11/06/17

€ 600,00 PER PASSARE ALLA STORIA


Tempi oscuri e memorie labili, assorbite e prosciugate da rivoli infiniti di spazzatura in cui la modernità, attraverso la sua incessante diffusione tecnologica di massa, quotidianamente ci immerge. Like, tweet, post, whatsapp, s-bit, emoticon, etc., etc. Azioni ripetute ogni giorno centinaia e centinaia di volte. Per essere virtualmente collegati col mondo intero ed essere fisicamente scollegati da tutto. Sono le operazioni compulsive della connessione globale che paradossalmente ci impediscono ormai di fare il punto della situazione globale e di capire dove stiamo velocemente precipitando. Possiamo tutto, ma un tutto effimero e mai colmo. Comunicare, inviare foto, trasmettere documenti, condividere drammi e felicità, ascoltare e sapere in tempo reale ciò che accade in ogni dove senza essere protagonisti e decisori di nulla. Onnipotenti e impotenti al tempo stesso, perché l'onnipotenza virtuale generalizzata equivale, appunto, all'impotenza fattuale di ognuno.

Tutto passa veloce. E tutto, in una confusione sempre più evidente, veloce precipita nella dimenticanza e nell'oblio. L'apparente immutabile circolarità del tempo inquieta e mortifica. La routine della vita agiata e comoda - "guai che la cambie..." spesso s'udiva non molto tempo fa - non durerà purtroppo ancora a lungo. Perché tutto sta velocemente cambiando. La nuova Via della Seta presto ci porterà i Cinesi in casa. Saranno loro tra non molto i padroni del mondo. Un miliardo e mezzo di umani vogliosi di fare, di produrre, di conquistare. Non solo Inter e Milan, ma anche la 'gloriosa' Cornacci calcio presto avrà un presidente dal nome mandarino, Xien Pjin Lu. E tra quindici anni addirittura il sindaco di Tesero potrebbe chiamarsi Deng Zi Xan.

Di tutto questo in Comune se ne sono accorti e hanno deciso di correre ai ripari. Se lo scenario è questo urge alla svelta lasciare traccia ai posteri della nostra Età dell'Oro, perché le vestigia sparse qua e là sul nostro territorio non bastano. Con questi cervelli frusti o collassati, le opere e i provvedimenti amministrativi del recente passato non sono sufficienti a garantire una Memoria davvero imperitura. Chi ricorderà tra dieci anni (ma già adesso i più non lo ricordano) quale geniale amministratore cogitò l'ultimo disastroso piano di fabbrica locale? In quanti, passando te Cavada, sapranno rispondere alla domanda: sotto quale sindaco nel 1998 venne abbattuto il vecchio brenzo e costruita la qui presente fontana?

Sì, il grave rischio dell'oblio è drammaticamente reale e per chi amministra, il gratificante passaggio del Ventisette ad ogni fine del mese non può essere l'unica ragione per candidarsi ed aspirare ad una cadrega di peso...

Ecco dunque l'idea: editare un libro (o forse un più modesto pamphlet, o addirittura, una semplice pergamena) con le biografie in formato espresso di coloro che per esclusiva purissima filantropia e amore civico si sobbarcarono il gravoso onere del comando. Un segno doveroso di gratitudine nei confronti di chi precedette l'attuale prima cittadina e di autogratitudine nei confronti di essa stessa, che pubblicamente e imperituramente ricordi ai posteri questi benefattori.

La pubblicazione sarà consegnata ad ogni famiglia ed una copia con brossura speciale e rilegature in metallo prezioso sarà custodita nella biblioteca comunale. Che alle future generazioni si lasci una traccia certa del recente passato paesano!

La ricerca, vista l'indisponibilità degli uffici comunali, troppo presi a organizzare i prossimi eventi estivi mondani, sarà affidata allo storico locale, professor Italo Giordani. Essa ripercorrerà cronologicamente vita, opere e miracoli di chi dal dopoguerra in poi guidò il paese. Magari (ma non ce lo auguriamo), per eccesso di zelo, l'autore si spingerà sino a classificare in base ai fatti amministrativi le dodici figure che ressero le sorti di Tesero dal lontano 1946 ad oggi.

I dodici nomi di chi si succedette al comando di palazzo Firmian (Francesco Mich, Gabriele Iellici, Giuseppe Zanon, Enrico Ciresa, Remigio Braito, Pietro Deflorian, Adriano Iellici, Maurizio Zeni, Giovanni Delladio, Francesco Zanon e Elena Ceschini) verranno dunque svelati e consegnati alla Storia del paese per la certamente modica cifra di € 600,00. Un libro (o, come detto un pamphlet, o addirittura, una semplice pergamena) e una targa d'oro (o più probabilmente d'ottone) cesellata a mano li ricorderà nell'atrio del Palazzo.

Sarà opportuno lasciare qualche spazio libero sul supporto cartaceo e qualche centimetro di metallo in più sulla targa in modo da poter aggiungere i nomi e le storie di quelli che all'attuale reggente comunale succederanno. Nella speranza che tra quindici anni il nome da aggiungere non sia proprio quello di Deng Zi Xan...

Ario Dannati

05/06/17

AGORÀ



A Tesero, unico caso in Italia, da un po’ di tempo vige la democrazia plebiscitaria diretta. Le questioni territoriali di fondamentale importanza vengono dibattute nell’agorà principale del paese, la Sala Bavarese, esattamente come, agli albori della democrazia, accadeva nell’antica Grecia.

I consiglieri comunali sono un tramite ormai inutile, oltreché imbelle; due manipoli o poco più di ‘eletti’ straniti, che non sanno né che fare né che dire, privi di quell’autorevolezza e di quella competenza che il ruolo, al quale con insana presunzione ambirono e che gli elettori con ingenua leggerezza concessero, pretenderebbe.

Codesti signori costituiscono il fu Consiglio Comunale, consesso del tutto esautorato dalle sue precipue funzioni istituzionali, ove è difficile distinguere Maggioranza da Opposizione, chiamato di tanto in tanto (perché la legge così ancora pretende) ad azzuffarsi sulle questioncine di terz’ordine e ad autorizzare a scatola chiusa le cose più importanti, già discusse e decise da altri e in altri luoghi.

Stasera dunque il Popolo, nella sua agorà al coperto, sarà chiamato a meditare sulla volontà della società funiviaria locale (ITAP spa), circa la realizzazione di un bacino artificiale in quota per l’innevamento delle piste di Pampeago (una questioncina, appunto).

Ma non c’è da temere. Qualcuno spiegherà per bene all’attenta assise il perché e il percome dell’opera e dopo l’immancabile ampio ed esauriente dibattito il Popolo naturalmente approverà!

W la Democrazia diretta, W il Popolo sovrano.

L’Orco




06/02/17

"SI PUÒ FARE DI PIÙ"

La RAI, per il prossimo Festival di Sanremo, pagherà per sole cinque serate, al conduttore Carlo Conti, ben 650.000 euro, oltre ad altri emolumenti per la conduzione di altri programmi sulla RAI. Sempre per Sanremo, la RAI pagherà per soli 15 minuti di apparizione  ben 50.000 euro ciascuno a Mika,  Ricky Martin e Tiziano Ferro. A Maurizio Crozza per le cinque serate ben 100.000 euro. Tutto questo a fronte di un buco di 400 milioni di euro nel bilancio aziendale della RAI. Ma c'è di più: nelle cinque serate del festival Conti ci chiederà di offrire 2 euro col telefono fisso o cellulare per le zone terremotate. Vi dico solo che ben 26 milioni di euro che gli italiani avevano già offerto con il telefono sono ancora bloccati a Roma. La richiesta per pulire la strada dell'hotel Rigopiano in Abruzzo, come ben sapete, era partita già dalle sette del mattino e gli fu risposto che non potevano liberare la strada dalla neve perché l'unica turbina di Pescara in pieno inverno era rotta. La provincia di Pescara non aveva 25.000 euro per ripararla, a causa dei tagli dei fondi del Governo. Sapete tutti come è purtroppo andata a Rigopiano. Ora, cari amici, la spegniamo la TV o per lo meno non guardiamo Sanremo per tutte le cinque serate? Facciamo crollare l'audience! Diamo un segnale, boicottiamo il Festival. Fate girare il messaggio. Penso sia il minimo che si possa fare, anche per le vittime di Rigopiano. Forse se c'erano quei 25.000 euro, si sarebbero salvati.
Ciao a tutti.
 
(appello ricevuto via WhatsApp il 4 febbraio scorso)
 
Tutto giusto. Boicottare si deve. Però non basta. Se dell'inganno ci accorgiamo soltanto in queste occasioni, finito Sanremo saremo punto e a capo. Dovremmo avere consapevolezza anche e soprattutto dell'inganno quotidiano in cui questo 'Sistema totalizzante' ci tiene immersi e adottare le conseguenti contromisure. Tutti. Ognuno per la propria parte.
Se siamo diventati dei 'tubi digerenti' fatti e finiti, se condividiamo l'incongruenza, dall'abuso di auto-mobilità al consumo incessante di territorio e di risorse naturali (nuovo piano di fabbrica di Tesero ad personam, costruzione pista ski-roll a Lago, costo ipotizzato € 800.000) e tale incongruenza, più o meno inconsapevolmente è il nostro stile, se la morfina sociale, inoculata in dosi sempre più massicce e nelle più svariate forme e modalità (attraverso il giogo dei social, gli eventi sportivi di rilievo internazionale, il gioco d'azzardo, il trastullo con gli strumenti tecnologici)  ci rende incapaci di leggere la realtà fattuale e ci impedisce di agire, se gli amministratori di ogni ordine e grado (anche quelli delle nostre piccole comunità!) sono soltanto degli impostori approfittatori e noi lasciamo che essi decidano e dispongano a loro piacimento e tornaconto senza le benché minine reazione e indignazione, non possiamo prendercela una tantum semplicemente con un rito ipocrita, qual è il 'festival della canzone italiana' che è parte integrante del 'gioco'.

O ci svegliamo e (re)agiamo con consapevolezza e per quanto possibile contro tutto ciò che stride, stona e grida vendetta, o questi appelli estemporanei faranno parte anch'essi soltanto del gioco.
 
A. D.

03/12/16

05/11/16

OSTERLIED

04/11/16

CODARDI FOREVER?

In paese si respira un’aria avvelenata. Non ci riferiamo soltanto a quella proveniente dalle ciminiere Misconel, che imperterrite, giorno più, giorno meno, ci solleticano amorevolmente le narici (chissà se lo stillicidio di decessi per neoplasia che in loco stiamo purtroppo registrando ne è del tutto indipendente), ma anche a quella meno fisica e più metafisica che promana e diffonde il dibattito pubblico paesano.
Non certo sui massimi sistemi, tutt’altro. D’altronde siamo caduti così in basso che pretendere generalizzate disquisizioni filosofiche sarebbe pura follia. Per lo più sono ciance, spesso urlate a sproposito, che misurano però una febbre a quaranta diffusa. Noi ne siamo diretti testimoni. Possiamo scrivere di tutto senza che alcuno verghi una sola frase a commento. Basta però pubblicare una bagatella appena appena pepata sugli intrallazzi amministrativi comunali (scala Ceschini docet) o tre foto senza didascalia di cinquecentosette bolognini abbandonati in un bosco che parte immediata la guerra a battibecco tra gli anonimi.
Domanda: è soltanto lo strascico del voto amministrativo 2015 non ancora digerito, o è piuttosto la cronicizzazione di una malattia contratta in anni lontani e giunta al parossismo? Propendiamo per la seconda. Forse Qualcuno pensava di poter continuare a vivere di rendita sulla dilagante
dabbenaggine artatamente coltivata per anni, sperando in una pace infinita senza pagare dazio. Invece, l'insofferenza c'è, anche se sotterranea e carsica. Vedremo se prima o poi riuscirà a concretizzarsi alla luce del sole e soprattutto sulle questioni che contano davvero.



Per la Storia locale, e detto a beneficio dei bamboccioni che non si capacitano delle critiche da noi più volte sollevate al proposito, tutto ebbe inizio nei primi anni Ottanta. Fu proprio allora che Qualcuno iniziò a tessere la tela. Dapprima lentamente, com’era lento qui a quel tempo il procedere delle cose e poi velocemente. Col dopo Stava tutto accelerò e la comunità paesana si ammalò di una rara forma di schizofrenia. Il tormentone “per non dimenticare” riecheggiava in ogni dove e dunque gioco forza non era possibile dimenticare, ma contemporaneamente si faceva di tutto per trasgredire quel precetto e togliersi il peso opprimente di quel pensiero perché “bisognava pur vivere!”. Un terribile, insanabile cortocircuito che esitò in un paradosso: ciò che per divertimento, per diletto o passatempo prima si faceva una tantum e senza secondi fini, per la legge del contrappasso divenne seriale e finalizzato.
Le Corte, per esempio e per l'appunto, erano state nient’altro che una trovata estemporanea del compianto Fabio Vinante (Féstél) (1928 – 1992) messa in scena un paio d’anni prima di quel tragico 1985. Un semplice abbellimento esterno di un antico rustico in via Perós. E invece, dopo Stava, proprio quella trovata fu l’innesco di una frenetica e assurda gara all’imitazione. La temperie era strana, pregna di una lugubre euforia. Qualcuno fiutò l’aria e capì che la mitizzazione di quell’improbabile ritorno al passato lo avrebbe portato lontano…

Costruire la rete di comando piramidale al tempo delle Corte fu per Lui un gioco da ragazzi. Il sistema ‘di tessitura’ escogitato, semplice e geniale al tempo stesso, si rivelò subito efficace. Consisteva semplicemente nell’aumentare il contingente degli Utili Idioti (U.I.), attraverso la creazione e la dispensa di cariche elettive.
Chi sono gli U.I.? Persone comuni, dalle capacità spesso mediocri, ma sopravvalutate dalla società in cui agiscono, dalla quale ricevono onori, prebende e rispetto. Sono ambiziosi, con un’ottima autostima, narcisi q.b. e vogliosi di visibilità. Nulla di più.
La carica cui aspirano, qualsiasi essa sia, soprattutto nelle piccole comunità bigotte, rappresenta il principio d’autorità (‘l lo ha dito ‘l presidente…) che garantisce loro una discreta rendita di posizione e un pizzico di prestigio sociale.
Funziona così sempre e la considerazione e la stima della comunità nei confronti degli in-caricati si consolidano man mano che il tempo passa ed essi riescono a tenere le briglie del comando rispettando (obbligatoriamente!) due semplici regole: 1) consigliare sempre, non esporsi mai. 2) stare sempre con chi vince e comunque mai contro chi vince...
Tesero, favorito dal combinato disposto di un non casuale moltiplicarsi di associazioni e di enti minori e paralleli, con il conformismo e la tipica leggerezza della base sociale paesana, è stato sin’ora senza alcun dubbio l’esempio fiemmese più caratteristico della messa in pratica di questo sistema e, di conseguenza, la fucina più prolifica di U.I.
Ma perché era (è) importante una rete diffusa di U.I.? Chi ne traeva (trae) vantaggio? E’ importante perché essa garantisce il controllo quasi capillare della base: i voti, per esempio quelli necessari per portare un abile incantatore di anime semplici agli altari della politica provinciale, possono essere contati a priori: tanti la Banda, tanti gli Alpini, tanti gli Anziani (de le Tessare), tanti il Consiglio parrocchiale, tanti il Coro, tanti il consiglio di Regola, tanti la Cornacci, eccetera. Ogni gruppo un suo vertice ed ogni vertice un suo U.I.
A trarne vantaggio è ovviamente il Principe di turno, il quale deve avere per forza di cose qualità seduttive superiori rispetto a quelle dei suoi sottoposti U.I. Egli agisce in rapporto sinergico con essi, plagiandoli e lusingandoli, promettendo loro favori e garantendogli le risorse finanziarie per il sostentamento del gruppo o dell’associazione di cui sono il vertice. Ed essi per riconoscenza ne divulgano poi acriticamente il verbo e le intenzioni, permettendo così la diffusione e il mantenimento del consenso.
In poche parole sono il tramite, la cinghia di trasmissione tra il Principe e la Plebe. E il Principe, qui a Tesero da quei tempi in poi, naturalmente, coincide proprio col Nostro.
Ora, sinistri scricchiolii annunciano che quel giochino non funziona più. Per scassinarlo definitivamente, il grimaldello giusto non è stato ancora trovato, ma è questione di tempo. Quando arriverà il momento questo meccanismo ultra consolidato salterà, e solo allora forse si riuscirà a cambiare il verso a questa comunità e a liberarla da quell’oligarchia bigotta e leggera che da decenni, plagiando ed irretendo la maggioranza dei cittadini, determina a sua immagine e somiglianza amministrazioni miopi ed asservite, buone soltanto a far da supporto organizzativo, logistico e finanziario alle infinite cazzate promozionali prodotte annualmente in questo paese.

Ario Dannati 



P.S.

Come si dice, la speranza è l'ultima a morire, ma, a proposito della possibilità di leggere un nome e un cognome in calce ad un intervento qualsiasi e far decollare quindi un dibattito costruttivo tra persone civili, a questo punto crediamo sia davvero defunta. Peccato. Prendiamo atto, sconfessando in parte quanto abbiamo appena scritto, che il paese, o per meglio dire la sua cittadinanza, è preda di un irremovibile blocco psicologico causato evidentemente da una diffusa pratica intimidatoria di stampo mafioso, esercitata da decenni e a vari livelli dal "Potere".
E che nessuno, per favore, abbia il coraggio senza firmarsi di dire il contrario!





INCANTO NOTTURNO

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Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

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Bepi Zanon

TESERO 1929

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PASSATO

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ANCORA ROSA

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VIA STAVA ANNI '30

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TESERO DI BIANCO VESTITO

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LA BAMBOLA SABINA

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SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

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