31/05/16

CLASSE DIRIGENTE

E bravo il consigliere. Finalmente s’è accorto che la democrazia non esiste. Alla buon’ora… Meglio tardi, che mai. Sapeva però, ah se lo sapeva, dell’esistenza dei pecorai, che (anche per sua fortuna) di solito riescono a far fare ai loro greggi ciò che serve: stare a casa o correre a votare. Dal 1990 in poi, per i referendum ci sono spesso riusciti.

Questa volta invece, forse per la prima volta, non è andata come volevano andasse. Certo, a causa della cattiva informazione dei giornali, della televisione, di facebook e di alcuni (non meglio precisati) siti.

Ad ogni modo c’è stata un’inaspettata disubbidienza. Troppa, per i palati fini di Lago. Questa volta la maggioranza ha dato un calcio in culo al Padrino, concedendosi addirittura lo sfizio di pensare e agire con la propria testa. E al signor consigliere comunale questa cosa non è proprio andata giù. Che a tradimento le pecore istruite a puntino e allettate dalla promessa di una sicura ricompensa si trasformassero in esseri pensanti, questa davvero non se l’aspettava.
Caro consigliere, che vuoi farci. Quando il trucco è marchianamente evidente e le argomentazione a sostegno della tesi insufficienti o a senso unico, anche a Tesero (ed è tutto dire), seppur molto, molto raramente, può capitare di non raccogliere quanto seminato. Dormi tranquillo, avrai altre occasioni di riscatto.
Riguardo al dietro front della minoranza, del cui cambio d'idea non ti capaciti, ti suggeriamo una spiegazione. Forse dalla primavera del 2015 a quella del 2016 i suoi componenti hanno avuto modo di ragionare, ascoltando altre campane e altri pareri (per esempio quello del sindaco di Ziano), e capire che per risparmiare e amministrare meglio questo sgangherato paese si poteva anche fare a meno della fusione.
Noi invece, caro consigliere di maggioranza, ci chiediamo perché sin’ora non ti sei mai indignato per la scarsissima partecipazione al voto dei tuoi concittadini ai tanti referendum che dal 1990 in avanti non sono passati per non aver superato la soglia minima stabilita.

Al referendum del 17 aprile scorso a Tesero votarono in 518 il 23,5% degli aventi diritto. 426 Sì (84%), 81 No(16%), 6 bianche e 5 nulle. I Sì prevalsero, ma il referendum, grazie ad altri pecorai che invitarono all’astensione, non passò. Tu hai votato, o no? E se sì, quante lettere di sdegno hai inviato ai giornali per stigmatizzare l’indolenza dei tuoi compaesani e la mancanza di democrazia, dopo il flop di quella consultazione? Successe così per molti altri e più importanti quesiti referendari: quello sull' abrogazione della caccia (92,2% Sì), sul divieto d’uso di pesticidi in agricoltura (93,5% Sì), sull'obiezione di coscienza (71,7% Sì), sull'eliminazione del rimborso spese elettorali (71,1% Sì), sull'abrogazione delle servitù di elettrodotto (85,6% Sì), eccetera. Stravinsero i Sì, ma non ne passò uno! Come mai solo ora noti l’ ‘ingiustizia’ del quorum?

E’ vero, salire in massa da Lago a Tesero per votare, in una luminosa giornata maggiolina, sicuri di farla franca ancora una volta e accorgersi poi che quello sforzo collettivo non è servito a nulla, brucia. Col senno di poi, caro consigliere di maggioranza, avreste dovuto allestire dei gazebo con fiaschi di teroldego, pane e speck… Oppure organizzare una sagra straordinaria sabato 21 maggio e a suon di grostoli, rossi e grappini ammaestrare un maggior numero di elettori, perché è così che qui, da trent’anni a questa parte, coltivate la vostra 'democrazia'. Magari vi sarebbe riuscito il bis dell’anno prima.
Purtroppo (per voi) non è andata così. Prosit!

L’Orco

P.S.

'I contributi e gli altri vantaggi' di cui parli sarebbero stati eventualmente erogati dalla Provincia, non dalla Regione.

26/05/16

NON VA


L’occupazione nazionale, checché ne dica mitraglia Renzi, langue. Il giobatt non sembra capace di riavviare l’auspicato ciclo virtuoso. Il Sole 24 ci informa stamane che però la stagione delle riforme non è ancora finita. Poi sì che l’Italia ricomincerà a correre… E’ un vecchio refrain, tanto per rassicurare, detto e ripetuto ogni giorno che passa, a cui crede ormai solo il governo. Nel 2011 si accorsero che per tranquillizzare i mercati mancava la riforma delle pensioni. Fatta. Poi l’anzidetto Mitraglia s’accorse che per liberare le aziende dal ricatto sindacale, e dunque rimettere in moto la macchina produttiva, mancava quella del lavoro. Fatta. Infine s’accorse che era necessaria ed improcrastinabile la riforma istituzionale per tranquillizzare l’Europa e garantire all'Italia stabilità politica. Fatta anch’essa (referendum di ottobre permettendo). Però dopo tutto questo insistito 'ammodernare' la nazione e riformare tutto il riformabile la situazione del ‘paese reale’ non cambia. Anzi. I dati ISTAT ballano sui toni del grigio, un giorno su di uno zero virgola, il giorno dopo giù di un altro zero virgola. La verità è impietosa. Qualcuno, sulla base di non si sa bene quali calcoli, profetizza il ritorno alla situazione ante crisi non prima del 2025! Evviva.

Intanto le aziende arrancano e anche nella nostra piccola realtà paesana l'andazzo corrisponde più o meno a quello nazionale. Dopo il taglio dei negozi di vicinato, anche molte aziende artigiane e commerciali sono in ambasce; alcune hanno chiuso i battenti, altre sono lì lì in precario equilibrio pronte a farlo… Insomma, se il quadro e fosco, e lo è, un po’ di ottimismo per fortuna ce lo dispensa la nostra amministrazione. Quella sì, solida, in salute, produttiva!
La sindaca, di tricolor vestita, dopo il referendum fallito proclama a mezzo stampa che il risultato delle urne non è stato una bocciatura e l’esecutivo non vacillerà. E se non è una bocciatura ci dica allora che cos’è, perdiana... Ma la capiamo, ora che la piramide di comando è ben organizzata, sarebbe stupido abbandonare la partita. Pur dispiaciuta per il milione e trecento andato a farsi benedire a causa della mancata fusione, con il quale avremmo potuto comprare ancora qualche tendone per le imminenti feste di piazza e qualche altra motosega per i prossimi ritocchi arborei, la prima cittadina vuole proseguire. Però, fatti alla mano, gentile sindaca, una domanda ci sia consentita: ma a cosa serve questo esecutivo? Ah saperlo… A un anno dalla rivoluzione di maggio non lo abbiamo ancora capito. O forse sì:  per ritrovarsi tra amici una volta in settimana al cospetto del dispotico segretario per verificare ed eseguire gli ordini di servizio del Nostro. Ecco, sì, probabilmente è proprio questa l’unica sua ragion d’essere.

Beh, l'unica forse no. Un'altra ce n'è di sicuro e non meno becera. L'attesa del prossimo 27. Ogni mese ne passa uno, che piova o splenda il sole, che grandini o tampesti, dal Primo a san Silvestro, per anni quattro ancor. Elisir di lunga vita, capace di lenire le quotidiane amarezze dell'ingratitudine dei sudditi. La gioia più grande per chi a Tesero come a Trento dell’occupazione immeritata di cadreghe ha fatto il suo lavoro. Pazienza, ce ne faremo una ragione. Intanto l’Avisio ormai da giorni è una cloaca a cielo aperto e la Misconel ha ricominciato a espandere nell’aria i suoi fumi avvelenati come se nulla fosse, il verde pubblico è stato diradato, per le strade ci si 'ngamberla nei bolognini, e di assessori in giro a controllare che qualcosa funzioni nemmeno l’ombra.

E’ passato appena un anno e già in paese il rimpianto per Barbolini è forte. Ci vorrebbe una spallata…

Ario

22/05/16

NON PASSA! ALÉ!

Nonostante la mobilitazione generale delle forze ceschinian-degodenziane (financo il reverendo don Daprà, in un disperato tentativo di rimonta,
si era recato al voto!) il quorum non è stato raggiunto.
Tesero non si fonde. La sindaca invece sì, e  pare abbia già rassegnato le proprie dimissioni. A Degodenz, per non aver saputo assolvere il compito impartitogli, la Provincia comminerà invece una multa salata: il suo stipendio passerà dagli attuali 190 mila a 90 mila €.
Questi i primi risparmi della mancata fusione con Panchià. 

L'Orco

19/05/16

AGLI AMICI DEL NO


Domenica si vota e le pecorelle credulone, plagiate dalle fasulle argomentazioni a sostegno della fusione concertate dalla Provincia, fatte proprie dalla Giunta comunale cònca, e divulgate urbi et orbi attraverso i suoi soliti canali telematici dal nostro campione da 190 mila €, per l’ennesima volta, convinte per un giorno di essere sovrane, staranno già lucidando corona e mantello dorati pronte a invadere i seggi e crociare un chiaro e limpido SÌ...

Siamo alle solite, spettatori desolati di una becera messinscena tra miserabili capipopolo e un elettorato disinformato e cialtrone che nei confronti di referendum ben più importanti di questo si è sempre distinto per indifferenza e bassissima partecipazione. Eccolo ora quel popolo gonzo improvvisamente virtuoso e zelante accingersi a correre trafelato a votare! Che schifo!

Ma non è un caso! Qui ci troviamo di nuovo davanti a un voto di scambio do ut des pseudo mafioso. Non si spiegherebbe altrimenti la promessa dazione, in caso di affermazione del SÌ, di un’imprecisata somma di denaro a titolo risarcitorio o di regalia, fatta dalla PAT al nostro Comune. A maggior ragione se si considera che la fusione amministrativa, a chiacchiere, intenderebbe risparmiare proprio risorse finanziarie. Speriamo vivamente non si raggiunga il quorum.

Purtroppo per noi il SÌ (questo SÌ governativo), per la nota legge delle pecore e dei pecorai, qui a Tesero sistematicamente applicata, sarà giocoforza maggioritario.


Ergo, per sperare di non far passare questa fusione intercomunale c'è un'unica (remota) possibilità: NON ANDARE A VOTARE!

Vi sembra strano? Non lo è. La spiegazione è semplicissima e matematica. Posto che gli aventi diritto al voto sono esattamente 2342 (1186 femmine e 1156 maschi) e considerato che l'asticella del quorum per l’occasione è stata truffaldinamente abbassata al 40%, il referendum sarà valido se si recheranno a votare esattamente 938 elettori (937 + 1).

Come si ricorderà furono 820 (contro gli 811 barboliniani) i votanti che il 10 maggio 2015 dopo una giornata di bagordi e ubriacature trascorsa sotto il tendone di Lago concessero con entusiasmo la loro preferenza all'attuale sindaca e alla sua corte.

Ora, ammettiamo (ottimisticamente) che i pro Sì e i pro No corrispondano più o meno alle due fazioni che si contesero palazzo Firmian l’anno scorso e cioè che i ceschiniani, stimolati dagli immancabili SMS del signor P, votino SÌ e i barboliniani, per ripicca o per convinzione, votino invece NO.

Quindi, poiché, fuori da ogni ragionevole dubbio, la stragran maggioranza dei ceschiniani lusingata via telefono del nostro campione, ubbidirà, si recherà ai seggi e voterà SÌ, i voti pro fusione dovrebbero attestarsi più o meno intorno quota 820, ma non raggiungerebbero il quorum (938). Per validare il referendum ‘ballerebbero’ ancora circa 120 voti.

A quel punto il pallino del gioco passerebbe in mano ai fautori del NO. Ma attenzione! Dato che, altrettanto sicuramente, i NO nei seggi non riuscirebbero a superare i SÌ, per non rischiare di convalidare la votazione (e far vincere il SÌ) la festa del Padrino gliela si potrà rovinare solo e se chi è contrario alla fusione tra Tesero e Panchià, NON ANDRÀ A VOTARE!

Quelli che invece pur contrari andranno al seggio per votare NO, faranno paradossalmente il gioco del SÌ alzando il numero dei partecipanti che così potrebbe raggiungere e superare quota 938 e convalidare la consultazione. A quel punto, con buona pace di WR e degli altri amici, sarà il trionfo del SÌ, della sindaca, del Signor P e dei suoi 800 farisei.

Meditate gente e passate parola.

L’Orco


DUBBI


Spettabili
Amministrazioni Comunali
Tesero e Panchià



Con richiesta di divulgazione



Tesero, 17 maggio 2016

Spettabili membri dei Consigli Comunali di Tesero e Panchià
 
Purtroppo impossibilitata a partecipare agli incontri proposti alla cittadinanza, causa motivi lavorativi e di salute, mi sento in dovere di esprimere il mio punto di vista per quanto riguarda il progetto di fusione fra i Comuni di Tesero e Panchià. innanzitutto mi spiace notare come la scarsa informazione fornita nel corso di questi mesi di preparazione al referendum abbia portato nelle teste dei cittadini l'idea errata sull'inutilità della votazione, in quanto ormai tutto sembra deciso. Il concetto passato è assolutamente dannoso e mi auguro che questo non porti ad un voto forzato (perché ritenuto inutile) oppure addirittura ad un massiccio assenteismo alle votazioni. C'è da dire inoltre che le informazioni fornite sono state purtroppo a senso unico verso la fusione, non so se per scelta politica o altro. Credo che un doppio binario avrebbe certamente aperto maggiormente la mente degli interessati verso un dibattito, nonché verso una scelta consapevole del voto, qualunque esso sia. Marcando il mio forte attaccamento al paese di Panchià per legami di sangue, e soprassedendo sul tono intimidatorio e quasi fastidioso dei flyer propagandistici, vorrei in ogni caso esprimere alcune perplessità sul progetto della fusione. Premetto che i miei sono solamente degli interrogativi e delle considerazioni da cittadino medio, che non vogliono essere ritenuti esaustivi o impeccabili.


Come già espresso da altri prima di me, condivido il dubbio sull'utilità di una fusione fra piccoli centri. Ritengo che sarebbe stato certamente di miglior funzionalità una fusione di Valle in quanto purtroppo, (anche se so che le amministrazioni non condividono questo concetto), agli occhi di tutti la Comunità di Valle in questo momento non copre quel punto di riferimento per il quale è stata formata. Non vorrei che, fra qualche anno, questo pensiero trovi una condivisione di massa e si passi ad un secondo referendum per unire la Valle in un unico centro, con un nuovo investimento di risorse.
 
Nutro forti dubbi anche su quanto riguarda il risparmio economico. È vero che ci sarà una riduzione degli amministratori, ad esempio, ma come possiamo immaginare che un assessore che già oggi a fatica riesce a condividere famiglia, lavoro e impegni amministrativi, riesca a coprire le esigenze di due paesi? Doppio lavoro a stesso prezzo e con gli stessi tempi liberi? Come possiamo parlare di "miglioramento dei servizi"? Ovviamente i paesi risentiranno di questa mancata presenza, così come ne risentiranno le aziende e le associazioni.
 
Nessuno parla inoltre di spese logistiche, quelle più semplici e comuni, quali la toponomastica, cartine, segnali stradali, indicazioni, aggiornamento software e anagrafiche, gps, google maps, siti internet, tanto per fare degli esempi. E parlando di spese mi collego a quello che è il mio lavoro. Mi piacerebbe sottolineare i costi che le aziende dovranno sobbarcarsi a seguito della fusione. Se è vero che, per quanto riguarda le ditte individuali, i dati saranno comunicati automaticamente alla Camera di Commercio la quale provvederà alle variazioni di ufficio, è altrettanto vero che la cosa non funziona per i soci. È bene ricordare alle imprese costituite in forma associata che dovranno provvedere loro stesse alle modifiche presso la Camera di Commercio ed enti equiparati, modifiche che avranno ovviamente un costo più o meno alto in base al tipo di società. La notizia è certa, e fornita direttamente dalla Camera di Commercio meno di un mese fa. Inoltre si fa cenno al mancato obbligo di modificare la carta intestata a seguito della fusione. Parliamoci chiaro: non esiste nemmeno l'obbligo di AVERLA una carta intestata, a dire il vero! Ma io mi chiedo, tralasciando i piccoli artigiani, quale azienda di un certo spessore non procederà alla variazione dei propri documenti fiscali? E non solo carta intestata, ma anche registri, timbri, sito web, merchandising? Fa sempre parte del proprio biglietto da visita, della propria immagine. E nessuno di questi servizi sarà a titolo gratuito.
 
Poca chiarezza è stata data anche in merito ai contributi forniti quale "premio" alle fusioni. Se è vero
che per dieci anni la Provincia fornirà un incentivo, è anche vero che la stessa Provincia non naviga nell'oro. Mi chiedo, dove saranno tolti questi contributi? A quali progetti? A quali soggetti? Quali capitoli di bilancio saranno intaccati? Per quale motivo la Provincia spinge così tanto al progetto di fusione se lo scopo finale è il risparmio? Inoltre, valutando la situazione di Valle, e non escludendo la possibilità che Tesero e Panchià possa essere l'unica fusione che andrà a realizzarsi, vado ancora a chiedermi: siamo proprio certi di essere gli unici due paesi così intelligenti da sfruttare questa grande opportunità offerta ci, oppure siamo davanti ad un misterioso Vaso di Pandora? E siamo proprio certi che tutti gli altri paesi della Valle ne risentiranno economicamente?

Non voglio entrare nel merito di concetti che non mi convengono e dei quali conosco poco, ma, vista così, questa fusione sembra un progetto fatto a metà. Fusione sì, ma modifica dei diritti d'uso civico no. Fusione sì, ma unificazione dei diritti zone di caccia no. Fusione sì, ma modifiche sui permessi di transito no. E non dimentichiamo: Tesero e Panchià sì, Predazzo e Ziano no! Non riesco a non vedere il progetto come una cosa incompleta. Non dimentichiamoci che i paesi da Tesero a Predazzo hanno iniziato un ambizioso progetto di gestione associata dell'ufficio tributi già qualche anno fa. Progetto che ha faticato a partire, questo è vero, ma che ha investito denaro e forza lavoro non indifferente. Che fine farà questo sforzo organizzativo? Rimarrà in atto (e qui torno a chiedermi che senso abbia se poi Tesero e Panchià scelgono la fusione, e Predazzo e Ziano no) oppure sarà smantellato buttando all'aria un sacco di risorse? Da quello che si sente in giro sembra che le gestioni associate continuino per la loro strada e quindi torno a chiedermi: allora, perché fare la fusione?

Tutto ciò premesso domenica 22 il mio voto sarà NO. Un NO che non è un'opposizione al progetto di per sé, ma che è il risultato dei troppi interrogativi e dubbi scaturiti da una informazione purtroppo scarsa e unilaterale. La mia posizione non voglia essere considerata come una presa di posizione contro le amministrazioni, che ammiro e ringrazio per il lavoro svolto, ma come frutto di una approfondita meditazione personale sulla splendida realtà in cui abbiamo la fortuna di vivere.

Concludo augurando a tutti voi amministratori un buon lavoro e auspicando un buon futuro per la nostra bella Valle, qualunque sia il risultato del referendum.


Cordiali saluti

 
                                     Flavia Vinante

10/05/16

VOTA SÌ, VOTA SÌ, VOTA SÌ


In occasione del prossimo referendum sulle fusioni di alcune municipalità della provincia invitiamo i lettori a ripescare dall’archivio del blog il postPecore e Pecorai’ dell'ormai lontano 2007. Mutatis mutandis, la storia pressappoco si ripete.

Diversamente dal solito però, per centrare l’obiettivo e far vedere a Roma quanto sono davvero intenzionati a diminuire la spesa corrente della 'macchina' burocratico-amministrativa trentina in questo caso i nostri uomini d'oro da 190 mila euro non inviteranno gli elettori a disertare le urne referendarie. Anzi, tutt'altro! Ne andrebbe, manco a dirlo, dell'immagine del nostro ricco Trentino. Dunque tutti al voto, appassionatamente. Venghino, venghino ai seggi signori, venghino pure senza timore e votino, votino bene!

Tutto è stato predisposto con cura e i municipi trentini, popolo o non popolo, entro qualche anno saranno drasticamente ridotti di numero. Comunque, per non sbagliarsi e limitare al massimo il rischio di inaspettate quanto improbabili brutte figure, i pecorai incravattati di Trento, in modo furbesco ed arbitrario, hanno deciso addirittura di abbassare la soglia del quorum portandola dal 50% al 40% (più uno).

E il popolino (il nostro di sicuro), diligente e somaro come sempre, correrà a votare (e a larghissima maggioranza voterà SÌ), come auspicato e richiesto dai pastori in grisaglie. D’altronde il dibattito nel merito che si è acceso in paese lo conferma ampiamente.

‘…Ma èlo pó vera che dapò la nòssa banda la deventa an dei Panciai? Ma che dis sü che, no t’as capì. La sindaca ‘l lo ha dito ciar ta la Bavarese: la banda la resta de Tieser e basta. I cambia bèle ‘l maéstro: ‘n ann ün da Tieser e l’ann drio ün da Pancià. A cossì? Sì, sì… E po’ l’ha an dito che le Corte no cognon miga farle an té via Ancona, o té via Violina, o te via Gamba… No, no, següterón a farle té Begnesin, via la Genoefa e ŝo dai Baisteli… Ah, voleva ben dir che še cognisse nar sin a Pancià a ghe le far. Ma, dai! Che pensaves che? Va ben trarse ‘nšema, va ben esser Cònchi, ma proprio farghe i züfe ai Garneloni…

Eee, che dir, ‘l Bandin, cogneràlo nar sul campanil de Pancià da San Valantin? Ma še ša bèn! Ghé volerìa an quela. No, no. I šé range i Panciai con la šò sagra giaciada… Ma dime Carlo, ae sentü che ogni tanto cognerón ‘mprestarghe ‘l camion dei nossi pompieri a quei de Pancià? Saral po’ vera? Ma no, no! L’ camion ‘l resta a Tieser, sempre! A che vöss che i lo dore i Panciai, ‘l camion? E i presepi? Cognerone manar via l’ünimog con la mésa e doi omeni a fargheli šü? Ma no, ostia. Che vegnelo föra! E po’ i Panciai – šé no me sbaglio – no i ne fa nean presepi… Ah, cossì? Ö madona! Questa pó…

Alora, šé no cambia niente l’è ben polito trarše ‘nšema! Sì, sì. Ne trasón con i Panciai! Ne trasón con i Panciai! Ŝon a votar SÌ, ŝon a votar SÌ, che šé la deventa quei da Trento i ha ‘mprometü che dapò i ne mana šü an soldi… Adiritüra! Dal bòn? Sì, sì. Cossì almanco i ha dito. I ne mana šü soldi. E tropi an…’

Dunque, se tutto – come probabile - filerà liscio e le fusioni, democraticamente e senza brogli saranno confermate nelle urne dal Popolo sovrano, il compitino preteso da Roma (un esercizio facile facile di spending review a scadenza ritardata) potrà dirsi svolto e l'immagine virtuosa di questa nostra provincia nuovamente confermata.

Nel frattempo, sino all’entrata a regime della nuova municipalità di Tesero-Panchià, l’ancora autonoma amministrazione cònca, come sempre sovrintesa e suggerita dalla premiata ditta P & Co., potrà tranquillamente continuare a buttare nel cesso copiose quantità di danaro pubblico, per tamponare le falle dei vecchi e dei prossimi ‘investimenti’ laghèri.

Dopodiché, alla buon’ora, dal 2020, accorpati di fatto ai Panciai sotto un unico vessillo, gli obbedienti creduloni del nuovo comune medio-avisiano riceveranno ogni primo sabato del mese una grande busta verde contenente pro quota i risparmi del mese precedente dell'unificata amministrazione comunale finalmente virtuosa, riformata e risparmiosa. Così, dal primo de l’ann a san Silvestro. In saecula saeculorum. Amen.

E' la democrazia bellezza. Democra... che? Democrazia! Ah sì, democrazia. Che parola ridicola!


L’Orco




09/05/16

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

MINU
Foto di Sabina

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