02/05/15

28/04/15

A PROPOSITO DI LUNGIMIRANZA


Se un qualsiasi rappresentante politico noneso, viste le attuali difficoltà di mercato della mela, si permettesse di interrogare la giunta provinciale per sapere quali risorse economico-finanziarie a fondo perduto potrebbero essere messe sul piatto per garantire alla val di Non la riconversione della pomicoltura nella bananocoltura, dopo un istante di imbarazzo e di incredulità verrebbe accompagnato alla porta dai commessi d’aula, fatto salire a forza sulla prima croce bianca disponibile e internato nel manicomio più vicino. Se invece, un ben preciso e noto rappresentante politico fiemmazzo, si rivolge con protervia alla giunta pretendendo non soltanto ulteriori ingentissimi nuovi investimenti per la realizzazione di impianti di innevamento artificiale ma addirittura l’accollamento da parte dell’ente pubblico dei relativi enormi costi energetici di esercizio, l’assessore di competenza lo ringrazia per la domanda e gli risponde con timorosa deferenza.

"Il consigliere provinciale Pietro De Godenz (UPT) è intervenuto in aula segnalando la carenza di neve sulle piste: a fine stagione si valuteranno i danni e si adotteranno le misure conseguenti. Il consigliere ha chiesto se la Giunta abbia stanziato o intenda mettere a disposizione ulteriori risorse e
strumenti per fronteggiare in modo adeguato gli eventuali effetti finanziari negativi della mancanza di neve e soprattutto delle temperature elevate nelle stazioni turistiche invernali del Trentino, indirizzando agli operatori contributi significativi per la costruzione, l’ampliamento e il potenziamento degli impianti di innevamento, o realizzando altri impianti di innevamento con costi a carico della Provincia. De Godenz ha chiesto inoltre di intervenire sui costi dell’energia elettrica che gravano sulle società di gestione degli impianti di risalita. De Godenz si è detto soddisfatto, ma ha raccomandato la Giunta, per il futuro, di tenere in considerazione l’opportunità di investire sempre più sul potenziamento degli impianti di innevamento, anche in considerazione dei cambiamenti climatici in atto."

Perché questa disparità di trattamento? Perché l’assessore noneso qualora formulasse quella sua bizzarra richiesta, ma neppure poi tanto, verrebbe internato in manicomio mentre a quello fiemmazzo, la cui domanda bizzarra (per abitudine al tema) non appare, ma che folle nella sostanza è, viene dato ascolto? Perché la nostra classe politica è una classe asinina, che riesce a guadagnarsi il rango di guida dirigente non per chissà quali meriti o capacità, bensì spesso, se non sempre, per l'impressione che riesce a dare di sé a quel distratto popolo sovrano quando esso una volta ogni cinque anni torna a votare. Una classe restia a uscire dai comodi luoghi comuni e, nella maggior parte delle questioni su cui decide, ignorante. Succede dunque che, avendo la P.A.T. un'ingente disponibilità finanaziaria, a volte quella scaltra congrega  che pro tempore ne determina le decisioni si conceda qualche azzardo. Perché se i soldi ci sono il più è fatto... E dunque si faccia, perdio! Il popolo se c'è denaro vuole fatti! Non ci si perda ognivolta nell'analisi dei pro e dei contro. Ognitanto si soprassieda, diamine. Capita insomma che per talune questioni quella classe dirigente decida di intervenire col solo beneplacito della ragioneria, evitando gli intralci e gli inghippi dei pareri scientifici. A questa fattispecie appartiene la produzione di neve ad uso sciistico. E così, dopo le iniziali perplessità dei soliti bastian contrari, la classe politica di cui sopra, nonché la quasi totalità dell'opinione pubblica, si convinsero che innevare artificialmente un determinato territorio non comportasse affatto un rischio ambientale e men che meno rappresentasse una follia economica.  Anzi a distanza di 25 anni dalle prime pionieristiche produzioni, oggi la neve "programmata" è addirittura una risorsa ovvia, necessaria, imprescindibile e priva di effetti collaterali. E ciò nonostante l’evidenza dei cambiamenti climatici in atto (come lo stesso interrogante peraltro ammette) sia sotto gli occhi anche dei cechi e dunque  la riconversione urgente dell’offerta turistica invernale dovrebbe essere cosa indifferibile, pena la compromissione dell’ecosistema montano. Ma l'inerzia è forte, gli interessi in ballo anche, l'industria dei macchinari e delle apparecchiature necessari in forte crescita, e la politica niente affatto illuminata. Le conseguenze di un'espansione generalizzata degli impianti di produzione abituale di neve artificiale - lo confermano studi e osservazioni scientifici anche recenti - potrebbero concretizzarsi tra non molto in pericolose mutazioni ambientali. Le condizioni per cui tra qualche tempo la bomba ambientale innescata dal sistema diffuso dei cannoni sparaneve deflagri ci sono tutte e quando si gioca contro natura il conto prima o poi lo si paga sempre. Sì, siamo catastrofisti, lo sappiamo e sappiamo anche che al nostro campione seduto in Provincia delle nostre fisime non importa niente. Purtroppo finché i forzieri provinciali non segneranno la riserva lui per il tornaconto suo e quello della sua parte continuerà a chiedere con arroganza l'applicazione della variante locale del fifty-fifty, ovverosia la hundred-hundred: a Pantalone il 100% dei costi e agli impiantisti il 100% dei ricavi.

In Trentino in sessant'anni siamo passati da De Gasperi a De Godenz, con un'evidente notevole regressione qualitativa ed un aumento esponenziale di filibusterìa. Da uno statista di livello internazionale a un populista di paese. Avere una classe politica cialtrona è un rischio che non potremmo permetterci. Soprattutto quando ci si cimenta, si decide e si opera su questioni fondamentali come l'ambiente, il territorio e gli usi che se ne fanno. Fidarci di questi obsoleti, canaglieschi narratori della favola dell'isola felice, mentre il mondo è in convulsione, il clima si sta pericolosamente modificando ed esodi biblici e bibliche ecatombi incombono minacciosi sulle nostre comode certezze è pura follia. Ma il popolo sovrano...

A.D.

19/04/15

BEATI I PAOPERI


Beato nòss Süttirol, diceva sospirando un po' d'anni fa il buon Guido Spinel da Fascia, a proposito della dilagante corruzione e del malcostume italico. Riducendo di molto l'orizzonte gli facciamo eco sospirando e dicendo Beati i Paoperi,
 
in questo caso per l'annichilente dabbenaggine di cui è prigioniero il nostro povero Tesero, se, stando alla vox populi paesana, l'esito elettorale che portò al soglio di Pietro la giovane speaker della banda, fu determinato dal differente titolo di studio tra lei e Barbolini. Laurea in giurisprudenza contro licenza media. Perbacco! Avendolo saputo prima avremmo cercato di convincere il nostro amico ingegnere a candidarsi: un tócco 27 da sindaco di questi tempi gli avrebbe fatto un gran comodo... E noi stupidi pensavamo invece che un buon amministratore dovesse soprattutto essere onesto, avere buone idee, metterci impegno e roba di questo genere. Beata ingenuità. Adesso conta il titolo accademico. E infatti, pensandoci bene, l'Italia "va da dio" perché in Parlamento di laureati non ce n'è nemmeno l'ombra... Pazienza, scusateci, non eravamo aggiornati. Comunque ormai è andata. Non pensiamoci più. Però, però, però ci sarebbe piaciuto vedere come avrebbe governato Barbolini, pur con quel suo misero titolo di studio, se quel 10 maggio 2015 non fosse stato per lui così infausto. Forse si sarebbe ispirato al sindaco Vanzetta (Gracco) di Ziano (pure lui sprovvisto ahinoi di laurea): un progressista illuminato libero pensatore fuori dai luoghi comuni e dalle logiche locali. Preso possesso delle stanze municipali zianesi tra l’incredulità o lo sgomento di molti suoi paesani (e di gran parte dei benpensanti valligiani), in soli due mandati, rifacendosi proprio a quella piccola buona amministrazione soltanto in minima parte attuata dall’appena cessata amministrazione di Tesero, ha cambiato (in meglio) i connotati al suo paese. O forse, più verosimilmente, vincolato da un esecutivo non particolarmente effervescente e motivato, il buon Alan avrebbe dovuto barcamenarsi alla bell’e meglio, senza slanci ideali, attuando una politica di piccolo cabotaggio, ripercorrendo i passi, né più né meno, di chi lo aveva preceduto. O forse ancora, attraverso un suo percorso originale, galvanizzando anziché no la sua squadra di governo, sarebbe riuscito a cambiare finalmente volto a questo spento paese. Chissà.
Sappiamo invece come governerà la nuova sindaca Ceschini. Non perché indovini capaci di leggere il futuro, ma perché nolenti ed obbligati assaggiatori del menu che il suo mentore, il suo tutore, il suo santo in paradiso e ora anche il suo tele-comandante ci propone e apparecchia senza varianti da 30 anni in qua. Sarà la politica del panem et circenses tanto cara a questo popolo senza memoria e tutto sommato indifferente sia alla buona che alla cattiva amministrazione (chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdammoce 'o passato, simmo 'e Tesero, paisá).
Una politica fatta di tante “occasioni culturali” che impegneranno “le migliori energie” delle tante associazioni paesane. Con messe e campanili illuminati, tende, tendini e tendoni, palchi e conchiglie, cori e coretti, bande e bandini, gróstóli e cròfeni, polenta e lüganeghe, premi, medaje e giacche a vento. Così che il popolo, la gente (la sua gente) divertita e distratta possa accorgersi delle malefatte amministrative perpetrate a ripetizione sempre con qualche annetto di ritardo e soprattutto poi possa dimenticarle subito, tornando senza indugio ad osannare il suo unico e vero profeta.
Su questa falsariga è andata avanti l'azione politica teserana negli ultimi 30 anni, i primi trent’anni del signor P, da costui in parte direttamente “curata” e in toto suggerita. Azione amministrativa esercitata attraverso ricatti, sotterfugi, finzioni, illusionismi e inganni, più o meno coperti e nascosti dal caratteristico clima festaiolo permanente e dall'anzidetta dabbenaggine dilagante di questo paese, che ha prodotto in questi tre decenni un considerevole numero di porcate a danno della collettività e a beneficio di pochi.
La stessa politica che tra l'entusiasmo generale la nuova sindaca riproporrà da qui al 2020 contribuendo a far assimilare per bene anche alle nuove generazioni il cosiddetto Pensiero Unico Teserano rubricato sull’Elenco Generale dei Misfatti (del quale un giorno pubblicheremo uno stralcio) all’acronimo simil culinario CO.PRE.LA.PA.STA. (Corte d.T. – Presepi – Lago Centro d.f. – Pampeago – Stava). Evviva.

 
L’Orco

16/04/15

LA FINE


Ancora una volta, l’ultima, la battagliera Giuliana disquisì con sapienza e puntiglio sulle questioni all’O.d.G. e poi votò con coerenza. La minoranza ufficiale invece, quella che poco dopo tramutò il suo nome in Maggioranza, sempre ligia alla sua parte in commedia recitò il suo solito copione: sbottò e si agitò, ma anziché infine dire sì o no, si astenne. Nemmeno al capolinea riuscì a spogliarsi dei suoi consunti abiti pilateschi. Dopo quell’ultima assise, la commozione del Sindaco, i saluti dei duellanti, seguì l’extra omnes (l’equivalente dotto di un ŝéme föra dai cojoni) pronunciato solennemente dal signor Secretari che concluse anche formalmente la tredicesima consiliatura di Tesero.


Spente le luci e chiuse le finestre, il giorno dopo toccò alle maestranze tutte del Palazzo rinfrescare i locali a dovere, cerare nuovamente i pavimenti, spolverare gli scranni, dare acqua alle piante d’addobbo assetate ed arieggiare.
Quindi entrò in scena il grande fabbriciere del comune (il pesante signor Ciro) che prima asperse i luoghi con essenze all' incenso e alla mirra, profumando le arie ancora viziate e poi con austero ritegno sigillò le stanche stanze consiliari in attesa dell’arrivo della nuova papessa e la sua corte.
Appena un anno dopo, forse meno, più nessuno avrebbe ricordato quel parlare, quegli inutili strepiti, quelle rabbie trattenute, quell’argomentare sottile e machiavellico, per giustificare l’ingiustificabile, specialità dei consessi di ogni ordine e grado ove si disputi di res publica. Chi dietro quei banchi tacque, chi parlò. I silenzi, le parole, gli aliti. Sì, in un qualche scantinato i verbali catturarono ancora per un po’ la polvere. Ma le carte restarono mute e oscure, nessuno le cercò più, sinché l’oblio e il tempo le cancellò del tutto.

Ario


12/04/15

BARBOLINI: BREVE ANALISI DI UNA SCONFITTA (DA TEMPO) ANNUNCIATA


Ecco perché l'ex assessore Alan Barbolini uscì sconfitto dal confronto elettorale del prossimo 10 maggio 2015. Per i frequentatori abituali del blog le ragioni erano in verità già note e facilmente rintracciabili in precedenti vecchi post. Ma per l'occasionale lettore delle nostre pagine ricapitoliamo i motivi principali dell'annunciata débacle. Il primo (il clamoroso peccato originale) fu l'aver scelto cinque anni fa l'uomo sbagliato. L'allestimento della lista civica Cambiare per Crescere , con l'intenzione di "cambiare verso" al paese dopo i 15 anni ininterrotti della premiata ditta Delladio & Degodenz, pur auspicata da gran parte di uno stanco elettorato, partì con il grosso handicap della mancanza in canna di un candidato sindaco. Ovverosia, né Barbolini, né Carpella, né Iellici (col senno di poi, proprio lei sarebbe stata la miglior scelta possibile per cambiare davvero le cose) se la sentirono di caricarsi direttamente sulle spalle l'onere di quella poltrona. Cercarono quindi altrove e alla fine riuscirono a convincere il semisconosciuto Francesco Zanon. Sulle prime l'accettazione del Fiera sembrò un segno della Provvidenza. Per Carpella si trattava addirittura della miglior figura possibile per il passaggio dal vecchio regime all'auspicato rinascimento paesano: uomo moderato, con disponibilità di tempo, fuori da ogni pregresso gioco di palazzo e dunque - cosa a Tesero tutt'altro che secondaria - capace di non disturbare la suscettibilità dell'elettorato moderato. Purtroppo Zanon si dimostrò immediatamente non all'altezza del compito. Troppo inesperto per potersi imporre da subito all'interno degli Uffici comunali, troppo estraneo per garantire l'unità della lista e, quando accadde, troppo debole per difendere i suoi assessori di peso dagli "attacchi" del segretario comunale. Le conseguenze all'interno della Maggioranza di quel peccato originale si ripercossero a valanga per quasi tutta la consigliatura con incomprensioni, doppigiochismi, rimpasti di giunta, abbandoni, dimissioni, subentri e sostanziale annacquamento del progetto politico elaborato nel 2010. Permettendo altresì ad una minoranza pur bolsa e zeppa di scheletri nell'armadio di esercitarsi con continuità nel tiro al piccione. Alla fine, superati i due terzi del faticoso cammino Barbolini, vice di Zanon, si trovò a doversi addirittura caricare di fatto oltre che del suo anche del ruolo del sindaco. Allora però, in prospettiva di una sua probabile candidatura diretta a primo cittadino, quell'onere aggiuntivo forse lo ritenne vantaggioso. Ad ogni modo per fortuna intanto il tempo passava e gli strepiti delle fazioni contrapposte andarono via via affievolendosi. Il quinquennio che avevamo speranzosi salutato come la Primavera di Tesero (cioè trasparenza amministrativa, discussione dei problemi illuminata dalla ragione e non dal gionco, analisi accurata delle priorità, oculatezza e prudenza nella spesa, affrancamento dalle interferenze esterne e dai ricatti dell'associazionismo paesano, buona piccola amministrazione) stava malinconicamente per chiudersi. Ma non fu questa però la principale ragione della sconfitta di Barbolini, che, onore al merito, per dinamismo e impegno quotidiano fu senza ombra di dubbio il miglior assessore ai lavori pubblici che a memoria si ricordi. Nondimeno, detto per inciso, un grandissimo merito va comunque riconosciuto a questa sbrindellata armata Brancaleone che il popolino teserano - c'è da scommettere - avrà probabilmente bocciato per inconcludenza: NON HA NEMMENO FATTO GRAVI DANNI E ZAVORRATO IL PAESE DI ULTERIORI ONERI! E non è davvero poco! (Unico rimpianto - probabile conseguenza degli avvicendamenti in Giunta che fecero perdere il treno all'Esecutivo -  la mancata realizzazione della seconda centrale sul Rio Stava, la sola opera che obiettivamente avrebbe avvantaggiato il Comune).
No, non furono né l'inconsistenza della Maggioranza, né la mancata aggiunta di inutili grandeur al palmarès già zeppo di misfatti economico-ambientali realizzati nell'anzidetto quindicennio di  D. & D. (l'incompiuto Ecomostro de le Valene e il Green Monster de le Noalacce sono i due più noti e recenti esempi), né gli errori tattici commessi in campagna elettorale a far svanire i sogni di gloria del Nostro. Fu, ancora una volta, la malefica interferenza del signor P. Proprio lui. Lo pensavamo ormai lontano, preso nel suo nuovo ruolo di consigliere provinciale in quel di Trento, a curare colà i suoi interessi personali e a tessere le sue ragnatele in vista della sua riconferma (con rilancio) nel 2018. Credevamo di essercene liberati e invece... E invece eccolo di nuovo dietro le quinte del misero teatrino della politica teserana. Nel suo ruolo prediletto di mestatore, del quale era e resterà insuperabile maestro. La lista antagonista che decretò la sconfitta del prode Barbolini è opera sua. La nuova sindaca, la giovane albergatrice di Lago, una sua imposizione. La scelta dei candidati, ora consiglieri di Maggioranza, un suo interessato suggerimento: pescando nell'inesauribile bacino dell'associazionismo teserano, che da sempre, rarissime eccezioni a parte, garantisce i numeri pressoché certi per la vittoria. Tutto è stato calcolato con precisione. Pure il dinosauro del consiglio comunale Corrado Zanon (35 anni di anzianità dietro i banchi del Sinedrio) è stato aggregato nuovamente alla lista non per caso. Sarà ancora assessore e farà al contempo il fido pastore (o il filo con la scossa) al muto gregge delle reclute di Maggioranza in consiglio alle quali il grande Tessitore per riconoscenza, obbedienza e soprattutto silenzio darà poi gloria nei tanti consessi "culturali" del paese. Questa volta non ci sono state sorprese. Di fronte alla soverchiante forza d'urto dell'esercito allestito da Degodenz, Barbolini non poteva avere scampo. 
Peraltro, in filigrana il disegno del signor P era chiaro da tempo. Garantirsi attraverso il nuovo esecutivo Ceschini, che lui telecomanderà da Trento e al quale garantirà i suoi buoni uffici in Provincia, quella visibilità e soprattutto quel consenso, che, diversamente, da qui alle prossime elezioni provinciali sarebbe stato destinato inevitabilmente in parte a perdere. Per riconfermarsi tra tre anni nel parlamento trentino e poter ambire a uno scranno da assessore (al turismo, ovviamente!) il signor P ha assoluta necessità di accaparrarsi ancora una volta i voti dei Teserani visto che il suo attuale ruolo di semplice consigliere non gli permette di coltivare sufficiente gradimento fuori paese. Il voto "conco" sempre benigno nei suo confronti gli sarà ancora indispensabile. Almeno sino al 2018. Poi, forse, toglierà definitivamente il disturbo. Solo una sua creatura, posta sullo scranno più importante di Tesero, poteva quindi assicurargli la prossima remuneratissima riconferma a Trento.
Così pensò. Così decise. E così fu!

L'Orco

10/10/14

PROVOCAZIONE? SÌ E NO


Non so, Orco, se la tua sia solo una provocazione, ma credo che comunque, essendo stato tirato in causa in prima persona, una risposta, seppur breve, sia dovuta. Preferirei darla privatamente, ma rispetto lo spirito del blog. Se davvero fosse una provocazione, essa non meriterebbe replica. In tal caso puoi tranquillamente saltare il resto del commento. Se non lo era, lasciami rispondere in una decina di righe.
In parte mi lusinga ed in parte mi diverte ciò che hai scritto, addirittura accreditandomi presunte conoscenze in materia di musica, filosofia e scienza, quando già l'essere un buon tecnico sarebbe un successo. Detto questo, il tuo post mi pare fuori luogo. A parte i seri dubbi sul fatto di possedere le qualità che mi riconosci e a parte le ragioni prettamente pratiche (distanza) che mi impediscono di dare un contributo concreto nel senso in cui tu lo auspichi, i miei interventi, se non fosse chiaro, sono solo un tentativo circostanziato di riportare un po' di razionalità quando noto che il "dialogo" esce un tantino dai binari della logica. Un modo, diciamo, per dimostrare il mio amore latente per Tesero, senz'altra ambizione. E spero che così siano percepiti.
Tutto ciò al netto di un mio estremo pessimismo di fondo, che credo di condividere con te, e che mi impedirebbe in ogni modo di agire più attivamente. E che è accresciuto, per esempio, dal vedere che il mio appunto è stato travisato dal secondo commento in calce al mio, dove l'impronta logica che ho provato ad imprimere è stata prontamente storpiata in maniera pseudo-propagandistica. Per concludere, prendo atto del fatto che evidentemente non mi conosci a fondo e che non sai che non apprezzo le sviolinate. Il tuo goffo elogio (sia esso un serio invito o una provocazione) non serve a nessuno, e sinceramente credo che non faccia onore alla qualità del tuo blog.

Saluti Lorenzo

08/10/14

DIAMO IL TERZO


Prima o poi doveva succedere. La reazione non poteva mancare. Ci saremmo stupiti del contrario. Sono sette anni che scriviamo, anche (spesso) ripetendoci. Qui però repetita non iuvant. Subentrano nuove generazioni, ma il risultato non cambia, come in un incantesimo tutto è cristallizzato, immoto. Dopo un po’ di inevitabile giovanile irrequietezza e di ardimento, il giovane subentra, si sostituisce al vecchio e pedissequamente poco dopo ne ricalca le orme. Questo virtuale registro con i suoi botta e risposta ne è la cartina di tornasole. Succede sempre così. Anche quest’anno, dopo due dozzine di scritti sui più vari argomenti, di interesse locale e non, letti o sbirciati in silenzio, appena t’azzardi a nominare di passaggio le Associazioni di Tesero ecco che qualcuno “di nascosto” (probabilmente un giovane… ormai maturo) come toccato su un nervo scoperto, si “sacrifica”, scatta e reagisce per magnificarne il valore e difenderne l’ “apolitica” essenza. Ma se l’intricata ragnatela del volontariato di questo paese fosse davvero apolitica e dunque neutra perché, addirittura nel sostenerla, dovrei nascondermi nell’anonimato. Cosa dovrei temere, manifestando il mio pensiero, firmandomi con nome e cognome? Casomai qualcuno potrebbe farmi un monumento! E per quale ragione, commentando positivamente un intervento di semplice buonsenso di una signora di Cavalese, un altro anonimo teserano parla del “coraggio di mettersi in gioco”? Coraggio di mettersi in gioco, per dire pane al pane? Ma siamo nel 2014 o ai tempi dell’Inquisizione? C’è da restare esterrefatti. Nell’Italia meridionale questa si chiama omertà. Altro che “apolitica”! Scrive e dice bene, come sempre, Lorenzo. Gli ha fatto bene in questi ultimi anni star via dal paesello, lontano dai suoi ristretti orizzonti mentali, e ritornarci solo di tanto in tanto. La sua è un’analisi chiara, sintetica, precisa, completa. Era da un po’ che ci mancava il suo contributo. Leggendolo abbiamo fatto un’immediata associazione (di idee, beninteso). Qualcuno, tempo fa, anonimamente ci chiedeva un suggerimento. Un nome da proporre come nuovo sindaco agli elettori scottati dall’esperienza fallimentare di questa amministrazione. Ecco dunque il nome: Lorenzo!
Giovane. Libero. Studiato. Conoscitore del Mondo e delle Lingue. Che legge e sa di Musica e di Filosofia, ma anche, soprattutto, di Tecnica e di Scienza. Dalla Visione moderna, che non rinnega il Passato. Capace - ne siamo certi - di rappresentare tutte le istanze della cittadinanza con Competenza e con Coerenza. Uomo di Pensiero e di Rappresentanza. Dialogante, ma anche all’occorrenza Intransigente. E con un trascorso (certo che sì!)… nelle Associazioni di Tesero! Serve altro? Trovatene uno migliore se ne siete capaci. Noi ci mettiamo la mano sul fuoco. Convincetelo e non ve ne pentirete.

L’Orco

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

MINU
Foto di Sabina

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