28/06/17

SCIZZERI!


Brunello dell’Antonietta – Tesero 1865 / vivente. E’ stato ed è un pittore neoclassico della scuola trentina d’oriente. Autodidatta. Sublime resa della plasticità umana, colori tenui e tratto deciso sono le sue caratteristiche tecnico-stilistiche peculiari. Si distinse all’inizio della sua lunga parabola artistica per la vasta produzione di affreschi murali ritrovati postumi a seguito di restauri architettonici presso la sua casa natale in Tesero. In particolare fa bella mostra di sé sul lato est del fabbricato la splendida “Meridiana delle bifore con donne affacciate”, dagli sguardi ironici ed enigmatici. Sul lato sud sono riemerse invece scene di vita campestre, con amorini, colonne frigie e sequenze didascaliche.


Altrettanto importanti sono le sue riproduzioni di antichi affreschi sacri, osservati dal Brunello durante le sue frequentazioni nelle famose chiese di Tesero: "I peccati della domenica", "Il supplizio di San Sebastiano" ed altre.

Il capolavoro, però, è senza ombra di dubbio il grande quadro recentemente venuto alla luce ed esposto da qualche giorno in via Stava al civico 24.


L'opera, di grandi dimensioni, raffigura il passaggio di una compagnia di Schützen, armata di schioppi, alabarde, falci e ferri diversi, attraverso un'incantevole imprecisata località alpina, sul finire del XVIII secolo.
La scena elaborata, frutto di un' evidente approfondita ricerca storica del Brunello, è ricca di dettagli e pregna di un marcato verismo, e con sopraffina eleganza e incomparabile maestria apre alla vista dell'osservatore un mirabile spaccato del paesaggio e della vita del tempo.

A.D.


23/06/17

È SCOPPIATA L'ESTATE


Siore e siori, bondì. Avé magnà pulito e volentéra? Son contènt. Esordiva così Ottavio Fedrizzi, in arte 'l Checo de la Portela, in una ascoltatissima trasmissione radiofonica di molti anni fa, in onda il sabato alle 13 dalle stazioni RAI di Bolzano. Ottavio, mèzo da Tieser e mèzo da Pancià, con brillante sagacia intratteneva all'ascolto un uditorio che a quell'ora, più o meno, stava marenando. Che c'entra 'l Checo de la Portela? Niente. Ma l'altro giorno, il dì di sagra, vedendo nel piazzale scolastico la lunga coda di persone con il biglietto in mano in attesa di un piatto di polenta, mi è balenato il ricordo. La fame è fame e il rancio alpino a base di farina di granturco, con lüganega e formae, ben si confà alla domanda che 'l Checo poneva immancabilmente in apertura di trasmissione. Ricordi di anni lontani e di tempi remoti. Ma proseguiamo.

Mentre il popolo gozzovigliando festeggiava il santo patrono, in Comune qualcuno distribuiva benemerenze a tre noti concittadini. A memoria è la prima volta che l'amministrazione pro tempore conferisce pubblicamente e con apposita cerimonia un riconoscimento di questo tipo. Nel segno evidente di una strategica captatio benevolentiae mirata a garantire il prossimo anno la fondamentale rielezione in Provincia di un altro noto personaggio del paese. Per quel posto al sole, luccicante di baiocchi e con probabile incarico 'pesante', tutto fa brodo e i tre premiati, popolari e nonostante tutto ancora capaci di 'fare opinione', sono evidentemente stati valutati strumento all'uopo non trascurabile. L'elettore moderno, così distratto e disinteressato, va condotto al voto con cura ed attenzione. E bisogna iniziare per tempo. Da qui ai prossimi dodici mesi, c'è da scommettere, sarà un crescendo di iniziative pubbliche volte a  blandire ed orientare la cittadinanza con le più inattese e fantasiose regalie.


Intanto il caldo non dà tregua. L'inedito anticiclone Giuda, sarà seguito, sembra, dal più conosciuto Caronte, con un aumento di temperatura vieppiù infernale. Tra qualche giorno, se tanto ci dà tanto, i brenzi pubblici dovranno essere chiusi. Non possiamo affatto permetterci un inutile spreco d'acqua proprio ora che si apre la stagione turistica estiva e negli alberghi il contadocce inizierà a girare vorticosamente.

La situazione meteo pare davvero fuori controllo. Si ha la netta impressione che il peggioramento, anno dopo anno, sia inarrestabile. Fa più caldo in termini assoluti. Piove meno, nettamente, e le 'stravaganze' meteo si susseguono. Dopo l'ultimo asciuttissimo inverno, c'è stata una primavera 'quasi' normale: dolcemente inattesa, mite e con qualche gentile pioggerella. Poi, d'improvviso, un tardivissimo colpo di coda dell'inverno, con un gelido vento a sferzare la vegetazione già ben avviata di inizio maggio. E, dopo qualche pioggia ancora, ma insufficiente a compensare il 'non precipitato' invernale, ci tocca registrare il preoccupante susseguirsi degli anticicloni africani far bolla su tutto il continente. E siamo soltanto a metà giugno!

Fortunatamente viviamo a Tesero, ove la voglia di non pensare e di festeggiare senza alcun apparente motivo, ma tanto per, è codificata nel DNA della sua gente. Archiviato il Patrono ecco la Stava sky race, che ora ha cambiato sì il nome, ma non la sostanza; peraltro la gara, chissà poi perché, nel pieno rispetto di un non senso nominale, non parte né arriva a Stava, ma nel più comodo e centralissimo piazzale scuole elementari. E daighela! Meglio, no? La pubblicità è sì per Stava e i suoi alberghi, nonché per la Sportiva che ne è lo sponsor principale, ma la rottura di coglioni è per quelli di Fia, che, ironia della sorte, non vengono nemmeno ringraziati per la pazienza. Sa tutto di beffa, di presa per il culo.  C'è sempre qualcosa di incongruo, sempre qualcosa sopra le righe. Sempre, l'anno dopo, una novità da aggiungere all'anno prima. E sempre, nonostante l'istanza dei residenti di ubicare in altro luogo il tendone col suo caravanserraglio, nell'ex giardino scolastico. Lo stile è stile e i Tieseri, quanto a stile sono inimitabili.

Due giorni dunque, sabato e domenica (ecco la novità), di microfono aperto sull'ascoltatore, impossibilitato purtroppo a difendersi dalle molestie amplificate dello speaker. Due giorni di gloria per Macia & C. attesi, ne siamo certi, con spasmodica impazienza. Due giorni di gridati e ripetuti numeri di partenza e di arrivo. Di nomi sconosciuti e immediatamente dimenticati. Di date di nascita e di località di provenienza. Di tempi di percorrenza, medie ponderate, dislivelli, tasso di umidità, probabilità di temporali e anticipazioni sul menù de la marena seguente. Di fornicazioni certe e di fornicazioni presunte. Di We Are the Champions cantato a squarciagola, ma con lacrime di commozione. Di premiazioni fatte dall'assessore invitato sul palco a dire due parole. Di premiazioni fatte dallo sponsor invitato sul palco a dire due parole. Di premiazioni fatte dal presidente della Cornacci invitato sul palco a dire due parole. Di premiazioni fatte dallo stesso Macia, che sul palco già sta e da lì non lo schioda nessuno. Di tutto e di più, tanto per aggiungere nuove medaglie al petto del bravissimo e disinvolto presentatore. E, ciliegina sulla torta, dalle 21 di sabato, altra razione di musica amplificata a tutto volume, con annessi e connessi, fino a mezzanotte.

E' la decadenza del tempo. La barbarie che avanza. L'insignificanza di un procedere stupido. Quando capiranno questi amministratori che così si dequalifica il paese e l'appetibilità turistica? Chi scappa dai forni delle città estive e si rifugia in località di montagna, almeno alla sera, cerca tranquillità e silenzio, non casino! I tendoni e i palchi con le loro feste e la loro baraonda si organizzino e si allestiscano fuori paese! Il luogo adatto Tesero ce l'ha. Cosa ci vuole? Vadano a vedere come si fa in Alto Adige e imparino.

Comunque, passerà anche questa e poi, sotto a chi tocca. A chi tocca? Ma al Concertone number 75. Anche in questo caso, nel rispetto dell'incongruenza, i pezzi d'assieme, non amplificati, vero e precipuo scopo del raduno bandistico, non verranno eseguiti nel piazzale delle scuole, ma in piazza Cesare Battisti, col traffico di passaggio a disturbarne l'ascolto,  mentre il frastuono amplificato del post Concertone sarà garantito, come sempre, ai soliti noti.

Finalmente, da lunedì 3 luglio alle otto in punto del mattino, coadiuvati dagli operai comunali, gli alpini daranno inizio alle operazioni di smantellamento del tendone. E la profanata quiete del martoriato ex giardino scolastico, tornerà a tranquillizzare i mortificati spiriti dei resistenti di via Fia e a rilassare le  fesse membra dei turisti in cerca di una panchina all'ombra. Sarà vero?


A.D.


21/06/17

STRESS METEO CLIMATICO: AVREMO L'AFRICANO ESTIVO PERENNE?



Al pomeriggio si gronda di sudore a Londra; a Parigi l'aria è rovente come se fosse Tunisi. In Germania il caldo è afoso e non spira neppure la brezza, e per cercare refrigerio ci si inventa di tutto, anche perché questa calura è insolita. In Spagna sono stati raggiunti i 44°C, ma in alcune località pare siano stati toccati i 46°C. Ma in Spagna mentre fa così caldo, ogni giorno si susseguono temporali anche di forte intensità con insolite grandinate e nubifragi. In Portogallo un forte temporale ha generato un enorme incendio boschivo dove sono morte decine di persone. In Italia si aspetta la nuova ondata di caldo che potrebbe essere più robusta della precedente. E nel frattempo la siccità induce le autorità a provvedimenti drastici per attenuare l'emergenza della crisi idrica. Ma non solo, è crollata la produzione di energia idroelettrica.



Siamo piombati in una nuova caldissima estate, o quantomeno uno scorcio di questa perché nessuno sa che cosa potrà succedere in Italia nel seguito. Le ultime previsioni continuano a indicare prospettive di brutto tempo con un marcato refrigerio per la fine del mese, quando potrebbe esserci maltempo anche di estrema intensità. La causa delle anomalie climatiche che stiamo vivendo sono i mutamenti del clima. Questi sono ormai drammatici in molte lande del Pianeta. E su ciò potremmo dedicare centinaia e centinaia di articoli di approfondimento, citando fonti autorevoli della scienza.

In Italia vari centri meteo che studiano i cambiamenti meteo climatici hanno individuato novità che inquietano: c'è chi sostiene che si è allargata verso nord la fascia tropicale, e che gli anticicloni africani, che da noi vengono dal Sahara, saranno una costante del clima del futuro, con conseguente rischio di desertificazione di varie aree del nostro Paese. Teorie che forse saranno ridimensionate, attenuate, sostituite con altre, ma che esprimono l'esito di studi scientifici, non di teorie che sono frutto di visionari.
Il cambiamento del clima ha trasferito verso il cuore dell'Oceano Atlantico l'Alta Pressione delle Azzorre, quella che sino ad alcuni anni fa si estendeva verso est, adesso è andata verso ovest, fin quasi le coste americane, esponendoci alla calura africana estrema.

E cambiamenti meteo climatici come quelli che abbiamo esposto nel Pianeta ce ne sono svariati, e stanno portando novità climatiche che non erano state sperimentate prima a memoria d'uomo, o nel migliore dei casi non così di frequenza. Citiamo per finire l'avvento di una fortissima ondata di calore che sta per investire la Siberia, di piogge con alluvioni lampo che hanno interessato a più riprese il sud del Sahara.

C'è poco altro da aggiungere per ora, se non che augurarci un po' di normalità, e soprattutto chi gioisce per il caldo dovrebbe riflettere sul fatto che questo è un evento meteo drammatico, che danneggia la nostra agricoltura e il nostro ecosistema naturale.

Andrea Meloni




16/06/17

FANTASMI


L'albergo Avisio e il suo quasi dirimpettaio albergo Lagorai hanno rappresentato, anche iconograficamente, il turismo estivo di Lago sino agli inizi degli anni '70. Quel turismo del tutto scomparso, fatto da persone che dalle città 'fuggivano' e si trasferivano armi e bagagli in luoghi ameni e silenziosi per tre settimane/un mese e spesso anche qualcosa in più. Ospiti alla buona, modesti e rispettosi che qui chiamavamo impropriamente "i siori" (ma tra gli ospiti del Lagorai  soggiornarono anche 'siori' veri, personaggi di fama nazionale, come Eugenio Cefis e Renato Squillante), che si adattavano ai luoghi così com'erano e non viceversa, come accade oggi. Non pretendevano strutture particolari, locali aggiuntivi, piscine, saune, solarium, campi da tennis, sale gioco, dancing, parcheggi, anche perché arrivavano generalmente con i mezzi pubblici (sino al 1963 addirittura in treno!).

Per la stessa ragione non girovagavano annoiati e insofferenti tre quarti del tempo con inutili, ingombranti fuoristrada, come ci tocca osservare di continuo. Per ricaricarsi si 'accontentavano', turisticamente parlando, della migliore qualità in assoluto gratuitamente disponibile,  che ora invece, dopo cinquant'anni di continui aggiornamenti e aggiunte all'offerta, all'interno dei nostri paesi purtroppo non siamo più in grado di garantire, e cioè il silenzio, la tranquillità e la possibilità di muoversi in un contesto ambientale sano e più a misura d'uomo. Già allora in città l'odore caratteristico era quello delle benzine combuste e il rumore prevalente quello delle autovetture. Qui da noi, a quell'epoca, girando si sentivano invece ancora distintamente l'odore delle stalle e il profumo della legna accatastata sotto i poggioli delle case. I rumori serali erano pochi e di giorno, oltre alle persone a piedi, transitavano per le strade per lo più carri a trazione animale. Lago offriva tutto questo. Niente di meno, niente di più.

Ma il tempo fugge inesorabilmente e le vicende familiari degli originari proprietari delle due strutture alberghiere, per ragioni diverse, pregiudicarono il prosieguo delle loro attività ricettive e uno dopo l'altro, prima l'Avisio e poi il Lagorai, vennero definitivamente chiusi.

Così, dopo aver ospitato negli ultimi decenni soltanto ricordi e fantasmi, qualche giorno fa l'albergo Avisio è stato demolito.


Al suo posto ora saranno edificate 'doe o tré növe 'cašòte, ma ben... piciole'. Occuperanno complessivamente una superficie quadrupla rispetto a quella occupata dalla struttura abbattuta e sottrarranno altri prati e altro verde alla località aggiungendovi nuovo cemento, nuove aree asfaltate e nuovi imprescindibili posti auto. In compenso però, come commentò soddisfatta  la nostra sindaca in occasione dell'approvazione dell'ultima variante al Piano di Fabbricazione comunale, i nostri artigiani avranno nuove opportunità di lavoro...

A conferma, una volta di più, di quanto miope sia la visione del tutto, ed il rispetto, l'attenzione, il senso del limite, la salvaguadia del territorio siano, qui più che altrove, soltanto vuote e impraticate parole. Continuiamo così.


Ario Dannati

A PROPOSITO DI NEVE


“Snow Future” è la mostra temporanea inaugurata nei giorni scorsi al Museo di Scienze Naturali dell’ Alto Adige, a Bolzano

Legato alla mostra si è concluso però nei giorni scorsi anche un simposio di due giorni dal titolo “Snow Future -. Cambiamento climatico – una svolta interdisciplinare”. A chiudere i lavori con una conferenza pubblica è stato il noto climatologo Luca Mercalli. L’ abbiamo intervistato. Neve e Futuro. Non occorre aggiungere molto.

Quale scenario si viene prefigurando sull’ arco alpino? «Abbiamo serie storiche di dati che coprono quasi un secolo e il trend è chiaro: al di sotto dei 1500 metri la riduzione delle precipitazioni a carattere nevoso è drastica e arriva anche al 40%, mentre a quote più alte la situazione è migliore, anche se per avere una certa stabilità del manto bisogna salire al di sopra dei 2000 metri. Situazione in via di peggioramento perché la temperatura media aumenta di anno in anno».

L’ industria delle neve tenta di rispondere introducendo nuove tecnologie nell’ innevamento programmato e creando bacini di accumulo sempre più grandi e capillari. È sufficiente? «Temo di no, sia dal punto di vista della sostenibilità economica che da quello della sostenibilità ambientale. Inverni siccitosi come quello che si è appena concluso riportano tutti coi piedi per terra: l’ acqua è un “bene scarso” e impone un uso razionale. Usi civili, agricoltura, turismo esprimono interessi in conflitto e prima o poi dovremo stabilire delle priorità. Abbiamo vissuto negli anni scorsi altre situazioni di crisi idrica primaverile che poi, nel corso dell’ estate si sono risolte grazie ai temporali. Speriamo che anche stavolta vada così. Speriamo davvero». 

Dunque, tornando al turismo invernale, quale strategia? «Neanche un euro di denaro pubblico alle stazioni sciistiche al di sotto dei 1500 metri e poi diversificare l’ offerta turistica, come si sta facendo in Appennino».

Ma le Alpi e le Dolomiti in particolare hanno un’ altra storia. Ci sono intere economie che ruotano intorno al turismo invernale dove, negli anni, sono stati investiti fiumi dei denaro in infrastrutture.
«Lo so, ma negare che le cose stiano cambiando, e in fretta, per via dell’ innalzamento delle temperature e dei cambiamenti del ciclo idrologico, non serve a nessuno. Non lo trovo utile. Né si può pensare di spostare sempre più in alto le stazioni sciistiche andando ad occupare stabilmente aree al di sopra dei 2500 o dei 3000 metri. Quelle zone sono troppo fragili, sia dal punto di vista idrogeologico che dal punto di vista ecologico. Sarebbe un errore gigantesco». 
Lei sta introducendo l'idea di limite. «Sì. E non capire che esiste un limite in ciò che si fa, nel battere certe strade, ritarda solo l’ adozione di adeguate contromisure. Io dico che perseguire oggi una politica espansiva dei comprensori sciistici non ha senso».
 
Il Trentino 06/06/2017

13/06/17

FOREVER SNOW: L’ITAP SFIDA I CAMBIAMENTI CLIMATICI

L’opinione pubblica paesana non mormora, non discute, non dibatte. Guarda attonita, o forse ebete, incapace di un sussulto, di un’indignazione. È morta e sepolta. L’opposizione comunale non è all’altezza del suo ruolo, e Dio solo sa quanto avremmo bisogno di un contrappeso di qualità per contrastare la presunzione di una maggioranza asservita e impalpabile; un’opposizione capace di argomentare con competenza e all’occorrenza di battere i pugni sul tavolo. L’intellighenzia giovanile (le decine e decine di laureati e diplomati presenti in paese) è muta, in parte tacitata da un incarico, una presidenza, una licenza edilizia, e in parte, peggio ancora, indifferente. La PAT, in epoca lontana baluardo al dilettantismo amministrativo delle periferie e garanzia di buona amministrazione, annovera ora al suo interno innumerevoli spregiudicati dilettanti, plebiscitati a Trento non certo per le loro qualità morali e intellettuali. Quale ultima speranza, confidavamo nel parroco, coi suoi legami ultraterreni e il privilegiato rapporto diretto con il Massimo Fattor. Ma anche lui evidentemente è poca cosa; in caso di perdurante siccità, garantirà, forse, qualche orazione ad hoc.
 


 
I cambiamenti climatici sono un fatto inequivocabile al centro delle agende politiche internazionali. A Tesero, però, pare non ce ne importi una pippa! Le cronache riportate dai quotidiani locali sulla recente serata di presentazione del nuovo bacino di accumulo di Pampeago lo testimoniano perfettamente. Pur di striscio evocati, proprio durante quell’incontro pubblico, essi non spaventano e si procede e si rilancia con disprezzo ed arroganza, come se i problemi di realizzazione di quell’opera fossero casomai soltanto tecnici ed economici e non invece soprattutto ambientali e morali.

Lo sconcerto è totale.

Delle parole del Santo (i famosi MAI PIÙ) pronunciate 29 anni fa ai piedi delle rovine di altri tragici bacini e a un tiro di schioppo dal luogo ove verrà edificato il nuovo invaso, chi se ne frega…

“Il dominio accordato dal Creatore all’uomo non è un potere assoluto, né si può parlare di libertà di ‘usare e abusare’ o di disporre le cose come meglio aggrada. La limitazione imposta dallo stesso Creatore fin dal principio ed espressa simbolicamente con la proibizione di ‘mangiare il frutto dell’albero’ mostra con sufficiente chiarezza che, nei confronti della natura visibile, siamo sottomessi a leggi non solo biologiche, ma anche morali, che non si possono impunemente trasgredire”.

Di fronte a un procedere così incongruo, dopo oltre 30 anni di anniversari celebrati in gran pompa e di insistiti moniti, ci saremmo aspettati quantomeno e finalmente prudenza, attenzione, cambio di indirizzo, voglia di cercare alternative ad un’offerta turistica costantemente in competizione col territorio. Invece… Invece le parole non coincidono mai con i fatti: attenzione, rispetto, cura, prevenzione, si ripetono infinite volte soltanto in quelle occasioni, ma nella realtà Il consumo e lo sciupio territoriale qui continua senza l’apparente minima preoccupazione generale.

La Fondazione Stava, che va a insegnarla al mondo intero, ha qualcosa da dire in proposito, o le ardite intraprese di ITAP e CERMIS non rientrano tra le fattispecie presenti nel suo statuto da monitorare, biasimare e finanche condannare?

Quanto dovremo attendere ancora per vedere un cambio di rotta, finalmente virtuoso? Quanto è difficile cambiare registro? Perché ci si incaponisce? Si faccia qualcos’altro. Si promuova un nuovo modo di ‘vivere’ la stagione invernale. Se non si useranno più gli sci non per questo gli impianti dovranno venire smantellati. Si promuova il trekking di alta quota, il nordic walking, si converta la marcialonga skiing in cycling (come già si fa da qualche anno in estate). E chi più ne ha, più ne metta. Fantasia, diamine!

Ma dov’è il problema? Perché di fronte alla chiara evidenza della tendenza climatica in atto ci si accanisce con lo sci, costi quel che costi? Con opere artificiali costosissime, a carico ovviamente dell’Ente pubblico, sottrazione di risorse naturali, modificazioni orografiche importanti, 'cannoni' che soffiano e ululano notti e notti intere a 2400 metri (ma anche a 900, in quel di Lago). È un procedere miope, stupido e pericoloso. E, serbatoio o non serbatoio, potrebbe non durare ancora molto. Perseverare su questa strada è davvero diabolico.

L’Orco




11/06/17

€ 600,00 PER PASSARE ALLA STORIA


Tempi oscuri e memorie labili, assorbite e prosciugate da rivoli infiniti di spazzatura in cui la modernità, attraverso la sua incessante diffusione tecnologica di massa, quotidianamente ci immerge. Like, tweet, post, whatsapp, s-bit, emoticon, etc., etc. Azioni ripetute ogni giorno centinaia e centinaia di volte. Per essere virtualmente collegati col mondo intero ed essere fisicamente scollegati da tutto. Sono le operazioni compulsive della connessione globale che paradossalmente ci impediscono ormai di fare il punto della situazione globale e di capire dove stiamo velocemente precipitando. Possiamo tutto, ma un tutto effimero e mai colmo. Comunicare, inviare foto, trasmettere documenti, condividere drammi e felicità, ascoltare e sapere in tempo reale ciò che accade in ogni dove senza essere protagonisti e decisori di nulla. Onnipotenti e impotenti al tempo stesso, perché l'onnipotenza virtuale generalizzata equivale, appunto, all'impotenza fattuale di ognuno.

Tutto passa veloce. E tutto, in una confusione sempre più evidente, veloce precipita nella dimenticanza e nell'oblio. L'apparente immutabile circolarità del tempo inquieta e mortifica. La routine della vita agiata e comoda - "guai che la cambie..." spesso s'udiva non molto tempo fa - non durerà purtroppo ancora a lungo. Perché tutto sta velocemente cambiando. La nuova Via della Seta presto ci porterà i Cinesi in casa. Saranno loro tra non molto i padroni del mondo. Un miliardo e mezzo di umani vogliosi di fare, di produrre, di conquistare. Non solo Inter e Milan, ma anche la 'gloriosa' Cornacci calcio presto avrà un presidente dal nome mandarino, Xien Pjin Lu. E tra quindici anni addirittura il sindaco di Tesero potrebbe chiamarsi Deng Zi Xan.

Di tutto questo in Comune se ne sono accorti e hanno deciso di correre ai ripari. Se lo scenario è questo urge alla svelta lasciare traccia ai posteri della nostra Età dell'Oro, perché le vestigia sparse qua e là sul nostro territorio non bastano. Con questi cervelli frusti o collassati, le opere e i provvedimenti amministrativi del recente passato non sono sufficienti a garantire una Memoria davvero imperitura. Chi ricorderà tra dieci anni (ma già adesso i più non lo ricordano) quale geniale amministratore cogitò l'ultimo disastroso piano di fabbrica locale? In quanti, passando te Cavada, sapranno rispondere alla domanda: sotto quale sindaco nel 1998 venne abbattuto il vecchio brenzo e costruita la qui presente fontana?

Sì, il grave rischio dell'oblio è drammaticamente reale e per chi amministra, il gratificante passaggio del Ventisette ad ogni fine del mese non può essere l'unica ragione per candidarsi ed aspirare ad una cadrega di peso...

Ecco dunque l'idea: editare un libro (o forse un più modesto pamphlet, o addirittura, una semplice pergamena) con le biografie in formato espresso di coloro che per esclusiva purissima filantropia e amore civico si sobbarcarono il gravoso onere del comando. Un segno doveroso di gratitudine nei confronti di chi precedette l'attuale prima cittadina e di autogratitudine nei confronti di essa stessa, che pubblicamente e imperituramente ricordi ai posteri questi benefattori.

La pubblicazione sarà consegnata ad ogni famiglia ed una copia con brossura speciale e rilegature in metallo prezioso sarà custodita nella biblioteca comunale. Che alle future generazioni si lasci una traccia certa del recente passato paesano!

La ricerca, vista l'indisponibilità degli uffici comunali, troppo presi a organizzare i prossimi eventi estivi mondani, sarà affidata allo storico locale, professor Italo Giordani. Essa ripercorrerà cronologicamente vita, opere e miracoli di chi dal dopoguerra in poi guidò il paese. Magari (ma non ce lo auguriamo), per eccesso di zelo, l'autore si spingerà sino a classificare in base ai fatti amministrativi le dodici figure che ressero le sorti di Tesero dal lontano 1946 ad oggi.

I dodici nomi di chi si succedette al comando di palazzo Firmian (Francesco Mich, Gabriele Iellici, Giuseppe Zanon, Enrico Ciresa, Remigio Braito, Pietro Deflorian, Adriano Iellici, Maurizio Zeni, Giovanni Delladio, Francesco Zanon e Elena Ceschini) verranno dunque svelati e consegnati alla Storia del paese per la certamente modica cifra di € 600,00. Un libro (o, come detto un pamphlet, o addirittura, una semplice pergamena) e una targa d'oro (o più probabilmente d'ottone) cesellata a mano li ricorderà nell'atrio del Palazzo.

Sarà opportuno lasciare qualche spazio libero sul supporto cartaceo e qualche centimetro di metallo in più sulla targa in modo da poter aggiungere i nomi e le storie di quelli che all'attuale reggente comunale succederanno. Nella speranza che tra quindici anni il nome da aggiungere non sia proprio quello di Deng Zi Xan...

Ario Dannati

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

MINU
Foto di Sabina

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