01/10/20
IL LOGORO REFRAIN DELLA 'CULTURA' TESERANA
11/01/18
BASTA LA TRASPARENZA?
A quel tempo però, cosa tutt'altro che secondaria, i depositanti cavavano qualcosa dai loro risparmi; le commissioni bancarie erano ridottissime; gli impiegati, già ben pagati (il più ambito posto fisso del tempo!), non erano ancora un esercito. Soprattutto però, i consiglieri 'dilettanti' venivano gratificati soltanto con un modesto gettone di presenza e con il riconoscimento che la comunità di appartenenza tributava loro per il barboso impegno periodico che la carica ricoperta richiedeva. L'è tel consiglio de la cassa rurale! E tanto gli bastava.
Poi arrivò la globalizzazione. Le piccole casse rurali cominciarono a palesare deficit di competitività e si trovarono nella necessità di 'potenziare il motore', aggiungendo sinergia attraverso operazioni di fusione. Successe così anche da noi. Dapprima Tesero con Panchià e Ziano con Predazzo. Poi Tesero e Panchià con Ziano e Predazzo, che divenne da allora la Cassa Rurale di Fiemme. In un gioco obbligato dove l'istituto originario più piccolo cedeva via via alla cassa più corposa una parte della propria autonomia e specificità. Così, di fusione in fusione, di inglobamento in inglobamento, le peculiari caratteristiche di quei piccoli istituti di credito, tanto care all'ideologo della cooperazione trentina don Lorenzo Guetti, e cioè la vicinanza ai soci, la riconoscibilità sociale, l'attenzione capillare alle istanze della comunità, la modestia e lo spirito di servizio degli amministratori, scomparvero velocemente.
Ad esse subentrarono anonimato, spersonalizzazione, lontananza. Lo 'zio Luigi' - com'era chiamato bonariamente dai soci della cassa rurale di Tesero l'allora direttore Canal - che scendendo dal piano superiore della vecchia sede incontrava i clienti allo sportello e con essi si soffermava a dire due parole, ora è stato sostituito da un funzionario di cui la maggioranza dei soci non conosce né il nome, né l'identità.
L'ultima fusione, tra la Cassa Rurale di Fiemme e la Cassa Rurale Centrofiemme, avvenuta pochi giorni fa, non farà che aumentare questo straniamento tra i soci, teorici proprietari dell'istituto, e i propri amministratori.
E se, come si racconta, la globalizzazione altro non permette, di questo passo arriveremo tra non molto ad un'unica cassa rurale trentina. A quel punto tutti gli amministratori saranno persone sconosciute e anonime. Conseguentemente, visto poi che rispetto ai tempi dello 'zio Luigi' di vantaggi economici le casse rurali non riescono più a darne, quale sarà la motivazione per convincere un potenziale nuovo cliente a scegliere esse anziché altre banche presenti sul territorio?
Agli attuali tassi di interesse, per cavar fuori da un qualsiasi strumento finanziario disponibile sul mercato il corrispettivo di quanto percepisce il meno gratificato dei consiglieri, di cui alla sopraesposta tabella, dovremmo tutti essere dei nababbi, dalla disponibilità di denaro ragguardevolissima.
Ma se questo è ciò che passa il convento globalizzato e però il 'dilettantismo' è ancora ben presente all'interno dei consigli di amministrazione, è onesto nei confronti dei soci liquidare a quegli stessi 'dilettanti' quel po' po' di prebende? O siamo tutti diventati politici arrembanti a caccia di comode cadreghe ben pagate? Con quale consapevolezza e con quale bagaglio culturale ci si candida ad amministrare una cassa rurale della quale poco o nulla si sa? Dov'è finito lo spirito di don Guetti?
Se depositare denaro non remunera più e ogni piccola operazione costa indecentemente, sarebbe doveroso ridurre in proporzione agli amministratori le laute prebende che oggi intascano. Non basta la trasparenza. Serve l'onestà!
A.D.
28/09/17
TRA VENT'ANNI (ANCORA UNA GENERAZIONE) - 1° SCENARIO
L'espansione urbanistica, miracolosamente bloccatasi durante la grande depressione di inizio millennio (2007 - 2016), ma poi ripresasi con crescente virulenza, avrà raggiunto il massimo rapporto possibile (un abitante, una casa) e cementificato anche le ultime praterie un tempo esistenti, sino all'estremo limite dei boschi. Di conseguenza, i mostruosi autoveicoli di quell'epoca, obbligati ad attraversare il centro per raggiungere le residenze periferiche, avranno reso, se possibile, ancor più squallido e rumoroso l'antico storico abitato. Esso, deturpato dall'abbandono e dall'incuria, sarà allora occupato per lo più da immigrati nordafricani e asiatici, affluiti durante le bibliche migrazioni degli anni Dieci/Venti del terzo millennio.
Il museo etnografico di Casa Moretto, custodirà qualche segno delle antiche vestigia dell'Età dell'oro: una benna in salice per il trasporto del letame, due sarchi, una grighela per il trasporto dei chèni de pin, tre comacci, un aratro austriaco Krogmann, alcuni libri devozionali con bordature rosse, qualche addobbo dell'altare di Begnesin della processione del Corpus Domini, la tonaca consunta dell'ultimo parroco, un paio di coppe color Pentecoste della sua ultima amante.
L'assenza di negozi (la cooperativa era stata dismessa già nel 2023) avrà finalmente! imposto a tutti l'uso dell' autoveicolo privato e l'obbligo di recarsi fuori porta anche per gli acquisti alimentari di prima necessità. Il traffico incessante da e per, generato da quei vettori incredibilmente ingombranti, per la viabilità interna risulterà di conseguenza faticosissimo, intenso e caotico.
Così, nel tentativo di renderlo più fluido, i nuovi amministratori comunali, ex bambini, non soltanto concepiti, ma anche cresciuti in 'macchina', e forse per questo incapaci di idealizzare uno stile di vita alternativo, avranno fatto costruire altre strade, demolendo qui e là storici edifici ritenuti d'intralcio, senza ottenere però risultati apprezzabili.
Del territorio produttivo primario, sino a ottant'anni prima fonte di lavoro e garanzia di sostentamento dell'intera popolazione, sarà rimasto quasi nulla. Con la scomparsa dei prati, dei campi e degli orti se ne sarà andata anche la memoria collettiva della loro fondamentale importanza. La deturpazione ambientale e paesaggistica avrà raggiunto picchi mai visti, ma l'indignazione, per l'apatia di quella popolazione meticciata e spuria, sarà pari a zero. Ci saranno posteggi ovunque e sarà questa l'immagine emblematica colta immediatamente anche dall'occhio distratto. Ogni interstizio di terreno privato libero sarà stato espropriato e trasformato in 'posto auto'.
La cementificazione massiva avrà prodotto un innalzamento della temperatura media del microclima locale di 1,4 gradi Celsius. Non nevicherà più e le piste da sci saranno per forza di cose rese agibili soltanto mediante abnormi produzioni di neve artificiale e corrispettivi stratosferici costi energetici e ambientali (nuovi bacini acquiferi in quota). Tutti gli abitanti, allora, saranno stati costretti ad improvvisarsi albergatori, però i costi d'impianto e d'esercizio, per loro fortuna, esattamente come adesso, saranno totalmente a carico dell'ente pubblico. Non di meno, le aziende artigiane fattureranno le prestazioni di manutenzione alberghiera direttamente alla Provincia e gli ormai incongrui agritur, sviluppatisi un po' dappertutto all'inizio del terzo millennio, saranno trasformati in bed & breakfast, per totale mancanza del supporto primario.
L’esercito dei laureati, ingrossatosi a dismisura (uno studente, una laurea, perché così sarà imposto per legge!), avrà prodotto a sua volta precariato di terzo grado. I pochi giovani non laureati saranno costretti ad espatriare (la cosiddetta fuga dei cervellini), e solo i più scafati di loro, quelli con qualche residuo 'santo in paradiso', riusciranno ancora a trovare un lavoro di nicchia e di supporto nell’unica economia esistente. I laureati invece (previo superamento di rigorosissimo concorso) avranno l'opportunità di impiegarsi in qualità di comparsa sui palcoscenici e nei recital promozionali turistici. Questa sarà la più ricercata e ambita, nonché unica, professione possibile. Le Corte estive e quelle invernali, i Martedì e i Giovedì, le Slizolae, le Marcialonghe, le Olimpiadi estive ed autunnali, i Mondiali di fondo, quelli di ski roll, di bocce, di watten, le Sky race e le River race (lungo l'Avisio), le Tonde, le Corse coi sacchi e quelle coi trampoli, affideranno le cabine di regia e i microfoni per le infinite premiazioni esclusivamente a fior di centodiecielodisti.
Di questi, soltanto quelli davvero super godranno di un po' di autonomia e potranno ritagliarsi spazi acconci ai loro studi. In particolare troveranno fortuna e lavoro i paleontologi che si occuperanno della riesumazione in laboratorio delle antiche locali attività di allevamento e i glottologi che invece interpreteranno l’antico idioma locale, basandosi sulle preziose memorie del citato Gilmozzi.
Anche gli astrofisici avranno qualche opportunità di lavoro alla ricerca di mondi lontani presso l'I.O.C. (International Observer Coeli) di Monte Zanon. Rimarrà ben poco altro per sopravvivere.
Ario D.
19/05/16
DUBBI
07/05/15
SINDACO 2.0? DIFFICILE, QUASI IMPOSSIBILE.
Carpella, Iellici e Barbolini erano uomini dotati di investitura popolare, non indifesi di fronte alla bruta indipendenza del burocrate. Ma forse tutto si tiene, se gli stessi hanno rinunciato alla loro missione (“trasparenza amministrativa, discussione dei problemi illuminata, analisi delle priorità, oculatezza e prudenza nella spesa, affrancamento dalle interferenze esterne dell'associazionismo paesano”) perché non guidati dal gionco -come lo chiami tu- ma dalla passione per il risultato... Come nelle migliori squadre di calcio le compagini di governo devono essere coese. Insomma per incidere sulla vita del paese e davvero risollevarlo serve una squadra, venuta dal basso, con comunità d'intenti, e un vero bomber che sappia tradurre in azioni le idee che vengono proposte dai suoi.
Terzo. La debolezza delle comunicazione che segue naturalmente da Primo e Secondo. Se ho poche idee ma confuse e non voglio discuterle perché mai dovrei cercare di diffonderle? Il futuro sindaco si adegui ai tempi, sia 2.0: apra un blog pensionando il costoso giornalino; di più si esponga a critiche e vi risponda con argomentata veemenza.
Cari elettori, questi sono i suonatori e con questi tocca suonare.
Ci vediamo al seggio. Sicuramente.
01/10/14
PERCHE' NO? PERCHE' NO!
E
sinché lei faceva il consigliere comunale del paese e insieme il
presidente del comitato organizzatore questa superficialità si
poteva per modo di dire anche tollerare. Adesso però che è
diventato un politico di grado superiore no. Adesso in teoria
lei rappresenta molte più persone ed esse pretendono da parte di un
rappresentante di professione una visione della realtà un po’ meno
ristretta di quella a cui era abituato prima. Chi l’ha votata
vuole, penso, che lei capisca com’è la situazione dell’economia
e della società non solo in val di Fiemme, ma anche come minimo in
Trentino e magari un po’ più in là e perciò ragioni in modo
diverso e più ampio. Per questo suo nuovo ruolo pubblico io credo
che non dovrebbe permettersi di dire un’altra volta ancora:
“mondiali, perché no”.16/09/10
LETTERE & INTERVENTI

Dunque, il post in questione parla di un tuo amico con il quale hai ben poche idee in comune, ma che non ti hanno impedito, almeno finora, di intrattenere con esso civili e proficui rapporti. Il pomo della discordia, o meglio, ciò per cui tu non ti dai pace e che (mi permetto di indovinare io) potrebbe lacerare a tal punto il rapporto da rompere la vostra amicizia è la sua inguaribile, incrollabile, perfino fastidiosa e totale fede nella scienza e in ciò che da essa ne deriva. Una persona del genere non può che essere totalmente arida e incapace di provare la benché minima emozione, per non parlare di sentimento e figurarsi l’amore. Per fortuna io e te siamo fatti di altra pasta. Noi, per quanto i nostri percorsi di vita siano diversi condividiamo quella sana diffidenza verso ciò che è nuovo ed in particolare che non conosciamo (e diciamola tutta: per questo motivo un pochino ci spaventa). Come sai, nel mio piccolo, un po’ di scienza mi occupo anch’io ed ecco perché mi sono sentito di intrufolarmi nel discorso. “Non sia mai”, mi sono detto, “che la mia povera esperienza in materia riesca a salvare questo rapporto”. Io infatti mi colloco giusto nel mezzo della contesa poiché, pur provenendo da un mondo razionalista di conoscenze scientifiche non mi sognerei mai di accettare a scatola chiusa un risultato o un’applicazione solo perché materialmente realizzabile. Ti faccio un esempio: il caso degli OGM da te citato. Mentre il tuo amico (a quanto tu scrivi) non aspetta altro che la Monsanto di turno brevetti le ciliegie novembrine, magari da cogliere dalle piante di geranio del balcone, o la patata al gusto di manzo in modo da risolvere definitivamente l’annoso problema del contorno da abbinare alla carne, io mi accontenterei di vedere liberalizzato uno dei pochissimi ogm passati finora sotto le forche caudine degli organismi preposti. Magari quel mais che con un piccolo gene in più, secerne la stessa tossina che gli agricoltori biologici spruzzano abbondantemente sui loro campi con risultati dubbi, o che quelli convenzionali sostituiscono con la perfida chimica sintetica. Cose modeste, niente di così catastrofico o innaturale o radicale. D’altro canto amico mio, è anche vero che se tu non provi a fare un passo nella direzione del tuo di amico, negando a priori qualsiasi dialogo sulla questione è chiaro che il povero ci rimane male.
Ma non sono qui per prendere le sue difese: qui stiamo parlando di uno che in nome del progresso accetta tutto e sottolineo tutto. Uno che se potesse si inserirebbe nella pelle il gene di un Africano per essere abbronzato tutto l’anno, che attende con ansia l’invenzione del cibo in pillole per poter finalmente spargere ettolitri di diserbante sugli inutili campi coltivati, simbolo di antica ignoranza. E chi più ne ha più ne metta. Sì, lo scientismo è una brutta bestia, ti impedisce di usare quello splendido organo che è il cuore, di impiegare la retorica nella sua accezione più alta per argomentare delle tesi invece di basarsi su quegli stupidi fatti e sulla deviante ragione. Guarda me invece, con la mia capacità di compromesso riesco a fare dei ragionamenti “umani” senza perdere di vista il senso pratico. E anche tu, che volete o nolente con la scienza e la tecnologia, per cause di forza maggiore ti trovi a convivere, hai sviluppato delle autodifese alla loro seduzione, degli anticorpi, come se fossi stato vaccinato…beh, no…forse ho usato un paragone infelice. Comunque hai capito, no?
Quanto al disprezzo nelle sue affermazioni, forse (te lo dico bonariamente) pecchi un po’ di catastrofismo (il tuo amico qui si farebbe una sghignazzata, perdona l’assist involontario). Io credo che il frequentarti abbia semplicemente instillato nel suo animo arido un briciolo della tua capacità pungente di argomentare, della tua ironia, che a volte, nell’impeto del discorso possono essere scambiate per disprezzo. Poi, abbi pazienza, te lo dico dal basso della mia marginale frequentazione di quel mondo: è frustrante (altro che positivista, gente così cerca certezze nella scienza per colmare i vuoti spirituali e chissà quali altri…) per persone come lui vedere gente brava, appassionata, che ha dedicato anni e anni di lavoro, messa sullo stesso piano del primo opinionista TV in nome del politicamente corretto. Qui un po’ gli darai ragione, tu che tutto sei fuori che uno prostrato alle convenzioni. Teniamo i fatti separati dalle (pur legittime) opinioni.
Per concludere questa mia prolissa riflessione ti devo confessare che ancora un dubbio mi attanaglia: perché, con già tutti i limiti che caratterizzano il tuo amico, tacciarlo anche d’incoerenza? Avendo ancora minimamente a cuore le sorti del rapporto, mi pare si rischi di recidere quell’ultima bava di ragnatela che lo sorregge. Se, come asserisci, gli Ambientalisti sono le uniche persone a capire ed avere a cuore l’eco sistema e il tuo amico li avversa, perfino li disprezza, allora per la proprietà transitiva (scusa, piccola deformazione professionale) lui è un nemico dell’ambiente, quindi lo scempio che progetta di compiere è pienamente in linea con il suo modo di vedere. Non ha niente a che fare con l’effetto rigenerante che per due genuini amanti della natura (quella con la n maiuscola) come tu ed io possiamo apprezzare. Persone così lo fanno per opportunismo, per noia, o come pocanzi ricordavo, per dare il loro contributo al massacro dell’ambiente. Se poi c’è qualche uccellino che la mattina sveglia il Nostro troppo presto o delle fronde gli ostruiranno la vista (la domanda è: cosa se ne fa uno così del panorama?!), sempre coerentemente con il suo pensiero, avrà di sicuro a portata di mano la soluzione scientificamente più rapida ed efficace per sistemare l’inconveniente.
Piuttosto caro Orco, la tua accusa mi ha portato alla mente quell’altro tuo amico, Dario mi pare si chiami, quello così attaccato alle cose di una volta. Quello che: la modernità è la più grossa piaga che nostro Signore ha mandato in Terra. Quello che ha ancora ’l fogolar averto, che gira coi zocoli de legno, quello che va col car dai palanci e per scrivere, a differenza di noi corrotti (un po’ lo siamo anche noi), usa ancora inchiostro e calamaio. Quella sì è una persona con gli attributi! Pensa se invece si scoprisse che al posto del caridel usa l’ape per far visita ai suoi insetti preferiti, o che ha in casa un ammorbante riscaldamento a metano invece dalla naturale stufa a legna. E che dire, se invece della carta da lettera si fosse nell’intimo corrotto a tal punto da nascondere nel profondo del scazabanco un mouse e una tastiera? Ecco, in quel caso avremmo smascherato il più lapalissiano degli esempi di incoerenza!
Per fortuna le cose non stanno così, per cui tienti stretto questo secondo amico e veglia sempre sulla sua virtù. Quanto all’altro, tutto sommato forse è un bene che te ne liberi. Con gli estremisti si va sempre a finire male.
Con amicizia,
Balthazar
24/11/09
PENSO MALE?

Innanzitutto un meritato “bravi!” alla banda di Dodiciville–BZ e alla M^ Cäcilia Perkmann per il concerto di mer. 19/11 (l’esibizione era in realtà una prova generale del prossimo impegno ufficiale previsto per sabato 28/11 a BZ). Come l’anno scorso, anche questa volta si è trattato di una notevole lezione di musica bandistica per il pubblico presente, purtroppo composto da non più di 40-50 persone in tutto, in gran parte bandisti e appassionati della musica per banda, recatisi al concerto per ascoltare. Una banda di questo livello meriterebbe senz’altro un pubblico più numeroso, ancorché silenzioso ed attento (elementi che, purtroppo, spesso mancano). Detto ciò, non posso non commentare il post “Che banda!”, dato che tira in ballo, con uno sfogo abbastanza gratuito, la banda di Tesero (che, ricordo, era coinvolta dal punto di vista organizzativo nell’evento di cui sopra -allestimento conchiglia su richiesta del CML-; inoltre, è il caso di ricordare che la BSEDT promuove la musica bandistica da 14 anni a questa parte anche con una rassegna primaverile, fuori stagione, che vede la partecipazione di bande di buon livello e che è sempre stata intesa come opportunità, offerta a bandisti e pubblico nostrano, di ascolto e di crescita musicale). Alcune considerazioni sintetiche circa le osservazioni poste da A.D.1. Perché chiamare in causa la banda di Tesero in un articolo teso a promuovere un concerto di un'altra realtà? Non bastava dire “stasera suonerà una banda che merita di essere ascoltata, siete tutti invitati”? O lo scopo principale era quello di denigrare, appunto gratuitamente, la banda di Tesero (e non solo, visto che il riferimento è a “qualsivoglia altro gruppo teserano”)? A che pro? Cosa abbiamo fatto di male ad A.D.? O forse trattasi di provocazione per il solo gusto di vedere la nostra reazione? Oppure il bersaglio era soprattutto il pubblico che viene ai nostri concerti e che, ahimè, latita in occasioni come quella cui sopra?
2. Dov’è tutta questa retorica sovrabbondante nei nostri concerti? Presentare (in maniera positiva, ovviamente) al pubblico il frutto di mesi di prove e impegno è per caso vietato? Mica diciamo, e ci mancherebbe altro, che siamo la miglior banda in circolazione o cose del genere: lungi da noi questo atteggiamento auto-celebrativo. Siamo consapevoli dei nostri limiti (come pure delle nostre potenzialità), tipici di un gruppo di musicisti amatori.
3. I ringraziamenti agli enti, oggettivamente, sono doverosi (per il sostegno sul piano economico di cui le associazioni come la nostra possono beneficiare) e sono aspetti che rientrano nell’evento “concerto”, non si possono certo eliminare. Mi sembra che ai nostri concerti quest’aspetto sia sotto controllo e rientri nella norma.
4. Il post apre con un riferimento alla sobrietà, alla “poca retorica”.Tuttavia, in contraddizione con questo auspicio, viene poi pubblicato il curriculum della banda di Dodiciville: non è forse anch’esso un po’ autocelebrativo? D’altra parte una presentazione in campo musicale, come in tanti altri ambiti, non può che essere connotata in senso positivo e auto-promozionale. 5. Il discorso del “suonare come motore aggregante di un gruppo di musicisti dilettanti” è senz’altro condivisibile e, poiché la critica era rivolta -di riflesso- alla nostra banda, va detto che siamo pienamente convinti dell’importanza di questo aspetto e il nostro costante impegno è proprio in quella direzione, senza tuttavia trascurare il piano sociale, aspetto che deve essere la naturale conseguenza dell’aggregazione intorno all’elemento fondante del suonare in gruppo, possibilmente al meglio delle proprie capacità.
6. Infine un’ultima precisazione: la banda di Dodiciville mer. 19/11 era sì composta da 40-45 elementi come viene detto nel post, ma in realtà l’organico al completo è di quasi 60 suonatori (cfr. www.mkz.bz.it/mitglieder.php e www.vsm.bz.it/de/bezirk bozen/musikkapellen.asp). Una quindicina di loro però mercoledì sera erano assenti.
Cordialmente, Massimo Cristel - BSEDT
Gentile Massimo, permettimi di dire che ti fa onore l’aver difeso le ragioni della banda che presiedi su una ‘tribuna’ non allineata come questa. Altri al tuo posto, in perfetto stile teserano, avrebbero soprasseduto. La dialettica è importante. Così si fa! Data la qualità del tuo scritto e la puntualità delle argomentazioni contrapposte alle mie lo ripropongo all’attenzione di chi legge e mi permetto qui di seguito una breve replica.
Dunque, la mia non è una provocazione gratuita. È una provocazione presuntuosamente speranzosa di vedere finalmente un soprassalto di coscienza collettiva che attendo invano da 30 anni. Che ancora non vedo. Che ancora non c’è. Che forse non ci sarà mai. Non che mi illuda, però magari, di provocazione in provocazione... Chissà. Ti sconcerto perché vedi da parte mia un attacco alla banda di Tesero? Non è esattamente così. Non è un attacco alla banda in senso stretto. È un attacco allo stile locale, al quale anche la banda dà naturalmente il suo bel contributo. Questo sì. È vero che voi benemeritamente promuovete concerti per banda e mettete a disposizione la vostra capacità operativa. E di questo ve ne sono grato. Ma un’associazione culturale musicale i concerti, oltre a promuoverli e a organizzarli, dovrebbe pretendere che perlomeno i suoi affiliati soprattutto li presenziassero. L’altra sera di bandisti al concerto ce n’erano una quindicina all’incirca, e gli altri 55 dov’erano? Ma non è questo il punto, perché gli impegni sono tanti e può anche capitare di non avere il tempo per. Il punto è che così è sempre. Non una volta ogni tanto. Fu così anche l’anno scorso in occasione della prima visita della banda di Dodiciville. E così accadde con la rassegna bandistica primaverile da voi organizzata; tant’è che per mancanza di pubblico dopo qualche anno modificaste la formula originaria che prevedeva due appuntamenti pomeridiani domenicali. Eccetera. Accade sempre, sistematicamente, quando non ci sono i nostri a fare la loro “bella fegüra!” (è una citazione dotta, molto significativa, di un tuo vecchio predecessore). È una defezione ‘fisiologica’ che mette a nudo la verità delle cose e cioè che in questo paese si millanta. Dopo anni di osservazione non ho più alcun dubbio in merito. E di millanteria in millanteria qualcuno poi potrebbe convincersi di essere ciò che non è e introiettare supponenza, che, come ben sai, inibisce ogni proposito di miglioramento. E qui certo il mio ragionamento include altre realtà paesane. Lo snobismo vale, con gradazioni diverse, per tutte le attività associazionistiche locali. Da un lato tutto viene sovrastimato, dall’altro, quasi tutto denigrato, e quasi sempre boicottato. Se sono dei nostri, teatro pieno, se sono foresti, teatro vuoto! Se facciamo noi, bellissimo, se fanno gli altri, merda…
Basterebbe soltanto un po’ di curiosità. Ascoltare, girare e confrontare per rendersi conto che neppure la produzione artistica locale è puro oro colato. Anche da noi ci si arrangia come si può e come fanno tutti. Con la differenza che dalle altre parti si ha il buon gusto di non enfatizzare troppo. E invece a Tesero (tornando alla banda) ad ogni vostro nuovo concerto l’autorità di turno che sale sul palco per i rituali saluti dell’amministrazione comunale ripete come un disco rotto che la sensibilità musicale di Tesero non ha eguali (un sindaco di un po’ di tempo fa si spinse addirittura a dire che forse, dal punto di vista musicale Tesero non ha pari in Europa!!!). Beh allora, se permetti che faccia 1 + 1, dico che c’è qualcosa che non va. Ci si vuole far passare per fessi. Perché se in campo musicale asserisci di essere il paese più sensibile d’Europa il teatro, con gioia ed attenzione, lo devi riempire sempre, non soltanto quando suona la banda del paese! Tanto più se a suonare (o a recitare, o a cantare) arriva qualcuno che sai essere di livello superiore al tuo. A questo proposito ti ricordo che persino l’orchestra Haydn, che dopo Stava si era resa disponibile a offrire annualmente un concerto commemorativo, ben presto, con un qualche pretesto, rinunciò a riproporsi al cospetto di un pubblico così sopraffino (‘memorabile’ fu l’adagio dell’ “Eroica” eseguito tra gente che russava in sala e un indecente andirivieni).
Questa è la retorica sovrabbondante cui mi riferivo. Posso capire il politico che ne approfitti, magnificando urbi et orbi alla platea in visibilio qualità e meriti che non ci sono; perché è qui che lui deve prendere i voti, non a Dodiciville! Capisco un po’ meno chi di fronte anche a prestazioni non eccezionali, o addirittura mediocri, accetti sempre e con rinnovato compiacimento l’encomio immeritato. Questa è un’ incapacità di autocritica pericolosa, che se non corretta o ravveduta sprofonda nel campanilismo più deteriore. Ma forse mi sbaglio e se è così chiedo scusa a te, al Maestro e a tutti i bandisti. Ciao
A.D.
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