18/04/13

TEMPISMO



Premessa: sono recentemente incappato in questo interessante stralcio di articolo sul sito di una delle nostre testate regionali.
Non nascondo lo sconforto nell'apprendere che ciò che pensavo fosse solo una barzelletta sia stato effettivamente attuato; ma, mi son detto, il pezzo nasconde anche un accenno di speranza. Anche chi per mesi si è speso in pomposa sebbene un tantino patetica propaganda sa dare spazio a critiche, anche se, ci si perdoni il cinico e certamente infondato sospetto, le dolci "sviolinate" arrivarono puntuali alle porte dei mondiali, mentre le voci fuori coro giungono ora, a mo' di eco, con qualche settimana di ritardo. D'altronde la forte opposizione già si impose contro lo scempio della bretella Fondovalle-Tesero, che senso aveva discutere pure su una quisquilia da pochi milioni di euro come quella degli autobus ad idrogeno?
Ora, che il parere di un De Luca qualsiasi (con tutto il rispetto) risvegli improvvisamente un mai visto spirito critico giornalistico nelle redazioni dei nostri quotidiani è già di per se un evento di rilievo, ma vorrei limitare la natura del mio intervento ad aspetti più prettamente tecnico-scientifici.
Tralasciando inizialmente i dettagli economici, che almeno a livello puramente etico-ecologico dovrebbero passare in secondo piano, uno dei punti che si possono in parte decifrare dall'articolo è il seguente: L'IDROGENO NON È SOSTENIBILE A PRESCINDERE. In più, aggiungo io, esso non è una FONTE di energia, ma ne è semplicemente un VETTORE, un portatore. Ed è proprio questo fatto a gettar luce sulla inesorabile, costante natura perversa e propagandistica dell'agire politico a tutti i livelli, locale, provinciale, nazionale.
L'idrogeno, è vero, potrebbe davvero rappresentare una via verso un futuro più sostenibile, ma bisogna fare attenzione a chi lo spaccia per la panacea di ogni cancro antropogenico di cui è affetto il nostro ambiente. Vorrei qui proporre una breve lista (aperta) di alcune delle problematiche da risolvere in merito:
- La produzione del famigerato gas, ad oggi, è basata essenzialmente sulla trasformazione in idrogeno (più altri prodotti di scarto) di combustibili fossili. Il bilancio dell'efficienza totale dalla risorsa primaria al chilometro percorso (il cosidetto good-to-wheel) non da indicazioni così chiare sul fatto che l'idrogeno sia una buona soluzione. In più, le tanto combattute emissioni di anidride carbonica non vengono ridotte, almeno fintanto che non entri in funzione su larga scala il cosiddetto Carbon Capture and Storage, un sistema di raccolta e stoccaggio della CO2 in peraltro discutibili riserve sotterranee dedicate. Soluzioni più avanzate sono tutt'ora oggetto di ricerca che, fatta eccezione per l'elettrolisi, si trova ancora in stato embrionale.
- La mancanza di infrastruttura di trasporto e distribuzione fa sì che, per consegnare l'idrogeno ai distributori (cattedrali nel deserto come quello di Panchià), lo si debba trasportare con normalissimi camion, per lo più facenti uso di normalissima benzina.
- La questione dell'immagazzinamento dell'idrogeno è tutt'altro che triviale a livello tecnologico. Enormi sforzi di ricerca, soprattutto per quel che concerne i materiali, saranno necessari nel prossimo futuro per garantire un efficiente e sicuro stoccaggio del combustibile.
Ciò detto, e tornando per un attimo al lato economico della faccenda, viene da chiedersi come mai a nessuno tra regnanti, organizzatori e finanziatori sia venuto il dubbio che quei soldi potessero essere impiegati in modo migliore. Solo per buttare lì un paio di idee, perché non si è destinato il denaro a progetti di ricerca, magari proprio nel campo dell'idrogeno? Oppure, in termini di progetti concreti, a soluzioni più genuinamente sostenibili come la famosa seconda centralina idroelettrica, per la quale sembra che di fondi non ce ne siano più? O ancora, perché non utilizzare i fondi per un piano di riqualificazione serio che abbia l'obiettivo di rendere più appetibile l'unico mezzo di trasporto veramente sostenibile, e cioè "nar a peòti"?
Ma è ovvio che è molto più facile farsi fregio di uno specchietto per le allodole, ordinare tre autobus, affittare un appezzamento e costruirci una inutile stazione di rifornimento. E non ci si doveva aspettare altro da chi ci comanda. Quello che però lascia senza speranza è la sterilità del dibattito pubblico quando si tratti di problemi che non hanno, almeno apparentemente, impatto immediato e diretto sugli interessi della popolazione o di una parte di essa. La classe dirigente parassita, passiva, venditrice di aria fritta che ci ritroviamo è, dunque, il giusto compenso per la cecità e l'ignavia che le dimostriamo.

Lorenzo

02/04/13

IMPASSE



“La casa brucia, non c’è più tempo da perdere” grida il prode Alfano. Ha ragione, ma dimentica di nominare la lunga schiera dei piromani, alla quale lui stesso appartiene. La situazione è grave e la crisi politico/istituzionale nazionale riflette esattamente quella economica e sociale del Paese. Tutto lascia intendere che la via d’uscita, se mai ne esista una, sia ancora molto lontana. 
Non si pensi però che le ragioni del disastro economico-sociale italiano originino esclusivamente dalla sciatteria e dalle malversazioni di “Roma ladrona”. Anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo contribuito, eccome, al rogo del Belpaese. Per esempio, votando per vent’anni, anche recentissimamente, con demente inconsapevolezza gli attizzatori anzidetti. E poi, più specificatamente, permettendo con altrettanta demente inconsapevolezza, che proprio qui, nella nostra amata terra natia, un comitato d’affari, legittimato fra gli altri da  1300 gaudenti volontari, sperperasse indecentemente e reiteratamente pubbliche preziose risorse finanziarie.

Dunque, passando dal macrocosmo nazionale al microcosmo paesano,  finiti nel dimenticatoio i mondiali di fondo e smaltite le conseguenti ubriacature collettive, si torna alla routine.

L’amministrazione tace e guarda preoccupata alle casse vuote. I lavori di manutenzione ambientale in attesa di urgente risposta, per esempio della strada di campagna Tesero/Saltojo che sta andando alla malora, dovranno aspettare tempi migliori. Così come quelli per la realizzazione del marciapiede Tesero/Piera, da tempo inutilmente invocati… Soprattutto però l’Amministrazione tace perché non ha nulla da dire. Il consiglio comunale, ovvero, teoricamente, il cenacolo del pensiero, dell’analisi e della proposta, non riesce né a elaborare idee né ad analizzare problemi. Niente slanci, niente sogni, niente di niente. L’amministrazione Delladio –  glielo si deve riconoscere – verso la fine del suo lungo governo, bandì un concorso di idee per la sistemazione di piazza Battisti. Fu quello, senza dubbio, il momento più alto dell’attività ideativa da parte di un’assemblea comunale teserana che a memoria si ricordi. Non se ne fece nulla, purtroppo. Ma da allora in poi, non si è riusciti nemmeno più a pensare: solo ordinaria amministrazione e bolso  inseguimento delle idee altrui, spesso non esattamente di interesse generale. E’ curioso, tanto per dirne una, che il tema della mobilità sosteniblie non abbiano sinora suscitato nei componenti di quel cenacolo alcun interesse reale. Argomento questo che da solo, se concretamente risolto, avvicinerebbe le valli avisiane all’eccellenza turistica svizzera. Ma evidentemente ai capi popolo la questione non preme. “Cosa volete che c’interessi del treno dell’Avisio. Utopie! ‘Creiamo’ piuttosto qualche posto macchina in più…” pare essere il pensiero unanime del consiglio…

È sconfortante ma è così: le colonne d’Ercole del paese sono le Corte, i Presepi, Lago e Pampeago! Non ci si aspetti nient’altro. Il volar alto non è nel corredo genetico di questa amministrazione. Rassegnamoci. E si rassegni anche il presidente di Transdolomites, qui recentemente ospitato, ché da questi illuminati non riceverà né sostegno, né collaborazione. La mobilità alternativa intesa dai nostri la si pratica solo una volta o due all’anno, d’intesa con le altre municipalità di valle e corrispondendo alla richiesta  dei promotori turistici. In allegria ed anarchia. Con calessi, mongolfiere, monopattini e pedalò. Tutto fa immagine e promoziòn. L’importante è che alla fine, dopo sei ore di divertimento collettivo, i valligiani possano usare nuovamente lo Stradone per esercitare l’unica mobilità che conoscono e amano veramente.



A.D.

30/03/13

SOGNO O REALTÀ?



Alla fine di gennaio del  1892 Paolo Oss Mazzurana, sindaco di Trento, ottenne da parte del Ministero del Commercio di Vienna l'autorizzazione per avviare lo studio di alcune ferrovie locali a scartamento ridotto. Il  Comitato Ferroviario Trentino che si interessò ai progetti delle linee ferroviarie fiemmesi, si fece promotore, auspice l'on. Lanzerotti, deputato trentino negli anni che precedettero il primo conflitto mondiale, di una serie di studi per dotare il Tirolo meridionale di una rete ferroviaria a scartamento ridotto da realizzarsi secondo una schema razionale. A fronte dei primi passi che si muovevano nel settore del turismo con il sorgere dei primi Grand Hotel nelle zone più rinomate, il Comitato si poneva il problema delle vie di comunicazione ritenute presupposto essenziale per l'avvio dello sviluppo dell'era del turismo. Guardando alle opportunità di un complesso ferroviario il Comitato riteneva che non fosse opportuno ragionare in un sistema di reti ferroviarie in ambito regionale, ma inserito in un contesto più vasto. L'orizzonte guardava alla vicina Svizzera già allora maestra nelle infrastrutture turistiche e che gestiva una moderna rete di ferrovie elettriche che collegavano le più rinomate infrastrutture turistiche. Queste erano le considerazioni che portarono all'idea di una trasversale ferroviaria soprattutto nella parte orientale della Confederazione che partisse da Belluno ed arrivasse a Saint. Moritz. Questo fu il pensiero di allora e questa è la visione che Transdolomites in questi anni, a cominciare dal progetto della ferrovia dell'Avisio sta proponendo. La visione di allora venne messa in discussione prima dal Primo conflitto mondiale. In seguito, l'avvento dell'automobile  dagli  anni 60  si rivelò per qualche tempo più vantaggiosa rispetto al treno. Ora gli equilibri si sono rovesciati; mantenere l'automobile non è più alla portata di tutti, la mobilità su ferro ritrova competitività ed è vista come opportunità per il futuro. L'assalto delle macchine sulle Alpi sta compromettendo il futuro del turismo e la richiesta di fare turismo in treno in alternativa  all'auto privata è in costante aumento, ma ciò che manca sono le infrastrutture ferroviarie che collegano città e pianura con l'arco alpino e le Dolomiti. L'idea del corridoio ferroviario tra la Svizzera e la regione dolomitica è più che mai attuale. Lo ha dimostrato l'incontro di Transdolomites tenutosi nel novembre 2012 a Milano presso il Segretariato Generale della Camera di Commercio Svizzera e questo interesse trova ora la sua conferma. In accordo con lo stesso Segretariato, abbiamo avviato le procedure per organizzare a Milano nel maggio 2013 un evento di grande importanza che puntiamo a promuovere all'attenzione nazionale. Abbiamo confermato agli svizzeri la nostra intenzione e decisione di presentare a Milano l'idea progettuale della ferrovia dell'Avisio come tassello nella composizione del corridoio ferroviario italo-svizzero dinanzi ad una platea selezionata di investitori; banchieri società ferroviarie, operatori del settore del turismo. L'obiettivo è promuovere il finanziamento del progetto di ferrovia dell'Avisio per giungere alla formula del partenariato pubblico/privato. A metà aprile sarò a Milano per partecipare all'incontro organizzativo dell'evento  che trova la Svizzera fortemente concorde con la visione e l'operato di Transdolomites. Sede dell'evento sarà lo Swiss Corner in Via Palestro a Milano. Forte anche l'interesse di Confindustria Belluno ad essere presente attivamente all'evento di Milano per presentare l'idea progettuale del Treno delle Dolomiti per la realizzazione del corridoio Venezia-Cortina-Zermatt. Per l'occasione Confindustria Belluno inviterà a Milano Willy Hüsler, che per conto di Confindustria ha realizzato lo studio del Treno dell'Avisio. La presenza di Transdolomites con Confindustria è la conferma del rapporto di collaborazione concordato nel gennaio 2013 sul tema della promozione della mobilità ferroviaria in ambito dolomitico. Quello di Milano sarà il primo di una serie di iniziative che Transdolomites promuoverà prossimamente a livello nazionale ed europeo per avviare un processo progettuale ferroviario dolomitico che si rivolga a potenziali investitori. A dare completezza al questo percorso dovrà in contemporanea muoversi la costituzione della Fondazione della Ferrovia dell'Avisio, altro obiettivo che come associazione intendiamo promuovere. Passo fondamentale per avviare il concreto coinvolgimento delle valli dell'Avisio nella fase progettuale e realizzativa della ferrovia. Guardando in avanti, il nostro proposito è puntare a portare negli U.S.A, in occasione di una conferenza mondiale delle ferrovie, la visione delle ferrovie delle Dolomiti. Sappiamo che negli U.S.A questo tema è molto sentito. Una troupe statunitense che in questo periodo si trova in regione per delle riprese televisive si è detta entusiasta per le iniziative legate alla ex ferrovia Ora-Predazzo.  Per questo traguardo siamo già al lavoro.



Massimo Girardi – Presidente di Transdolomites

23/03/13

OSSESSIONI



Ripetiamo in premessa il concetto: parlando d’auto, nessuna ulteriore infrastruttura potrà modificare sostanzialmente la qualità complessiva del paese, perché l' auto-mobilità è anarchia e dipendenza e come ogni dipendenza, assecondandola, non la si riduce ma la si alimenta. Lo dimostrano inequivocabilmente l’interrato e il parcheggio in superficie realizzati  l’uno a breve distanza dall’altro in località Noal-Merisol-Fossi. Ebbene, nonostante le due nuove infrastrutture di servizio siano entrambe funzionanti da tempo (29 garage sotterranei la prima, 25 posti auto in superficie la seconda), le vetture parcheggiate davanti alla canonica e nel soprastante parcheggio del teatro sono, mediamente, le stesse che stazionavano prima della realizzazione di quelle due opere. Quindi? Quindi, senza un improbabile cambio radicale di mentalità, da perseguire eventualmente con mirate strategie comunicative, il paese lo si potrà pure trasformare in un groviera di interrati e di piazzole di parcheggio, ma in giro avremo sempre lo stesso identico movimento di traffico e l’identica quantità di auto in sosta non autorizzata. Se è vizio è vizio! Pertanto non è aggiungendo infrastrutture che lo si toglie, ma, casomai, lo si può moderare inibendo determinate zone, anche ampie, di suolo pubblico alla mobilità privata. Solo a quel punto diventerà ovvio e logico per tutti non usare l’auto per percorrenze inferiori ai  4/500 metri, come molti fanno invece ogni giorno. Più strade, più parcheggi, più infrastrutture metti a disposizione, più l’auto-dipendenza ne pretenderà in aggiunta. E pazienza se l’amico Oscar (che non si offenderà certo per la citazione) sta cosa così astrusa da capire non l’ abbia ancora metabolizzata. E’ inammissibile però  che siano gli amministratori a non capirla e che favorire l’auto-mobilità sia la loro principale ossessione. Diamo loro un consiglio. Si guardino un po’ in giro. Le grandi e anche le piccole scoperte si fanno osservando, non raccattando  ruffianate in osteria e dando credito alla superficialità dei luoghi comuni Gli amministratori, sindaco in testa, dovrebbero camminare di più per il paese, in lungo e in largo, ogni giorno, verificare sul campo le situazioni, e poi escogitare soluzioni razionali. Forse allora smetterebbero di equivocare e sperperare le sempre più scarse risorse.

E a proposito delle auto-ossessioni amministrative, l’assessore ai LL.PP. del comune di Tesero Barbolini ci aveva promesso, un po’ di tempo fa, che non appena ultimato il nuovo posteggio dei Fossi, piazza della Chiesa sarebbe stata liberata finalmente dalle auto e ri-consegnata alla cittadinanza per  usi più acconci. Ora il posteggio, come detto, è in funzione, e i fedeli impossibilitati a raggiungere la parrocchia a piedi possono lasciare le loro autovetture nella capiente nuova infrastruttura comunale, salire la comoda scalinata che porta in via Merisol  e da lì raggiungere in pochi passi altrettanto comodamente la chiesa. Dunque siamo in attesa che la promessa di Barbolini si concretizzi. Ci auguriamo che non si tergiversi oltre adducendo il pretesto di una necessaria preventiva “risistemazione” della piazza, con tanto di progetto allegato e costi tecnico-burocratici aggiuntivi. Per mantenere quell’impegno non occorre modificare proprio niente, salvo cancellare gli attuali spazi di sosta delimitanti. Liberare lo spazio davanti alla chiesa è cosa immediatamente fattibile. Sgomberare e dare aria (buona) e spazio alla vista dal sagrato affinché fedeli e non, non debbano scendere la scalinata tra un'auto in manovra e un’altra. Visto che i soldi (di tutti) sono stati spesi e un altro spazio a verde è stato sacrificato, è giusto che la collettività abbia un’ immediata compensazione in termini di qualità ambientale.



L’Orco

21/03/13

GIORNATA DELL'ALBERO



Oggi inizia la primavera, ma ci toccherà aspettare almeno dieci giorni per poterla riconoscere. Purtroppo l’inverno che astronomicamente s’è chiuso ieri ha rispettato il cliché da cartolina oltre ogni aspettativa, proprio come qualcuno ai suoi tanti santi in paradiso aveva chiesto fosse.
In Italia le manifestazioni d’occasione per celebrare i passaggi stagionali sono numerose. Nella capitale e altrove, a cura di Fare Ambiente la giornata di oggi 21 marzo, denominata  Giornata dell'Albero e della Primavera sarà dedicata al rinverdimento e all'educazione ambientale. Gli alunni delle scuole, con i responsabili e i soci di Fare Ambiente, dimoreranno  nuove piante che verranno in seguito monitorate e curate. L’intento della proposta, patrocinata dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, è di sensibilizzare l'opinione pubblica sul valore fondamentale del patrimonio arboreo e boschivo.
"Questa giornata - afferma il presidente nazionale di Fare Ambiente Vincenzo Pepe - ha lo scopo di sensibilizzare soprattutto i bambini e i giovani al rispetto della natura e alla difesa del proprio territorio. La "Giornata dell'Albero e della Primavera" rappresenta un vero e proprio momento di festa e di informazione che naturalmente deve continuare per i giorni a seguire, al fine di salvaguardare il nostro patrimonio arboreo. Sarà un'iniziativa per richiamare l'attenzione sull'importanza, per l'uomo e per l'ambiente, di boschi e foreste, sul loro insostituibile ruolo di polmone verde della Terra. Questa festa intende inoltre promuovere a rango superiore l’educazione ambientale, auspicandone l’insegnamento obbligatorio nelle scuole.”
C’è da scommettere che nessun insegnante o amministratore locale di questa nostra sedicente Vallevviva farà alcunché in segno di adesione alla manifestazione nazionale. La verità, nonostante la ben nota retorica, è che siamo indecentemente lontani dalla comprensione dell'importanza primaria degli alberi e i nostri paesi (Cavalese lodevolmente escluso) di arboreo vivo non ne vogliono proprio sapere. Anzi, meno ce n’è e più sono contenti.  In particolare a Tesero il patrimonio di verde pubblico interno all’abitato storico è stato via via ridimensionato e quasi fatto sparire del tutto. Anno dopo anno, con pretesti diversi più o meno plausibili ma mai comprovati, le latifoglie pubbliche sono state decimate e ridotte a poche unità. Ma nemmeno agli impianti periferici più recenti è toccata miglior sorte. Basta, per esempio, percorrere via Restiesa per rendersene conto. L’ultima strage d’alberi è stata perpetrata nel tardo autunno scorso in via Fia, sopra l’asilo. Ufficialmente per far posto a un marciapiede. In realtà per dare ulteriore spazio alle auto, mai sazie di superficie da occupare e sempre ossessivamente al centro dei pensieri delle nostre amministrazioni. Anche l’ultimo maestoso tiglio antistante il palazzo scolastico, selvaggiamente mutilato per non si sa quale ragione due anni fa dalle motoseghe comunali, sta morendo nell’indifferenza generale dei passanti, degli insegnanti e degli amministratori. Non gli mancava proprio niente, era forte, in salute e d’estate, silenziosamente e gratuitamente profumava piacevolmente l’aria del vicinato. Ma aveva il torto, qui imperdonabile, di essere un ‘semplice’ albero e non già un imponente fuoristrada. D’altronde, come di recente scrivevamo, la sensibilità o c’è o non c’è. E da noi, al netto delle chiacchiere e della propaganda, di sensibilità ambientale ce n’è assai poca.

A.D.

19/03/13

L'ORA DI MUSICA



Recentemente, durante una delle tante due-ore di meditazione serale del venerdì  Jacopo si chiedeva se avesse ancora senso (se lo avesse mai avuto) insegnare musica nella scuola dell’obbligo. L’arte – diceva –  non è né per tutti, né di tutti; la sensibilità musicale non è apprendibile, o ce l’hai dentro o non ce l’hai. È  un istinto primigenio individuale. Chi ne è portatore è naturalmente ‘obbligato’ ad assecondarlo... La scuola può dunque servire?  Per affinare quell’istinto forse sì, anche se, scuola o non scuola, prima o poi esso in qualche modo si ‘arrangerebbe’. Ecco perché – continuava – per quanto l’intento pedagogico possa essere ‘nobile’, per una cosa così peculiarmente soggettiva, è insignificante abbozzarne l’idea  tra un’ora di matematica e una di storia, in una classe di alunni potenzialmente distratta e, appunto, ‘insensibile’.
Ai miei tempi quei 60 sgangherati minuti li chiamavano l’ora di musica. Ed in effetti – lo ricordo benissimo – quello spazio artistico altro non era che un’ora aggiuntiva di ricreazione al cospetto di un insegnante frastornato, tra le urla della classe e un grammofono che di funzionare non ne voleva sapere. A battagliare in quella hit parade ‘classica’ erano di solito in due: "La Moldava" e “Le quattro stagioni”, che però mai si aveva grazia di gustare interamente perché quando l’insegnate finalmente riusciva a domare il dispettoso giradischi, convincendolo con le cattive a diffondere dal vinile graffiato quel gracchiante sonoro, l’ora di musica se ne era quasi andata. Poi, con la faticosa evoluzione della didattica arrivarono anche i flauti di plastica rossa e i tamburelli  e dall’ascolto incompiuto della "Primavera" vivaldiana si  passò all’esecuzione del “Fra’ Martino” a canone…
Insomma, Jacopo mi ha convinto: quell’ora sarebbe meglio impiegarla a ripassare l’itagliano o la matem²atica. Materie che potrebbero ancora servire a vivere prosaicamente il quotidiano e forse a trovare un lavoro. Di sicuro ascoltare l’arte altrui a vivere così non serve. Ma a sognare e a fantasticare, sì. Cose però anch’esse né per tutti, né di tutti.

A.D.

SMS




C’è margine? Apparentemente no.
Ne vale la pena? Potrebbe...
Stiamo lavorando per noi.
E allora? Si aspetta.
I^ a.s. fatta.

Non siamo coperti.
Cinque o sei, giusti, possono bastare.
In 2 x 360 si può fare.
Vedremo chi esce sulla ruota di Trento.
Poi si decide.

L’Orco

17/03/13

CONSIDERAZIONI SEMIOTICHE SU LA CANZONE MONONOTA

Lo confesso, sono un grande fan degli Elio e le storie tese. Li seguo ormai da diversi anni e sono perfino riusciti a farmi vivere con trepidazione la finale del Festival di Sanremo. Così, mentre La canzone mononota impazzava in rete e mi entrava in testa, mi sono detto: perché non provare a farne una piccola analisi, magari adottando uno sguardo - e un ascolto :-p - semiotico? Ecco quello che ne è venuto fuori:
Gli effetti cognitivi, passionali e pragmatici
Dal punto di vista strettamente musicale, la canzone si rivela incredibilmente complessa e assolutamente non lineare. Le mie conoscenze musicali non mi permettono di entrare nel merito della sua struttura, ma forse vale la pena notare una cosa. L’ascoltatore medio, pur non riuscendo ad apprezzare fino in fondo la difficoltà di composizione ed esecuzione di un pezzo del genere, si trova, suo malgrado, coinvolto in una specie di gioco nel quale è invitato ad avanzare ipotesi - spesso disattese - su come proseguirà il pezzo. Se la struttura classica della canzone pop (strofa - ponte - ritornello) lo rassicura con il suo - eterno - ritorno, La canzone mononota gli fa vivere il brivido dell’ignoto: dopo ogni passaggio lo lascia sospeso tra una serie di possibilità. Questa impossibilità previsionale ha il suo culmine nel falso finale. Dopo due minuti lo spettatore, ormai provato dal tentativo di mantenere il "filo del discorso", è pronto a cadere nel piccolo tranello. A questo punto il coinvolgimento da cognitivo ed emotivo, diventa pragmatico: il pubblico al primo ascolto (ma non solo) è portato ad applaudire. Con il loro batter le mani gli astanti non solo sanzionano positivamente la performance ma ne divengono inconsapevolmente parte integrante.
La metareferenzialità
La canzone, in quanto oggetto sincretico, chiama in causa più linguaggi espressivi: una componente sonora (la musica) e una verbale (il testo). Questa distinzione - per certi versi banale - ci permette di cogliere meglio una caratteristica essenziale di questo pezzo: si tratta di una metacanzone, ossia di una canzone nella quale si "parla" di come è fatta una canzone. Per capirci, è un po' come un film nel quale ci viene mostrato come viene girato un film. Elio, attraverso la componente verbale, ci spiega come è possibile rendere non monotona una canzone mononota chiamando in causa l'altezza, il tempo, il ritmo, gli accordi ecc. e anticipa sistematicamente (anche se in modo generico) quello che sarà l’evolversi della canzone sul piano della componente sonora.
L'intertestualità
Chi conosce gli Eelst, sa che le loro canzoni sono piene di rimandi, citazioni e frame musicali presi a prestito da altre opere più o meno note e più o meno colte. Tutto ciò che viene preso dagli Elii finisce per essere manipolato e risemantizzato, quasi sempre a fini stranianti o parodistici. In questo caso troviamo riferimenti espliciti a fatti realmente accaduti come i tentativi di Rossini e Jobim di comporre una canzone con una nota sola (a tal proposito vi rimando a un bel video di Cesare Picco); oppure l’inserimento di frammenti tratti da altri generi (il samba) o opere musicali (l’inno cubano) che rendono la loro canzone una sorta di patchwork musicale, attraverso il quale mettere in mostra le loro grandi doti di musicisti e arrangiatori.
La dimensione ironica
Una canzone di questo genere potrebbe sembrare uno splendido, ma sterile, esercizio di stile. Se però si prende in considerazione il contesto in cui è stata proposta, allora le cose cambiano. Si dice spesso che il Festival sia una kermesse durante la quale si ascolta e si premia "sempre la stessa musica". Ecco che, in questo contesto, La canzone mononota suona come una parodia dell’intero evento e delle dinamiche che lo contraddistinguono. Una presa in giro di compositori, cantautori, e big che in questi anni hanno partecipato a Sanremo con brani spesso banali o “già sentiti”. Insomma, a fronte di tante canzoni articolate ma monotone, eccone una mononota incredibilmente originale.
Le strategie enunciative
Infine un cenno sulle strategie di enunciazione, cioè sul modo in cui è stata eseguita la canzone. Tutte le esibizioni degli Eelst sono caratterizzate da una spiccata dimensione teatrale. In questo caso l'effetto ironico e dissacrante del loro brano è stato rafforzato dai travestimenti che, oltre a divertire per la loro eccentricità, arricchiscono il senso delle loro performance. Ad esempio, la trovata della fronte alta rimanda fisiognomicamente all’idea di intelligenza superiore; intelligenza di cui ironicamente si vantano. L’idea di travestirsi da grassoni, invece, oltre a richiamare la mise dei grandi tenori, sembra essere un riferimento ai tanti palloni gonfiati che negli anni hanno calcato il palco di Sanremo. 
Antonio Laurino / blog Semiotrip 

12/03/13

UN CONCLAVE SENZA SPIRITO SANTO



Il conclave che inizia domani (oggi N.d.R) è diverso da tutti quelli che ricordiamo. Per la prima volta, infatti, la percezione del pubblico e dei media è che gli elettori del nuovo papa non stiano “dal tetto della Cappella Sistina in su”, come ebbe a dire una volta il cardinal Dionigi Tettamanzi, bensì si trovino tutti ben al di sotto del tetto, e alcuni addirittura si aggirino negli scantinati. Fuor di metafora, per la prima volta è finalmente caduto il sipario della finzione letteraria e religiosa, che presentava l’elezione del nuovo papa come una “scelta dello Spirito Santo”. Sul palcoscenico si osserva un conclave del tutto umano e mondano, invece che soprannaturale e celeste. E non ci si nasconde più che si tratta di una questione di potere, inquinata dalle tentazioni che da sempre allettano appunto il potere: il sesso e il denaro. O, per dirla alla vecchia maniera, i peccati contro il sesto e settimo comandamento. Lo scandalo della pedofilia ecclesiastica è ormai affiorato dal sottosuolo nel quale la Chiesa era riuscito a mantenerlo per decenni, e ha lambito i suoi vertici. Il cardinale scozzese Keith O’Brien, reo confesso, è stato escluso dal conclave il 25 febbraio, tre giorni prima dell’inizio della Sede Vacante. Il cardinale statunitense Roger Mahoney è stato sollevato da tutti i suoi incarichi il 31 gennaio, ma ha pervicacemente deciso di partecipare comunque al conclave, partendo subito dopo le sue apparizioni in tribunale. La Snap (Survivors Network of those Abused by Priests, “Associazione delle Vittime degli Abusi dei Preti”) ha circolato una lista di dodici nomi di cardinali “impresentabili” e “ineleggibili”. Tra questi figurano l’argentino Leonardi Sandri, che insieme al cardinale decano Angelo Sodano fu il grande protettore del famigerato padre Marcial Maciel, recordpriest di violenze e abusi. Gli altri nomi della lista includono i cardinali di Boston, New York e Washington, e i primati del Messico, d’Australia e d’Irlanda: di quest’ultimo, il cardinal Sean Brady, i cittadini e i politici irlandesi reclamano inutilmente le dimissioni a gran voce da anni. Nella lista ci sono anche gli italiani Tarcisio Bertone e Angelo Scola: cioè, i nomi di riferimento delle due grandi cordate che entrano in conclave. Rispettivamente, quelle della Curia vaticana, da un lato, e delle Chiese italiana e americana, dall’altro. Cioè, le due fazioni che si sono combattute nell’ombra durante la fine del papato di Giovanni Paolo II e per tutto il regno di Benedetto XVI, fino a quando le loro lotte intestine sono affiorate nelle scandalose rivelazioni dei Vatileaks e dei corvi che svolazzano sul Palazzo Apostolico. Benedetto XVI ha ricevuto alla fine dello scorso anno il rapporto di una troika di saggi, che ha appunto indagato sui farisei del sesso e sui mercanti nel tempio, ma invece di fare piazza pulita ha preferito passare la patata bollente al suo successore. Ma, non togliendo le mele marce dal paniere dal quale verrà estratto il nuovo papa, ha reso possibile che la sorte favorisca appunto una di quelle. Fare previsioni è inutile, ma quattro papabili potrebbero costituire scelte interessanti. Il primo è il cardinal Giovanni Battista Re: il ritorno a un Papa Re sottolineerebbe infatti metaforicamente il vassallaggio del nostro paese nei confronti del Vaticano, che rimane immutato al cambiare dei governi e dei presidenti. E, naturalmente, risolverebbe anche i rebus introdotti dalle recenti elezioni politiche, rendendo inutili nuovi inquilini a Palazzo Chigi e al Quirinale. Anche un Papa Marx, al secolo il cardinale Reinhard Marx, avrebbe una grande valenza simbolica, e costituirebbe il riscatto di quella teologia della liberazione, lontana dalle lusinghe del potere e vicina ai bisogni del popolo, che Benedetto XVI e il suo “amato predecessore” hanno messo sotto i tacchi delle pantofole e soffocato, a partire dagli anni ’70. L’elezione del cardinal Sean Patrick O’Malley, cappuccino, potrebbe portare a un papa significativamente vestito di un saio. Il motivo per cui i papi si vestono di bianco, infatti, è soltanto che quando nel 1566 fu eletto Pio V, che era un domenicano, egli decise di mantenere la veste bianca del suo ordine. La moda da lui iniziata potrebbe appunto essere rinnovata, e il vestito dei poverelli costituirebbe il significativo simbolo di un passaggio dalla Chiesa trionfante a quella penitente. Se poi veramente ci fosse uno Spirito Santo, difficilmente potrebbe smentire se stesso e ammettere di essersi sbagliato otto anni fa: farebbe dunque rieleggere Joseph Ratzinger, richiamandolo al dovere. Salire due volte al soglio di Pietro non sarebbe comunque una novità: anzi, costituirebbe una conferma del detto omen nomen. Benedetto IX fu infatti papa ben quattro volte, tra il 1032 il 1048, in una girandola di elezioni, esautorazioni, vendite della carica e riconquiste. Dopo solo un paio di settimane di pensione, Ratzinger dovrebbe dunque dismettere il cappello bianco da giocatore di baseball, col quale lo si è visto passeggiare a Castelgandolfo, e tornare al camauro o alla tiara. Ma naturalmente, niente di tutto questo succederà, nell’umanissimo Vaticano. Centoquindici cardinali entreranno in conclave col titolo di “papabile”, ma uno solo ne uscirà con la prima parte del nome, mentre gli altri potranno solo avere un travaso della seconda. Una buona parte del pubblico, invece, continuerà saggiamente a pensarla come il protagonista del film di Woody Allen Harry a pezzi: “Se devo scegliere tra l’aria condizionata e il papa, scelgo l’aria condizionata”.

Piergiorgio Odifreddi – La Repubblica 11/03/2013

11/03/13

PASQUA O NATALE?



Tra quattordici giorni esatti, con la domenica delle Palme, inizia la settimana santa. Un turista fuori tempo massimo che per caso si trovasse a passare per il nostro amato paese non se ne renderebbe però conto. Siamo a marzo inoltrato, ma per le vie del borgo sono ancora disseminati numerosi moderni tabernacoli contenenti statuette e icone della sacra famiglia ai tempi di Betlemme. Perché? 

Perché la benemerita associazione degli amici del presepio, snobbando il calendario liturgico, quest’anno ha deciso arbitrariamente di confonderci dilatando il tempo a dismisura.

Caro presidente, per favore non ci faccia durare la stagione invernale più a lungo di quanto già non sia. Da noi il ‘clima natalizio’ inizia infatti a farsi sentire ben prima dei Santi, allorquando le luci delle botteghe dei mastri presepiai si accendono e cominciano le produzioni delle nuove collezioni, seguite poco dopo dalle immancabili grandi operazioni comunali di ‘abbellimento’. In un crescendo via via più kitsch e zingaresco di novellame reciso, babbi natale scalatori, bocce, luminarie lampeggianti, garnage appese, eccetera, eccetera. Tanto che il 25 dicembre i più sono già stufi e agri. Ma noi teserani, perfettamente simbionti con gli animali della sacra capanna, siamo un popolo paziente. Ci siamo abituati e tolleriamo senza problemi che l’ ostentazione dei significanti natalizi si protragga sino ai tre Re,  giunga alla Marcialonga e addirittura la oltrepassi. Però – permetterà – c’è un limite a tutto: che almeno dal mercoledì delle Ceneri si finisca di inciampare in alberi di natale e presepi, lo si potrà pretendere, no? Certo, sappiamo che avete un enorme bisogno di visibilità. Che, come accade per ogni (tossico)dipendenza, più ne ottenete, più ne vorreste. Che nel 2014 puntate a sbarcare a Manhattan e nel 2017 a Pechino. Che sopra ogni cosa vi gratifica il commento compiacente di M.F. in cronaca locale con richiamo in prima e l’elogio interessato del politicante in carriera. Ma per piacere ricordatevi ogni tanto anche del resto della popolazione. Il paese non è (non dovrebbe essere) solo a vostra disposizione. Come la metteremmo se ogni tre paesani si decidesse di costituire un’associazione ad hoc finalizzata a promuovere un’idea, una passione di qualsivoglia genere, ognuna delle quali, per insana smania di esibizionismo, pretendesse poi di usufruire di ogni spazio pubblico per esporre in apposite edicole questa o quella raccolta di mercanzia? Che so: attrezzatura apistica, scacchiere preistoriche, fumetti porno, strumenti musicali, crocefissi, trapani che fanno i buchi quadrati, sementi agricole arcaiche, maschere diaboliche, raccolte minerarie… Cosa succederebbe? Ovviamente un caos ridicolo. E però teoricamente ciò appartiene al possibile. Dunque, siccome in paese ci sono, oltre a voi, altri 2500 abitanti che, senza nulla pretendere in cambio, hanno lasciato crescere indisturbata la vostra voglia di apparire, per decenza e giusto rispetto della maggioranza silente della cittadinanza, sarebbe ora grana di chiudere baracca e burattini. Siamo gente civile, ma non esasperate oltre ogni limite la pazienza. Grazie.



A.D.

09/03/13

FANTASMI



Dopo aver ascoltato il contenuto di cinque cassettine audio fatte recapitare al blog da un anonimo mittente, da tre giorni stiamo vomitando. Purtroppo per difficoltà tecniche non siamo in grado di pubblicarne il sonoro (delle cassettine, non dei conati). Cercheremo quindi di sintetizzarne il contenuto in forma scritta. Esse sono senz’altro  frutto di un paziente lavoro di spionaggio, eseguito con professionalità, pronte all’uso per un qualche eventuale ricatto. Si tratta in pratica del resoconto degli intrallazzi quotidiani nelle poco segrete stanze di palazzo Firmian. In una in particolare, quella dell’attuale facente funzioni di sindaco. Quando di tanto in tanto la nostra magica palla di vetro ci informava dell’andazzo amministrativo comunale, pensavamo, ingenui, di trovarci al cospetto di un’amministrazione ingessata ancora in fase di rodaggio e dunque non ancora capace di proporre e di produrre il cambiamento promesso, fidenti comunque che a breve avremmo respirato aria nuova.  Ciò che fuoriesce dall’ascolto del materiale di spying ci consegna invece una verità di gran lunga peggiore e triste. Non si trattava affatto di rodaggio: quella raffazzonata congrega amministrativa era semplicemente incapace di rompere l’inerzia. Infatti, al giro di boa di questa sciagurata avventura, la maggioranza consiliare è ancora alla mercé del  segretario comunale, come il primo giorno. Trascorsi ormai tre anni il programma di legislatura proposto alla cittadinanza è lettera morta. Usciti di Giunta gli assessori Carpella e Iellici, i soli due a opporsi con la necessaria energia alle prevaricazioni del capufficio, il gruppo vincitore delle elezioni 2010 s’è liquefatto definitivamente come neve al sole. Mentre mancano soltanto altri due anni alla scadenza del quinquennio amministrativo e dopo aver ultimato obbligatoriamente gli arretrati della precedente  amministrazione, le residue energie, fisiche e finanziarie, sono state sinora impiegate nelle menate di Lago.  Il sindaco non ha referenti tra i suoi uomini, ma fuori ne ha Uno ed uno solo che ogni santo giorno, lo assilla e lo usa. In Giunta non c’è mai stato lavoro di squadra. Ognuno fa quel che gli pare. Il motto uno per tutti, tutti per uno è stato messo in pratica  a esclusivo tornaconto del Nostro. Un triennio buttato al vento, di pasti, rimpasti, brindisi e cazzate. Il paese langue nella sua fatale inerzia. Lago-est (Tresselume), tra abbattimenti arborei, parcheggi, asfaltature, baracche e tendoni è stata spersonalizzata dalle puttanate mondiali (per la cronaca, il baraccone verde con i suoi sotterranei è costato alla collettività soltanto 6 milioni e 542 mila euro). I laghéri ignavi come sempre,  per un piatto di garnèle o per qualcosa in più, hanno lasciato che un ulteriore pezzo della loro identità e del loro territorio andasse a farsi benedire. Nemmeno un porco dio s’è levato dalla tacitata frazione. Però è vero c’è stata tanta allegria, ma proprio tanta. E pazienza se a seguito della grande sbornia collettiva ci sono state decine di ricoveri all’ospedale per coma etilico ed è andato a fuoco un teatro…
Finita la festa restano le macerie. E le debite. La povera maggioranza è frastornata. Che farà per il tempo che ancora le rimane? Boh, si naviga a vista. Le finanze pubbliche sono agli sgoccioli, per la seconda centrale sul rio Stava, pure essa tra le opere programmate, niente da fare. Il treno è ormai passato, siamo in spending review.  Il resoconto di metà legislatura, previsto nel programma di lista, non è stato fatto e non si farà più. Meglio così, qualcuno almeno eviterà di essere preso a calci in culo. Intanto la minoranza sorniona se la ride e si prepara al prossimo giro. L’esito del quale, ad oggi, appare scontato e riserverà all’assonnata popolazione una gradita? sorpresa.

L’Orco    

05/03/13

A GRILLO CONVIENE ASPETTARE IL NUOVO VOTO

Misteri gaudiosi. Monsignor Ernesto Galli della Loggia scopre che il populismo non è il Male Assoluto. O, quantomeno, che si è fatta molta confusione sul populismo e arriva a legittimarlo anche in certi aspetti del nazismo (Corriere 27/2). I nostri fini dicitori, che dovrebbero essere gli interpreti della realtà, a furia di star chiusi nelle loro stanze di professori, han finito per non capirne nulla, sono stati sorpresi dall'exploit di Grillo e ora cercano disperatamente di riposizionarsi per far dimenticare che per decenni sono stati complici di quella partitocrazia che 5Stelle sta per spazzar via, offrendo i loro servigi al nuovo vincitore. Lo stesso è accaduto agli uomini politici che, saltabeccando da una TV all'altra, parlando in teatrini compiacenti, confabulando in Transatlantico intenti a confezionare sofisticate strategie, non si sono resi conto, fino all'ultimo, che lo 'tsunami' non era una parola ma un'onda che li avrebbe travolti. Eppure non era tanto difficile da capire, bastava scendere in strada, entrare in un bar, prendere un autobus, per capire che aria tirava.
Adesso Bersani, dopo averlo coperto di insulti («indegno», «uno che porta la gente fuori dalla democrazia») implora Grillo di concedergli almeno l' 'appoggio esterno' e gli promette la presidenza della Camera. Ma Grillo ha già risposto con un regolamentare 'vaffa'. Non penso nemmeno, nonostante il leader di 5Stelle si sia espresso in contrario, che Grillo accetterà di votare i singoli provvedimenti che rientrano anche nel suo programma. Perchè non gli conviene contaminarsi, anche solo marginalmente, con una classe dirigente che ha dichiarato di voler spazzar via, tutta. Gli conviene aspettare, come ha fatto finora, che si finisca da sola. L'unica possibilità di formare un governo è una 'Grosse Koalition' fra Pd e Pdl. Ma in tal caso i due ex maggiori partiti si sputtanerebbero definitivamente davanti a quel che resta dei loro elettori e un governo del genere, per le sue insanabili contraddizioni interne, cadrebbe nel giro di pochi mesi. L'altra ipotesi è che si vada alle urne subito, dopo aver cambiato la legge elettorale. In un caso o nell'altro 5Stelle non prenderà più il 25,6% ma il 40 o il 50. Il voto del 26 febbraio è stato solo il primo colpo. Il prossimo sarà quello del ko definitivo.
Il progetto di Grillo va oltre quello di eliminare una classe dirigente degenerata. E' molto più ambizioso. Intende rivedere da cima a fondo un modello di sviluppo, quello occidentale, che ci sta portando al tracollo economico dopo aver realizzato quello sociale, etico, umano. Non so se lo si è davvero capito ma Beppe Grillo è un tradizionalista che utilizza strumenti modernissimi, il web, contro le storture della Modernità. Basta pensare al suo discorso sul lavoro:«Il lavoro è importante, ma non puo' essere tutta la nostra vita, che è fatta di altro». Tradotto significa: meno lavoro, meno guadagni, meno produzione, meno consumi ma più tempo, che è il vero valore della vita, per noi. Una partita difficilissima, che avrà contro tutti gli attuali establishment e che impegnerà le generazioni a venire. Ma almeno il 26 febbraio è stato dato, in Italia, paese storicamente laboratorio, il calcio d'inizio.

Massimo Fini
Il Fatto quotidiano, 2 marzo 2013

04/03/13

L’ULTIMO FUOCO D’ARTIFICIO



E’ finita com’era cominciata, con i fuochi d’artificio. L’ultimo ha preso di mira il bel teatro di Cavalese, il più bello di Fiemme. Alle 2 e 30 circa di oggi, lunedì 4 marzo, l’antica struttura, voluta dall’allora podestà di Cavalese, Bruno Mendini,  progettata dal valente architetto Cirillo Zadra e inaugurata nel 1928, è stata avvolta dalle fiamme e incenerita. Se ne va un pezzo di storia della valle e con essa, metaforicamente, cade l’ultimo baluardo della Cultura  (con la c maiuscola) di Fiemme e dei fiemmazzi. Quella della qualità autentica che non aveva bisogno d’essere certificata, poiché condizionata dalla scarsità di risorse e necessariamente quindi ‘prodotta’ con oculatezza dagli amministratori dell’epoca. Oggi le nostre assemblee comunali, abituate alla zuppa grassa somministrata da mamma provincia, totalmente incapaci di tener la barra dritta rispetto alla velocità del cambiamento dei costumi, si barcamenano alla bell’e meglio assecondano la superficialità e la dabbenaggine diffuse e le pretese infinite di questo o quel padrino. I loro membri, pescati a caso nel mucchio di una comunità vieppiù disattenta al patrimonio collettivo, si ‘vendono’ per un voto, per un’intervista o per un momento di celebrità in video, cavalcando i più triti luoghi comuni e facendosi ridicoli interpreti della cultura (con la c minuscola), dei tendoni, delle feste campestri infinite, delle voliere in quota e degli improbabili inni.
Forse quel manifesto anonimo, apparso qualche tempo fa a Tesero, avvertiva, nella sua primitiva scrittura, di questo decadente, diffuso senso del bene comune e manifestava contemporaneamente la ribellione all’incessante sciupio di risorse pubbliche. Insomma, voleva esternare, forse, l’insofferenza di parte della comunità alla trasformazione in un ‘divertimentificio’ tout court della propria Heimat e alla spersonalizzazione del suo territorio. Ma nessuno evidentemente lo ha ancora capito.

L’Orco

03/03/13

SENZA PAPA E SENZA RE, MA…



Benedetto XVI se n’è andato via. Farà l’eremita. Gli scandali di Santa Romana Chiesa lo hanno prostrato. La sede apostolica è vacante e i cattolici, in attesa del nuovo papa, sono privi di guida spirituale. Poco male.

L’Italia è in ambasce. L’economia, nonostante Monti, è in caduta libera. La disoccupazione cresce, il reddito disponibile è al minimo. Nel Sulcis la pazienza è finita, si stanno oliando fucili e pistole. E nell’ex produttivo Nord-Est la voglia di passare alle vie di fatto è forte. L’esito delle elezioni nazionali del 24 e 25 febbraio scorsi è stato disastroso. Nessuna formula di governo ora è praticabile. Lo stallo politico produrrà ulteriore tensione sociale. Le prospettive sono brutte, anzi pessime. Gli italiani sono in braghe di tela e senza guida materiale. Tra poco, probabilmente, la situazione degenererà cruentamente. Molto male.

In val di Fiemme, ‘isola felice’ tra i monti trentini, le cose invece vanno decisamente meglio. Oggi si concludono le manifestazioni sciatorie mondiali. Nonostante l’inclemenza del tempo di fine febbraio il pubblico, ben carburato da fiumi di birra e di vino bollente, s’è fatto vivacemente sentire. Le moidele vikinghe si sono scatenate come dio comanda. L’onda sonora dei loro campanacci allacciati in vita, delle trombe e delle sirene si è propagata allegramente nell’aria frizzante della piccola Lago. Un mare d’auto, nel rispetto assoluto dello slogan Fiemme Vallevvvivvva e dei due poveri bus elettrici, ha occupato ogni giorno i prati circondanti la frazione, distillando sulla neve e sulla ciópa fradicia pressata dagli pneumatici grigie gocce di particolati incombusti. E pazienza se il medagliere italiano è rimasto vuoto, ché non era questa ovviamente la ragione del tutto. Importavano i contatti televisivi mandati per il mondo. Ottocentomilioni, pensate. Ventimila dei quali, birichini, hanno addirittura bucato l’atmosfera finendo sulla Luna. Ora, grazie ad essi ovunque conoscono la nostra bella valle. Dalla Lapponia alla Terra del Fuoco, dal Bangladesh alla Mongolia, passando per Hanoi, Pechino, Atene, Chicago, Honolulu e Bogotà. Se poi, accidentalmente,  a Salorno o a Dro, chiedendo al primo passante che incontrate un parere sulle tribune mondiali di Lago di Tesero, vi sentite rispondere “Lago di che?”, chi se ne frega. E frega niente anche se i 750.000 norvegesi, ospitati sti giorni a Cavalese, per i prossimi 10 anni nessuno li rivedrà da queste parti. L’intento di questa bella manifestaziòn non era di incrementare negli anni a venire le presenze turistiche in Fiemme. Tutt’altro! D’altronde nell’epoca della globalizzazione, di internet, di facebook e del bombardamento mediatico 24 h 24, soltanto i babbei potevano credere che sarebbero bastati 12 giorni di inquadrature ai quadricipiti e ai sederi di fondisti e  fondiste per far memorizzare indelebilmente all’intera umanità un prato innevato di una piccola località, di una, a sua volta piccola, provincia italiana. La scopo non dichiarato di tutta questa  messinscena mediatico-televisiva era che a convincersene fossero alla fine proprio i fiemmazzi, tanto da essere disposti tra qualche anno a farsi infilare lietamente la nuova supposta. Saranno loro infatti a subire la quarta irripetibile edizione tra 8 o 10 o 12 anni. Purtroppo, per allora le eccellenti strutture e infrastrutture mondiali testé certificate e premiate, ‘fiore all’occhiello’ della valle e del Trentino intero, non saranno più adeguate. Ma guarda te la sfiga! Quindi sarà necessario, per la quarta volta, aggiungerne di nuove, riadattare quelle appena fatte, allargare e allungare le piste, aggiungere parcheggi, modificare l’orografia del territorio e, naturalmente, realizzare l’arcinecessaria bretella di collegamento Piera (o Tesero) – Fondovalle.  Tutto questo per buttare di nuovo nel cesso altri 30 o 40 milioni sottratti all’esausto contribuente nazionale, e, dopo altri 12 giorni di op, op, op, di moidele vikinghe, di campanacci e ubriacature collettive, riaprire la caccia alla quinta assegnazione.

Ma non corriamo troppo. Da domani la propaganda inizierà a dare i numeri. Cifre grosse, roboanti, per far titoli cubitali in cronaca locale. Come anticipato la prima intervista al capo supremo dell’organizzaziòn sarà data in esclusiva a R.F.104. Poi, raffreddate le luci sull’evento inizierà il lavorio sottotraccia del Nostro. 
Il momento non è buono e chissà quale sarà l’evoluzione politico-economica italiana ed europea di qui a qualche tempo. Difficile prevederlo. Lo spettro di una crisi alla greca aleggia minaccioso sull’Italia. Noi fiemmazzi però siamo fiduciosi. Ma quale crisi d’Egitto, basta coi menagramo. In fondo ce la siamo sempre cavata. Succederà di nuovo, ne siamo certi. E in un giorno radioso, affacciandosi al balcone di palazzo Firmian per la quarta volta il gran capo esclamerà alla piazza acclamante tra sventolii di palme: Nuntio vobis gaudium magnum! Habemus mondialem.”



Ario

27/02/13

26/02/13

B.C.C.



17/02/2013 – Bella presenza. Fisico asciutto. Studiata. Non ti mancava nulla, eppure hai rinunciato. Strano. Con quelle referenze, di solito, nel 99,99% dei casi tutto si sistema nel rispetto di una prassi ben nota. Nella fattispecie la scelta cade per lo più su uno dei tanti valenti artigiani del posto. Pronto di spirito, bravo nella professione, prestante, sportivo. Tu invece, cocciuta, niente. Di occasioni di scegliere, facendoti scegliere, come fan tutte, ne avevi avute molte, ma hai lasciato scadere il tempo. Ora, compiuti da pochissimo i 45  sei sola, con i tuoi pensieri. Ancora desiderabile e libera, ma incompiuta, come l’ottava di un Franz. Con l’inquietudine che a quell’età può non farti dormire e con quel fisico che il tempo e la natura non tarderanno ad appassire.  Chissà perché hai deciso così. Fatti tuoi. Non sono Freud e non posso accollarmi anche le fisime altrui. Comunque, con leggero ritardo, buon compleanno.

Ario

24/02/13

MUOIA SANSONE CON TUTTI I FILISTEI!



Non ho ancora deciso se andrò al seggio, vedrò domani, in base all’estro, alla luna. Qualora fosse quella giusta, voterò l’M5S. Sia chiaro, Grillo quasi sicuramente non otterrà i numeri per governare, ma quelli per far crepare qui e là il tempio forse sì. Sarebbe già qualcosa. A dda finì sta farsa democratica. La democrazia in questo paese, è morta e sepolta da tempo, però il suo simulacro continua a far equivocare milioni di italiani. Perché Grillo? Perché il suo movimento non ha precedenti in Parlamento e la stragran maggioranza dei suoi candidati è giovane e di provenienza sociale e culturale diverse. Magari dovrò pentirmi anche di costoro e all’indomani dell’entrata in Roma, esattamente come chi li ha preceduti, essi verranno forse contagiati dallo stesso endemico morbo di  Rubi-sson tanto da trovarmeli tra sei mesi indagati per associazione a delinquere o per concussione. In questo caso però accetto il rischio: meglio l’incerto che il certissimo. E poi perché se Grillo non sfonderà, da martedì ricominceranno quegli stucchevoli balletti televisivi con le impresentabili facce dei Gasparri, dei La Russa, dei Casini e compagnia cantante  a far boccacce, digrignar denti e  raccontar panzane. Non se ne può proprio più. L’M5S è l’extrema ratio. Gli altri, i principali, tutti compartecipi in quote diverse dello sfacelo nazionale, meritano una punizione esemplare. Dal PDL dell’Unto del Signore, il principale protagonista della deriva italiana, alla Lega per vent’anni nemica accanita di Roma ladrona ed ora a sua volta ladrona, dal PD, tante, troppe volte messo nelle condizioni di cambiare il corso delle cose e alla fine, per calcolo od ignavia mai incidente nei fatti, alla civica del professor Monti (e di Dellai-il-nuovo-che-avanza) le cui ricette assaggiate nostro malgrado durante gli ultimi dodici mesi della legislatura hanno aggravato la condizione generale del Paese. Dunque per esclusione, non mi resta che Grillo. Dice il saggio: ma l’ex comico non ha un programma, è un demagogo urlatore, un aizza popoli, un autoritario, un antidemocratico. Certo il rischio che sia anche tutto questo esiste. Ma in giro un’alternativa credibile pure nei numeri non c’è. Quanto ai programmi, meglio lasciar perdere: sono specchietti per le allodole o per gli allocchi da usare alla pirotecnica soltanto in campagna elettorale. Meno tasse, più lavoro, rimborso IMU, meno burocrazia, reddito di cittadinanza, e via esagerando sino a domani l’altro. Da martedì smessi gli abiti regali il popolo sovrano tornerà ad essere il popolo somaro di sempre. Dei programmi in carta patinata potrà farsene un collage da custodire a ricordo nell’album delle prese per il culo. Potremo (dovremo!) tacere e assistere al solito teatrino di quella parte di chiacchieroni, ladri e farabutti che riuscirà comunque a risistemarsi in Parlamento e si troverà (se ancora maggioranza) come sempre d’accordo solo su una legge, quella finanziaria, ovvero sul come sottrarre al popolo somaro altri quattrini.



A.D.

23/02/13

NO STOP



È appena iniziata ‘la festa’ e già le voci di una possibile quarta volta si stanno diffondendo. Non è bastato il netto no di Bolzano alla proposta Mella-Degò di candidare la regione alle Olimpiadi bianche del 2022 per far desistere l’irriducibile coppia d’assi trentina dal rilancio. Sì, sì! avranno esclamato all’unisono Bepo & Toni – evidentemente ancora convinti di abitare nel paese dei chèga dinari – che ce ne importa  še i todeschi no i gh’en völ šavér. Il vecchio Durny, che di soldi se ne intende come e più de quei da Trènt, era stato chiaro e il suo rifiuto non basava su motivazioni preconcette: “No, grazie! Per noi non è tempo di trovate mangiasoldi.”  Ma si sa, l’Altoadige non è il Trentino e il buon Luis di cognome non fa Dellai.
E sì che anche l’economia locale comincia a risentire  dell’effetto Monti: occupazione in caduta libera e tasse in incremento. In prospettiva dunque tempi magri. Lo si capisce benissimo guardandosi intorno. Eppure in Provincia si fa finta di niente. Anzi il capo s’incazza pure perché a Roma qualcuno è tentato (sinora purtroppo solo a chiacchiere) di chiudere un po’ i rubinetti. Caro Dellai è inutile inalberarsi e dire che il governo nazionale non distingue tra chi governa bene e chi invece sperpera. A parte l’ottimo esempio di coerenza, candidandoti proprio con la lista di Monti, non ci sembra che i baraccamenti di Lago che mondiale dopo mondiale si sono via via aggiunti  possano essere annoverati come opere di buon governo e di oculatezza amministrativa. Speriamo che chi l’autunno prossimo finalmente ti sostituirà capisca che le risorse, inevitabilmente sempre più scarse, devono servire a risolvere problemi veri, sentiti da tutta la collettività, e non a creare laghetti artificiali, costruire totem, tagliare il territorio con  nuove inutili strade e scavalcare i torrenti con ponti pedonali in legno.
Ma la macchinetta acchiappa citrulli è ben oliata ed ecco che in rapida successione l’Informazione, dopo la bella trovata degodenz-mellariniana, ci informa che in Trentino c’è un solo comparto economico che ancora si barcamena bene, quello turistico-alberghiero. Che ti dicevo! avranno esclamato in coro i soliti Toni & Bepo. Ma santa ingenuità! Certo che alberghi e impianti girano meglio del resto. Ci mancherebbe pure che non fosse così, vista la valangata di quattrini che l’ente pubblico liquida da sempre al settore. L’ISTAT, o chi per lui,  dovrebbe però anche dirci chi ne beneficia esattamente e quanta occupazione muove. Non certo la maggioranza della potenziale forza lavoro locale. Cuochi e camerieri? 200 chef, pagati il giusto, non è che ti cambino il segno economico e nemmeno 2000 camerieri sottopagati (quasi tutti stranieri), che se non fosse perché arrotondano elemosinando e si arrabattano dopo lavoro in ambiti al limite dell’illegalità, per le paghette che ricevono dai signori albergatori non riuscirebbero a mettere insieme il pranzo con la cena. Tutte cose qui già dette, che però ribadiamo per non farci passar per fessi, come la puntuale propaganda, verosimilmente suggerita dall’anzidetta coppia, così intenderebbe.
Insomma, per il bene di tutti c’è da sperare  che questa logora classe politica, insieme al Principe che domani tenterà di farsi regalare un biglietto per Roma, finita la festa, si squagli con la neve mondiale ed entro l’autunno (in vista delle prossime elezioni regionali) si possa intravvedere una nuova e più responsabile classe dirigente.

L’Orco

P.S.

Son passati 900 giorni circa, ma sembra un secolo fa. Giuliana se ne è andata (all’opposizione) e Alberto ha definitivamente abbandonato il Palazzo. Francesco resta in sella e il processo ‘normalizzatore’ è compiuto. Che rimane di quella lista “alternativa” e del suo programma? Boh! Vorremmo che Alberto, libero adesso dai legacci istituzionali che lo hanno frenato, intervenisse su queste pagine. E ci dicesse come e perché il progetto è naufragato ancora prima di iniziare a dispiegarsi. Forza Alberto, scrivici e dicci tutto. “A feri molai”!

21/02/13

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

MINU
Foto di Sabina

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