voodoo la propria macumba, garantire a tutti il rispetto e la liturgia della sepoltura. Ma almeno dirlo pubblicamente, avvertire anche gli altri soldati, i soccorritori, i volontari venuti da altri mondi, che il voodoo non è una Disneyland morbosa per spettatori con popcorn, non è la gita nel più famoso dei cimiteri del "Bondyè", quello di New Orleans per turisti, potrebbe bastare a calmare con il rispetto lo spirito di quei morti che un giorno torneranno a "montare" i vivi, a impossessarsi di loro, risparmiando la sorte orrenda dei cadaveri rianimati dallo stregone, il "bokor", per farne servitori senza coscienza e senza identità come gli schiavi, gli zombie. Dall'albergo più famoso di Port-au-Prince e oggi colpito duro, la villa che un marinaio tedesco svedese, Gustav Werner Olofsson acquistò nel 1935 per farne il rifugio tropicale adorato da Graham Greene e da Jackie Onassis, da Mick Jagger e da sir John Gielgud, noi giornalisti che lo visitavamo non vedevamo, tra lo sfarzo di palme, bougainville e orchidee, l'orrore del regime Duvalier, i machete dei "ton ton macoute", le disperate invocazioni ai grandi o ai piccoli angeli dei cadaveri di coloro che venivano sgozzati e dei loro discendenti, che attendono di morire come si deve sotto le macerie. Ma i brasiliani sanno e capiscono. Vedranno le dozzine di candele che saranno accese attorno ai corpi dei defunti. Non si scandalizzeranno davanti alla gallina o al gallo decapitato vivo, per restituire una vita al cielo nella speranza di saldare il conto di altre vite e di dare fiato ai "Loa" accasciati dalla fatica di governare l'universo, o le trance dei posseduti, le invocazioni disperate a Papa Ghedè, lo spirito della morte e della resurrezione, l'agitare dei sonagli magici, anche senza la musica di Louis Armstrong e dei più sfarzosi riti voodoo a New Orleans. Il funerale giusto, il momento della impossibile, ma necessaria riconciliazione fra la vita e la morte in ogni religione creata dagli uomini, non sarà praticamente fattibile, come non lo fu dopo l'uragano Arthur, che fu soltanto un piccolo spirito malvagio portando via nel 2008 ottocento vite, rispetto al terremoto. Non ci saranno abbastanza sacerdoti e sacerdotesse, per 50 o 100 mila morti in attesa di rispetto, e forse basteranno le grandi e consolatorie cerimonie cristiane, le messe collettive nella cattedrale di Notre Dame, se ci fosse ancora la cattedrale, distrutta. Celebrate dall'arcivescovo, se ci fosse ancora l'arcivescovo, Joseph Serge Miot, ucciso sotto le rovine. Ma molte messe e molti funerali voodoo saranno necessari per placare le anime dei vivi e dei morti sbigottiti davanti a un buon Dio che sembra ancora una volta aver abbandonato i propri figli neri.

Vittorio Zucconi – La Repubblica 15/01/10

26/12/08

LETTERA APERTA DI DIECI PRETI FRIULANI


Natale 2008: nella complessità con ragionevole speranza e rinnovato impegno Care amiche e cari amici, ristabiliamo, dopo la sospensione dell'ultimo Natale, la comunicazione con voi con questa quinta lettera per riflettere su alcune questioni importanti per noi tutti, per questa società, per questo mondo sempre più interdipendente, per la Chiesa di cui facciamo parte.
Premessa In verità all'inizio dello scorso mese di luglio ci eravamo sentiti in dovere di esprimere in un documento pubblico convinzioni e denunce per la crescente ostilità nei confronti dell'altro, del diverso con particolare riferimento agli immigrati e ai nomadi, insieme alle possibili proposte percorribili per una società in cui i diritti umani siano davvero uguali per tutti. Ci sentiamo avvolti dalla complessità e, nella costante ambivalenza di noi esseri umani, leggiamo i drammi e le speranze. Ogni giorno ci accompagna il pensiero delle migliaia di persone, a cominciare dai bambini - uno ogni cinque - uccisi dalla fame, dalla sete, da mancanza di medicine a causa della ingiustizia strutturale provocata dal capitalismo. E insieme viviamo lo sconcerto per le tante forme di violenza, per la fabbricazione e il commercio delle armi, per le guerre insensate, omicide, distruttive, per le diverse forme di terrorismo.
No alla guerra, sempre
Ci hanno molto colpito, quest'anno nella ricorrenza del 4 novembre, le parole e i gesti da parte di autorità istituzionali di esaltazione della vittoria, quindi della guerra; la mancata distinzione fra la doverosa e rispettosa memoria dei morti di quell'«inutile strage» (Benedetto XV) perpetrata in parte anche sul nostro Carso e la colpevole scelleratezza di chi li ha mandati a morire ponendo così le basi di ciò che è avvenuto poi tragicamente anche nella 2° guerra mondiale. L'esaltazione della Patria che diventa un idolo, non una comunità di persone alla cui vita contribuire con responsabilità e impegno, copre la storia di migliaia di soldati obiettori di coscienza a quell'assurdità, bollati come disertori e per questo fucilati ma in realtà esemplari testimoni di pace. Anche nella storia attuale tante persone si sono opposte a tutte le guerre, fra di esse a quella in Iraq e per questo sono state giudicate in modo sprezzante pacifiste ingenue, imbelli, sostenitrici di un dittatore. Ora il Presidente uscente degli Usa ammette il suo errore, la falsità delle motivazioni della guerra, l'esportazione della democrazia fondata sulla menzogna e sulle armi, con conseguenze tragiche e centinaia di migliaia di morti.
No al razzismo
Ridiciamo la nostra grande preoccupazione per l'accresciuta ostilità nei confronti dell'altro, dello straniero, del nomade, di chi fa più fatica a vivere per tribolazioni psichiche e fisiche, per condizioni di marginalità di cui il carcere per la maggior parte è istituzione emblematica. Avvertiamo nitidamente la presenza del razzismo in dichiarazioni e proposte politiche a livello nazionale e regionale in un clima diffuso che si esprime negli sguardi, nelle parole, negli atteggiamenti della quotidianità. È razzismo culturale la proposta di classi differenziate di alunni stranieri e italiani perché riconosce la diversità per discriminarla, con un segno indelebile nell'animo dei ragazzi/e. E ' razzismo politico non riconoscere pari diritti e opportunità insieme a uguali doveri alle persone immigrate fra noi. Esprime una visione della società davvero grossolana e illusoria l'attribuzione di un potere salvifico, per altro molto costoso, alle telecamere e alla video sorveglianza che garantirebbero la nostra sicurezza; invece di porre attenzione, e su questo investire, alla formazione delle coscienze, ad esperienze culturali di relazione, di reciprocità, di inclusione. Constatiamo la demagogia e l'incoerenza fra promesse massimaliste di espulsione di tutti gli stranieri irregolari e poi la presenza di circa un milione di loro irregolari per la legge, ma regolari per il mercato del lavoro, necessari a questo sistema economico. La loro regolarizzazione, da stabilire in modalità serie e veritiere già rifiutata come ipotesi perché risulterebbe un segno positivo di accoglienza, sarà comunque da ora ancor più problematica per la preoccupante crisi economica che può risultare drammatica per centinaia di migliaia di lavoratori, per fasce intere della popolazione che già si trova in situazione di povertà.
Tempo di crisi
Questa crisi preoccupante generata dallo stesso sistema finanziario può anche essere l'occasione di un ripensamento dei suoi meccanismi perversi, per scelte economiche legate ai processi storici reali; e ancora di una riconsiderazione profonda dell'ideologia dell'accumulo e del consumo e di scelte di sobrietà e di condivisione. In questo periodo tre date significative illuminano, nella doverosa memoria storica, il presente e il futuro: il 70° anniversario della promulgazione delle leggi razziali da parte del duce, proprio nella nostra regione, a Trieste; rileggerle e meditarle significa ripensare a come siano state preparate e accettate, alle complicità e ai silenzi di tanti che non si sono opposti; coinvolge nella responsabilità della vigilanza e della denuncia di parole e atteggiamenti che sembrano far eco a quelle decisioni così discriminatorie, sprezzanti e disumane. C'è poi il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che evidenzia la possibilità di bene dell'essere umano nell'intuire, prospettare e dichiarare i principi di una umanità veramente umana e nello stesso tempo l'incoerenza ad attuarli nelle scelte personali, istituzionali e politiche. Ed infine sta per concludersi l'anno del 60° anniversario dell'entrata in vigore della nostra Costituzione Repubblicana, la magna charta di una democrazia rispettosa dell'unità nella diversità, di un'autentica uguaglianza di diritti tra tutti i cittadini, del ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie tra i popoli.
Del nascere e del morire
I diritti fondamentali delle persone riguardano la vita e la morte nel loro intrecciarsi continuo. Situazioni emblematiche, di cui i mezzi di informazione si sono ampiamente occupati, provocano in noi una riflessione sofferta e rispettosa della storia delle persone e alcuni interrogativi etici laceranti. Il primato oggettivo della "verità", comunque sempre da cercare ed approfondire, è tale da sopprimere la libertà di coscienza personale? E come questa può essere rapportata al sentire di una società, nel pluralismo delle ispirazioni e delle convinzioni? La sacralità della vita riguarda la sua totalità: la corporeità e la dimensione profonda dell'anima, dello spirito. L'attenzione e la cura alla vita umana inducono ad una prudenza nei confronti della scienza e delle sue tecnologie, a una sorta di timore che non intende limitare la ricerca e la sperimentazione, ma continuamente riporre la questione etica, senza apriorismi e fanatismi. Proprio a motivo di lancinanti interrogativi ci pare di non condividere né l'esultanza nei confronti di decisioni che sostituiscono di fatto il ritardo legislativo riguardo il testamento biologico, né la posizione di chi definisce omicidio una scelta drammatica vissuta nell'ambito di una relazione di amore. Avvertiamo l'esigenza di porsi molto di più in ascolto della vita e di tutte le sue situazioni e per questo di aprirci con rispetto a diverse possibilità. Come è vero che nessuno dovrebbe sollecitare, tanto meno obbligare qualcuno ad anticipare la propria morte biologica, ci chiediamo se altrettanto è possibile che nessuno sia obbligato a vivere anche in quelle condizioni estreme che inducono a desiderare la morte come una liberazione da una vita considerata impossibile. Fra i tanti esempi di accompagnamento per anni e anni di persone in condizioni estreme, si possono collocare anche quelle situazioni in cui le persone non ce la fanno, non per egoismo, tanto meno per cattiveria, ma per scelta personale. O ci sarebbero questioni morali che non sono di competenza della libertà di coscienza di ciascuna persona? E davvero ci si può sostituire a Dio affermando di conoscere la sua volontà riguardo alla sofferenza e alla morte delle persone? E perché non vivere con lui una relazione di fiducia, di accoglienza del nostro vivere e morire, di una vita che continua diversamente nel suo Mistero?
Religione civile?
Come preti di questa Chiesa siamo preoccupati per la religione civile che si sta affermando, per la Chiesa necessaria a questo sistema come il sistema lo è per la Chiesa che in questo rapporto perde la forza umile della profezia, la fedeltà e il coraggio nell'annuncio e nella testimonianza del Vangelo. Consideriamo positive tutte le ricerche storiche anche recenti su Gesù di Nazareth avvertendone i limiti rispetto ad una relazione con lui Figlio dell'Uomo e Figlio di Dio sempre da rivivere e da rinnovare: Lui che ci rivela continuamente il Dio incarnato, il Dio della storia, delle relazioni, dell'accoglienza, del perdono, della guarigione, della salvezza nel senso più profondo e pieno della parola. Riconoscergli la pienezza di amore, una "onnipotenza" dell'amore significa pure riconoscere che può permettersi l'impotenza dell'amore, di entrare nella sofferenza e nella morte senza soccombere e di esserci in questo itinerario guida e compagno di viaggio.
I segni dei tempi
Cogliamo dentro alla complessità i segni di una speranza ragionevole nell'impegno quotidiano e fedele di tante persone, famiglie, comunità che giorno dopo giorno esprimono amore, amicizia, disponibilità all'accoglienza dell'altro, gratuità; e nei luoghi di lavoro una professionalità motivata, competente, significativa. Ricordiamo coloro che in diversi luoghi del Pianeta per questo rischiano la vita e che continuano ad esprimere la loro idealità e il loro impegno dopo aver subito violenze, oppressioni, uccisioni di familiari e amici elaborando il dolore e facendolo diventare proposito di riscatto, di giustizia, di verità, di lotta contro l'impunità. Riconosciamo come un segno dei tempi l'elezione di Obama , l'entusiasmo della gente che ha riconosciuto in tale evento la realizzazione del "sogno" di Martin Luther King, un afro-discendente Presidente degli Usa, capace finora di un linguaggio che unisce idealità e concretezza, speranza e dinamismo. La realtà dunque non è immutabile, i realisti e i cinici non sempre hanno ragione: l'audacia nella speranza è indispensabile per coinvolgerci ed impegnarci a contribuire ad una umanità umana. Dovrebbe essere un segno anche per il nostro sistema politico legato ad una logica gerarchico-piramidale in cui prevalgono situazioni di familismo, di dinastie, di corporazioni, di localismi; in cui, ancor peggio, il Parlamento viene esautorato e si consolida una democrazia formale.
La condivisione di un cammino
Si dovrebbero favorire situazioni nuove: la presenza, ad esempio, di donne e giovani, di persone motivate e competenti. Consideriamo positivo il movimento dei giovani studenti delle Scuole superiori e dell'Università perché ricco di motivazioni, di contenuti, di modalità non violente, propositive: il desiderio di esserci, di potersi esprimere sul proprio futuro chiedendo di non essere estraniati e derubati, dell'esprimere il protagonismo positivo della vita, della ricchezza di idealità, di disponibilità, della richiesta di attenzione, di ascolto, di interlocuzione. La mancanza di risposte o la loro ottusità e grossolanità esprime mancanza di prospettiva, di speranza, opportunismo, calcolo, cinismo. Stiamo con i giovani, partecipando alle loro paure, difficoltà, tribolazioni, alle loro speranze, alle loro potenzialità positive. Riponiamo in loro fiducia e siamo loro grati perché ci aiutano a guardare la vita, la storia, la fede anche con i loro occhi, il loro cuore, la loro intelligenza dinamica. Ci sentiamo di condividere con tutte le donne e tutti gli uomini fatiche, tribolazioni, speranze; con chi vive con noi l'esperienza esplicita della fede in dialogo e collaborazione con le donne e gli uomini delle altre fedi religiose; e con chi senza chiamare Dio per nome o senza riferirsi a Gesù Cristo si riconosce nei nomi con cui la loro presenza è indicata nella Bibbia, nei Vangeli così come nelle altre fedi spirituali.: giustizia, pace, accoglienza, perdono, verità, disponibilità, gratuità, fedeltà, coerenza. Anche la memoria provocatoria e consolante del Natale, di Dio che si fa totalmente uomo entrando nella storia dalla periferia, dalla grotta degli animali, non dal centro del potere politico-economico - militare - religioso, ci coinvolge nella prospettiva e nell'impegno di una società e di un mondo più giusti, di una Chiesa più evangelica ed umana.

Pierluigi Di Piazza, Federico Schiavon, Franco Saccavini, Mario Vatta, Andrea Bellavite, Luigi Fontanot, Alberto De Nadai, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo, Alessandro Paradisi.

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

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