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01/10/20

IL LOGORO REFRAIN DELLA 'CULTURA' TESERANA

Giunta nuova, solfa vecchia. Questo si deduce dal racconto autocelebrativo d'insediamento della lista vincitrice, consegnato alla stampa locale dalla neo/ vecchia sindaca ed elaborato dalla pubblicista di servizio. Con l'enfasi al solito sopra le righe, sono state spartite le competenze tra i dieci bravi ragazzi/e, dal primo della classe all'ultimo somaro, che sino al 2025 si terranno ben stretta la ciave de l'olto



Soprassediamo per il momento alle investiture degli assessorati tecnici, perché, in partenza, c'è ben poco da dire, col tempo vedremo. Ci piace invece qui riflettere brevemente sulle motivazioni che hanno fatto ricadere su Massimo Cristel le competenze alla cultura. Dice a tal proposito l'articolista de L'Adige: "Doverosa la competenza alla cultura a Massimo Cristel, presidente della banda comunale e componente attivo delle associazioni di Fiemme. A lui anche la competenza al turismo, per la diretta affinità tra i due mondi, nel paese della musica e del presepe". 

Conveniamo che Massimo, per formazione di studio e impegno diretto, tra i dieci della compagine di maggioranza sia il più indicato ad assumersi quell'assessorato. A nostro parere non è però accettabile che, direttamente o indirettamente, per cultura qui s'intenda (quasi esclusivamente) sempre e comunque banda e presepi. Questa è la prova provata del provincialismo irriformabile di questo paese, incapace di emanciparsi e aprirsi al mondo. Dall'autoreferenzialità non si esce. E non per caso, visto che a Tesero  rimanere aggrappati a questi due luoghi comuni fa comodo a molti. 

Per noi cultura significa qualcosa di più ampio e, se vogliamo, anche di meno celebrativo. Vorremmo che come a Milano annualmente, il 7 dicembre, si conferisce l'Ambrogino d'oro, a Tesero il 14 giugno di ogni anno si conferisse l'Eliseino di legno non solo (e non sempre) agli amici degli amici, non solo (e non sempre) per un presepe o per la vittoria in una gara, ma anche a chi e per chi la cultura la intende e la declina in altro modo. Fuori dal solito circuito delle persone gradite e/o vicine al principe, che in qualche modo ne celebra i fasti e quindi, di conseguenza, vicine a chi pro tempore ci amministra. 

La cultura spiega la Treccani è (anche) l'insieme delle cognizioni intellettuali che, acquisite attraverso lo studio, la lettura, l’esperienza, l’influenza dell’ambiente e rielaborate in modo soggettivo e autonomo diventano elemento costitutivo della personalità, contribuendo ad arricchire lo spirito, a sviluppare o migliorare le facoltà individuali, specialmente la capacità di giudizio. 

Capacità di giudizio, appunto. Ciò che a questo paese, ai suoi abitanti in genere, pare manchi del tutto, perché il pensiero unico uccide il pensiero critico. Dunque, ci piacerebbe che il neo assessore cominciasse ad affrancarsi dalla cultura sinora qui intesa e si avvicinasse a quella testé citata. Perché Tesero ha estremo bisogno, per emanciparsi e uscire dall'oscurantismo imperante, di far propria quella cultura.

L'Orco

11/01/18

BASTA LA TRASPARENZA?

Prima dell'avvento della globalizzazione, madre di tutte le sciagure presenti e future, i consigli d'amministrazione delle piccole casse rurali di paese erano spesso costituiti da persone incompetenti in materia, prive dei rudimenti necessari per il ruolo che ricoprivano. Ciò nonostante, facendo di necessità virtù, qualche volenteroso disposto a darsi coraggio e a immolarsi per la causa lo si trovava sempre. Era prassi 'arruolarlo' per cooptazione attraverso il voto assembleare, quasi sempre pilotato. Per ovvie ragioni, all'interno dell'organo deliberativo, la loro era una presenza più che altro di rappresentanza e non già di effettiva sostanza. Era il direttore, competente per forza e per dovere, che istruiva le pratiche, relazionava sulle richieste, suggeriva le opportunità e poi, tirate le somme anche degli scarni pareri dei consiglieri, indirizzava le scelte della cooperativa di credito. Il consigliere, per quel suo insufficiente sapere, generalmente ascoltava, qualche volta esprimeva un sommesso parere, il più delle volte taceva. Trascorreva il tempo della riunione, dapprima vigile e interessato, poi via via che le questioni si facevano più tecniche e complesse, distraendosi o sonnecchiando.
A quel tempo però, cosa tutt'altro che secondaria, i depositanti cavavano qualcosa dai loro risparmi; le commissioni bancarie erano ridottissime; gli impiegati, già ben pagati (il più ambito posto fisso del tempo!), non erano ancora un esercito. Soprattutto però, i consiglieri 'dilettanti' venivano gratificati soltanto con un modesto gettone di presenza e con il riconoscimento che la comunità di appartenenza tributava loro per il barboso impegno periodico che la carica ricoperta richiedeva. L'è tel consiglio de la cassa rurale! E tanto gli bastava.
Poi arrivò la globalizzazione. Le piccole casse rurali cominciarono a palesare deficit di competitività e si trovarono nella necessità  di 'potenziare il motore', aggiungendo sinergia attraverso operazioni di fusione. Successe così anche da noi. Dapprima Tesero con Panchià e Ziano con Predazzo. Poi Tesero e Panchià con Ziano e Predazzo, che divenne da allora la Cassa Rurale di Fiemme. In un gioco obbligato dove l'istituto originario più piccolo cedeva via via alla cassa più corposa una parte della propria autonomia e specificità. Così, di fusione in fusione, di inglobamento in inglobamento, le peculiari caratteristiche di quei piccoli istituti di credito, tanto care all'ideologo della cooperazione trentina don Lorenzo Guetti, e cioè la vicinanza ai soci, la riconoscibilità sociale, l'attenzione capillare alle istanze della comunità, la modestia e lo spirito di servizio degli amministratori, scomparvero velocemente.
Ad esse subentrarono anonimato, spersonalizzazione, lontananza. Lo 'zio Luigi' - com'era chiamato bonariamente dai soci della cassa rurale di Tesero l'allora direttore Canal - che scendendo dal piano superiore della vecchia sede  incontrava i clienti allo sportello e con essi si soffermava a dire due parole, ora è stato sostituito  da un funzionario di cui la maggioranza dei soci non conosce né il nome, né l'identità.
L'ultima fusione, tra la Cassa Rurale di Fiemme e la Cassa Rurale Centrofiemme, avvenuta pochi giorni fa, non farà che aumentare questo straniamento tra i soci, teorici proprietari dell'istituto, e i propri amministratori.

E se, come si racconta, la globalizzazione altro non permette, di questo passo arriveremo tra non molto ad un'unica cassa rurale trentina. A quel punto tutti gli amministratori  saranno persone sconosciute e anonime. Conseguentemente, visto poi che rispetto ai tempi dello 'zio Luigi' di vantaggi economici le casse rurali non riescono più a darne, quale sarà la motivazione per convincere un potenziale nuovo cliente a scegliere esse anziché altre banche presenti sul territorio?
Agli attuali tassi di interesse, per cavar fuori da un qualsiasi strumento finanziario disponibile sul mercato il corrispettivo di quanto percepisce il meno gratificato dei consiglieri, di cui alla sopraesposta tabella,  dovremmo tutti essere dei nababbi, dalla disponibilità di denaro ragguardevolissima.
Ma se questo è ciò che passa il convento globalizzato e però il 'dilettantismo' è ancora ben presente all'interno dei consigli di amministrazione, è onesto nei confronti dei soci liquidare a quegli stessi 'dilettanti' quel po' po' di prebende?   O siamo tutti diventati politici arrembanti a caccia di comode cadreghe ben pagate? Con quale consapevolezza e con quale bagaglio culturale ci si candida ad amministrare una cassa rurale della quale poco o nulla si sa? Dov'è finito lo spirito di don Guetti?
Se depositare denaro non remunera più e  ogni piccola operazione costa indecentemente, sarebbe doveroso ridurre in proporzione agli amministratori  le laute prebende che oggi intascano. Non basta la trasparenza. Serve l'onestà!

A.D.

 

28/09/17

TRA VENT'ANNI (ANCORA UNA GENERAZIONE) - 1° SCENARIO

Nel 2037, Tesero, definitivamente distrutto dalla monocoltura turistica, sarà un paese anonimo, una periferia cittadina attrezzata per il divertimento, dove i pochi residenti originari, quelli di più o meno recente insediamento e gli ospiti 'mordi e fuggi' interagiranno in modi del tutto indistinti. Il caratteristico dialetto paesano, ormai dimenticato, sarà stato sostituito da un italiano essenziale e povero in cui si saranno incuneati vocaboli di origine araba, berbera e yoruba. Dell'originario vernacolo, quale retaggio culturale, sarà rimasta traccia solo in un paio di libri del Gilmozzi, custoditi in un'urna nella biblioteca comunale.




L'espansione urbanistica, miracolosamente bloccatasi durante la grande depressione di inizio millennio (2007 - 2016), ma poi ripresasi con crescente virulenza, avrà raggiunto il massimo rapporto possibile (un abitante, una casa) e cementificato anche le ultime praterie un tempo esistenti, sino all'estremo limite dei boschi. Di conseguenza, i mostruosi autoveicoli di quell'epoca, obbligati ad attraversare il centro per raggiungere le residenze periferiche, avranno reso, se possibile, ancor più squallido e rumoroso l'antico storico abitato. Esso, deturpato dall'abbandono e dall'incuria, sarà allora occupato per lo più da immigrati nordafricani e asiatici, affluiti durante le bibliche migrazioni degli anni Dieci/Venti del terzo millennio.



Il museo etnografico di Casa Moretto, custodirà qualche segno delle antiche vestigia dell'Età dell'oro: una benna in salice per il trasporto del letame, due sarchi, una grighela per il trasporto dei chèni de pin, tre comacci, un aratro austriaco Krogmann, alcuni libri devozionali con bordature rosse, qualche addobbo dell'altare di Begnesin della processione del Corpus Domini, la tonaca consunta dell'ultimo parroco, un paio di coppe color Pentecoste della sua ultima amante.


L'assenza di negozi (la cooperativa era stata dismessa già nel 2023) avrà finalmente! imposto a tutti l'uso dell' autoveicolo privato e l'obbligo di recarsi fuori porta anche per gli acquisti alimentari di prima necessità. Il traffico incessante da e per, generato da quei vettori incredibilmente ingombranti, per la viabilità interna risulterà di conseguenza faticosissimo, intenso e caotico.


Così, nel tentativo di renderlo più fluido, i nuovi amministratori comunali, ex bambini, non soltanto concepiti, ma anche cresciuti in 'macchina', e forse per questo incapaci di idealizzare uno stile di vita alternativo, avranno fatto costruire altre strade, demolendo qui e là storici edifici ritenuti d'intralcio, senza ottenere però risultati apprezzabili.


Del territorio produttivo primario, sino a ottant'anni prima fonte di lavoro e garanzia di sostentamento dell'intera popolazione, sarà rimasto quasi nulla. Con la scomparsa dei prati, dei campi e degli orti se ne sarà andata anche la memoria collettiva della loro fondamentale importanza. La deturpazione ambientale e paesaggistica avrà raggiunto picchi mai visti, ma l'indignazione, per l'apatia di quella popolazione meticciata e spuria, sarà pari a zero. Ci saranno posteggi ovunque e sarà questa l'immagine emblematica colta immediatamente anche dall'occhio distratto. Ogni interstizio di terreno privato libero sarà stato espropriato e trasformato in 'posto auto'.


La cementificazione massiva avrà prodotto un innalzamento della temperatura media del microclima locale di 1,4 gradi Celsius. Non nevicherà più e le piste da sci saranno per forza di cose rese agibili soltanto mediante abnormi produzioni di neve artificiale e corrispettivi stratosferici costi energetici e ambientali (nuovi bacini acquiferi in quota). Tutti gli abitanti, allora, saranno stati costretti ad improvvisarsi albergatori, però i costi d'impianto e d'esercizio, per loro fortuna, esattamente come adesso, saranno totalmente a carico dell'ente pubblico. Non di meno, le aziende artigiane fattureranno le prestazioni di manutenzione alberghiera direttamente alla Provincia e gli ormai incongrui agritur, sviluppatisi un po' dappertutto all'inizio del terzo millennio, saranno trasformati in bed & breakfast, per totale mancanza del supporto primario.


L’esercito dei laureati, ingrossatosi a dismisura (uno studente, una laurea, perché così sarà imposto per legge!), avrà prodotto a sua volta precariato di terzo grado. I pochi giovani non laureati saranno costretti ad espatriare (la cosiddetta fuga dei cervellini), e solo i più scafati di loro, quelli con qualche residuo 'santo in paradiso', riusciranno ancora a trovare un lavoro di nicchia e di supporto nell’unica economia esistente. I laureati invece (previo superamento di rigorosissimo concorso) avranno l'opportunità di impiegarsi in qualità di comparsa sui palcoscenici e nei recital promozionali turistici. Questa sarà la più ricercata e ambita, nonché unica, professione possibile. Le Corte estive e quelle invernali, i Martedì e i Giovedì, le Slizolae, le Marcialonghe, le Olimpiadi estive ed autunnali, i Mondiali di fondo, quelli di ski roll, di bocce, di watten, le Sky race e le River race (lungo l'Avisio), le Tonde, le Corse coi sacchi e quelle coi trampoli, affideranno le cabine di regia e i microfoni per le infinite premiazioni esclusivamente a fior di centodiecielodisti.


Di questi, soltanto quelli davvero super godranno di un po' di autonomia e potranno ritagliarsi spazi acconci ai loro studi. In particolare troveranno fortuna e lavoro i paleontologi che si occuperanno della riesumazione in laboratorio delle antiche locali attività di allevamento e i glottologi che invece interpreteranno l’antico idioma locale, basandosi sulle preziose memorie del citato Gilmozzi.
  
Anche gli astrofisici avranno qualche opportunità di lavoro alla ricerca di mondi lontani presso l'I.O.C. (International Observer Coeli) di Monte Zanon. Rimarrà ben poco altro per sopravvivere.

Ario D.
 

19/05/16

DUBBI


Spettabili
Amministrazioni Comunali
Tesero e Panchià



Con richiesta di divulgazione



Tesero, 17 maggio 2016

Spettabili membri dei Consigli Comunali di Tesero e Panchià
 
Purtroppo impossibilitata a partecipare agli incontri proposti alla cittadinanza, causa motivi lavorativi e di salute, mi sento in dovere di esprimere il mio punto di vista per quanto riguarda il progetto di fusione fra i Comuni di Tesero e Panchià. innanzitutto mi spiace notare come la scarsa informazione fornita nel corso di questi mesi di preparazione al referendum abbia portato nelle teste dei cittadini l'idea errata sull'inutilità della votazione, in quanto ormai tutto sembra deciso. Il concetto passato è assolutamente dannoso e mi auguro che questo non porti ad un voto forzato (perché ritenuto inutile) oppure addirittura ad un massiccio assenteismo alle votazioni. C'è da dire inoltre che le informazioni fornite sono state purtroppo a senso unico verso la fusione, non so se per scelta politica o altro. Credo che un doppio binario avrebbe certamente aperto maggiormente la mente degli interessati verso un dibattito, nonché verso una scelta consapevole del voto, qualunque esso sia. Marcando il mio forte attaccamento al paese di Panchià per legami di sangue, e soprassedendo sul tono intimidatorio e quasi fastidioso dei flyer propagandistici, vorrei in ogni caso esprimere alcune perplessità sul progetto della fusione. Premetto che i miei sono solamente degli interrogativi e delle considerazioni da cittadino medio, che non vogliono essere ritenuti esaustivi o impeccabili.


Come già espresso da altri prima di me, condivido il dubbio sull'utilità di una fusione fra piccoli centri. Ritengo che sarebbe stato certamente di miglior funzionalità una fusione di Valle in quanto purtroppo, (anche se so che le amministrazioni non condividono questo concetto), agli occhi di tutti la Comunità di Valle in questo momento non copre quel punto di riferimento per il quale è stata formata. Non vorrei che, fra qualche anno, questo pensiero trovi una condivisione di massa e si passi ad un secondo referendum per unire la Valle in un unico centro, con un nuovo investimento di risorse.
 
Nutro forti dubbi anche su quanto riguarda il risparmio economico. È vero che ci sarà una riduzione degli amministratori, ad esempio, ma come possiamo immaginare che un assessore che già oggi a fatica riesce a condividere famiglia, lavoro e impegni amministrativi, riesca a coprire le esigenze di due paesi? Doppio lavoro a stesso prezzo e con gli stessi tempi liberi? Come possiamo parlare di "miglioramento dei servizi"? Ovviamente i paesi risentiranno di questa mancata presenza, così come ne risentiranno le aziende e le associazioni.
 
Nessuno parla inoltre di spese logistiche, quelle più semplici e comuni, quali la toponomastica, cartine, segnali stradali, indicazioni, aggiornamento software e anagrafiche, gps, google maps, siti internet, tanto per fare degli esempi. E parlando di spese mi collego a quello che è il mio lavoro. Mi piacerebbe sottolineare i costi che le aziende dovranno sobbarcarsi a seguito della fusione. Se è vero che, per quanto riguarda le ditte individuali, i dati saranno comunicati automaticamente alla Camera di Commercio la quale provvederà alle variazioni di ufficio, è altrettanto vero che la cosa non funziona per i soci. È bene ricordare alle imprese costituite in forma associata che dovranno provvedere loro stesse alle modifiche presso la Camera di Commercio ed enti equiparati, modifiche che avranno ovviamente un costo più o meno alto in base al tipo di società. La notizia è certa, e fornita direttamente dalla Camera di Commercio meno di un mese fa. Inoltre si fa cenno al mancato obbligo di modificare la carta intestata a seguito della fusione. Parliamoci chiaro: non esiste nemmeno l'obbligo di AVERLA una carta intestata, a dire il vero! Ma io mi chiedo, tralasciando i piccoli artigiani, quale azienda di un certo spessore non procederà alla variazione dei propri documenti fiscali? E non solo carta intestata, ma anche registri, timbri, sito web, merchandising? Fa sempre parte del proprio biglietto da visita, della propria immagine. E nessuno di questi servizi sarà a titolo gratuito.
 
Poca chiarezza è stata data anche in merito ai contributi forniti quale "premio" alle fusioni. Se è vero
che per dieci anni la Provincia fornirà un incentivo, è anche vero che la stessa Provincia non naviga nell'oro. Mi chiedo, dove saranno tolti questi contributi? A quali progetti? A quali soggetti? Quali capitoli di bilancio saranno intaccati? Per quale motivo la Provincia spinge così tanto al progetto di fusione se lo scopo finale è il risparmio? Inoltre, valutando la situazione di Valle, e non escludendo la possibilità che Tesero e Panchià possa essere l'unica fusione che andrà a realizzarsi, vado ancora a chiedermi: siamo proprio certi di essere gli unici due paesi così intelligenti da sfruttare questa grande opportunità offerta ci, oppure siamo davanti ad un misterioso Vaso di Pandora? E siamo proprio certi che tutti gli altri paesi della Valle ne risentiranno economicamente?

Non voglio entrare nel merito di concetti che non mi convengono e dei quali conosco poco, ma, vista così, questa fusione sembra un progetto fatto a metà. Fusione sì, ma modifica dei diritti d'uso civico no. Fusione sì, ma unificazione dei diritti zone di caccia no. Fusione sì, ma modifiche sui permessi di transito no. E non dimentichiamo: Tesero e Panchià sì, Predazzo e Ziano no! Non riesco a non vedere il progetto come una cosa incompleta. Non dimentichiamoci che i paesi da Tesero a Predazzo hanno iniziato un ambizioso progetto di gestione associata dell'ufficio tributi già qualche anno fa. Progetto che ha faticato a partire, questo è vero, ma che ha investito denaro e forza lavoro non indifferente. Che fine farà questo sforzo organizzativo? Rimarrà in atto (e qui torno a chiedermi che senso abbia se poi Tesero e Panchià scelgono la fusione, e Predazzo e Ziano no) oppure sarà smantellato buttando all'aria un sacco di risorse? Da quello che si sente in giro sembra che le gestioni associate continuino per la loro strada e quindi torno a chiedermi: allora, perché fare la fusione?

Tutto ciò premesso domenica 22 il mio voto sarà NO. Un NO che non è un'opposizione al progetto di per sé, ma che è il risultato dei troppi interrogativi e dubbi scaturiti da una informazione purtroppo scarsa e unilaterale. La mia posizione non voglia essere considerata come una presa di posizione contro le amministrazioni, che ammiro e ringrazio per il lavoro svolto, ma come frutto di una approfondita meditazione personale sulla splendida realtà in cui abbiamo la fortuna di vivere.

Concludo augurando a tutti voi amministratori un buon lavoro e auspicando un buon futuro per la nostra bella Valle, qualunque sia il risultato del referendum.


Cordiali saluti

 
                                     Flavia Vinante

07/05/15

SINDACO 2.0? DIFFICILE, QUASI IMPOSSIBILE.


Caro Orco, riassumo un pensiero sulla politica teserana com'è e come dovrebbe essere.

1. La squadra.

Il fallimento della lista Cambiare per Crescere era forse già scritto nella sua formazione. Non uno dei “centravanti” che nomini nel tuo post (Barbolini: analisi di una sconfitta annunciata... n.d.r.) fu disposto dall'origine a metterci la faccia, a giocare in attacco, a fare la punta. Poi alle prime difficoltà amministrative sbattono la porta, lasciando un inesperto Zanon a unire i fragili equilibri della politica comunale con onestà e coraggio. Il miglior uomo di questo quinquennio.
Carpella, Iellici e Barbolini erano uomini dotati di investitura popolare, non indifesi di fronte alla bruta indipendenza del burocrate. Ma forse tutto si tiene, se gli stessi hanno rinunciato alla loro missione (“trasparenza amministrativa, discussione dei problemi illuminata, analisi delle priorità, oculatezza e prudenza nella spesa, affrancamento dalle interferenze esterne dell'associazionismo paesano”) perché non guidati dal gionco -come lo chiami tu- ma dalla passione per il risultato... Come nelle migliori squadre di calcio le compagini di governo devono essere coese. Insomma per incidere sulla vita del paese e davvero risollevarlo serve una squadra, venuta dal basso, con comunità d'intenti, e un vero bomber che sappia tradurre in azioni le idee che vengono proposte dai suoi.

2. Principi e idee.

Le due liste teserane in campo mostrano soprattutto pochezza d’idee. Tre cose di questa vacuità colpiscono.

Primo: la ricchezza di splendidi principi: etica, trasparenza, impegno ben 2 volte - che non ci sia il sospetto... - perfino umiltà e rispetto. Tutto cose che un cittadino dovrebbe dare per scontate. E siccome non lo sono diventano argomento elettorale, a scapito di quelle idee che sono le uniche a poter arricchire una comunità di fronte a poche risorse e meno indipendenza. Le idee sono o buone o cattive, e non costano nulla. Ma al contrario dei Princìpi, che restano, cambiano e alimentano l'azione (politica) degli uomini.

I problemi di Tesero sono sempre gli stessi. Il Paese si trova da anni a un bivio: con meno risorse come può attrarre persone, attività imprenditoriali e creare valore per i suoi cittadini? I temi sul tavolo dovrebbero essere noti:

a) Come rafforzare il rapporto fra e integrare il centro urbano e le periferie Pampeago, Lago e Piera? Ad esempio, come rilanciare il centro sportivo di Lago e come trasformare Tesero paese in un centro turistico (e non nel dormitorio di Cavalese)?

b) Come sostenere le numerose attività artigianali e ritagliare uno spazio a quelle commerciali (rimaste)?

c) Come porre fine al caos urbanistico (Tesero, cosa sei? Dimmelo tu!), tutelare le aree agricole (ne avremo bisogno), e sfruttare le risorse naturali di cui disponiamo in un'ottica di fruizione più ampia del territorio? Non è forse uno dei più bei borghi d’Italia? Forse le idee ci sono ma nessuno le vuole spendere. Perché si rischia di sbagliare o scontentare qualcuno.

Secondo. La campagna elettorale è nella miglior tradizione paesana fatta al bar e dura il tempo di un battito d’ali. I primi volantini compaiono un mese prima del voto. Gli incontri con l'elettore sono ridotti all'ultima settimana. Il “pensatoio” locale va curato sempre, prima, durante e soprattutto dopo. Prima di partire si dica dove si vuole arrivare e come, e saremo tutti disponibili a contribuire.

Terzo. La debolezza delle comunicazione che segue naturalmente da Primo e Secondo. Se ho poche idee ma confuse e non voglio discuterle perché mai dovrei cercare di diffonderle? Il futuro sindaco si adegui ai tempi, sia 2.0: apra un blog pensionando il costoso giornalino; di più si esponga a critiche e vi risponda con argomentata veemenza.

Chiudo. Messi in fila alcuni ragionamenti io credo che il bomber ce l'abbiamo e sta in provincia. Che le idee si possono raccogliere e gli strumenti sono tutti davanti a noi. Che vincere è forse più facile che governare. E che ci vuole passione e attenzione al dettaglio.
Cari elettori, questi sono i suonatori e con questi tocca suonare.
Ci vediamo al seggio. Sicuramente.
 
Evgeny


*****


Evgeny, scusa il ritardo, ma in questi giorni sono indaffarato a rincorrere le mie api sciamanti e di tempo me ne avanza quasi niente. Hai messo troppa carne al fuoco, non posso risponderti puntualmente, quindi prendo un po' qui e un po' là.

Condivido la necessità del pensatoio permanente. Ma dubito lo si possa realizzare. Raffazzonare 30 persone a caso un mese prima del voto è l’eterna presa per il culo degli elettori (ammesso che ad essi di ciò gliene importi). Il risultato è un sinedrio di muti e straniti apprendisti, che coprono il numero di persone previsto per quell'assemblea e alzano a comando la mano. Ma un consesso siffatto aggiunge al danno anche la beffa e cioè mortifica e umilia le eventuali rare eccezioni pensanti presenti al suo interno. Condivido anche la proposta di sopprimere il costoso apologetico giornalino comunale e di sostituirlo con un blog del sindaco che ‘obblighi moralmente' quest’ultimo a confrontarsi in modo diretto con le istanze della cittadinanza. E’ da vedere poi se il sindaco di turno accetterà di mettersi così faticosamente in gioco… Mi trovo d’accordo anche con le tue considerazioni sulla pochezza di idee offerte alla popolazione in questa tornata elettorale (e non solo in questa). Ma, a questo proposito, devo annotare che lo scadimento, anche numerico dell’offerta (2 sole liste contro le 9 di Cavalese) è diretta conseguenza del P.U.T. (pensiero unico teserano) di cui qui già scrivemmo.


So di ripetermi ma credo che il punto sia proprio questo. Se una generazione e mezza di Teserani (proprio quella che ora porta al giudizio degli elettori alcuni suoi rappresentanti) è cresciuta a base di Tendoni di San Bartolomeo, Mondiali, Presepi e Corte, si può pretendere che da quella emergano amministratori consapevoli della complessità della gestione della cosa pubblica, dei delicati equilibri territoriali, della necessità urgente non di licenziare nuovi piani urbanistici che vadano a intaccare ulteriori aree vergini, ma di negare ogni altra richiesta in tal senso? Come puoi pensare che trent'anni di 'libera baracca' e di 'facciamo tutti quello che ci pare' possano alimentare un qualche pensatoio permanente? Per questa gente, finché ci sarà un prato (e soldi e un fuoristrada), gli parrà del tutto ovvio chiedere, anzi pretendere, che quel prato, ovunque si trovi, venga "fabbricato". E come puoi sperare che questi nuovi Teserani immaginino un menu diverso e più qualitativo rispetto a quello consumato negli ultimi trent'anni (dal 1985, l'alfa delle nostre disgrazie e l'omega dalla "sapienza" teserana) e possano portare idee nuove per un paese anch'esso 2.0? It's impossible!

Dissento da te invece su una cosa. Cioè sulle capacità taumaturgiche di quel bomber che, se non ho capito male, corrisponderebbe proprio a quel signor P attualmente a pane e acqua in Provincia. Se quella è la soluzione per svoltare allora permettimi di dirti che non hai capito. Quello che indichi non è affatto un bomber, ma casomai, passando dalla metafora calcistica a quella bellica, un bombardiere nemico che ha ridotto in macerie il paese. Un attimo di onestà intellettuale! Non difendiamo l’indifendibile soltanto perché grazie alle 3 edizioni dei suoi mondiali le strutture alberghiere locali hanno fatto il tutto esaurito per (15 giorni x 3 edizioni = 45!) quarantacinque giorni. Se non abbiamo il coraggio di ammettere la verità non ha senso parlare. Dici: cosa facciamo del centro sportivo di Lago? Appunto! Perché mai dovremmo essere noi a dare un senso a quella roba là. Chi l’ha voluta, dicendoci che il turismo con quella avrebbe fatto un clamoroso salto qualitativo? Lui! Chi l’ha ampliata per ben tre volte, raccontandoci sempre la stessa bufala? Lui! Chi vi ha fatto aggiungere inutili ulteriori costose appendici (ponte pedonale in legno sull’Avisio, da quattro passaggi all’anno!!? Lui! E piazza Battisti, quell'orrendo attuale contenitore d'automobili? Ti ricordi il concorso di idee per trasformarla in un’area pedonale con piante e panchine, posteggi interrati, aree di intrattenimenti estivi all’aperto, eccetera? Bello, no? Certo, costava un po', ma forse se i quattrini non si fossero buttati anno dopo anno nel baratro "mondiale" almeno un qualche stralcio lo si sarebbe potuto realizzare. E allora? Ci prendiamo in giro? Abbiamo un paese che fa da dormitorio a Cavalese con strade e piazze che ci si “’ngamberla te i bolognini”?  Ma chi ha suggerito l'agenda politica di questo paese dal 1985 sino al 2013? Chi, salvo una breve parentesi dal 1990 al 1992, è sempre stato all’interno della “sala dei bottoni” teserana, condizionando pesantemente tutte le scelte di Giunta? Sì, proprio lui, il tuo supposto bomber! Quella sarebbe la soluzione? Non credo proprio! Se pensi che quel tale possa miracolosamente rinsavire e trasformarsi nel salvatore della patria ti stai sbagliando.
 
L'Orco







01/10/14

PERCHE' NO? PERCHE' NO!

Da una lettrice di Cavalese riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente intervento.

Signor Degodenz, ho letto sul blog la Casa dell’Orco la sua lettera di dimissioni. Anche se mi pareva ben strano, in prima ho pensato a un suo slancio di generosità. Forse, mi son detta, si è già pentito di rubare i soldi al popolo e vuol cedere la sua sedia dorata di consigliere regionale al primo dei trombati in lista. Ma dopo ci sono venuta sopra che non era uno da slanci di quel tipo e ho ben capito che le dimissioni si riferivano soltanto al posto dentro al comitato dei mondiali.
Le scrivo perché in conclusione di quella lettera lei augura ai volontari suoi sostenitori le migliori fortune, non ultima quella di poter ottenere, “perché no”, per la quarta volta i mondiali di fondo. Quelle parole mi hanno irritata molto e le dico e le scrivo invece forte e chiaro perché no! col punto esclamativo. Dico no perché le cose dimostrano che alle precedenti edizioni del 1991, del 2003 e del 2013 non è seguito nessun miglioramento dell’economia turistica della valle e del Trentino. E se anche mi dirà il contrario, perché non ammetterà mai di essersi sbagliato, la realtà è la realtà e lei non può smentirla né con parole false né con i giornalini propagandistici che non manca mai di farmi arrivare a casa.
Dico di più, a far le spese del suo finto altruismo è sempre stato l’ente pubblico pagatore, il cosiddetto Pantalone, che mi pare lei ha sempre ben usato a suo pro. Dei suoi ce ne ha messi pochini, sono stati sempre i contribuenti a caricarsi i costi di realizzazione e poi quelli di gestione delle inutili cose da lei fatte costruire. Poi, tanto per farci passare ancora una volta per cretini, parlando a Radio Fiemme ci rassicurava che però non saranno cattedrali nel deserto, ma lo sono eccome. Apra gli occhi. Legga un po’ di più, in proposito sui giornali anche di recente ne troverà di tutti i colori. La cosa che più mi fa rabbia è che voi, cioè lei e i volontari, non siate mai stati capaci di dire e dare i numeri dei costi e dei benefici. Chiacchiere sin che basta, ma numeri mai.
E sinché lei faceva il consigliere comunale del paese e insieme il presidente del comitato organizzatore questa superficialità si poteva per modo di dire anche tollerare. Adesso però che è diventato un politico di grado superiore no. Adesso in teoria lei rappresenta molte più persone ed esse pretendono da parte di un rappresentante di professione una visione della realtà un po’ meno ristretta di quella a cui era abituato prima. Chi l’ha votata vuole, penso, che lei capisca com’è la situazione dell’economia e della società non solo in val di Fiemme, ma anche come minimo in Trentino e magari un po’ più in là e perciò ragioni in modo diverso e più ampio. Per questo suo nuovo ruolo pubblico io credo che non dovrebbe permettersi di dire un’altra volta ancora: “mondiali, perché no”.
Mi dispiace dover fare la scortese, ma sto chiodo fisso dei mondiali, dei mondiali e ancora dei mondiali a me la rende insopportabile e mi fa credere che, tolte le grosse indennità percepite, di cui lei a Trento si è subito occupato, la sostanza dei politici di questa sladrata nazione è ben poca cosa.

Francesca Vanzo - Cavalese

16/09/10

LETTERE & INTERVENTI


Caro Orco,

come sai sono un tuo affezionato lettore, che al pari dei tanti frequentatori di questo blog ha notato con piacere la ricomparsa della tua vena grafologica con l’approssimarsi dell’autunno. Ad essere sincero sono rimasto un po’ indietro con i compiti, in quanto per diversi motivi negli ultimi dieci giorni ho viaggiato un po’ in giro per l’Europa fino ad arrivare, da ultimo, a passare uno splendido fine settimana sulle spiagge della Sardegna. Tornato ai patri lidi, fra le varie cose mi sono affrettato ad aggiornarmi sulla interessante querelle che hai avviato da qualche tempo con i locali astrofili a proposito del costruendo osservatorio. Scorrendo indietro le pagine sono arrivato ad uno dei vari post dedicati, datato 4 settembre, che mi è sembrato particolarmente stimolante. Inizialmente in verità credevo di avere sbagliato argomento, ma poi verso la fine dello scritto il discorso è rientrato nel seminato, evitando in zona Cesarini lo spiacevole inconveniente del fuori tema, che in altre sedi avrebbe comportato il “4” d’ufficio. Tuttavia mi è rimasto un piccolo tarlo, per cui ho deciso di prendere carta e penna, pardon, tastiera e video, e presentarti il mio modesto contributo.
Dunque, il post in questione parla di un tuo amico con il quale hai ben poche idee in comune, ma che non ti hanno impedito, almeno finora, di intrattenere con esso civili e proficui rapporti. Il pomo della discordia, o meglio, ciò per cui tu non ti dai pace e che (mi permetto di indovinare io) potrebbe lacerare a tal punto il rapporto da rompere la vostra amicizia è la sua inguaribile, incrollabile, perfino fastidiosa e totale fede nella scienza e in ciò che da essa ne deriva. Una persona del genere non può che essere totalmente arida e incapace di provare la benché minima emozione, per non parlare di sentimento e figurarsi l’amore. Per fortuna io e te siamo fatti di altra pasta. Noi, per quanto i nostri percorsi di vita siano diversi condividiamo quella sana diffidenza verso ciò che è nuovo ed in particolare che non conosciamo (e diciamola tutta: per questo motivo un pochino ci spaventa). Come sai, nel mio piccolo, un po’ di scienza mi occupo anch’io ed ecco perché mi sono sentito di intrufolarmi nel discorso. “Non sia mai”, mi sono detto, “che la mia povera esperienza in materia riesca a salvare questo rapporto”. Io infatti mi colloco giusto nel mezzo della contesa poiché, pur provenendo da un mondo razionalista di conoscenze scientifiche non mi sognerei mai di accettare a scatola chiusa un risultato o un’applicazione solo perché materialmente realizzabile. Ti faccio un esempio: il caso degli OGM da te citato. Mentre il tuo amico (a quanto tu scrivi) non aspetta altro che la Monsanto di turno brevetti le ciliegie novembrine, magari da cogliere dalle piante di geranio del balcone, o la patata al gusto di manzo in modo da risolvere definitivamente l’annoso problema del contorno da abbinare alla carne, io mi accontenterei di vedere liberalizzato uno dei pochissimi ogm passati finora sotto le forche caudine degli organismi preposti. Magari quel mais che con un piccolo gene in più, secerne la stessa tossina che gli agricoltori biologici spruzzano abbondantemente sui loro campi con risultati dubbi, o che quelli convenzionali sostituiscono con la perfida chimica sintetica. Cose modeste, niente di così catastrofico o innaturale o radicale. D’altro canto amico mio, è anche vero che se tu non provi a fare un passo nella direzione del tuo di amico, negando a priori qualsiasi dialogo sulla questione è chiaro che il povero ci rimane male.
Ma non sono qui per prendere le sue difese: qui stiamo parlando di uno che in nome del progresso accetta tutto e sottolineo tutto. Uno che se potesse si inserirebbe nella pelle il gene di un Africano per essere abbronzato tutto l’anno, che attende con ansia l’invenzione del cibo in pillole per poter finalmente spargere ettolitri di diserbante sugli inutili campi coltivati, simbolo di antica ignoranza. E chi più ne ha più ne metta. Sì, lo scientismo è una brutta bestia, ti impedisce di usare quello splendido organo che è il cuore, di impiegare la retorica nella sua accezione più alta per argomentare delle tesi invece di basarsi su quegli stupidi fatti e sulla deviante ragione. Guarda me invece, con la mia capacità di compromesso riesco a fare dei ragionamenti “umani” senza perdere di vista il senso pratico. E anche tu, che volete o nolente con la scienza e la tecnologia, per cause di forza maggiore ti trovi a convivere, hai sviluppato delle autodifese alla loro seduzione, degli anticorpi, come se fossi stato vaccinato…beh, no…forse ho usato un paragone infelice. Comunque hai capito, no?
Quanto al disprezzo nelle sue affermazioni, forse (te lo dico bonariamente) pecchi un po’ di catastrofismo (il tuo amico qui si farebbe una sghignazzata, perdona l’assist involontario). Io credo che il frequentarti abbia semplicemente instillato nel suo animo arido un briciolo della tua capacità pungente di argomentare, della tua ironia, che a volte, nell’impeto del discorso possono essere scambiate per disprezzo. Poi, abbi pazienza, te lo dico dal basso della mia marginale frequentazione di quel mondo: è frustrante (altro che positivista, gente così cerca certezze nella scienza per colmare i vuoti spirituali e chissà quali altri…) per persone come lui vedere gente brava, appassionata, che ha dedicato anni e anni di lavoro, messa sullo stesso piano del primo opinionista TV in nome del politicamente corretto. Qui un po’ gli darai ragione, tu che tutto sei fuori che uno prostrato alle convenzioni. Teniamo i fatti separati dalle (pur legittime) opinioni.
Per concludere questa mia prolissa riflessione ti devo confessare che ancora un dubbio mi attanaglia: perché, con già tutti i limiti che caratterizzano il tuo amico, tacciarlo anche d’incoerenza? Avendo ancora minimamente a cuore le sorti del rapporto, mi pare si rischi di recidere quell’ultima bava di ragnatela che lo sorregge. Se, come asserisci, gli Ambientalisti sono le uniche persone a capire ed avere a cuore l’eco sistema e il tuo amico li avversa, perfino li disprezza, allora per la proprietà transitiva (scusa, piccola deformazione professionale) lui è un nemico dell’ambiente, quindi lo scempio che progetta di compiere è pienamente in linea con il suo modo di vedere. Non ha niente a che fare con l’effetto rigenerante che per due genuini amanti della natura (quella con la n maiuscola) come tu ed io possiamo apprezzare. Persone così lo fanno per opportunismo, per noia, o come pocanzi ricordavo, per dare il loro contributo al massacro dell’ambiente. Se poi c’è qualche uccellino che la mattina sveglia il Nostro troppo presto o delle fronde gli ostruiranno la vista (la domanda è: cosa se ne fa uno così del panorama?!), sempre coerentemente con il suo pensiero, avrà di sicuro a portata di mano la soluzione scientificamente più rapida ed efficace per sistemare l’inconveniente.
Piuttosto caro Orco, la tua accusa mi ha portato alla mente quell’altro tuo amico, Dario mi pare si chiami, quello così attaccato alle cose di una volta. Quello che: la modernità è la più grossa piaga che nostro Signore ha mandato in Terra. Quello che ha ancora ’l fogolar averto, che gira coi zocoli de legno, quello che va col car dai palanci e per scrivere, a differenza di noi corrotti (un po’ lo siamo anche noi), usa ancora inchiostro e calamaio. Quella sì è una persona con gli attributi! Pensa se invece si scoprisse che al posto del caridel usa l’ape per far visita ai suoi insetti preferiti, o che ha in casa un ammorbante riscaldamento a metano invece dalla naturale stufa a legna. E che dire, se invece della carta da lettera si fosse nell’intimo corrotto a tal punto da nascondere nel profondo del scazabanco un mouse e una tastiera? Ecco, in quel caso avremmo smascherato il più lapalissiano degli esempi di incoerenza!
Per fortuna le cose non stanno così, per cui tienti stretto questo secondo amico e veglia sempre sulla sua virtù. Quanto all’altro, tutto sommato forse è un bene che te ne liberi. Con gli estremisti si va sempre a finire male.
Con amicizia,

Balthazar

24/11/09

PENSO MALE?


Innanzitutto un meritato “bravi!” alla banda di Dodiciville–BZ e alla M^ Cäcilia Perkmann per il concerto di mer. 19/11 (l’esibizione era in realtà una prova generale del prossimo impegno ufficiale previsto per sabato 28/11 a BZ). Come l’anno scorso, anche questa volta si è trattato di una notevole lezione di musica bandistica per il pubblico presente, purtroppo composto da non più di 40-50 persone in tutto, in gran parte bandisti e appassionati della musica per banda, recatisi al concerto per ascoltare. Una banda di questo livello meriterebbe senz’altro un pubblico più numeroso, ancorché silenzioso ed attento (elementi che, purtroppo, spesso mancano). Detto ciò, non posso non commentare il post “Che banda!”, dato che tira in ballo, con uno sfogo abbastanza gratuito, la banda di Tesero (che, ricordo, era coinvolta dal punto di vista organizzativo nell’evento di cui sopra -allestimento conchiglia su richiesta del CML-; inoltre, è il caso di ricordare che la BSEDT promuove la musica bandistica da 14 anni a questa parte anche con una rassegna primaverile, fuori stagione, che vede la partecipazione di bande di buon livello e che è sempre stata intesa come opportunità, offerta a bandisti e pubblico nostrano, di ascolto e di crescita musicale). Alcune considerazioni sintetiche circa le osservazioni poste da A.D.1. Perché chiamare in causa la banda di Tesero in un articolo teso a promuovere un concerto di un'altra realtà? Non bastava dire “stasera suonerà una banda che merita di essere ascoltata, siete tutti invitati”? O lo scopo principale era quello di denigrare, appunto gratuitamente, la banda di Tesero (e non solo, visto che il riferimento è a “qualsivoglia altro gruppo teserano”)? A che pro? Cosa abbiamo fatto di male ad A.D.? O forse trattasi di provocazione per il solo gusto di vedere la nostra reazione? Oppure il bersaglio era soprattutto il pubblico che viene ai nostri concerti e che, ahimè, latita in occasioni come quella cui sopra?
2. Dov’è tutta questa retorica sovrabbondante nei nostri concerti? Presentare (in maniera positiva, ovviamente) al pubblico il frutto di mesi di prove e impegno è per caso vietato? Mica diciamo, e ci mancherebbe altro, che siamo la miglior banda in circolazione o cose del genere: lungi da noi questo atteggiamento auto-celebrativo. Siamo consapevoli dei nostri limiti (come pure delle nostre potenzialità), tipici di un gruppo di musicisti amatori.
3. I ringraziamenti agli enti, oggettivamente, sono doverosi (per il sostegno sul piano economico di cui le associazioni come la nostra possono beneficiare) e sono aspetti che rientrano nell’evento “concerto”, non si possono certo eliminare. Mi sembra che ai nostri concerti quest’aspetto sia sotto controllo e rientri nella norma.
4. Il post apre con un riferimento alla sobrietà, alla “poca retorica”.Tuttavia, in contraddizione con questo auspicio, viene poi pubblicato il curriculum della banda di Dodiciville: non è forse anch’esso un po’ autocelebrativo? D’altra parte una presentazione in campo musicale, come in tanti altri ambiti, non può che essere connotata in senso positivo e auto-promozionale. 5. Il discorso del “suonare come motore aggregante di un gruppo di musicisti dilettanti” è senz’altro condivisibile e, poiché la critica era rivolta -di riflesso- alla nostra banda, va detto che siamo pienamente convinti dell’importanza di questo aspetto e il nostro costante impegno è proprio in quella direzione, senza tuttavia trascurare il piano sociale, aspetto che deve essere la naturale conseguenza dell’aggregazione intorno all’elemento fondante del suonare in gruppo, possibilmente al meglio delle proprie capacità.
6. Infine un’ultima precisazione: la banda di Dodiciville mer. 19/11 era sì composta da 40-45 elementi come viene detto nel post, ma in realtà l’organico al completo è di quasi 60 suonatori (cfr. www.mkz.bz.it/mitglieder.php e
www.vsm.bz.it/de/bezirk bozen/musikkapellen.asp). Una quindicina di loro però mercoledì sera erano assenti.

Cordialmente, Massimo Cristel - BSEDT

Gentile Massimo, permettimi di dire che ti fa onore l’aver difeso le ragioni della banda che presiedi su una ‘tribuna’ non allineata come questa. Altri al tuo posto, in perfetto stile teserano, avrebbero soprasseduto. La dialettica è importante. Così si fa! Data la qualità del tuo scritto e la puntualità delle argomentazioni contrapposte alle mie lo ripropongo all’attenzione di chi legge e mi permetto qui di seguito una breve replica.
Dunque, la mia non è una provocazione gratuita. È una provocazione presuntuosamente speranzosa di vedere finalmente un soprassalto di coscienza collettiva che attendo invano da 30 anni. Che ancora non vedo. Che ancora non c’è. Che forse non ci sarà mai. Non che mi illuda, però magari, di provocazione in provocazione... Chissà. Ti sconcerto perché vedi da parte mia un attacco alla banda di Tesero? Non è esattamente così. Non è un attacco alla banda in senso stretto. È un attacco allo stile locale, al quale anche la banda dà naturalmente il suo bel contributo. Questo sì. È vero che voi benemeritamente promuovete concerti per banda e mettete a disposizione la vostra capacità operativa. E di questo ve ne sono grato. Ma un’associazione culturale musicale i concerti, oltre a promuoverli e a organizzarli, dovrebbe pretendere che perlomeno i suoi affiliati soprattutto li presenziassero. L’altra sera di bandisti al concerto ce n’erano una quindicina all’incirca, e gli altri 55 dov’erano? Ma non è questo il punto, perché gli impegni sono tanti e può anche capitare di non avere il tempo per. Il punto è che così è sempre. Non una volta ogni tanto. Fu così anche l’anno scorso in occasione della prima visita della banda di Dodiciville. E così accadde con la rassegna bandistica primaverile da voi organizzata; tant’è che per mancanza di pubblico dopo qualche anno modificaste la formula originaria che prevedeva due appuntamenti pomeridiani domenicali. Eccetera. Accade sempre, sistematicamente, quando non ci sono i nostri a fare la loro “bella fegüra!” (è una citazione dotta, molto significativa, di un tuo vecchio predecessore). È una defezione ‘fisiologica’ che mette a nudo la verità delle cose e cioè che in questo paese si millanta. Dopo anni di osservazione non ho più alcun dubbio in merito. E di millanteria in millanteria qualcuno poi potrebbe convincersi di essere ciò che non è e introiettare supponenza, che, come ben sai, inibisce ogni proposito di miglioramento. E qui certo il mio ragionamento include altre realtà paesane. Lo snobismo vale, con gradazioni diverse, per tutte le attività associazionistiche locali. Da un lato tutto viene sovrastimato, dall’altro, quasi tutto denigrato, e quasi sempre boicottato. Se sono dei nostri, teatro pieno, se sono foresti, teatro vuoto! Se facciamo noi, bellissimo, se fanno gli altri, merda…
Basterebbe soltanto un po’ di curiosità. Ascoltare, girare e confrontare per rendersi conto che neppure la produzione artistica locale è puro oro colato. Anche da noi ci si arrangia come si può e come fanno tutti. Con la differenza che dalle altre parti si ha il buon gusto di non enfatizzare troppo. E invece a Tesero (tornando alla banda) ad ogni vostro nuovo concerto l’autorità di turno che sale sul palco per i rituali saluti dell’amministrazione comunale ripete come un disco rotto che la sensibilità musicale di Tesero non ha eguali (un sindaco di un po’ di tempo fa si spinse addirittura a dire che forse, dal punto di vista musicale Tesero non ha pari in Europa!!!). Beh allora, se permetti che faccia 1 + 1, dico che c’è qualcosa che non va. Ci si vuole far passare per fessi. Perché se in campo musicale asserisci di essere il paese più sensibile d’Europa il teatro, con gioia ed attenzione, lo devi riempire sempre, non soltanto quando suona la banda del paese! Tanto più se a suonare (o a recitare, o a cantare) arriva qualcuno che sai essere di livello superiore al tuo. A questo proposito ti ricordo che persino l’orchestra Haydn, che dopo Stava si era resa disponibile a offrire annualmente un concerto commemorativo, ben presto, con un qualche pretesto, rinunciò a riproporsi al cospetto di un pubblico così sopraffino (‘memorabile’ fu l’adagio dell’ “Eroica” eseguito tra gente che russava in sala e un indecente andirivieni).
Questa è la retorica sovrabbondante cui mi riferivo. Posso capire il politico che ne approfitti, magnificando urbi et orbi alla platea in visibilio qualità e meriti che non ci sono; perché è qui che lui deve prendere i voti, non a Dodiciville! Capisco un po’ meno chi di fronte anche a prestazioni non eccezionali, o addirittura mediocri, accetti sempre e con rinnovato compiacimento l’encomio immeritato. Questa è un’ incapacità di autocritica pericolosa, che se non corretta o ravveduta sprofonda nel campanilismo più deteriore. Ma forse mi sbaglio e se è così chiedo scusa a te, al Maestro e a tutti i bandisti. Ciao

A.D.

INCANTO NOTTURNO

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Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

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Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
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PASSATO

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Foto Orco

ANCORA ROSA

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Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

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foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

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LA BAMBOLA SABINA

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LA VAL DEL SALIME

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SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

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