01/07/07

COSI' VA BENE


Abbiamo appreso (leggasi l’articolo de l’Adige del 30/06/07 di cui sotto) di un’ interessante e sicuramente positiva iniziativa promossa dalle municipalità di Cavalese, Castello-Molina e Varena. Si tratta dell’approntamento di un “pacchetto” di servizi al turista volto alla promozione di una mobilità alternativa all’auto. Saranno a disposizione gratuitamente speciali biciclette a pedalata assistita, bus navetta con porta bici e percorsi “dedicati”, che permetteranno agli ospiti (e naturalmente anche ai residenti), sinergicamente, di fruire in modo nuovo, ecologico, senza fatica e in tutta tranquillità della viabilità secondaria di quei paesi. Seppur a “scatola chiusa”, non avendo ancora i dettagli del tutto, ci dichiariamo pienamente in sintonia con l’iniziativa: tutto quanto promuove uno stile di vita diverso, rispettoso della tranquillità e del silenzio che sono le discriminanti più significative della qualità ambientale (e che la mobilità a motore ne pregiudica grandissima parte) ci troverà sempre d’accordo. Ci rimane un interrogativo: perché a questa intrapresa non hanno aderito anche Tesero, Panchià, Ziano e Predazzo? Mah!

Bus navetta, due ruote solari, tutto per evitare l'auto

Scoprire la valle in bici

VALLE DI FIEMME - I comuni di Castello - Molina, Cavalese e Verena invitano i cittadini e i turisti a «Lasciarsi trasportare» (questo il titolo dell'iniziativa) lungo i percorsi studiati per le passeggiate, le escursioni e i giri in bici. In più c'è anche la possibilità di usare il servizio di trasporto biciclette delle funivie del Cermis. A disposizione del pubblico vengono messe biciclette a pedalata assistita alimentate dall'energia solare, bus navetta con rastrelliera porta bici che serviranno per tornare al punto di partenza e spostarsi da un comune all'altro senza fatica anche per chi è meno allenato e per i bambini. Il materiale informativo per servirsi di questa iniziativa, che ha lo scopo di allietare la permanenza degli ospiti ma soprattutto per favorire la salute dell'ambiente della valle, si può reperire nei comuni che hanno organizzato il servizio e all'Apt di Fiemme in via fratelli Bronzetti 60 a Cavalese. Verranno fornite le mappe, i depliant che illustrano i sette percorsi suggeriti. Le bici possono essere prese in prestito gratuitamente e usate per 3 ore dalle 9 alle 17.


L'Adige 30/06/2007

30/06/07

DATI PER PENSARE




L’impronta ecologica: usiamo più di una Terra

“Il collegamento tra ambiente ed economia avviene attraverso il concetto di capacità portante: esso esprime la quantità di risorse che l’ambiente mette a disposizione di ciascun vivente per le sue necessità vitali. Tutti hanno diritto ad attingere, ma se qualcuno preleva più di quanto gli spetta, c’è un altro che deve digiunare.”

“Se il mercato dovesse decidere fra coltivazione di “cibo per automobili” piuttosto che “cibo per esseri umani”, beh, al diavolo gli esseri umani.”

Oggi gli esseri umani si appropriano, secondo i dati satellitari rilevati dalla NASA, di circa il 20% dell’intera produzione netta primaria (NPP) di origine terrestre (oceani esclusi). Una sola specie vivente che usa circa un quinto delle risorse biologiche disponibili su pianeta. Il resto della natura, milioni di specie animali e vegetali, è costretta a farsi bastare gli avanzi. Questo impoverimento della sorgente alimentare e degli spazi, quindi ecosistemi, è il principale motivo dell’elevato tasso di estinzione in atto. Si è calcolato (fonte WWF anno 2001) che l’umanità sta utilizzando il 20% in più della capacità portante (carrying capacity) terrestre, ovvero stiamo usando 1,2 Terre (e i dati sono già vecchi di 6 anni!); abbiamo oltrepassato la soglia di un pianeta nel 1987, con una popolazione mondiale che allora contava 5 miliardi di abitanti, sostenuti peraltro dai combustibili fossili. La corsa continua e nel 2050, con una popolazione stimata in 9 miliardi di abitanti, consumeremo l’equivalente di 2,3 Terre! L’impronta ecologica è una sintetica unità di misura per capire di quanta superficie terrestre necessita ciascun abitante, comprensiva di terra coltivabile, foreste, spazio vitale, suolo per risorse minerarie e per l’assorbimento dei rifiuti. La biocapacità media della Terra, cioè l’area produttiva, tramite la fotosintesi, oceani compresi, è stimata in circa 11,3 miliardi di ettari “globali” della superficie terrestre. Quindi nel 2001, i circa 6,1 miliardi di abitanti disponevano ognuno di 1,8 ettari globali produttivi (dei quali solo 0,8 di superficie agricola), però hanno consumato risorse per l’equivalente di 2,2 ettari a persona, pari a 13,5 miliardi di ettari globali. Questo valore eccede dunque del 21% la capacità di rinnovamento delle risorse naturali della Terra, cioè stiamo sovrasfruttando la Terra per un equivalente di 0,4 ettari a persona. Ovviamente questa è la media globale, e ci sono forti differenze tra i vari paesi. USA ed Emirati Arabi Uniti raggiungono i valori massimi, con quasi 10 ettari a persona, l’Italia è a quota 3,8 ha/persona ettari mentre il paese che fa da soglia a quota 1,8 ettari per persona, cioè la reale impronta ecologica sostenibile è l’Uzbekistan, l’ultimo della lista (abbondantemente sotto la soglia) è l’Afghanistan (al quale non a caso inutilmente stiamo cercando di insegnare la democrazia!) con soli 0,3 ha/persona. Però via via che il tempo passa, la popolazione aumenta, le esigenze anche e la torta terrestre diventa sempre più piccola. Figuriamoci se per contrastare l’esaurimento prossimo venturo del petrolio e il riscaldamento globale si decidesse di usare i suoli agricoli per la produzione di biodiesel: mangerebbero le auto o gli uomini?

Tratto da “Le mucche non mangiano cemento” di Luca Mercalli e Chiara Sasso

29/06/07

IL VALORE DELLA RAGIONEVOLEZZA


Riceviamo dal consigliere Alberto Carpella del Comune di Tesero, la mozione (totalmente disattesa dalla Maggioranza) presentata dal gruppo di Minoranza che qui pubblichiamo. Un chiaro esempio di quanto pesi la ragionevolezza in "democrazia".



Tesero, 11 giugno 2007

I sottofirmati consiglieri comunali della lista “Civica per Tesero” vogliono sottoporre a codesto Consiglio Comunale una serie di considerazioni in merito al problema delle deroghe urbanistiche.
Premesso:
- che l’istituto della deroga costituisce, come si evince dalla legge, l’esercizio di un potere eccezionale e proprio per questa caratteristica il provvedimento comunale previsto ai fini del rilascio della concessione ediliza in deroga alle previsioni degli strumenti di pianificazione deve essere sorretto da una congrua e puntuale motivazione; tale motivazione dovrà essere ancora più approfondita qualora la struttura abbia già usufruito di deroga negli anni precedenti; l’esercizio del potere di deroga è sì discrezionale, ma tale discrezionalità non deve spingersi al punto da consentire che intere categorie di attività possano ritenersi esenti dalle regole della pianificazione territoriale;
tutto ciò premesso si evidenziano:
- le insufficienti motivazioni con cui vengono di volta in volta rilasciate le deroghe e che sembra non rispettino correttamente i presupposti di legge;
- l’eccessiva frequenza con cui vengono richieste e soddisfatte le deroghe con particolare riferimento a quelle relative a singoli complessi alberghieri;
- l’aggravio territoriale a carico del comune che frequentemente monetizza la cessione di porzioni di terreno necessarie a garantire il rispetto di particolari parametri urbanistici non derogabili.
In particolare, per quanto riguarda la deroga di cui si tratta in questo Consiglio (la seconda per l’esercizio alberghiero in questione) e che segue di poco altre già rilasciate per gli alberghi di Stava, si evidenzia una situazione a dir poco paradossale.
In seguito alla tragedia era stato predisposto un piano di lottizzazione ad hoc per la piana di Stava, approvato in data 12.07.1990 con validità decennale, che dettava una serie di vincoli urbanistici ed architettonici, più o meno condivisibili, per la ricostruzione delle strutture alberghiere e dei fabbricati di civile abitazione.
Il piano recepiva i risultati di approfonditi studi su quella che doveva essere l’ ottimale capacità ricettiva degli alberghi della nuova Stava nel rispetto del modello a conduzione familiare prima esistente; tali studi indicavano in ottanta posti letto il numero ideale da considerare nella pianificazione.
Decorsi i dieci anni dall’approvazione il piano di lottizzazione è divenuto inefficace.
A distanza dunque di soli quindici anni da quella pianificazione urbanistica, la situazione degli alberghi di Stava risulta completamente stravolta con volumetrie eccessive che si rapportano in modo poco corretto con il contesto paesaggistico e disattendono quanto di buono era stato indicato per salvaguardare un posto unico come Stava.
La condizione che lascia maggiormente perplessi riguarda però la cessione di terreno comunale, già urbanizzato, per soddisfare gli standard di parcheggio, non derogabili, richiesti per l’ampliamento delle strutture alberghiere: sembra quasi che la deroga venga applicata due volte!
Il nostro gruppo, nel mentre preannuncia voto contrario al rilascio della deroga, vuole comunque sottoporre al Consiglio comunale la proposta di predisporre un regolamento interno sulle deroghe che, a partire dalla eccezionalità delle stesse e dal fatto che esse non devono costituire un provvedimento dovuto a priori a particolari categorie di attività, consenta all’Amministrazione di intervenire in modo sostanziale nell’iter progettuale dettando i vincoli urbanistici di volta in volta ritenuti necessari alla tutela del territorio e non meno importante alla tutela di altre categorie di persone che, in modo via via più marcato, percepiscono la deroga come un vero e proprio privilegio di pochi.

LIBERTA' DI MESSA



Il Papa Tedesco ha ripristinato la vecchia messa in latino di Pio Quinto. Sacrosanto. La lingua del Cattolicesimo è quella e le tradizioni si smarriscono anche per colpa delle traduzioni. Se Ratzinger ripristina pure l'organo a canne e i canti gregoriani verrà ricordato come un rivoluzionario. Oggi il vero conservatore è chi resta ancorato a certi riti falsamente democratici ereditati dal Sessantotto: il sindacalista che difende il dipendente lavativo, il prof di italiano che fa studiare i libri facili invece dei classici, il genitore che si comporta da fratello maggiore rinunciando a qualcosa di più importante dell'autorità: l'autorevolezza. Nella categoria rientra il parroco che celebra la messa in chitarra e jeans, pensando di essere più vicino al suo gregge, mentre è solo un po' più lontano dal cielo. Ma la decisione del Papa è rivoluzionaria soprattutto nella forma. Non ghettizza la messa in volgare, si limita ad affiancarle la versione originale. Non toglie, aggiunge. Aumenta le possibilità di scelta senza ridurre la libertà di nessuno. Toccherà ai fedeli, ai sacerdoti che se lo ricordano ancora e ai vescovi di ogni diocesi decidere quali messe vorranno sentire in latino. Un metodo ammirevole, che dal diritto canonico merita di essere esteso a quello civile. I Dico non mettono a repentaglio la famiglia. Non più di quanto una messa in latino metta a repentaglio la fede di chi continuerà a preferire ascoltarla in italiano. E' ora che la Cei e la Binetti si decidano ad andare d'accordo con Ratzinger.


Massimo Gramellini (La Stampa 29/06/07)

28/06/07

ESTERREFATTI


Stupiti, sgomenti, increduli, rintronati, che altro aggettivo aggiungere alla vertigine che ci ha procurato la notizia appresa pochi giorni fa navigando nel mare magno della Rete? Sia chiaro: siamo orchi e al peggio di cui non c’è mai fine siamo abituati. Da sempre! Ma apprendere che la più importante facoltà universitaria di chimica neuronale statunitense della Massachussets Psychiatric State University di Boston, dopo una ricerca durata quasi un decennio, ha definitivamente accertato che l’emisfero sinistro del cervello delle donne (quella parte preposta all’elaborazione delle emozioni) manca di una proteina importantissima e fondamentale per lo sviluppo delle capacità passionali e sentimentali dell’ “altra metà del cielo”, ci ha letteralmente prostrato. Mai avremmo creduto che la depositaria di tutti i luoghi del nostro immaginario sentimentale fosse in realtà priva totalmente di capacità emotive. Un’umana fredda e calcolatrice, cinica se non addirittura feroce nel perseguire i suoi propositi: questo, soltanto questo – secondo lo studio di cui sopra – sarebbe la donna. Né romanticismo, né poesia, né passione, nulla… Il sospetto – da distanti osservatori del costume e dell’evoluzione?!? di questa nostra società del benessere?!? – che il grande Giacomo da Recanati e il grande Lucio da Poggio Bustone, a proposito di donne, si fossero clamorosamente sbagliati, a dire la verità ci tormentava da tempo. Ma la dotta ed inequivocabile conferma scientifica proveniente dall’altra sponda dell’Atlantico prostra (se possibile) ancor di più il nostro già confuso stato d’animo. Che tristezza. Che tristezza.

20/06/07

BASTA!


Che la situazione sia ormai fuori controllo è evidentissimo. I PRG sono soltanto delle carte costosissime esposte (per chi ci crede) come la sacra Sindone nei templi laici della “politica”. Fuori, sul campo, l’aggressione territoriale è incessante, prepotente, vergognosa. Gli speculatori edilizi in costante agguato. Non un metro quadrato del nostro territorio è al sicuro da un più o meno prossimo attacco delle ruspe. Lo strumento della deroga brandito dai detentori de le “ciave de l’olto” e usato come arma di ricatto politico. Non c’è più nessuno che riesca a far valere la propria autorevolezza e la propria onestà e a interporre la ragione all’insolenza di chi si sente padrone assoluto e incontrastabile di questo bel paesello. La democrazia (qui da noi più che altrove) non esiste più. Siamo abbondantemente oltre, nella post-democrazia: un regime oligarchico con delega in bianco. I governanti “democraticamente” eletti rappresentano soltanto loro stessi e i loro mandanti. Le assemblee elettive sono uno strumento inutile e obsoleto, che garantisce appena residualmente l’interesse pubblico. La barca va (si fa per dire) solo per inerzia. Serve un azzeramento. Spazzare via questi inutili relitti di finta democrazia. Ma soprattutto serve urgentemente una “controriforma” del sistema elettorale vigente (e questo vale anche a livello nazionale). Basta col suffragio universale, con cui ci avevano fatto credere di poter risolvere tutti i nostri problemi: era soltanto una bella e inutile storiella. Chi vota deve sapere, deve essere al corrente dei fatti e delle ragioni dei fatti! Tutti! Chi ignora, per pigrizia o disinteresse e non ha quindi cognizione di ciò che gli accade intorno (gran parte dell’elettorato, ahinoi!) deve starsene a casa!! Per votare sarà necessario superare un esame di abilitazione: 30 domande di cultura generale più altre 20 più specifiche e legate al territorio di appartenenza, alle quali andrà risposto non con un si o con un no, ma argomentando. La commissione d’esame sarà tassativamente obbligata all'intransigenza e la “patente” eventualmente acquisita andrà rinnovata ad ogni nuova elezione. Non possiamo più permetterci di essere governati da uomini insensibili e troppo furbi il cui unico merito è di essere dinamici, sportivi, sorridenti, ciarlatani, paga–biceri, al limite, geometri. Gente che da 10, 15, 20, 25 anni determina il bello e il cattivo tempo in paese soltanto perché il suo clan familiare è più importante, ha più influenza, è più addentro, più visibile, più arrogante appunto di quello dell’ ipotetica parte antagonista. Basta con questa lurida commedia. C’è bisogno di onestà! C’è bisogno di cultura! C’è bisogno di etica! C’è bisogno di sensibilità! C’è bisogno di persone che siano fuori dai giri professionali che inquinano e ammorbano la vita della comunità.
Uomini di buona volontà e di ineccepibile condotta fatevi avanti prima che sia troppo tardi!


L’Orco

19/06/07

REPETITA IUVANT?

Spett.le
Consorzio di Polizia FIEMME
Via Cauriol, 1
38033 CAVALESE (TN)


e p.c. Spett.le
COMUNE DI TESERO
Piazza C.Battisti
38038 TESERO (TN)



OGGETTO: Nuovo ribaltamento carico in località “al ponte” davanti alla fabbrica
Delmarco - Considerazioni


Alla cortese attenzione del Comandante

A poco più di due mesi dalla mia prima segnalazione (vedasi lettera di data 3 aprile 2007) mi ritrovo a dover nuovamente sottoporre alla Sua attenzione la questione in oggetto. Proprio ieri (06/06/2007) verso le ore 16,00 si è verificato un incidente che per la dinamica dei fatti e per il luogo è esattamente la fotocopia di quelli accaduti lo scorso 26 marzo. E anche questa volta magari chissà per intercessione di San Liseo, vista l’imminenza della festa patronale, nessun passante fortunatamente è stato coinvolto dallo svuotamento del carico. Comunque dopo un iniziale momento di spavento e di incredulità ho ripensato a quanto Le avevo precedentemente comunicato e mi sono chiesto se tra i primi due incidenti e quest’ultimo nel frattempo il Comando che Lei dirige avesse adottato un qualche provvedimento come mi ero permesso di consigliare: per esempio l’invio agli interessati (autotrasportatori e artigiani) di una circolare informativa che sottolineasse il problema e invitasse a comportamenti adeguati e responsabili. Perché almeno questo io mi sarei aspettato dopo quanto accaduto in quella precedente occasione. Ho il timore però che Lei abbia pensato che le parole dette e scritte a suo tempo dal sottoscritto Le siano state rivolte solo per un mio desiderio di protagonismo o peggio ancora per il piacere di disturbare e non già per una reale preoccupazione e col solo intento di contribuire a rendere più sicuro e tranquillo il paese in cui vivo. Qui ne va dell’incolumità delle persone, della salute delle stesse, della tranquillità che sembra ormai un lusso non più a nostra disposizione. E non siamo a New York! Senza voler offendere nessuno in particolare, esprimo il mio disappunto per la sufficienza nell’impegno che viene messo nell’esercizio delle funzioni da gran parte degli appartenenti al corpo di polizia municipale. Ma si pensa davvero che basti controllare il disco orario di qualche autovettura in piazza Battisti, presenziare al mattino 10 minuti davanti al Sorìs o farsi qualche giro in Panda (tanto per aggravare il già ridicolo andirivieni d’auto!) per poter affermare che il servizio di polizia stradale funziona? Non facciamo gli ipocriti. Un po’ di serietà per favore! Faccio notare che la viabilità di paese, se la comunità che lo abita fosse autenticamente moderna ed emancipata dovrebbe essere appannaggio quasi esclusivo dei pedoni. Qui purtroppo così non è e ciò per una ragione semplicissima: perché non si è mai intervenuti a correggere un malinteso e sempre più diffuso senso della libertà di movimento. Negli spazi contenuti (come sono quelli di un piccolo paese di montagna) la libertà di movimento (enfaticamente detta anche diritto alla mobilità) va gestita oculatamente e, con riferimento agli autoveicoli che per loro natura sono “estranei” alla viabilità storica dei paesi, severamente regolamentata. Ciò detto sia ben chiaro che qui non si pretende maggiore repressione da parte dei vigili, tutt’altro. Bisogna però agire su due livelli. Da una parte cercando il dialogo e l’azione culturale (per esempio un buon vigile dovrebbe far presente al disattento guidatore di spegnere subito il motore di un’auto in sosta, dovrebbe vigilare nei pressi di luoghi ove il disordine è consuetudine quotidiana: scuole, asilo e negozio Cooperativa prima di tutti e in generale in tutto il Centro storico e invitare gli indisciplinati a comportamenti acconci); o, ancora, stigmatizzare e contestare i reiterati e gratuiti scorrazzamenti da parte soprattutto (ma non esclusivamente) dei giovani patentati che “stondano” in lungo e in largo per le vie del centro storico. E via andare. Esercitare insomma con autorevolezza l’autorità. Per operare in tal modo bisognerebbe però presidiare i luoghi a piedi! Girare avanti e indietro con pazienza, sempre a piedi e non in auto. E intervenire se necessario con gentilezza sì ma con fermezza. In secondo luogo bisognerebbe agire la leva della regolamentazione stradale e cioè rendere finalmente operativo il tanto auspicato piano traffico che da tempo giace nei cassetti di qualche assessore e la cui partenza, forse per paura, si continua a procrastinare. Lungi quindi dal voler infierire nei confronti di chi credo che con me persegua il raggiungimento di un comune obiettivo, dico però che se vogliamo veramente dare un taglio a questo andazzo è necessario ci si impegni col massimo del rigore perché la situazione mi pare abbondantemente fuori controllo. Non è più tempo di chiudere gli occhi e di sperare che le cose si aggiustino per inerzia. Casomai per inerzia (e cioè senza intervenire e prevenire con convinzione) le cose – se possibile – peggioreranno. Le sottopongo un solo ultimo esempio. Come Lei certamente saprà l’importante e benemerita iniziativa del mio comune denominata “Mobilityamoci” ha visto l’entusiastica adesione di bambini e ragazzi (e inizialmente anche di gran parte dei genitori), poi, “passata la festa” tutto è tornato come prima o quasi. E questo non per la mancanza di volontà o per la svogliatezza degli scolari bensì per l’ingiustificabile pigrizia mentale dei genitori. Da questo atteggiamento si ricava in maniera inequivoca questo assunto: se vogliamo dare qualità al nostro paese e ritrovare il piacere di viverci dentro in tranquillità e sicurezza, dobbiamo usare entrambe le leve di cui sopra: cultura, educazione e azione e organizzazione. Con la sola azione repressiva o, viceversa, soltanto con gli inviti e gli auspici dopo un po’ si torna punto e a capo. Non c’è alternativa. Spero che di concerto con l’Amministrazione comunale possiate finalmente trovare una strategia d’intervento che conduca a un progressivo miglioramento della situazione. Ma vi esorto a muovervi con sollecitudine prima che il caos già intollerabile diventi irreversibile.

Cordiali saluti


Mario Delladio

Tesero, 7 giugno 2007

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

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Foto di Sabina

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