18/04/13

TEMPISMO



Premessa: sono recentemente incappato in questo interessante stralcio di articolo sul sito di una delle nostre testate regionali.
Non nascondo lo sconforto nell'apprendere che ciò che pensavo fosse solo una barzelletta sia stato effettivamente attuato; ma, mi son detto, il pezzo nasconde anche un accenno di speranza. Anche chi per mesi si è speso in pomposa sebbene un tantino patetica propaganda sa dare spazio a critiche, anche se, ci si perdoni il cinico e certamente infondato sospetto, le dolci "sviolinate" arrivarono puntuali alle porte dei mondiali, mentre le voci fuori coro giungono ora, a mo' di eco, con qualche settimana di ritardo. D'altronde la forte opposizione già si impose contro lo scempio della bretella Fondovalle-Tesero, che senso aveva discutere pure su una quisquilia da pochi milioni di euro come quella degli autobus ad idrogeno?
Ora, che il parere di un De Luca qualsiasi (con tutto il rispetto) risvegli improvvisamente un mai visto spirito critico giornalistico nelle redazioni dei nostri quotidiani è già di per se un evento di rilievo, ma vorrei limitare la natura del mio intervento ad aspetti più prettamente tecnico-scientifici.
Tralasciando inizialmente i dettagli economici, che almeno a livello puramente etico-ecologico dovrebbero passare in secondo piano, uno dei punti che si possono in parte decifrare dall'articolo è il seguente: L'IDROGENO NON È SOSTENIBILE A PRESCINDERE. In più, aggiungo io, esso non è una FONTE di energia, ma ne è semplicemente un VETTORE, un portatore. Ed è proprio questo fatto a gettar luce sulla inesorabile, costante natura perversa e propagandistica dell'agire politico a tutti i livelli, locale, provinciale, nazionale.
L'idrogeno, è vero, potrebbe davvero rappresentare una via verso un futuro più sostenibile, ma bisogna fare attenzione a chi lo spaccia per la panacea di ogni cancro antropogenico di cui è affetto il nostro ambiente. Vorrei qui proporre una breve lista (aperta) di alcune delle problematiche da risolvere in merito:
- La produzione del famigerato gas, ad oggi, è basata essenzialmente sulla trasformazione in idrogeno (più altri prodotti di scarto) di combustibili fossili. Il bilancio dell'efficienza totale dalla risorsa primaria al chilometro percorso (il cosidetto good-to-wheel) non da indicazioni così chiare sul fatto che l'idrogeno sia una buona soluzione. In più, le tanto combattute emissioni di anidride carbonica non vengono ridotte, almeno fintanto che non entri in funzione su larga scala il cosiddetto Carbon Capture and Storage, un sistema di raccolta e stoccaggio della CO2 in peraltro discutibili riserve sotterranee dedicate. Soluzioni più avanzate sono tutt'ora oggetto di ricerca che, fatta eccezione per l'elettrolisi, si trova ancora in stato embrionale.
- La mancanza di infrastruttura di trasporto e distribuzione fa sì che, per consegnare l'idrogeno ai distributori (cattedrali nel deserto come quello di Panchià), lo si debba trasportare con normalissimi camion, per lo più facenti uso di normalissima benzina.
- La questione dell'immagazzinamento dell'idrogeno è tutt'altro che triviale a livello tecnologico. Enormi sforzi di ricerca, soprattutto per quel che concerne i materiali, saranno necessari nel prossimo futuro per garantire un efficiente e sicuro stoccaggio del combustibile.
Ciò detto, e tornando per un attimo al lato economico della faccenda, viene da chiedersi come mai a nessuno tra regnanti, organizzatori e finanziatori sia venuto il dubbio che quei soldi potessero essere impiegati in modo migliore. Solo per buttare lì un paio di idee, perché non si è destinato il denaro a progetti di ricerca, magari proprio nel campo dell'idrogeno? Oppure, in termini di progetti concreti, a soluzioni più genuinamente sostenibili come la famosa seconda centralina idroelettrica, per la quale sembra che di fondi non ce ne siano più? O ancora, perché non utilizzare i fondi per un piano di riqualificazione serio che abbia l'obiettivo di rendere più appetibile l'unico mezzo di trasporto veramente sostenibile, e cioè "nar a peòti"?
Ma è ovvio che è molto più facile farsi fregio di uno specchietto per le allodole, ordinare tre autobus, affittare un appezzamento e costruirci una inutile stazione di rifornimento. E non ci si doveva aspettare altro da chi ci comanda. Quello che però lascia senza speranza è la sterilità del dibattito pubblico quando si tratti di problemi che non hanno, almeno apparentemente, impatto immediato e diretto sugli interessi della popolazione o di una parte di essa. La classe dirigente parassita, passiva, venditrice di aria fritta che ci ritroviamo è, dunque, il giusto compenso per la cecità e l'ignavia che le dimostriamo.

Lorenzo

02/04/13

IMPASSE



“La casa brucia, non c’è più tempo da perdere” grida il prode Alfano. Ha ragione, ma dimentica di nominare la lunga schiera dei piromani, alla quale lui stesso appartiene. La situazione è grave e la crisi politico/istituzionale nazionale riflette esattamente quella economica e sociale del Paese. Tutto lascia intendere che la via d’uscita, se mai ne esista una, sia ancora molto lontana. 
Non si pensi però che le ragioni del disastro economico-sociale italiano originino esclusivamente dalla sciatteria e dalle malversazioni di “Roma ladrona”. Anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo contribuito, eccome, al rogo del Belpaese. Per esempio, votando per vent’anni, anche recentissimamente, con demente inconsapevolezza gli attizzatori anzidetti. E poi, più specificatamente, permettendo con altrettanta demente inconsapevolezza, che proprio qui, nella nostra amata terra natia, un comitato d’affari, legittimato fra gli altri da  1300 gaudenti volontari, sperperasse indecentemente e reiteratamente pubbliche preziose risorse finanziarie.

Dunque, passando dal macrocosmo nazionale al microcosmo paesano,  finiti nel dimenticatoio i mondiali di fondo e smaltite le conseguenti ubriacature collettive, si torna alla routine.

L’amministrazione tace e guarda preoccupata alle casse vuote. I lavori di manutenzione ambientale in attesa di urgente risposta, per esempio della strada di campagna Tesero/Saltojo che sta andando alla malora, dovranno aspettare tempi migliori. Così come quelli per la realizzazione del marciapiede Tesero/Piera, da tempo inutilmente invocati… Soprattutto però l’Amministrazione tace perché non ha nulla da dire. Il consiglio comunale, ovvero, teoricamente, il cenacolo del pensiero, dell’analisi e della proposta, non riesce né a elaborare idee né ad analizzare problemi. Niente slanci, niente sogni, niente di niente. L’amministrazione Delladio –  glielo si deve riconoscere – verso la fine del suo lungo governo, bandì un concorso di idee per la sistemazione di piazza Battisti. Fu quello, senza dubbio, il momento più alto dell’attività ideativa da parte di un’assemblea comunale teserana che a memoria si ricordi. Non se ne fece nulla, purtroppo. Ma da allora in poi, non si è riusciti nemmeno più a pensare: solo ordinaria amministrazione e bolso  inseguimento delle idee altrui, spesso non esattamente di interesse generale. E’ curioso, tanto per dirne una, che il tema della mobilità sosteniblie non abbiano sinora suscitato nei componenti di quel cenacolo alcun interesse reale. Argomento questo che da solo, se concretamente risolto, avvicinerebbe le valli avisiane all’eccellenza turistica svizzera. Ma evidentemente ai capi popolo la questione non preme. “Cosa volete che c’interessi del treno dell’Avisio. Utopie! ‘Creiamo’ piuttosto qualche posto macchina in più…” pare essere il pensiero unanime del consiglio…

È sconfortante ma è così: le colonne d’Ercole del paese sono le Corte, i Presepi, Lago e Pampeago! Non ci si aspetti nient’altro. Il volar alto non è nel corredo genetico di questa amministrazione. Rassegnamoci. E si rassegni anche il presidente di Transdolomites, qui recentemente ospitato, ché da questi illuminati non riceverà né sostegno, né collaborazione. La mobilità alternativa intesa dai nostri la si pratica solo una volta o due all’anno, d’intesa con le altre municipalità di valle e corrispondendo alla richiesta  dei promotori turistici. In allegria ed anarchia. Con calessi, mongolfiere, monopattini e pedalò. Tutto fa immagine e promoziòn. L’importante è che alla fine, dopo sei ore di divertimento collettivo, i valligiani possano usare nuovamente lo Stradone per esercitare l’unica mobilità che conoscono e amano veramente.



A.D.

30/03/13

SOGNO O REALTÀ?



Alla fine di gennaio del  1892 Paolo Oss Mazzurana, sindaco di Trento, ottenne da parte del Ministero del Commercio di Vienna l'autorizzazione per avviare lo studio di alcune ferrovie locali a scartamento ridotto. Il  Comitato Ferroviario Trentino che si interessò ai progetti delle linee ferroviarie fiemmesi, si fece promotore, auspice l'on. Lanzerotti, deputato trentino negli anni che precedettero il primo conflitto mondiale, di una serie di studi per dotare il Tirolo meridionale di una rete ferroviaria a scartamento ridotto da realizzarsi secondo una schema razionale. A fronte dei primi passi che si muovevano nel settore del turismo con il sorgere dei primi Grand Hotel nelle zone più rinomate, il Comitato si poneva il problema delle vie di comunicazione ritenute presupposto essenziale per l'avvio dello sviluppo dell'era del turismo. Guardando alle opportunità di un complesso ferroviario il Comitato riteneva che non fosse opportuno ragionare in un sistema di reti ferroviarie in ambito regionale, ma inserito in un contesto più vasto. L'orizzonte guardava alla vicina Svizzera già allora maestra nelle infrastrutture turistiche e che gestiva una moderna rete di ferrovie elettriche che collegavano le più rinomate infrastrutture turistiche. Queste erano le considerazioni che portarono all'idea di una trasversale ferroviaria soprattutto nella parte orientale della Confederazione che partisse da Belluno ed arrivasse a Saint. Moritz. Questo fu il pensiero di allora e questa è la visione che Transdolomites in questi anni, a cominciare dal progetto della ferrovia dell'Avisio sta proponendo. La visione di allora venne messa in discussione prima dal Primo conflitto mondiale. In seguito, l'avvento dell'automobile  dagli  anni 60  si rivelò per qualche tempo più vantaggiosa rispetto al treno. Ora gli equilibri si sono rovesciati; mantenere l'automobile non è più alla portata di tutti, la mobilità su ferro ritrova competitività ed è vista come opportunità per il futuro. L'assalto delle macchine sulle Alpi sta compromettendo il futuro del turismo e la richiesta di fare turismo in treno in alternativa  all'auto privata è in costante aumento, ma ciò che manca sono le infrastrutture ferroviarie che collegano città e pianura con l'arco alpino e le Dolomiti. L'idea del corridoio ferroviario tra la Svizzera e la regione dolomitica è più che mai attuale. Lo ha dimostrato l'incontro di Transdolomites tenutosi nel novembre 2012 a Milano presso il Segretariato Generale della Camera di Commercio Svizzera e questo interesse trova ora la sua conferma. In accordo con lo stesso Segretariato, abbiamo avviato le procedure per organizzare a Milano nel maggio 2013 un evento di grande importanza che puntiamo a promuovere all'attenzione nazionale. Abbiamo confermato agli svizzeri la nostra intenzione e decisione di presentare a Milano l'idea progettuale della ferrovia dell'Avisio come tassello nella composizione del corridoio ferroviario italo-svizzero dinanzi ad una platea selezionata di investitori; banchieri società ferroviarie, operatori del settore del turismo. L'obiettivo è promuovere il finanziamento del progetto di ferrovia dell'Avisio per giungere alla formula del partenariato pubblico/privato. A metà aprile sarò a Milano per partecipare all'incontro organizzativo dell'evento  che trova la Svizzera fortemente concorde con la visione e l'operato di Transdolomites. Sede dell'evento sarà lo Swiss Corner in Via Palestro a Milano. Forte anche l'interesse di Confindustria Belluno ad essere presente attivamente all'evento di Milano per presentare l'idea progettuale del Treno delle Dolomiti per la realizzazione del corridoio Venezia-Cortina-Zermatt. Per l'occasione Confindustria Belluno inviterà a Milano Willy Hüsler, che per conto di Confindustria ha realizzato lo studio del Treno dell'Avisio. La presenza di Transdolomites con Confindustria è la conferma del rapporto di collaborazione concordato nel gennaio 2013 sul tema della promozione della mobilità ferroviaria in ambito dolomitico. Quello di Milano sarà il primo di una serie di iniziative che Transdolomites promuoverà prossimamente a livello nazionale ed europeo per avviare un processo progettuale ferroviario dolomitico che si rivolga a potenziali investitori. A dare completezza al questo percorso dovrà in contemporanea muoversi la costituzione della Fondazione della Ferrovia dell'Avisio, altro obiettivo che come associazione intendiamo promuovere. Passo fondamentale per avviare il concreto coinvolgimento delle valli dell'Avisio nella fase progettuale e realizzativa della ferrovia. Guardando in avanti, il nostro proposito è puntare a portare negli U.S.A, in occasione di una conferenza mondiale delle ferrovie, la visione delle ferrovie delle Dolomiti. Sappiamo che negli U.S.A questo tema è molto sentito. Una troupe statunitense che in questo periodo si trova in regione per delle riprese televisive si è detta entusiasta per le iniziative legate alla ex ferrovia Ora-Predazzo.  Per questo traguardo siamo già al lavoro.



Massimo Girardi – Presidente di Transdolomites

23/03/13

OSSESSIONI



Ripetiamo in premessa il concetto: parlando d’auto, nessuna ulteriore infrastruttura potrà modificare sostanzialmente la qualità complessiva del paese, perché l' auto-mobilità è anarchia e dipendenza e come ogni dipendenza, assecondandola, non la si riduce ma la si alimenta. Lo dimostrano inequivocabilmente l’interrato e il parcheggio in superficie realizzati  l’uno a breve distanza dall’altro in località Noal-Merisol-Fossi. Ebbene, nonostante le due nuove infrastrutture di servizio siano entrambe funzionanti da tempo (29 garage sotterranei la prima, 25 posti auto in superficie la seconda), le vetture parcheggiate davanti alla canonica e nel soprastante parcheggio del teatro sono, mediamente, le stesse che stazionavano prima della realizzazione di quelle due opere. Quindi? Quindi, senza un improbabile cambio radicale di mentalità, da perseguire eventualmente con mirate strategie comunicative, il paese lo si potrà pure trasformare in un groviera di interrati e di piazzole di parcheggio, ma in giro avremo sempre lo stesso identico movimento di traffico e l’identica quantità di auto in sosta non autorizzata. Se è vizio è vizio! Pertanto non è aggiungendo infrastrutture che lo si toglie, ma, casomai, lo si può moderare inibendo determinate zone, anche ampie, di suolo pubblico alla mobilità privata. Solo a quel punto diventerà ovvio e logico per tutti non usare l’auto per percorrenze inferiori ai  4/500 metri, come molti fanno invece ogni giorno. Più strade, più parcheggi, più infrastrutture metti a disposizione, più l’auto-dipendenza ne pretenderà in aggiunta. E pazienza se l’amico Oscar (che non si offenderà certo per la citazione) sta cosa così astrusa da capire non l’ abbia ancora metabolizzata. E’ inammissibile però  che siano gli amministratori a non capirla e che favorire l’auto-mobilità sia la loro principale ossessione. Diamo loro un consiglio. Si guardino un po’ in giro. Le grandi e anche le piccole scoperte si fanno osservando, non raccattando  ruffianate in osteria e dando credito alla superficialità dei luoghi comuni Gli amministratori, sindaco in testa, dovrebbero camminare di più per il paese, in lungo e in largo, ogni giorno, verificare sul campo le situazioni, e poi escogitare soluzioni razionali. Forse allora smetterebbero di equivocare e sperperare le sempre più scarse risorse.

E a proposito delle auto-ossessioni amministrative, l’assessore ai LL.PP. del comune di Tesero Barbolini ci aveva promesso, un po’ di tempo fa, che non appena ultimato il nuovo posteggio dei Fossi, piazza della Chiesa sarebbe stata liberata finalmente dalle auto e ri-consegnata alla cittadinanza per  usi più acconci. Ora il posteggio, come detto, è in funzione, e i fedeli impossibilitati a raggiungere la parrocchia a piedi possono lasciare le loro autovetture nella capiente nuova infrastruttura comunale, salire la comoda scalinata che porta in via Merisol  e da lì raggiungere in pochi passi altrettanto comodamente la chiesa. Dunque siamo in attesa che la promessa di Barbolini si concretizzi. Ci auguriamo che non si tergiversi oltre adducendo il pretesto di una necessaria preventiva “risistemazione” della piazza, con tanto di progetto allegato e costi tecnico-burocratici aggiuntivi. Per mantenere quell’impegno non occorre modificare proprio niente, salvo cancellare gli attuali spazi di sosta delimitanti. Liberare lo spazio davanti alla chiesa è cosa immediatamente fattibile. Sgomberare e dare aria (buona) e spazio alla vista dal sagrato affinché fedeli e non, non debbano scendere la scalinata tra un'auto in manovra e un’altra. Visto che i soldi (di tutti) sono stati spesi e un altro spazio a verde è stato sacrificato, è giusto che la collettività abbia un’ immediata compensazione in termini di qualità ambientale.



L’Orco

21/03/13

GIORNATA DELL'ALBERO



Oggi inizia la primavera, ma ci toccherà aspettare almeno dieci giorni per poterla riconoscere. Purtroppo l’inverno che astronomicamente s’è chiuso ieri ha rispettato il cliché da cartolina oltre ogni aspettativa, proprio come qualcuno ai suoi tanti santi in paradiso aveva chiesto fosse.
In Italia le manifestazioni d’occasione per celebrare i passaggi stagionali sono numerose. Nella capitale e altrove, a cura di Fare Ambiente la giornata di oggi 21 marzo, denominata  Giornata dell'Albero e della Primavera sarà dedicata al rinverdimento e all'educazione ambientale. Gli alunni delle scuole, con i responsabili e i soci di Fare Ambiente, dimoreranno  nuove piante che verranno in seguito monitorate e curate. L’intento della proposta, patrocinata dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, è di sensibilizzare l'opinione pubblica sul valore fondamentale del patrimonio arboreo e boschivo.
"Questa giornata - afferma il presidente nazionale di Fare Ambiente Vincenzo Pepe - ha lo scopo di sensibilizzare soprattutto i bambini e i giovani al rispetto della natura e alla difesa del proprio territorio. La "Giornata dell'Albero e della Primavera" rappresenta un vero e proprio momento di festa e di informazione che naturalmente deve continuare per i giorni a seguire, al fine di salvaguardare il nostro patrimonio arboreo. Sarà un'iniziativa per richiamare l'attenzione sull'importanza, per l'uomo e per l'ambiente, di boschi e foreste, sul loro insostituibile ruolo di polmone verde della Terra. Questa festa intende inoltre promuovere a rango superiore l’educazione ambientale, auspicandone l’insegnamento obbligatorio nelle scuole.”
C’è da scommettere che nessun insegnante o amministratore locale di questa nostra sedicente Vallevviva farà alcunché in segno di adesione alla manifestazione nazionale. La verità, nonostante la ben nota retorica, è che siamo indecentemente lontani dalla comprensione dell'importanza primaria degli alberi e i nostri paesi (Cavalese lodevolmente escluso) di arboreo vivo non ne vogliono proprio sapere. Anzi, meno ce n’è e più sono contenti.  In particolare a Tesero il patrimonio di verde pubblico interno all’abitato storico è stato via via ridimensionato e quasi fatto sparire del tutto. Anno dopo anno, con pretesti diversi più o meno plausibili ma mai comprovati, le latifoglie pubbliche sono state decimate e ridotte a poche unità. Ma nemmeno agli impianti periferici più recenti è toccata miglior sorte. Basta, per esempio, percorrere via Restiesa per rendersene conto. L’ultima strage d’alberi è stata perpetrata nel tardo autunno scorso in via Fia, sopra l’asilo. Ufficialmente per far posto a un marciapiede. In realtà per dare ulteriore spazio alle auto, mai sazie di superficie da occupare e sempre ossessivamente al centro dei pensieri delle nostre amministrazioni. Anche l’ultimo maestoso tiglio antistante il palazzo scolastico, selvaggiamente mutilato per non si sa quale ragione due anni fa dalle motoseghe comunali, sta morendo nell’indifferenza generale dei passanti, degli insegnanti e degli amministratori. Non gli mancava proprio niente, era forte, in salute e d’estate, silenziosamente e gratuitamente profumava piacevolmente l’aria del vicinato. Ma aveva il torto, qui imperdonabile, di essere un ‘semplice’ albero e non già un imponente fuoristrada. D’altronde, come di recente scrivevamo, la sensibilità o c’è o non c’è. E da noi, al netto delle chiacchiere e della propaganda, di sensibilità ambientale ce n’è assai poca.

A.D.

19/03/13

L'ORA DI MUSICA



Recentemente, durante una delle tante due-ore di meditazione serale del venerdì  Jacopo si chiedeva se avesse ancora senso (se lo avesse mai avuto) insegnare musica nella scuola dell’obbligo. L’arte – diceva –  non è né per tutti, né di tutti; la sensibilità musicale non è apprendibile, o ce l’hai dentro o non ce l’hai. È  un istinto primigenio individuale. Chi ne è portatore è naturalmente ‘obbligato’ ad assecondarlo... La scuola può dunque servire?  Per affinare quell’istinto forse sì, anche se, scuola o non scuola, prima o poi esso in qualche modo si ‘arrangerebbe’. Ecco perché – continuava – per quanto l’intento pedagogico possa essere ‘nobile’, per una cosa così peculiarmente soggettiva, è insignificante abbozzarne l’idea  tra un’ora di matematica e una di storia, in una classe di alunni potenzialmente distratta e, appunto, ‘insensibile’.
Ai miei tempi quei 60 sgangherati minuti li chiamavano l’ora di musica. Ed in effetti – lo ricordo benissimo – quello spazio artistico altro non era che un’ora aggiuntiva di ricreazione al cospetto di un insegnante frastornato, tra le urla della classe e un grammofono che di funzionare non ne voleva sapere. A battagliare in quella hit parade ‘classica’ erano di solito in due: "La Moldava" e “Le quattro stagioni”, che però mai si aveva grazia di gustare interamente perché quando l’insegnate finalmente riusciva a domare il dispettoso giradischi, convincendolo con le cattive a diffondere dal vinile graffiato quel gracchiante sonoro, l’ora di musica se ne era quasi andata. Poi, con la faticosa evoluzione della didattica arrivarono anche i flauti di plastica rossa e i tamburelli  e dall’ascolto incompiuto della "Primavera" vivaldiana si  passò all’esecuzione del “Fra’ Martino” a canone…
Insomma, Jacopo mi ha convinto: quell’ora sarebbe meglio impiegarla a ripassare l’itagliano o la matem²atica. Materie che potrebbero ancora servire a vivere prosaicamente il quotidiano e forse a trovare un lavoro. Di sicuro ascoltare l’arte altrui a vivere così non serve. Ma a sognare e a fantasticare, sì. Cose però anch’esse né per tutti, né di tutti.

A.D.

SMS




C’è margine? Apparentemente no.
Ne vale la pena? Potrebbe...
Stiamo lavorando per noi.
E allora? Si aspetta.
I^ a.s. fatta.

Non siamo coperti.
Cinque o sei, giusti, possono bastare.
In 2 x 360 si può fare.
Vedremo chi esce sulla ruota di Trento.
Poi si decide.

L’Orco

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

MINU
Foto di Sabina

Archivio blog