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31/10/10

06/02/10

QUANDO UN PICCOLO GESTO PUO' FARE LA DIFFERENZA


Quando si parla di Fame nel mondo, si rischia troppo spesso di fare un discorso demagogico e in quanto tale può non essere sentito dai più. Spesso il problema viene vissuto come qualcosa che non possiamo modificare. Nel nostro piccolo, nel nostro vivere quotidiano, possiamo pensare di fare beneficenza aiutando i più poveri, facciamo delle donazioni, aiutiamo delle associazioni umanitarie di cui ci fidiamo, ma a volte basta anche un gesto apparentemente insignificante, che invece ha delle ripercussioni veramente rilevanti. Vorrei così dare un messaggio semplice, apparentemente poco significativo, ma al tempo stesso di sostanziale rilevanza.
I numeri
- 900 milioni di persone soffrono la fame e ben 2 miliardi sono quelle mal nutrite; - ogni anno 11 milioni di bambini muoiono per cause facilmente prevenibili (basterebbe molto spesso che avessero almeno accesso all’acqua e che questa fosse potabile). Molti altri ancora si “perdono in mezzo ai vivi”, resi invisibili dalla miseria. Di loro si perde ogni traccia, perché mai registrati alla nascita, perché rimasti orfani in età troppo tenera o perché finiti con in mano un fucile in un inferno molto più grande di loro, o finiti nel giro della prostituzione o finiti nel macabro, ma molto ben orchestrato (ad alti livelli!!) giro del traffico illegale degli organi!! - Oltre 600 milioni di loro, sotto i 5 anni di età, sopravvivono con meno di 1 dollaro al giorno, 200 milioni sono affetti da rachitismo per malnutrizione e oltre 110 milioni non vanno a scuola.
Dall'altra parte...
- 1 miliardo e 142 milioni di persone sono sovrappeso.
- 29.2 milioni di persone ogni anno muoiono per eccesso di cibo (17,5 milioni per patologie cardiovascolari, 9 milioni per patologie tumorali, 3,8 milioni per diabete...)
Cosa dire della parte più nobile e più pulita, di quel mondo meraviglioso e magico che apparterrebbe loro, di un diritto inviolabile: l’INFANZIA? Vengono privati di tutto questo, con un vero e proprio “saccheggio”!!
Perché organizzazioni importanti come la F.A.O. ad esempio, con i suoi 3500 dipendenti, di cui 1600 dirigenti ben stipendiati, da anni si interessano e si “impegnano” a tentare di risolvere il problema della fame, ma non ci riescono!? E perché gli affamati nel mondo aumentano sempre di più senza che a livello di organizzazioni che si fanno carico di questi problemi, non si riesce a trovare una soluzione? Forse perché da sessant’anni, ogni anno si organizzano vertici per discutere di Fame, davanti a tavole imbandite di cibo, o forse perché il 70 % dei dipendenti non vive sul campo, ma comodamente a Roma? O forse il problema è ancora più grande e la Fame è volutamente e lucidamente DECISA “A TAVOLINO” NEGLI AMBIENTI DELL’ALTA FINANZA E NELLE “STANZE DEI BOTTONI”?Di fronte a questo scenario cosa possiamo fare noi? Di certo non possiamo “risolvere” il problema di così difficile soluzione, ma possiamo fare la “NOSTRA PARTE”.
Le premesse:
- Per produrre 1 kg di carne ci vogliono circa 15.000 litri di acqua;
- Per ogni kg di carne prodotto, servono 16 kg di cereali per nutrire gli animali;
- Gli allevamenti di bestiame sono responsabili del 18% delle emissioni complessive di gas serra;
- La produzione di 1 kg di carne causa emissioni equivalenti a 36,4 kg di anidride carbonica;
- Il bestiame è una fonte diretta di metano, 23 volte più dannoso dell’anidride carbonica;
- Ogni ora vengono uccisi, solo negli Stati Uniti, 500.000 animali;
- 2/3 delle terre fertili del pianeta, sono usate per coltivare cereali e legumi per gli animali che saranno poi macellati.
Il numero enorme di animali allevati, per produrre carne:
- Bovini = 1.300.000.000,

- Suini = 1.000.000.000,
- Ovini + Caprini = 1.700.000.000
- Avicoli = 12.000.000.000!!!
contrasta in maniera stridente con i dati sulle popolazioni che muoiono ogni giorno per fame (due su dieci!).
Usare l’85% della produzione di cereali per alimentare gli animali e destinare poi questi all’uomo, da origine ad una catena divoratrice di risorse. E’ stato calcolato che per l’alimentazione del solo miliardo e trecentomilioni di ruminanti del pianeta, si utilizzano cereali che sfamerebbero 9 miliardi di persone!! Quindi le produzioni attuali di cereali sarebbero già più che sufficienti a sfamare tutti: basterebbe ridistribuire la risorse e diminuire il consumo di carne dei paesi ricchi.
Se solo si diminuisse la produzione di carne quanto più cibo ci sarebbe ? Quanta più acqua?
Quanto meno inquinamento? Perché a livello di FAO o di grosse organizzazioni ONU, non si riesce a mettere in relazione l’aumento della fame con la produzione di carne: nel 2007 la produzione di carne è stata circa 275 milioni di tonnellate; nel 2008 pare supererà i 280 milioni, e a questo ritmo nel 2050 sarà raddoppiata! E sempre che il nostro pianeta resista, saranno anche raddoppiati i morti per fame!
La nostra parte: Rajendra Pachauri, presidente del panel intergovernativo sui mutamenti climatici delle Nazioni Unite, ha recentemente proposto per la salvaguardia del nostro pianeta, per il nostro benessere e per la fame nel mondo, una soluzione”veloce” e alla portata di tutti: RINUNCIARE A FETTINA O BISTECCA UNA VOLTA ALLA SETTIMANA! La proposta di Pachauri (premio nobel per la pace) è sensata e legittima, dunque mangiare meno carne farà bene al clima, all’ambiente, e sicuramente anche a noi stessi.
Il valore etico di una scelta vegetariana è quindi elevatissimo, rappresentando una scelta di giustizia, di lotta contro la disuguaglianza e la sofferenza dei più deboli, inclusi gli animali non umani. Capisco che questa scelta non può, e di questo me ne rendo conto, essere di tutti. Ma se ognuno di voi, o di quanti mi leggeranno e vorranno ascoltare il mio modesto suggerimento, adottasse questa semplice e “veloce” soluzione, così come propone Pachauri, rinunciando a mangiare carne 1 volta la settimana, o riducendo in generale l’alimentazione con prodotti di origine animale, inciderebbe in maniera significativa sulla propria salute, del mondo, della natura e degli altri “poveri” dimenticati.

D.ssa Maria Concetta Digiacomo, medico di famiglia

24/05/08

PERICOLO NUCLEARE


Il più grande incidente nucleare della storia: 26 aprile 1986, durante un esperimento, gli operatori della centrale sovietica di Chernobyl persero il controllo del reattore che esplose emettendo una quantità gigantesca di radioattività che nei giorni immediatamente successivi al disastro contaminò mezza Europa. Generando deformità e sofferenze di cui si hanno testimonianza diretta nelle lande bielorusse. In Italia lo spavento fu tale che con un referendum fu vietata la costruzione di nuove centrali sul suolo italiano. Passata la paura, sembra che oggi la lobby nucleare stia rialzando la testa. Il ministro Scajola, spalleggiato dalla collaterale neopresidente di Confindustria Emma Marcegaglia, ha lanciato la parola d'ordine: nucleare a oltranza. La Edison, il 13 marzo scorso, ha pubblicizzato un proprio studio che prevede la costruzione di 5-10 centrali nucleari entro il 2019, facendo circolare una mappa di 10 siti ritenuti adatti ad ospitarle. La A2A milanese-bresciana ha comunicato di aver affidato a cinque università milanesi una studio che suggerisca al governo modi e tempi per il ritorno dell'Italia al nucleare. Mentre i media italiani affilano le armi per un prossimo dibattito tutto orientato al sì (per la crescita e la modernizzazione, of course), ecco che dalla Germania giunge nel più completo silenzio un altro studio, dell'Università di Meinz, pubblicato lo scorso dicembre sullo European Journal of Cancer, che dimostra che i bambini che vivono in un raggio di 5 km da un impianto nucleare corrono un rischio più elevato di contrarre precoci e gravissime forme di cancro. I ricercatori di Meinz si sono concentrati, in particolare, sull'area attigua alla centrale nucleare di Krummel, dove è stato rilevato un eccezionale incremento delle leucemie, tanto infantili, quanto degli adulti. Una ricerca applicata anche a tutte le altre 16 centrali atomiche tedesche e che ha dato i medesimi risultati (incidenza di leucemia: 37 casi su 16 attesi). Di fronte a questi risultati è confermato ancora una volta che anche le basse dosi di radiazioni che fuoriescono dagli impianti nucleari durante il loro normale funzionamento sono comunque pericolose e nocive. Mentre sono incontestati i danni alla salute umana provocati da un incidente in una centrale nucleare, il normale esercizio di un impianto è considerarato innocuo. Un altro mito da sfatare, aspettando che anche in Italia venga aperto un dossier sulle conseguenze delle "basse dosi di radiazioni". Si profila una nuova battaglia anti-nucleare. Non facciamoci trovare impreparati.

Marco Ghisolfi

08/02/08

MENO AUTO, PIU' BICI...PITI!


Alla Conferenza sul Clima organizzata dalle Nazioni Unite a Bali è stata lanciata un’alleanza tra pedoni, ciclisti, disabili e passeggeri di mezzi pubblici. Il compito principale i questa alleanza sarà quello di fare lobby presso la classe politica per un trasporto più sostenibile: meno auto, più mobilità a propulsione muscolare.
“Il settore trasporti è uno dei maggiori responsabili del cambiamento climatico, per cui deve essere parte della soluzione”
, dichiara Manfred Neun, Presidente della European Cyclists Federation (ECF), Neun afferma ciò all’indomani della decisione della Commissione Europea di introdurre nuove leggi che stabiliscono multe per le emissioni di CO² per i produttori di automobili. La proposta è stata male accolta dal governo federale tedesco che protegge i produttori nazionali di automobili, i quali non hanno rispettato l’accordo stilato volontariamente nel 1998 dall’associazione europea di produttori di auto (ACEA) di raggiungere entro il 2008 il target di 140g/km. Questo fallimento rientra nel quadro generale dell’aumento di emissioni di biossido di carbonio proveniente dal traffico nell’Unione Europea del 26% dal 1990 al 2004.
Perciò ECF chiede un cambio paradigmatico nelle politiche dei trasporti: invece i aspettare nuove costose tecnologie che dovrebbero ridurre le emissioni di CO², i politici dovrebbero concentrarsi meno sull’auto e più sulla bicicletta: nel traffico urbano la bicicletta è il mezzo più efficiente: non inquina, non fa rumore e fa bene alla salute di chi ne fa uso.
La bici ha un enorme potenziale. Nell’Unione Europea una gran parte dei percorsi in auto sono brevi: il 50% inferiori a 5 km; se solo il 30% di quelli al di sotto dei 6 chilometri fosse sostituito dalla bici, questo porterebbe ad una diminuzione del 4% di CO². È un percorso obbligato, dato che l’Unione Europea ha preso nel 2007 l’impegno di ridurre le emissioni di almeno il 20% entro il 2020 (rispetto ai livelli del 1990).
Per fare pressioni per questo cambiamento, EFC ha lanciato con altri a Bali la “Global Alliance for EcoMobility”. Più di 30 multinazionali, aziende e associazioni degli utenti, governi locali ed agenzie delle Nazioni Unite si sono impegnate a promuovere insieme nelle città misure a favore di pedoni, ciclisti, disabili e mezzi pubblici.

Antonella Valer

11/01/08

L'INFERNO ANIMALE



Il vostro bimbo siede davanti a un bicchiere di latte, voi ordinate un cappuccino al bar. In quel liquido bianco che sa di maternità e conforto non può esserci niente di male, né le confezioni industriali in tetrapak, plastica o vetro suggeriscono altro che lindore. Di certo sapete che la bevanda viene estratta da corpi animali, ma forse non vi siete mai domandati come.
Un capannone lungo cento metri e largo sessanta accoglie duecentoventi vacche, ciascuna rinchiusa in un box ove le è impossibile girarsi, con il muso rivolto alla mangiatoia in cui di continuo vengono rovesciati mangimi stimolanti e di promiscuo assemblaggio. Ognuna di esse ogni stagione partorisce e un istante dopo le viene sottratto il piccolo. Se maschio, questi è destinato alla filiera della carne. I meno sani finiranno subito al macello per diventare cibo per cani o gatti, macinato a uso umano o caglio, estratto dai loro stomaci e indirizzato alla produzione di certi formaggi. Ai più sani, prima di essere uccisi, si concede un anno per ingrassare in sofferenti recinti, sempre al chiuso. Le femmine in genere vengono tenute, per subentrare verso i diciotto mesi alle madri, le quali anziché vivere trenta o quarant’anni come potrebbero, muoiono a tre o quattro, sfinite dal ritmo della suzione e delle ininterrotte gravidanze. La dichiarazione di fine carriera fa da preludio all’ultimo viaggio con destinazione il mattatoio.
In ogni caso anche i vitellini sono subito isolati in box a parte e attaccati a poppatoi artificiali. Il latte a loro in origine destinato viene munto dalla vacca due, anche tre volte al giorno, per ottenerne un quantitativo che varia dai trentacinque ai settanta litri a testa.
A questi animali docili e sensibili non è mai concesso di vedere il cielo, muovere un passo o avere un contatto spontaneo con un proprio simile. Di contro, sono sottoposti a continue vessazioni, come la pulizia delle deiezioni eseguita senza alcun garbo in spazi tanto esigui.
Quando una vacca da latte si accascia, è più economico lasciarla morire da sé che non curarla o sopprimerla. Qualsiasi somministrazione di farmaci sarebbe in contrasto con l’utilizzo successivo del suo corpo, né gli allevamenti sono autorizzati all’abbattimento diretto. Viene dunque abbandonata alla propria sorte, con le mammelle che scoppiano di dolore per la mancata mungitura, in un’agonia che può durare parecchi giorni.
Negli Stati Uniti la quasi totalità dei vitelli è allevata su larga scala per la macellazione infantile, dentro gabbie di centocinquanta centimetri per sessanta, con pavimento di nude assi di legno. Isolati, senza potersi muovere né pulire, i piccoli vengono nutriti con una poltiglia priva di ferro e fibre per mantenerne bianca e pregiata la carne. Tutti sofferenti di anemia subclinica, consumano denti e pelo mordendo le grate e leccandosi per sopperire alle carenze vitaminiche e affettive. Riempiti di ormoni e antibiotici per crescere in fretta e per prevenire o piuttosto arginare l’insorgere di malattie e infezioni come dissenteria, polmonite, tricofizia, ulcere o setticemia, all’età di quattordici settimane, troppo atrofizzati anche per camminare, vengono, vengono stipati a centinaia sui camion per compiere viaggi anche molto lunghi verso i mattatoi.
Nella zoofila Gran Bretagna, circa l’80% della carne di manzo è un sottoprodotto dell’industria lattea e ogni anno circa 170.000 vitelli muoiono prima del compimento dei tre mesi a causa di incuria e maltrattamenti durante i trasporti e nei mercati.
Tutto questo perché la carne, secondo il sentire comune, piace e fa bene. E poi aiuta i bambini a crescere. Se davvero si avesse a cuore il loro sviluppo, ci si preoccuperebbe in primo luogo di educarli alla conoscenza, alla gentilezza e alla pietà, anziché parcheggiarli davanti al televisore o ai videogiochi – alcuni capaci, come noto, di generare crisi epilettiche – o di lasciarli preda delle mode e delle abitudini imposte da multinazionali che gestiscono le masse umane proprio come quelle animali: in batteria.

da “La pelle dell’orso” di Margherita d’Amico

03/01/08

SONNO PROFONDO


Dormire bene allontana il diabete


La privazione del sonno profondo riduce la sensibilità all'insulina del 25 per cento in soli tre giorni

La soppressione del sonno profondo, quello durante il quale l'elettroencefalogramma registra una netta prevalenza di onde lente, interferisce con la capacità dell'organismo di regolare i livelli di glucosio nel sangue e aumenta il rischio di sviluppare un diabete di tipo 2. E' quanto risulta da una ricerca condotta presso l'University of Chicago Medical Center e pubblicata in anteprima on line sul sito dei Proceedings of the National Academy of Science (PNAS). Il sonno profondo è da sempre considerato quello che dà maggior ristoro all'organismo, ma finora non si era riusciti a dimostrare quale fosse il suo specifico influsso sul benessere fisico dell'organismo. Lo studio appena pubblicato mostra che già dopo tre soli giorni di soppressione selettiva del sonno a onde lente i soggetti diventano meno sensibili all'azione dell'insulina. Per di più, all'aumentato fabbisogno di insulina, non corrisponde una maggiore secrezione dell'ormone da parte del pancreas. La diminuzione della sensibilità all'insulina è pari a circa il 25 per cento, ed è comparabile a quella che si ha in seguito a un aumento ponderale fra i 10 e i 15 chilogrammi. “Dato che la riduzione dei periodi di sonno profondo – ha osservato Eve Van Caute, che ha diretto la ricerca – sono tipici dell'invecchiamento e dei disturbi del sonno correlati all'obesità, come per esempio l'apnea ostruttiva, questi risultati suggeriscono che strategie miranti al miglioramento della qualità del sonno possano concorrere a prevenire o quanto meno a ritardare l'insorgenza del diabete di tipo 2 nella popolazione a rischio.” Per ottenere la soppressione selettiva del sonno profondo, non appena l'elettroencefalogramma indicava che i soggetti monitorati stavano entrando in questa fase del sonno, i ricercatori inviavano attraverso altoparlanti posti vicino al letto una serie di suoni calibrati in modo da non svegliare la persona ma da impedire comunque il manifestarsi delle onde lente. Al risveglio i soggetti ricordavano vagamente di essere stati disturbati “tre o quattro volte”, ma in media gli interventi erano stati fra i 250 e i 300, aumentando via via dalla prima notte a quelle successive, una circostanza che indica che l'organismo accumula progressivamente un sempre maggiore bisogno di sonno profondo. “La diminuzione di sonno a onde lente che abbiamo indotto – hanno osservato i ricercatori – corrisponde al cambiamento nella struttura del sonno a cui si assiste dopo un invecchiamento di 40 anni. I giovani adulti passano nel sonno profondo dagli 80 ai 100 minuti per notte, mentre le persone oltre i 60 anni godono di meno di 20 minuti di sonno a onde lente per notte. Nell'esperimento abbiamo dato ai volontari ventenni il sonno dei loro futuri 60 anni.”

Le Scienze (02/01/2008)




15/12/07

SI PUO'!


A Cesare quel che è di Cesare. L’Amministrazione comunale di Tesero, con la riorganizzazione della viabilità interna al paese, ha compiuto un passo importante verso un miglioramento qualitativo del centro paese. Un passo difficile da fare considerato quanto il dover modificare comportamenti scontati e automatici possa provocare risentimenti nell’utenza. Ciò nonostante, la Giunta comunale ha deciso di procedere ugualmente, sfidando l’impopolarità: onore al merito dunque ai nostri amministratori, con particolare menzione al sindaco Gianni e agli assessori Alan e Walter che più di tutti si sono adoperati per la “messa in strada” (è proprio il caso di dirlo) del provvedimento. La maggioranza della popolazione purtroppo quasi mai si sofferma a ragionare di cose appena appena più lontane dal contingente e dall’immediato. Mal nasconde un’ingiustificata preoccupazione per un disagio inesistente, ma percepito come tale in conseguenza di cattive e reiterate abitudini. La Giunta comunale, bontà sua – dopo un’analisi della situazione viabilistica durata più di un anno – ha invece ben capito quanto questa iniziativa, che mi permetto di definire lungimirante, non appena “metabolizzata” dalla cittadinanza, diverrà la chiave di volta per sostenere tutto l’impianto di riqualificazione ambientale e commerciale della parte vecchia di Tesero. Un tassello fondamentale e imprescindibile che favorirà anche l’attrattiva dei piccoli negozi di vicinato del centro. Certo, da lunedì scorso, origliando, qualcuno in paese mugugna. Era scontato che così fosse: disintossicarsi da una dipendenza non è facile. È però possibile; e la revisione viaria sarà un’ottima occasione per accelerare il processo di “gaudiosa redenzione” dalla schiavitù della “macchina”. Per la verità alcuni teserani non ne hanno affatto bisogno: “redenti” già lo sono. Potrei già farne una discreta lista: non lunghissima, ma comunque significativa. Meritano l’elogio per il civismo che dimostrano da sempre nei confronti del paese e del resto della cittadinanza. Preciso che questi signori (uomini e donne), camminano per il piacere di camminare, senza alcun’altra motivazione, perché camminare è effettivamente una delle più piacevoli attività fisiche, di certo la più naturale. Uomini e donne che usano ovviamente anche l’automobile, ma in modo consapevole e controllato, consci che la maggior parte dei percorsi interni all’abitato (date le ridottissime distanze cui si sostanziano) sono percorribili tranquillamente, senza problemi, velocemente e con beneficio immediato di tutti, da tutti. A PIEDI! Se poco alla volta tutti cominceremo a capire quanto siano assurdi gli spostamenti in auto per brevi o brevissime distanze (da 1 sino ai 1000 metri) d’incanto i supplizi, che quotidianamente e masochisticamente ci infliggiamo più o meno consapevolmente per colpa dell’auto, sparirebbero. Per di più gli amministratori verrebbero sgravati dall’obbligo di cercare soluzioni a problemi che soluzione non possono trovare, svanirebbero le difficoltà nel trovare parcheggio, finirebbe il caos e ci ritroveremmo in un ambiente capace di favorire il confronto e la socialità. Con l’impegno di tutti Tesero tra non molto potrebbe disporre di un Centro paese libero, gioioso, arioso, silenzioso, tranquillo, un’oasi capace di ospitare all’aperto in estate e non solo, manifestazioni di interesse turistico e culturale, un luogo di incontro serale con bande, cori, spettacoli teatrali, senza il continuo frastuono e disturbo delle auto. In definitiva un toccasana per residenti e ospiti, per adulti e per bambini, al quale un paese a vocazione turistica come il nostro non può davvero rinunciare.

euro


Sembra che milioni di persone siano convinte che se non riescono a dedicare molte ore alla palestra o alla piscina non godranno mai dei benefici che derivano dall’esercizio fisico. Ma le cose non stanno così. Il dottor Russell Pate dell’Università della Carolina del Sud afferma: “Penso che dobbiamo riconoscere ufficialmente che fare senza fretta il giro dell’isolato dopo mangiato sia una buona cosa”.

Camminare fa davvero così bene? I benefici che dà sono veramente così rilevanti? Camminare è una buona medicina. Il medico greco Ippocrate riteneva che camminare fosse “la migliore medicina”. Infatti c’è chi dice: “Ho due dottori, la mia gamba sinistra e quella destra”.
Camminare è davvero così salutare?
Alcuni studi indicano che chi cammina regolarmente può essere meno soggetto ad ammalarsi di chi è sedentario. Dagli studi risulta che camminare riduce il rischio di cardiopatie e ictus. Può proteggere dal diabete migliorando la capacità dell’organismo di usare l’insulina. Mantiene le ossa forti, prevenendo l’osteoporosi. Accresce la forza, l’agilità e la resistenza. Aiuta a dimagrire e a mantenere il proprio peso. Inoltre migliora il sonno e l’attività mentale, e può persino aiutare a combattere la depressione.. Come altre attività fisiche, camminare stimola il rilascio di endorfine, sostanze chimiche presenti nel cervello che riducono il dolore e fanno rilassare generando un senso di calma e benessere. Secondo il Medical Post del Canada anche passeggiare senza fretta può far bene alla salute. Uno studio pubblicato nel New England Journal of Medicine rivela che fare ogni giorno anche solo 800 metri a piedi aiuta a vivere più a lungo. Studi recenti indicano che fare esercizio fisico tre volte al giorno per 10 minuti alla volta fa bene quasi come fare esercizio fisico per 30 minuti di seguito. Quindi prendete in considerazione la possibilità di parcheggiare l’auto un po’ più distante dalla vostra destinazione e di farvi a piedi il resto della strada. Oppure durante la giornata potreste andare a farvi una breve passeggiata. Si possono avere benefici ancora più grandi camminando di buon passo. Carl Caspersen dei Centri americani per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie di Atlanta, in Georgia, ha detto: “Un sedentario che prenda l’abitudine di camminare a passo spedito per mezz’ora diversi giorni la settimana... può ridurre notevolmente i rischi di malattia”. E il bello del camminare è che possono farlo persone di tutte le età, in buona salute e no. Inoltre non occorrono capacità atletiche o una preparazione speciale, ma solo un buon paio di scarpe.

06/12/07

TOSSICODIPENDENTI


C’è una tossicodipendenza diffusa e generale che nessuna autorità civile, sanitaria o religiosa esecra. Essa è tollerata dalla società e condivisa da ogni ceto sociale. Un’insanabile piaga della contemporaneità che l’Uomo consumatore è riuscito a “far passare” come una piacevolezza. Essa è la responsabile più diretta e clamorosa dei danni alla salute dei cittadini, la prima causa di morte dei giovani dai 18 ai 25 anni ed è altresì la principale responsabile del degrado paesaggistico e ambientale del nostro pianeta. Una tossicodipendenza planetaria che l’Occidente, nonostante l’evidenza dell’enormità dei problemi che essa genera, considera inevitabile e non necessitante di una poderosa cura disintossicante. Ma non si equivochi: non è cocaina, non è eroina e neppure una droga sintetica, è la mobilità auto-veicolare in tutte le sue variegate forme considerata. La maggior parte dei guasti ad essa ascrivibili vanno imputati alla auto-mobilità ad uso privato. Tutto gira (è il caso proprio di dirlo) intorno a questo mito, da noi impropriamente detto “macchina”; l’Italia ne è la culla ed esso è il più agognato trastullo ruba-pensieri, ruba-tempo e ruba-soldi dell’uomo occidentale, dalla maggiore età sino alla morte. Di tutte le “latitanze” nella denuncia di questo fattore pregiudicante la qualità complessiva della nostra vita, la più intollerabile e significativa è quella dell’Autorità sanitaria che non solo ne minimizza il peso e la valenza ma addirittura lo relega a questione marginale, meno importante persino di quella inerente al fumo di sigaretta. Ma tutto si spiega: è noto infatti quanto i dottori amino particolarmente il binomio Donne – Ferrari, il che la dice lunga sulla deontologia professionale della categoria e dimostra quanto a questa stia realmente a cuore la salute della cittadinanza.
Lunedì prossimo – salvo ulteriori e imprevisti rinvii – l’Amministrazione comunale di Tesero, a lungo sollecitata in tal senso dal sottoscritto, varerà un nuovo piano della viabilità. Dopo una gestazione durata oltre un anno, finalmente vedrà la luce un provvedimento atteso da chi scrive e oggettivamente di buonsenso. Naturalmente l’efficacia del medesimo dipenderà dall’approccio più o meno responsabile con cui la cittadinanza lo accoglierà. Diversamente l’intento potrebbe rivelarsi del tutto vano. Speriamo dunque di non dover raccontare di atleti e sportivi incazzati perché magari obbligati dalla nuova viabilità a percorrere qualche metro a piedi, o di dinamicissime mamme vicine ad una crisi di nervi per la stessa ragione. Va detto che ogni piano generale, per sua propria natura, non può essere indifferente nei riguardi di tutti: nella fattispecie ci sarà chi ci “guadagnerà” qualcosa e chi no. Comunque, tanto per tranquillizzare chi già da domenica sera dovesse venire colpito da attacchi di panico, informo la gentile cittadinanza che il signor Celestino Doliana, classe 1913 – 94 anni compiuti – mi ha confidato qualche giorno fa che lui per spostarsi dentro il paese e per raggiungere occasionalmente Stava o Lago percorre ogni giorno a piedi dagli 8 ai 10 chilometri!!! Di fronte alla tacita eloquenza di questo esempio, ogni altro commento mi pare superfluo. Chi vivrà vedrà. Sono convinto comunque che alla fine, in conseguenza di questo provvedimento amministrativo, non saranno molti gli auto-patiti che si butteranno dal ponte.

euro

25/07/07

INQUINANTI


In attesa che l'Amministrazione comunale di Tesero renda finalmente operativo il piano antitraffico a suo tempo promesso pubblichiamo alcuni brevi saggi scritti dal dottor Federico Balestreri referente per l'Italia dell' ISDE (International Society Doctors for the Environment)dedicati alle problematiche tutt'altro che marginali legate alla mobilità autoveicolare.

L’uomo, costituisce la causa primaria, ma allo stesso tempo il bersaglio degli inquinanti urbani, anche in ragione del fatto che 2/3 della popolazione mondiale vive nelle città. Dopo la loro emissione, gli inquinanti sono soggetti a processi di diffusione, governata dai fattori chimico-fisici, meteo-climatici ed orografici dell’area. Subiscono trasformazioni, dovute alle loro interazioni chimiche e a quelle con la biosfera, ed accumulo, determinato dalla ripartizione degli stessi nelle diverse matrici ambientali (aria, acqua, suolo ed esseri viventi). Per esposizione di un organismo, si intende il contatto con una determinata concentrazione di inquinante per un certo tempo. La dose interna, è la quantità che viene assorbita, e dipende dalle caratteristiche dell’inquinante e da quelle dell’organismo. La dose biologicamente efficace, è la quantità nel sito-bersaglio, dove si esplica l’azione tossica. Questa è caratterizzata dalle cinetiche di distribuzione, metabolismo ed escrezione dell’inquinante stesso (14). La popolazione reagisce in modo eterogeneo agli inquinanti, in base a caratteristiche individuali, quali: l’età, il sesso, il genotipo, le patologie preesistenti, lo stato di nutrizione e lo stile di vita. I criteri seguiti per fissare i livelli di inquinanti, ai quali la popolazione può essere esposta, sono stabiliti, per i composti non cancerogeni che manifestano effetti tossici, al livello in cui il modello dose-risposta, non ha evidenziato alcun effetto. Per i composti cancerogeni, che non sono caratterizzati da una soglia, viene selezionato un livello di rischio “accettabile”, vale a dire una fatalità, compresa fra 1/100.000 (10-5) e 1/1.000.000 (10-6).

Emissioni dei motocicli 50cc. rispetto alle auto catalitiche
CO:
50 volte

Idrocarburi incombusti:
220 volte

Benzene:
40 volte

NOX:
2 volte

Polveri:
75 volte
Fonte Enea 1998

Comunemente, per valutare l’esposizione di una popolazione, si fa riferimento ai dati forniti dalle centraline di monitoraggio, che pur fornendo dati utili per salvaguardare i cittadini da pericolosi picchi di concentrazione, rappresentano una semplificazione di un fenomeno molto più complesso. Non vengono considerate infatti, la mobilità della popolazione, le variazioni spaziali e temporali degli inquinanti, ed il notevole contributo agli effetti sanitari, dato dall’ingestione degli stessi, attraverso la catena alimentare. La pioggia, invocata come salvatrice dei blocchi alla circolazione, abbatte le polveri, facendole ricadere al suolo. E’ curioso osservare come pochi, si siano posti il problema di quale sia il loro destino, una volta ricadute a terra. La risposta è abbastanza ovvia: finiscono nei corsi d’acqua, e nelle falde acquifere. Le acque reflue stradali urbane, dovrebbero essere raccolte dai depuratori e restituite all’ambiente prive delle sostanze inquinanti, ma anche grandi metropoli, non sono a tutt’oggi dotate di impianti di depurazione (in Italia ad esempio: Milano). Nelle città dotate del depuratore, finiscono generalmente nei fanghi, usati ormai da anni come fertilizzanti in agricoltura. In sintesi o li respiriamo o li introduciamo con la dieta. Spesso gli studi in vitro, riguardano singole sostanze e non le complesse miscele degli stessi, che sono comunemente presenti nell’ambiente. Tali miscele sono complicate, dalle dinamiche delle reazioni chimiche che avvengono tra gli inquinanti stessi. Gli effetti dose-risposta, possono variare in seguito alle associazioni fra di essi o con una malattia di base. Un inquinante può interferire con le vie metaboliche di detossificazione di un altro, interagire con recettori cellulari, o con il DNA. L’inalazione di una miscela di O3 e NO2 (45ppm+60ppm), ad esempio, confrontata con una miscela di aria-ambiente filtrata o dei singoli composti separatamente, induce una significativa diminuzione della gittata cardiaca durante l’esercizio fisico. Ciò è significativo, riguardo al sinergismo fra inquinanti ambientali. In questo caso specifico, il possibile meccanismo d’azione è l’attraversamento dei composti che si formano, nitrati e nitriti, delle membrane polmonari con ingresso nel circolo ematico, ed effetto vasodilatatore sistemico che a sua volta diminuisce la gittata cardiaca.

Principali inquinanti cancerogeni correlati al traffico veicolare

Benzene:
Leucemie non linfocitiche, Mielodisplasie, Linfoma Hodgking
Benzo(a)antracene

Arsenico:
Cancro Polmone, Stomaco

Benzo(a)pirene
Asbesto:
Cancro Polmone, Pleura

1-3Butadiene
Cadmio:
Cancro Polmone, Rene

Tolueni clorati
Cromo:
Leucemia, Linfoma non-Hodgking

Dibenzoantracene
Nichel:
Cancro Polmone, Rinofaringe

Formaldeide
Catrame:
Cancro Polmone, Vescica, Esofago, Stomaco, Pelle, Rene, Leucemia

Stirene
Radiazione solare:
Melanoma

Fonte IARC Monograph, 2002

L’inalazione di una miscela di SO2, O3, e NO2, riduce la funzionalità polmonare nei soggetti normali e negli asmatici, con un incremento della leucocitosi neutrofila e di altri indici infiammatori come la Prostaglandina E2. Negli asmatici in particolare, l’O3 esercita un effetto infiammatorio aspecifico, in grado di favorire l’ingresso degli allergeni (1). L’inalazione concomitante dei predetti inquinanti provoca una variazione del PH intracellulare dei macrofagi polmonari, cellule deputate alla rimozione di sostanze estranee, con alterazione funzionale degli stessi (5). Uno studio condotto nella contea di Los Angeles dal 1992 al 1995, su aumenti delle concentrazioni di CO, O3, NO2, PM10, e ricoveri ospedalieri per patologie cardiopolmonari, ha dimostrato un aumento del 4% per patologie cardiache, particolarmente in diabetici e in persone oltre i 65 anni. Meno significativi gli effetti dell’O3 per le patologie cardiache. Per le patologie polmonari, più significativi gli effetti di NO2 e PM10 rispetto al CO (20). Lo studio svizzero SCARPOL condotto su 4500 bambini in età scolare, ha evidenziato una incidenza del 50% di influenza e bronchite, nei bambini che convivono con valori superiori alla norma, di polveri e ossidi di azoto. Incidenza del 32% nei bambini che vivono in aree meno inquinate. Risultati analoghi, sono stati forniti dallo studio SIDRIA, negli anni ‘94-’95 in sei regioni del nord Italia, su 18.387 bambini fra i 6-7 anni e 21.067 adolescenti fra 13-14 anni. Lo studio verrà ripetuto quest’anno (28). Le otto maggiori città italiane, presentano valori medi annui sempre al di sopra dei limiti di legge per i PM10, con notevoli picchi giornalieri. Torino è la primatista in questa triste classifica, con una media di 53,8μg/m3, seguita da Napoli con 52,1, Bologna e Roma a pari merito con 51,2, Milano con 47,4, Firenze con 46,5, Genova con 46,1 e Palermo con 44,4. Nel 1999, uno studio dell’ OMS condotto in queste città, ha imputato a questi inquinanti: 3500 morti, 1900 ricoveri per disturbi respiratori, 2700 ricoveri per disturbi cardiovascolari, 31.000 casi di bronchite acuta e 30.000 attacchi di asma nei bambini (26). Questi dati, citati anche nel Rapporto Salute e Ambiente in Lombardia dell’ottobre 2001, implicano che il 5% della mortalità negli individui superiori a 30 anni e il 30% delle patologie respiratorie fino a 15 anni sono dovute all’inquinamento da polveri. Una riduzione dei Pm10 a 30μg/m3, sarebbe sufficiente ad evitare questa eccedenza di patologia. Nella sola California, nello stesso anno, le assenze dal lavoro per patologie respiratorie da inquinanti ambientali, hanno causato una danno per 10 miliardi di dollari. Spesso non si considera, che le emissioni dipendono dal tipo ed dal modo di utilizzo del veicolo (cilindrata e velocità), e sono direttamente proporzionali ai consumi. La tendenza ormai consolidata, ad usare vetture munite di impianto di condizionamento, ad esempio, comporta nel ciclo urbano emissioni pari al 20% in più. Entro pochi anni, la climatizzazione coprirà oltre il 70% del parco macchine circolante, con ulteriore peggioramento della qualità dell’aria. Da notare inoltre, per quanto riguarda le marmitte cataliche, che numerosi studi, indicano come il loro funzionamento ottimale, si esaurisca dopo circa 30.000 km di percorrenza e, un inquinante emesso da tali dispositivi: il Platino, è estremamente tossico ed allergenico, anche se i suoi livelli urbani sono attualmente modesti, ma destinati a crescere.

23/07/07

RUMORE


In attesa che l'Amministrazione comunale di Tesero renda finalmente operativo il piano antitraffico a suo tempo promesso pubblichiamo alcuni brevi saggi scritti dal dottor Federico Balestreri referente per l'Italia dell' ISDE (International Society Doctors for the Environment)dedicati alle problematiche tutt'altro che marginali legate alla mobilità autoveicolare.


Siamo così abituati al rumore, che quasi non ci facciamo più caso. Eppure, è stato calcolato che se un motorino a due tempi con la marmitta bucata, attraversasse a tutto gas un grande città, in una calda serata con le finestre aperte, sveglierebbe di colpo 800.000 persone. Il traffico automobilistico, causa dal 63 al 76% del rumore totale nei centri urbani. L’OMS, che consiglia una soglia massima di 65db di giorno e 55db di notte, denuncia che ¼ dei cittadini europei soffrono di problemi d’udito, causati dal rumore eccessivo. In Italia, il 90% della popolazione delle grandi città, è esposta a valori superiori a quelli ammissibili. In Fisica, il lavoro necessario per sollevare un milligrammo di un centimetro, viene detto erg. Il più piccolo stimolo percepito come suono dall’orecchio umano, rappresenta la bilionesima parte di un erg e, la membrana timpanica, subisce in questo caso, uno spostamento che è inferiore al diametro di un atomo. La sensibilità dell’orecchio, è stata forgiata per i rumori della natura, come il fruscio delle foglie, o il gorgoglio dell’acqua. Questa caratteristica, è servita per millenni come meccanismo difensivo. Il rumore intenso e improvviso, ha da sempre rappresentato un evento eccezionale, di allarme. Forse per questo, il rumore provoca stress, anche in relazione al fatto, che l’udito è l’unico organo di senso sempre in ricezione. A parte i danni specifici sull’apparato uditivo, ben documentati in letteratura e tutelati dalla legislazione per i lavoratori a rischio, vi sono effetti extrauditivi aspecifici, che coinvolgono la stragrande maggioranza della popolazione. L’eccessivo rumore, provoca aggressività: il rullo dei tamburi, è stato spesso utilizzato per spronare i soldati in battaglia. Numerosi studi, confermano la manifestazione di comportamenti antisociali causati dal rumore, in ragione della cattiva capacità di concentrazione in ambienti rumorosi, ed anche della difficoltà di comprensione della parola. Si tenga conto, che una conversazione normale si svolge tra i 40 e i 65db; in ambiente esterno, con un’intensità di rumore di fondo di 75db, si percepisce una conversazione a 30cm. di distanza, o in alternativa sotto forma di urlo. L’affaticamento cerebrale prodotto dal continuo stimolo rumoroso, è dovuto al fatto, che il cervello analizza ogni stimolo afferente, anche se ripetitivo, e si affatica, per cercare di comprendere una informazione priva di significato semantico. I sintomi, sono: sonnolenza, irritabilità, stato ansioso. Sono ben documentati anche i disturbi del sonno REM, per risvegli improvvisi, con gravi riflessi sul sistema cardiovascolare, come: tachicardie, aritmie e notevoli rialzi della pressione arteriosa. Molti altri, sono gli effetti attualmente sotto indagine, fra cui alcune patologie gastrointestinali, e le riduzioni di fertilità e libido.

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

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