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15/09/20

TESTA A TESTA

"Malga Lagorai: la parola ai candidati" è il titolo dell'incontro pubblico organizzato dal Comitato "Vicini al Lagorai" mercoledì 16 settembre alle ore 20.15 presso il cinema teatro di Tesero. Saranno presenti i due aspiranti sindaco: l'uscente Elena Ceschini e lo sfidante Alan Barbolini che chiariranno le loro intenzioni riguardo la scottante questione del progetto di ristrutturazione e cambio d'uso di malga Lagorai, proprietà della Magnifica Comunità di Fiemme, ma situata sul territorio del Comune di Tesero che dovrebbe essere trasformata in Agritur con 17 posti letto e una trentina di posti di ristoro interni. Un cambio di destinazione non previsto dal PRG del Comune di Tesero che si aggiunge ad altre criticità: dallo smaltimento delle acque reflue, alla messa in sicurezza del rio soprastante, all'accesso alla malga attualmente raggiungibile solo tramite mulattiera storica, all'aumento di volume e di altezza e numerose altre deroghe.
 
 
 
Da qui l'invito ai due candidati da parte del Comitato Vicini al Lagorai per conoscere la loro posizione sul progetto che si inquadra nell'ambito del più ampio "Progetto "Translagorai".
La Translagorai è il trekking di circa 90 Km che attraversa la catena, dalla Panarotta al passo Rolle e il progetto prevede, tra l'altro, la sistemazione e l'ampliamento di alcune strutture che dovrebbero essere a servizio dei trekkers. Il condizionale è d'obbligo poiché le maggiori contestazioni di Comitati e Gruppi Facebook riguardano proprio gli interventi su alcune strutture e in particolare malga Lagorai, lontana dal percorso del Trekking e a un dislivello inferiore di 500 metri rispetto ad esso. In particolare il Comitato Vicini al Lagorai chiede che la Malga sia riportata al suo secolare uso di alpeggio, prezioso presidio di quella agricoltura delle terre alte con prodotti di eccellenza e che preservi il territorio con il mantenimento dei pascoli. Sarà comunque il futuro Consiglio Comunale di Tesero a decidere il prossimo futuro di Malga Lagorai, approvando o no il cambio d'uso con diverse importanti deroghe al PRG e al Regolamento edilizio, con il rischio di un inevitabile degrado dello splendido e incontaminato territorio circostante.
L'incontro, nel rispetto delle normative vigenti in materia di Covid-19, sarà moderato da Francesco Morandini.
Per informazioni e contatti col Comitato promotore:
email viciniallagorai@gmail.com o messaggi al 371 463517.

Comitato Vicini al Lagorai

23/01/13

INDIGNADOS IN SALSA TRENTINA



Sulla stampetta di regime infuria la polemica, artatamente montata per far notare la pagliuzza ed occultare il più possibile  la trave. Eh già, perché va bene azzuffarsi (si fa per dire) sulle cazzate residuali purché non si osi sporcare l’immagine d’insieme  del ‘grande evento’. E allora giù bastonate al ‘povero’ Bregovic. Reo addirittura di aver plagiato sé stesso e, orrore!, di essersi intascato ben 84.000 sesterzi per l’inno ai mondiali.

Domanda numero 1: Ma chi glielo ha commissionato sta minchia di inno? Ve lo siete chiesti? E perché a Goran Bregovic e non a Fiorenzo Zeni, tanto per nominarne uno di qua, che una robetta così l’avrebbe scritta ad occhi chiusi, magari pure gratis? Cari indignati, non dovreste  prendervela con Bregovic, ma  con qualcun altro. E non facciamo nomi…

Domanda numero 2: Serviva un inno per celebrare il nulla? Evidentemente no! Ma un po’ di gente (sempre la solita), con i soldi di tutti, giammai coi propri, abituata da tempo alla protervia, incurante dell’enunciato della terza legge dello spettacolo “chi di video-on colpisce di video-off perisce”, non vuol capacitarsi che il 4 marzo prossimo venturo tutta la gran menata degodenz-mellariniana sarà già preda dell’oblio…

Domanda numero 3: Vi siete chiesti quanto si sono intascati i numerosi professionisti partecipanti alla progettazione della nuova passerella pedonale sull’Avisio in località Val, anch’essi peraltro plagiando un manufatto già esistente da qualche anno poco sotto Masi? Perché in questo caso nessuno s’è indignato? Credete che le parcellone degli architetti pontieri siano state liquidate  con banconote del Monopoli?

Ecco, se per voi lo scandalo sono solo gli 84.000 sesterzi dati a Bregovic, o siete degli ipocriti o siete degli ingenui. E ciò confermerebbe la presenza nel fiero “Popol tenace…”  di una grave tara di furfanteria o, alternativamente, di dabbenaggine. Per noi,  soldi buttati per soldi buttati, meglio quelli trati via per una parcandola ancorché redatta secondo le pretese della committenza (la solita polpetta infarcita di logora retorica montanara, tanto per capirci) piuttosto che quelli altrettanto trati via ma dalle conseguenze presenti e future ben più dannose e compromettenti (p.es. le già qui citate nuove strutture delle Centro del Fondo).

Il clamore con cui da giorni si martella questo e solo questo tasto è il termometro della temperie decadente che imperversa in queste valli, grazie anche alla quarantennale apologia dell’evento sportivo.

Il lavoro di redenzione sarà lungo e difficile. Nella fattispecie per cominciare sarebbe cosa buona e giusta riservare un briciolo dell’intelligenza personale al merito della questione e non ai fronzoli che la contornano, nonché evitare di coprirsi di ridicolo imitando quel tale amministratore nostrano ardimentatosi  qualche giorno fa, sempre sulla stampetta di cui sopra, nell’esegesi delle parole dell’inno,  per trarne farisaicamente la conclusione, che esse, qua e là, istigherebbero la meglio gioventù  locale a comportamenti poco edificanti...



L’Orco


06/01/13

L’INSOPPORTABILE LEGGEREZZA DI FACEBOOK



Come tutti gli strumenti, anche Facebook dovrebbe essere neutro. Le modalità d’impiego e le loro conseguenze dipendono da chi lo utilizza, dalle situazioni e dai luoghi. Nel Maghreb, per esempio, si dice sia stato il motore della cosiddetta Primavera araba. Da noi, in tutta evidenza se ne fa un uso meno rivoluzionario. Asseconda soprattutto l’irrefrenabile necessità di esternare al mondo intero! frizzi, lazzi e vacuità…

Da profani, il primo contatto con la cosiddetta rete sociale ti sbalordisce, come una magia. Creato l’account d’accesso, eccoti a tua insaputa e in tempo reale amico di alcuni perfetti sconosciuti. Poi, se ti fai prendere dall’entusiasmo, in un amen, di altri amici ancora. A quel punto, se non sei lesto a fermarti, nel giro di pochi minuti  il mondo è ai tuoi piedi. E lì comincia il bello...

Essenzialmente in Facebook puoi condividere, condividere, condividere. Che cosa? Teoricamente ti tutto. Praticamente molto poco. Anche perché gli amici-a-tua-insaputa, dopo un po’, mal sopportano la tua voglia di ragionamento o la tua eventuale vis polemica. Sono apodittici, s’imbronciano e non ti parlano più. E se t’intestardisci li fai proprio arrabbiare: ti mettono il lucchetto e fine dell’amicizia.

Gli amici-a-tua-insaputa, non solo scanzonati adolescenti, ma anche rispettabili funzionari di banca, valenti imprenditori, irreprensibili amministratori pubblici, severi insegnanti, sopra ogni altra cosa e di gran lunga in Facebook amano condividere le immagini. Prima di tutto la loro, che soppesano e scelgono con grande attenzione. Con quella si presentano al mondo. Una volta scelta la foto del profilo, il più è fatto. Lo strumento ha già praticamente raggiunto lo scopo. Ma con un po’ d’ardimento ci si può anche spingere oltre. E allora ecco le immagini delle ultime escursioni in montagna, di un’alba, di un tramonto, delle nuove luminarie, di un incantevole paesaggio invernale, dei presepi, come no. E poi ancora quella di un piatto di lucaniche fumanti accompagnato dall’irresistibile didascalia “la lucanica ha fretta, la dieta può aspettare”, tre slogan, alcune citazioni. Mi sono accorto che molti dei miei amici-a-mia-insaputa sono fan della Nutella. Oltre alle immagini, gli amici-a-mia-insaputa qualche breve parola comunque la dicono. Ma è cosa rara. Le Colonne d'Ercole di questi impavidi navigatori del web generalmente sono le esclamazioni. Di stupore. Di meraviglia. Un ohhh. Due ahhh.

Simpatica come tutto il resto è la formula ritualizzata con cui in Facebook gli amici-a-loro-insaputa condividono il loro virtuale mondo a effetti speciali: “Toni ha inserito questo nuovo elemento. Bepo ha condiviso l’elemento di Toni. A Bepo piace l’elemento inserito da Toni. Anche Menega ha condiviso questo elemento. A Menega piace. Menega ha detto: Ohh, bello! Bepo ha detto: Che spettacolo! Toni ha detto: Grande!”



Ario Dannati

28/09/10

18/09/10

26/03/10

13/01/10

LA SCOMMESSA



Gentile anonimo mrz 21r45 nnv L147r, credo di aver capito chi lei sia. E credo che al di là dell’anonimato che difende, o finge di difendere, lei abbia voglia anche di ragionare. Da quello che intendo, leggendo il suo commento, la differenza tra lei e gli altri anonimi è questa. Dice il vero, quando sostiene che …“Se l'obiettivo del blog è quello di smuovere le idee, bisogna ricordare che esse non hanno un viso, un nome una icona. Sono idee e basta. Se a esse si vuole appiccicare un volto, si rischia di cadere nella logica del potere per il quale le parole e le scelte di chi “conta” valgono e pesano in maniera incomparabilmente maggiore rispetto a quelle di chi si muove su un profilo defilato, da uomo/donna della strada… L'anonimato o la firma (vera o fasulla) rispecchiano uno spirito di libertà, non di codardia o di coraggio”. Giusto e condivisibile. Purché, anonimato o no, si entri nel merito delle questioni. Purtroppo invece, come avrà senz’altro verificato direttamente, qui si mantiene l’anonimato a prescindere, non apportando affatto il proprio contributo alla discussione. Io credo che ciò dipenda dalla forte pressione psicologica esercitata dal potere locale. Potere che non è entità astratta e indefinita, bensì persone in carne ed ossa ben identificate. Credo anche che, con la sua presa di posizione, lei intendesse proprio scatenare (nel senso originario del termine) qualche lettore bloccato dal timore di quel potere che qui, più che altrove, usa in modo formidabile l’arma del ricatto. In due anni e mezzo di scritti pubblicati, riferiti in particolare al nostro paese, dalla speculazione edilizia alla mobilità, dalle prossime opere mondiali alla raccolta differenziata, dallo sgombero neve alle giornate ecologiche, eccetera, occasioni per ragionare ed eventualmente confutare qualcosa nel merito ce ne saranno pur state, immagino. Ed invece, quella palestra di democrazia, quella tribuna libera, senza censure né limiti di spazio, che ben potrebbe essere un blog come questo, è per lo più disertata o usata come buco della serratura per sbirciare di nascosto qualcuno. E quando proprio non se ne può più di ‘subire’ in silenzio questo nostro onanistico esercizio critico e di non contrapporre alcunché alle questioni sollevate, si inveisce inutilmente o si ironizza senza aggiungere altro al confronto. Vede Signor mrz 21r45 nnv L147r, purtroppo nella nostra realtà locale manca uno strumento di confronto veramente libero. I mezzi d’informazione, o sono asserviti in maniera evidente, come ad esempio una nota emittente radiofonica, attraverso la quale, tra un servizio speciale, un santo al giorno e un oberkrainer, i padroni del vapore, periodicamente invitati e accolti con genuflessa deferenza dal Gran Cerimoniere, catechizzano i radioascoltatori sulle magnifiche sorti e progressive della vallata, oppure – come fa qualche periodico cartaceo, apparentemente meno becero – miscelano e giustappongono argomenti diversi, mettendoli in rilievo o sfumandoli con sapienza, per non irritare troppo gli inserzionisti e non prosciugare più di quanto già non sia il loro ‘bacino d’utenza’. In entrambi i casi comunque le voci vengono filtrate preventivamente e le eventuali “stonature” eliminate. Probabilmente è anche grazie a questa qualità dell’informazione che siamo giunti all’assopimento o peggio alla castrazione dello spirito critico e alla rinuncia ad esprimere e sostenere pubblicamente la propria opinione. Una piccola prova di ciò la abbiamo direttamente rilevata, allorquando lei, con quella sua perorazione citata all’inizio, ha, per così dire, ‘sdoganato’ gli anonimi, ed essi hanno sì preso coraggio, ma solo per rinfacciare rancorosi al sottoscritto che “a lei non va bene niente ed è quindi inutile parlare…”. E invece a me vanno bene molte cose, che però qui o non ci sono o non vedo, e vorrei ci fossero o poterle vedere. E se chi mi legge, bontà sua, farà la cortesia di ravvedermi gliene sarò grato. Perciò parlino signori, parlino pure. Mi facciano capire. Mi dicano se sono cieco o se mi sto sbagliando. Abbiano un’opinione e la manifestino. Si confrontino. Questo spazio è fatto apposta.
Signor mrz 21r45 eccetera, eccetera, tanto doverosamente premesso, io dunque la sfido. La sfido a confutare “in modo costruttivo” – come s’usa dire con abusata locuzione – le questioni che qui da tempo si sollevano. Per lo meno quelle di interesse locale. Sono certo che accetterà di duellare con me. Il tempo è propizio. Come ben sa stiamo per entrare nel cosiddetto quadrimestre bianco, quel periodo cioè che prelude alle prossime elezioni e al cambio amministrativo. È importante perciò che d’ora in poi il dibattito si faccia via via più serrato. Non foss’altro che per verificare se esistono i presupposti, per chi fosse interessato a “mettersi in gioco”, di una qualche remota possibilità di successo (anche se, concordando in questo pienamente con l’Orco, ne dubito fortemente). E se non ho frainteso chi si cela dietro quel suo contraffatto codice fiscale, forse lei è proprio uno di quelli. E magari aspira, beninteso senza rivoluzioni e affiancandosi al vecchio, a cambiare lo status quo, l’inerzia pesante di questa nostra situazione politico-amministrativa. Se è così, non indugi. Si faccia vivo. Non la accoglierò naturalmente con i guanti bianchi e il crodino sul vassoio (i lacchè lasciamoli fare ad altri) ma uno spazio glielo garantirò, ne può star certo. Io, qualche tempo fa, attraverso questo blog, avevo invitato chi fosse desideroso di proporsi agli elettori e di rendere pubbliche le proprie idee, a farsi avanti. Insomma a far conoscere la propria voce in qualsiasi forma preferisse, scritta o parlata in video. Pensavo che almeno qualcuno dei ‘giovani’ che a maggio ci ritroveremo di certo sulle schede elettorali, avrebbe colto la palla al balzo per far conoscere il suo punto di vista sulle cose rilevanti di interesse paesano. Sinora però nessuno si è fatto vivo. Non vorrei finisse come sempre è successo in precedenza e cioè con ‘la bella sorpresa’ resa pubblica 15 giorni prima del voto attraverso qualche muto santino, distribuito nei bar del paese, con nome, cognome e fotografia. Sarebbe un vero peccato. Credo che di argomenti da analizzare e chiarificare approfonditamente, prima che le rotative inizino a stampare le inutili pubblicità elettorali, ce ne siano parecchi. Lei può fare da apripista a questa iniziativa: è l’ultima scommessa che chi mi ospita si sente ancora di lanciare. Sono fiducioso e spero vivamente di poterla leggere su questa tribuna e di apprezzare il suo contributo all’analisi. Con stima.

Ario Dannati

02/12/08

ALFABETIZZARE AI MEDIA: LO “SCHERMO UNIVERSALE” SFIDA LA DEMOCRAZIA


La singolarità della nostra situazione è definita dal fatto che gli sviluppi delle tecnologie della comunicazione hanno già prodotto una regressione collettiva umana di portata epocale. Qualcuno l’ha definita – e io concordo con l’autore – una “modificazione antropologica”. Questa la definizione di Giovanni Sartori, per tratteggiare il passaggio dall’homo legens all’homo videns. Intendendosi con questo non un passo avanti ma uno indietro. Cerco di spiegarmi, anche se penso che questo pubblico sia già al corrente del problema, altrimenti non saremmo qui a discutere di “media literacy”, che io tradurrei in italiano come “educazione ai media”. Tuttavia, essere al corrente non significa essere d’accordo. Infatti, se fossimo d’accordo non avremmo i problemi che la società contemporanea sta dolorosamente affrontando mentre si avvia ad una transizione verso un’altra società di cui non sa nulla mentre dovrebbe sapere tutto. Già, perché se i telespettatori avessero potuto fruire pienamente dei vantaggi delle tecnologie comunicative moderne, delle possibilità teoriche di accesso a ogni tipo di informazione, della quantità stupefacente di dati che ogni motore di ricerca può mettere a nostra disposizione in una frazione di secondo, allora essi saprebbero da tempo che uno sviluppo crescente indefinito in un sistema finito di risorse è impossibile. E quindi non avrebbero creduto alle entusiasmanti descrizioni della crescita del Prodotto Interno Lordo che venivano loro ammannite ogni giorno da tutti gli schermi televisivi. Anzi ne avrebbero diffidato e le avrebbero temute come presagi di sventura. Né avrebbero comprato automobili al ritmo forsennato con cui lo hanno fatto se avessero saputo che la quantità di anidride carbonica che avrebbero contribuito a produrre sarebbe cresciuta fino al punto da minacciare la sicurezza dei loro figli. La singolarità di cui parlo è dovuta al fatto che, nella storia delle tecnologie, in ogni passaggio da un grado di sviluppo a uno superiore, la regola è sempre stata quella di un elevamento della cultura, di un allargamento delle possibilità di fruizione del sapere. Si pensi all’invenzione di Gutenberg, dei caratteri mobili di stampa. Fino a quel momento, per secoli dopo la caduta dell’Impero Romano, il sapere era rimasto confinato all’interno dei monasteri, dove amanuensi, spesso a loro volta analfabeti, copiavano i manoscritti antichi per la fruizione di una ristrettissima élite in grado di leggere e scrivere. L’alfabetizzazione di massa è cominciata con Gutenberg. Da quel momento, con una progressione di impressionante velocità, comparata con i ritmi dell’epoca, prima migliaia e poi milioni di individui poterono avere accesso alla conoscenza. La riproduzione tecnologica del libro produsse il cambiamento economico, sociale, culturale dell’umanità intera. Ciò che era conoscibile per i pochi divenne conosciuto per le moltitudini. Ma gli ultimi venti anni del secolo XX e i primi dieci di questo hanno visto una rivoluzione tecnologica incomparabilmente più grande e possente. Che è avvenuta coinvolgendo non milioni ma miliardi di individui. Ed essa ha – come ho detto all’inizio – prodotto una involuzione. In che senso? Nel senso, assai preciso, che ha prodotto un “analfabetismo di massa”. Cioè non un progresso ma un regresso. Alfabetizzazione, analfabetismo sono però termini che hanno a che fare con l’homo legens. Non esistono termini adeguati per descrivere questo “analfabetismo televisivo”, che è un modo sintetico per definire un più vasto analfabetismo, connesso con l’incapacità di lettura delle immagini, specialmente delle immagini in movimento. L’ “analfabetismo televisivo” è quello che io e Giovanni Sartori (ma anche l’illustre neurofisiologo dell’Accademia dei Lincei, Lamberto Maffei) chiamiamo la regressione verso l’ homo videns. In che consista questa regressione è, tutto sommato, presto detto. Le immagini, specie quelle in movimento, rappresentano un linguaggio. Sono un linguaggio, nel senso precisissimo che comunicano. Una immensa quantità di cose, per altro. Cose “già pronte”, cose che appaiono complete in tutti i loro particolari. Cose che lasciano poco spazio alla fantasia perché sono già esse prodotto complesso. Cose che penetrano direttamente nel cervello perché la fisiologia dell’occhio umano è quella stessa del cervello. Come tutti i linguaggi, quello delle immagini ha una sua grammatica, una sua sintassi, le sue proprie regole insomma. Ma contiene al suo interno un equivoco. Chi guarda immagini in movimento, riprodotte da tutte le innumerevoli tecnologie di cui oggi disponiamo, ha l’impressione di capire tutto ciò che vede. È l’evidenza stessa dell’immagine a dirgli che non ha bisogno d’altro: ha “visto con i suoi occhi”. In questo è nascosta l’illusione. Perché per capire ciò che si sta vedendo, è indispensabile conoscere la grammatica e la sintassi di quel linguaggio. Se non la si conosce si crede di avere “visto con i propri occhi”, ma in realtà si è visto ciò che altri hanno visto per noi. E nemmeno questo è del tutto esatto, perché – non conoscendo la grammatica e la sintassi di quel linguaggio - si vede, nello stesso tempo, molto di più di ciò che, consapevolmente, chi ha girato quelle immagini ha voluto mostrare, e si percepisce, per esempio attraverso i suoni che le accompagnano, ovvero attraverso i contesti visivi in cui quella comunicazione avviene, molte altre cose che con quelle immagini, apparentemente e sostanzialmente, non hanno nulla a che vedere. Come ha detto giustamente, in altra sede, Carlo Freccero, da tempo ormai siamo entrati nell’epoca in cui una immagine o una serie di immagini può essere interamente creata dal nulla. E può apparire altrettanto reale di una immagine reale. In tal caso credere a “ciò che si è visto” - se non si sa che quella immagine non è reale – equivale a essere totalmente ingannati. In tutti gli altri casi, non conoscendo la grammatica e la sintassi della lingua delle immagini in movimento, si può essere facilmente manipolati. Noi viviamo esattamente in un contesto del genere. Tanto più manipolati quanto più la “verità” delle immagini ci appare nitida, in alta definizione, perfetta, senza ombre. Se poi i detentori della proprietà dei media sono consapevoli della potenza di fuoco che hanno nelle loro mani, allora le ripercussioni, culturali, politiche, sociali del problema in questione diventano gigantesche, modificando l’intera fisionomia della vita collettiva. E mettendo in pericolo la stessa democrazia delle società democratiche. Si può trovare su You Tube, riesumata da un antico programma Rai, una bellissima intervista a Pasolini di Enzo Biagi, in cui Pier Paolo diceva cose di straordinaria anticipazione, in questo senso, spiegando come la televisione fosse la quintessenza di una comunicazione “autoritaria”. Non soltanto per il suo carattere unidirezionale, ma per il suo carattere gerarchico. Una gerarchia automatica, prodotta dalla macchina, che pone chi guarda, sempre, in ogni condizione, in stato di subordinazione rispetto a chi parla. E non c’è, sotto questo profilo, nessuna interattività in grado di compensare questa diversità di collocazione rispetto al messaggio. Su questo Mc Luhan ha già detto e scritto cose fondamentali. Il mezzo è il messaggio e non c’è niente da fare per modificare questo stato di cose. Niente da fare? Forse una cosa da fare c’è ed è quello di cui stiamo qui discutendo. Si tratta di vedere se non sia possibile “alfabetizzare ai media” grandi masse di popolazione. Insegnare loro questo linguaggio nuovo, che segnerà inesorabilmente la loro esistenza e quella delle generazioni future, poiché siamo ormai nell’era dell’immagine, dello “schermo universale” e non potremo tornare indietro mai più. Il che significa che, se le grandi masse popolari non saranno in grado di leggere quel linguaggio, esse saranno private della conoscenza del Potere. Ci vorrebbe un altro don Lorenzo Milani per descrivere questo rapporto di espropriazione post moderna. È possibile porsi questo compito? Di alfabetizzare all’immagine il cittadino? Anzi di considerare il linguaggio delle immagini, la capacità di leggerlo e di “scriverlo”, cioè di creare immagini, come un fondamentale diritto democratico? Io credo che porsi questo compito equivale a porsi il compito di ricostruire la democrazia nell’era dell’immagine, perché non potrà esservi democrazia in una società di individui analfabeti. Come non vi era democrazia prima che gli individui sapessero leggere e scrivere. Siamo, come si vede, ben oltre il fondamentale articolo 21 della Costituzione Italiana. Molto più in là – pur senza minimamente contraddirlo – del diritto ad essere informati e ad esprimersi liberamente con la parola e con lo scritto. L’homo videns essendo più minacciato nei suoi diritti dell’ homo legens, necessita di una superiore tutela.

Giulietto Chiesa

26/09/08

A UN NOTTAMBULO INSONNE


Il problema dell’informazione, anzi, di come informare, è effettivamente fondamentale. Un nottambulo lettore, a proposito di un pezzo pubblicato su questo blog, ci scrive: “Talvolta penso che articoli mattoni (pallosi) come questo non facciano assolutamente proseliti verso la "giusta causa" anzi allontanino il lettore dall'obiettivo che si intende perseguire. Forse sarebbe meglio portarlo su un problema specifico e lasciare che la sua intelligenza e sensibilità lo lascino autonomamente spostarsi col pensiero in altri campi di valenza analoga. Voi che ne pensate? Bnotte o... Bgiorno se preferite!”
Caro lettore delle ore piccole, l’articolo cui fai riferimento è in verità un dossier, indubbiamente abbastanza lungo che per ciò è stato pubblicato in cinque tocchi. Ha però il pregio, a mio avviso, di essere organizzato in piccoli capitoli di agile lettura. Effettivamente un dossier includente una lunga serie di temi può apparire “dispersivo” ma fatto a brevi capitoli dà la possibilità di saltare e selezionare a piacimento ciò che più o meno interessa. Certo si può portare il lettore, come suggerisci, su un tema specifico. Ma questo blog ha un limite non da poco: quello di non capire da chi viene letto, essendo i suoi pochi frequentatori scarsamente propensi al commento. Se pubblichi mediamente 4 post a settimana di argomenti diversi e a fronte di 300 “contatti/settimana” arrivano appena 2 o 3 commenti, quando va di lusso, come si fa a capire quali siano gli interessi dei lettori? È difficile riuscire a calibrare l’ “offerta”. L’impressione è che tranne pochi habitué ci si soffermi poco sul merito di quanto pubblicato. Siamo ancora lontani dal raggiungere quella scioltezza di interscambio critico che sarebbe poi la forza di un blog. Sinora si preferisce sbirciare velocemente, con qualche ovvia eccezione. Col tempo magari qualcosa cambierà e allora migliorerà anche l’offerta e aumenterà anche la possibilità che lo scambio di opinioni tra i lettori produca positive novità. Un saluto.

euro

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

MINU
Foto di Sabina

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