01/05/16

VERDO TIESER (E ROSS PANCIA')

La sindaca non sa il perché. Il geometra Longo neppure. Gli altri non ci sono, ma a me non lo direbbero. Dunque, per esclusione, almeno l’assessore 'competente' in materia dovrebbe saperlo. Ma forse, in verità, nemmeno lui lo sa. Sta di fatto che anno dopo anno in questo paesello un po' così ogni amministrazione che si rispetti, eletta democraticamente e senza brogli, fa le sue inermi vittime e celebra puntuale il rito sacrificale primaverile del cosiddetto motosega-day. Anche perché – diciamocelo – che farebbero altrimenti i dipendenti comunali in questo periodo di fiacca?

 
Di ipocrisia in ipocrisia, al netto delle finte attenzioni all'ambiente, delle feste degli alberi, delle giornate ecologiche, di quelle senz'auto, delle certificazioni mondiali dell'acqua e dell'aria, delle benedizioni dell'albero del millennio, eccetera, eccetera, ciò che purtroppo residua e rimane è una diffusa insensibilità e un'indifferenza ai temi ecologici, che sono la cifra più macroscopica ed autentica delle nostre amministrazioni.

Questa volta è stato il nuovo giovane assessore preposto anche alla cura del verde pubblico a manifestare la sua gratitudine nei confronti della materia cui sovrintende. E' toccata a due (su tre) aceri antistanti il teatro comunale, dare la stura alle giornate del ringraziamento. Purtroppo, - ci spiega acuto il responsabile da noi interpellato -
d'autunno questi disgraziati vegetali hanno il vizio di perdere le foglie! E per di più, non di rado qualcuna di esse osa addirittura farsi adagiare dal vento all'interno della grondaia o di riposarsi sul tetto lì vicino. Pensa te che stupide. Ma come avranno fatto a non capire che così rischiavano di far abbattere la loro madre pianta?... 
Poco sotto, nella piazza della chiesa, lo stesso riconoscimento, per un peccato leggermente diverso, è stato riservato ad un' altra ottusa giovane pianta sovrastante lo stradone (le due sue consimili con le quali condivideva il luogo sono desaparecidas ormai da tempo), ché secondo l'assessore ostacolava in qualche modo un posto macchina. La avevamo avvisata, dice. Avrebbe dovuto capirlo prima... 

E' andata invece di culo al bel tiglio davanti a San Rocco. In verità - continua l'assessore - quell'albero un po' se la tirava, facendo sfoggio, davanti agli indifferenti fedeli che accorrevano al tempio, delle splendide foglie verde-argento della sua giovane chioma. Lui è stato soltanto sfrangettato a dovere. Imparerà così a non essere troppo pretenzioso e civettuolo... Rimesso così a nuovo quel verde, altre visite a domicilio da parte delle squadre comunali di abbellimento si sono susseguite: in piazza Nuova, lungo la passeggiata Aleci, lungo il rio Stava e lungo il marciapiede che affianca la provinciale Tesero - Stava, con altrettante amorevoli dimostrazioni d'affetto ed un numero imprecisato di alberi sistemati da le feste grane. Insomma, il verde pubblico in questo paese piace. Tanto. Troppo... Da morire.

Certo, saremo in pochi a piangere per queste reiterate espressioni di avanzata civiltà. Che volete, non è gente da perdersi in romanticismi la nostra. Gli alberi qui servono sì, ma abbattuti e solo per appenderci le bocce ed i lumini da Nadal e, chissà poi perché, per ‘fare ambiente’ té le Corte: in termini psichiatrici quest'ultima sarebbe rubricata alla voce schizofrenia. Al di là di questo, per ogni autentico tiéser l'albero vivo altro non rappresenta che 'n colmèl drio a sé far!

Beati i poveri di spirito che ingenui credevano bastasse abbassare l'età di chi comanda per cambiare l'andazzo di questo comune... Se no gh'e nè into, non vèn föra! D’altronde, sappiamo bene com’è arrivata al potere questa allegra brigata, con quali sponsor, per quali meriti, chi ne è l’artefice, e qual è il suo vero obiettivo. Di sicuro non il bene del paese, né quello del suo ormai quasi annichilito ‘parco verde’. No, la sua unica ragion d'essere è la ri-elezione in Provincia del suo capo banda. Tutto a suo tempo venne pianificato per questo fine. E in quel caso sì, dopo attenta valutazione, le scelte della candidata sindaca, degli assessori e dei consiglieri in lista, mixando vecchie glorie, buone per ogni stagione, e giovani ‘di prospettiva’, smaniosi di mettersi in mostra e, perché no, di arrotondare il loro stipendio, furono decise per raggiungere in tranquillità proprio quel traguardo finale.

Nessuna competenza specifica, nessuna predisposizione, nessuna particolare sensibilità fu richiesta ai componenti del manipolo designato al comando, se non l'obbedienza assoluta al Padrino. Ancora una volta (purtroppo) dilettanti allo sbaraglio per recitare senza particolari affanni il solito copione, che indecentemente a Tesero va in scena ormai da più di tre decenni. Né più, né meno.

L’ultimo bilancio di previsione, recentemente approvato, ne dà chiara testimonianza. Questi i lavori previsti dal documento contabile:

1 - sistemazione di piazza Tombón, dunque posteggi; la fame di posti macchina non è mai sazia: per quella ‘priorità’ i nostri giovani timonieri, concepiti, nati e cresciuti in auto, già abituati a spostarsi con destrezza in carro armato, farebbero uno spianaverum di tutto l’esistente;

2 - ‘manutenzione’ del Centro del fondo ovvero, per meglio dire, del suo consolidato profondo, irreversibile rosso di gestione;

3 - avanzamento opere interne di Casa Moretto (pallino ‘culturale’ degli esecutivi a trazione P);

4 - foraggiamento associazioni paesane, un refrain immancabile che in termini elettorali qui ripaga sempre (tra l’altro, acquisto nuove divise per il coro Genzianella);

 5 - posizionamento apparecchiature di videosorveglianza e illuminazione di alcune non meglio identificate zone pericolose del paese (evidentemente sciatteria e trasandatezza cominciano a dare i loro frutti);

6 - infine, attenzione! l’altrettanto prioritaria e fondamentale realizzazione della pista di ski-roll (costo d'impianto 800 mila euro), a conferma che
quando il Padrino decide, non c'è santo che tenga e la porcata prima o poi, si fa. 
Così, aggiungendo sperpero a sperpero, i magnifici sei al timone (UNO + cinque) regaleranno altri oneri al comune per gli anni a venire, in barba all’ipotesi di accorpamento della nostra municipalità con quella di Panchià che, secondo i soloni provinciali prossimamente in Sala Bavarese per circuire e plagiare le anime belle ivi presenti, si farebbe, udite, udite... per risparmiare!!!
Ma per favore!

Ario 

24/04/16

DALLE FERITOIE AGLI ECOMOSTRI


C'era una volta l'allegra commissione edilizia comunale, composta da semplici concittadini scelti più o meno a caso dal Consiglio e spartiti tra maggioranza e opposizione, quasi sempre sulla base di competenze e sensibilità del tutto assenti. Nelle intenzioni avrebbe dovuto essere l'organo amministrativo di tutela preposto a verificare e poi eventualmente licenziare le richieste di fabbricazione che rispettassero i regolamenti urbanistici vigenti. Oltre alle verifiche tecniche di conformità, quell'improvvisata assise esprimeva anche un parere estetico sui progetti al suo vaglio e non di rado li rimandava al mittente con la prescrizone di una qualche revisione degli elaborati. Teoricamente, con quell'organo, l'ente pubblico intendeva evitare arbìtri e soprusi da parte dei richiedenti licenza, nonché, in caso di ristrutturazioni, disarmonie architettoniche rispetto al preesistente.

In realtà le disarmonie e gli arbìtri potevano comunque verificarsi, anzi spesso si verificavano, non già per colpa della committenza bensì perché quell'organo, succube del tecnico che lo sovrintendeva e che rappresentava l'unica 'voce dòtta' presente al suo interno, anziché elaborare dopo attenta valutazione un'equanime sintesi dei pareri dei suoi membri, si sottometteva alla volontà o alle bizzarrie del professionista. A volte poteva capitare che il tecnico pro tempore della commissione fosse in conflitto d'interesse con i professionisti incaricati del progetto in esame e che di conseguenza intorno a quel disegno si scatenasse una sorta di 'guerra tra studi'. Così, al termine degli avanti e indietro e delle innumerevoli modifiche dell'elaborato, questi conflitti si scaricavano puntualmente sulla committenza con penalizzazioni e costi aggiuntivi a carico di quest'ultima.

Ad ogni modo, di rigore e zelo censorio ce n'erano da vendere, tanto che non di rado si sarebbe potuto addirittura confonderli con vera prevaricazione. Non erano affatto rari i casi in cui il professionista di riferimento della commissione s'impuntasse e pretendesse rettifiche e variazioni che superavano di gran lunga il buonsenso, imponendo astrusità progettuali e architettoniche o l'uso di materiali incongrui che per lo più peggioravano il risultato finale dell'opera.

Adesso invece pare che in commissione la filosofia di fondo sia cambiata: il nuovo verbo è fantasia & spregiudicatezza! Semplicemente.


Dunque, crescono nel paese gli ecomostri, a dimostrazione, fuor di ipocrisia, che l'urbanistica nulla ha di scientifico e la materia è di fatto alla mercé di chi in quel determinato momento la manipola e degli interessi in gioco.

Strutture abnormi e disomogenee rispetto agli stilemi architettonici esistenti si insinuano nel contesto paesano senza un'apparente ragione logica. L'arbitrio è macroscopico e insopportabile. Recentemente due alberghi, all'interno dell'area paesana di massimo rispetto urbanistico, cioè del cosiddetto Centro Storico, sono stati sopraelevati oltre ogni decenza, quasi a voler far marameo a quei poveri censiti che loro malgrado furono sottoposti alle forche caudine dalla precedente intransigenza.


Ma la sindaca che fa? E il consiglio comunale che dice? E la minoranza dov'è finita? Ma in che mani siamo? Animo, rappresentanti del popolo! ché di quindici balbettanti comparse il paese non sa che farsene. Dite qualcosa. Battete un colpo. Se ci riuscite, tutelateci! Questo paese sta rotolando velocemente verso la barbarie. Avevamo proprio bisogno dei giovani al comando per ridurci così... Bravi!


Certo, de gustibus et coloribus non est disputandum. Ma per favore d'ora in poi non si rompano i coglioni a chi in una qualche oscura corte paesana chiede di aprire un abbaino meno angusto di uno spiraglio per poter far entrare in casa un raggio di sole...

L'Orco


27/03/16

24/03/16

L'EVOLUZIONE DELLA SPECIE


"Finalmente una bella notizia per gli abitanti del capoluogo della valle di Fiemme: l’orto dei frati francescani diventerà un parcheggio pubblico." così apre il suo pezzo pubblicato ieri su il Trentino un entusiasta L.Ch. E così anche l'antico orto dei frati di Cavalese andrà a farsi benedire per venir trasformato in un bellissimo autoparco. Lo ha deciso all'unanimità il consiglio comunale del capoluogo fiemmese. Perché? Ma perché gli alberghi si ammodernano, aggiungendo, stagione dopo stagione, anno dopo anno, nuove comodità. Camere più spaziose, doppi servizi, tre docce, due vasche, solarium, palestre, fitness, sale per bambini, connessioni internet super veloci... Di pari passo i nostri paesi devono garantire aree acconce per le lussuose e sempre più ingombranti autovetture con le quali turisti e residenti, in una gara demente ed infinita a chi ce l'ha più grossa, si spostano avanti e indietro.

A farne le spese sono gli spazi interni ancora liberi risparmiati dalla speculazione edilizia, con i quali le ammistrazioni comunali o gli stessi privati, attraverso la loro trasformazione tentano di dare un'impossibile risposta alla domanda di posteggi che l'automobilità privata portata al parossismo riformula continuamente.

Purtroppo la conservazione dei luoghi della memoria, principali elementi di identità comunitaria, mal si concilia con le esigenze reali della nostra più importante economia. Al bando le ubbie, di turismo qui si vive e serve pragmatismo! Questo il refrain perentoriamente ripetuto in ogni occasione, tanto che più nessuno osa metterlo minimamente in discussione. E se dunque vogliamo stare al passo con l'evoluzione incessante e le infinite necessità di un'offerta all'altezza della fama acquisita a suon di mondiali dobbiamo rassegnarci ad agire così (e a perdere del tutto la nostra residua identità).

Perché l'identità di una comunità è connaturata al suo paesaggio di riferimento e ai luoghi gravidi di storia in cui essa si è forgiata.


L'orto dei Francescani, per quella cittadinanza e non solo, è uno di quei luoghi, come il Banco de la Reson, la Rocca di San Valier e alri. Un sito caratterizzante e identitario attraverso il cui riconoscimento i Cavalesani hanno potuto dire sinora di essere Cavalesani. Se però neppure il loro più importante consesso cittadino, teorica sedes sapientiae paesana, riesce a capirne la valenza profonda in esso custodita, significa che il punto di non ritorno è già stato superato e che ormai tutto è davvero perduto.

Di questo passo, tra vent'anni, quando lo stravolgimento paesaggistico avrà del tutto reciso i legami col passato sarà difficile distinguere un Baùscia con Ferrari seduto al tavolino di un bar da un Lovo con Cayenne seduto al tavolino del bar accanto, e allora di turismo, se già non lo saremo, potremo anche morire.

Intanto però non preoccupiamoci, qui si fantastica e forse si farnetica. Dobbiamo confidare: la Promozziòn del nostro signor P non ci abbandonerà. Ci penseranno le Pro Loco con le loro ragazzine in costume tradizionale, il gruppo Salvanel, le signorinelle mascherate da Streghe, a rievocare e a farci ricordare, tra un fuoco d'artificio e un rogo improvvisato, ciò che un tempo fummo. Accontentiamoci. D'altronde non c'è alternativa. In fondo che sarà mai un orto! Vuoi mettere poter aggiungere ulteriori 100 posti macchina. Eh dai. Mettiamoci il cuore in pace e consideriamo che così, solo così!, i più non dovranno ri-emigrare in una Svizzera qualsiasi con la mitica consunta valigia di cartone e potranno invece rimanere a fare i lavapiatti nella nostra amata Heimat.


L'Orco

23/03/16

SI STA COME D'AUTUNNO SUGLI ALBERI LE FOGLIE


Ciao Euro, ho appena letto due pagine sull'incidente di Tarragona in Spagna: sette ragazze che si stavano affacciando (e affidando) con fiducia ed entusiasmo alla vita sorprese dalla morte in una notte piovosa su una strada spagnola. Immediatamente mi è venuto in mente l'ultimo versetto della parabola evangelica delle vergini:

Vegliate dunque perché non sapete né il giorno, né l'ora.


In questi casi si disvela potentemente l'essenza del tragico: trovare la morte nell'atto di massima affermazione della vita.


Citando un verso di Hoelderlin:

Con il pericolo cresce anche ciò che dà salvezza
che preferisco riformulare così:
Con ciò che dà salvezza cresce anche il pericolo.


Pericolo e salvezza, pericolo e senso, sono facce della stessa medaglia. Non si può guadagnare in intensità della vita, in intensità del nostro essere-nel-mondo senza esporci al pericolo.
Questo concetto è difficile da accettare oggigiorno. Si pretende di avere intensità del vivere e sicurezza, ovvero confort, aspetti necessariamente inconciliabili.
In una società ossessionata dalla sicurezza e dal controllo e ancora dal confort, non si riesce ad ammettere che la salvezza, anche la piccola quotidiana salvezza che consiste nel coricarsi al termine di una giornata, non dipenda in larga misura da noi. Dipende infatti nel bene e nel male dall'imponderabile. Tantopiù che affidiamo noi stessi e la nostra vita a forze che si rivelano (tragicamente) sostanzialmente ingovernabili ed incoercibili:



Sono al volante e osservo nello specchietto retrovisore una macchina dietro di me. La freccia di sinistra lampeggia e tutta la macchina emette onde di impazienza. Il guidatore aspetta il momento giusto per superarmi: come un rapace che fa la posta a un passero. Mia moglie Vera mi dice: “ Sulle strade francesi ogni cinquanta minuti muore un uomo. Guardali, tutti questi pazzi che corrono accanto a noi. Sono gli stessi che sanno essere così straordinariamente prudenti quando sotto i loro occhi viene scippata una vecchietta. Com’è possibile che quando guidano non abbiano paura? ” Che cosa rispondere? Questo, forse: che l’uomo curvo sulla sua motocicletta è tutto concentrato sull’attimo presente del suo volo; egli si aggrappa a un frammento di tempo scisso dal passato come dal futuro; si è sottratto alla continuità del tempo; è fuori del tempo - in altre parole, è in uno stato di estasi: in tale stato non sa niente né della sua età, né di sua moglie, né dei suoi figli, né dei suoi guai, e di conseguenza non ha paura, poiché l’origine della paura è nel futuro, e chi si è affrancato dal futuro non ha più nulla da temere. La velocità è la forma di estasi che la rivoluzione tecnologica ha regalato all’uomo. A differenza del motociclista, l’uomo che corre a piedi è sempre presente al proprio corpo, costretto com’è a pensare continuamente alle vesciche, all’affanno; quando corre avverte il proprio peso e la propria età, ed è più che mai consapevole di se stesso e del tempo della sua vita. Ma quando l’uomo delega il potere di produrre velocità a una macchina, allora tutto cambia: il suo corpo è fuori gioco, e la velocità a cui si abbandona è incorporea, immateriale - velocità pura, velocità in sé e per sé, velocità-estasi. Strano connubio: la fredda impersonalità della tecnica e il fuoco dell’estasi.

Kundera, La lentezza
*****

Ciao, le tue considerazioni valgono naturalmente anche per le vittime degli attentati di ieri in Belgio, per quelle della nostra ormai lontana tragedia di Stava e per l'infinita catena di morti che dalla notte dei tempi avrà fine soltanto con... la fine dei tempi. Vittime che secondo le nostre categorie non avrebbero dovuto trovarsi (e morire) in quel luogo e in quel momento. Ma le belle facce delle sette italiane (stranamente delle altre sei studentesse nulla è dato di sapere) confermano che la vita, per quanto ogni individuo aneli e tenti di autodeterminarla, è regolata dalla forza soverchiante della Casualità.
E appunto, nemmeno la qualità superiore comprovata dalla bellezza di quei sette volti, di cui la vita stessa (sempre per le nostre categorie) avrebbe potuto beneficiare, è bastata a salvare quelle sette ragazze dall'oblio che oggi già le avvolge.

22/03/16

FUORI DAL CORO


Per il parroco la questione è chiusa. Nel 2017 inizieranno i lavori di restauro del vecchio Mascioni con buona pace di quanti avevano sperato nell'acquisto di un nuovo strumento. Uno Zeni avrebbe stravolto le antiche abitudini dei frequentatori del tempio. Che i coristi restino dove sono sempre stati e l'organo (rimesso a nuovo) pure! Il sottinteso di don Daprà non ci scandalizza affatto.

In quanti a Tesero sarebbero disposti a stracciarsi le vesti pur di ascoltare la passacaglia BWV 582?

UNO SCOMODO PERCHÉ

Pubblico con colpevole ritardo l'intervento di C.D. finito tra i commenti anonimi scusandomene con l'autore. Un'opinione dotta, suffragata dalla diretta conoscenza, che sulla stampa locale, naturalmente, non poteva (doveva) trovare spazio.
 
Mi fa piacere che il blog apra una discussione sulla sanità trentina. Mi scuso se sarò lungo, ma un argomento così importante merita un’analisi approfondita. A parer mio, tutto nasce negli ormai “lontani” anni 2006/07 quando la P.A.T decise di investire una vagonata di milioni di euro per riammodernare la flotta degli elicotteri con la conseguente necessità di adeguare tutte le piazzole per l’atterraggio, anche quello notturno, presenti sia nei presidi ospedalieri che nelle zone più limitrofi, vedi Canazei. Non solo, visto che gli hangar e la struttura che accoglieva tutto lo staff del nucleo elicotteri di Mattarello risultavano ormai non più conforme ai nuovi standard previsti per l’utilizzo dei mega velivoli, vengono costruite delle nuove strutture con dei costi che sarebbe interessante poter sapere nel dettaglio ma che purtroppo non sono in grado di quantificare ma, a spanne, sicuramente una seconda vagonata di milioni di euro. In quel periodo però nessuno ha mai accennato al fatto che tutto l’investimento aveva come finalità quella di accentrare su Trento tutte le emergenze sanitarie a scapito dell’utilizzo delle strutture ospedaliere periferiche. Anche la scelta dei velivoli fu molto mal digerita dai tecnici del soccorso in montagna, per le dimensioni degli stessi e per la difficoltà di manovra in zone impervie. Punto a favore dei nuovi mezzi, la velocità negli spostamenti da e verso la città. Mi sembra chiaro che in questo frangente ( forse uno dei pochi) la politica ha avuto lungimiranza, in negativo però. Non si è mai espressa pubblicamente relazionando su queste scelte, anzi ha sempre cercato di bypassare l’ostacolo. Ora che questo passo è stato fatto, emergono tutte le problematiche che fanno incazzare la popolazione. Forse la manovra avrebbe avuto un senso se il S.Chiara fosse già stata una struttura moderna, efficiente e pronta ad accogliere tutti i pazienti qui dirottati dalle periferie. Adesso si parla di N.O.T. con tempi biblici e con un profumo-puzza di speculazione nell'aria. Non sarebbe stato più utile utilizzare si tante risorse per ottimizzare i servizi sul territorio? Ed i nostri rappresentanti cosa fanno? Ovviamente danno ragione alla massa! Ma negli anni delle decisioni sulle macchine volanti dov’erano? Molti di loro erano in consiglio o addirittura in giunta!! Rossi era addirittura assessore alla sanità! Un secondo punto che mi sembra importante è l’analisi del perché si è arrivati alla scelta di trasformare l’ospedale di Fiemme in un nosocomio ad ore o par time se si preferisce. Infatti una struttura ospedaliera senza alcune figure basilari ( anestesisti ) non si può definire tale. Per assurdo nelle ore di assenza di questo personale bisognerebbe togliere la scritta Ospedale. La ormai famosa norma europea del lontano 2003 e sottolineo 2003 che stabilisce i riposi dei camici bianchi, anestesisti, ecc… entrata in vigore in Italia ed anche in Trentino il 24/11/2015 ha, di fatto, portato al collasso il sistema. Ma è una norma del 2003!!! Non c’era forse tutto il tempo per organizzarsi? Analizzando il problema del reparto maternità, già nel 2002 su richiesta dell’assessorato e dell’azienda sanitaria, il dipartimento materno-infantile ha elaborato un documento sulla riorganizzazione dei punti nascita dell’ azienda sanitaria della P.A.T. L’elaborato condiviso dai direttori delle Unità operative, sulla base di rigorose premesse scientifiche, con adeguate misure compensative ed organizzative, proponeva la chiusura motivata da ragioni di sicurezza di alcuni punti nascita. Questo documento è stato dimenticato e 13 anni dopo si è arrivati praticamente a conclusioni analoghe. In assenza di un percorso serio, analitico e, perché no, anche contraddittorio dell’analisi di cui sopra. Conclusioni frettolose ed applicate dal giorno alla notte! Dimostrazione del fatto che la politica provinciale è più preoccupata al consenso che al risolvere le problematiche che si trova di fronte utilizzando il metodo del rimando! Penso che qualsiasi persona ragionevole poteva, dopo tutti questi fatti, prevedere una conclusione simile. Purtroppo il vizio di rimandare rimane ma rimane anche il vizio di far fare ad altri le scelte che, secondo alcuni, creano un danno d’immagine. Infatti siamo in attesa della decisione del Ministro Lorenzin sul destino dei reparti di neonatologia periferici. Alla faccia dell’autonomia, tanto rivendicata e sbrodolata dai nostri rappresentanti. “ Su questo anche gli amministratori territoriali ( scriveva Pierangelo Giovanetti su l’Adige il 29/11/2015) dovrebbero dare dimostrazione di sguardo lontano, non di semplice piccolo cabotaggio, contrattando pure con la Provincia l’eventuale contropartita da ricevere in cambio della chiusura dei punti nascita. Aizzare o capitanare le folle, esasperando la rabbia che è già forte, non ha grande prospettiva. Forse gli amministratori avrebbero il compito di spiegare e far capire alla gente la situazione, anche economica , in cui ci troviamo, e il quadro generale che motiva le singole scelte. Ma anche per i sindaci e presidenti di comunità di valle, come per gli amministratori provinciali, ci vuole il coraggio e il saper guardar lontano, caratteristiche sempre più rare di questi tempi”
Ci sarebbe da aprire un dibattito anche sulla situazione della “mega” protonterapia di Trento dove si stanno dannando per cercare pazienti in giro per il mondo, ma questo è un altro capitolo, anzi è un fiore all’occhiello della sanità e della politica trentina che fa molta “fatica” a sbocciare.
(C.D.)

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

MINU
Foto di Sabina

Archivio blog