03/12/16

05/11/16

OSTERLIED

04/11/16

CODARDI FOREVER?

In paese si respira un’aria avvelenata. Non ci riferiamo soltanto a quella proveniente dalle ciminiere Misconel, che imperterrite, giorno più, giorno meno, ci solleticano amorevolmente le narici (chissà se lo stillicidio di decessi per neoplasia che in loco stiamo purtroppo registrando ne è del tutto indipendente), ma anche a quella meno fisica e più metafisica che promana e diffonde il dibattito pubblico paesano.
Non certo sui massimi sistemi, tutt’altro. D’altronde siamo caduti così in basso che pretendere generalizzate disquisizioni filosofiche sarebbe pura follia. Per lo più sono ciance, spesso urlate a sproposito, che misurano però una febbre a quaranta diffusa. Noi ne siamo diretti testimoni. Possiamo scrivere di tutto senza che alcuno verghi una sola frase a commento. Basta però pubblicare una bagatella appena appena pepata sugli intrallazzi amministrativi comunali (scala Ceschini docet) o tre foto senza didascalia di cinquecentosette bolognini abbandonati in un bosco che parte immediata la guerra a battibecco tra gli anonimi.
Domanda: è soltanto lo strascico del voto amministrativo 2015 non ancora digerito, o è piuttosto la cronicizzazione di una malattia contratta in anni lontani e giunta al parossismo? Propendiamo per la seconda. Forse Qualcuno pensava di poter continuare a vivere di rendita sulla dilagante
dabbenaggine artatamente coltivata per anni, sperando in una pace infinita senza pagare dazio. Invece, l'insofferenza c'è, anche se sotterranea e carsica. Vedremo se prima o poi riuscirà a concretizzarsi alla luce del sole e soprattutto sulle questioni che contano davvero.



Per la Storia locale, e detto a beneficio dei bamboccioni che non si capacitano delle critiche da noi più volte sollevate al proposito, tutto ebbe inizio nei primi anni Ottanta. Fu proprio allora che Qualcuno iniziò a tessere la tela. Dapprima lentamente, com’era lento qui a quel tempo il procedere delle cose e poi velocemente. Col dopo Stava tutto accelerò e la comunità paesana si ammalò di una rara forma di schizofrenia. Il tormentone “per non dimenticare” riecheggiava in ogni dove e dunque gioco forza non era possibile dimenticare, ma contemporaneamente si faceva di tutto per trasgredire quel precetto e togliersi il peso opprimente di quel pensiero perché “bisognava pur vivere!”. Un terribile, insanabile cortocircuito che esitò in un paradosso: ciò che per divertimento, per diletto o passatempo prima si faceva una tantum e senza secondi fini, per la legge del contrappasso divenne seriale e finalizzato.
Le Corte, per esempio e per l'appunto, erano state nient’altro che una trovata estemporanea del compianto Fabio Vinante (Féstél) (1928 – 1992) messa in scena un paio d’anni prima di quel tragico 1985. Un semplice abbellimento esterno di un antico rustico in via Perós. E invece, dopo Stava, proprio quella trovata fu l’innesco di una frenetica e assurda gara all’imitazione. La temperie era strana, pregna di una lugubre euforia. Qualcuno fiutò l’aria e capì che la mitizzazione di quell’improbabile ritorno al passato lo avrebbe portato lontano…

Costruire la rete di comando piramidale al tempo delle Corte fu per Lui un gioco da ragazzi. Il sistema ‘di tessitura’ escogitato, semplice e geniale al tempo stesso, si rivelò subito efficace. Consisteva semplicemente nell’aumentare il contingente degli Utili Idioti (U.I.), attraverso la creazione e la dispensa di cariche elettive.
Chi sono gli U.I.? Persone comuni, dalle capacità spesso mediocri, ma sopravvalutate dalla società in cui agiscono, dalla quale ricevono onori, prebende e rispetto. Sono ambiziosi, con un’ottima autostima, narcisi q.b. e vogliosi di visibilità. Nulla di più.
La carica cui aspirano, qualsiasi essa sia, soprattutto nelle piccole comunità bigotte, rappresenta il principio d’autorità (‘l lo ha dito ‘l presidente…) che garantisce loro una discreta rendita di posizione e un pizzico di prestigio sociale.
Funziona così sempre e la considerazione e la stima della comunità nei confronti degli in-caricati si consolidano man mano che il tempo passa ed essi riescono a tenere le briglie del comando rispettando (obbligatoriamente!) due semplici regole: 1) consigliare sempre, non esporsi mai. 2) stare sempre con chi vince e comunque mai contro chi vince...
Tesero, favorito dal combinato disposto di un non casuale moltiplicarsi di associazioni e di enti minori e paralleli, con il conformismo e la tipica leggerezza della base sociale paesana, è stato sin’ora senza alcun dubbio l’esempio fiemmese più caratteristico della messa in pratica di questo sistema e, di conseguenza, la fucina più prolifica di U.I.
Ma perché era (è) importante una rete diffusa di U.I.? Chi ne traeva (trae) vantaggio? E’ importante perché essa garantisce il controllo quasi capillare della base: i voti, per esempio quelli necessari per portare un abile incantatore di anime semplici agli altari della politica provinciale, possono essere contati a priori: tanti la Banda, tanti gli Alpini, tanti gli Anziani (de le Tessare), tanti il Consiglio parrocchiale, tanti il Coro, tanti il consiglio di Regola, tanti la Cornacci, eccetera. Ogni gruppo un suo vertice ed ogni vertice un suo U.I.
A trarne vantaggio è ovviamente il Principe di turno, il quale deve avere per forza di cose qualità seduttive superiori rispetto a quelle dei suoi sottoposti U.I. Egli agisce in rapporto sinergico con essi, plagiandoli e lusingandoli, promettendo loro favori e garantendogli le risorse finanziarie per il sostentamento del gruppo o dell’associazione di cui sono il vertice. Ed essi per riconoscenza ne divulgano poi acriticamente il verbo e le intenzioni, permettendo così la diffusione e il mantenimento del consenso.
In poche parole sono il tramite, la cinghia di trasmissione tra il Principe e la Plebe. E il Principe, qui a Tesero da quei tempi in poi, naturalmente, coincide proprio col Nostro.
Ora, sinistri scricchiolii annunciano che quel giochino non funziona più. Per scassinarlo definitivamente, il grimaldello giusto non è stato ancora trovato, ma è questione di tempo. Quando arriverà il momento questo meccanismo ultra consolidato salterà, e solo allora forse si riuscirà a cambiare il verso a questa comunità e a liberarla da quell’oligarchia bigotta e leggera che da decenni, plagiando ed irretendo la maggioranza dei cittadini, determina a sua immagine e somiglianza amministrazioni miopi ed asservite, buone soltanto a far da supporto organizzativo, logistico e finanziario alle infinite cazzate promozionali prodotte annualmente in questo paese.

Ario Dannati 



P.S.

Come si dice, la speranza è l'ultima a morire, ma, a proposito della possibilità di leggere un nome e un cognome in calce ad un intervento qualsiasi e far decollare quindi un dibattito costruttivo tra persone civili, a questo punto crediamo sia davvero defunta. Peccato. Prendiamo atto, sconfessando in parte quanto abbiamo appena scritto, che il paese, o per meglio dire la sua cittadinanza, è preda di un irremovibile blocco psicologico causato evidentemente da una diffusa pratica intimidatoria di stampo mafioso, esercitata da decenni e a vari livelli dal "Potere".
E che nessuno, per favore, abbia il coraggio senza firmarsi di dire il contrario!





19/10/16

WARNING

Dato il proliferare di interventi incongrui rispetto agli argomenti trattati nei post, talora calunniosi e/o diffamanti nei confronti di terzi, si comunica che con decorrenza immediata tutti i commenti anonimi non pertinenti, così come quelli anonimi contenenti espliciti riferimenti a chiunque verranno cancellati.

Sarà invece possibile citare in modo esplicito persone, purché nel rispetto dell’argomento di volta in volta trattato, soltanto firmandosi con nome e cognome, in modo che chi ne è oggetto possa eventualmente replicare, facendo valere le proprie ragioni di fronte a un interlocutore certo e casomai adire le vie legali.

L’amministratore del sito

18/10/16

LA CATENA INVERECONDA

Teoricamente, se la democrazia funzionasse, dovremmo essere in una botte di ferro. Il problema Misconel, con i suoi fumi avvelenati che anche ieri, per quasi tutta la giornata, e stamattina hanno 'asfaltato' l'aria della valle da Panchià a Masi, avrebbe dovuto risolversi in quattro e quattr'otto se la catena della rappresentanza politica, con le sue relative responsabilità, avesse un senso compiuto. Perché? Ma perché a Cavalese, terra natia dei Misconel, abita e vive l'assessore all'ambiente della Provincia di Trento (Gilmozzi), il quale - come noto - è sodale e amico del nostro campione in Provincia (Degodenz), che abita invece tra i pini e gli abeti di Propian. Il quale, a sua volta, è il mentore e il co-pilota della nostra sindaca (Ceschini) che vive nella silenziosa e tranquilla Lago e che comanda la giunta comunale di Tesero, che ha - quale vicesindaco - il presidente della Comunità di Valle (Zanon) che dimora vis-á-vis agli impianti dell'anzidetta Misconel. Poiché questi signori sono legati dal comune filo rosso del potere, de relato o direttamente, senza alcun dubbio sono a conoscenza del problema.
Dunque, come giustamente segnalava Secondo in un recente commento,

"17 ottobre un bel profumo denso si innalza dal camino Misconel innondando Tesero, i suoi locali e i polmoni di tutti i paeseni, compreso i bambini portati a spasso dalle mamme (i porton a ciapar en cin de aria bona le dis ste mame o sti noni)ma ca..... ‘n comune no i lo sentelo sto tanfo. Bastava che stamatina la nossa brava giunta la ciame i carabinieri e ‘l comandante dei vigili urbani, i li portava sul parcheggio panoramico con inalazione sopra il cimitero, la ghe faseva veder e anca snasar, dapò far na bela denuncia i ghe meteva i sigilli all'impianto sin che no l'è sta fatto tutte le indaggini, che va via segur 2 agni, dapò se vedrà. No serve a niente tirar su firme e mandarle a Trento. BASTERIA NA GIUNTA CON 2 PA..... MA GNANCA TANTO GRANE”

non occorrerebbe nessuna raccolta di firme e nessun esposto alla Procura della Repubblica per dare una scorlata a chi sta avvelenando sistematicamente l'aria di mezza valle. Con due telefonate degli anelli principali di quella catena (Gilmozzi - Degodenz), perlomeno un fermo impianto, per il tempo di un accertamento fatto come si deve, avrebbe dovuto già esserci stato.

E invece... Invece niente. Questa "catena democratica" che a noi contribuenti costa la bellezza di un settantamila euro al mese come minimo, non produce assolutamente un cazzo. I fumi continuano a uscire dalle ciminiere e noi siamo ancora ad inviare inutili mail all'APPA, che nonostante la segnalazione della sindaca Ceschini di fine settembre (effettivamente fatta, come ci ha confermato ieri un responsabile dell'Agenzia) non si è ancora mossa.

Anzi, proprio quel responsabile ci ha invitati a sollecitare ed informare nientemeno che l'assessore Gilmozzi di Cavalese. Bella questa. Siamo di fronte al più classico dei corto circuito. Perché?

Semplice. Perché per quei signori ciò che conta è il potere e il denaro che da esso deriva. E il potere per essere raggiunto e soprattutto mantenuto necessita di un ‘racconto’ ammaliante che non faccia pensare (la nota strategia provinciale dell’immagine) e di due generi di elettori: i 'grandi elettori' come Misconel, ai quali la politica fa i servigi, si inchina e con i suggerimenti dei quali definisce in sinergia le priorità dell’agenda politica del territorio; e i piccoli elettori, il popolino minchione, che serve solo a far numero: sovrano un solo giorno, quello delle elezioni, e coglione tutti gli altri. Della salute pubblica, e di tutte le altre istanze plebee, al potere e a chi lo rappresenta non importa proprio niente.



L’Orco

15/10/16

UNA PAROLA AL GIORNO




Non ci siamo mai illusi che questi giovani amministratori, per il solo fatto di avere trent’anni o giù di lì e non settanta, potessero dare qualità al governo del paese. No, non lo abbiamo mai pensato. Anzi, temevamo esattamente il contrario! Soltanto i poveri di spirito avvezzi ai luoghi comuni e al politicamente corretto potevano crederlo. Noi pensavamo che essi, proprio per il fatto di essere figli della decadenza e del disfacimento sociale, non avrebbero potuto che agire conformemente ai valori di riferimento di questa società. I fatti sinora ci danno ampiamente ragione.

La pecca più clamorosa ed evidente di questi nuovi barbari è ovviamente l'insensibilità. Non hanno la minima consapevolezza delle conseguenze di ciò che fanno o non fanno; dell’enormità di decisioni che, prese con l’ottusa leggerezza dell’insipienza o non prese per l'assoluta mancanza di autorevolezza e conoscenza, da un canto, ad esempio, annichiliscono in un niente decenni di storia e di memoria collettiva e dall'altro pregiudicano gravemente il presente e il futuro della salute pubblica e della nostra qualità della vita.

Ma fa lo stesso, nessun problema. E' il gioco del potere bellezza: "Siamo o non siamo noi gli eletti?"

Così, giratisi dall’altra parte, eccoli sedersi dietro a un tavolo, in una sala qualsiasi di uno dei tanti templi culturali di questo paese analfabeta ed acchiappare ratti, con la consueta disinvolta noncuranza, il loro strumento preferito, il microfono, per parlare a vanvera di toponimi locali, presentare libri di storia patria e disquisire di tradizioni e del tempo che fu…

Purtroppo, come diceva il buon Alex Zanotelli, sono soltanto dei "tubi digerenti", arroganti, viziati e viziosi. Nessuna qualità precipua che ne caratterizzi il legame col territorio e la cultura di provenienza li distingue e li differenzia da altri amministratori di altri luoghi, tanto che, ad esempio, potrebbero essere perfettamente interscambiabili e posti a governare - si fa per dire - una località balneare.

In verità hanno un unico credo autentico, quello del non lasciarsi scappare e del cogliere con astuzia e cinismo, pro domo loro, ogni occasione che gli si presenti.

Non è un caso se questa giunta comunale, il peggior esecutivo della storia del paese, è guidata (in tandem con uno spregiudicato co-pilota) da una trentenne carrierista che non ha esitato a buttarsi in un’avventura davvero fuori dalla sua portata. Però era un’occasione unica per garantire ad entrambi i comandanti un futuro (e un presente) all’altezza delle loro smisurate ambizioni. E, appunto, l'hanno colta. Ma a nostro danno, visto che la loro canaglieria ha trasformato Tesero in un far west in cui vige soltanto la legge dell'appartenenza e dei leccaculo.

D’altronde, la politica della sciatteria e dei circenses non da oggi in questo paese 'paga'. Perché dunque cambiarla? Il problema a questo punto è - se possibile - come uscirne. Siamo pessimisti, i presupposti mancano del tutto. Finché la cassa di risonanza del malcontento sarà relegata in un blog dove le esternazioni di chi si oppone, per fobica paura o per vigliaccheria, non vengono mai sottoscritte e rivendicate alla luce del sole, questi scellerati continueranno a fare ciò che vogliono. Non c'è alternativa: bisogna creare una massa critica di persone ben identificabili (se ce ne fossero almeno dieci, sarebbe già una gran cosa). Soltanto allora si potranno far valere, almeno in parte, anche le ragioni della contrarietà. Se la si vuol capire, bene. Altrimenti non ci resterà che aspettare lungo le rive dell'Avés il passaggio dei loro cadaveri. 

L'Orco

13/10/16

LA FESTA DEGLI ALBERI

Mercoledì, 12 ottobre 2016. Primo pomeriggio di una splendida giornata di sole. Di ritorno dalla mia solita passeggiata quotidiana, da via Restiesa, dò un'occhiata in direzione del piazzale delle scuole elementari. Per poco non mi prende un colpo! Cosa succede? Cosa stanno combinando? Apro e chiudo gli occhi un paio di volte per assicurarmi che la vista non mi inganni. Metto a fuoco. No! Non ci posso credere! Sbalordita e incredula mi tocca assistere a uno spettacolo che non avrei mai voluto vedere e che mi spezza il cuore. In diretta, davanti ai miei occhi, un maestoso abete rosso viene abbattuto al suolo senza pietà né possibilità di scampo. Poco più in là altre piante, che prima di lui hanno incontrato lo stesso destino, sono ora enormi montagne di fronde verdi. Intorno ad esse alte e corpulente figure gironzolano armeggiando con scuri, zappini e attrezzi vari accompagnate dall'inconfondibile rumore delle motoseghe. Noo! I peci de le scöle nó i gh'è pü! Allungo il passo per raggiungere il più in fretta possibile il luogo del misfatto e cercare di capire più da vicino cosa stia succedendo. Lo scenario che mi si presenta davanti è a dir poco assurdo. Un'intera fila di conifere (abeti e larici), meravigliosi e rari esemplari di bellezza, da oltre mezzo secolo fedeli compagni di gioco di generazioni e generazioni di bambini non c'è più. Le svettanti creature che io bambina ho visto crescere e diventare sempre più alte, che per anni, come soldatini sull'attenti hanno fatto bella mostra di sé, delimitando il lato sud-ovest del piazzale delle scuole, regalandoci il loro salubre profumo, la loro bellezza, l'ombra e la frescura nei giorni più afosi dell'estate, ora giaciono miseramente a terra, barbaramente e ignobilmente rase al suolo per mano dell'uomo.
Mi chiedo: "Quale mente illuminata può aver decretato una fine così indegna e immeritata di questi esemplari, tra l'altro in perfetta salute e con quale motivazione?"

Mi avvicino a uno degli operai, che mi viene incontro beffardo, con aria quasi compassionevole e mi indica un terzo uomo: "Quello è il capo operai. Chiedi a lui."

Come da copione mi viene risposto che loro non sanno niente, loro eseguono soltanto gli ordini, loro fanno quanto gli si chiede di fare. "Ma qualcuno vi avrà pur detto perché, ditemi qualcosa, inventatevi una scusa, ma parlate!" Ma... forse per motivi di sicurezza... "Ditemi allora dove sta la pericolosità." Ma... gli alberi sono troppo vicini alle case... "(Balle, non mi sembra proprio, una di queste case, tra l'altro, è anche la mia.)" In caso di forte vento potrebbero spezzarsi e fare danni...

Finalmente qualcuno si "sbottona", si fa per dire! Mi sembra di aver capito che vogliano seminare erba, piantare alberi a foglia caduca... "I soliti temeli, immagino..."

"Mi dispiace, ma non me la state raccontando giusta."

Sono delusa, triste e molto arrabbiata. Rimango di cattivo umore tutto il pomeriggio. E intanto continuo a pensare. Sarà per il tendone? Quel bel tendone bianco di plastica profumanta che da giugno a fine agosto / inizio settembre con la sua ingombrante presenza la fa da padrone nel bel mezzo del piazzale, rubando spazio e ostruendo la vista dei prati e dei boschi più lontani?

Sarà per il palco della baby-dance? Altra trovata che da anni, troppi ormai, accompagna obtorto collo le nostre serate estive, con la sua assordante ridicola musica, quando qualcuno forse si augurerebbe soltanto un po' di silenzio e di tranquillità.

O forse il brutale abbattimento arboreo è soltanto la prima mossa di un piano inconfessabile architettato nelle segrete stanze del Palazzo? Parcheggio sotterraneo? Stravolgimento stradale di via Fia?... In paese si mormora di percorsi, di stradine, di scivoli che dal piazzale, lato sud-ovest, lungo la rampa scenderebbero sulla via Fia...

Io, cittadina di Tesero, sono profondamente indignata per il gratuito scempio provocato, l'ennesimo vergognoso sfregio inferto al paese, che è anche il mio paese, oltre e prima che della sindaca e del suo staff! Mi sento privata della possibilità di dire la mia, di salvaguardare quel poco che è rimasto. Mi venga data una risposta!

Ora che il mio bel piazzale non è più e non sarà mai più quello di prima, privato della sua parte migliore, la più antica, la più importante e preziosa, la più caratterizzante, voglio che tutto lo schifo che nelle intenzioni di chi è al comando ci verrà sicuramente riproposto venga allo stesso modo eliminato, senza pietà, senza riserve. Via il tendone, via la baby dance, via l'asfalto, voglio il prato. Ho bisogno e diritto di pace, di silenzio, di aria buona.

Qualcuno dovrà rispondere della gravità di quanto accaduto e palesare le vere ragioni che hanno spinto a tanto.

Stiamo assistendo a continui interventi di questo tipo sul nostro territorio comunale e, se tanto mi dà tanto, da un momento all'altro mi aspetto di vedere la squadra dei boscaioli di nuovo all'opera, questa volta per abbattere l'ultima fila di alberi superstite: gli ippocastani sul ciglio della rampa del Fanin.

E cosa devo raccontare ai miei alunni io, che sono la loro maestra, che magari dovrei insegnare loro l'amore verso la natura e il rispetto del territorio? Cosa risponderebbe la sindaca o l'assessore alla domanda "Perché hanno abbattuto gli alberi? Erano così belli!" "Sì, è vero. Ma il tendone è più bello" oppure "Sì, ma sono più importanti le automobili. Dobbiamo costruire un parcheggio." o ancora "Vedrete, adesso faremo un bel parco nuovo, con tanti giochi, ma senza alberi."

E che nessuno mi venga a parlare di sicurezza, perché allora gli stessi amministratori sono stati degli incoscienti ad autorizzare per anni l'allestimento di tendone e baby-dance in un luogo così pericoloso.

E se poi non si dovesse trovare un'ubicazione alternativa per queste due imprescindibili attrazioni, ve la dò io la soluzione. Lago! Terra di Marcialonghe e di Mondiali, Centro del Fondo, praterie sgombre d'alberi, luogo di ritrovamento del tamburo, patria della sindaca e di altri illustri politici, sede della premiata ditta Misconel, dalle cui ciminiere, ci assicurano, esce solo vapore acqueo. Quale altro posto migliore per accogliere e ospitare alpini festosi e bambini danzanti?



Delia Delladio - Scuola Elementare Tesero

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

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Foto di Sabina

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