19/05/16

AGLI AMICI DEL NO


Domenica si vota e le pecorelle credulone, plagiate dalle fasulle argomentazioni a sostegno della fusione concertate dalla Provincia, fatte proprie dalla Giunta comunale cònca, e divulgate urbi et orbi attraverso i suoi soliti canali telematici dal nostro campione da 190 mila €, per l’ennesima volta, convinte per un giorno di essere sovrane, staranno già lucidando corona e mantello dorati pronte a invadere i seggi e crociare un chiaro e limpido SÌ...

Siamo alle solite, spettatori desolati di una becera messinscena tra miserabili capipopolo e un elettorato disinformato e cialtrone che nei confronti di referendum ben più importanti di questo si è sempre distinto per indifferenza e bassissima partecipazione. Eccolo ora quel popolo gonzo improvvisamente virtuoso e zelante accingersi a correre trafelato a votare! Che schifo!

Ma non è un caso! Qui ci troviamo di nuovo davanti a un voto di scambio do ut des pseudo mafioso. Non si spiegherebbe altrimenti la promessa dazione, in caso di affermazione del SÌ, di un’imprecisata somma di denaro a titolo risarcitorio o di regalia, fatta dalla PAT al nostro Comune. A maggior ragione se si considera che la fusione amministrativa, a chiacchiere, intenderebbe risparmiare proprio risorse finanziarie. Speriamo vivamente non si raggiunga il quorum.

Purtroppo per noi il SÌ (questo SÌ governativo), per la nota legge delle pecore e dei pecorai, qui a Tesero sistematicamente applicata, sarà giocoforza maggioritario.


Ergo, per sperare di non far passare questa fusione intercomunale c'è un'unica (remota) possibilità: NON ANDARE A VOTARE!

Vi sembra strano? Non lo è. La spiegazione è semplicissima e matematica. Posto che gli aventi diritto al voto sono esattamente 2342 (1186 femmine e 1156 maschi) e considerato che l'asticella del quorum per l’occasione è stata truffaldinamente abbassata al 40%, il referendum sarà valido se si recheranno a votare esattamente 938 elettori (937 + 1).

Come si ricorderà furono 820 (contro gli 811 barboliniani) i votanti che il 10 maggio 2015 dopo una giornata di bagordi e ubriacature trascorsa sotto il tendone di Lago concessero con entusiasmo la loro preferenza all'attuale sindaca e alla sua corte.

Ora, ammettiamo (ottimisticamente) che i pro Sì e i pro No corrispondano più o meno alle due fazioni che si contesero palazzo Firmian l’anno scorso e cioè che i ceschiniani, stimolati dagli immancabili SMS del signor P, votino SÌ e i barboliniani, per ripicca o per convinzione, votino invece NO.

Quindi, poiché, fuori da ogni ragionevole dubbio, la stragran maggioranza dei ceschiniani lusingata via telefono del nostro campione, ubbidirà, si recherà ai seggi e voterà SÌ, i voti pro fusione dovrebbero attestarsi più o meno intorno quota 820, ma non raggiungerebbero il quorum (938). Per validare il referendum ‘ballerebbero’ ancora circa 120 voti.

A quel punto il pallino del gioco passerebbe in mano ai fautori del NO. Ma attenzione! Dato che, altrettanto sicuramente, i NO nei seggi non riuscirebbero a superare i SÌ, per non rischiare di convalidare la votazione (e far vincere il SÌ) la festa del Padrino gliela si potrà rovinare solo e se chi è contrario alla fusione tra Tesero e Panchià, NON ANDRÀ A VOTARE!

Quelli che invece pur contrari andranno al seggio per votare NO, faranno paradossalmente il gioco del SÌ alzando il numero dei partecipanti che così potrebbe raggiungere e superare quota 938 e convalidare la consultazione. A quel punto, con buona pace di WR e degli altri amici, sarà il trionfo del SÌ, della sindaca, del Signor P e dei suoi 800 farisei.

Meditate gente e passate parola.

L’Orco


DUBBI


Spettabili
Amministrazioni Comunali
Tesero e Panchià



Con richiesta di divulgazione



Tesero, 17 maggio 2016

Spettabili membri dei Consigli Comunali di Tesero e Panchià
 
Purtroppo impossibilitata a partecipare agli incontri proposti alla cittadinanza, causa motivi lavorativi e di salute, mi sento in dovere di esprimere il mio punto di vista per quanto riguarda il progetto di fusione fra i Comuni di Tesero e Panchià. innanzitutto mi spiace notare come la scarsa informazione fornita nel corso di questi mesi di preparazione al referendum abbia portato nelle teste dei cittadini l'idea errata sull'inutilità della votazione, in quanto ormai tutto sembra deciso. Il concetto passato è assolutamente dannoso e mi auguro che questo non porti ad un voto forzato (perché ritenuto inutile) oppure addirittura ad un massiccio assenteismo alle votazioni. C'è da dire inoltre che le informazioni fornite sono state purtroppo a senso unico verso la fusione, non so se per scelta politica o altro. Credo che un doppio binario avrebbe certamente aperto maggiormente la mente degli interessati verso un dibattito, nonché verso una scelta consapevole del voto, qualunque esso sia. Marcando il mio forte attaccamento al paese di Panchià per legami di sangue, e soprassedendo sul tono intimidatorio e quasi fastidioso dei flyer propagandistici, vorrei in ogni caso esprimere alcune perplessità sul progetto della fusione. Premetto che i miei sono solamente degli interrogativi e delle considerazioni da cittadino medio, che non vogliono essere ritenuti esaustivi o impeccabili.


Come già espresso da altri prima di me, condivido il dubbio sull'utilità di una fusione fra piccoli centri. Ritengo che sarebbe stato certamente di miglior funzionalità una fusione di Valle in quanto purtroppo, (anche se so che le amministrazioni non condividono questo concetto), agli occhi di tutti la Comunità di Valle in questo momento non copre quel punto di riferimento per il quale è stata formata. Non vorrei che, fra qualche anno, questo pensiero trovi una condivisione di massa e si passi ad un secondo referendum per unire la Valle in un unico centro, con un nuovo investimento di risorse.
 
Nutro forti dubbi anche su quanto riguarda il risparmio economico. È vero che ci sarà una riduzione degli amministratori, ad esempio, ma come possiamo immaginare che un assessore che già oggi a fatica riesce a condividere famiglia, lavoro e impegni amministrativi, riesca a coprire le esigenze di due paesi? Doppio lavoro a stesso prezzo e con gli stessi tempi liberi? Come possiamo parlare di "miglioramento dei servizi"? Ovviamente i paesi risentiranno di questa mancata presenza, così come ne risentiranno le aziende e le associazioni.
 
Nessuno parla inoltre di spese logistiche, quelle più semplici e comuni, quali la toponomastica, cartine, segnali stradali, indicazioni, aggiornamento software e anagrafiche, gps, google maps, siti internet, tanto per fare degli esempi. E parlando di spese mi collego a quello che è il mio lavoro. Mi piacerebbe sottolineare i costi che le aziende dovranno sobbarcarsi a seguito della fusione. Se è vero che, per quanto riguarda le ditte individuali, i dati saranno comunicati automaticamente alla Camera di Commercio la quale provvederà alle variazioni di ufficio, è altrettanto vero che la cosa non funziona per i soci. È bene ricordare alle imprese costituite in forma associata che dovranno provvedere loro stesse alle modifiche presso la Camera di Commercio ed enti equiparati, modifiche che avranno ovviamente un costo più o meno alto in base al tipo di società. La notizia è certa, e fornita direttamente dalla Camera di Commercio meno di un mese fa. Inoltre si fa cenno al mancato obbligo di modificare la carta intestata a seguito della fusione. Parliamoci chiaro: non esiste nemmeno l'obbligo di AVERLA una carta intestata, a dire il vero! Ma io mi chiedo, tralasciando i piccoli artigiani, quale azienda di un certo spessore non procederà alla variazione dei propri documenti fiscali? E non solo carta intestata, ma anche registri, timbri, sito web, merchandising? Fa sempre parte del proprio biglietto da visita, della propria immagine. E nessuno di questi servizi sarà a titolo gratuito.
 
Poca chiarezza è stata data anche in merito ai contributi forniti quale "premio" alle fusioni. Se è vero
che per dieci anni la Provincia fornirà un incentivo, è anche vero che la stessa Provincia non naviga nell'oro. Mi chiedo, dove saranno tolti questi contributi? A quali progetti? A quali soggetti? Quali capitoli di bilancio saranno intaccati? Per quale motivo la Provincia spinge così tanto al progetto di fusione se lo scopo finale è il risparmio? Inoltre, valutando la situazione di Valle, e non escludendo la possibilità che Tesero e Panchià possa essere l'unica fusione che andrà a realizzarsi, vado ancora a chiedermi: siamo proprio certi di essere gli unici due paesi così intelligenti da sfruttare questa grande opportunità offerta ci, oppure siamo davanti ad un misterioso Vaso di Pandora? E siamo proprio certi che tutti gli altri paesi della Valle ne risentiranno economicamente?

Non voglio entrare nel merito di concetti che non mi convengono e dei quali conosco poco, ma, vista così, questa fusione sembra un progetto fatto a metà. Fusione sì, ma modifica dei diritti d'uso civico no. Fusione sì, ma unificazione dei diritti zone di caccia no. Fusione sì, ma modifiche sui permessi di transito no. E non dimentichiamo: Tesero e Panchià sì, Predazzo e Ziano no! Non riesco a non vedere il progetto come una cosa incompleta. Non dimentichiamoci che i paesi da Tesero a Predazzo hanno iniziato un ambizioso progetto di gestione associata dell'ufficio tributi già qualche anno fa. Progetto che ha faticato a partire, questo è vero, ma che ha investito denaro e forza lavoro non indifferente. Che fine farà questo sforzo organizzativo? Rimarrà in atto (e qui torno a chiedermi che senso abbia se poi Tesero e Panchià scelgono la fusione, e Predazzo e Ziano no) oppure sarà smantellato buttando all'aria un sacco di risorse? Da quello che si sente in giro sembra che le gestioni associate continuino per la loro strada e quindi torno a chiedermi: allora, perché fare la fusione?

Tutto ciò premesso domenica 22 il mio voto sarà NO. Un NO che non è un'opposizione al progetto di per sé, ma che è il risultato dei troppi interrogativi e dubbi scaturiti da una informazione purtroppo scarsa e unilaterale. La mia posizione non voglia essere considerata come una presa di posizione contro le amministrazioni, che ammiro e ringrazio per il lavoro svolto, ma come frutto di una approfondita meditazione personale sulla splendida realtà in cui abbiamo la fortuna di vivere.

Concludo augurando a tutti voi amministratori un buon lavoro e auspicando un buon futuro per la nostra bella Valle, qualunque sia il risultato del referendum.


Cordiali saluti

 
                                     Flavia Vinante

10/05/16

VOTA SÌ, VOTA SÌ, VOTA SÌ


In occasione del prossimo referendum sulle fusioni di alcune municipalità della provincia invitiamo i lettori a ripescare dall’archivio del blog il postPecore e Pecorai’ dell'ormai lontano 2007. Mutatis mutandis, la storia pressappoco si ripete.

Diversamente dal solito però, per centrare l’obiettivo e far vedere a Roma quanto sono davvero intenzionati a diminuire la spesa corrente della 'macchina' burocratico-amministrativa trentina in questo caso i nostri uomini d'oro da 190 mila euro non inviteranno gli elettori a disertare le urne referendarie. Anzi, tutt'altro! Ne andrebbe, manco a dirlo, dell'immagine del nostro ricco Trentino. Dunque tutti al voto, appassionatamente. Venghino, venghino ai seggi signori, venghino pure senza timore e votino, votino bene!

Tutto è stato predisposto con cura e i municipi trentini, popolo o non popolo, entro qualche anno saranno drasticamente ridotti di numero. Comunque, per non sbagliarsi e limitare al massimo il rischio di inaspettate quanto improbabili brutte figure, i pecorai incravattati di Trento, in modo furbesco ed arbitrario, hanno deciso addirittura di abbassare la soglia del quorum portandola dal 50% al 40% (più uno).

E il popolino (il nostro di sicuro), diligente e somaro come sempre, correrà a votare (e a larghissima maggioranza voterà SÌ), come auspicato e richiesto dai pastori in grisaglie. D’altronde il dibattito nel merito che si è acceso in paese lo conferma ampiamente.

‘…Ma èlo pó vera che dapò la nòssa banda la deventa an dei Panciai? Ma che dis sü che, no t’as capì. La sindaca ‘l lo ha dito ciar ta la Bavarese: la banda la resta de Tieser e basta. I cambia bèle ‘l maéstro: ‘n ann ün da Tieser e l’ann drio ün da Pancià. A cossì? Sì, sì… E po’ l’ha an dito che le Corte no cognon miga farle an té via Ancona, o té via Violina, o te via Gamba… No, no, següterón a farle té Begnesin, via la Genoefa e ŝo dai Baisteli… Ah, voleva ben dir che še cognisse nar sin a Pancià a ghe le far. Ma, dai! Che pensaves che? Va ben trarse ‘nšema, va ben esser Cònchi, ma proprio farghe i züfe ai Garneloni…

Eee, che dir, ‘l Bandin, cogneràlo nar sul campanil de Pancià da San Valantin? Ma še ša bèn! Ghé volerìa an quela. No, no. I šé range i Panciai con la šò sagra giaciada… Ma dime Carlo, ae sentü che ogni tanto cognerón ‘mprestarghe ‘l camion dei nossi pompieri a quei de Pancià? Saral po’ vera? Ma no, no! L’ camion ‘l resta a Tieser, sempre! A che vöss che i lo dore i Panciai, ‘l camion? E i presepi? Cognerone manar via l’ünimog con la mésa e doi omeni a fargheli šü? Ma no, ostia. Che vegnelo föra! E po’ i Panciai – šé no me sbaglio – no i ne fa nean presepi… Ah, cossì? Ö madona! Questa pó…

Alora, šé no cambia niente l’è ben polito trarše ‘nšema! Sì, sì. Ne trasón con i Panciai! Ne trasón con i Panciai! Ŝon a votar SÌ, ŝon a votar SÌ, che šé la deventa quei da Trento i ha ‘mprometü che dapò i ne mana šü an soldi… Adiritüra! Dal bòn? Sì, sì. Cossì almanco i ha dito. I ne mana šü soldi. E tropi an…’

Dunque, se tutto – come probabile - filerà liscio e le fusioni, democraticamente e senza brogli saranno confermate nelle urne dal Popolo sovrano, il compitino preteso da Roma (un esercizio facile facile di spending review a scadenza ritardata) potrà dirsi svolto e l'immagine virtuosa di questa nostra provincia nuovamente confermata.

Nel frattempo, sino all’entrata a regime della nuova municipalità di Tesero-Panchià, l’ancora autonoma amministrazione cònca, come sempre sovrintesa e suggerita dalla premiata ditta P & Co., potrà tranquillamente continuare a buttare nel cesso copiose quantità di danaro pubblico, per tamponare le falle dei vecchi e dei prossimi ‘investimenti’ laghèri.

Dopodiché, alla buon’ora, dal 2020, accorpati di fatto ai Panciai sotto un unico vessillo, gli obbedienti creduloni del nuovo comune medio-avisiano riceveranno ogni primo sabato del mese una grande busta verde contenente pro quota i risparmi del mese precedente dell'unificata amministrazione comunale finalmente virtuosa, riformata e risparmiosa. Così, dal primo de l’ann a san Silvestro. In saecula saeculorum. Amen.

E' la democrazia bellezza. Democra... che? Democrazia! Ah sì, democrazia. Che parola ridicola!


L’Orco




09/05/16

01/05/16

VERDO TIESER (E ROSS PANCIA')

La sindaca non sa il perché. Il geometra Longo neppure. Gli altri non ci sono, ma a me non lo direbbero. Dunque, per esclusione, almeno l’assessore 'competente' in materia dovrebbe saperlo. Ma forse, in verità, nemmeno lui lo sa. Sta di fatto che anno dopo anno in questo paesello un po' così ogni amministrazione che si rispetti, eletta democraticamente e senza brogli, fa le sue inermi vittime e celebra puntuale il rito sacrificale primaverile del cosiddetto motosega-day. Anche perché – diciamocelo – che farebbero altrimenti i dipendenti comunali in questo periodo di fiacca?

 
Di ipocrisia in ipocrisia, al netto delle finte attenzioni all'ambiente, delle feste degli alberi, delle giornate ecologiche, di quelle senz'auto, delle certificazioni mondiali dell'acqua e dell'aria, delle benedizioni dell'albero del millennio, eccetera, eccetera, ciò che purtroppo residua e rimane è una diffusa insensibilità e un'indifferenza ai temi ecologici, che sono la cifra più macroscopica ed autentica delle nostre amministrazioni.

Questa volta è stato il nuovo giovane assessore preposto anche alla cura del verde pubblico a manifestare la sua gratitudine nei confronti della materia cui sovrintende. E' toccata a due (su tre) aceri antistanti il teatro comunale, dare la stura alle giornate del ringraziamento. Purtroppo, - ci spiega acuto il responsabile da noi interpellato -
d'autunno questi disgraziati vegetali hanno il vizio di perdere le foglie! E per di più, non di rado qualcuna di esse osa addirittura farsi adagiare dal vento all'interno della grondaia o di riposarsi sul tetto lì vicino. Pensa te che stupide. Ma come avranno fatto a non capire che così rischiavano di far abbattere la loro madre pianta?... 
Poco sotto, nella piazza della chiesa, lo stesso riconoscimento, per un peccato leggermente diverso, è stato riservato ad un' altra ottusa giovane pianta sovrastante lo stradone (le due sue consimili con le quali condivideva il luogo sono desaparecidas ormai da tempo), ché secondo l'assessore ostacolava in qualche modo un posto macchina. La avevamo avvisata, dice. Avrebbe dovuto capirlo prima... 

E' andata invece di culo al bel tiglio davanti a San Rocco. In verità - continua l'assessore - quell'albero un po' se la tirava, facendo sfoggio, davanti agli indifferenti fedeli che accorrevano al tempio, delle splendide foglie verde-argento della sua giovane chioma. Lui è stato soltanto sfrangettato a dovere. Imparerà così a non essere troppo pretenzioso e civettuolo... Rimesso così a nuovo quel verde, altre visite a domicilio da parte delle squadre comunali di abbellimento si sono susseguite: in piazza Nuova, lungo la passeggiata Aleci, lungo il rio Stava e lungo il marciapiede che affianca la provinciale Tesero - Stava, con altrettante amorevoli dimostrazioni d'affetto ed un numero imprecisato di alberi sistemati da le feste grane. Insomma, il verde pubblico in questo paese piace. Tanto. Troppo... Da morire.

Certo, saremo in pochi a piangere per queste reiterate espressioni di avanzata civiltà. Che volete, non è gente da perdersi in romanticismi la nostra. Gli alberi qui servono sì, ma abbattuti e solo per appenderci le bocce ed i lumini da Nadal e, chissà poi perché, per ‘fare ambiente’ té le Corte: in termini psichiatrici quest'ultima sarebbe rubricata alla voce schizofrenia. Al di là di questo, per ogni autentico tiéser l'albero vivo altro non rappresenta che 'n colmèl drio a sé far!

Beati i poveri di spirito che ingenui credevano bastasse abbassare l'età di chi comanda per cambiare l'andazzo di questo comune... Se no gh'e nè into, non vèn föra! D’altronde, sappiamo bene com’è arrivata al potere questa allegra brigata, con quali sponsor, per quali meriti, chi ne è l’artefice, e qual è il suo vero obiettivo. Di sicuro non il bene del paese, né quello del suo ormai quasi annichilito ‘parco verde’. No, la sua unica ragion d'essere è la ri-elezione in Provincia del suo capo banda. Tutto a suo tempo venne pianificato per questo fine. E in quel caso sì, dopo attenta valutazione, le scelte della candidata sindaca, degli assessori e dei consiglieri in lista, mixando vecchie glorie, buone per ogni stagione, e giovani ‘di prospettiva’, smaniosi di mettersi in mostra e, perché no, di arrotondare il loro stipendio, furono decise per raggiungere in tranquillità proprio quel traguardo finale.

Nessuna competenza specifica, nessuna predisposizione, nessuna particolare sensibilità fu richiesta ai componenti del manipolo designato al comando, se non l'obbedienza assoluta al Padrino. Ancora una volta (purtroppo) dilettanti allo sbaraglio per recitare senza particolari affanni il solito copione, che indecentemente a Tesero va in scena ormai da più di tre decenni. Né più, né meno.

L’ultimo bilancio di previsione, recentemente approvato, ne dà chiara testimonianza. Questi i lavori previsti dal documento contabile:

1 - sistemazione di piazza Tombón, dunque posteggi; la fame di posti macchina non è mai sazia: per quella ‘priorità’ i nostri giovani timonieri, concepiti, nati e cresciuti in auto, già abituati a spostarsi con destrezza in carro armato, farebbero uno spianaverum di tutto l’esistente;

2 - ‘manutenzione’ del Centro del fondo ovvero, per meglio dire, del suo consolidato profondo, irreversibile rosso di gestione;

3 - avanzamento opere interne di Casa Moretto (pallino ‘culturale’ degli esecutivi a trazione P);

4 - foraggiamento associazioni paesane, un refrain immancabile che in termini elettorali qui ripaga sempre (tra l’altro, acquisto nuove divise per il coro Genzianella);

 5 - posizionamento apparecchiature di videosorveglianza e illuminazione di alcune non meglio identificate zone pericolose del paese (evidentemente sciatteria e trasandatezza cominciano a dare i loro frutti);

6 - infine, attenzione! l’altrettanto prioritaria e fondamentale realizzazione della pista di ski-roll (costo d'impianto 800 mila euro), a conferma che
quando il Padrino decide, non c'è santo che tenga e la porcata prima o poi, si fa. 
Così, aggiungendo sperpero a sperpero, i magnifici sei al timone (UNO + cinque) regaleranno altri oneri al comune per gli anni a venire, in barba all’ipotesi di accorpamento della nostra municipalità con quella di Panchià che, secondo i soloni provinciali prossimamente in Sala Bavarese per circuire e plagiare le anime belle ivi presenti, si farebbe, udite, udite... per risparmiare!!!
Ma per favore!

Ario 

24/04/16

DALLE FERITOIE AGLI ECOMOSTRI


C'era una volta l'allegra commissione edilizia comunale, composta da semplici concittadini scelti più o meno a caso dal Consiglio e spartiti tra maggioranza e opposizione, quasi sempre sulla base di competenze e sensibilità del tutto assenti. Nelle intenzioni avrebbe dovuto essere l'organo amministrativo di tutela preposto a verificare e poi eventualmente licenziare le richieste di fabbricazione che rispettassero i regolamenti urbanistici vigenti. Oltre alle verifiche tecniche di conformità, quell'improvvisata assise esprimeva anche un parere estetico sui progetti al suo vaglio e non di rado li rimandava al mittente con la prescrizone di una qualche revisione degli elaborati. Teoricamente, con quell'organo, l'ente pubblico intendeva evitare arbìtri e soprusi da parte dei richiedenti licenza, nonché, in caso di ristrutturazioni, disarmonie architettoniche rispetto al preesistente.

In realtà le disarmonie e gli arbìtri potevano comunque verificarsi, anzi spesso si verificavano, non già per colpa della committenza bensì perché quell'organo, succube del tecnico che lo sovrintendeva e che rappresentava l'unica 'voce dòtta' presente al suo interno, anziché elaborare dopo attenta valutazione un'equanime sintesi dei pareri dei suoi membri, si sottometteva alla volontà o alle bizzarrie del professionista. A volte poteva capitare che il tecnico pro tempore della commissione fosse in conflitto d'interesse con i professionisti incaricati del progetto in esame e che di conseguenza intorno a quel disegno si scatenasse una sorta di 'guerra tra studi'. Così, al termine degli avanti e indietro e delle innumerevoli modifiche dell'elaborato, questi conflitti si scaricavano puntualmente sulla committenza con penalizzazioni e costi aggiuntivi a carico di quest'ultima.

Ad ogni modo, di rigore e zelo censorio ce n'erano da vendere, tanto che non di rado si sarebbe potuto addirittura confonderli con vera prevaricazione. Non erano affatto rari i casi in cui il professionista di riferimento della commissione s'impuntasse e pretendesse rettifiche e variazioni che superavano di gran lunga il buonsenso, imponendo astrusità progettuali e architettoniche o l'uso di materiali incongrui che per lo più peggioravano il risultato finale dell'opera.

Adesso invece pare che in commissione la filosofia di fondo sia cambiata: il nuovo verbo è fantasia & spregiudicatezza! Semplicemente.


Dunque, crescono nel paese gli ecomostri, a dimostrazione, fuor di ipocrisia, che l'urbanistica nulla ha di scientifico e la materia è di fatto alla mercé di chi in quel determinato momento la manipola e degli interessi in gioco.

Strutture abnormi e disomogenee rispetto agli stilemi architettonici esistenti si insinuano nel contesto paesano senza un'apparente ragione logica. L'arbitrio è macroscopico e insopportabile. Recentemente due alberghi, all'interno dell'area paesana di massimo rispetto urbanistico, cioè del cosiddetto Centro Storico, sono stati sopraelevati oltre ogni decenza, quasi a voler far marameo a quei poveri censiti che loro malgrado furono sottoposti alle forche caudine dalla precedente intransigenza.


Ma la sindaca che fa? E il consiglio comunale che dice? E la minoranza dov'è finita? Ma in che mani siamo? Animo, rappresentanti del popolo! ché di quindici balbettanti comparse il paese non sa che farsene. Dite qualcosa. Battete un colpo. Se ci riuscite, tutelateci! Questo paese sta rotolando velocemente verso la barbarie. Avevamo proprio bisogno dei giovani al comando per ridurci così... Bravi!


Certo, de gustibus et coloribus non est disputandum. Ma per favore d'ora in poi non si rompano i coglioni a chi in una qualche oscura corte paesana chiede di aprire un abbaino meno angusto di uno spiraglio per poter far entrare in casa un raggio di sole...

L'Orco


27/03/16

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

MINU
Foto di Sabina

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