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19/07/25

RICORRENZE (1985 - 2025)

Quarant’anni di rilanci, senza se e senza ma, portati avanti da una classe dirigente, generalmente intesa, il cui unico verbo di riferimento è stato approfittare. Dalla tragedia del 1985 conseguenza (anche) dell’insipienza degli amministratori di allora, alla tragedia annunciata prossima ventura (olimpiadi 2026), conseguenza dell'insipienza e dell'avidità spinta al parossismo di quelli attuali. Oltre alle vittime innocenti della prima, a rimetterci, allora come ora, è stato/sarà principalmente il territorio e quella parte preponderante della popolazione (il 65-70%) che, allora come ora, non ne approfittò/non ne approfitterà. Il cerchio dunque sta per chiudersi. Non ci resta che attendere gli eventi.

Dopo gli anni passati a preparare "l'evento", tra disagi, lavori inutili creati ad arte, modifiche territoriali e risorse economiche sperperate a iosa, i prossimi a venire, prima del fatidico febbraio 2026, saranno mesi faticosi, con il territorio militarizzato, con divieti, controlli, pass, strade ovunque intasate e il costo della vita in crescita esponenziale. Una corsa al rialzo dei prezzi generalizzata: dagli affitti ai generi di prima necessità, oltre a quelli energetici, conseguenti alle irresponsabili politiche guerrafondaie dell’UE. Siamo davvero in buone mani...

Qui, oltre a tutto ciò, dovremo registrare fatti del tutto inediti e in controtendenza rispetto alle tanto proclamate (e fasulle) "politiche green". Il principale e il più sottovalutato sarà l'esplosione dei consumi d’acqua. 146.000 presenze attese (così ci dicono) significano moltiplicare per 7,2 il fabbisogno di oro blu (forse serviranno le autobotti…). Mezzo secolo fa, ai tempi del vituperato e ormai dimenticato sindaco Braito, nei consessi del potere locale di fronte a tale prospettiva e prima di qualsiasi altra considerazione si sarebbe ragionato proprio di questo problema. Oggi no. Presi dal luccichio del virtuale, dello smart, dei social nessuno ne parla, la gente è distratta e chi "amministra" troppo intento a far di conto con i mirabolanti "ritorni" d'immagine e non solo, soprattutto personali. Assisteremo, nostro malgrado, anche alla più grande invasione d'autoveicoli della storia, mai vista in valle, con annessi e connessi. Pure in questo caso, silenzio assoluto: andrà tutto bene! Sì, forse. Improbabile.  



La domanda quindi che il valligiano comune si dovrebbe porre è: "ma c'era davvero necessità di arrivare a tanto?" "Per cosa e per chi?" Se ci si fosse accontentati - si fa per dire - della già fin troppa abbondanza attuale, forse il rischio di segare il ramo su cui siamo seduti sarebbe stato meno alto. Qui si scherza col fuoco. "Fassanizzare" la val di Fiemme, ovvero procedere verso la monocoltura turistica, cosa che nei fatti sta succedendo, è un pericolo grave dalle conseguenze potenzialmente irreversibili. Ma, nell'epoca crepuscolare dell'IA, evidentemente, anche il ragionamento elementare è esercizio faticosissimo. E quindi avanti! Chi si ferma è perduto, "Guai che la cambie!" gridano gli stolti.

Quante parole vuote sono state pronunciate in questi quarant'anni. Sostenibilità, rispetto, attenzione, cura, limite invalicabile, irripetibile, mai più... Balle, solo balle. E a proposito di chiacchiere, il prossimo 19/07, quarantennale della tragedia, verrà a scomodarsi addirittura il capo dello stato Mattarella, maestro indiscusso di magniloquenza. Sarà l'ennesima occasione per un facile esercizio retorico e per liberare altre vuote parole al vento. Con la solita celebrazione ipocrita alla quale queste classi dirigenti ci hanno abituato da gran tempo: fasce tricolori, megafoni, bande, palchi, parole in libertà, appunto. Finite le cerimonie, terminati i pranzi col gran capo e le autorità locali, e riposti i microfoni nei bauli, "diman tristezza e noia recheran l'ore, ed al travaglio usato ciascun in suo pensier farà ritorno".

Perché qui l'unica autentica parola d'ordine è arricchirsi! D’altronde se, come si diceva, il verbo di riferimento è approfittare, così dev'essere! E, col senno di poi, anziché trasferire la Coop in piazza, più opportuno sarebbe stato ampliare colà i caveau della cassa rurale.

A.D.


 

20/07/21

SVENTURA DELLA CITTÀ DI LEIDEN (1808)

Questa città si chiama già da tempi immemorabili Leiden e non ne ha mai saputo il perché fino al 12 gennaio dell’anno 1807. Essa è situata sul Reno nel regno d’Olanda, e prima di questa data contava undicimila case, le quali erano abitate da 40.000 uomini, e dopo Amsterdam era sicuramente la città più grande di tutto il regno. Quel giorno la gente si alzò ancora come tutti gli altri; chi recitò il suo “Così lo voglia Iddio”, chi non ci fece nemmeno caso; e nessuno pensò a cosa avrebbe recato la sera, sebbene fosse all’àncora in città una nave con settanta barili pieni di polvere. La gente mangiò a mezzodì gustando il pranzo come ogni altro giorno, sebbene la nave fosse sempre lì. Ma quando nel pomeriggio la lancetta dell’orologio del campanile grande indicava le quattro e mezza – persone operose lavoravano nelle case, madri devote cullavano i loro bambini, mercanti badavano ai propri affari, bambini erano riuniti insieme nella scuola serale, oziosi si annoiavano e stavano all’osteria a giocare a carte presso una caraffa di vino, taluno preoccupato pensava al giorno seguente, a cosa avrebbe mangiato, cosa bevuto, con cosa si sarebbe vestito, e un ladro stava forse infilando una chiave falsa in una porta sconosciuta – all’improvviso avvenne uno scoppio. La nave con i suoi 70 barili di polvere prese fuoco, saltò in aria, e in un batter d’occhio (non ce la fareste a leggere alla stessa velocità con cui ciò accadde), in un batter d’occhio intere strade piene di case per tutta la loro lunghezza e con tutti quanti vi abitavano e vivevano furono annientate e rovinarono in un cumulo di pietre, e furono orribilmente danneggiate. Molte centinaia di uomini vennero sepolti vivi e morti, oppure gravemente feriti, sotto queste macerie. Tre edifici scolastici crollarono con tutti i bambini dentro; uomini e animali, che al momento della disgrazia si trovavano nelle vicinanze, furono scaraventati in aria dalla violenza dell’esplosione e tornarono a terra ridotti in stato pietoso. A tale calamità di aggiunse anche un incendio che rapidamente infierì dappertutto e che fu quasi impossibile spegnere perché molti magazzini pieni di combustibile e di olio di balena ne furono coinvolti. Ottocento delle case più belle crollarono o dovettero essere abbattute. Allora ci si rese conto di quanto facilmente le cose potessero mutare, a sera, rispetto al mattino, non solo nel destino dei fragili esseri umani, bensì anche in quello di una grande e popolosa città. Il re d’Olanda decretò immediatamente che un premio consistente fosse attribuito per ogni persona che potesse essere trovata ancora viva.



Anche i morti estratti dalle macerie furono traslati al municipio affinché potesse essere data loro dai famigliari una degna sepoltura. Vennero prestati molti soccorsi. Sebbene vi fosse guerra fra Inghilterra e Olanda, giunsero da Londra intere navi cariche di aiuti e ingenti somme di denaro per le vittime della sventura, e ciò è bello: perché la guerra non deve entrare nel cuore degli uomini. È già fin troppo malvagia quando fuori rimbomba in ogni città e in ogni porto di mare.

Tratto da Tesoretto di casa dell’amico renano 
di Johann Peter Hebel

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

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LA BAMBOLA SABINA

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LA VAL DEL SALIME

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SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

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