23/10/11

STEVE JOBS E SAN FRANCESCO



Mentre tutto il mondo piange lacrime, virtuali, per Steve Jobs, morto di cancro a 56 anni (sic transit gloria mundi), io preferisco ricordare San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia, di cui qualche giorno fa, il 4 ottobre, ricorreva l'onomastico, snobbato da quasi tutti i media italiani. Quei pochi che ne hanno parlato lo hanno legato all'Unità d'Italia, con cui il fraticello di Assisi non ha nulla a che fare perchè nato prima che questa sciagura si compisse, o ne hanno sottolineato la vocazione alla tolleranza e alla pace. Che ci sono sicuramente in Francesco. Ma nella sua predicazione ci sono cose molto più attuali e non a caso sottaciute. L'amore per la natura (frate Sole, sora Aqua). Era un ambientalista con qualche secolo d'anticipo non potendo conoscere gli scempi dell'industrializzazione a cui nemmeno i suoi santi occhi avrebbero potuto reggere. La predicazione della povertà. Qui Francesco è veramente scandaloso. Scandaloso e attualissimo. Figlio di un mercante aveva capito o intuito, poichè era un genio oltre che un santo, dove ci avrebbe portato la logica del mercato. Modernamente, poichè noi non siamo santi, il termine povertà può essere tradotto con sobrietà che è meno radicale. Noi non abbiamo bisogno di ingurgitare, come cavie all'ingrasso, degradati da uomini a consumatori, ancora nuovi prodotti, nuove tecno, i-phone, i-phad già arrivato, nel giro di un paio d'anni, alla quinta generazione, affascinanti quanto devastanti, o sciocchezze come le 'linee di beauty per cani' (che vanno trattati da cani), gadgets demenziali e insomma tutte le infinite inutilità da cui siamo circondati e soffocati. Abbiamo bisogno, al contrario, di smagrire e di molto. Abbiamo bisogno di una vita più semplice, più umana, senza essere ossessionati ogni giorno dai Ftse Mib, dall'indice Dax, dagli spread, dai downgrading. C'è una possibilità realistica di arrivarci? Sì, volendolo e con alcune necessarie mediazioni. La parola chiave è autarchia, squalificata anche perché di mussoliniana memoria. Ovviamente oggi nessun Paese, da solo, potrebbe essere autarchico. Retrocederebbe a condizioni di sottosviluppo che non siamo più in grado di sopportare. Ma l'Europa potrebbe essere autarchica. Ha popolazione, e quindi mercato, risorse, know how sufficienti per fare da sé. Naturalmente l'autarchia ridurrebbe la ricchezza complessiva delle nazioni europee ma 'La Ricchezza delle Nazioni' non corrisponde affatto alla qualità della vita e nemmeno alla ricchezza dei singoli (negli Stati Uniti, il Paese più ricco e potente del mondo ci sono 46 milioni di poveri, o per essere più precisi di miserabili, che è un concetto diverso, quasi un quarto della popolazione). Si tratterebbe semmai, in questa ipotesi, di distribuire in modo più equo la ricchezza che rimarrebbe. Ma un'autarchia europea ci porterebbe perlomeno al riparo dagli effetti più devastanti di quella globalizzazione che secondo le leadership politiche, gli economisti, gli intellettuali avrebbe fornito straordinarie chance e che invece si sta rivelando un massacro per i popoli del Terzo e ora anche del Primo Mondo, sacrificati sull'altare di uno dei tanti 'idola' moderni: il lavoro. E se continueremo a inseguire il mito della crescita, un giorno questo sistema, fattosi planetario, imploderà su se stesso, di colpo, e ci troveremo a vagare come fantasmi fra le rovine fumanti e i materiali accartocciati di un mondo che fu.

Massimo Fini

18/09/11

29/08/11

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Odio il turismo di massa, le cavallette che arrivano con i voli charter in luoghi mai visti prima e che non vedranno mai più. Odio il turismo di massa che trasforma gli agricoltori in camerieri, i pastori in uomini delle pulizie e il territorio in un campo giochi per bambini e per adulti. Odio il turismo di massa che ruba l'acqua dai campi di grano per le piscine e per i cessi dei grandi alberghi e che, però, lascia in ogni camera le istruzioni per non distruggere il pianeta. Odio il turismo di massa inconsapevole delle culture, dell'alimentazione, della storia dei posti in cui si muove frenetico e cieco con in mano una improbabile guida. Odio il turismo di massa che trasforma posti antichi e meravigliosi in una fotocopia delle periferie urbane in cui trascorre la sua miserabile vita. Odio gli ecomostri, le villette sul mare, i porticcioli trasformati in una sequenza interminabile di ristoranti, pizzerie e bar. Odio i mozziconi delle sigarette che hanno sostituito le conchiglie nelle spiagge. Odio le bottiglie di plastica e le cannucce per le bibite che spuntano dalla sabbia, al posto delle chele dei granchi e degli ossi di seppia. Odio questo turismo grasso, sudato, ignorante con gli spettacolini la sera e il buffet sempre aperto con cibi importati da chissà dove. Odio il turismo di massa, il supermercato dell'estate con il carrello pieno di cose inutili da mettere in vista al rientro nel salotto di casa. Odio il turismo di massa che cancella i paesi, i linguaggi, i visi antichi dei popoli, la gentilezza di chi non ha ancora subito la globalizzazione. Odio il turismo di massa che omologa ogni cosa


Beppe Grillo


INCANTO NOTTURNO

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LE OCHE E I CHIERICHETTI

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