15/01/10

LA LUNGA NOTTE DEI FUNERALI VOODOO


Si deve camminare adagio nella città dei morti viventi, perché le ruspe non seppelliscano gli spiriti e non distruggano quello che resta, almeno quello, dell'anima del popolo haitiano. Lo hanno capito subito e per primi i Caschi blu brasiliani. E dunque figli dello stesso universo di misteri e di fede che l'Africa riversò sulle Americhe tutte, da New Orleans fino a Rio de Janeiro, con quei nomi da brivido per i padroni bianchi, voodoo, macumba, abacua, santeria, candomble, che raccontano invece soltanto disperati brandelli di identità violentate. Non potevano che essere i brasiliani, che nella città dei morti inquieti hanno lasciato undici dei loro soldati, ad ammonire l'armata dei soccorritori piovuti con le loro telecamere, le loro macchine e con la giusta fretta di seppellire il rischio di epidemie micidiali, che quei corpi riesumati a diecine di migliaia vanno custoditi e sepolti secondo il rito del voodoo, non secondo le superstizioni e i culti degli altri. Perché loro lo sanno, come lo sanno i loro comandanti, e il ministro della Difesa brasiliano, che spezzare il filo tra i vivi e i morti può offendere i "Loa", lo spirito degli antenati. Ed evoca dal mondo invisibile la forza terribile di "Petro", del maligno. Il terremoto, hanno capito quei soldati venuti dagli stessi misteri che navigarono sui velieri dei negrieri, senza la presunzione di portare un Dio migliore soltanto perché ha più potere, ha scoperchiato più che tetti di lamiera e palazzi di mattoni. Sta sgretolando la facciata del sincretismo religioso, della reciproca finzione tra chiese cristiane ufficiali e culti popolari, come già scoprì, fingendo caritatevolmente di non saperlo, Papa Woytyla quando andò a Haiti, a Cuba, in Messico, nella Repubblica Dominicana, in Brasile, a celebrare la Messa e recitare il Credo di Nicea fra serpenti piumati e avvenenti vergini del mare, spiriti dei monti e dei fiumi, fra houngan e mambos, i sacerdoti e le sacerdotesse voodoo e i serviteurs, i devoti più fervidi e gli iniziati. Affidandosi al fatto che la suprema, e unica divinità del voodoo, che in lingua africana Fon significa soltanto "potenza dello spirito", è in fondo il "Bondyè", parente ovvio del "Bon Dieu", rappresentato accanto a ciascuno di noi dal "gros bonange", dal grande angelo buono che intercederà per noi al momento del Giudizio. Grandi angeli, con i loro fratelli minori, i "ti bonange", gli angioletti, tragicamente affaticati in queste ore e che soltanto accurate, tenere, precise cerimonie funebri potranno rassicurare trasportando lo spirito degli antenati al cielo, anche quando i nuovi "antenati" sono soltanto bambini. Non sarà possibile, lo sanno gli sciamani voodoo come i preti cattolici o i ministri protestanti e anche i brasiliani, timorosi di offendere, attraverso il voodoo la propria macumba, garantire a tutti il rispetto e la liturgia della sepoltura. Ma almeno dirlo pubblicamente, avvertire anche gli altri soldati, i soccorritori, i volontari venuti da altri mondi, che il voodoo non è una Disneyland morbosa per spettatori con popcorn, non è la gita nel più famoso dei cimiteri del "Bondyè", quello di New Orleans per turisti, potrebbe bastare a calmare con il rispetto lo spirito di quei morti che un giorno torneranno a "montare" i vivi, a impossessarsi di loro, risparmiando la sorte orrenda dei cadaveri rianimati dallo stregone, il "bokor", per farne servitori senza coscienza e senza identità come gli schiavi, gli zombie. Dall'albergo più famoso di Port-au-Prince e oggi colpito duro, la villa che un marinaio tedesco svedese, Gustav Werner Olofsson acquistò nel 1935 per farne il rifugio tropicale adorato da Graham Greene e da Jackie Onassis, da Mick Jagger e da sir John Gielgud, noi giornalisti che lo visitavamo non vedevamo, tra lo sfarzo di palme, bougainville e orchidee, l'orrore del regime Duvalier, i machete dei "ton ton macoute", le disperate invocazioni ai grandi o ai piccoli angeli dei cadaveri di coloro che venivano sgozzati e dei loro discendenti, che attendono di morire come si deve sotto le macerie. Ma i brasiliani sanno e capiscono. Vedranno le dozzine di candele che saranno accese attorno ai corpi dei defunti. Non si scandalizzeranno davanti alla gallina o al gallo decapitato vivo, per restituire una vita al cielo nella speranza di saldare il conto di altre vite e di dare fiato ai "Loa" accasciati dalla fatica di governare l'universo, o le trance dei posseduti, le invocazioni disperate a Papa Ghedè, lo spirito della morte e della resurrezione, l'agitare dei sonagli magici, anche senza la musica di Louis Armstrong e dei più sfarzosi riti voodoo a New Orleans. Il funerale giusto, il momento della impossibile, ma necessaria riconciliazione fra la vita e la morte in ogni religione creata dagli uomini, non sarà praticamente fattibile, come non lo fu dopo l'uragano Arthur, che fu soltanto un piccolo spirito malvagio portando via nel 2008 ottocento vite, rispetto al terremoto. Non ci saranno abbastanza sacerdoti e sacerdotesse, per 50 o 100 mila morti in attesa di rispetto, e forse basteranno le grandi e consolatorie cerimonie cristiane, le messe collettive nella cattedrale di Notre Dame, se ci fosse ancora la cattedrale, distrutta. Celebrate dall'arcivescovo, se ci fosse ancora l'arcivescovo, Joseph Serge Miot, ucciso sotto le rovine. Ma molte messe e molti funerali voodoo saranno necessari per placare le anime dei vivi e dei morti sbigottiti davanti a un buon Dio che sembra ancora una volta aver abbandonato i propri figli neri.

Vittorio Zucconi – La Repubblica 15/01/10

13/01/10

LA SCOMMESSA



Gentile anonimo mrz 21r45 nnv L147r, credo di aver capito chi lei sia. E credo che al di là dell’anonimato che difende, o finge di difendere, lei abbia voglia anche di ragionare. Da quello che intendo, leggendo il suo commento, la differenza tra lei e gli altri anonimi è questa. Dice il vero, quando sostiene che …“Se l'obiettivo del blog è quello di smuovere le idee, bisogna ricordare che esse non hanno un viso, un nome una icona. Sono idee e basta. Se a esse si vuole appiccicare un volto, si rischia di cadere nella logica del potere per il quale le parole e le scelte di chi “conta” valgono e pesano in maniera incomparabilmente maggiore rispetto a quelle di chi si muove su un profilo defilato, da uomo/donna della strada… L'anonimato o la firma (vera o fasulla) rispecchiano uno spirito di libertà, non di codardia o di coraggio”. Giusto e condivisibile. Purché, anonimato o no, si entri nel merito delle questioni. Purtroppo invece, come avrà senz’altro verificato direttamente, qui si mantiene l’anonimato a prescindere, non apportando affatto il proprio contributo alla discussione. Io credo che ciò dipenda dalla forte pressione psicologica esercitata dal potere locale. Potere che non è entità astratta e indefinita, bensì persone in carne ed ossa ben identificate. Credo anche che, con la sua presa di posizione, lei intendesse proprio scatenare (nel senso originario del termine) qualche lettore bloccato dal timore di quel potere che qui, più che altrove, usa in modo formidabile l’arma del ricatto. In due anni e mezzo di scritti pubblicati, riferiti in particolare al nostro paese, dalla speculazione edilizia alla mobilità, dalle prossime opere mondiali alla raccolta differenziata, dallo sgombero neve alle giornate ecologiche, eccetera, occasioni per ragionare ed eventualmente confutare qualcosa nel merito ce ne saranno pur state, immagino. Ed invece, quella palestra di democrazia, quella tribuna libera, senza censure né limiti di spazio, che ben potrebbe essere un blog come questo, è per lo più disertata o usata come buco della serratura per sbirciare di nascosto qualcuno. E quando proprio non se ne può più di ‘subire’ in silenzio questo nostro onanistico esercizio critico e di non contrapporre alcunché alle questioni sollevate, si inveisce inutilmente o si ironizza senza aggiungere altro al confronto. Vede Signor mrz 21r45 nnv L147r, purtroppo nella nostra realtà locale manca uno strumento di confronto veramente libero. I mezzi d’informazione, o sono asserviti in maniera evidente, come ad esempio una nota emittente radiofonica, attraverso la quale, tra un servizio speciale, un santo al giorno e un oberkrainer, i padroni del vapore, periodicamente invitati e accolti con genuflessa deferenza dal Gran Cerimoniere, catechizzano i radioascoltatori sulle magnifiche sorti e progressive della vallata, oppure – come fa qualche periodico cartaceo, apparentemente meno becero – miscelano e giustappongono argomenti diversi, mettendoli in rilievo o sfumandoli con sapienza, per non irritare troppo gli inserzionisti e non prosciugare più di quanto già non sia il loro ‘bacino d’utenza’. In entrambi i casi comunque le voci vengono filtrate preventivamente e le eventuali “stonature” eliminate. Probabilmente è anche grazie a questa qualità dell’informazione che siamo giunti all’assopimento o peggio alla castrazione dello spirito critico e alla rinuncia ad esprimere e sostenere pubblicamente la propria opinione. Una piccola prova di ciò la abbiamo direttamente rilevata, allorquando lei, con quella sua perorazione citata all’inizio, ha, per così dire, ‘sdoganato’ gli anonimi, ed essi hanno sì preso coraggio, ma solo per rinfacciare rancorosi al sottoscritto che “a lei non va bene niente ed è quindi inutile parlare…”. E invece a me vanno bene molte cose, che però qui o non ci sono o non vedo, e vorrei ci fossero o poterle vedere. E se chi mi legge, bontà sua, farà la cortesia di ravvedermi gliene sarò grato. Perciò parlino signori, parlino pure. Mi facciano capire. Mi dicano se sono cieco o se mi sto sbagliando. Abbiano un’opinione e la manifestino. Si confrontino. Questo spazio è fatto apposta.
Signor mrz 21r45 eccetera, eccetera, tanto doverosamente premesso, io dunque la sfido. La sfido a confutare “in modo costruttivo” – come s’usa dire con abusata locuzione – le questioni che qui da tempo si sollevano. Per lo meno quelle di interesse locale. Sono certo che accetterà di duellare con me. Il tempo è propizio. Come ben sa stiamo per entrare nel cosiddetto quadrimestre bianco, quel periodo cioè che prelude alle prossime elezioni e al cambio amministrativo. È importante perciò che d’ora in poi il dibattito si faccia via via più serrato. Non foss’altro che per verificare se esistono i presupposti, per chi fosse interessato a “mettersi in gioco”, di una qualche remota possibilità di successo (anche se, concordando in questo pienamente con l’Orco, ne dubito fortemente). E se non ho frainteso chi si cela dietro quel suo contraffatto codice fiscale, forse lei è proprio uno di quelli. E magari aspira, beninteso senza rivoluzioni e affiancandosi al vecchio, a cambiare lo status quo, l’inerzia pesante di questa nostra situazione politico-amministrativa. Se è così, non indugi. Si faccia vivo. Non la accoglierò naturalmente con i guanti bianchi e il crodino sul vassoio (i lacchè lasciamoli fare ad altri) ma uno spazio glielo garantirò, ne può star certo. Io, qualche tempo fa, attraverso questo blog, avevo invitato chi fosse desideroso di proporsi agli elettori e di rendere pubbliche le proprie idee, a farsi avanti. Insomma a far conoscere la propria voce in qualsiasi forma preferisse, scritta o parlata in video. Pensavo che almeno qualcuno dei ‘giovani’ che a maggio ci ritroveremo di certo sulle schede elettorali, avrebbe colto la palla al balzo per far conoscere il suo punto di vista sulle cose rilevanti di interesse paesano. Sinora però nessuno si è fatto vivo. Non vorrei finisse come sempre è successo in precedenza e cioè con ‘la bella sorpresa’ resa pubblica 15 giorni prima del voto attraverso qualche muto santino, distribuito nei bar del paese, con nome, cognome e fotografia. Sarebbe un vero peccato. Credo che di argomenti da analizzare e chiarificare approfonditamente, prima che le rotative inizino a stampare le inutili pubblicità elettorali, ce ne siano parecchi. Lei può fare da apripista a questa iniziativa: è l’ultima scommessa che chi mi ospita si sente ancora di lanciare. Sono fiducioso e spero vivamente di poterla leggere su questa tribuna e di apprezzare il suo contributo all’analisi. Con stima.

Ario Dannati

11/01/10

PASSAPAROLA - 11/01/2010

IL SENSO DELLA TERRA E LE MADRI ASSASSINE



“Misera, dunque sei fatta di pietra, sei Fatta di ferro, tu Se al seme dei figli la mano tua ora la morte dà. Che può accadere ormai di più terribile?”

Euripide, Medea

In origine le madri rappresentano il senso della terra. Quel loro potere occulto di consegnare alla vita esseri dotati di movimento, lega la loro essenza alle profondità della terra. Alle sue caverne, alle sue voragini, aperte verso il cielo così come l’utero si apre verso l’Amore. Attraverso la terra le madri sono legate alla norma, alla legge. Il loro essere canali di emissione di vita, di nutrizione di spiriti e corpi, di fioritura di guerre e rinascite, le affianca in un modo sotterraneo ed intuitivo alla statuizione del diritto, alla creazione ed alla difesa di un confine umano e quindi politico nel suo significato più alto. Carl Schmitt apre il suo “Il Nomos della Terra” con un riferimento concreto e simbolico, a questo legame sottile: “La terra è detta nel linguaggio mitico la madre del diritto […] la terra risulta legata al diritto in un triplice modo. Essa lo serba dentro di sé, come ricompensa del lavoro; lo mostra in sé, come confine netto; infine lo reca su di sé quale contrassegno pubblico dell’ordinamento”. La Terra è madre, di Uomini e di Stati; madre di confini umani e sovra umani. Per questo, l’essere “donatrice” della madre, rende aberrante i continui omicidi di “figli”. Una follia che dilaga ed è lontana dalla ferocia dionisiaca delle Madri Greche. Medea, nella sua vendetta selvaggia, manifesta una passione, un amore dilaniante e profondo anche se infero e deviato – poiché l’amore non può essere se non amore del Tutto e di ogni cosa. Medea rappresenta un essere, o, meglio, una voragine dell’essere che pure può riempire di sé il cosmo. Oggi le donne, degradate e psichicamente spezzate, uccidono per il supremo nulla. Sono vittime del crollo collettivo della psiche e manifestano la rottura e la disintegrazione del filo che unisce l’Uomo alla sua Terra. Ogni confine è vinto, ogni cosa ha perso la sua definizione, si perde nell’infinita ed indefinita analisi. La vittoria moderna sul concetto stesso di “confine”, che si fonda su una deviata volontà di potenza, instilla nella psiche collettiva ed individuale il rifiuto rabbioso di legami, limitazioni esistenziali, impegni. Perfezione è, oggi, vivere nel limbo di una esistenza priva di contorni delimitati, sospesa nelle non-scelte, nelle non-decisioni, nelle non-responsabilità. In questa nuova costruzione onirica della perfezione esistenziale, un figlio non può che essere fonte di depressione e stanchezza. Quello che ieri era una ricchezza da ricercare, oggi è un oggetto invadente da sopprimere il prima possibile. Oggi una madre strangola il figliolo di quattro anni con il cavo di un caricabatteria di un telefonino. Nel suo essere drammatico, questo gesto ha perso la tragicità solenne che pure meriterebbe: è un gesto da compiere nel quotidiano, con un oggetto consueto.La famiglia, antico deposito di Diritto delle Gens, originaria cellula deputata alla definizione ed alla difesa del Sacro Limen, è diventata ormai teatro di una strisciante guerra civile. Sulla quale insiste il silenzio colpevole dello “Stato”, becero “stato di polizia” senza potere; della Chiesa, colpevole ed ipocrita “custode” del nulla; della politica; dei giornali. Dilaga la guerra di un popolo che ha perso il proprio volto. E che, paradossalmente, trova nei clan di immigrati, clandestini e non, il ricordo rinnovato del senso di unità familiare, di comunità, di stato. Se è vero che la giustizia è una Dea da onorare, anche questa madre, come le altre, pagherà il suo crimine. Ma a cosa serviranno le nostre guardie, i nostri Tribunali, le nostre prigioni, in un mondo dove le madri, trasformate in demoni oscuri, convertiranno il potere che è loro proprio, sulla vita e della vita, in potere di Morte? Dove cercheremo il confine sul quale batterci se il fronte amico/nemico è nel nostro sangue?

Amanda Incardona

10/01/10

07/01/10

2010 - 2013: CIÒ CHE LA PRAVDA NON DICE



Alcuni nostri lettori un po’ ingenui suggeriscono che, per risolvere i problemi del paese, qualcuno che parla, parla, parla, inutilmente parla, se crede di avere la ricetta taumaturgica, si decida a mettersi in gioco veramente, ovvero si candidi alle prossime elezioni comunali di primavera. Ci tocca purtroppo informarli che la soluzione non è affatto così semplice e che se avessero letto con più attenzione, qui e là su queste pagine, non avrebbero equivocato. Essi, evidentemente, non hanno ancora capito che i giochi, da tempo ormai remoto (politicamente parlando) qui in paese vengono fatti e condotti da un’unica Persona, e che quella soltanto decide chi dovrà entrare e chi no nel consesso municipale e con quali compiti. Non hanno ancora capito che il sostanzioso pacchetto di voti necessari per assidere i prescelti nella stanza dei bottoni comunale quella Persona lo ha già preconfezionato e pronto nel cassetto. E che, di conseguenza, i primi dieci in lista della sua squadra elettorale verranno sicuramente eletti. E neppure hanno capito che con questo elettorato disattento, acritico e superficiale (ci riferiamo naturalmente alla media del corpo elettorale, non alla totalità degli elettori) nessun cambiamento sostanziale della politica locale potrà verificarsi sin tanto che quella Persona sarà interessata a determinarne gli attori.
Intanto, mentre gli ingenui che non parlano, non parlano, non parlano, ma forse nemmeno capiscono, ma forse nemmeno capiscono, ma forse nemmeno capiscono, stanno a guardare gli asini che volano nel cielo, un comitato d’affari, guidato niente po’ po’ di meno che da quella stessa Persona, ci ha fatto recapitare in questi ultimi giorni una colorata gazzetta con tante buone intenzioni ben evidenziate ed altrettante cattive – le vere ragioni del tutto – ben mimetizzate tra le righe, quasi che queste ultime fossero solo dettagli, pinzillacchere, la realizzazione di un semplice “troso”. Quelle cattive intenzioni si concretizzeranno invece in opere impattanti, grandemente impattanti, per un valore di svariate decine di milioni di euro, che però i redattori di quella gazzetta colorata (una sorta di Pravda di sovietica memoria) si sono ben guardati dal mettere in grassetto e hanno liquidato in 7 righe (sette) nella seconda colonna della quinta pagina.
La Pravda, dicevamo, con il solito atleta a mani alzate in prima pagina. Il mito sportivo, la potenza fisica, la salute apparente di quei corpi vigorosi, usati come grimaldello per far credere altro. Si tratta di otto pagine, in grande formato, con belle foto di sorridenti furbacchioni e di ingenui (?) volontari in giaccavento gialla, dalle quali non traspare la benché minima analisi delle interazioni socio-economiche conseguenti a questo prossimo ulteriore sconquasso ambientale, di cui saremo impotenti spettatori, ed invece emerge soltanto una fantasmagorica e meravigliosa verità! A che pro? Per farci credere che cosa? Ma per farci credere che da qui al 2013 ci aspettano anni di opportunità, di benessere, di qualità della vita in continuo miglioramento. Che noi Fiemmazzi siamo i più fortunati del Trentino (e quindi d’Italia). Che la Val di Fiemme, già bellissima, forse la più bella del mondo, si farà ancora più bella. Che adesso si punterà sulla vivibilità. Che tra non molto, grazie a due o tre autobus alimentati ad idrogeno, la valle iridata saluterà per sempre l’inquinamento automobilistico. Che il motto delle giovani marmotte fiemmesi sarà “Paesaggio come spazio di vita” e, dulcis in fundo, che si favorirà, costi quel che costi!, il miglioramento dei livelli culturali. Quest’ultima buona intenzione (di certo la migliore e la più attesa) ci fa particolarmente piacere perché qualora si realizzasse, i nostri un po’ ingenui lettori riusciranno finalmente ad apporre la propria firma in calce ai loro prossimi commenti!
Sono più di vent’anni che periodicamente ci raccontano questa bella, bugiarda favoletta. Ogni volta con nuovi colori, nuove immagini e nuovo tormentone, a mo’ di leitmotiv, per zuccherare la pillola o ungere la supposta che il comitato anzidetto dovrà far ingoiare o infilare nel sedere a noi valligiani. Nel merito, la supposta più dolorosa per questa mondiale occasione sarà infilata in quello dei Teserani. Avrà le sembianze di una bretella di collegamento (alla quale si aggiungerà una galleria) tra strada di fondovalle e statale e servirà, ovviamente, a migliorare la vivibilità generale della valle. Costo all’incirca 40 milioni! E poi altre supposte di misure diverse, saranno prescritte anche ai Laghèri e ai Süàni. Unico paese beneficiario di questi lavori, a impatto ambientale zero, sarà invece Cavalese, che non a caso è patria dell’assessore provinciale Gilmozzi. Cavalese non dovrà sacrificare ulteriormente il suo territorio, in compenso però, di sicuro, nella vetrina mediatica del 2013 sarà quello al centro più di tutti. Chiamateli fessi i Lovi!
Quando la festa sarà finita, i fuochi d’artificio spenti e la vetrina mediatica da 550 milioni di contatti televisivi oscurata, questa bugiarda e ripetuta favoletta residuerà soltanto un aggiuntivo aggravio del costo della vita dei Fiemmazzi. Constateremo un ulteriore peggioramento della vivibilità dei nostri paesi; che la speculazione edilizia, ormai endemica nel nostro territorio, non sarà affatto regredita; che la viabilità interna resterà soffocata da una mobilità privata ipertrofica; che il verde pubblico già ridotto ai minimi termini si troverà in condizioni ancora peggiori, che il servizio pubblico di collegamento tra la periferia e il capoluogo provinciale, oggi carente e mal organizzato, verserà più o meno nello stesso stato… E allora, svegliandoci dall’ipnosi, non ci resterà che attendere di ricevere una nuova edizione della Pravda colorata annunciante, per la quarta volta, come un novello Arcangelo Gabriele, un imminente sicuro nuovo miracolo mondiale.
Dunque, se buona qualità della vita è anche avere tranquillità, è anche non dover pagare affitti indecentemente esosi, è anche avere centri storici godibili e a misura di paese, è anche fruire all’interno di essi di verde pubblico, è anche poter arrivare alla fine del mese con un normale stipendio da lavoro dipendente senza dover far lavorare moglie, suocera e figlio in età scolare, possiamo star certi che con questo nuovo evento andremo fuori strada un’altra volta. Come accadde con i precedenti. Perché l’evento di massa è sempre dequalificante. Perché porta il tanto nel poco, il grande nel piccolo, quindi sofferenza, disordine, caos. Perché gli appetiti speculativi stuzzicati dall’insistita ripetizione di manifestazioni promozionali alimentano una sempre più insostenibile richiesta di territorio da sacrificare per nuove strutture e nuove infrastrutture e conseguentemente una forte escalation delle dinamiche dei prezzi in valle. Non a caso deteniamo il costo della vita più alto di tutta la provincia e prezzi immobiliari da suicidio (a Tesero siamo passati in 15 anni, dal 1994 al 2009, dai 3 milioni di lire a metro quadro ai 5000 e passa euro a metro quadro, con un incremento del 322,71%). Cari sorridenti signori con le mani sui plastici mondiali, quando diciamo vivibilità non intendiamo anche e soprattutto la possibilità di vivere senza doversi svenare per acquistare il bene primario e cioè la casa? E allora guardatevi intorno e confrontate! Volete alcune cifre, che sul vostro magazine colorato non sono affatto menzionate? Le abbiamo trovate su due patinati depliant promozionali, arrivati nella bussola, per ironia della sorte, proprio assieme alla Pravda. Eccovele: appartamento ristrutturato di 75 metri quadri in centro storico a Cavalese (cucinino-soggiorno, 2 camere, due servizi, un poggiolo) € 380.000!!!…; ampio appartamento (!) ristrutturato a nuovo con cucinino-soggiorno, 2 camere, doppi servizi dei quali uno finestrato e ampia cantina € 395.000!!!; appartamento nuovo in località Piattìs a Tesero, 80 metri quadrati più garage, 460.000 euro!!!, eccetera, eccetera. Questi sono i fatti con i quali chi vive in valle 365 giorni all’anno deve fare i conti, altro che il vivere bene. Cari sorridenti signori con le mani sui plastici mondiali, ma questi prezzi-capestro sono o non sono conseguenza di questi continui rilanci e di questa bella e bugiarda favoletta che ci riproponete da quasi 25 anni?
Un’ultima residuale considerazione, tanto per dare maggior nitidezza al mirabile quadro d’insieme e per soddisfare la pruriginosa curiosità di molti di noi. Sarebbe bello sapere l’entità delle prebende che intascheranno gli appena menzionati signori. Rispetto alle questioni testé citate conveniamo che ciò sia un semplice pettegolezzo, nulla di più. Però ci farebbe capire l’intensità del grande amore che essi signori hanno per questa nostra gente e per questa nostra valle. Il dis-interesse profondo che da oltre vent’anni li spinge all’abnegazione. E, oltretutto, sarebbe anche un atto di onestà intellettuale nei confronti delle migliaia di volontari che si metteranno a disposizione per una semplice giaccavento gialla. Queste cose sulla gazzetta colorata, per lo meno sul numero appena ricevuto, non ci sono. Si sentono in giro tante imprecisioni, cifre assurde… Ecco, sul prossimo numero della Pravda locale gradiremmo fossero ben messi in rilievo gli appannaggi mondiali riservati ai passeggeri di questo variopinto carrozzone: dei testimonial, dei direttori di questo, dei direttori di quello, dei promoter, dei responsabili tecnici, dei sindaci a fine carriera pronti al ricollocamento, degli assessori provinciali in missione speciale… e in particolare, una volta per tutte, e ben messo in grassetto, quello della Persona che di questa oliata macchina “chègadinari” è il pilota numero uno.

L’Orco

04/01/10

LETTERE & INTERVENTI



Pubblichiamo il presente intervento pervenutoci alcuni giorni fa. È un approfondimento in risposta a un precedente commento inserito in calce al post “ AL NUOVO SINDACO ” a sua volta pubblicato sul blog in data 01/12/2009



Caro Evgeny,

Ti chiamo così perché questo nome l'ho letto in calce ad alcune risposte sul blog dell'Orco. Non so se sia il tuo vero nome oppure uno pseudonimo o altro. Poco importa, la puntualità e premura organizzativa dell'Orco farà sì che questa mia ti arrivi comunque. O almeno lo spero.
Sono un lettore occasionale del blog e quando mi prendo il tempo e mi lascio permeare dalla curiosità, vado e spulciare a ritroso nel datario della homepage alla ricerca di suggerimenti alla riflessione che la sensibilità dell'Orco e dei suoi lettori mi mette a disposizione. Un po' di tempo addietro rileggendo quelle famose dieci domande negate al nostro Sindaco mi sono imbattuto in un tuo commento relativo a una di quelle.
Vado a memoria perché è passato un po' di tempo e non mi voglio perdere in ricerche. Era un commento su una domanda che riguardava la recente ristrutturazione dell'ex Hotel Alma. Un'istituzione nel campo ricettivo e di ospitalità, apprezzata a Tesero di sicuro, ma penso anche in tutta la valle di Fiemme. Menzionavi a un rapporto di parentela: lo zio, il bisnonno, forse altri del periodo intermedio. In sostanza, con parole di lode, sostenevi favorevolmente l'intervento di ristrutturazione, ammodernamento, ampliamento e riconversione della vecchia (ormai fuori mercato) struttura Hotel Alma.
Ora, tutto bene e forse tutto vero quello che hai sostenuto. Forse anche scontato visto che a tutta la vicenda sei legato da un filo di consanguineità e in definitiva di interesse diretto. Ma forse la tua risposta è incompleta. Se dovesse essere, sicuramente sarà in buona fede. Quella, almeno a parole, non la si nega a nessuno.
Siccome alla stesura di alcune delle dieci domande e in particolare a questa, ho contribuito anch'io, mi sarebbe piaciuto che ai lettori venisse fornita una spiegazione un po' più completa di quanto non abbia fatto tu con quel commento.
In particolare, visto che tutta la questione l'hai sicuramente vissuta dall'interno, poteva essere interessante conoscere il tipo di contrattazione (se c'è stata) che è intercorsa tra i titolari della concessione e il Comune. E' impossibile che un intervento di quella natura, di quella entità, e per giunta in quel posto che definire delicato è riduttivo, non abbia richiesto compromessi e mediazioni che potremmo dire eufemisticamente inconfessabili.
Per citarne alcuni.
La scelta degli studi di progettazione, quello architettonico e quello statico, vicini rispettivamente al Sindaco e al Responsabile tecnico della Commissione Edilizia Comunale, ha sicuramente facilitato la comunicazione delle necessità e delle contropartite tra le parti in campo: Comune e Proprietà Hotel Alma.
L'avvicinamento verso la statale col corpo giroscala (immagino) che è stato innalzato sull'ingombro planimetrico di una bussola di protezione per le intemperie, senza significato e valore urbanistico (non fa volume), anche se bonariamente concessa qualche decennio addietro per compassione verso clienti e avventori di quel frequentato bar, ancorché coi fianchi in muratura, avrebbe avuto bisogno, da parte tua, di qualche delucidazione in merito. La gente comune che suo malgrado è stata spettatrice e testimone per due anni della lentezza di quei lavori, della precarietà delle protezioni al transito e dell'andirivieni di mezzi-operai e pensionati affettuosamente accorsi in sostegno della proprietà, si aspetta una risposta esauriente di ciò. Anche perché se intervento doveva essere fatto tutti ci saremmo aspettati l'arretramento del nuovo fabbricato sulla linea storica di 40-50 anni fa o ancora prima, in rispetto della statale e di ciò che essa rappresenta e non un avanzamento a discapito della sicurezza al transito veicolare e pedonale di passanti e clienti stessi del Residence.
E ancora. Tu parli di un aumento volumetrico del 10 % o giù di lì. La prassi comune e anche la legislazione urbanistica in questo periodo storico ha scelto la politica dell'incremento, ritenendo ciò ovvio, sempre e comunque. In questo specifico caso tale logica appare aberrante, per il contesto viario delicato, ma si potrebbe benissimo definire pericoloso, per l'assoluta mancanza di spazi esterni di distribuzione dei clienti, a meno che non si ritengano usufruibili quelli a sud che si affacciano alle Pozze. E poi la questione posti auto, per i quali a suo tempo era già stata fatta un'ampia deroga, ora si rivela ulteriormente peggiorata in ragione dell'aumento della cubatura dell’immobile. A meno che non si sostenga che quelli, magari previsti solo sulla carta, ma ancora non esistenti, coprano di fatto quel fabbisogno. Ecco, questo sarebbe stato un punto chiave da chiarire. Per tutti!
Si può benissimo convenire che appare invece insignificante il restringimento, che pur vi è stato, della profondità della striminzita area di parcheggio sulla statale dovuta ai ridossamenti di nuovi e vecchi muri con cappotti termici e rivestimenti marmorei.
E infine che dire delle pianificate iniziative speculative, che sempre facenti capo alla stessa proprietà avrebbero dovuto interessare l'area Stadio del Fondo a Lago. Visto che dopo anni di bella esposizione del tabellone della vista prospettica di quell'intervento e che oggi è improvvisamente scomparso da quei verdi prati o candide piste, viene spontaneo chiedersi se anche quell'idea sia entrata nel calderone della contrattazione; soprattutto oggi, visto che, sembra, il nostro Sindaco andrà a occupare il posto di vertice della organizzazione dei mondiali 2013.
Si badi bene che la speculazione* mi lascia oramai indifferente, perché normale, specialmente di questi tempi. La ritengo moralmente inaccettabile se essa viene fatta ai danni della sicurezza al transito o dell'incolumità dei cittadini. Però lo ripeto, la buona fede può giustificare qualsiasi atto.
Tutte domande che possono apparire di mera curiosità cittadina ma che in realtà potrebbero avere risposte sorprendenti.
Ma forse è meglio stenderci sopra un velo pietoso. Come si dice in questi casi: ciò che è stato è stato ed è meglio non svegliare... l'orso che dorme.
Un cordiale saluto e... alla prossima.

Marzio

*attività, azione intesa a conseguire un vantaggio personale sfruttando senza scrupoli una situazione favorevole. (Dizionario Garzanti)

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

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Foto di Sabina

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