23/05/07

NOSTALGIA



Leggerezze e trasparenze

Anna Deflorian e la luce.

21/05/07

ARMI DI DISTRAZIONE DI MASSA


Intervista a Karl Lasn fondatore e direttore di Adbusters, organizzazione no-profit specializzata nella produzione di spot di anti-pubblicità, appositamente studiati per scardinare le attuale regole di mercato ed orientare l’opionione pubblica a una visione critica del mercato.

a cura di David Edwards (traduzione da "ECOLOGIST")

Quando capitate in una grande edicola, dove sono esposte centinaia e centinaia di riviste e giornali multicolori che trattano dei più svariati argomenti, provate ad osservare attentamente i titoli. Anche se apparentemente la varietà degli argomenti è grande, hanno molti tratti in comune: sono tutti prodotti da grandi gruppi editoriali, il cui unico scopo è il profitto. Sono giornali pieni di pubblicità e quasi nessuno parla di temi cruciali, di ambiente o di diritti umani. Apparentemente, le opzioni sono infinite, ma in realtà non c’è nessuna scelta: siamo solo liberi di scegliere fra migliaia di prodotti analoghi, fra migliaia di prospettive tutte però legate al fatto di essere “business-friendly”, cioè legate a una visione del mondo che ritiene "normale" un consumo illimitato di prodotti standardizzati ed alienati e che accetta l’attuale stato delle cose o che al massimo si limita ad una sua critica superficiale. Le vie che sostengono lo status quo sono dovunque e come l'aria che respiriamo non si notano. Al di là di queste verità necessarie vi sono soltanto silenzi sinistri - sinistri perché è in questi silenzi che vengono partoriti molti degli orrori e delle ingiustizie del nostro mondo. Nella nostra grande edicola possiamo allora immaginare un'intera grande parete dedicata alle riviste che si pongono domande critiche sul mondo economico e finanziario attuale. Niente di particolarmente astuto o "intellettuale", niente di complesso, solo domande che un qualunque uomo della strada può porsi, come: Quando potremo contare su una reale libertà di stampa? Chi è il responsabile dell’attuale situazione? Com’è stato possibile che ciò si verificasse? Quali sono le minacce alla libertà ora? Il conformismo della nostra libera stampa dipendente dalla pubblicità? In questo frangente tutto solo e piccolo ma reso potente dalla verità opera Adbusters, organizzazione no-profit americana fondata da Kalle Lasn e specializzata in pubblicità occulta. In pratica, essi producono brevi e pungenti spot studiati per capovolgere i cliché soliti, in modo da portare i consumatori a pensare in modo critico. All'inizio Lasn ed il suo team contattarono le TV in Vancouver ma più tardi scoprirono che la mancanza di democrazia nell'etere "esisteva non solo in Canada e in tutti gli Stati Uniti, ma probabilmente anche in tutti gli i paesi del primo mondo". Fino ad oggi Adbuster ha prodotto dozzine di spot televisivi per sensibilizzare i telespettatori sul consumismo, altri annunci ridicolizzavano senza pietà l'automobile, la moda e l'industria alimentare. A Kalle Lasn, fondatore e direttore di Adbusters, abbiamo rivolto alcune domande.
Ti sei occupato per molti anni di pubblicità convenzionale. Qual è stata la tua esperienza? Ho iniziato a lavorare nella pubblicità a Tokio, all’età di vent’anni. Così ho appreso un po’ della neutralità etica di quella realtà. All'inizio ero contento di far parte dell'industria della pubblicità, ma poi, gradualmente ho cominciato a non sopportare più quel mondo. In qualche modo c’era qualcosa di marcio nel profondo. Finché poi ho cominciato a detestare anche le persone che vi lavoravano.
In che modo opera AdbusterCome Adbusters ci siamo specializzati in "pubblicità occulta", brevi spot studiati per capovolgere i cliché convenzionali, in modo da portare i consumatori a pensare in modo critico. I nostri spot sono progettati in modo che a colpo d'occhio, il pubblico possa immediatamente avere la consapevolezza del messaggio che vogliamo inviare. Questo è un punto cruciale. Nel libro Bugie vitali, verità semplici, la psicologia dell'auto delusione, lo psicologo Daniel Goleman rivela come le nostre menti rifiutano automaticamente i messaggi che minacciano la nostra visione della realtà, prima ancora che essi abbiano la possibilità di raggiungere la coscienza. In altre parole, la mente ha la capacità di essere conscia, "sebbene inconscia", di ciò che non vuol trattare. Secondo Goleman: "In qualche modo la mente afferra ciò che accade e velocemente pone un filtro protettivo, distogliendo così la consapevolezza da ciò che le fa paura". Per capire quello che intendo dire è sufficiente osservare la struttura dei nostri manifesti (ndr: alcuni dei quali sono riprodotti a lato dell’articolo) e paragonarli ai prodotti pubblicitari convenzionali o ad alcuni popolari slogan politici. Prendiamo per esempio espressioni come "Via le mani dal Golfo" o "Bando alle bombe". Si tratta di slogan diretti che contrastano crudelmente con il punto di vista più comune. Come abbiamo già spiegato, questi messaggi, se proposti in maniera diretta, vengono subito schermati o rifiutati automaticamente dalla coscienza della maggior parte della gente. Noi di Adbusters abbiamo allora cercato di presentare i nostri messaggi, in modo da vincere le resistenze mentali della gente, proponendo una comunicazione di tipo diverso.
Cosa ti ha portato a questo modo di sentire, di comportarti altamente esplosivo. Quando emigrai in Canada nel 1970 entrai nella cinematografia sperimentale e girai alcuni cortometraggi. Ma non ero soddisfatto perché questi venivano proiettati soltanto ad un numero molto limitato di spettatori. Così avemmo l’idea di creare dei messaggi televisivi “sovversivi” della durata di 30 o 60 secondi e di acquistare spazi televisivi per diffonderli. Ricordo che nel '73 andai alla televisione di Vancouver per comprare uno spazio.
Come fu accolta la tua offerta? Mi hanno riso dietro. Sghignazzavano e dicevano: "Ehi! Ma non è roba commerciale. Noi non trasmettiamo queste cose". In questo consiste la libertà dell'etere. Io intendevo solo proporre un'idea astratta, così come i grossi gruppi industriali vendono uno stile di vita astratto e messaggi subliminali. La differenza era che le mie idee non erano ritenute "Business-friendly” e così la mia proposta fu considerata ridicola o assurda.
Nel 1989 avete fatto un altro tentativo per promuovere una campagna a favore delle foreste della Columbia britannica, in Canada. Si è stato proprio così che abbiamo lanciato una campagna di 6 milioni di dollari con il divertente slogan: "Foreste per sempre". Si trattava di uno spot di anti-pubblicità della durata di 30 secondi, realizzato in maniera professionale. Un lavoro accurato, prodotto in oltre due mesi di lavorazione da alcuni dei migliori produttori di Vancouver. Ma anche in questo caso, le Tv che vendevano spazi pubblicitari per milioni di dollari all'industria del legno, rifiutarono di venderci uno spot per la nostra campagna!
Quanto tempo ti ci è voluto per avere uno spot in TV? Ci sono voluti anni - i nostri spot erano sistematicamente, ripetutamente rifiutati. Comunque una delle iniziative più riuscite è stata quella del 1993, quando riuscimmo a inserire una serie di spot contro l'automobile, proprio durante un programma televisivo dedicato alle novità automobilistiche canadesi. Dopo qualche giorno, le case automobilistiche che sponsorizzavano il programma - comprensibilmente scontenta di vedere i loro spot inframmezzati da quelli anti-automobile da noi prodotti - ritirarono la loro pubblicità ed il programma fallì.
In che modo, le stazioni televisive giustificavano il loro rifiuto? Dicevano che in Canada, l'articolo 3 della Normativa per la pubblicità afferma che non si possono diffondere messaggi controversi.
Il punto è che in un'epoca di riscaldamento globale, di estinzione di migliaia di specie, qualsiasi messaggio pubblicitario, soprattutto qualsiasi messaggio delle grandi corporazioni industriali, è controverso. Anche negli Stati Uniti avete registrato le stesse reazioni? Negli Usa, la reazione dei direttori delle emittenti è stata ancora più esplicita. Ci dicevano: perché dovrei fare una pubblicità che lede i nostri affari? Siamo noi a decidere cosa mandare in onda, perché non ci lasciate lavorare? Questi direttori si comportavano come se fossero padroni assoluti dell'etere, anche se legalmente, l'etere è di proprietà pubblica dato in gestione alle stazioni televisive. Le emittenti dovrebbero operare nell'interesse pubblico, e non soltanto per il loro proprio tornaconto.
Qual è la situazione attuale? Le tre grandi emittenti televisive statunitensi come Abc, Cbs e Nbc, negli ultimi otto anni hanno sistematicamente rifiutato di mettere in onda almeno uno dei venti spot che gli abbiamo proposto. Gli hanno rifiutati uno a uno.
Che programmi avete per il prossimo futuro? Riteniamo che la battaglia legale possa essere la punta di forza del nostro movimento. Se riusciamo a farci riconoscere il diritto di acquistare spazi televisivi come una qualsiasi compagnia di pubblicità e andare spalla a spalla con le aziende che promuovono beni di consumo, i grosso è fatto. La nostra speranza è quella di ripetere ciò che accadde 20 anni fa negli Stati Uniti, quando la lobby anti-tabacco riuscì a spazzare via dalle televisioni le case produttrici di sigarette, anche se loro erano ben più potenti e ricche di mezzi. Il nostro intero movimento, in un certo senso, è il tentativo di ripetere quella storica vittoria sul tabacco, ma questa volta a svantaggio delle aziende che producono beni e servizi di consumo che noi riteniamo ad elevato impatto ambientale.
Pensiate davvero di riuscire a vincere questa difficile battaglia? Sì, stiamo preparando azioni legali contro i tre più grandi network televisivi di New York. Abbiamo una ricchissima documentazione sul loro operato negli ultimi otto anni, inclusa la registrazione di conversazioni avute con i direttori delle trasmittenti ed il vicepresidente dell'Nbc. Abbiamo anche intenzione di portare tutto ciò alla Corte Mondiale dei Diritti delle Nazioni Unite. Appellandoci in particolare all’articolo 19 che afferma che: “i popoli del mondo devono avere il diritto d’accesso all’etere”.
Sei nato in Estonia è spesso sottolinei la grande somiglianza fra il cosiddetto Mondo Libero occidentale e la realtà dei paesi totalitari che ti sei lasciato alle spalle. Sono cresciuto in un paese dove era vietato parlare male del governo e oggi, 50 anni dopo, mi trovo in Nord America e mi rendo conto che questo invece è il paese dove non si può parlare male degli sponsor. Questa è stata un’esperienza illuminante nella mia vita. Altro che "terra della libertà”. Il mezzo più potente di comunicazione sociale dei nostri tempi è la televisione, ma la gente non vi ha accesso, neanche a pagamento.
Spesso associamo il controllo del pensiero alle società totalitarie, ma c'è un modo ancora più sottile per controllare la gente.Il controllo del pensiero da parte dei regimi totalitari è molto sfacciato, è di tipo Orwelliano. Ma qui nei paesi del cosiddetto Primo Mondo viene esercitato un controllo molto più sottile, direi di tipo Huxeliano. E' un sistema che somministra sonnifero. Soma che assumiamo, molto volentieri, per tranquillizzarci. Nessuno ci costringe a guardare la televisione, ma lo facciamo volentieri perché siamo diventati cultori del cult. Siamo stati, lentamente, sistematicamente indottrinati fin dal giorno della nostra nascita. Così sviluppiamo un senso di appartenenza. L’immagine del consumatore riproposto in tutto le salse oggi negli spot televisivi è il Soma del nostro tempo, tutti noi si nutriamo disperatamente di quell’immagine per paura che il nostro mondo ci collassi intorno.
Hai mai riflettuto sul fatto che i giovani d'oggi mostrano la loro ribellione indossando griffe e marchi delle multinazionali? Recentemente abbiamo pubblicato un servizio sulla Che Guevara Cola, che sta vendendo benissimo in America. E' un vero e proprio trionfo di marketing. I giovani sembrano in qualche modo accecati. E' come respirare aria sporca: dopo un po’ ci si abitua. Amano parlare della Che Guevara Cola, capiscono come funziona, come sono stati manipolati, ma ancora la bevono, pensano che sia veramente eccezionale. Anche se sanno che le Nike sono fatte con lo sfruttamento del lavoro in Indonesia, pensano sempre che lo swoosh della Nike sia un richiamo incredibile. In parte, collego questo fenomeno, al fatto che i ragazzi non crescono più in un ambiente naturale, pensano che l'ambiente naturale sia fuori moda, non hanno altri punti di riferimento.
Edward Herman e Noam Chomsy sostengono che gli inserzionisti, le grandi imprese limitino la libertà dei mezzi di comunicazione. Concordi con quest’analisi?Si, sono sostanzialmente d'accordo. Sebbene non ci sia niente di nuovo. In pratica Chomsky ha elaborato idee già note, mettendole per iscritto molto bene. Ma non mi piace Chomsky. Penso che è troppo di sinistra.
Cosa intendi per troppo di sinistra? Significa che è troppo attaccato ai vecchi slogan, ai tempi di quando ancora l'Unione Sovietica esprimeva qualcosa di idealistico. Io sono stato di sinistra per molti anni ed ancora lo sono per molti aspetti. La tattica della sinistra, la sua strategia è fallita, non c'è più la spinta ideale originaria.
C'è un modo migliore? Io penso che la contro-cultura sia il modo migliore. Siamo ora in un'era post moderna e abbiamo a che fare con lo scontento, il cinismo e la cultura, e dobbiamo usare il mezzo più potente di comunicazione di massa: dobbiamo usare la televisione. Dobbiamo svegliare i consumatori, farli uscire dal torpore in cui la cultura consumistica gli ha trascinati.
Che speranza c'è per il futuro, sei ottimista? Ho la sensazione che stiamo per raggiungere il momento di verità di fine millennio e credo che un numero ristretto di sostenitori della contro-cultura possa produrre un radicale cambiamento all’interno dell’opinione pubblica. Potrebbe accadere esattamente quello che è già successo nell'impero sovietico qualche anno fa. Sento che qualcosa di veramente importante stia per accadere: il fatto è che l'economia mondiale è diventata oramai insostenibile. Ogni abitante del pianeta sa cosa sta succedendo, lo sente profondamente, ma lo nega. E' come se fossimo tutti in attesa di un momento catartico, quando il cambiamento radicale sarà possibile.
Come si potrà riconoscere quel momento? Può succedere che l'indice Dow Jones precipiti di 1000 punti invece che 500 come è accaduto qualche mese fa. O che improvvisamente risulti evidente che i G8 non sono più in grado di controllare il riscaldamento del globo. O che qualche leader carismatico all'università di Chicago riesca a dimostrare il fallimento del modello economico occidentale, della nostra visione del mondo. Penso che questi momenti di contro-cultura possono portare ad un cambiamento incredibilmente veloce. Penso che ci sarà un periodo di scompiglio dove tutto sarà pronto per essere afferrato e se noi creiamo modelli sostenibili, allora possiamo cominciare da lì.

LA CLIO "LE IENE" I TELEFONINI E LA CULTURA DELL'AUTO


Ieri sera stavo guardando la televisione ed ho annotato le pubblicità che passano sui canali nazionali del piccolo schermo; il risultato è stato agghiacciante! Nel giro di cinque minuti di "consigli per gli acquisti", per ogni canale, la sequenza è stata quasi sempre questa: pubblicità di modello di auto, di carburante, di altro modello di auto, di telefonino e nuovamente di un'altra auto. Come dire "scateniamo le terza guerra mondiale ed annientiamoci con le armi nucleari", ma il tutto presentato come innovazione tecnologica, piacere di guida, migliaia di messaggini gratis ed altri specchi per le allodole (però l'allodola è un uccello intelligente, l'uomo un primate stupido). Mi viene subito in mente la risposta che ci veniva data quando, da bambini, per giustificare una brutta azione dicevamo: me lo ha detto lui! e la risposta era: e se qualcuno ti dice "buttati da un burrone", che fai ti butti? I santoni che predicano la fine del mondo e spingono i discepoli al suicidio di massa sono dei criminali! Allora perchè non sono dei criminali anche coloro che spingono gli ignari consumatori ad aggiornarsi con il "sempre nuovo modello di auto", prima euro 1, poi 2,3,4......infinito, con infinitesimali migliorie nelle emissioni di inquinanti che farebbero ridere chiunque. Fatevi spiegare da qualcuno la differenza nell'inquinamento tra un auto euro 4 ed euro 3; ve la spiego io: l'euro 4 inquina moltissimo, l'euro 3.....moltissimo quasi allo stesso modo. Il principio è che se un mezzo che pesa una tonnellata, deve essere spinto da un motore meccanico che brucia idrocarburi (la benzina) per trasportare 80 kg di stupido primate (le auto nelle nostre città hanno a bordo una sola persona nella quasi totalità degli spostamenti casa-lavoro-casa), questo mezzo può solo che inquinare.E' vero, l'auto è comoda, ci protegge dal freddo e dalla pioggia, e se poi, è anche l'ultimo modello della marca tal dei tali.....ci fa anche fare bella figura; ha anche aspetti negativi però. Per prima cosa ci isola dagli altri, ne più ne meno che i telefonini. L'auto ci isola da persone vicine; siete tutti li, in fila nel traffico, a pochi metri l'uno dall'altro, e nessuno scambio di parole, ognuno immerso nelle proprie ansie e nella nevrosi da traffico a fumare sigarette a ripetizione (come se lo smog non bastasse) e ad atrofizzare il corpo che prende la forma da sedile. Il telefonino ci isola da persone lontane; si, tante belle parole.....ma che fine ha fatto la socializzazione, il muoversi per andare a trovare un amico e dargli un abbraccio? E poi l'auto, amatissima auto........assassina auto! L'auto è una delle prime cause di morte in città. Chi non muore sotto ad un auto, muore dopo poco con un tumore ai polmoni o assiste alla morte di un parente (facciamo le corna). Tutti li a decidere l'acquisto di un auto per le sue caratteristiche di sicurezza per gli occupanti ma....se sei dentro all'auto ed hai un incidente ci sono buone probabilità di morire e se sei fuori dall'auto, non vivi comunque la tua città. Lo spazio delle città è riempito dai palazzi, tra questi ci sono le vie e le piazze......occupate dall'auto. In pratica, se siete pedoni, potete vivere una esigua fetta di marciapiede ed appena mettete un piede fuori da questo siete sotto un tiro incrociato di veicoli assurdi, fatti di metallo, pesanti, che esalano una puzza che uccide, che fanno rumore! Fino a qualche anno fa mi piaceva uscire con il cane la notte per apprezzare le vie....senza il rumore delle auto, sono luoghi diversi, fantastici. Da qualche tempo non c'è pace neanche nelle ore piccole.Insomma, siamo bombardati da una cultura dominata dalle industrie di automobili e dai distributori di benzina, e quei pochi che non possono permettersi l'auto, come i bambini, cascano preda delle pubblicità del telefonino, prodotto elettronico anti-sociale. Persino un programma televisivo di inchiesta su fatti ignobili che accadono in Italia ed all'estero, come Le Iene, deve associare la propria immagine ad un auto al fine di ottenere finanziamenti, per sopravvivere, e di avere seguito per rimanere in vista. Quei pochi che ancora hanno un loro pensiero indipendente sono sempre di meno, isolati ed additati di estremismo ambientalista e pergiunta catastrofico.Posso suggerire una soluzione a chi si vuole illuminare:spegnete la televisione, leggete quotidiani e libri, fatevi un giro su internet e soprattuto non spendete più soldi per le auto. Diverrete più intelligenti, più indipendenti, più liberi.

dal blog Bici Metropolitana

12/05/07

PAGINE IN LINGUA ITALIANA




Colendissimo N.H. Prof. Silvano Valenti
Barone della Guidicciona / von Wiedeschaun (salute!)
y de la Cruz y de la Escaloña Blanca etc.

E p. c. a chi legge.

Da lunga pezza vivo in questo cittadone murato; ma non mi ci ritrovo, stento ad ambientarmi. La gente ha da fare, il tempo è danaro e siccome qui, precipuamente, i ‘baìni’ sono in cima ai pensieri dei più, non le resta tempo per dare ascolto ai poeti, ai filosofi e affini rompiballe. Qui le mura, gli archi, i simulacri eccetera si vedono, ma fermati lì. Tutto il resto è ‘terra di morti’. Il meglio (musicisti, letterati, scienziati) è sepolto. In superficie trovi solo il semianalfabeta sordo ad ogni sentimento, tuttavia avvinghiato al motto del Conte di Cavour: ‘Gott und mein Recht’. Niente di male se il loro dio non fosse il Dio Tondo che soverchia il Dio Celeste e se loro precipuo diritto non fosse soltanto quello di spogliare il prossimo. Dirai: “Non essere manicheo: guarda fuori delle mura e vedrai che tutto il mondo è lucchese”. Sicuro, Barone mio, ma qui si esagera; qui sono più lucchesi che altrove.
A persuaderti allego due missive inviate al mio padrone di casa che chiamo, a ragion veduta, Scilocca, perché come lo Shylock di scespiriana memoria pretende da me, già abbastanza scarnificato, una libbra di carne viva. Ogni mese, non una tantum.
Sta di fatto che a Lucca non ho relazioni umane, non mi resta che carteggiare con te e con gli amici extra moenia; e rifarmi parlando alle statue e alle immagini, come gli spiriti magni dell’antica Grecia che quando avevano il fumino dicevan cose da cavar la pelle. Ricorderai Demostene che prima di lasciare Atene per l’esilio sostò davanti alla figura di Pallade, tossicchiò e asciutto asciutto le chiese con un ghigno: “O dea dell'Acropoli, come puoi compia­certi di be­stie così brutte come le civette e la demo­crazia?”.
Ultimamente ho parlato con il ‘Santo Volto’ e con Vittorio Emanuele. Il Santo Volto lo conosci bene, oltre che per reminiscenza dantesca, per essere tu disceso da magnanimi lombi della Lucchesia. Sai che è un culto aberrante, ben più del culto di San Gennaro, espunto dal Calendario Romano ma tuttora oggetto di venerazione a Napoli. Ebbene, al Santo Volto ho espresso la mia opinione, ad un dipresso in questi termini: «Perdonate l’ardire se Vi parlo come nessun concittadino di Bonturo oserebbe parlarVi, illustrissimo Signore, anzi ‘Signora’. Così devo chiamarVi, perché – l’ho già scritto in qualche parte – Voi non rappresentate un Cristo vestito’ bensì una clandestina, anche se rispettabile, Magna Mater. Dal riciclaggio del culto pagano i mercanti hanno introitato in nome Vostro buoni soldoni anche fuori Lucca, dove Vi hanno trapiantato più brutta che mai. A Bolzano c’è una Vostra malacopia nella cappella alla Torre di Druso. Lassù Vi chiamano ‘Virgofortis’ o vergine barbuta; e Vi hanno condecentemente rivestita, oltre che di panni preziosi, di un alone romantico da cui una delicata leggenda, lontana le mille miglia dalla venalità che Vi assedia qui, meritando i sarcasmi di Dante. E adesso Vi pongo la domanda: ‘Uomo o donna, Gesù o Madre Terra che siate, vabbè che siete di legno, ma come potete sopportare tutto questo? Riverisco ».
A Vittorio Emanuele, monumentato nei giardini sopra le mura, ho tenuto tutt’altro discorso. “Ti rivedo sempre con piacere – gli ho detto di sotto in su, levando il capo da fiaccarmi il collo –; con quei baffoni a manubrio, lo sciabolone da parata, tutti i ‘pumèi’ in ordine che t’invidio perché il problema dei bottoni’ è uno dei tanti che complicano la mia triste condizione vedovile, Maestà, credimi, Tu m’infondi tanta simpatia e confidenza. Però gli epiteti che ti incidono sul piedistallo non mi vanno giù: “Re Galantuomo, Liberatore d’Italia…”. O icché dì’ono! Per me ‘Re Galantuomo’ è pleonastico non meno dell’inflazionato ‘Papa Buono’. Si è mai visto, nella norma, un re farabutto e imbroglione che strazia il popolo e bara nel tressette, o un pontefice programmaticamente perfido e iracondo al modo del dantesco Filippo Argenti, il quale, ad ogni pisciatina di cane, si inc…iprignava, con teatrali escandescenze? E poi, come sarebbe a dire ‘Liberatore’? Dio ci liberi dai Liberatori: dopo il disordine e l’arraffa arraffa che imperversano in Italia dalla ‘Liberazione’ in poi, dopo le nere pagine dell’Afganistan e dell’Iraq ‘liberati’, il termine è diventato nefasto, come altri in cui la malizia umana ha fatto slittare il ‘segno’. ‘Liberatore’ è termine tralignato, come ‘tiranno’ (il tiranno chiudeva le porte della città dal di dentro per proteggere i cittadini, ma poi, per tartassarli e non farli scappare, finì per chiuderle dal di fuori, o innalzare la cortina di ferro); è parola screditata come ‘democrazia’ che da governo di popolo è diventata il malgoverno che sai. Grazie comunque per il bene che hai fatto alla nostra Italia: e da lassù infondici coraggio e speranza, ché ce n’è bisogno. Per me, lo dissi già e lo ripeto, monarchia o repubblica fa lo stesso, purché sia italiana. Ti dirò, in tutta confidenza, che sono di sinistra, beninteso della sinistra storica e nazionale, quella di Garibaldi, di Crispi, di Cesare Battisti e di un altro che so io. Va da sé che mi tengo alla larga dalla sinistra di mestiere, – ignorante e rapace, miliardaria e borghese marcia, salottiera e borbonica, senz’arte né parte, senza patria – che da me non ha mai beccato un voto ».
A questo punto chiudo il discorso che scotta e rischia di diventare lungo e stucchevole come il telegiornale di Emilio Fede. Abbi pazienza, Barone mio: sopportami se depongo ai tuoi serenissimi piedi i dubbi e le angosce che affollano le mie onuste meningi e i miei esausti precordi.
Bacio le mani

Ferruccio Bravi

06/05/07

TORNARE A(I) PIEDI di Antonella Valer


LE GAMBE SONO IL MEZZO DI TRASPORTO A ZERO IMPATTO AMBIENTALE. IN PIU' CAMMINARE REGALA SALUTE E DIVERTIMENTO. IN CITTA' E IN VACANZA.


Muoversi a piedi sembra essere passato di moda da un pezzo. Eppure il centro della città di Trento è pieno ad ogni ora del giorno di persone che tranquillamente passeggiano in centro a scopo culturale o per fare acquisti e non si rendono probabilmente conto di quanti chilometri fanno così passeggiando. Le gambe sono state in fondo per millenni il mezzo di trasporto prioritario degli essere umani.
D'altra parte nella gerarchia dei piani della mobilità degli enti locali, sono i pedoni i primi in assoluto, per l'assoluta mancanza di impatto ambientale che provocano. Nella gran parte dei casi non mettono sostanze inquinanti, sono silenziosi e, oggettivamente, occupano poco spazio.
Certo, perchè muoversi a piedi, a fronte della sua lentezza, possa essere scelto come modalità di trasporto in un ambito ragionevole di distanza è necessario che questo risulti piacevole. Non è un caso che siano i centro storici, chiusi alle auto, i luoghi privilegiati dai pedoni. L'utilizzo delle gambe diventa subito meno allettante quando si tratta di fare le scale. Pochi sono coloro che scelgono di non cedere alla tentazione dell'ascensore e compiere il lavoro richiesto dalla salita degli scalini. Nonostante i simpatici cartelli che l'Azienda sanitaria del Trentino ha diffuso, che spiegano come 10 minuti di scale al giorno facciano perdere 4 Kg di peso in un anno, il che significa anche molta più salute. Salvo poi spendere magari parecchi soldi in corsi di “step” in palestra per raggiungere lo stesso scopo.
“La cosa più bella della scuola è andarci a piedi con i miei compagni di classe” dice Lucia, scolara di una scuola elementare. Ma a molti bambini questa possibilità è oggi quasi sempre negata. Questioni di tempo (dei genitori) e di sicurezza (troppe auto). Così le zone limitrofe alle scuole, piene di auto parcheggiate o accese in attesa di caricare i figli, diventano i luoghi meno salubri (in termini di concentrazione di polveri sottili) e adatti ai bambini che le frequentano.
Da qualche parte si dovrà pure cominciare a spezzare il circolo vizioso. In quest'ottica si muovono i progetti “A piedi sicuri” che diverse associazioni a Trento in collaborazione con il Comune, propongono agli scolari e ai loro genitori. Cercando di invertire la tendenza e abituare i bambini a “gestire” il pericolo con consapevolezza invece che evitarlo (andando in auto) e aumentarlo.
Ma il camminare può anche diventare proposta di viaggio. “Sono appena rientrato da un viaggio a piedi in Turchia, ho concluso dopo 3 anni tutto il sentiero della Via Licia, 509 km in 28 giorni di cammino, con dislivelli piuttosto impegnativi e tappe di circa 20 km al giorno. Devo dire che davvero uno dei più bei trekking al mondo, e quindi lo consiglio a tutti. I turchi sono persone eccezionali, un popolo che trasmette pace e serenità, c'è tanto da imparare da loro”. E' questo l'incipit del racconto di un iscritto dall'associazione la Boscaglia (
http://www.camminarelento.it/), che promuove vacanze a piedi in Italia e nel mondo.
E d'altra parte è da molto tempo che i cammini dei pellegrini medioevali (il “camino del Santiago” e la via Francigena, per citarne due famosi) sono stati ampiamente ripopolati da migliaia di nuovi pellegrini spesso molto laici, ma altrettanto capaci di apprezzare il sapore del viaggio lento, del territorio che entra dai piedi, delle bellezze che vengono gustate a passo lento e sostenibile.




Pubblicato su gentile concessione dell'Autrice tratto dal numero di maggio 2007 del periodico Cooperazione tra Consumatori

25/04/07

Le previsioni dei climatologi: "Arriva un futuro di alluvioni e siccità"

Per capire come il clima sta cambiando, immaginate una linea retta che tagli a metà il Mediterraneo: al di sotto sarà sempre più secco, al di sopra sempre più piovoso. E non saranno le piogge che conosciamo: intense ma brevissime d’estate, lunghe ma tenui nelle mezze stagioni. Saranno piogge intense e di media durata.
Quei 50 millimetri d’acqua che cadevano in una settimana, sempre più spesso ci piomberanno addosso in un giorno. E non c’è terreno che riesca ad assorbire questa massa d’acqua in tempo reale. Questo scenario arriva dall’Università della California, che alla VI Conferenza sui cambiamenti del clima, in questi giorni all’Aia, ha mandato una squadra di punta per fornire ai politici, che dovranno decidere la politica ambientale, i dati tecnici su cui ragionare.
Della squadra americana fa parte anche il geochimico Ray F. Weiss, esperto nell’elaborazione di modelli climatici.
Professor Weiss, questo ripetersi sempre più frequente di disastri naturali ci deve far pensare che è arrivato il momento in cui la natura, ripetutamente maltrattata, presenta il conto?
"E’ molto improbabile che nel cambio di clima non ci sia lo zampino umano. E’ vero che la vita è mutamento e la Terra passa incessantemente da ere fredde a ere calde, ma questa volta il cambiamento è troppo rapido per essere del tutto naturale. Comunque abbiamo fatto le nostre verifiche".
E l’ipotesi della variabile-uomo regge?
"Regge, eccome. La Terra ha fatto un brusco scatto della temperatura verso l’alto a partire dalla fine della II Guerra Mondiale, con un’ulteriore accelerazione negli Anni ‘90. La grande variabile climatologica di questo periodo è l’immissione massiccia di anidride carbonica nell’atmosfera, conseguente all’attività industriale. I vulcani e il ciclo solare sono elementi destabilizzanti minimi in confronto ai gas residui della forsennata combustione di carbone e petrolio per produrre energia. Sono questi che inducono l’effetto serra e il conseguente riscaldamento".
E’ corretto pensare che il disastroso autunno nel Nord Italia sia un effetto dell’inquinamento atmosferico?
"Anche il principe Carlo pensa che l’alluvione in Inghilterra sia il contrappasso delle attività umane. Noi climatologi, però, non ragioniamo in termini di questo o quel singolo evento, ma di tendenza generale. Le variabili ci sono sempre state, un’alluvione di per sé dice poco. Ma il trend attuale è il riscaldamento: lo dicono i termometri, ma anche i ghiacciai che si ritirano. E una delle conseguenze del maggior caldo è l’abbreviazione del ciclo dell’acqua, che evapora e ricade sulla Terra in tempi sempre più rapidi. E, noi prevediamo, in modo sempre più tempestoso: una quantità sempre più alta di pioggia sarà di natura alluvionale".
E’ tempo allora che gli uomini si attrezzino per fronteggiare il cambiamento, visto che questo comunque è in atto?
"Il clima è come una grossa una nave, che impiega molto tempo a partire e molto tempo a fermarsi. Non possiamo pensare che, se anche di colpo diventiamo virtuosi, cioé riduciamo i consumi di energia riducendo così i gas coinvolti nel cambiamento di clima, tutto torna come prima. Non è così. L’anidride carbonica resta nell’atmosfera per più di un secolo. E allora non resta che pianificare il futuro, tenendo conto di come sta cambiando il clima. Non ha più senso trattare come emergenze degli eventi che stanno diventando la norma. La questione, al punto in cui siamo, non è se il clima cambia, o cambierà, in risposta alle attività umane, ma quanto cambia, a che velocità e dove".
I catastrofisti vedono imminente un disastro universale, gli ottimisti sostengono che la Terra è sopravvissuta a sovvertimenti di ogni genere e se la caverà anche questa volta. Lei da che parte sta?
"Io provo a ragionare. E’ vero che l’uomo non è la prima specie vivente che modifica l’ambiente e il clima. L’hanno già fatto, ad esempio, le alghe: milioni di anni fa modificarono la composizione dell’atmosfera, introducendo l’ossigeno. La conseguenza di quello che noi oggi chiameremmo "inquinamento dell’aria" fu la scomparsa dalla superficie della Terra dei microrganismi che respiravano zolfo e la comparsa delle forme di vita che respiravano ossigeno. Anche domani ci saranno perdenti e vincenti".
Lei ha una ricetta perché l’uomo sia tra i vincenti?
"Risparmiare energia o produrla dal vento, dall’acqua e dal sole. Oggi abbiamo le tecneologie per non inquinare. Il problema è politico, non più scientifico. E poi bisogna fare meno figli. Nel 1930 sulla Terra c’erano 2 miliardi di uomini, adesso sono 6, e tutti consumano energia e ne vogliono consumare ancora di più. Triplicati nell’arco di una vita! Una crescita del genere non è più possibile. Il clima non è una variabile indipendente. Il clima siamo anche noi".
di Marina Verna

24/04/07

SICCITA' E STUPIDITA' (Lettera a Luca Mercalli)

Pregiato dottor Mercalli, mi capita di tanto in tanto di vederla in televisione la domenica sera e di apprezzare i commenti che spesso Lei associa alle previsioni meteo vere e proprie. Noto l’amara ironia con cui a volte conclude il (troppo) breve spazio che la trasmissione le concede, come ieri sera a proposito della preoccupante persistenza della siccità e del Po che cala a vista d’occhio, mentre il Governo, “tranquillamente”, promette…di abbassare le tasse!
Condivido pienamente con Lei lo sconcerto per questa leggerezza della politica, per questo continuo rimandare le decisioni da prendere (ovviamente impopolari) che lo stato delle cose imporrebbe invece venissero prese con urgenza. Recentemente ho visto “Una scomoda verità” di Al Gore. Il film-documentario, che dal punto di vista cinematografico non è granché, impressiona invece per i dati che ben mette in risalto. Stiamo davvero ballando sul baratro e, come nel film viene ironicamente esemplificato, ci stiamo comportando come la rana che adagiata nell’acqua di una pentola che si sta lentamente riscaldando si lascia bollire senza reagire. Detto questo mi chiedo e Le chiedo come sia possibile che ogniqualvolta si propongono esempi sul come contribuire a ridurre l’accumulo vieppiù insostenibile di anidride carbonica – principale responsabile dell’effetto serra – ovverosia sul come risparmiare singolarmente energia, si arrivi sempre agli esempi delle lucette stand-by dei televisori, all’acquisto di elettrodomestici ad alto rendimento, alla sostituzione delle lampadine tradizionali con quelle a basso consumo, eccetera. Sia chiaro che anche questi accorgimenti meritano la massima considerazione, ma certo mi permetto di far osservare che il più clamoroso ed evidentissimo spreco d’energia nel nostro opulento Occidente origina dalla auto-mobilità: incessante, ipertrofica, spesso inutile o addirittura assurda. E se con riferimento a quella commerciale vi sono “giustificazioni” di ordine politico-economico, nel caso di quella privata le ragioni dell’abuso sono da ascrivere a motivi di ordine prettamente “culturale”. Qui in provincia di Trento, da dove Le scrivo, risulterebbe che l’ auto-mobilità è responsabile per il 30% delle emissioni di gas serra complessive. Io credo che tale percentuale sia abbastanza sottostimata e che si possa attribuirle un buon 35-40% della colpa. In ogni modo, anche se fosse responsabile “solo” per il 30% sarebbe davvero il caso di parlarne diffusamente e con sistematicità, tanto almeno da bilanciare le martellanti indecenti campagne pubblicitarie pro automobile che con la frequenza di 2 spot su 3, 24 ore su 24, istigano ad un “consumo” di mobilità privata vergognoso. Temo però che dietro questo ingiustificato silenzio nei confronti dei danni causati dall’auto-mobilità si nasconda una malintesa idea di libertà e soprattutto l’inconfessabile, generalizzata, narcisistica necessità di distinguersi e farsi notare, ben sintetizzata dalla locuzione “Lei non sa chi sono io!”, che proprio l’automobile, status-symbol per eccellenza, permette comodamente di ostentare.
Gradirei, tempo permettendo, un suo gentile parere in merito.

La ringrazio e le porgo cordiali saluti.


Euro Delladio

Tesero, 23 aprile ’07
LA RISPOSTA di Mercalli
Gentile Signor Delladio,

lei è stato molto gentile a inviarmi i suoi pensieri che io condivido totalmente (insieme a molta frustrazione) .
Non so cosa dirle, se non che continuo a utilizzare i miei 3 minuti come gutta cavat lapidem.

Tutto ciò che lei ha così ben sintetizzato è peraltro contenuto nel mio libro "Le mucche non mangiano cemento" scritto insieme a Chiara Sasso, vedere:
www.meteoshop.it

Consiglio pure la lettura de "I nuovi limiti dello sviluppo" di Meadows & Randers, 2006, Oscar Mondadori.

un cordiale arrivederci (sabato 28 anche su Ambiente Italia, ore 14,45 RAI3, argomento siccità) e, per quanto possibile, teniamo duro

INCANTO NOTTURNO

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Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

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Bepi Zanon

TESERO 1929

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PASSATO

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ANCORA ROSA

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VIA STAVA ANNI '30

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TESERO DI BIANCO VESTITO

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LA BAMBOLA SABINA

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LA VAL DEL SALIME

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SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

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