25/06/15

SCUOLA FALLIMENTARE


In merito alle ultime disposizioni in materia scolastica che ci giungono da Palazzo Chigi, la prima cosa che ci viene da fare è rispolverare con spirito futurista il celebre pamphlet “Chiudiamo le scuole” di Giovanni Papini, e quanto sostenuto nel Manifesto del Futurismo da Marinetti & Co. contro la cultura accademica in genere. Quindi a fronte della “buona scuola” di Matteo Renzi e della ministra Giannini, l’unica vera buona scuola per noi sarebbe quella chiusa.
Ma si sa, non siamo più nell’Ancien Régime e l’istruzione di massa è uno dei capisaldi dell’ideologia illuminista e neo-illuminista che domina già da qualche secolo l’occidente. Lontani sono i tempi in cui durante un censimento voluto da Federico II di Prussia un nobile poté vantarsi d’essere “analfabeta per via dell’alta nobiltà”. Oggigiorno un esercito di maestrine dalla penna rosa invece ci obbliga a passare tra i banchi di scuola gran parte della nostra giovinezza, con il pretesto dell’alfabetizzazione di massa e il miraggio di elevarci socialmente attraverso lo studio.
Nella realtà dei fatti però le cose stanno diversamente e la scuola in quanto a garanzia di mobilità sociale e su molti altri punti si rivela sempre più una barca che fa acqua da tutte le parti. Certo, si è cercato di correre ai ripari: le riforme della scuola tese a puntellarla, se non proprio a rattopparla, ormai non si contano più. Dal ventennio fascista ad oggi saranno state sette o otto e tutte piuttosto che migliorare il sistema scolastico, l’hanno peggiorato.
Ma partiamo per gradi, agli albori del secolo scorso il filosofo Giovanni Gentile, nel saggio “Il concetto scientifico di pedagogia”, avvia una rifondazione in senso idealistico della pedagogia, che sarà attuato nella famosa riforma del sistema scolastico che appunto dal filosofo prenderà il nome. Gentile afferma che l’oggetto specifico della pedagogia è l’educazione, diretta a “fare lo spirito”, identificando così la pedagogia con la filosofia. Per quanto riguarda i suoi contenuti culturali, la scuola che emerge dalla dottrina pedagogica gentiliana è legata alla tradizione umanistico-letteraria. Relativamente alla sua organizzazione, essa è caratterizzata da un ordinamento gerarchico e centralistico. Si tratta di una scuola aristocratica, pensata per gli “studi di pochi, dei migliori”, e suddivisa per quel che riguarda il livello secondario, in un ramo classico-umanistico per preparare le future classi dirigenti e in uno professionale per avviare al lavoro manuale e meccanico.
La riforma Gentile come sappiamo si è attirata gli strali della cultura progressista che la accusava di essere fautrice di un tipo di cultura nozionistico, distante dalla prosaicità della vita quotidiana. Con questi presupposti, e con il pretesto che la scuola gentiliana difendesse un tipo di società patriarcale e padronale, con il ’68 le si sono inferti colpi mortali, così studenti ed insegnanti hanno protestato, scioperato, manifestato, sino a condurre la scuola alla situazione in cui ora versa.
Si è protestato negli ultimi anni contro i ministri dei governi di centro-destra, accusati di voler riportare in auge l’antico regime gentiliano, fatto sta che la scuola italiana continua ad essere inadeguata alle esigenze dei ragazzi, sempre più in difficoltà nel trovare un posto nella società e nel mondo del lavoro una volta usciti dalle mura degli istituti scolastici.
Tante e gravi sono le pecche dell’odierno sistema scolastico: si può innanzitutto dire che ad un tipo d’insegnamento di carattere qualitativo se ne è sostituito uno quantitativo, si è di fatto sostituita la memoria all’intelligenza in una concezione della cultura puramente verbale, che di fatto rimpinzando il discente di concetti non tenta di spiegare la loro connessione e le loro conseguenze. Altro che nozionismo gentiliano, almeno il modello gentiliano che prediligeva un tipo di cultura umanistico, fondato sui classici, riusciva nel dare una visione d’insieme della cultura e della vita. Ciò unito all’osservanza cieca di quello pseudo-principio rappresentato dall’uguaglianza, ha fatto sì che ad ognuno fossero impartiti gli stessi insegnamenti, e che si finisse col pretendere di insegnare a tutti applicando lo stesso metodo, in una completa ignoranza delle naturali differenze insite in ognuno. Poi, la credenza diffusa che tutti, per il solo fatto di desiderarlo possano ascendere socialmente, ha fatto sì che molti studenti con pochi mezzi intellettuali, e magari anche pochi mezzi economici, fossero spinti dalle loro famiglie e dai loro insegnanti a continuare gli studi controvoglia, a causa di un malcelato arrivismo diffuso dalla propaganda progressista.
Questo appiattimento sociale, unito alla meccanicizzazione del sapere, il “calcolo senza pensiero” come ebbe a definirlo Martin Heidegger, ha condotto molti giovani ad intraprendere strade errate, non confacenti a ciò che intimamente è la loro reale vocazione, e a quelle che sono le loro necessità sociali, pur di aderire ai diktat del mercato richiedenti oggi più che mai una mercificazione del sapere, di un sapere, per altro, che non è più sapienza, ma al massimo mera erudizione, un sapere che non mira a creare uomini padroni delle proprie conoscenze, ma automi in serie da sfruttare come materiale umano.
Ecco che molti giovani brancolano nel buio, non avendo sane linee guida da seguire per affrontare le dure prove della vita, questo unito all’imperante pensiero debole, che tende ad abolire ipocritamente ogni differenza, ha creato intere generazioni di uomini sviati, senza più valori, e succubi di un mondo che ha eretto ad unico discrimine il successo economico. Che per altro per la gran massa degli studenti, diplomati e laureati, si rivela un vero e proprio miraggio, tant’è che i molti titolati piuttosto che star meglio dei loro genitori o dei loro nonni, i quali all’età in cui loro discutono la loro brava tesi di laurea erano già belli e sistemati, versano in una condizione di cronico precariato. Ma lo spirito del nostro tempo è quello ben sintetizzato dal rapper americano 50 Cent: “Get rich or die tryin”, (Diventa ricco, o muori provandoci).

Giovanni Balducci - tratto da "Il Giornale del Ribelle"







22/06/15

ALL’ORSO, ALL’ORSO!


 
L’uomo e la fiera, paura ancestrale. Sono bastati due incontri ravvicinati del terzo tipo per innescare la psicosi dell’orso che, veicolata su facebook dagli immancabili cretini ivi presenti, si sta ora diffondendo veloce. Avvistamenti, fatte, péste ed altri riscontri corporali sarebbero stati segnalati anche a Panchià, a Ziano e a Stava in località Fòssi de la Palanca, proprio nel luogo in cui 288 anni fa vi fu l’epilogo del tragico incidente venatorio tra uno degli ultimi esemplari di orso bruno europeo presenti sul Cornón e l’ultimo cacciatore d’orsi di Fiemme.
 
 

RAMMENTO
DELLA FATALE LOTTA
FRA L’UOMO E L’ORSO
AVVENUTA IL 5 NOVEMBRE 1727
ALLORQUANDO IL FAMOSO CACCIATORE DI ORSI
BARTOLAMEO LONGARU DETTO TURCHIN
FERI’ D’ARCHIBUGIO UN’ORSA MAMMA
INGAGGIANDO UN TREMENDO CORPO A CORPO
COL BESTIONE INFEROCITO.
COSI’ PRECIPITARONO ENTRAMBI ESANIMI
DALLE QUI SOVRASTANTI
BALZE DEI CORNACCI

Nell’era delle certezze assolute, dei navigatori satellitari che ti guidano obbedienti a destinazione, delle polizze che ti assicurano su tutto, financo sui terremoti, è mai possibile si possa rischiare di incontrare una belva in libertà? Ma che vègnelo föra? È in gioco la primazia dell’uomo sugli altri esseri viventi del Creato, messa improvvisamente in discussione dall’ ‘arroganza’ di un animale feroce tutelato. Come osa un orso girovagare libero per boschi e magari anche difendersi? Soltanto l’uomo ne ha il diritto. E lui soltanto può invece impunemente offendere gli altri coinquilini della Casa comune.

All'orso, all'orso! dunque. Si sguinzaglino i cacciatori più valenti e coraggiosi, li si armino a dovere e si apra senza indugio ulteriore la caccia di annientamento. Che l’ odiato plantigrado venga sterminato! Ne va della nostra civiltà. Ne va della nostra immagine. Ne va della nostra economia! Vorrai mica che un villeggiante venga per caso mangiato da un orso… E chi lo rifonde poi l’albergatore?

Ario

19/06/15

MESSAGGIO IN CODICE


2015, fioccano anniversari: il Centesimo dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, il Settantesimo della fine della Seconda, il Cinquantesimo di fondazione degli Amici del Presepio e il Trentesimo della Tragedia di Stava. Ce n’è per tutti i gusti. Per alcuni (pochi) queste celebrazioni nel loro complesso saranno occasione di riflessione, per altri invece, ad esempio gli A.d.P., ulteriore pretesto per festeggiare. E, in ogni caso, poiché l’immersione obbligata nella temperie postmoderna dilava le coscienze dal gravame del ricordo, lasceranno i più nell’assoluta indifferenza. Le nuove generazioni, guidate dalla stella polare dell’edonismo, di quelle memorie sono addirittura prive. Non possono, né vogliono girarsi indietro. Denaro, Potere, Velocità, Prestanza fisica sono le parole d’ordine a cui si rifanno. Per i cosiddetti nativi digitali, sottoposti d’ora in poi pure alla didattica ‘veloce’ e giocoforza superficiale del C.L.I.L., che per sua natura deve trascurare l’approfondimento fondamentale per ogni popolo che si rispetti della conoscenza del proprio sostrato, il passato non può essere che un’inutile zavorra.

Mens sana in corpore sano, è questa l’unica antica locuzione che si imprime indelebile nei loro cervelli. Per vivere bene, com’è nell’ordine naturale delle cose, ci vuole soprattutto fisico, anzi oggigiorno basta il fisico! Se quello c’è, l’intelligenza (quella poca necessaria per agire all’interno di uno schema preordinato praticato dalla stragrande maggioranza dei contemporanei) vi è di sicuro ‘allegata’… E poi, naturalmente, serve disfarsi delle fisime, dei rimorsi e degli scrupoli di coscienza, inaccettabili retaggi dell’uomo debole, reietto, aborrito, morto e sepolto tanto tempo fa. Che leggerezza sia, sempre e comunque!


Dunque gentile W.R. che scalpiti veemente, non devi prendertela troppo. Accontentati di essere testimone del salto nell’abisso nel quale siamo ormai caduti. La politica oggi, immersa anch’essa in questa brodaglia culturale ‘futurista’ condita di smemoratezza, furbizia, presunzione e irresponsabilità è la sublimazione delle anzidette parole d’ordine. Se in essa cerchi lungimiranza, pensiero, senso del dovere, civismo, spirito di servizio, non li trovi. Oggi anche quella del più basso livello, su cui giustamente scagli i tuoi velenosi dardi, è esercizio di potere e ricerca di arricchimento personale ricoperti di uno spesso strato di cialtroneria. Certo la spinta inerziale degli anni buoni su cui possiamo ancora contare fa sì che qui in Trentino le cose per ora vadano meglio che altrove. Ma come vedi il vento sta cambiando e la buona amministrazione, che fece di questa terra un esempio, sarà presto un lontano ricordo. La perdita di identità, processo inevitabile della globalizzazione, agisce a tutti i livelli e a farne le spese è di solito la Qualità. Qui, come a Roma, siamo prigionieri del trasformismo politico. Si cambia casacca, si salta sul carro del vincitore, si malversa, ci si improvvisa statisti, o semplicemente sindaci, con leggerezza e spudoratezza! Sin tanto che a servire le carte saranno gli oligarchi (grandi o piccoli poco importa) ci sarà ben poco da fare. Loro hanno bisogno soltanto di venir legittimati ogni cinque anni attraverso quel voto che una pur sempre più esigua maggioranza continua purtroppo a concedergli. Ma tanto a quei cialtroni serve! Niente di più. Poi, finita l’effimera festa del popolo sovrano, il potere lo gestiscono come gli pare e piace.

Bisogna fare massa critica (ma all’uopo – se permetti - l’anonimato o l'uso di un simpatico nomignolo non identificabile non aiuta). E nel frattempo boicottare, togliendo quanta più acqua possibile alla ‘turbina’ del potere, sorvegliando, controllando, denunciando. Solo così e con molta pazienza, forse le cose potranno cambiare. Altrimenti, noi potremo sì continuare ad inveire, ma saranno loro a ridere e arricchirsi impunemente alle nostre spalle.

L’Orco




17/06/15

LAUDATO SI'


Esce ufficialmente domani la nuova enciclica di Francesco. In difesa del Creato. Un’esortazione al rispetto e all’attenzione nei confronti della nostra traballante Casa comune, messa a dura prova dall’Uomo tecnologico e dalla barbarie dell’industrializzazione che l'ha generato. Parole importanti, dure, nette, fondamentali. Ne sentivamo il bisogno. Vedremo se l’accorato appello papale troverà la giusta attenzione da parte della sua Chiesa. Vedremo se gli oltre 1,2 miliardi di cattolici sparsi sul pianeta, soprattutto quella maggioranza di essi che vive nel privilegiato Occidente, metteranno con immediatezza a buon pro i suggerimenti contenuti nell’inedita rivoluzionaria ‘Bolla verde’ di Bergoglio. Lo speriamo vivamente, ma allo stesso tempo ne dubitiamo molto. Perché consci di quanto noi Occidentali siamo dominati da questo modello socio-economico totalizzante, vizioso e artificiale, fisicamente insostenibile, dal quale per troppa lunga assuefazione sarà quasi impossibile liberarci volontariamente. Perché altresì consapevoli di quanto sia difficile, nonostante gli sforzi della scienza e della ricerca, trovare alternative sostenibili altrettanto ‘gratificanti’.


E però la pericolosa incompatibilità tra questo pervasivo modello di sviluppo e la biosfera, in particolare con tutto ciò che vive in essa oltre all’uomo, risulta evidente ogni giorno di più. I segnali di allarme emessi dal Pianeta sono sempre più frequenti, ma ciò nonostante, a causa proprio di questa nostra perniciosa assuefazione, non riusciamo a percepirne l'esatta gravità. Siamo immersi in un sistema economico che per funzionare e garantire ancora a lungo i livelli di ‘benessere’ raggiunti dalla parte di umanità più viziata e decadente (la nostra) necessiterebbe di risorse infinite e di infiniti sperperi. Purtroppo però la Terra non è un elastico estensibile, le sue risorse energetiche stanno esaurendosi, e l’altra parte del mondo, quella umiliata e prostrata che sopravvive appena, non è più in grado di sopportare la macroscopica sproporzione tra le nostre e le sue condizioni di vita.

Il Tempo sta per scadere. Chi ha occhi per vedere, non può negarlo. Francesco, con questo suo ultimo monito, ce lo ricorda. Aspettiamo dunque con trepidazione di leggere il Papa. Allora poi vedremo se quell’alta Guida avrà avuto la forza di farci finalmente capire quanto grave sia questo momento e se, di conseguenza, gli riuscirà il miracolo di fare rinsavire le nostre stanche e traviate coscienze. Ovvero, se anche quella Voce e quella sua severa esortazione trapasseranno senza colpo ferire i pigri cervelli di questa incosciente Umanità.

Ario      

13/06/15

COMUNITÀ DI VALLE: TUTTO GIÀ DECISO.


Cari lettori, vedo che non tutti hanno capito come vengono eletti i vertici della Comunità di Valle. Facciamo un po' di chiarezza. A votare sono i grandi elettori, ossia consiglieri comunali designati dai rispettivi consigli comunali. Il loro numero è determinato in base al numero degli abitanti. Ne spettano 2/3 alla maggioranza e 1/3 alla minoranza (ove esiste).


 
Il Consiglio della comunità di valle è costituito da 12 componenti più il presidente;
La Giunta da 3 componenti: il presidente, il vicepresidente e un assessore.

Il comune di Valfloriana, come riportato dai quotidiani locali, non designerà alcun consigliere quindi, per questa tornata, i grandi elettori scendono a 55. In lizza, per designare il Presidente e i componenti del nuovo consiglio ci sono due liste. L'una guidata da Giovanni Zanon e 'sponsorizzata' dalla Gi-De, l'altra capitanata da Fabio Vanzetta.
Posto che i consiglieri di maggioranza dei Comuni targati GI-DE: Cavalese (5), Tesero (5), Castello (5), Carano (5), Daiano (3), Varena (4) e Panchià (4), voteranno per la lista di Giovanni Zanon, la maggioranza sarà conseguita con ampio margine (31 voti sicuri).
Alla lista di Vanzetta rimarranno quindi, ben che vada, 24 voti.
In ogni caso avremo una Comunità senza minoranza perché nessun consigliere presente nelle due liste è stato indicato dalle minoranze dei Comuni della Valle (nei 6 comuni dove la minoranza c’è)! Neppure la lista di Vanzetta e Bosin, formata solo da consiglieri di maggioranza di Predazzo, Ziano e Capriana (che teoricamente fa da contraltare alla lista di Giovanni Zanon) ha voluto includere rappresentanti delle minoranze. Riflettiamo!!!

Il consiglio della Comunità sarà composto dunque da otto consiglieri della lista di Zanon , e quattro della lista di Vanzetta, oltre al Presidente. Le minoranze oggi presenti nei consigli comunali degli 11 comuni di Fiemme non saranno quindi rappresentate nel nuovo consesso di Valle. Se coerentemente seguissero una 'logica di rappresentanza democratica' i grandi elettori di minoranza dovrebbero boicottare il voto, rifiutando di partecipare a queste elezioni farsa!

L'Orco



INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

MINU
Foto di Sabina

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