14/12/20

12/12/20

DIFFICILE, PROBABILMENTE IMPOSSIBILE

Dopo aver lottato contro la Polonia che difendeva il suo inquinante carbone, alla fine si sono messi d’accordo: i leader europei hanno deciso di tagliare entro il 2030 le emissioni di gas serra di almeno il 55% rispetto a quelle del 1990. Lo ha annunciato con soddisfazione il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel: “L’Europa è la leader nella lotta contro i cambiamenti climatici”. Su questo ha ragione, nel senso che tra tanti asini al mondo che nulla fanno per ambiente e clima, il mulo europeo che porta il Green Deal è il re. Una strada che “ci pone su un percorso chiaro verso la neutralità climatica nel 2050” ha detto Ursula von der Leyen. La sfida è però enorme e per ora solo sulla carta, e dovrà essere trasformata in realtà fisica (tonnellate di CO2 in meno e chilowattora di energia rinnovabile in più) con un enorme e pressante sforzo comunicativo, normativo e tecnologico.
 
I conti della serva sono questi: nel 1990 l’Europa emetteva 4,9 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente (cioè comprensiva anche degli altri gas serra come il metano), nel 2019 grazie agli sforzi di decarbonizzazione effettuati con il Protocollo di Kyoto si era arrivati a 3,7 miliardi di tonnellate, quindi con una riduzione di circa il 24 per cento. Per arrivare a meno 55 per cento al 2030 l’obiettivo emissioni totali è di 2,2 miliardi di tonnellate con una riduzione di 1,5 miliardi di tonnellate in dieci anni. Siccome la parte più facile del lavoro è già stata fatta nei trent’anni precedenti, chiudendo molte centrali a carbone e spostando in Cina e altri Paesi meno verdi le lavorazioni industriali più energivore e inquinanti come la siderurgia, ora resta da fare la parte più difficile, cioè un efficientamento spinto degli edifici, una straordinaria diffusione delle fonti di elettricità solare ed eolica, un massiccio passaggio alla mobilità elettrica, un taglio drastico ai sussidi all’energia fossile (in Italia nel 2018 sono stati di quasi 20 miliardi di euro), e un’economia circolare che senza ipocrisie dovrebbe tradursi in una riduzione dei consumi. 



È un’impresa da far tremare i polsi che va perseguita da tutti, subito, senza tentennamenti e ambiguità. “Dieci anni è domani”, ha detto il presidente francese Macron, “allora applichiamoci per riuscire, subito, tutti insieme. Perché non c’è un piano B”. E l’Europa non è che un tassello che conta per circa il 10% sulle emissioni globali, quindi lo stesso dovrebbero fare anche gli altri Paesi, come ha sottolineato in un’intervista a Le Monde il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres: “Dobbiamo costituire una vera e propria coalizione mondiale per raggiungere la neutralità carbonica da adesso al 2050, visto che gli indicatori climatici sono in peggioramento: livelli record di CO2 nell’atmosfera da milioni di anni; il decennio che termina è stato il più caldo mai registrato; formazione del ghiaccio artico mai così lenta in ottobre; alluvioni, incendi, uragani apocalittici che diventano la norma”. Ovviamente la riduzione forzata delle emissioni 2020 a causa della crisi Covid, stimata in meno del 7% a livello mondiale, non fa testo, perché tutti non vedono l’ora di recuperare la crescita perduta; forse rimarrà un’eredità positiva solo sul telelavoro che sostituirà una parte dei trasporti automobilistici e aerei. Eppure la diminuzione che dovremmo ottenere ogni anno in Europa è proprio dello stesso ordine di grandezza di quella che tutti abbiamo vissuto con sofferenza per via della pandemia: muoverci di meno e consumare di meno, sempre. 

Le promesse dell’Unione suonano come l’obeso che dichiara solennemente “da domani faccio dieta”, chiedendola soprattutto ai suoi cittadini, c’è dunque da domandarsi se almeno la dieta viene applicata subito e con più efficacia nei processi interni, ovvero garantendo una coerenza di tutte le scelte dell’Unione verso questo traguardo ambizioso. Non sembrerebbe, a giudicare dall’enorme contraddizione nel finanziamento delle grandi opere cementizie. 

In questi giorni sono ripresi gli scontri al cantiere Tav Torino-Lione in Val di Susa: la gente giustamente protesta contro la violenza sul territorio motivata da dati di trasporto futuri che la stessa Corte dei Conti europea ha riconosciuto irreali, mentre sarebbero reali le emissioni di CO2 in fase di costruzione. Un’opera che viene spacciata come verde dalla stessa Commissione trasporti della Ue, ma che non lo è affatto, portando all’emissione certa di almeno 10 milioni di tonnellate di CO2 nei prossimi 10 anni, proprio quelli nei quali dovremmo drasticamente diminuirle. Si tratta dello 0,7% del taglio richiesto dalla strategia climatica al 2030, una percentuale non trascurabile se si pensa che è concentrata in un solo progetto, e dunque sarebbe facilmente cancellabile dal finanziamento Ue, giudicandola in aperto contrasto con le nuove esigenze climatiche. 

Che la ripartenza dopo la pandemia sia il più possibile “verde” lo auspica anche l’Emissions Gap Report appena diramato dall’Unep, il programma ambientale delle Nazioni Unite. Invece no, cocciutamente si va avanti, ricorrendo pure alle forze dell’ordine per difendere un cantiere nocivo al clima, in area definita “di interesse strategico nazionale” e per “preminente interesse pubblico”. È proprio vero che con le parole si può ribaltare qualsiasi realtà fattuale. Interesse di chi? Dei costruttori? Data l’urgenza e la dimensione del problema, che ancora Guterres ha definito “un suicidio” per la specie umana, vorremmo vedere carabinieri e polizia che sanzionano i crimini ambientali, che obbligano la gente a risparmiare energia, a installare pannelli solari e a fare la raccolta differenziata. Non a sparare lacrimogeni per difendere ruspe, perforatrici e betoniere per realizzare a ogni costo – ambientale, economico e sociale – un tunnel di 57 km giudicato superfluo e dannoso. 

Caro ministro dell’ambiente Sergio Costa, per favore batta un colpo su queste contraddizioni, chieda in sede europea se i soldi per il Tav Torino-Lione non sia meglio spenderli per regalare pannelli solari alla gente e sanare il nostro dissesto idrogeologico. E chieda al nostro premier di depennare progetti che non hanno nulla di ambientalmente sostenibile. Vedrà che anche Macron farà lo stesso. 

Non sono tempi nei quali ci si può permettere sprechi ed errori irreversibili, bisogna farlo notare proprio a chi con una mano vuole eliminarli e con l’altra li finanzia con il denaro dei cittadini europei. 

Luca Mercalli F.Q. 12/12/2020 

04/12/20

LA FURBETTA DI PALAZZO FIRMIAN (CHE CONOSCE BENE I SUOI POLLI)

Ci manca solo la letterina a Babbo Natale! La Sindaca Ceschini non perde occasione per cercare consenso a basso prezzo. Con una mielosa letterina ringrazia gli eroi della casa di riposo Giovanelli. Diceva Bertold Brecht "Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi". Mi trovo in perfetta sintonia con il suo pensiero. Non abbiamo bisogno di eroi ma, semplicemente, di persone che, quotidianamente, fanno il loro lavoro. Sarebbe quindi più opportuno chiedersi casomai se il personale sanitario è stato ed è messo nelle condizioni di sicurezza per fare il proprio lavoro. In questo delicato periodo sono molte le persone che rischiano sul posto di lavoro e che comunque, con dedizione e volontà, fanno ciò che c'è da fare. Se vogliamo fare un'eccezione la farei per la Sindaca che, come un'ombra misteriosa, si aggira per i social senza nulla di concludente realizzare. Se ciascuno di noi deve fare il proprio dovere, inizi lei: essendo presente in Comune, facendo il lavoro (perché non si tratta di un hobby) che è stata chiamata a fare. Altro che letterine!



E se vogliamo continuare...

Ammirevoli le dichiarazioni di disponibilità al Confronto della Ceschini nell'illustrare il suo programma di governo. Peccato che, poco più di mezz'ora prima di esternarle, le abbia clamorosamente smentite, negando un dibattito su un tema importantissimo per la comunità teserana, come quello di malga Lagorai. Erano più di 80 le persone collegate, tutte normodotate. Chiedo loro: non trovate una leggerissima contraddizione tra ciò che la Ceschini ha detto e quello che ha praticato nei fatti? Un antico adagio dice di chi "predica bene e razzola male". Beh, in questo caso si deve correggere in "chi predica bene e razzola malissimno". Ah, dimenticavo, siamo nel paese delle favole... Babbo Natale esiste e la Ceschini pure!

Maurizio Zeni


30/11/20

VIA LA MASCHERA!

È un timore che ho visto più volte espresso da utenti che hanno dato il loro contributo a questo blog: la necessità di mantenere l'anonimato per tutelare la propria persona. Da ritorsioni? Rappresaglie?

Pur per metà soltanto teserana, e se frammento questa metà in base all'origine dei miei antenati di teserano rimane ben poco, sono cresciuta anch'io in questo paese e sì, non è estraneo alle tipiche bassezze di ogni comunità umana.

Che sia peggio di altri comuni, Tesero, non saprei dire, dal momento che non ho mai vissuto tempi sufficientemente lunghi altrove per poter fare un razionale confronto.

Molte volte mi è stato detto da amici, conoscenti, parenti: "parli troppo, non è prudente a Tesero, in qualche modo te la faranno pagare", ma finora nessuno mi ha gambizzata, né sciolta nell'acido, né mi è stato inviato un pezzo d'orecchio in una busta con richiesta di riscatto.



Insomma, voglio dire, non posso pretendere che le mie idee siano digerite ed apprezzate da tutti; sarebbe irrealistico aspettarmi d'essere simpatica a chiunque ed a prescindere.

Qualcuno in paese mi ha tolto d'improvviso il saluto senza che io ne capissi il perché in passato, qualcun altro si è inventato qualche diceria, ho subìto ingiustizie di cui non comprendo il motivo.

Come tutti, credo. Nessuno escluso.

Forse, se aprissi una mia attività di massaggi - come tanto spero, finalmente - di fare a pandemia conclusa - tante persone deciderebbero di non diventare mia/mio cliente per antipatia personale indiretta, senza nemmeno mai aver avuto a che fare con me, ma solo per la mia faccia, o per qualcos'altro di irrilevante. Può essere.

Ma davvero tutto ciò è cosi grave da dovermi indurre, in una comunità striminzita come la nostra, a ricorrere all'anonimato nell'esporre le mie opinioni?

E se anche lo fosse, così grave, non è allora giunto il momento di dare una svolta al sistema, non facendosene più vittime?

Non ho avuto un solo tentennamento nell'apporre la mia firma ai commenti che ho lasciato in questo blog. Metterci la faccia mi sembra non solo una regola di buona educazione e rispetto verso gli altri, ma una necessità irrinunciabile se desidero contribuire al miglioramento di qualcosa che rilevo come sbagliato.

Le lamentele anonime sono purtroppo controproducenti, perché non fanno che aumentare il sospetto e la diffidenza reciproci ed a diffondere una percezione esagerata di squilibrio.

Tatiana Deflorian

29/11/20

DABBENAGGINE O MALAFEDE? ENTRAMBE!

Scrive bene - come sempre - Ruggero, che da matematico sopraffino qual è ha il dono dell'astrazione, necessaria per ante-vedere, ma anche della sintesi. E il suo intervento è una sintesi perfetta ed esaustiva della 'questione Malga Lagorai'.

Ci chiediamo perché una maggioranza consiliare che include - oltre, certo, a qualche utile idiota che ha già avuto modo di mettersi in bella mostra - dottori della legge, sociologi, architetti e altri stüdiai di alto livello, nonostante gli appelli lanciati da più parti, fuori e dentro il Palazzo, possa tirare dritta senza la minima incertezza, il minimo dubbio di avere quantomeno sottovalutato le conseguenze, ancorché forse non immediate, della deroga urbanistica che si accinge a concedere.

Che quell'autorizzazione, in un domani più o meno vicino, possa diventare il cavallo di Troia per l'innesco di una progressiva, irreversibile, degradante trasformazione di quei luoghi magnifici e incontaminati ad uso e consumo soprattutto della società Funivie del Cermis.

Ergo, siccome il Comune avrebbe potuto (potrebbe ancora) ribattere alle pressioni della Comunità dicendo semplicemente che per ripristinare le sue tipiche funzioni originarie già ora Malga Lagorai può essere rimessa a nuovo senza doverne cambiare la destinazione d'uso, asseriamo, noi sì senza dubbio alcuno, che la pervicace chiusura all'ascolto da parte di Ceschini & C. nasconde malafede da un canto e dabbenaggine dall'altro.





Ci piacerebbe naturalmente essere smentiti, qui su questo blog, da uno dei nuovi assessori comunali. Da Lidia Canal, da Massimo Cristel o da Fabio Cristel, che nel merito l'altra sera sono stati silenti. Vorremmo controbattessero a quanto scritto da Ruggero, e confutassero le sue argomentazioni, punto su punto. Questo è (sarebbe) confronto democratico! 

Perché, lo ricordiamo, questa maggioranza non è stata plebiscitata, ma governa e decide, purtroppo anche per chi non l'ha votata, in virtù di una legge elettorale discutibile che assegna alla lista vincente (anche per un solo voto!) i 2/3 dei seggi consiliari. Quindi, calma quando si parla di investitura democratica: i 928 voti che avete ricevuto, sono minoranza già rispetto al totale degli aventi diritto e corrispondono addirittura a meno di un terzo della popolazione! 

Temiamo però che questo nostro auspicio non verrà soddisfatto. Conosciamo troppo bene i modi, lo stile (sopire e troncare, troncare e sopire!), gli uomini.

Non c'è un cazzo da fare! La storia lo insegna: le porcate amministrative sono la specialità della casa e tutto lascia intendere che se ne stia confezionando un'altra. Ci toccherà dunque, ahinoi, aggiornare il libro de Le Tieserade, includendovi anche quest'ultima.

Purtroppo, lo abbiamo scritto infinite volte, questo è un paese senza dignità, inverecondamente tafazziano, dove il vassallaggio amministrativo è la regola, sempre pronto a genuflettersi di fronte ai potentati economici.

L'Orco


27/11/20

DA UN GRILLO PARLANTE FORESTO AI COMANDANTI NOSTRANI

Ho assistito, grazie alle moderne tecnologie, alla seduta del Consiglio comunale di Tesero di ieri 26 novembre. Ero interessato al dibattito sulle due petizioni contro la deroga per il cambio d'uso della Malga di Lagorai. Dibattito? Non c'è stato un vero dibattito. C'è stata un'arrogante maggioranza che ha respinto le mozioni e il civile tentativo della minoranza di inserire qualche punto di merito nella discussione. Gli argomenti della maggioranza, quelli che si possono dire, sono pochi e fragilissimi.




Argomento 1. Bisogna che la malga sia ristrutturata, ora è in stato derelitto.
Questo è il già noto "motivo Degodenz": c'è da vergognarsi, la malga fa schifo, bisogna metterla subito a posto! 
È però fuori bersaglio, perché nessuno - tantomeno le petizioni - ha mai obiettato sulla necessità di una ristrutturazione degli edifici. Piuttosto, questa scusa illustra come l'amministrazione (Comunità e Comune) abbia finora trascurato il suo bene, lasciando andare la malga in rovina.

Argomento 2. Stiamo facendo il bene della cittadinanza, in fin dei conti i teserani avranno vantaggio a potersi mangiare la polenta nel ristorante-rifugio Lagorai.
Bene, per far ricavare un po' di reddito al gestore, i teserani sono disposti ad impegnarsi per andare in Lagorai almeno 4 volte all'anno ciascuno? "L'integrazione del reddito del pastore" è una puttanata che un umano normale si vergognerebbe di sostenere come motivo sufficiente per fabbricargli un ristorante-rifugio.

Argomento 3. Il Progetto Translagorai viene da lontano, è stato partecipato da molti soggetti, e della Magnifica Comunità, custode dei nostri valori e della nostra storia, ci dobbiamo fidare. 
Però, se è stato tanto partecipato, perché migliaia di cittadini l'hanno visto fin dalla sua nascita come uno scempio? E sia chiaro, sono i cittadini che il Lagorai lo frequentano, lo conoscono, lo amano. E la Magnifica? Il suo passato garantisce che essa non subisca le pressioni di interessi privati? Mah. Le vergognose, ancora oscure, vicende del "nuovo ospedale", per cui si è perfino dimesso da Scario il più strenuo promotore del ristorante-bivacco-custodito, gettano una luce sinistra anche sulla Comunità. 

Argomento 4. Il progetto è proprio bello, il cambio d'uso a ristorante-rifugio non avrà impatto, perché strade e sentieri resteranno immutati, la frequentazione sarà comunque ridotta. 
Qui casca l'asino, anzi, gli asini! Ma come? Si lascia costruire una struttura turistica ricettiva. Poi da una parte si garantisce che sarà redditizia, potrà "integrare il reddito del pastore", si parla addirittura di un "gestore". E dall'altra si dice che tanto sarà il solito deserto (e quindi gestore/pastore guadagnerà ben poco). 

Il fatto evidente è che da parte di Provincia, Comunità, Comune, c'è una fermissima volontà di fare il rifugio-ristorante. A tutti i costi. Anche di sputtanarsi sciorinando motivazioni spudoratamente contraddittorie e superficiali.

Dei ragionamenti che sono stati ripetuti in interventi, lettere, petizioni, pare che i consiglieri teserani di maggioranza se ne freghino, ripetono come un disco rotto le quattro litanie, votano contro le petizioni senza nemmeno considerare almeno i punti più tecnici: come si fa a dare la deroga se non si sa nemmeno come saranno trattati e smaltiti i liquami biologici? Se non c'è un piano economico che possa giustificare una struttura turistica, che ha bisogno di clientela? Non si teme di venir giudicati? Senza voler offendere alcuno, sarei incerto se scegliere tra malafede e dabbenaggine. Oppure sbaglio, è una terza possibilità.

Delle tante parole di ieri sera, una mi ha colpito profondamente. Quella che non è mai stata pronunciata, ma era sulle labbra di tutti: "Cermìs"!

Quale pudore ha impedito di dirla? Forse perché dietro a tante illogicità, il solo pensarci rimette tutto in ordine, ogni tassello del puzzle va al suo posto, si vede finalmente una logica nello scodinzolare dei fautori del rifugio Lagorai. Il fatto che la società delle funivie se ne sia stata silente, attentissima a non farsi coinvolgere, sia pure solo per dire "a noi non interessa", è segno che il programma viene portato avanti con grande accuratezza. Nessun giornalista ha fatto domande alla società funivie, eppure l'interesse del Cermìs era stato chiamato in causa già nell'autunno 2018, immediatamente dopo la rivelazione del "Progetto Translagorai". Peccato, in Trentino i giornalisti "scomodi" (come dovrebbero essere i giornalisti) sono una rarità. 

Eppure gli indizi ci sono, espliciti. Il precedente amministratore delegato delle Funivie del Cermìs, Silvano Seber, ebbe a dire in un'intervista a L'Avisio del 13 dicembre 2017:"... noi vediamo il Cermis solo come una porta d'accesso verso la natura. La fortuna del Cermis è proprio quella di essere all'interno della catena del Lagorai che non è ancora antropizzata. Posti come la Val Moena sono veri paradisi naturali. Nei nostri intenti il Cermis e questo sentiero saranno una porta d'ingresso verso questo paradiso". 

E ora vorrei cercare di convincere qualche orgoglioso teserano che:

- all'economia della monocultura turistica i teserani hanno già dato e stanno sacrificando molto a Pampeago e dintorni: malghe-ristorante, boschi-pista, silenzio rotto dai megafoni delle "voliere"; quindi è un dovere preservare da questo destino almeno l'altro versante dei territori comunali;

- il ristorante Lagorai è a tutta evidenza un favore ai funiviari (cavalesani!), ma anche una concorrenza a Pampeago, essendo logico e naturale che la Val Lagorai verrà proposta dal Cermìs come meta per passeggiate e biciclettate (assistite);

- chi dice "siamo padroni e decidiamo noi" dovrebbe essere abbastanza intelligente da capire che è una contraddizione sostenere una proposta "che viene da fuori" e che svalorizza le proprie ricchezze naturali (comunque sempre "padroni di rinunciare ad essere padroni"). 

Ruggero Vaia socio SAT Cavalese

DISILLUSIONE

È con ancora maggiore amarezza che oggi mi ritrovo ad osservare il paese di Tesero. E mi rendo conto di essere passata da una sorta di "beata ingenuità" - che indubbiamente mi è stato possibile coltivare causa il mio stile di vita così socialmente defilato - ad una pesante consapevolezza sullo stato democratico del paese. Ho seguito in streaming ieri tutto il Consiglio Comunale, e ne sono rimasta disgustata. Uno spettacolo così misero e meschino, non me lo sarei mai aspettato. Quella squadra capeggiata da una sindaca a cui io ho deciso di dare la mia fiducia, scegliendola nella mia preferenza elettorale, non mi rappresenta in alcun modo nelle pretese che esprime e nella sua implicita incoerenza, nell'infantile atteggiamento di rimprovero, persino in un'aggressività che mi ha lasciata attonita ed offesa e che le credevo estranea. Mi rammarica prendere atto che questa amministrazione manchi evidentemente dell'umiltà che ogni carica pubblica, a mio avviso, richieda. Mettersi al servizio di una comunità comporta inevitabilmente l'esposizione a critiche, contrapposizioni, dubbi che tutti dovrebbero essere conferma di uno stato vitale, e non vegetativo, di uno spirito democratico.




Ma da ciò che ho visto ieri, dagli exploits anche scomposti e prepotenti della maggioranza, la mia impressione oggi è che questa amministrazione comunale non incarni i miei più alti ideali di rispetto, democrazia, trasparenza, maturità istituzionale e politica. La grave situazione sanitaria in cui versa Tesero ha occupato ieri l'ultima porzione del Consiglio Comunale: a mio avviso sarebbe dovuta essere prioritaria rispetto agli altri punti dell'ordine del giorno, ma mi rendo tristemente conto che, per come la sindaca e suoi consiglieri avevano intenzione di trattare l'argomento, ritenendo opportuno in quella sede dare ampio spazio a risentimenti astiosi per le DOVUTE critiche ricevute, avrebbe reso troppo tossico e velenoso il confronto successivo. La sindaca si è dilungata in un interminabile monologo che ha sì fornito informazioni necessarie per aggiungere qualche tassello in più alla conoscenza della confusa, scriteriata ed approssimativa gestione della pandemia nella nostra provincia, e per cui un'amministrazione comunale ha ben pochi strumenti per porvi rimedio, ma che è stato maggiormente incentrato sull'irritazione per essere stata oggetto di critiche. Il consigliere di minoranza Volcan ha avuto tutto il mio virtuale sostegno quando, dopo un'attesa civile e rispettosa che la sindaca finalmente giungesse a conclusione, ha cercato di intervenire per confutare le accuse che alla minoranza erano rivolte, e si è sentito redarguire con un infelice "qui basta lo dico solo io, perché io sono il sindaco!". Dopo questo monologo la minoranza è stata zittita, insultata, messa in un angolo da un fronte compatto di maggioranza evidentemente non aperta al dialogo quando si tratta d'essere contrapposta. In passato ho più volte dissentito sui modi irruenti, ai miei occhi fuori luogo ed eccessivi, anche speculativi, del capo di minoranza di criticare l'operato della maggioranza. Ma nel caso specifico della crisi sanitaria che stiamo attraversando, quanto espresso e richiesto dalla minoranza ha raccolto la mia condivisione e il mio sostegno. E quanto palesato ieri dai Consiglieri di minoranza Volcan e Deflorian, mi ha ulteriormente convinta che qui a Tesero l'amministrazione comunale si sia mossa male in questa seconda ondata.

Concludendo: ciò che ho visto ieri non mi è piaciuto per niente e non mi ha riappacificata con i dubbi che ho dovuto fronteggiare con me stessa in queste ultime settimane per la mia scelta elettorale. Da parte mia un apprezzamento indubbiamente dovuto per ciò che la maggioranza ha fatto, ma ancora viva la critica per tutto ciò che non ha fatto e la delusione per ciò che ho dovuto comprendere ieri. Mi auguro davvero che il clima che si è instaurato ieri tra le due parti opposte non sarà il leit motiv di questa legislatura.

Oltre ad essere controproducente per tutti, sarebbe oltremodo squallido.

Tatiana Deflorian

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

MINU
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