18/06/08

BERLUSCONI E L'IMMUNITA': MA NEGLI ALTRI PAESI NON C'E'


“Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale. Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica. Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale”.
Così il premier Silvio Berlusconi in una lettera al Presidente del Senato, Renato Schifani, in cui annunciava che avrebbe proposto al Consiglio dei Ministri esprimere parere favorevole sull’emendamento Vizzini-Berselli sulla sospensione dei processi (fra cui quello Berlusconi-Mills) e avrebbe presentato un disegno di legge “per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato”. Ma non è vero che la situazione non ha uguali nel mondo occidentale: i capi del governo e i ministri nei Paesi europei e negli Stati Uniti possono legalmente essere chiamati a rispondere delle loro azioni penalmente e civilmente ed in diversi casi lo sono effettivamente stati. In Olanda il primo ministro e i ministri sono responsabili civilmente e penalmente per gli atti commessi fuori della loro funzione, mentre in Spagna ministri e capo del governo rispondono penalmente davanti ad un apposito tribunale. In Gran Bretagna i membri del governo possono essere chiamati a rispondere civilmente e penalmente anche degli atti compiuti nell'esercizio delle loro funzioni. Diverse sono state le inchieste attivate nei confronti di Blair e di membri del suo governo anche per questioni di tangenti. In Germania il Cancelliere e i suoi ministri non godono di immunità per gli atti di governo, ma sono sottoposti al diritto comune specifico per i funzionari dello Stato, mentre per gli atti estranei all'attività di governo non godono di alcuna forma di immunità. In Francia i ministri possono essere indagati in qualsiasi momento. Il primo ministro Alain Juppé fu indagato penalmente durante il suo mandato per un appartamento di proprietà del Comune di Parigi occupato a canone di favore e dovette traslocare per ottenere l'archiviazione. Fra l'altro in Francia esiste la condanna all'ineleggibilità (ad es. a Juppé - alcuni anni dopo la prima inchiesta - furono comminati dalla Corte di prima istanza 10 anni di ineleggibilità, poi ridotti ad uno) e ciò permette quindi ad un Tribunale di intervenire sulla carriera di un politico se questi e' trovato colpevole di un reato. Negli USA il presidente (che è anche capo dell'esecutivo) e gli altri membri del governo non godono di una immunità sancita dalla Costituzione. La Corte suprema ha stabilito - è vero - che il presidente gode di un'ampia immunità funzionale legata alla sua doppia carica di capo dello Stato e di capo dell'esecutivo, ma negli ultimi trent'anni magistrati e autorità indipendenti hanno aperto inchieste contro i presidenti Nixon, Reagan e Clinton. In particolare negli USA esiste la procedura di impeachment, che viene adottata fra l'altro per un presidente che menta al Paese e che porta alle sue dimissioni forzate. Infine rileviamo che la Corte Costituzionale si e' pronunciata CONTRO e non a favore della legge ideata dall'attuale presidente del Senato durante il precedente governo Berlusconi (lodo Schifani) che garantiva l'immunità e sospendeva i processi in corso per le cinque più alte cariche dello Stato: presidente della Repubblica, premier, presidenti di Camera e Senato e presidente della Consulta. La Corte aveva infatti dichiarato l'illegittimità dell'art. 1 della legge, “perché viola gli articoli 3 (principio di uguaglianza) e 24 (diritto di difesa) della Costituzione”. Quindi non vi è stata condivisione in termini di principio da parte della Consulta. In ogni caso l'idea di Berlusconi è evitare i processi per reati che nulla hanno a che fare con le funzioni di governo. Ma non è pensabile, come abbiamo detto in passato, che un primo ministro possa commettere un qualsiasi reato impunemente, quindi eventualmente l'immunità potrebbe solo riguardare gli atti di governo (eccetto quelli contro lo Stato). Altrimenti ci si potrebbe trovare fra le più alte cariche dello Stato anche un assassino.

Rita Guma - Presidente Osservatorio sulla legalità e sui diritti onlus

16/06/08

OCTOBER SURPRISE


«Catturate bin Laden prima che io lasci la carica, ordina George Bush». E’ il titolo del Times di Londra (1). Appena arrivato in Inghilterra, ancor prima di prendere il tè con la regina, il presidente americano ha impegnato forze speciali inglesi ad una caccia intensificata al mega-terrorista, ancora uccel di bosco dopo 7 anni. E dire che il 13 settembre 2006, Bush aveva detto che prendere Osama non era «la priorità assoluta in cui impiegare le risorse belliche americane», e che lui, personalmente, «non si preoccupava più di tanto di lui», che era davvero «non molto importante». Questo due anni fa. Ora che si avvicinano le elezioni di novembre in USA, è necessario mostrare un «successo» dell’amministrazione, onde favorire il candidato repubblicano McCain. Si chiama «october surprise», sorpresa d’ottobre, una tradizione nella manipolazione dell’opinione pubblica in USA. Avverrà in ottobre, non un mese di più o di meno: poco prima delle urne di novembre. Sicché possiamo farvi con sicurezza una profezia: finalmente bin Laden sarà preso. Vivo o morto. Più probabilmente morto. Così ce lo mostreranno, come ci mostrarono Al Zarkawi. Ve lo ricordate? Era il «capo di Al Qaeda in Iraq», impegnatissimo a far esplodere moschee sciite (mai un graffio contro un americano), benché dato per morto già nel 2005 da Le Monde. Forse ve lo siete dimenticato. E’ su questo che fanno conto i manovratori della grande fiction, la vostra memoria evanescente. E’ la loro miglior alleata. Dunque ricordiamo. Durante tutte le sanguinose imprese che attribuivano ad Al Zarkawi, i TG ci mostravano di lui una foto, sempre la stessa, sgranata, presa decenni prima. Poi, il 10 aprile 2006, accade qualcosa. Il Washington Post quel giorno pubblica documenti interni del Pentagono, fatti giungere al giornale da una «manina» anonima, dove si ammette che Al Zarkawi è un programma di propaganda del Pentagono medesimo, autore anche dei proclami del terrorista. Passano due settimane, e tutti i telegiornali riprendono a parlare di Al Zarkawi, in voce e in immagini. Ma non si tratta più della solita vecchia foto sgranata. Stavolta è un videoclip di qualità professionale, che mostra Al Zarkawi vivo e vegeto, mentre maneggia un grosso mitragliatore nel tentativo (solo goffamente riuscito) di sparare una raffica. Dunque esiste, ecco la prova. Solo i complottisti possono dubitare di un autentico videoclip: Al Zarkawi è in TV, ed è così palesemente arabo-semita, malvagio e armato... esiste, esiste. Il Washington Post è smentito dalla realtà in video. Ancora qualche settimana - 7 giugno 2006 - e il Pentagono può finalmente annunciare un grande successo: hanno ammazzato Al Zarkawi. I superiori mezzi spionistici USA l’hanno localizzato, spiegano i TG, e hanno fatto decollare un F-16 che gli ha lanciato addosso due bombe da 250 chili. Bombe intelligenti. Intelligentissime. Perchè il cadavere di Al Zarkawi che ci mostrano non è un ammasso sanguinolento e irriconoscibile come l’avrebbero reso 500 chili di tritolo senza cervello, bensì un cadavere ben composto, che pare dormire, con la faccia intatta e pulita: ed è proprio lui, quello del videoclip. Tutti abbiamo potuto vedere la verità. L’uomo che le indiscrezioni del Washington Post avevano «bruciato», ha reso un ultimo servizio alla Guerra psicologica. Come del maiale, di Al Zarkawi non si butta via niente. Così rinfrescata la memoria (quella con la «m» minuscola), qualcuno potrà forse ricordare che anche Osama bin Laden è stato dato per morto molte volte. L’ultima da Benazir Bhutto: nell’ottobre 2007, poche settimane prima di cadere sotto un altro attentato terrorista islamico, la signora aveva accennato, quasi incidentalmente, a «l’uomo che ha ucciso Osama bin Laden», facendone anche il nome: Omar Sheikh. Uno che il Times di Londra aveva definito nel 2002 «non un terrorista qualunque, ma un individuo collegato coi più alti circoli dell’intelligence militare pakistana (ISI) e allo stesso tempo nella cerchia interna» di Al Qaeda. Questo video della Bhutto circola dovunque su internet. Ma a quello non dovete credere. C’è video e video, e quello non era autorizzato. Bisogna credere solo agli audio di cui bin Laden continua ad inondare il mondo, quelli che scopre infaticabilmente Rita Katz, su siti islamici che lei solo conosce. Audio senza video (al massimo con una foto immobile di Osama), che annuncia attentati che poi non avvengono, che minaccia a destra e a manca. E nessuno lo trova, tranne Katz. «Non è tanto importante», come diceva Bush. Poi, di colpo, qualcosa accade, via via che si scalda la campagna presidenziale. Diamo il susseguirsi degli strani eventi per data: 15 maggio 2008: John McCain, il candidato repubblicano, si fa intervistare dalla ABC News e profetizza: Osama bin Laden sarà catturato o ucciso, perchè la cooperazione del Pakistan alla sua caccia è più intensa e l’intelligence nella regione è migliorata. L’asserzione colpisce anche ABC News, che titola: «McCain’s crystal ball: Osama caught». Insomma, il candidato favorito ha la sfera di cristallo (2). 16 maggio: bin Laden in persona si rifà vivo, e dice che d’ora in poi Al Qaeda si dedicherà a battere Israele. Dice anche che lui ha provocato l’11 settembre per mostrare che ha a cuore la causa dei palestinesi - una causa a cui era sembrato del tutto indifferente nei messaggi trasmessi nei sette anni precedenti. Ma è il sessagenario di Israele, e bin Laden - anche lui - ha recuperato la memoria: ora si ricorda chi è il nemico principale: non gli sciiti iracheni, ma i sionisti. Anche quest’audio è stato trovato da Katz. Quindi è vero, Osama è vivo, la Bhutto è smentita. 27 maggio: la CIA si domanda pubblicamente «chi prenderà il posto di bin Laden se viene catturato o ucciso»? E prevede che in Al Qaeda si aprirà una «crisi di successione». 29 maggio: l’intelligence USA fa sapere: ha finalmente «localizzato Osama bin Laden» (3). Si trova sul Karakorum. Qualche giornalista consulta una carta e titola: Osama bin Laden è sotto il K2, che infatti è una delle vette del Karakorum. Diciamo che abita in una caverna a 3-4 mila metri di quota. Non male per un terrorista in dialisi renale. Solo che questa celebre catena montuosa, come si può appurare, si stende per quasi 500 chilometri dal Pakistan alla Cina, passando per il Kashmir. Non pare una «localizzazione» precisissima. Allora arriva la precisazione: Osama è stato localizzato nell’area tribale del Bajaur, nel Pakistan del nord-ovest. A dare la notizia è Al-Arabiya, la TV satellitare del Dubai. Proprio in quei giorni a Doha c’è stata una riunione presieduta dal nuovo comandante in capo delle forze in Iraq, il generale ebreo David Petraeus, ed è ragionevole supporre che la preziosa informazione sia filtrata da lì. 30 maggio: la ABC rende noto: «Le voci sulla morte di Osama bin Laden sono seppellite». Stavolta sono addirittura «capi talebani in Pakistan e Afghanistan» a sostenere che Osama è vivo. Un’altra smentita alla Bhutto. Che è morta e non può replicare. Chi sono quei capi talebani? La ABC non lo dice (4). 11 giugno 2008: aerei americani ammazzano 11 soldati pakistani (fra cui un maggiore) al confine con l’Afghanistan. Per colpirli hanno levato due F-16 e un bombardiere B-1, che li hanno seppelliti di bombe intelligenti da 250 chili. Il Pakistan protesta. «L’attacco, spiega l’Herald Tribune (5), viene in un momento di tensione crescente fra gli USA e il nuovo governo pakistano, che ha dato mano libera ai militanti islamici nelle sue aree di confine con una serie di armistizi separati, che hanno suscitato critiche degli Stati Uniti. La NATO e i comandi americani dicono che da allora gli attacchi dai santuari oltreconfine in Afghanistan sono cresciuti moltissimo». Un errore? Il nuovo governo, che di fatto ha esautorato Musharraf, non è più tanto collaborativo nella guerra mondiale al terrorismo. «Le bombe sono cadute dove dovevano cadere», dice un anonimo ufficale USA sul terreno. 15 giugno: «Catturate bin Laden prima che io lasci la poltrona», ordina Bush. E stavolta la caccia al terrorista «è completamente sottoscritta dal governo pakistano», spiega il Times. L’adesione alla caccia potrebbe consentire libero accesso sul territorio pakistano di «aerei senza pilota Predator», che cercano ostinatamente Osama con le loro telecamere e che per di più sono armati di «missili Hellfire destinati a colpire specifici bersagli terroristici». Il Pakistan ha capito che deve darsi una mossa; il cerchio si stringe attorno al terrorista, come dimostra l’intensificarsi delle notizie sulla «caccia». Almeno sui media, egli è braccato, disperato lassù sul Karakorum, col fiato delle forze speciali sul collo. Osama deve essere preso prima delle elezioni americane, vivo o morto. Più probabilmente morto, ma perfettamente riconoscibile nel video che ci verrà offerto. Sarà un gran giorno per Emilio Fede. E anche per Magdi Allam, che finalmente riuscirà a piazzare un articolo sul Corriere, dopo i tanti che Mieli gli ha bocciato. Ma sarà l’ultimo, probabilmente. Contrariamente ad Al Zarkawi, Magdi non è riciclabile, ora che è diventato cattolico. Sarà un brutto giorno anche per Rita Katz, che resterà disoccupata? Vedremo, magari ha già trovato un altro lavoro. O un sostituto: la CIA non ha detto che qualcuno dovrà pur succedere ad Osama alla testa di Al Qaeda? Sedetevi comodi davanti alla TV, con i salatini e la Coke. Va in scena «October surprise».


Maurizio Blondet

1) Sarah Baxter, «Get Osama bin Laden before I leave office, orders George W. Bush», Times, 15 giugno 2008.2) «The Iraq War has been won» McCain will say, according to excerpts of the remarks released Wednesday night by his campaign. «Iraq is a functioning democracy, although still suffering from the lingering effects of decades of tyranny and centuries of sectarian tension (…). Osama bin Laden will have been captured or killed, McCain will say, because of closer cooperation with the government of Pakistan and better intelligence gathering in the region».3) «Report: Osama ‘located’ », Spectator, 27 maggio 2008.4) Rahimullah Yusufzai, «Rumors of OBL death put to rest», ABC News, 29 maggio 2008.5) Carlotta Gall, «Pakistan says US airstrike killed 11 of its soldiers», Herald Tribune, 11 giugno 2008.

15/06/08

TEOLOGIA UNIVERSALE


La vita eterna è il tema principale della teologia. Questo la teologia deve fare: educare gli uomini a entrare nella dimensione dell’eterno già qui e ora, perché l’eternità non è dopo, alla fine, di là: è ora ed è qui. Se non fosse ora e qui, l’eternità non sarebbe tale, sarebbe solo tempo prolungato. L’escatologia non riguarda il tempo esteriore, l’attesa di un improbabile ritorno del Cristo glorioso tra le nuvole del cielo. Essa concerne il nostro tempo interiore, l’intima dimensione dell’anima. Parlare dell’escatologia in modo speculativamente maturo equivale a parlare dell’anima. Per questo l’ignoranza sull’anima conduce necessariamente all’ignoranza sull’escatologia. Quando parliamo dell’escatologia non tocchiamo argomenti che accadranno in un futuro remoto, ma nominiamo regioni dell’essere che abitano dentro di noi.
La vita eterna è l’argomento più decisivo tra quelli che portano gli uomini a credere in Dio. Ne viene che l’impossibilità per la coscienza contemporanea di pensare fondatamente la vita eterna annunciata dal Cristianesimo procura alla credibilità della fede cristiana danni notevoli. È per questo che avverto l’esigenza di un’impostazione nuova della teologia, che chiamo teologia universale. Con teologia universale intendo un discorso su Dio e la nostra reale relazione con lui, quindi vera e propria teologia, ma tale da essere condotta a partire dai dati della ragione. La ragione, ovviamente, non è da intendersi nel senso ristretto del razionalismo positivista secondo cui è vero solo ciò che si può materialmente verificare, col risultato che appare vero solo ciò che afferma la scienza e la conseguente riduzione del concetto di verità a quello, indispensabile ma più ristretto, di esattezza. Ragione è da intendersi nel più ampio senso speculativo di intelletto + coscienza morale, ciò che Kant definiva “ragione pratica”, secondo cui è vero anche ciò che non si può direttamente verificare ma che per la sua intrinseca nobiltà, per la sua intrinseca bellezza morale, per la sua intrinseca capacità di produrre il bene, muove e riempie le nostre vite, e di cui Hegel parlava col nome di “spirito”. Verità come esattezza + sapienza, come dimensione globale della mente che non solo conosce e vuole conoscere sempre più i dati esatti della scienza, ma sa anche come utilizzarli. Verità alla quale si giunge con un lavoro non solo intellettuale, ma ance morale. Verità che per essere abbracciata richiede una dedizione totale, dell’intelligenza e della volontà della mente e del cuore, di tutta la vita. Io individuo in tale accezione ampia di ragione l’organo privilegiato dell’autentica dimensione spirituale e conseguentemente della riflessione teologica. I dati sull’esperienza del divino rinvenuti mediante tale accezione di ragione risultano validi per ognuno, sono universali. È come saggio di teologia universale che intendo costruire il mio discorso sull’anima e il suo destino.

Vito Mancuso

14/06/08

14 GIUGNO - SAN LISEO: SAGRA DE TIESER


Ancö l’è sagra. Te strada se sènte ’l profümo de i gróstoli e de i cròfeni appena sfredai. Into te casa ’nvesse gh’è odor de ojo brüsà: ghé volerà ’n pöchi de dì parché ’l sé n’ vaghe…e ’ntanto sül campanil ’l Pierpaolo ’l sé la gode.
Gli alpini faranno polenta con musica di sottofondo tirolese. Finita la marena, tesi de polenta e de lüganeghe, il vino defluito copioso dalle bocche agli stomaci comincerà a stornare le teste. Lentamente il vociare apparirà più lontano e una soave tranquillità farà dimenticare per un po’ gli assilli. Poi, per quelli più astemi, impazzerà la gara di Batten. Si farà tibüsco de giane o de föe, de cöri o de baloni. Si ammazzerà de dreto o de bonissimo... Sarà a quel punto che Ciccio-one-man-band darà fuoco alle polveri. Le musiche tirolesi si zittiranno e partirà la frenesia delle danze. Chi ne avrà, ne avrà. Gli altri guarderanno. In qualche punto più defilato della festa, di nascosto, ma non troppo, si udiranno gli schiamazzanti morristi: növe! treeeemendo! caaaterina!… E al calar della sera, la Banda.
Ma quanti si chiederanno il perché di tutto questo? Quanti ringrazieranno il nostro celeste Protettore per codesta mirabile allegrezza? E quanti si chiederanno se mai Tesero avrebbe potuto darsi un Patrono meno importante di Eliseo? Mah? Forse non tutti i miei cari compaesani lo sanno, ma noi teserani, abitatori di uno dei più esclusivi siti del pianeta, abbiamo il privilegio di aver dedicato (chissà poi quanto consapevolmente) la nostra amata Parrocchiale a un Santo al quale quasi nessun’altra chiesa (o forse addirittura nessun’altra!) è stata dedicata. Soltanto col senno di poi si riesce a capirne il perché. Un Supersanto prodigo di miracoli che sono molti di più dei soliti tre che si racconteranno oggi durante la predica. Sì, soltanto San Liseo poteva patrocinare questo paese e questa comunità.

Vissuto in Israele nel secolo IX a. C., Eliseo, il cui nome significa "Dio salva", per scelta divina fece parte del seguito di Elia che lo consacrò suo successore prima di scomparire misteriosamente. Era un ricco possidente, originario di Abelmeula. Eliseo era un uomo deciso e lo dimostra la prontezza con cui rispose al gesto simbolico di Elia che, per ordine di Jahvè, lo consacrava profeta e suo successore. "Elia andò in cerca di Eliseo e lo trovò che stava arando: aveva davanti a sè dodici paia di buoi; egli arava col dodicesimo paio. Giunto a lui, Elia gli gettò addosso il proprio mantello. Allora Eliseo, abbandonati i buoi, corse dietro a Elia e gli disse: Permettimi di passare a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò. Elia gli disse: Va' e torna presto, poiché tu sai ciò che ti ho comunicato. Eliseo, allontanatosi, prese un paio di buoi e li immolò, quindi col legno dell'aratro e degli strumenti da tiro dei buoi ne fece cuocere le carni e le dette a mangiare ai suoi compagni di lavoro. Poi partì e seguì Elia, mettendosi al suo servizio". Il ricco agricoltore, con quel gesto significativo, voleva dire al suo maestro che ormai era disposto a rinunciare a tutto per rispondere in pieno alla vocazione profetica. E con altrettanta prontezza eseguì gli ordini del maestro fino al momento del misterioso commiato, oltre il Giordano, quando Elia scomparve dentro un turbine di fuoco. Elia gli aveva chiesto: "Che cosa vuoi, prima che io parta dalla terra?". La richiesta di Eliseo non fu di poco conto: "io chiedo che abiti in me uno spirito doppio del tuo". Gli era stato fedele discepolo per sei anni, ora gli avanzava la sua richiesta di eredità, non in beni materiali, ma in virtù carismatica. La domanda di Eliseo venne esaudita. Egli è, infatti, il più taumaturgico dei profeti. L'elenco completo dei suoi miracoli non è disponibile, eccone alcuni: 1 - con una manciata di sale rese potabile l'acqua di Gerico; rese inesauribile l'olio d'oliva di una vedova; 2 - risuscitò il figlio della sunamita che lo ospitava; 3 - moltiplicò i pani sfamando un centinaio di persone; 4 - guarì dalla lebbra Naaman, generale del re di Damasco. Operò miracoli anche dopo la morte: un morto, gettato frettolosamente sulla tomba del profeta da un becchino impaurito dall'arrivo di alcuni predoni "risuscitò, si alzò in piedi e se ne andò". Il profeta Eliseo morì verso il 790 a.C., e venne sepolto nei pressi di Samaria, dove ai tempi di S. Girolamo esisteva ancora il suo sepolcro.

Un devoto

13/06/08

LA SUPERFICIE DELLE COSE


Le notizie ci invadono, ci sporcano tutti i giorni. E’ solo superficie. I nomi dei santi presi a prestito dal calendario. San Raffaele, Santa Rita. Per rubare i contributi alla Regione Lombardia. Polmoni asportati, cardiopatici operati di tumori inesistenti. Hanno superato Dario Argento e Sthephen King. Una sceneggiatura degna del dottor Mengele. Ma è solo superficie. La magistratura imbavagliata, la conclusione del Piano di Rinascita Nazionale di Licio Gelli. Le intercettazioni della magistratura proibite in nome della privacy di Anna Falchi e degli interessi dell’intera classe politica, con l’unica eccezione di Kriptonite Di Pietro. Tutti i delinquenti fuori per salvarne uno solo. Morfeo Napolitano benedice le larghe intese per mettere il bavaglio alla Giustizia. Un presidente di garanzia dei partiti, non dei cittadini. Ma anche lui, come Alfano, Violante e Mancino è solo superficie. Il flusso dei fondi europei. Miliardi di euro provenienti dalle tasse degli italiani destinati, con una firma, senza controlli, da funzionari ammaestrati di Bruxelles a Campania, Calabria, Sicilia. Alla criminalità organizzata e a amministrazioni pubbliche corrotte. Finanziate attraverso un giro conto Roma/Bruxelles/Mezzogiorno. L’origine del voto di scambio. Luigi De Magistris, che indaga, è prima esautorato e poi riabilitato, ma senza più inchieste, nel silenzio dei media. E’ sempre e solo superficie. Sotto la superficie c’è l’italiano. Che tira a campare. Che non legge, non si informa, ed è, per dirlo con una bella parola, un ignorante. Sotto la superficie c’è sempre un veneto, un siciliano, un valdostano, non un cittadino italiano. La solidarietà si ferma alla porta della regione, del comune, del condominio. Sotto il fallimento dell’Italia, il suo fallimento economico, ma soprattutto morale ed etico c’è l’italiano. Una volta era solo l’italiano medio, ora è anche il medio alto e il medio basso, il medio sinistro e il medio destro. Ogni giorno ci sono nuovi sintomi, nuovi delinquenti, nuove leggi vergogna. Non siete stanchi di rincorrerli? Fermatevi, guardatevi allo specchio e dichiaratevi colpevoli.

12/06/08

LA LEGGE ARSENIO LUPIN


Pierpaolo Brega Massone, nomen omen, capo della chirurgia toracica nella clinica Santa Rita convenzionata con la Regione Lombardia, l’uomo che in un sms si definiva “l’Arsenio Lupin della chirurgia”, è decisamente sfortunato. Se avesse atteso la legge Berlusconi sulle intercettazioni prima di architettare le truffe e gli scambi di fegati, polmoni, milze e cistifellee contestati dagl’inquirenti, sarebbe libero di proseguire i suoi maneggi con rimborso a pie’ di lista con i colleghi e/o complici. Invece è stato precipitoso. Uomo di poca fede, ha sottovalutato le potenzialità impunitarie del premier. Ora qualcuno parlerà di “arresti a orologeria” (nella solita Milano) per bloccare la mirabile riforma del Cainano: per non disturbare, gli inquirenti milanesi avrebbero dovuto aspettare qualche altra settimana e lasciar squartare qualche altra decina di pazienti. Perché quel che emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta sulla clinica Santa Rita fa piazza pulita di tutte le balle e i luoghi comuni che la Casta, anzi la Cosca sta ritirando fuori per cancellare anche l’ultimo strumento investigativo che consente di scoprire i suoi reati. Le intercettazioni dei simpatici dottori sono contenute nelle ordinanze di arresto, dunque non sono più segrete, ergo i giornalisti le pubblicano. Qualcuno può sostenere che così si viola la privacy degli arrestati? O che, altra panzana a effetto, si viola la privacy dei non indagati? Sappiamo tutto delle malattie dei pazienti spolpati in sala operatoria per incrementare i rimborsi regionali: più violazione della privacy di questa, non si può. Eppure nemmeno la privacy dei pazienti innocenti, anzi vittime, può prevalere sul diritto dei cittadini (comprese le altre vittime reali o potenziali della truffa) di sapere tutto e subito. Sì, subito, con buona pace dei vari Uòlter, che ancora la menano sul divieto di pubblicare intercettazioni pubbliche fino al processo (che si celebrerà, se va bene, fra 3-4 anni). Restano da esaminare le altre superballe di marca berlusconiana (ma non solo). 1) Le intercettazioni in Italia sarebbero “troppe”. Il Guardasigilli ad personam Alfano dice addirittura che “gran parte del Paese è sotto controllo”. Figuriamoci: 45 mila decreti di ascolto all’anno, su 3 milioni di processi, sono un’inezia. Le intercettazioni non sono né poche né troppe: sono quelle che i giudici autorizzano in base alle leggi vigenti, in rapporto all’unico parametro possibile: le notizie di reato. In Italia ci sono troppi reati e delinquenti, non troppe indagini e intercettazioni. L’alto numero di quelle italiane dipende dal fatto che da noi possono effettuarle solo i giudici, con tutte le garanzie dal caso, dunque la copertura statistica è del 100%. Negli altri paesi a intercettare sono soprattutto servizi segreti e polizie varie (in Inghilterra addirittura il servizio ambulanze e gli enti locali), senz’alcun controllo né statistica. 2) Le intercettazioni andrebbero limitate in nome della privacy. Altra superballa: la privacy è tutelata dalla legge sulla privacy, che però si ferma là dove iniziano le esigenze della giustizia. Ciascuno rinuncia a una porzione della sua riservatezza per consentire allo Stato, con telecamere sparse in ogni dove e controlli svariati, di reprimere i reati e proteggere le vittime. 3) Le intercettazioni “costano troppo”. Mavalà. A parte il fatto che costano molto meno di quanto fanno guadagnare allo Stato (due mesi di ascolti a Milano sulle scalate bancarie han fatto recuperare 1 miliardo di euro, quanto basta per finanziare 4 anni d’intercettazioni in tutt’Italia, che nel 2007 son costate 224 milioni), potrebbero costare zero euro se lo Stato, anziché pagare profumatamente i gestori telefonici, li obbligasse - sono pubblici concessionari - a farle gratis. Un po’ come si fa per le indagini bancarie, che gli istituti di credito - pur essendo soggetti privati - svolgono gratuitamente. 4) I giudici - si dice - devono tornare ai “metodi tradizionali” e intercettare di meno. Baggianata sesquipedale: come dire che i medici devono abbandonare la Tac e tornare allo stetoscopio. Una conversazione carpita a sorpresa è un indizio molto più sicuro e genuino di tante dichiarazioni di testimoni o pentiti. E poi di quali “metodi tradizionali” si va cianciando? Se nessuno più parla perché i collaboratori di giustizia sono stati aboliti per legge (art. 513, “giusto processo”, legge sui pentiti) e l’omertà mafiosa viene pubblicamente elogiata (“Mangano fu un eroe perché in carcere non parlò”), come diavolo si pensa di scoprirli, i reati? Travestendosi da Sherlock Holmes e cercando le impronte con la lente d’ingrandimento? Inventatevene un’altra, per favore.

Marco Travaglio

11/06/08

TORTURE GALLEGGIANTI


Se avesse riguardato la Russia o la Birmania la notizia sarebbe apparsa su tutte le prime pagine dei più importanti giornali italiani. Trattandosi ovviamente dell’amico Bush e degli alleati americani (ancora più “intimi” con il nuovo governo di centrodestra), per scoprire qualcosa bisogna addentrarsi nelle nebulose pagine interne. Lo scoop è rivelato dal quotidiano londinese Guardian, che di giornalismo serio evidentemente se ne intende. Il rapporto choc rivela che in almeno 17 navi militari americane che solcano le acque degli oceani si trovano “presunti” terroristi da torturare e umiliare, allo scopo di estorcere informazioni nell’interminabile lotta al terrorismo internazionale. Una specie di “Guantanamo galleggiante”. Questa pratica assolutamente illegale e terrorista, applicata su vasta scala dal “democratico” Bush almeno dal 2001, ha coinvolto più di 50.000 detenuti (ma c’è chi addirittura afferma 80.000). L’indiscrezione è trapelata da un rapporto di Reprieve, un organizzazione non governativa britannica che si batte per la difesa dei diritti umani. Un portavoce della marina militare Usa ha smentito seccamente: “Non ci sono prigioni sulle navi americane”. Come a dire: vi siete inventati tutto. Da parte sua l’avvocato Clive Stafford Smith, responsabile legale della Ong, ha dichiarato al Guardian: “Gli Stati Uniti detengono per loro stessa ammissione, 26 mila persone in prigioni segrete”. E conclude: “E’ ora che l’amministrazione americana riveli chi è questa gente, dov’è e che cosa è stato loro fatto”. I detenuti vittime di torture e violenze sono semplicemente “sospettati di terrorismo”, senza un giusto ed equo processo, in mancanza di qualsiasi incriminazione oggettiva. Quella portata avanti impunemente dagli Stati Uniti è una pericolosa operazione di terrorismo internazionale e di non rispetto dei diritti umani sanciti nella Convenzione di Ginevra. Ancora una volta dobbiamo constatare con amarezza che l’amico Bush e la cricca al potere alla Casa Bianca continuano a pontificare di democrazia e diritti umani, a condannare pubblicamente gli altri paesi che non si adeguano agli standard statunitensi, a minacciare di guerra chi vuole solo approvvigionarsi di energia nucleare per scopi civili (con le pericolose testate atomiche di Israele orgogliosamente rimpinzate dalle forze armate Usa) e nello stesso tempo continuano a violare essi stessi ogni minima regola morale, civile, umana e legale. “God Bless America”. Speriamo che Dio benedica anche i non americani.


Elia Banelli

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

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