02/05/15
28/04/15
A PROPOSITO DI LUNGIMIRANZA
Se
un qualsiasi rappresentante politico noneso, viste le attuali
difficoltà di mercato della mela, si permettesse di interrogare la
giunta provinciale per sapere quali risorse economico-finanziarie a
fondo perduto potrebbero essere messe sul piatto per garantire alla
val di Non la riconversione della pomicoltura nella bananocoltura,
dopo un istante di imbarazzo e di incredulità verrebbe accompagnato
alla porta dai commessi d’aula, fatto salire a forza sulla prima
croce bianca disponibile e internato nel manicomio più vicino. Se
invece, un ben preciso e noto rappresentante politico fiemmazzo, si
rivolge con protervia alla giunta pretendendo non soltanto ulteriori
ingentissimi nuovi investimenti per la realizzazione di impianti di
innevamento artificiale ma addirittura l’accollamento da parte
dell’ente pubblico dei relativi enormi costi energetici di
esercizio, l’assessore di competenza lo ringrazia per la domanda e
gli risponde con timorosa deferenza.
"Il
consigliere provinciale
Pietro De Godenz (UPT) è
intervenuto in aula segnalando la carenza di neve sulle piste: a fine
stagione si valuteranno i danni e si adotteranno le misure
conseguenti. Il consigliere ha chiesto se la Giunta abbia stanziato o
intenda mettere
a disposizione ulteriori risorse e
strumenti per fronteggiare in modo adeguato gli eventuali effetti finanziari negativi della mancanza di neve e soprattutto delle temperature elevate nelle stazioni turistiche invernali del Trentino, indirizzando agli operatori contributi significativi per la costruzione, l’ampliamento e il potenziamento degli impianti di innevamento, o realizzando altri impianti di innevamento con costi a carico della Provincia. De Godenz ha chiesto inoltre di intervenire sui costi dell’energia elettrica che gravano sulle società di gestione degli impianti di risalita. De Godenz si è detto soddisfatto, ma ha raccomandato la Giunta, per il futuro, di tenere in considerazione l’opportunità di investire sempre più sul potenziamento degli impianti di innevamento, anche in considerazione dei cambiamenti climatici in atto."
A.D.
strumenti per fronteggiare in modo adeguato gli eventuali effetti finanziari negativi della mancanza di neve e soprattutto delle temperature elevate nelle stazioni turistiche invernali del Trentino, indirizzando agli operatori contributi significativi per la costruzione, l’ampliamento e il potenziamento degli impianti di innevamento, o realizzando altri impianti di innevamento con costi a carico della Provincia. De Godenz ha chiesto inoltre di intervenire sui costi dell’energia elettrica che gravano sulle società di gestione degli impianti di risalita. De Godenz si è detto soddisfatto, ma ha raccomandato la Giunta, per il futuro, di tenere in considerazione l’opportunità di investire sempre più sul potenziamento degli impianti di innevamento, anche in considerazione dei cambiamenti climatici in atto."
Perché
questa disparità di trattamento? Perché l’assessore noneso
qualora formulasse quella sua bizzarra richiesta, ma neppure poi
tanto, verrebbe internato in manicomio mentre a quello fiemmazzo, la
cui domanda bizzarra (per abitudine al tema) non appare, ma che folle
nella sostanza è, viene dato ascolto? Perché
la nostra classe politica è una classe asinina, che riesce a
guadagnarsi il rango di guida dirigente non per chissà quali
meriti o capacità, bensì spesso, se non sempre, per l'impressione
che riesce a dare di sé a quel distratto popolo
sovrano quando
esso una volta ogni cinque anni torna a votare. Una classe restia a
uscire dai comodi luoghi comuni e, nella maggior parte delle
questioni su cui decide, ignorante. Succede dunque che, avendo la
P.A.T. un'ingente disponibilità finanaziaria, a volte quella scaltra
congrega che pro
tempore ne determina
le decisioni si conceda qualche azzardo. Perché se i soldi ci sono
il più è fatto... E dunque si faccia, perdio! Il popolo se c'è
denaro vuole fatti! Non ci si perda ognivolta nell'analisi dei pro e
dei contro. Ognitanto si soprassieda, diamine. Capita insomma che per
talune questioni quella classe dirigente decida di intervenire col
solo beneplacito della ragioneria, evitando gli intralci e gli
inghippi dei pareri scientifici. A questa fattispecie appartiene la
produzione di neve ad uso sciistico. E così, dopo le iniziali
perplessità dei soliti bastian contrari, la classe politica di cui
sopra, nonché la quasi totalità dell'opinione pubblica, si
convinsero che innevare artificialmente un determinato territorio
non comportasse affatto un rischio ambientale e men che meno rappresentasse una follia
economica. Anzi a distanza di 25 anni dalle prime pionieristiche
produzioni, oggi la neve "programmata" è addirittura una
risorsa ovvia, necessaria, imprescindibile e priva di effetti
collaterali.
E ciò nonostante l’evidenza dei cambiamenti climatici in atto
(come lo stesso interrogante peraltro ammette) sia sotto gli occhi
anche dei cechi e dunque la riconversione urgente dell’offerta turistica invernale
dovrebbe essere cosa indifferibile, pena la compromissione dell’ecosistema montano. Ma l'inerzia è forte, gli
interessi in ballo anche, l'industria dei macchinari e delle
apparecchiature necessari in forte crescita, e la politica niente
affatto illuminata. Le conseguenze di un'espansione generalizzata
degli impianti di produzione abituale di neve artificiale - lo
confermano studi e osservazioni scientifici anche recenti -
potrebbero concretizzarsi tra non molto in pericolose mutazioni ambientali. Le condizioni per cui tra qualche tempo la
bomba ambientale innescata dal sistema diffuso dei cannoni
sparaneve deflagri ci sono tutte e quando si gioca contro
natura il conto prima
o poi lo si paga sempre. Sì, siamo catastrofisti, lo sappiamo e
sappiamo anche che al nostro campione seduto in Provincia delle
nostre fisime non importa niente. Purtroppo finché i forzieri
provinciali non segneranno la riserva lui per il tornaconto suo
e quello della sua parte continuerà a chiedere con arroganza
l'applicazione della variante locale del fifty-fifty, ovverosia la
hundred-hundred: a Pantalone il 100% dei costi e agli impiantisti il
100% dei ricavi.
In
Trentino in sessant'anni siamo passati da De Gasperi a De Godenz, con
un'evidente notevole regressione qualitativa ed un aumento
esponenziale di filibusterìa. Da uno statista di livello
internazionale a un populista di paese. Avere una classe politica
cialtrona è un rischio che non potremmo permetterci. Soprattutto
quando ci si cimenta, si decide e si opera su questioni fondamentali
come l'ambiente, il territorio e gli usi che se ne fanno. Fidarci di
questi obsoleti, canaglieschi narratori della favola dell'isola
felice, mentre il mondo è in convulsione, il clima si sta
pericolosamente modificando ed esodi biblici e bibliche ecatombi
incombono minacciosi sulle nostre comode certezze è pura follia. Ma
il popolo sovrano...
A.D.
19/04/15
BEATI I PAOPERI
Beato
nòss
Süttirol,
diceva sospirando un po' d'anni fa il buon Guido
Spinel da Fascia,
a proposito della dilagante corruzione e del malcostume italico. Riducendo di molto l'orizzonte
gli facciamo eco sospirando e dicendo Beati
i Paoperi,
in questo caso per l'annichilente dabbenaggine di cui è
prigioniero il nostro povero Tesero, se, stando alla vox
populi
paesana, l'esito elettorale che portò al soglio di Pietro la
giovane speaker
della banda, fu determinato dal differente titolo di studio tra lei
e Barbolini. Laurea in giurisprudenza contro licenza media. Perbacco!
Avendolo saputo prima avremmo cercato di convincere il nostro amico
ingegnere a candidarsi: un tócco
27 da sindaco di questi tempi gli avrebbe fatto un gran comodo... E
noi stupidi pensavamo invece che un buon amministratore dovesse
soprattutto essere onesto, avere buone idee, metterci impegno e roba
di questo genere. Beata ingenuità. Adesso conta il titolo
accademico. E
infatti, pensandoci bene, l'Italia "va da dio" perché in
Parlamento di laureati non ce n'è nemmeno l'ombra...
Pazienza, scusateci, non eravamo aggiornati. Comunque ormai è
andata. Non pensiamoci più. Però, però, però ci sarebbe piaciuto
vedere come avrebbe governato Barbolini, pur con quel suo misero
titolo di studio, se quel 10 maggio 2015 non fosse stato per lui
così infausto. Forse si sarebbe ispirato al sindaco Vanzetta
(Gracco) di Ziano (pure lui sprovvisto ahinoi di laurea): un
progressista illuminato libero pensatore fuori dai luoghi comuni e
dalle logiche locali. Preso possesso delle stanze municipali zianesi
tra l’incredulità o lo sgomento di molti suoi paesani (e di gran
parte dei benpensanti valligiani), in soli due mandati, rifacendosi
proprio a quella piccola
buona amministrazione
soltanto in minima parte attuata dall’appena cessata amministrazione
di Tesero, ha cambiato (in meglio) i connotati al suo paese. O
forse, più verosimilmente, vincolato da un esecutivo non
particolarmente effervescente e motivato, il buon Alan avrebbe dovuto
barcamenarsi alla bell’e meglio, senza slanci ideali, attuando una
politica di piccolo cabotaggio, ripercorrendo i passi, né più né
meno, di chi lo aveva preceduto. O forse ancora, attraverso un suo
percorso originale, galvanizzando anziché no la sua squadra di
governo, sarebbe riuscito a cambiare finalmente volto a questo
spento paese. Chissà.
Sappiamo
invece come governerà la nuova sindaca Ceschini. Non perché
indovini capaci di leggere il futuro, ma perché nolenti ed
obbligati assaggiatori del menu che il suo mentore, il suo tutore, il
suo santo in paradiso e ora anche il suo tele-comandante ci propone e
apparecchia senza varianti da 30 anni in qua. Sarà la politica del
panem
et circenses
tanto cara a questo popolo
senza memoria
e
tutto sommato indifferente sia alla buona che alla cattiva
amministrazione
(chi
ha avuto, ha avuto, ha avuto,
chi
ha dato, ha dato, ha dato,
scurdammoce
'o passato, simmo 'e Tesero, paisá).
Una
politica fatta di tante “occasioni culturali” che impegneranno
“le migliori energie” delle tante associazioni paesane. Con messe
e campanili illuminati, tende, tendini e tendoni, palchi e
conchiglie, cori e coretti, bande e bandini, gróstóli
e cròfeni,
polenta e lüganeghe, premi, medaje e giacche a vento. Così che il
popolo, la gente (la sua
gente) divertita e distratta possa
accorgersi delle malefatte amministrative perpetrate a ripetizione
sempre con qualche annetto di ritardo
e soprattutto poi possa dimenticarle subito, tornando senza indugio
ad osannare il suo unico e vero profeta.
Su
questa falsariga è andata avanti l'azione politica teserana negli
ultimi 30 anni, i primi trent’anni del signor P, da costui in parte
direttamente “curata” e in toto suggerita. Azione amministrativa
esercitata attraverso ricatti,
sotterfugi, finzioni, illusionismi e inganni,
più o meno coperti e nascosti dal caratteristico clima festaiolo
permanente e dall'anzidetta dabbenaggine dilagante di questo paese,
che ha prodotto in questi tre decenni un considerevole numero di
porcate a
danno della collettività e a beneficio di pochi.
La
stessa politica che tra l'entusiasmo generale la nuova sindaca
riproporrà da qui al 2020 contribuendo a far assimilare per bene
anche alle nuove generazioni il cosiddetto Pensiero
Unico Teserano rubricato
sull’Elenco
Generale
dei Misfatti (del
quale un giorno pubblicheremo uno stralcio) all’acronimo simil
culinario CO.PRE.LA.PA.STA.
(Corte d.T. – Presepi – Lago Centro d.f. – Pampeago – Stava).
Evviva.
L’Orco
16/04/15
LA FINE
Ancora
una volta, l’ultima, la battagliera Giuliana disquisì con sapienza
e puntiglio sulle questioni all’O.d.G. e poi votò con coerenza. La
minoranza ufficiale invece, quella che poco dopo tramutò il suo nome
in Maggioranza, sempre ligia alla sua parte in commedia recitò il
suo solito copione: sbottò e si agitò, ma anziché infine dire sì
o no, si astenne. Nemmeno al capolinea riuscì a spogliarsi dei suoi
consunti abiti pilateschi. Dopo quell’ultima assise, la commozione
del Sindaco, i saluti dei duellanti, seguì l’extra
omnes (l’equivalente
dotto di un
ŝéme
föra dai cojoni)
pronunciato
solennemente dal signor Secretari
che concluse anche formalmente la tredicesima consiliatura di Tesero.
Spente
le luci e chiuse le finestre, il giorno dopo toccò alle maestranze
tutte del Palazzo rinfrescare i locali a dovere, cerare nuovamente i
pavimenti, spolverare gli scranni, dare acqua alle piante d’addobbo
assetate ed arieggiare.
Quindi
entrò in scena il grande fabbriciere
del comune (il pesante signor Ciro) che prima asperse i luoghi con essenze
all' incenso e alla mirra, profumando le arie ancora viziate e poi con
austero ritegno sigillò le stanche stanze consiliari in attesa
dell’arrivo della nuova papessa e la sua corte.
Appena
un anno dopo, forse meno, più nessuno avrebbe ricordato quel
parlare, quegli inutili strepiti, quelle rabbie trattenute,
quell’argomentare sottile e machiavellico, per giustificare
l’ingiustificabile, specialità dei consessi di ogni ordine e grado
ove si disputi di res
publica. Chi
dietro quei banchi tacque, chi parlò. I silenzi, le parole, gli
aliti. Sì, in un qualche scantinato i verbali catturarono ancora per
un po’ la polvere. Ma le carte restarono mute e oscure, nessuno le
cercò più, sinché l’oblio e il tempo le cancellò del tutto.
Ario
12/04/15
BARBOLINI: BREVE ANALISI DI UNA SCONFITTA (DA TEMPO) ANNUNCIATA
Ecco
perché l'ex assessore Alan Barbolini uscì sconfitto dal confronto elettorale del
prossimo 10 maggio 2015. Per i frequentatori abituali del blog le
ragioni erano in verità già note e facilmente rintracciabili in
precedenti vecchi post. Ma per l'occasionale lettore delle nostre
pagine ricapitoliamo i motivi principali dell'annunciata débacle. Il
primo (il clamoroso peccato originale) fu l'aver scelto cinque anni
fa l'uomo sbagliato. L'allestimento della lista civica Cambiare per Crescere , con l'intenzione di "cambiare verso" al paese dopo i 15
anni ininterrotti della premiata ditta Delladio & Degodenz, pur
auspicata da gran parte di uno stanco elettorato, partì con il
grosso handicap della mancanza in canna di un candidato sindaco.
Ovverosia, né Barbolini, né Carpella, né Iellici (col senno di
poi, proprio lei sarebbe stata la miglior scelta possibile per
cambiare davvero le cose) se la sentirono di caricarsi direttamente
sulle spalle l'onere di quella poltrona. Cercarono quindi altrove e
alla fine riuscirono a convincere il semisconosciuto Francesco
Zanon. Sulle prime l'accettazione del Fiera sembrò un
segno della Provvidenza. Per Carpella si trattava addirittura della
miglior figura possibile per il passaggio dal vecchio regime
all'auspicato rinascimento paesano: uomo moderato, con disponibilità
di tempo, fuori da ogni pregresso gioco di palazzo e dunque - cosa a
Tesero tutt'altro che secondaria - capace di non disturbare la
suscettibilità dell'elettorato moderato. Purtroppo Zanon si dimostrò
immediatamente non all'altezza del compito. Troppo inesperto per potersi
imporre da subito all'interno degli Uffici comunali, troppo estraneo
per garantire l'unità della lista e, quando accadde, troppo debole
per difendere i suoi assessori di peso dagli "attacchi" del
segretario comunale. Le conseguenze all'interno della Maggioranza di
quel peccato originale si ripercossero a valanga per quasi tutta la
consigliatura con incomprensioni, doppigiochismi, rimpasti di giunta,
abbandoni, dimissioni, subentri e sostanziale annacquamento del
progetto politico elaborato nel 2010. Permettendo altresì ad
una minoranza pur bolsa e zeppa di scheletri nell'armadio di
esercitarsi con continuità nel tiro al piccione. Alla fine,
superati i due terzi del faticoso cammino Barbolini, vice di Zanon,
si trovò a doversi addirittura caricare di fatto oltre che del suo
anche del ruolo del sindaco. Allora però, in prospettiva di una sua
probabile candidatura diretta a primo cittadino, quell'onere
aggiuntivo forse lo ritenne vantaggioso. Ad ogni modo per fortuna
intanto il tempo passava e gli strepiti delle fazioni contrapposte
andarono via via affievolendosi. Il quinquennio che avevamo
speranzosi salutato come la Primavera di Tesero (cioè trasparenza
amministrativa, discussione dei problemi illuminata dalla ragione e
non dal gionco, analisi accurata delle priorità, oculatezza e
prudenza nella spesa, affrancamento dalle interferenze esterne e dai
ricatti dell'associazionismo paesano, buona piccola amministrazione)
stava malinconicamente per chiudersi. Ma non fu questa però la
principale ragione della sconfitta di Barbolini, che, onore al
merito, per dinamismo e impegno quotidiano fu senza ombra di dubbio
il miglior assessore ai lavori pubblici che a memoria si ricordi.
Nondimeno, detto per inciso, un grandissimo merito va comunque
riconosciuto a questa sbrindellata armata Brancaleone che il
popolino teserano - c'è da scommettere - avrà probabilmente
bocciato per inconcludenza: NON HA NEMMENO FATTO GRAVI DANNI E
ZAVORRATO IL PAESE DI ULTERIORI ONERI! E non è davvero poco! (Unico
rimpianto - probabile conseguenza degli avvicendamenti in Giunta che
fecero perdere il treno all'Esecutivo - la mancata realizzazione della
seconda centrale sul Rio Stava, la sola opera che obiettivamente
avrebbe avvantaggiato il Comune).
No,
non furono né l'inconsistenza della Maggioranza, né la mancata
aggiunta di inutili grandeur al palmarès già zeppo di
misfatti economico-ambientali realizzati nell'anzidetto quindicennio di
D. & D. (l'incompiuto Ecomostro de le Valene e il Green Monster de le Noalacce
sono i due più noti e recenti esempi), né gli errori tattici
commessi in campagna elettorale a far svanire i sogni di gloria del
Nostro. Fu, ancora una volta, la malefica interferenza del signor P.
Proprio lui. Lo pensavamo ormai lontano, preso nel suo nuovo ruolo di
consigliere provinciale in quel di Trento, a curare colà i suoi
interessi personali e a tessere le sue ragnatele in vista della sua
riconferma (con rilancio) nel 2018. Credevamo di essercene liberati
e invece... E invece eccolo di nuovo dietro le quinte del misero
teatrino della politica teserana. Nel suo ruolo prediletto di
mestatore, del quale era e resterà insuperabile maestro. La lista
antagonista che decretò la sconfitta del prode Barbolini è opera
sua. La nuova sindaca, la giovane albergatrice di Lago, una sua
imposizione. La scelta dei candidati, ora consiglieri di Maggioranza,
un suo interessato suggerimento: pescando nell'inesauribile bacino
dell'associazionismo teserano, che da sempre, rarissime eccezioni a
parte, garantisce i numeri pressoché certi per la vittoria. Tutto è
stato calcolato con precisione. Pure il dinosauro del consiglio
comunale Corrado Zanon (35 anni di anzianità dietro i banchi del
Sinedrio) è stato aggregato nuovamente alla lista non per caso. Sarà
ancora assessore e farà al contempo il fido pastore (o il filo con
la scossa) al muto gregge delle reclute di Maggioranza in
consiglio alle quali il grande Tessitore per riconoscenza, obbedienza
e soprattutto silenzio darà poi gloria nei tanti consessi "culturali"
del paese. Questa volta non ci sono state sorprese. Di fronte alla
soverchiante forza d'urto dell'esercito allestito da Degodenz,
Barbolini non poteva avere scampo.
Peraltro,
in filigrana il disegno del signor P era chiaro da tempo. Garantirsi
attraverso il nuovo esecutivo Ceschini, che lui telecomanderà da
Trento e al quale garantirà i suoi buoni uffici in Provincia, quella
visibilità e soprattutto quel consenso, che, diversamente, da qui
alle prossime elezioni provinciali sarebbe stato destinato
inevitabilmente in parte a perdere. Per riconfermarsi tra tre anni
nel parlamento trentino e poter ambire a uno scranno da assessore
(al turismo, ovviamente!) il signor P ha assoluta necessità di
accaparrarsi ancora una volta i voti dei Teserani visto che il suo
attuale ruolo di semplice consigliere non gli permette di coltivare
sufficiente gradimento fuori paese. Il voto "conco" sempre
benigno nei suo confronti gli sarà ancora indispensabile. Almeno
sino al 2018. Poi, forse, toglierà definitivamente il disturbo. Solo
una sua creatura, posta sullo scranno più importante di Tesero, poteva
quindi assicurargli la prossima remuneratissima riconferma a Trento.
Così
pensò. Così decise. E così fu!
L'Orco
10/10/14
PROVOCAZIONE? SÌ E NO
Non
so, Orco, se la tua sia solo una provocazione, ma credo che comunque,
essendo stato tirato in causa in prima persona, una risposta, seppur
breve, sia dovuta. Preferirei darla privatamente, ma rispetto lo
spirito del blog. Se davvero fosse una provocazione, essa non
meriterebbe replica. In tal caso puoi tranquillamente saltare il
resto del commento. Se non lo era, lasciami rispondere in una decina
di righe.
In
parte mi lusinga ed in parte mi diverte ciò che hai scritto,
addirittura accreditandomi presunte conoscenze in materia di musica,
filosofia e scienza, quando già l'essere un buon tecnico sarebbe un
successo. Detto questo, il tuo post mi pare fuori luogo. A parte i
seri dubbi sul fatto di possedere le qualità che mi riconosci e a
parte le ragioni prettamente pratiche (distanza) che mi impediscono
di dare un contributo concreto nel senso in cui tu lo auspichi, i
miei interventi, se non fosse chiaro, sono solo un tentativo
circostanziato di riportare un po' di razionalità quando noto che il
"dialogo" esce un tantino dai binari della logica. Un modo,
diciamo, per dimostrare il mio amore latente per Tesero, senz'altra
ambizione. E spero che così siano percepiti.
Tutto
ciò al netto di un mio estremo pessimismo di fondo, che credo di
condividere con te, e che mi impedirebbe in ogni modo di agire più
attivamente. E che è accresciuto, per esempio, dal vedere che il mio
appunto è stato travisato dal secondo commento in calce al mio, dove
l'impronta logica che ho provato ad imprimere è stata prontamente
storpiata in maniera pseudo-propagandistica. Per concludere, prendo
atto del fatto che evidentemente non mi conosci a fondo e che non sai
che non apprezzo le sviolinate. Il tuo goffo elogio (sia esso un
serio invito o una provocazione) non serve a nessuno, e sinceramente
credo che non faccia onore alla qualità del tuo blog.
Saluti Lorenzo
08/10/14
DIAMO IL TERZO
Prima
o poi doveva succedere. La reazione non poteva mancare. Ci saremmo
stupiti del contrario. Sono sette anni che scriviamo, anche (spesso)
ripetendoci. Qui però repetita
non iuvant.
Subentrano nuove generazioni, ma il risultato non cambia, come in un
incantesimo tutto è cristallizzato, immoto. Dopo un po’ di
inevitabile giovanile irrequietezza e di ardimento, il giovane
subentra, si sostituisce al vecchio
e pedissequamente poco dopo ne ricalca le orme. Questo virtuale
registro con i suoi botta e risposta ne è la cartina di tornasole.
Succede sempre così. Anche quest’anno, dopo due dozzine di scritti
sui più vari argomenti, di interesse locale e non, letti o sbirciati
in silenzio, appena t’azzardi a nominare di
passaggio
le Associazioni di Tesero ecco che qualcuno “di nascosto”
(probabilmente un giovane… ormai maturo) come toccato su un nervo
scoperto, si “sacrifica”, scatta e reagisce per magnificarne il
valore e difenderne l’ “apolitica” essenza. Ma se l’intricata
ragnatela del volontariato di questo paese fosse davvero apolitica e dunque neutra perché, addirittura nel sostenerla, dovrei
nascondermi nell’anonimato. Cosa dovrei temere, manifestando il mio
pensiero, firmandomi con nome e cognome? Casomai qualcuno potrebbe
farmi un monumento! E per quale ragione, commentando positivamente un
intervento di semplice buonsenso di una signora di Cavalese, un altro
anonimo teserano parla del “coraggio
di mettersi in gioco”?
Coraggio di mettersi in gioco, per dire pane al pane? Ma siamo nel
2014 o ai tempi dell’Inquisizione? C’è da restare esterrefatti.
Nell’Italia meridionale questa si chiama omertà. Altro che
“apolitica”! Scrive e dice bene, come sempre, Lorenzo. Gli ha
fatto bene in questi ultimi anni star via dal paesello, lontano dai
suoi ristretti orizzonti mentali, e ritornarci solo di tanto in
tanto. La sua è un’analisi chiara, sintetica, precisa, completa.
Era da un po’ che ci mancava il suo contributo. Leggendolo abbiamo
fatto un’immediata associazione (di idee, beninteso). Qualcuno,
tempo fa, anonimamente
ci chiedeva un suggerimento. Un nome da proporre come nuovo sindaco
agli elettori scottati dall’esperienza fallimentare di questa
amministrazione. Ecco dunque il nome: Lorenzo!
Giovane. Libero. Studiato. Conoscitore del Mondo
e delle Lingue. Che legge e sa di Musica e di Filosofia, ma anche,
soprattutto, di Tecnica e di Scienza. Dalla Visione moderna, che non
rinnega il Passato. Capace - ne siamo certi - di rappresentare tutte le
istanze della cittadinanza con Competenza e con Coerenza. Uomo di
Pensiero e di Rappresentanza. Dialogante, ma anche all’occorrenza
Intransigente. E
con un trascorso (certo che sì!)… nelle Associazioni di Tesero!
Serve altro? Trovatene uno migliore se ne siete capaci. Noi ci
mettiamo la mano sul fuoco. Convincetelo e non ve ne pentirete.
L’Orco
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