08/09/07

I RAMMOLLITI


Quando Napoleone invase la Russia, le sue fanterie si fecero a piedi tutta la strada da Parigi a Mosca, con un non leggero zaino sulle spalle. Nulla di straordinario in verità: 40 km al giorno erano per un fante una distanza normale, mentre le tappe forzate potevano arrivare a 80 km. Insomma è alla portata di un qualsiasi uomo in salute il percorrere a piedi fino a 80 km in un giorno. Ma oggi le statistiche ci dicono che nel 50% dei casi l'automobile è utilizzata per percorsi inferiori ai 3 km!! E provate oggi a proporre a uno dei tanti esemplari di homo automobilisticus che abitano i nostri paesi e le nostre città di farsi un paio di km a piedi. Impallidirà come di fronte a un'impresa titanica e concluderà che siete matto da legare; dopodiché tornerà ad assidersi dentro il suo maleodorante guscio metallico del quale è di fatto prigioniero a vita. Egli ragiona esattamente come se fosse un paralitico prigioniero della sua carrozzella a rotelle: dice che non ci si può muovere se per un qualsiasi motivo non può usare la sua auto, è costantemente afflitto da problemi di traffico, parcheggi, prezzo della benzina... La parola rammollimento suona certo sgradevole e fuori moda, ma non ne trovo di più adatte per dare la misura di questa situazione; un rammollimento quello attuale che non ha precedenti nella storia del genere umano e che è al tempo stesso causa ed effetto dell'uso smodato dell'automobile. Causa perché l'uso dell'auto viene visto come un modo per risparmiare fatica, ma anche effetto perché l'uso dell'auto rammollisce appunto l'uomo disabituandolo al sia pur minimo sforzo fisico, rendendolo sempre più dipendente dai motori e spingendolo a usarli sempre di più proprio come una droga che induce una sempre maggior dipendenza in chi ne fa uso. Una simile situazione di dipendenza oggi fa sorridere, ma in un futuro più o meno prossimo potrebbe trasformarsi in catastrofe quando per un qualsiasi motivo, per esempio una nuova crisi energetica, le automobili dovessero divenire inutilizzabili. Un esempio dall'etologia: gli uccelli rapaci sono abituati a procurarsi da soli il cibo, ma se vengono addomesticati e abituati a ricevere ogni giorno, senza alcuno sforzo, la loro razione di cibo, perdono la capacità di cavarsela da soli; e se liberati finiscono per morire di fame incapaci di ritrovare la loro autonomia. C'è da chiedersi se sia sensato aver sviluppato una così forte dipendenza dai motori. E purtroppo in casi del genere ci si rende conto della follia solo dopo la catastrofe, non prima. Eppure, liberarsi da questa dipendenza e vivere senza auto usando i mezzi pubblici o la bicicletta non è affatto impossibile ...


Dal blog "Elogio della bicicletta" di Paolo Bonavoglia

06/09/07

L'ETERNO BAMBINO


Da quando Woody Allen disse che la vita non imita l’arte ma la cattiva televisione, la tv è peggiorata parecchio. Figuriamoci la vita. Chi pensa che la disgrazia peggiore degli ultimi anni sia stata la metamorfosi dei cittadini adulti in consumatori infantili troverà una conferma nella storia del tabaccaio sequestrato che in realtà si era sequestrato da solo, per muovere a compassione la mamma e indurla a ripianargli i debiti. Una trama cialtrona che Alberto Sordi avrebbe scartato perché troppo improbabile, mentre oggi Christian De Sica ne trarrebbe senza problemi un filmissimo di Natale. Ci può anche stare che un dodicenne scappi di casa con un po’ d’acqua e qualche bustina di zucchero, immaginando di ripresentarsi con il volto emaciato e di ribaltare le viscere e il portafoglio materni. Ma se a farlo è un commerciante sulla soglia dei quarant'anni che sommerso dai mutui corre a farne altri per pagarsi una vacanza esotica, confidando poi in un imbroglio che impietosisca mammà, significa che intorno a noi sta succedendo qualcosa di molto stupido e terribilmente serio. E questo qualcosa riguarda il processo di rimbambinimento propiziato da programmi televisivi e messaggi pubblicitari. Avete fatto caso a come ci trattano? Da piccoli deficienti a cui bisogna scandire le parole e piantare nel cranio concetti semplici, ripetitivi e improntati a un valore unico: godi l'attimo e consuma più che puoi, tanto il futuro non esiste e le responsabilità neppure. Che noia, dirà qualcuno, scandalizzarsi ancora per queste cose. Però forse è più noioso continuare a lasciarcele imporre. Meglio cambiare, neh?


di Massimo Gramellini (La Stampa 6 settembre 2007)

04/09/07

"I SUONI DELLE DOLOMITI": NOTE A MARGINE


Nello spazio dei commenti relativo a un nostro precedente intervento abbiamo ricevuto, da un anonimo lettore, una puntuale ed evidentemente dotta presa di posizione sulla manifestazione denominata “I suoni delle Dolomiti”. Nel merito (in separata sede) abbiamo espresso la nostra opinione. Considerato però che l’argomento trattato potrebbe interessare anche altri lettori di questo spazio di confronto virtuale abbiamo deciso di pubblicare “in chiaro” il commento anzidetto.



Caro Euro, da tempo aspetto invano una tua riflessione sull'evento che, per persone che come me lavorano nel campo della formazione e della produzione culturale, é un vero affronto. Mi riferisco a "I suoni delle Dolomiti" o meglio "I suoni ...nelle Dolomiti" in quanto il suono della montagna è, per definizione, sempre stato il silenzio. Si tratta dell'ennesima ipocrisia operata dal mercato del turismo che intende far passare come operazione culturale una mera e bieca operazione di marketing. Intendo dire che dietro al battage pubblicitario che mette in campo la Trentino S.p.A. per promuovere questi eventi, potrebbe tranquillamente starci il mio coro e richiamerebbe ugualmente lo stesso strale di persone che va a sentire Sarah Chang. Sarah Chang? Chi è? Questa è la domanda che l'anno scorso la maggior parte delle persone che salivano a Paneveggio per sentirla si ponevano e stupivano del fatto che invece che una rockstar si trovassero davanti una delle migliori violiniste che ci sono in circolazione. Questa è la realtà. Che senso ha mandare la Mullova ad eseguire "Verklärte Nacht" tra i peci davanti a persone che si annoiano anche e solamente nel sentire l'integrale dell'ouverture del "Guglielmo Tell"? Meno male che c'è il panino che occupa la bocca e nasconde gli immancabili sbadigli. Conosci "Verklärte Nacht", vero? Ecco, passa la festa estiva e tutto il trasporto verso la "cultura" si sgonfia nei soliti riti. Nella stagione fredda la "cultura" non serve poichè il mercato si alimenta da solo. E noi che ben volentieri andremmo ad ascoltare la Mullova al palacongressi, dove l'acustica impreziosisce più dei peci il suono del suo violino, restiamo a bocca asciutta e dobbiamo accontentarci del suono di qualche banda, di qualche coro, che in questo caso hanno di buono, soprattutto per l'economia dell'APT, che costano molto, ma molto meno della Mullova. Ci siamo capiti credo. Non tiro in ballo poi il discorso ambientale: concentrare mille persone sui prati di Bombasel non credo faccia la felicità delle marmotte o delle formiche che ci vivono sotto....




Linux

03/09/07

ESERCIZI SPIRITUALI DI FINE ESTATE


Miss Italia, miss sorriso, miss malandrina, miss mutanda, lady bellechiappe, reginetta di Lago, miss meladai, lady Pian de la Regola, miss tette al vento, miss Armentagiola, lady polenta, eccetera. Purtroppo per la maggioranza delle donne, e sempre più anche per certi uomini, è molto più importante essere belli che intelligenti.
Perché farsi condizionare da un giudizio solo in rapporto alla propria bellezza fisica? Perché accettare un simile dominio? In tutte queste esibizioni, queste “bellezze” non danno l’impressione di essere destinate a grandi performance intellettuali, creative o anche soltanto fisiche. Accettando di partecipare a questi mercati in cui espongono il loro corpo, queste miss scontano semplicemente la sottomissione alla propria bellezza come virtù principale, e al maschio, con tutti i suoi complessi, continuando ad accettare di essergli serenamente e pazientemente succubi.
Sembra che questa bellezza sia un utensile di cui certe donne, in cui predomina una distorta e vetusta percezione della femmina (con buona pace del femminismo storico), hanno ancora bisogno per la sicurezza della loro esistenza. E siccome anche qui la natura ha provveduto con la consueta parsimonia, si tende a premiare le più fortunate indipendentemente dalla quantità e qualità della loro intelligenza. È nella natura delle donne considerare il proprio corpo solo come mezzo per attirare l’attenzione, soprattutto dei maschi? Con questo stratagemma si riduce tutto a civetteria fisica. Molte donne sono imbarazzate nel vedere il loro sesso esibito così, purtroppo però queste manifestazioni attirano un interesse sempre crescente.
La ricerca della bellezza è un istinto connaturato all’essere umano, ma la vera bellezza non deve limitarsi all’aspetto fisico, alla bellezza appartiene anche quel pudore che manca ai concorsi-mercato. Alla fine di ogni estate c’è, ahimé, l’atteso concorso di Miss Italia; con tutte quelle povere ragazze in fila, truccatissime, sui tacchi a spillo, in bikini, tante Barbie bionde come scandinave, perché è così che piacciono a noi italici. E come al mercato delle vacche aspettano il giudizio nazionale che premia, con l’aiuto della tv, colei che è più vicina a quell’ideale di bellezza che si conforma alla volgarità del consumo televisivo; mentre quella tenutaria, quella protettrice, chiamata Madama Televisione, con questo programma batte, come sempre, tutti i record di ascolto e d’incasso pubblicitario per prodotti di bellezza e cibo per cani e gatti. Purtroppo gli spettatori non sono solamente maschi.

Tratto (liberamente) da “Non sono obiettivo” di Oliviero Toscani

23/08/07

CHE LA FESTA SIA CON VOI!


Giugno la falce in pugno, luglio l’avena e il grano, agosto…Bartolomeo ti riconosco. Finalmente ci risiamo …e la festa continua. Riecco il grande tazebao, sotto gli orti del Comune, che annuncia puntuale la festa delle feste: San Bartolomeo. Ah, quanto l’avevamo attesa! Non vedevamo l’ora. San Liseo al confronto… Ma attenzione, lo puntualizziamo per i meno avveduti: questa sagra è una purissima invenzione propagandistica tirata fuori, poco meno di venti anni or sono, dal cilindro dei maghi della promozione turistica locale, da sempre annidati nel privatissimo consiglio d’amministrazione della ITAP s.p.a. e in quello meno privato (ma non di molto) del Comune. Non a caso la “strapaesana de la birra, de la polenta e de le lüganeghe” si celebra proprio ai 1750 di Pampeago. E quel santo, Bartolomeo, dopo una sbrigativa ricerca, lo si scomodò dal suo perfetto anonimato soltanto perché dotato di una semplice ma indispensabile caratteristica: il suo onomastico coincideva esattamente con l’apogeo della stagione estiva in quota e con un periodo statisticamente clemente del tempo. Ma c’è di più, San Bartolomeo è in verità solo un prestanome. Il vero festeggiato della tre giorni pampeaghiana è quel san Piero da Tesero non ancora santo nei Cieli ma già santissimo in Terra. Particolarmente proprio in quella terra di confine tra la pala di Santa e il Cornon in cui “ab immemorabili” è oggetto di culto e di venerazione da parte dei pellegrini che ivi copiosamente transitano. Quel san Piero da T di cui il più celebre miracolo che si ricordi e che si ripete ogni anno, quasi ogni giorno, da novembre ad aprile è quello della trasformazione dell’acqua in neve (anche quando di nuvole non ce n’è e splende il sole) e successivamente, soprattutto!!, della neve in soldi. Ma questa è un’altra storia di cui riparleremo in altra occasione.
Torniamo dunque alla festa. La sagra di San Bartolomeo è la celebrazione più importante della comunità o per meglio dire della famiglia teserana, del tutto si tiene e tutto s’accosta, del sacro al profano, del pubblico al privato, “de i bali a le bale” (termine quest’ultimo che qui a Tieser, vuol dire al contempo bugie e sbornie, entrambe le accezioni ben confacendosi quindi all’occasione). Insomma la solenne apologia della perfetta teseranità. È questa l’occasione attesa dai maggiorenti locali per ricomporre il gregge, ricucire gli strappi con la dissidenza, architettare nuove furberie, richiamare parti della società recalcitranti, promettere favori, pagare biceri (il giusto, non si esageri!) al Toni, al Bepo e al Franzele, eccetera. Pampeago per tre giorni, intorno al 24 di agosto (dal venerdì sera più prossimo a quella data sino alla domenica sera successiva) diventa il catino culturale del paese. Fiumi di birra passano dai barili pressurizzati di alluminio alle pance dei giovani virgulti locali e successivamente fiumi di altrettanta bevanda spumosa si spandono (dopo breve ma opportuna stagionatura negli intestini degli stessi virgulti) sui prati dell’Alpe. Migliaia di autoveicoli fanno la spola tra il paese e la stazione turistica, s’inerpicano dai 1000 di T ai 1750 di P disegnando lungo il tragitto un festoso e olezzante serpente d’auto che trasporta, sul calar delle tenebre, la migliore gioventù del luogo alla ricerca del tempo perduto e di inebrianti scacciapensieri. Ed è giusto e sacrosanto che così sia. Perché quel san Piero da T, pardon, quel San Bartolomeo, che qui a tutto provvede, proprio questo pretende. E non è un caso, se, con acconcia deferenza, volonterosi e indulgenti carabinieri appostati alle “Tabelle” fermano solo di tanto in tanto chi rientra al paesello dopo la lieta nottata. Capita invero a volte, pur con quel gran santo che sorveglia, che gli alcol test comprovino impietosamente quanto si sia alzato il gomito e che quindi la cultura da poco immagazzinata all’Alpe si svapori in poco più di un respiro dentro a un palloncino. Vabbè… pazienza, ne valeva comunque la pena! Il sabato bis. Di nuovo gioiosi caroselli d’auto. Il tendone trabocca di giovani teserani; gli ingredienti ancora quelli: aria buona, musica di qualità, disquisizioni sul sacro, silenziose meditazioni e per i più meritevoli, dopo l’ascesi, figa!! E arriva finalmente la domenica: il clou. Sul proscenio naturale della sagra, con il mirabile sfondo del Latemàr, entrano in commedia anche gli anziani. La festa si fa più seria. Santa messa, (mai che la si faccia franca, cazzo!), coro, banda, comunioni, benedizioni, l’immancabile polenta, di nuovo biceri, “bali e bale”: tutto l’armamentario evocativo ben dispiegato, non manca nulla; e poi ancora fiumi di birra dentro, fiumi di piscio fuori. L’apoteosi è vicina, il meriggio sta velocemente passando. Dal cielo che sovrasta l’ameno e virtuoso ritrovo, per intercessione del Nostro Santissimo, il Sacro Spirito del paese, soddisfatto della prova data ancora una volta da quella sua valorosissima gente, ridiscende, sull’intera collettività finalmente rinsavita. Per un anno ancora il paese sarà di nuovo un solo ovile sotto un solo pastore.
Il sole sta tramontando. Il tendone è una camera a gas d’aliti d’aglio e di alcol, la percezione del tutto si fa più confusa. Di tanto in tanto pare si avvicini un temporale; ma no, no… non eran tuoni, erano rutti! Mesta s’avvicina l’ora dell’addio. Si rigira la chiavetta, i motori dei giovani virgulti ritornano a esalare inebrianti aromi di gasolio combusto che si miscelano con l’odore delle ultime lűganeghe rostìe. La folla, stanca ma felice risale sugli obbedienti e lucidi fuoristrada che in breve, rombanti, ridisegnando un lungo monocromatico serpente di lamiere argentate, ripercorrono la strada verso valle. Sull’Alpe, lentamente, ritorna la quiete. Le vacche ancora al pascolo ringraziano il Santo Patrono.
Tratto da "IL PAESE DEI SAPIENTI" di Ario Dannati

21/08/07

W LA BICI (E CHI LA USA)


La tabella di cui sotto mostra in modo sintetico la quantità di energia necessaria a spostare un uomo di un km, espressa in kilojoule (il Joule è l'unità di misura dell'energia).

Energia necessaria per spostare un uomo


Veicolo kJ per km

Bicicletta 60

A piedi 200
Autobus 800
Tram 800
Treno 800
Motocicletta 1.100
Auto diesel 1.700
Auto a benzina 3.000
Aereo 4.000
Concorde 9.000
Elicottero 16.000

Dati tratti daSexl Raab Streeruwitz - Fisica - Zanichelli


La bicicletta si dimostra il veicolo energeticamente più efficiente che ci sia, l'unico che riesca a migliorare la "natura umana" conseguendo un consumo di energia molto inferiore all'andare a piedi. Il peso di una bici è infatti minimo (circa 10kg) e d'altra parte il meccanismo pedali-ruote è molto più efficiente di quello piuttosto complesso del camminare e reggersi in piedi; il risultato è che in bici si va più veloci che a piedi e si consuma meno energia; oltretutto si tratta di un'energia quasi gratuita visto che è quella che viene dall'alimentazione, e mangiare si deve comunque; il costo dell'energia ciclistica è quello di quel poco cibo in più che il ciclista deve consumare; per un corridore ciclista la quantità di cibo è rilevante, ma per il ciclista urbano o per il cicloturista la differenza è minima.
Ed è un'energia che non inquina!
Tra i veicoli a motore si conferma che i più efficienti sono quelli pubblici mentre i veicoli privati, moto e auto ottengono i massimi consumi di energia tra i veicoli "terrestri".
Che sia così è inevitabile: per spostare un uomo con un veicolo a motore bisogna spostare anche il motore stesso che a sua volta pesa non poco e poi l'abitacolo e la carrozzeria del mezzo, e insomma per spostare un uomo (peso medio 70-80kg) con un'automobile si deve spostare una tonnellata e più di ferraglia!
Si intende poi che il costo energetico dei veicoli pubblici (e anche di quelli privati) dipende molto dal numero di persone trasportate: p.es. su un treno pieno o quasi il costo sarà minimo, su un treno con pochi viaggiatori il costo sarà molto più elevato. I valori nella tabella a lato sono quindi da intendersi come valori medi.
Ma il primato della bicicletta resta comunque inavvicinabile!

dal Blog "Elogio della Bicicletta" di Paolo Bonavoglia


15/08/07

A FUTURA MEMORIA


Sappiamo che nascosti in qualche scrivania dell’Amministrazione comunale di Tesero si trovano abbozzati i progetti di fattibilità di alcuni posteggi che dovrebbero, nelle intenzioni dei fautori, risolvere il clamoroso problema del traffico all’interno del centro storico del paese. Tali abbozzi sono frutto e conseguenza di spinte emotive (forse anche di interessi professionali) e di luoghi comuni, secondo i quali mettere a disposizione di chi fa un improprio uso dell’autoveicolo di nuove infrastrutture di sosta in un determinato luogo (sotterraneo o in superficie che sia) garantirebbe il ritorno a una "mobilità accettabile” all’interno del paese. Noi crediamo invece che la ricerca della soluzione comporti da parte di chi amministra una più approfondita analisi della questione. Pertanto egregi amministratori di Tesero, ci permettiamo di sottoporre ecumenicamente alla vostra attenzione (maggioranza e opposizione, soprattutto però di quelli attualmente in possesso de le “ciave de l’olto”) i seguenti dati statistici.
Alla data del 31/12/2006 Tesero contava 2.752 residenti. Di essi 440 erano di età compresa tra gli 0 e i 18 anni e dunque non ancora autorizzati alla guida. Stimiamo (volutamente per eccesso) che la popolazione anziana di sesso femminile inclusa tra le classi che vanno dal 1910 al 1935 ammonti a 250 unità, e che di essa la totalità dei soggetti che la compone non sia mai stata patentata o non lo sia più. Stimiamo altresì (per l’identico intervallo temporale) che dei maschi solo 50 circa non siano più titolari di abilitazione a guidare. Orbene, da quanto sopra, procedendo nella nostra artigianale statistica otteniamo che nel nostro paese le persone con patente e verosimilmente proprietarie come minimo di un autoveicolo sono 2012 circa. Procedendo ulteriormente, valutando le caratteristiche fisiche delle auto oggi in circolazione e considerando un ingombro medio di 8 metri circa per auto, avremo che la superficie complessiva occupata, accostando uno accanto all’altro i 2012 autoveicoli anzidetti e aggiungendovi i necessari spazi di accesso all’abitacolo e di apertura porte, sarà pari a circa 20.000 metri quadrati. Da questo conto della serva fatto sì col “rangón” (ma gratis!) risulta del tutto ridicolo pensare che costruire degli interrati per sistemare 100 o 150 auto qui o lì, o “recuperare” spazi interni all’abitato (sottraendo al paese gli ultimi scampoli di gran pregio paesaggistico come gli orti sotto l’ex caseificio, o quelli sovrastanti la canonica, o ancora il polmone verde del piazzale delle scuole elementari, eccetera) per trasformarli in altrettanti spazi di sosta per auto possa migliorare significativamente la viabilità paesana. Si consideri altresì che l’analisi del problema che abbiamo effettuato in circa 3 anni di osservazione quotidiana (pur fatta in casa e, ripetiamo, col rangón) dimostra inequivocabilmente che i comportamenti medi non sono affatto dovuti a necessità reali ma soltanto ad abitudini sbagliate che si sono trasformate dapprima in riflesso condizionato e poi in vero e proprio vizio. Qui di seguito ve ne diamo un breve saggio e capirete meglio quanto abbiamo appena detto. 1 - Verificato che il signor E (dietro ogni lettera alfabetica si cela una persona in carne ed ossa) dalla località Brüstol scende la via Stava ogni domenica mattina con un autocarro obsoleto e inquinantissimo per recarsi alla santa messa, lasciandolo in sosta vietata davanti alla porta della canonica, a cosa servirebbero gli ipotetici interrati di piazza Tombon? 2 - Verificato che il signor P ogni giorno da Caltresa fa il giro di tutti i bar del paese in furgoncino abbandonandolo ovunque nelle immediate adiacenze degli stessi esercizi, a cosa servirebbero gli ipotetici interrati di piazza Tombon o delle scuole elementari? 3 - Verificato che il signor G da via Rododendri scende la via Stava 25 volte al giorno per recarsi alla Casa della Cultura (ex Tessare) ed altrettante volte al giorno risale in via Rododendri, ammesso e non concesso che lo stesso signor G possa anche servirsi di tanto in tanto dei sotterranei di piazza Tombon o di quelli del piazzale scuole elementari, di quanto si ridurrebbe il disagio provocato dalle sue frequentissime “corse” per il paese? 4 - Verificato che il signor L da via Peros, per far cacare il cane, prende l’auto per attraversare il paese e recarsi alternativamente a Cerin o a Sorasass per 4 volte al giorno, a cosa servirebbero gli ipotetici interrati di piazza Tombon o quelli in superficie degli orti della ex malga? 5 - Verificato che il signor P da Soc tutti i pomeriggi prende l’autovettura per andare in biblioteca e la posteggia davanti all’ingresso del teatro, a cosa servirebbero i posteggi dell’ex caseificio? 6 - Verificato che il signor T da Soc per “restare in forma” ogni giorno attraversa il paese in auto o in moto, raggiunge Sorasass dove lascia il motorino o la vettura e prosegue a piedi sino a Panchià, a cosa servirebbero i posteggi anzidetti? 7 - Verificato che le giovani e atletiche signore X,Y,Z per mantenere la “linea” fanno a piedi il giro del paese ogni mattina all'alba e poi rientrate a casa, dopo la doccia di rito, percorrono in auto i 280 metri che separano le loro rispettive case dal bar più vicino per consumare il primo cappuccino della giornata, a cosa servirebbero le infrastrutture di sosta qui ipotizzate? 8 - Verificato che il signor G abitante in località Cerin proprio all'imbocco della circonvallazione, i cui interessi professionali gravitano soprattutto a Cavalese, per recarsi al e per tornare dal lavoro percorre tutti i giorni via Stava anziché appunto la circonvallazione, di quanto migliorerebbe la tranquillità del centro l'avere o non l'avere le anzidette nuove opere? E potremmo continuare con centinaia di altri esempi, tutti rigorosamente documentati da chi scrive. Tanto considerato, è evidente che la questione non si risolve con nuove infrastrutture. Di fronte a questi esempi di schizofrenia comportamentale collettiva la municipalità farebbe meglio a investire i denari per costruire una clinica di salute mentale piuttosto che costosissimi e inutili ricoveri per autoveicoli. Ve lo abbiamo già detto e ripetuto più volte, cari amministratori: con un siffatto numero di autovetture, essendo – lo diciamo per l’ennesima volta – esse in perenne movimento per percorrenze minime e con soste altrettanto limitate, il problema, se lo si vuole davvero risolvere va affrontato dal punto di vista “culturale”. Cercate di considerare bene i dati e ripensateci, prima che sia troppo tardi e che la "sindrome del colpo partito" vi faccia licenziare opere soltanto “perché da tempo c’erano i progetti nel cassetto”.

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

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Foto Anonimo

PASSATO

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Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

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foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

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Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

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Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

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SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

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MINU

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