10/03/16

MA NDO’ ELO FINÍ?


All'incirca dieci mesi fa l’orso bruno trentino iniziò a girovagare in lungo e in largo attraversando prati e boschi della nostra amata Heimat. Venne incontrato contemporaneamente in parecchie località della Provincia. Era un Super-bear ubiquitario che per parecchio tempo inquietò le tranquille e affaccendate genti trentine. Il plantigrado anche qui in val di Fiemme balzò agli onori della cronaca locale dopo essere stato segnalato a Malgola (Predazzo), Ziano, Panchià e finanche a la Palanca, dove pare avesse fatto visita ai luoghi dei tragici fatti del Turchin e della compianta mamma Orsa. La stampa locale, in quel periodo a corto di notizie di rilievo, diede ampio spazio a quegli avvistamenti. Poi, gradualmente, l’incalzare di altri importanti eventi, dalla sagra del Puzzone di Moena a quella dei Grostoli di Tesero, dalla gara di tamburello di serie D alla sfilata d’auto d’epoca per le vie del paese, fece sparire l’orso dai giornali e come per miracolo nessuno se lo ritrovò più tra i piedi. Ma, come dice la canzone, la nostalgia è canaglia e ora che il lungo letargo sta per finire siamo certi che la voglia d’orso ricomincerà a battere forte… e L'Adige e il Trentino torneranno presto a regalarci nuovi ed avvincenti episodi.

Pubblichiamo quindi uno dei tanti racconti ‘rimasti in canna’ alle redazioni giornalistiche dei due principali quotidiani trentini. In questo caso la cronaca manoscritta anonima di un avvistamento, ricevuta a suo tempo e mai pubblicata dal corrispondente da Verla di Giovo de L’Adige Placido Giocondo Rossi, che, su nostra insistenza, per sua gentile concessione ci ha fatto pervenire.

Ario




Tei Bepi, te n’ conto una, che de sicür no te me la crederai. Marti matina, son dre che parto per ‘ndar  gio ‘n campagna a me podàr ‘n po’ de pomari…

Ma ‘ndo cristo la m’ha mess ‘l panét, la mé spósa? La m’aveva dit che ‘l lo meteva ndel prosàc! Ndel prosàc no ‘l gh'è, nò. Chissà mai, fidete ti de le dòne.” Zerco ‘n po’ dapertüt… Vago ‘n soggiorno, nient. Vago ‘n caneva, nient. Torno ‘n cosina, rivardo mejo ndel prosàc, nient. La finestra l’è daverta – prima no gh’avevo fato caso, nò – e… tèi, me scampa l’ocio de sot e sat còssa che vedo? L’ors, propi l’ors che i aveva vist nvèndro passà tel zimiteri, lì ‘n de l’ort beato sul brugnar col me panét ‘nte ‘na zata.

Ma can da l’ostrega come al fat a tòrse 'l panét dal prosàc qua ‘n cosina? Che l'sia vegnì dent ‘n casa da la finestra?” Nó capivo, nò. Che far, che no far… “Spèta, spèta, che vago a tòrme ‘l sciopp…” me son dit. Me giro n’attimo per no ‘ngamberlarme te’n paròl che gh’era lì ‘n mez, me rigiro e zac! tei. Sul brugnar nó l gh’è pu, nò. Sparì. Ah, bèla questa; alora l’è propi vera che l’è pu furbo de ‘na volpe, can da l’ostrega.

Me spòrzo dal balcon e vardo de sot. ‘N te l’orto neanche no ‘l gh'è. Possibil?

Ndo saralo finì? Cargo ‘l sciopp e vago gio de sot, con cautela massima, de sì. Sento ‘n sciamazz de poe e de pojatti: no èlo dent ‘l polinar col panét n' man che ‘l gh’é varda a quele stremide de le me galine... ‘L g’aveva ‘n ment de farse ‘na merenda con pan e pollo, tei…

G’ho dat n’ ociada. ‘L gaveva do brazzi, che no te digo. E do zate, ancor pèzo. Te l’ confesso, g’ho avù paura, ‘na paura mata, tei . E, sciopp o no sciopp, no me son pü movest. Ero lì, paralizà. Se stó chi ‘l se gira ntant che l’enquadro ‘l me mete anche mi nte la merenda…

Così ho spetà che ‘l vaga per so cont. Cosa vòt che te diga… Che scena, tei: mi col sciop, l’ors col panét e le galine stremide ‘n tel polinar lì a vardarse ntei oci e a non dir nient. E, miga che ‘l s’abbia scomodà pu de tant, nò. Nò, nò! L’è stà lì ‘n pezzòt fermo a contemplar le poe ‘ntan che ‘l rosegava ‘l panet. Per mi col me sciopp no l’ha fat neanche ‘na piega, come se no ghe fossimo, tei.

A ‘n zerto punto, causa sta situazion così balorda e insolita, me venest ‘n colp de rabbia talment grant che ho fat n’urlo così fòrt che le galine le ha tacà a sguaratàr le ali, tanto che l’ors ‘l sé stremì e l’è scampà de corsa, tei…

A le tante, ho pensà. Mejo tardi che mai. E per fortuna che l’è finida ben… Pòdo ben dir d'esser 'n miracolà!

Ma no se pòl continuar così. ‘N colp sul brugnar, 'n colp tel zimiteri, ‘n colp te ‘l polinar, e ‘n colp magari... ‘n camera da lèt con la me spósa... L’è ‘na vergogna. Sénte zitadini o sénte nissüni? Dai, ostrega! Che i faga valgót gio  ‘n provincia, o i sta lì soltan per ‘l 27? No se pòl pu nar avanti, così, nò…


06/03/16

N.O.T. OR NOT N.O.T.


Cosa si nasconda dietro al Nuovo Ospedale di Trento i comuni mortali della periferia provinciale non lo sanno e non lo possono sapere. È cosa per gli addetti ai lavori, o, tuttalpiù, per i cittadini del capoluogo. Si sa solo che anche in questo caso, un po' di anni fa, improvvisamente, il Santa Chiara risultò inadeguato e non più ristrutturabile e iniziò a circolare il tormentone della necessità di buttare all’aria la “vecchia” struttura per edificarne una nuova di maggiori dimensioni e, perché no, addirittura di interesse extra regionale. Potremmo chiederci: perché si scartò l’opzione ristrutturazione, ove fosse davvero servita? Perché (con leggerezza) si decise di sacrificare una nuova vasta area verde a sud della città (Mattarello) per trasformarla nell’ennesima colata di cemento? Era davvero necessaria quella necessità?


Potremmo stuzzicare la nostra curiosità soltanto azzardando un’ipotesi. Probabilmente un nuovo super ospedale non era necessario. Il 'vecchio' Santa Chiara si poteva riammodernare ancora ed impiegare parte del fiume di denaro pubblico investito nella nuova struttura per ottimizzare la già buona qualità del sistema sanitario provinciale periferico. Ma dare il via all'Operazione N.O.T. avrebbe però solleticato interessi economici rilevantissimi (un fiume di denaro, appunto, che dai forzieri dell'ente pubblico esonderà prossimamente nei conti correnti di consulenti, urbanisti, architetti, geologi, ingegneri, costruttori, notai, avvocati, etc.) e inoltre – almeno nell’immaginario collettivo – avrebbe accostato la P.A.T all’eccellenza sanitaria nazionale, permettendole di appuntarsi al petto l’ennesima medaglia al valor amministrativo. Di più: l'impressione che da osservatori esterni se ne ricava leggendo qua e là è che il N.O.T. sia in realtà anche il pretesto per un ripensamento urbanistico complessivo della località Gocciadoro e non già il fondamento della ristrutturazione sanitaria trentina.

Intanto però, mentre nel capoluogo la Giunta provinciale è al lavoro per accelerare la marcia del complesso iter tecnico-burocratico precedente l'avvio dei lavori del nuovo super ospedale, in periferia soffia uno strano vento di decadenza. L’antica vera eccellenza della sanità trentina, quella dei nosocomi periferici comprensoriali "a misura di paziente", che dal dopoguerra in poi garantì ai bisognosi e ai loro familiari un più che decoroso servizio ospedaliero, senza l'obbligo di lontane e disagevoli trasferte, sta smobilitando.

In val di Fiemme, stando alle solite voci alimentate dal tormentone, si dice che l'ospedale dei Dòssi, malgrado i recenti e recentissimi interventi di straordinaria manutenzione, non sarebbe più all’altezza delle attuali esigenze... Che manchino medici anestesisti... Che le nascite non raggiungano il numero sufficiente per mantenere attivo il reparto di ostetricia... Che il pendolarismo del personale medico costi un'esagerazione...

Insomma, sul sistema ospedaliero periferico la revisione della spesa che il tempo, il governo e questa economia in recessione pretendono, incombe come la morte sul letto del moribondo.

Costi, costi e ancora costi che, conti alla mano, i numeri dei potenziali locali fruitori dei servizi sanitari non permettono di sostenere. La spending review è però un concetto ineffabile, oseremmo dire a geometria variabile. A Cavalese, a Tione o a Mezzolombardo risparmiare e dunque dequalificare è tassativo, a Mattarello no!

Così, mentre si prepara la grande mangiata del nuovo super-ospedale e l’altrettanto appetitosa trasformazione dell'area Santa Chiara, in periferia si risparmia sull'essenziale sospendendo, per esempio, il servizio di pronto soccorso notturno. Perché? Ma perché costa, naturalmente. Ergo, penseremmo, per esempio, che nel caso qualcuno fosse còlto da un improvviso attacco di diarrea infettiva provocata dal casuale inquinamento dell'acquedotto di Varena il recupero del malcapitato dovrebbe essere fatto con un carro a trazione animale dal costo irrisorio: una sforcata di biava al cavallo e un bicchiere di rosso al caradór. Macché, niente affatto! Né carro, né caradór. La biava costa troppo e quanto al rosso non parliamone nemmeno. La spending review in Trentino è cosa seria: il bisognoso di ricovero, còlto dal suddetto attacco un po' dopo Carosello, verrebbe recuperato e trasportato in ospedale nientemeno che in aeromobile! Da qualche tempo infatti l’elicottero – mezzo di soccorso estremo per antonomasia – è stato trasformato in un'ordinaria ambulanza volante, che s’alza in volo e scorrazza in cielo nelle notti trentine ad ogni peto d’infante. A queste latitudini così viene tradotto il verbo risparmiare!


L'Orco


22/02/16

CONTRO LA MUSICA DI SOTTOFONDO


Quanto conta quello che ascoltiamo fuori, prima di entrare in sala da concerto? Quanto le nostre orecchie e il nostro cuore sono influenzati dai suoni e dai rumori che incontriamo prima di penetrare in un luogo musicale? Secondo me tantissimo. Al punto che una volta l'evento concertistico aveva la funzione di occupare un silenzio della nostra vita, rendendolo eccitante, mentre ora lo stare chiusi in un auditorium o in un teatro d'opera sta diventando un modo per essere a contatto con meno stimoli sonori rispetto a quelli che ci circondano normalmente. Un concerto, ormai, prima di dare qualche cosa serve innanzitutto a togliere: niente suonerie, niente traffico. Soprattutto: niente musica di sottofondo.

Perché è nel sottofondo che il mondo che non ascolta musica dal vivo si è preso la propria rivalsa: la musica non abita più in luoghi deputati ad ascoltarla, la musica abita ovunque. Certo, è sostanzialmente sempre altra musica, non musica classica. Ma è comunque musica, che invade le nostre orecchie e occupa (un po') il nostro cervello, anche perché raramente si sceglie di diffondere quella nata per essere ascoltata in sottofondo (esiste, e ha caratteristiche ben precise): di norma si presuppone che qualunque oggetto sonoro possa andare bene per «rallegrare l'ambiente».

Fino a poco tempo fa c'erano luoghi pubblici nei quali era usuale incontrare musica di sottofondo: al supermercato o in certe stazioni della metropolitana nessuno si stupiva dell'opportunità che aveva di ascoltare un po' di musica. Anche perché quello era sottofondo costruito ad arte - tecnicamente si chiama muzak. Ora, da qualche tempo, musica varia erroneamente usata per una funzione di sottofondo è penetrata in luoghi prima protetti, luoghi nei quali ci piaceva ascoltare il suono della nostra voce, il rumore degli oggetti che ci circondavano, o semplicemente il silenzio che a tratti ci costringeva a pensare, a guardarci negli occhi, a inventare qualcosa. Sono luoghi ormai violati ed è inutile citarli - l'elenco sarebbe lunghissimo. Mi preme però segnalare con rammarico la fine del silenzio in un luogo speciale: il ristorante.

Mangiare senza musica di sottofondo sta diventando un privilegio. Le proteste di solito servono a poco. Anche perché noi che frequentiamo i luoghi destinati alla musica, noi che ci sediamo su una poltroncina e per qualche ora stiamo fermi ad ascoltare, abbiamo fiducia nella musica. Prestiamo attenzione, ci emozioniamo, esprimiamo giudizi perché della musica ci fidiamo e vogliamo fidarci. Ogni suo istante è prezioso, ci piace seguirne le evoluzioni, non siano capaci di rimanere impassibili in sua presenza, mentre chi si circonda di musica perenne, chi non bada più a ciò che gli passa davanti alle orecchie, nella musica non ha invece nessuna fiducia. Non pensa che sia una ricchezza, che vada dosata, che sappia offrire istanti unici e speciali. La usa, la sfrutta, se ne circonda; ma non vi si affida con l'abbandono e l'entusiasmo che noi conosciamo. Per cui la discussione è immediatamente sterile, le posizioni sono troppo lontane. Così mi è venuta in mente questa idea: chiediamo ai cinici ristoratori con sottofondo obbligatorio di venderci un po' di silenzio. Come usando un juke-box al rovescio. Stabiliscano una tariffa, una percentuale del conto finale: io sarei il primo a pagare qualche euro in più per mangiare tranquillo e poi entrare in sala da concerto a sentire musica, quando ne ho voglia. E so che qualche amico fedele mi seguirebbe.

Non solo: forse si dovrebbe andare oltre, utilizzando un po' di preveggenza.

Conoscete di certo anche voi la saggia definizione di Jon Elster: «La Costituzione è quella cosa che ci si dà quando si è sobri per poterla utilizzare nel momento in cui si è ubriachi». Ho l'impressione che la si debba aver presente anche nel ragionare sul fenomeno della musica di sottofondo e mi domando se chi ha un potere legislativo, anche a livello locale, non debba rapidamente concepire una legge che preservi dalla musica obbligatoria alcuni luoghi. Gli ospedali, ad esempio. O le scuole, i tribunali, i cimiteri, i sentieri di montagna, le rive del mare, tanto per cominciare. Badate: ora ci sembrerebbe follia trovare musica di sottofondo in un'aula scolastica, ma anche per i ristoranti, solo qualche anno fa, l'ipotesi sembrava remota.

Ovviamente - serve dirlo? - sarebbe un gesto d'amore per il mondo dei suoni, non certo una censura. Perché la musica vive se si alterna al silenzio, così come il pranzo è gustoso se preceduto dall'appetito e l'autunno ha la sua poesia perché porta via il caldo dell'estate. Consiglieri, assessori, parlamentari: vogliamo occuparci delle nostre orecchie ora, prima che sia irrimediabilmente troppo tardi?

Anche perché uno dei nefasti effetti della diffusione di musica ovunque è che ormai consideriamo cantanti e pianoforti (registrati) come parte dell'ambiente e non ci accorgiamo più di loro. Se non siamo musicisti o melomani attenti o soggetti particolarmente sensibili (il che, nello specifico, diventa una fortuna), non sappiamo più distinguere tra il silenzio, il rumore del traffico, il chiacchiericcio o la musica che esce da altoparlanti attivati a tradimento. Per risvegliare la nostra attenzione, per farci capire che le nostre orecchie stanno ascoltando musica, la dobbiamo veder suonare: di solito lì scatta l'attenzione, la curiosità, persino il rispetto per chi sta usando il linguaggio sonoro. Paradossalmente mi viene da dire che ormai se non vedo non ascolto, con buona pace dei produttori di dischi.

Quello che mi sembra interessante è che ciò accade non perché viviamo nella civiltà dell'immagine ma perché siamo immersi nella civiltà della sonorizzazione. Attività fino a pochi anni fa destinate a svolgersi nel silenzio, come fare il bagno al mare, mangiare in un ristorante, viaggiare su un traghetto, ora si devono affrontare nella palude della musica obbligata; persino i modelli di ebook più recenti si possono acquistare in una versione con colonna sonora, così che anche l'attività silenziosa per eccellenza, la lettura, é stata stanata e raggiunta dalla musica coatta. E allora, intontiti da stimoli sonori inesauribili, per ascoltare ora abbiamo bisogno (anche) degli occhi.

tratto da Occhio alle orecchie

18/02/16

BREVI DA TESERO

È partita stamane all’alba una delegazione teserana alla volta della Cina. La missione di pace, di studio e di piacere durerà una decina di giorni. Nel Celeste Impero i nostri ‘ambasciatori’, su invito dell’amministrazione comunale, recheranno alcune preziose icone del nostro paese (tra le quali una miniatura del presepe esposto recentemente in Piazza San Pietro, una foto del centro del Fondo di Lago, un souvenir di Pampeago). Per quanto il tempo di soggiorno non giochi a loro favore, tenteranno - e questo è il vero motivo della spedizione – di approcciare alla dolce lingua mandarina, quel tanto, visto l’incremento delle attività commerciali cinesi anche qui in valle, da potersi poi arrangiare in caso di bisogno.
I nostri novelli Marco Polo visiteranno e soggiorneranno per qualche ora in quattro tra le più importanti città del colosso asiatico: 上海 Shànghǎi, la capitale 北京 Běijīng, 香港 Xiānggǎng (Hong Kong) 廣州 Guǎngzhōu (Canton).

P.S.

I partecipanti alla trasferta intercontinentale, tutti ferventi cattolici praticanti, non potendo assistere in quella lontana terra alle celebrazioni quaresimali comandate, hanno ottenuto, con procedura curiale d’urgenza, una speciale dispensa temporanea.



Sono trascorsi più di quindici anni (la nostra sindaca all’epoca giocava ancora con le Barbie) da quando il ricovero Giovanelli si trovò ad essere improvvisamente inadeguato. Nessuno se ne era accorto, poi, inaspettati, iniziarono a girare tra gli addetti ai lavori e addirittura tra il volgo più lontano i primi sommessi pettegolezzi. In breve il venticello innocuo della chiacchiera si trasformò in tempesta impetuosa e in men che non si dica lo storico edificio di Pedonda apparve ad ogni vero paesano fatiscente, privo degli standard minimi previsti dalle normative, non funzionale alle nuove esigenze… tanto che i soliti immancabili poveri di spirito credettero davvero che se non si fosse costruita con immediatezza una nuova moderna struttura ospedaliera molti degli anziani ricoverati avrebbero corso il rischio di venire gettati sotto al ponte.

Ricordiamo i lunghi servizi speciali di Radio Fiemme (non esattamente in British style) dedicati all’argomento con gli interventi del sindaco pro tempore e della dirigenza della casa di riposo di allora, messi più volte in onda per suscitare quel climax emotivo collettivo capace di trasformare quel problema, risolvibile semplicemente con una buona ristrutturazione, in una assoluta impossibilità!

Fu così che l’oggetto dell’insana smania di passare alla storia dell’allora (nonché attuale) presidente dell’Ente divenne una necessità condivisa da tutti ed i lavori per la nuova struttura, dopo gli espropri di rito, ebbero inizio!

Ebbene, a distanza di tre lustri e passa, vecchi ospiti, nel frattempo non ancora passati a miglior vita, e nuovi degenti bisognosi di cura e di assistenza trascorrono tuttora le loro purtroppo tristi e lunghe giornate nella vecchia casa nobiliare nel centro del paese, mentre l’orribile ecomostro de le Valene (vero e proprio moderno reclusorio) subappalto dopo subappalto, fallimento dopo fallimento, svetta incompiuto e nottetempo spettralmente illuminato, nella sua abnorme densità cementizia, nel perfetto rispetto dell’antica tradizione di deturpazioni paesaggistiche, sperperi e malaffari italiani.



A Palazzo il clima non è buono. Si respira un’aria pesante. I due reggenti, da mesi saldamente al timone, anziché ragionare sulle vere questioni del paese e cercare di darne soluzione, stanno programmando passo dopo passo la prossima campagna elettorale, che in un giorno sperabilmente radioso dovrebbe catapultarli a duettare in Provincia. Più che la metafora di un calcistico bomber – usata impropriamente da un lettore della prima ora – il Nostro sembra il gemello di Unabomber e, se tanto ci dà tanto, prima di venire ri-plebiscitato con la sua allieva e sodale tra gli Eletti trentini, disseminerà di macerie il paese.

L’opposizione consiliare guarda attonita al triste spettacolo offerto sin qua dai ‘nuovi’ detentori del potere. Il voto giovanile per tesero e la sua gente, ricolmo a suo tempo di belle speranze e di rancoroso revanscismo nei confronti della controparte elettorale, è già stato ampiamente tradito. La Giunta, azzerato il credito iniziale di fiducia è in ambasce e attende con impazienza l’arrivo della nuova stagione dei tendoni, dei biceri offerti a gratis e
delle pacche sulle spalle, che di fiducia gliene faccia riacquisire almeno un po’; l’assessore e consigliere anziano – ci informano ignoti delatori - pare sul punto di una imminente crisi di nervi, preso tra la soverchiante presenza del segretario comunale e l’insignificanza politico-amministrativa della sindaca e dei suoi giovani colleghi assessori.

Possiamo dirlo: non è – ci si conceda la ancorché forse impropria citazione – un esecutivo di lotta e di governo, ma appena appena un manipolo di rappresentanza, abile soltanto con il microfono in mano, a cazzeggiare e a ribadire, sui tanti palcoscenici paesani, logori e triti luoghi comuni.

L’Orco


11/02/16

LAUDATO CHI?


Riferendosi alla storiella dei Nostri in Vaticano che abbiamo recentemente pubblicato, scrive con ironia un anonimo lettore: perché sua Santità ha chiesto un obolo per i poveri e sopratutto ha chiesto se avessero letto l'enciclica Laudato Si e ne ha ricordato i suoi appelli rivolti al rispetto dell'ambiente a "proteggere la casa comune", "controllando surriscaldamento climatico e altri danni ambientali", ricordando anche che è necessario un cambiamento di "stile di vita". Dopo tutto questo a loro non rimaneva che scappare con le pive nel sacco. !!! Siete d'accordo?

Se si fossero davvero trovati a tu per tu con Francesco con l'obbligo di sottoscriverla, pena immediata scomunica, probabilmente sì. Ma, conoscendo il Personaggio in commedia, forse scappava il Papa. Al di là della facile battuta, saremmo curiosi di sapere in quanti avranno qui e là letto quella fondamentale enciclica, e in quanti ne avranno soltanto sentito parlare. In pochi, probabilmente. Se i cattolici battezzati e comunicati di tutto il mondo, mettessero in pratica appena l’ 1% delle esortazioni in essa contenute, vivremmo probabilmente in un nuovo paradiso terrestre… Di sicuro però i suoi dettami non sono praticati né dalla maggioranza dei cosiddetti sportivi, né da quella degli albergatori e degli impiantisti delle valli dolomitiche trentine, sempre pronti, questi ultimi, a piangere miseria e a banalizzare e/o a minimizzare con scherno le via via più gravi, complesse ed impellenti questioni ambientali.

Per essi l’importante è far soldi. Tanti. Subito! Senza se e senza ma! Poi - diranno - ci penserà la scienza a trovare le soluzioni ai conti che non tornano.


C'è troppo traffico? Facciamo nuove strade! Siamo ingorgati d'auto? Spianiamo i paesi e costruiamo posteggi! Piove d'estate e per l'abbronzatura di sole non ce n'è abbastanza? Chiediamo alla Provincia lo stato di calamità naturale e un giusto rimborso! In inverno non nevica quanto vorremmo? Non c’è problema! Neve artificiale a volontà! Tanto, l’acqua è in esubero e non è quella degli acquedotti. Ma, - osa replicare il solito ambientalista coglione - e i danni provocati dagli additivi refrigeranti? Quali additivi? Non ci sono additivi, basta con queste scemenze! E l’inquinamento acustico notturno? Ma quale inquinamento notturno d’Egitto! E gli spropositati consumi di energia elettrica per azionare i cannoni? In effetti quello è il problema: siamo fiduciosi che tra non molto se ne faccia però carico al 100% l'ente pubblico! Dulcis in fundo, (a proposito della recente polemica sulla Marcialonga): ma e l'inquinamento prodotto dai camion per il trasporto della neve? Beh, i camion per il trasporto della neve qualcosa inquinano sì… Però anche il legname del bosco si trasporta con i camion, o no? Giusto, ineccepibile… Così si (s)ragiona!

Purtroppo, finché il denaro per le ristrutturazioni alberghiere, per gli impianti di risalita, per l’illuminazione a giorno delle piste, per i paravalanghe, per l’acquisto e il funzionamento dei cannoni, per l’ampliamento della rete stradale di collegamento, per i bacini di accumulo acqua, eccetera, eccetera, lo metterà al 60, 70, 80% la Provincia, i signori di cui sopra minimizzeranno, semplificheranno (e se la rideranno), in un delirio di onnipotenza e di protervia crescenti. I dubbi non fanno parte del loro bagaglio culturale. Loro conoscono (e vogliono) solo certezze!

Scrive un altro anonimo commentatore: La Marcialonga ha indubbiamente il suo fascino. Sportivo, culturale, storico, ha segnato negli anni un'appuntamento importante negli inverni della gente di Fiemme e Fassa. Fa riflettere però come l'uomo abbia la presunzione di avere il controllo assoluto, anche sulla natura. Condivido le affermazioni di Martinelli sull'utilizzo " ecologico" dell'h20 ma comunque rimane una forzatura innevare 70 km in una situazione di assenza totale di neve. Ma mi fanno riflettere ancora di più le affermazioni dei nostri politici provinciali che stanno studiando delle strategie per innevare tutte le stazioni turistiche invernali in un tempo che va dalle 48 alle 72 ore!!! creando nuovi bacini, impianti di raffreddamento dell'acqua, ecc... non sarebbe forse meglio impegnare le risorse per studiare un "nuovo" turismo invernale? Sono convinto che le realtà simili alla nostra che investiranno in questa direzione, dimostrando lungimiranza e visione a lungo termine, saranno un passo avanti. Cosa questa che si dimostrerà vincente sia dal punto di vista ambientale che economico.

Giusto, condivido. Ma di che ti stupisci? Pensavi forse che la Provincia avesse (dovesse avere) una visione del domani un po' più ampia e illuminata di quella del signore che tu citi? Anch'io un tempo lo pensavo. Ma non è così. A puro titolo d'esempio, sappi che  una delle prime interrogazioni in Consiglio Provinciale del nostro Toni da Lagundo (il primo consigliere provinciale espresso dal nostro paese! l'uomo che dà del tu a papi e santi!) perorava esattamente questo tipo di intervento pubblico. E non pago della risposta che a suo tempo gli fu data, pochi giorni fa si è rifatto sotto ripetendo la stessa richiesta, che qui in calce per conoscenza ti allego.

E' avvilente, ma - e qua mi ripeto - finché il sistema di selezione della cosiddetta rappresentanza democratica contemplerà il suffragio universale, e cioè concederà di votare indiscriminatamente a tutti, giocoforza non saranno i più meritevoli ad essere ‘eletti’, ma quelli che sapranno vendersi meglio al popolino minchione. E quindi, dato che a decidere le nostre sorti saranno poi rappresentanti selezionati in tal guisa, spesso di indegna levatura, c’è ben poco da meravigliarsi se anche nell’olimpo provinciale troppe volte il dibattito politico scivola nello (s)ragionamento e nello sproposito così come nello (s)ragionamento e nello sproposito scivola normalmente la chiacchiera tra avvinazzati dopo le 23 e 03 nelle osterie di paese…

L’Orco


De Godenz (Upt):
urgono risorse Pat per
potenziare bacini e
impianti innevamento

Pietro De Godenz chiede se a fronte della crisi del settore turistico dovuta alle scarse precipitazioni nevose di quest’inverno, la Giunta non intenda stanziare ulteriori e specifiche risorse con cui finanziare il potenziamento dei bacini idrici e degli impianti che consentono l’innevamento, e per l’eventuale creazione di nuovi bacini e impianti per la neve programmata, prevedendo la possibilità di intervenire anche sui costi dell’energia elettrica che gravano sulle società dalle quali questi impianti sono gestiti.

La risposta: Dallapiccola ha richiamato la delibera della Giunta del 26 ottobre scorso e il Piano per l’utilizzo dei bacini di accumulo per la produzione di innevamento programmato, oltre che per l’irrigazione, la zootecnia, come misure antincendi e di protezione civile. Momentaneamente il piano ha esaurito la propria capacità finanziaria, occorrerebbe implementare le risorse affidate a Trentino sviluppo in tal senso e finanziare il potenziamento dei bacini idrici atti all’innevamento esistenti.

Degodenz ha ribadito l’evidenza dell’importanza di questi investimenti per società che fanno da volano all’economia di questo territorio: è importante che venga implementata la disponibilità del Piano sia per gli investimenti, che per le risorse.

Question time P.A.T. del 26/01/2016


08/02/16

ADLER TRIO


07/02/16

SVENTATO GOLPE

La settimana che si sta concludendo ha corso il rischio di passare alla storia del paese. La casuale concomitanza di una serie di eventi straordinari stava infatti per cancellare irreparabilmente la VOLONTA' POPOLARE uscita DEMOCRATICAMENTE dalle urne di quell'indimenticato 10 maggio 2015.


Secondo le informazioni in nostro possesso pare che l'opposizione consiliare, guidata dal suo irriducibile ed indiscusso Capo, fosse sul punto di impadronirsi della fascia tricolore di primo cittadino e di piazzare ai vertici dei più importanti organi di informazione locale (Radio Fiemme, Crescere Insieme, Tesero Informa e Tesero Comunità Viva n.d.r.) alcuni suoi uomini di fiducia. Approfittando della contemporanea assenza della sindaca e dell'assessore provinciale (...), entrambi a Roma, insieme a un nutrito gruppo di devoti concittadini, per importanti colloqui con Sua Santità, e del vice sindaco malauguratamente impegnato in vicende extracomunali, il conto alla rovescia dell'Operazione Giovedì Grasso - così era stata denominata dai sovvertitori - era già iniziato. Un vero e proprio golpe studiato e organizzato fin nei dettagli, che doveva portare nella stanza dei bottoni di Palazzo Firmian proprio il capo dell'Opposizione. Tutto dunque era pronto e l'ora X stava per scoccare, quando, grazie alla formidabile capacità di intelligence dell'SSTE (Servizio Segreto Teserano) coadiuvato della polizia municipale che con perfetta tempistica riusciva a bloccare il gruppo sedizioso, il piano è stato sventato.

La sindaca e l'assessore provinciale erano stati avvertiti dell'incombente pericolo dal capo dell' SSTE (...) proprio mentre stavano per sottoscrivere con le autorità della Città del Vaticano un importante protocollo d'intesa per un prossimo gemellaggio tra il Paese dei presepi e la città papale. I due reggenti teserani sono stati immediatamente imbarcati sull'elicottero pontificio e trasferiti a Fiumicino, da dove, con un volo speciale, sono ripartiti alla volta dell'aeroporto Caproni di Trento. Da lì, trasbordati per la seconda volta, con un elicottero della Provincia dopo pochi minuti di volo sono giunti in Piazza Battisti.

Ad attenderli c'era il Segretario comunale che li ha subito rassicurati, ragguagliandoli dettagliatamente sui fatti. Poco dopo, percorso a piedi il breve tratto dall'eliporto al municipio, i tre sono stati accolti a palazzo Firmian dal presentat'arm del picchetto d'onore degli Alpini agli ordini del capogruppo nonché assessore Zanon, dal capo della polizia Varesco e dai dipendenti tutti. Al termine del breve rituale la sindaca ha disposto un controllo dei principali Uffici comunali per verificare eventuali sottrazioni di documenti riservati e sensibili. Al momento non ne conosciamo l'esito. Non sappiamo nemmeno dove si trovi il Capo dell'Opposizione. Sappiamo soltanto che seppur sottoposto ad interrogatorio da parte dell'autorità investigativa, pare sia ancora a piede libero. Vi terremo informati.

Nel frattempo la neve tanto attesa sta per arrivare e dopo mesi di forzata inattività anche le maestranze del comune potranno dare un senso alla loro presenza invernale presso il magazzino di Piera. Già stamattina il capoflotta automezzi, signor Longo, è al lavoro per preparare le lame spazzaneve ed ingrassare gli attacchi delle prese di forza, che da domani, stando alle previsioni meteo, dovrebbero finalmente venire azionate.

E' stata una settimana difficile che avrebbe potuto precipitare la comunità del nostro amato paese nell'oscurantismo più bieco. La buonasorte e i tanti santi in paradiso ancora una volta ci sono stati amici. Tesero e la sua gente ringraziano.

A.D.


INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

MINU
Foto di Sabina

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