29/08/11

CONDIVIDO!




Odio il turismo di massa, le cavallette che arrivano con i voli charter in luoghi mai visti prima e che non vedranno mai più. Odio il turismo di massa che trasforma gli agricoltori in camerieri, i pastori in uomini delle pulizie e il territorio in un campo giochi per bambini e per adulti. Odio il turismo di massa che ruba l'acqua dai campi di grano per le piscine e per i cessi dei grandi alberghi e che, però, lascia in ogni camera le istruzioni per non distruggere il pianeta. Odio il turismo di massa inconsapevole delle culture, dell'alimentazione, della storia dei posti in cui si muove frenetico e cieco con in mano una improbabile guida. Odio il turismo di massa che trasforma posti antichi e meravigliosi in una fotocopia delle periferie urbane in cui trascorre la sua miserabile vita. Odio gli ecomostri, le villette sul mare, i porticcioli trasformati in una sequenza interminabile di ristoranti, pizzerie e bar. Odio i mozziconi delle sigarette che hanno sostituito le conchiglie nelle spiagge. Odio le bottiglie di plastica e le cannucce per le bibite che spuntano dalla sabbia, al posto delle chele dei granchi e degli ossi di seppia. Odio questo turismo grasso, sudato, ignorante con gli spettacolini la sera e il buffet sempre aperto con cibi importati da chissà dove. Odio il turismo di massa, il supermercato dell'estate con il carrello pieno di cose inutili da mettere in vista al rientro nel salotto di casa. Odio il turismo di massa che cancella i paesi, i linguaggi, i visi antichi dei popoli, la gentilezza di chi non ha ancora subito la globalizzazione. Odio il turismo di massa che omologa ogni cosa


Beppe Grillo


16/07/11

IL BUONSENSO... COL CAPPOTTO








Caro Orco
E' da tanto che non ti leggo, anzi lo confesso, per mie distrazioni personali mi sono distaccato totalmente dalla lettura del tuo blog. Quasi per ritrovare un po' di sollievo del pensiero.
Sento però, d'improvviso, un gran bisogno di comunicarti ciò che penso sia una notizia non da poco.
Ho finalmente capito qual è il sentimento guida che pervade i nostri attuali amministratori e che, molto probabilmente, ha fatto da faro a tutte le precedenti più recenti Amministrazioni comunali: a guida Delladio, per intenderci.
Non ci crederai! IL BUONSENSO. Quello sconosciuto. Ebbene sì, proprio lui. In persona. Quel buonsenso che tutti noi ricerchiamo e che sempre più spesso troviamo solo nelle parole.
Bada bene, non mi è stato riferito da alcun consigliere. Né di minoranza né di maggioranza. Con loro, del resto, non vado al di là di un formale “bondì”. Nemmeno con quelli ai quali ho dato il mio voto alle ultime elezioni. No, loro no. Eppoi starebbero attenti a non proferire quella parola; troppo sacra e imbarazzante per sfuggir loro di bocca. Perché, anche se solo un po', nell'animo sono dei politici. Magari solo di paese.
No, l'ho raccolta nitida e chiara a uno di quei banconi di quell'unico ufficio del piano rialzato che i recenti lavori (utili?) di ristrutturazione hanno aperto all'indiscrezionalità pressoché totale, se non fosse per quell'accenno di quinta che nasconde a occhi indiscreti almeno il suo capo ufficio. Ma non i suoi interlocutori.
Ero lì, quasi per caso, per avere chiarimenti su questioni inerenti l'obbligo di parcheggi nel centro storico, a Pedonda. Cosucce da poco, ma che potevano riguardarmi personalmente; ma anche no! Mentre l'addetto, con gentilezza e attenta premura, sfogliava le carte con l'intento di trovare risposta puntuale alle mie richieste, prendendo spunto da un elaborato passatomi inavvertitamente sotto l'occhio, allargo a un accenno di confabulazione sulla questione “cappotto”. Anzi, la questione cappotto sulla strada comunale. Nel mio caso specifico chiedo lumi se qualora si tratti di demolizione totale con ricostruzione sull'ingombro del preesistente, il cappotto esterno (n.d.r. di cm. 15), fatto in aggiunta e successivamente, debba essere tollerato quando va a ingombrare sulla strada comunale; anche nel caso esso non pregiudichi la normale viabilità della stessa. Con la mitezza che apparentemente gli è naturale l'addetto mi spiega che è divenuta consuetudine quella di ammettere (non tollerare!) che il cappotto invada la strada comunale e che ad oggi ci sono già parecchi casi nei quali si può constatare questo costume. E in effetti sembra che addirittura la famosa Legge Gilmozzi, sancisca la possibiltà di pretendere ciò. A prova della veridicità delle sue tesi, porta l'esempio recente del caso dell'Albergo, lì vicino al Palazzo Comunale. Non obbietto alcunché, se non il fatto che le strade comunali, in quanto “Bene Pubblico Strade”, risultano avere la caratteristica di bene indisponibile. Lui, riconoscendomi una punta di ragione in termini di diritto, non riesce a far suo il concetto che nemmeno il Comune può disporre alcunché su di esse, se non previa sdemanializzazione e spesso nemmeno in quel caso. Figurarsi il privato! Ed è qui che in un attimo di quasi imbarazzante silenzio, piomba con il fragore assordante di un meteorite quel sommesso “... ma ci si comporta con buonsenso.”
Senza rendermene conto, tiro un profondo e quasi interminabile sospiro di sollievo, convinto di trovarmi finalmente nell'ufficio che fa per me. Che l'esservi dentro in quel momento mi rincuori, mi faccia sentire protetto, al riparo dalle più indicibili e possibili angherie, ingiustizie, prepotenze burocratiche. Insomma, in quei brevi istanti che seguirono, non lo nego, ho sperato che quella ultima parola risvegliasse in me persino un'esclusiva simpatia non solo per quell'addetto ma, anche se postuma, verso quell'amministrazione (Delladio) che lo avrebbe istruito in tal guisa. Quella di adesso (Zanon) non avrebbe alcun merito visto che si lascia trasportare dalla corrente (non politica ma degli eventi) generata da quella che l'ha preceduta.
Confuso da tanta saggezza non ho più trovato il coraggio di pretendere l'esaudimento ai quesiti per i quali, dieci minuti prima, avevo bussato a quella porta. E dopo aver lasciato un mio aggancio telefonico diretto, me ne sono uscito, sempre dalla medesima. Erano quasi le 12.30 di ieri, venerdì. Lungo la strada di casa non ho potuto far altro che riflettere su quella parola che ora, mentre affronto la salita, mi appare in tutta la sua inutilità. Tanto importante nella quotidianità dei rapporti tra le persone quanto inadeguata e impossibile da seguire nelle questioni Amministrative, Urbanistiche, di Diritto e in generale ove è coinvolta la responsabilità giuridica delle persone o degli Uffici pubblici.
Ho pensato quale sarebbe la reazione se decidessimo di rivestire a cappotto i fabbricati alla strettoia Farmacia-Artesan Franz, oppure l’imbocco di via Fia alle Tessare-Iori, oppure ai Tonaci-Tiburzi, la ex Felitzita, o alla Canonica-San ‘Liseo, a Pedonda la casa de La Tzila o più sotto la casa de Le Rase o addirittura la Chiesa del Ricovero - Casa Bessati, ecc.
Ho pensato quanto buonsenso usiamo noi cittadini nei nostri comportamenti quotidiani verso il patrimonio collettivo, nelle cose semplici e riguardo al codice della strada. Quanto ne usino i Vigili nel tollerare o nell'essere intransigenti. Quanto ne usano gli operatori di mezzi cingolati nel transitare coi loro mezzi sulla pavimentazione stradale. Quanto importa al privato ingombrare con pericolose copertine (a taglio o a spacco) dei propri bei muretti in sasso, la libera e spensierata circolazione di bambini a piedi o in bici nell'area limitrofa (e non) all'edificio scolastico? Dov'è il buonsenso nell'aprire porte o scuretti e nel porre i propri contatori gas sulle aree pubbliche di transito. Nell'occupare marciapiedi comunali con piante di abbellimento, con pluviali, con luci pubbliche. Nel piegare alle comodità di accesso carrabile dei propri “inutili” interrati, la viabilità comunale o la pedonabilità dei marciapiedi. O addirittura la Piazza. Quella che a buon ragione possiamo definire l'emblema (l'unico?) di lungimiranza dei Teserani, costruita nella seconda metà del ventesimo secolo.
Dov'era il buonsenso quando si doveva pianificare e attuare l'espansione della ricettività su via Roma, su via Delmarco o in via Arestiezza. O magari a Stava, ora che ci si avvicina al 19 luglio o alla sua Sagra.
Naturalmente l'elenco delle situazioni destinatarie di buonsenso sarebbe infinito e ognuno di noi potrebbe far la propria parte nell'allungarlo sia a favore che contro.
Tu stesso, dal tuo pulpito, ci hai più e più volte fatto indice di strali senza però arrivare a risultato alcuno, o quasi.
E qui ti lascio, caro Orco.
Prima di congedarmi però, mi sento di suggerire a quell'addetto: - Almeno per quel ristretto ambito dell'ingombro della viabilità comunale con “cappotto”, lascia da parte il buonsenso. Riservalo a contesti che per loro natura non possono invece essere regolamentati da norme ben precise. Al contrario di quel delicato settore Urbanistico del quale ti occupi con competenza, e che da cinquant'anni ne è l'ambito più importante e controverso di Norme e Regole ancorché di frequente disattese che, spesso per i soliti, appaiono scritte sull'acqua. -
Un caro saluto.



M.V. Tesero, lì 15 luglio 2011.

12/07/11

TESERO, SI CHIUDE. MA (FORSE) E’ TROPPO TARDI.






Egregi signori commercianti, giunge voce che dal 20 luglio prossimo, grazie alla vostra intercessione, il centro storico del paese, per qualche oretta, dopo cena, un giorno in settimana, verrà pedonalizzato. Bene. Meglio tre ore in settimana che niente. Temiamo però che la vostra bella trovata giunga fuori tempo massimo. Avreste dovuto praticarla 5 anni fa, quand’essa qualcuno già propose. Siccome però l’acqua non vi toccava ancora il sedere e bandire la ‘macchina’, pur per quei miseri 100 e rotti minuti, vi pesava dannatamente, non ne faceste nulla. Così, sciaguratamente, avete aspettato che i buoi abbandonassero la stalla (leggasi fuga dei negozianti locali). Salvo poi – in base a un ragionare… molto sragionato – di quella improvvisa ritirata darne la colpa alla viabilità appena ‘riformata’ e alla presunta mancanza di posteggi. Analisi del tutto errata, ovviamente, visto che i fuggitivi, scappati a bottegare in quel di Cavalese in via Bronzetti, anche colà si ritroveranno ben presto privi d’auto perché, ironia della sorte, nelle intenzioni di quella Amministrazione, tra non molto il traffico di transito, proprio sul corso principale verrà del tutto inibito.
In verità se c’è una mancanza di cui questo nostro disgraziato paese soffriva allora e soffre ancor oggi è di cultura civica. Diciamocelo francamente, quanto a pubblica trasandatezza, noi Teserani ci siamo sempre distinti. Nemmeno la nuova Amministrazione (pur riconoscendo il notevole attivismo dell’assessore Barbolini) è riuscita sinora a dare una svolta significativa a quella che evidentemente è una piaga endemica. Ma, sia chiaro, non è solo un problema amministrativo. Siamo fatti così. Del bello pubblico non ce ne importa niente. Il Centro langue, stretto nella morsa di una chiassosa confusione e di una surreale catatonia, privo di idee qualificanti e aggredito dalla speculazione che continua a mangiarsi, anno dopo anno, ciò che resta della sua parte più caratteristica. Tra qualche fine di calendario, di questo passo, esso sarà ridotto a un dormitorio abitato soltanto da vacanzieri pendolari, che lo usufruiranno nei fine settimana invernali o per qualche settimana d’estate. Per camminare, gustare un gelato all’aperto, apprezzare il profumo di un tiglio in fiore, o semplicemente sedere su una panchina a chiacchierare in tranquillità andremo in massa a Cavalese o addirittura a Ziano visto che il suo sindaco “capellone”, senza enfasi ma con lungimiranza e buon gusto, quel paese lo sta sistemando come si deve!
La nostra intellighenzia, che sovrintende alle iniziative culturali e alla qualificazione del paese, è invece bolsa, incapace di proporre novità, bloccata su programmi di richiamo turistico visti e rivisti cento volte, logori e di scarsa qualità. Anche di quest’ultima trovata sarà pertanto facile profetizzare l’esito: la chiusura serale del Centro, pur condita con qualche strimpellata d’organetto e bombardino, non intaccherà quest’immagine stanca del borgo, né riuscirà a far vendere qualche paio di scarpe o di mutande in più ai negozietti di via 4 Novembre.
Il problema quindi, al netto della crisi globale tutt’altro che finita, non sta(va) nella diminuzione di traffico o di posti macchina, vecchio luogo comune radicato da sempre tanto nella popolazione quanto nelle amministrazioni teserane, ma semmai nel suo contrario. L’appetibilità di un luogo viene dalla cura e dall’attenzione ai dettagli che ad esso si riservano. Quando però la sensibilità sta a zero, non c’è niente da fare. Se poi addirittura l’insensibilità parte dall’alto, Dio ce ne scampi… Il nostro attuale primo cittadino, per esempio, delle piante ancora esistenti dentro le cinta cittadine, farebbe tabula rasa. Evidentemente da lui, quanto ad attenzione ai dettagli, ci possiamo aspettare ben poco.
Insomma a nostro avviso, da osservatori marginali sì, ma attenti e disinteressati, bisognerebbe cambiare registro e persone e, per iniziare, vi suggeriamo quindi di adottare, seppure, come già detto, fuori tempo massimo, le seguenti misure.
La prima e più urgente: azzeramento del CML. Un ente inutile che non riesce a concepire alcuna novità. C’è bisogno di gente che abbia girato non diciamo il mondo… ma almeno il Trentino e l’Alto Adige. La seconda: sospendere, ad uso disintossicante, “Le Corte” (ché non se ne può più) almeno per un po’. Ormai è robaccia logora, che ha fatto il suo tempo e merita una sana parentesi in soffitta. Ciò fatto, nel frattempo si studi e s’impari l’arte della qualificazione, ci si lasci contaminare da chi le cose buone già le fa e, possibilmente, senza ostracismo, si ascolti anche chi non si conforma a questo stile ma che, proprio per questo, potrebbe rivelarsi portatore di idee davvero nuove.

L’Orco

07/06/11

LO SVILUPPO ECONOMICO IN FIEMME E FASSA


















Non più tardi di un paio di mesi fa, il 16 marzo, ci informa la puntuale Alice Divan sul sito valdifiemme.it, si è svolto a Cavalese un incontro sul tema “LE RICADUTE ECONOMICHE DEL FARE IMPRESA IN UN CONTESTO DI MONTAGNA”. Poiché io non c’ero, ma i relatori erano d’eccellenza, da Alessandro Olivi a Ilaria Vescovi, da Pierpaolo Dellantonio a Lorenzo Delladio, mi sono dedicato alla lettura dell’articolo. Il succo del discorso – che considero il pretesto per questo intervento - era questo: “I cinque relatori, dopo essersi confrontati sui molteplici benefici del fare impresa ad alta quota, come ad esempio un maggior benessere psico-fisico che spinge impresari e dipendenti ad una miglior resa economica […] si sono focalizzati sulle difficoltà che potenzialmente possono interferire con il successo dell'impresa stessa.” Sintetizzo per brevità: la posizione decentrata della Valle di Fiemme rispetto all'asse dell'Adige può risultare svantaggiosa. E continua: “Ciò nonostante, le aziende di Fiemme sanno confermarsi con successo non solo in un contesto locale e nazionale, ma anche internazionale, come dimostra da anni La Sportiva che, come ha riferito Lorenzo Delladio, esporta all'estero ben l'82% dei suoi prodotti.”
Insomma: per fortuna che abbiamo l’aria fresca che ci permette di avere successo economico e macinare utili.
Se mi prendo la briga di scrivere queste due righe è –non me ne vogliano i relatori d’eccellenza- per dire, anche se dovrei urlare per la disperazione: ma che fesseria è? A sentire questi commenti pare –per dirla con l’Orco- che i Cònchi non alberghino solo a Tesero. Lo dico e lo scrivo perché nessuno in Valle, dagli imprenditori ai politici, creda veramente che serva l’aria fresca per vincere le sfide economiche che noi nel nostro piccolo, il Trentino e poi tutto il Paese devono affrontare.
Andiamo però con ordine e chiediamoci, per iniziare, qual è la struttura produttiva della nostra Valle. Per farlo presenterò pochi dati, tratti da Unioncamere, confrontando due realtà: la Val di Fiemme e la Val di Fassa. I dati ove non diversamente indicato si riferiscono al 2008, ultimo anno disponibile.
La tabella 1 presenta il numero di imprese per settore nelle due valli. In termini assoluti in Val di Fiemme troviamo circa 2.500 imprese, mentre in Val di Fassa ve ne sono 1.824. Poiché però la popolazione fiamaza è il doppio di quella fassana l’imprenditorialità è più sviluppata nella valle vicina (5 abitanti ogni impresa contro 8 abitanti per impresa in Fiemme). Tuttavia, il tessuto imprenditoriale in Val di Fiemme appare più diversificato grazie soprattutto al maggior peso della manifattura e delle costruzioni. Non sorprende, invece, il peso preponderante di alberghi e ristoranti che in val di Fassa assorbono un terzo delle imprese complessive. Onore quindi all’assessore Olivi e a Ilaria Vescovi perché ne hanno imbroccata una: la Val di Fiemme è maggiormente diversificata e quindi più resiliente a shock idiosincratici. Non è vero, invece, che sia più robusta all’attuale crisi, per due ragioni: la prima è che si tratta di una crisi sistemica; la seconda è che il settore delle costruzioni e attività immobiliari (da soli fanno il 30% delle imprese totali) è fra i più colpiti dalla crisi finanziaria e dalla restrizione del credito, e sarà così anche negli anni a venire.
Nelle crisi sistemiche come quella del 2008-2009 tutti i settori soffrono del crollo della capacità di spesa delle famiglie e del blocco degli investimenti da parte delle imprese. Nel nostro caso, il maggior risparmio delle famiglie colpisce il commercio (20% delle imprese), il turismo e la ristorazione (13%, ma merita un discorso a parte), e, come già evidenziato, in misura molto severa le costruzioni e gli immobili. Ma non è tutto, in un mondo dove la domanda e la competizione sono globali, anche la silvicoltura (circa 10% insieme ad agricoltura e zootecnia) e la manifattura stessa, spesso se di tipo artigianale, può soffrire la concorrenza dei produttori stranieri e il brusco calo della domanda.

Salto, perché non particolarmente rilevante qui, il discorso occupazione. Basti sapere che il tasso di disoccupazione (dati 2007) in Fiemme era del 3%, circa due punti e mezzo inferiore a quello della Val di Fassa (5,3%). Il dato non deve stupire per la maggior diversificazione e il maggior numero di imprese che qui chiamo genericamente “settore pubblico” che include sanità, istruzione e servizi sociali e personali.

Vediamo ora quanto efficace è l’azione delle imprese nelle due valli in termini di capacità di generare ricchezza. Una buona misura di ciò viene data dal valore aggiunto. Il database ci fornisce il valore aggiunto totale e per settore –sono numeri un po’ vecchiotti (2005) ma proprio per questo ci permettono di astrarre il ragionamento dalla “Crisi” che sembra inghiottire l’attenzione di tutti. Per dare l’idea di quanto siamo bravi, economicamente parlando, estenderò il confronto all’Italia nel suo complesso.
Nel 2005 il valore aggiunto totale (a prezzi base) generato dalle imprese della Valle di Fiemme era di 430 milioni, mentre la Val di Fassa faceva segnare 280 milioni circa. Ben il 77% del VA (330 milioni) veniva generato nel settore dei servizi, un valore che sale all’88% (247 m) nella valle vicina. Il dato in valore assoluto non è molto significativo. E’ tanto? È poco? Ad esempio, nello stesso anno, il valore aggiunto di un grande gruppo multinazionale come l’ENI generava un valore aggiunto superiore ai 27 miliardi di Euro. E’ più utile quindi guardare ai dati pro-capite e alla produttività. In termini di valore aggiunto pro-capite la val di Fiemme si colloca poco sopra la media nazionale con 22.570 Euro. I vicini fassani sono più fortunati e portano a casa 30.151 Euro ciascuno.
Potremmo quindi chiederci se l’aria ancora più fresca della val di Fassa stimoli questa maggior resa economica. A guardare i dati della produttività del lavoro, cioè il valore aggiunto per addetto, sembrerebbe di no. In tutti i settori la nostra Valle fa meglio dei cugini di Fassa, così che é la minor popolazione che si spartisce la torta a generare una maggiore ricchezza pro-capite.
Il settore più produttivo in ambo le valli è quello dei servizi, ma a sorpresa, superiamo la val di Fassa di ben 5.000 Euro. Non disponendo di dati più dettagliati possiamo solo fare alcune ipotesi. Concedendo pure ai fassani che sappiano fare turismo meglio di noi, rimangono due settori dove generiamo maggiore ricchezza: trasporti e comunicazione e, soprattutto, banche e assicurazioni. La presenza di imprese in questi due settori è doppia in val di Fiemme rispetto alla val di Fassa e spiega con alta probabilità, la maggiore produttività dell’intero settore dei servizi. Spiegherebbe anche lo sviluppo superiore delle costruzioni da cui gran parte della domanda di credito si origina. E’ però probabile che la causalità vada nella direzione opposta, cioè: la presenza di servizi finanziari e immobiliari segue lo sviluppo del settore edile.

Tolta l’agricoltura, che in quanto agricoltura di montagna non può raggiungere elevati livelli di produttività, ciò che salta agli occhi è il gap dell’industria, quasi 10 mila Euro rispetto alla media nazionale, la quale risente sì di giganti come Eni, ma anche delle performance sub ottimali del Meridione.

Insomma, pare che le virtù taumaturgiche dell’aria fresca nulla possano contro la posizione decentrata della nostra Valle, la scarsità di infrastrutture di comunicazione e la lontananza dai mercati di sbocco. Lo dico, sia chiaro, con evidente intento ironico e provocatorio. Ed è utile sottolineare ancora, che la specializzazione del nostro micro-sistema economico, non può essere quello dell’industria manifatturiera e a nulla vale, soprattutto, raccontarci delle favole su quanto siamo bravi e fortunati. Le storie di successo, anche internazionale, come La Sportiva poggiano su altre basi ed è forse bene richiamarle perché possano, si spera, essere imitate (mi correggeranno gli addetti ai lavori se sbaglio o ometto qualcosa). Le imprese moderne basano il proprio successo su pochi pilastri. Il primo è avere una buona idea e saperla realizzare, occupare cioè una nicchia di mercato o crearne una nuova (è più facile nell’elettronica vedi iPhone e iPad, più difficile nelle industrie tradizionali). Il secondo è innovare e continuare ad innovare, migliorare come processo e distribuzione, e migliorare il prodotto. L’innovazione passa per la continua sostituzione di prodotti vecchi con prodotti nuovi (iPhone 1, 2, 3, 4, etc.). Il terzo è internazionalizzarsi, ampliarsi cioè oltre il mercato locale prima e oltre quello nazionale poi. Riuscire a combinare tutti questi elementi è difficile. Il successo di La Sportiva non dipende dal contesto della valle di Fiemme perché quest’ultima non si connota né come un sistema produttivo locale, né come un territorio ove risorse pubbliche investite in capitale umano e infrastrutture possono generare effetti esterni positivi. Il suo successo dipende dalla realizzazione di un prodotto eccelso, innovativo, che le garantisce una posizione di quasi-monopolio sui mercati internazionali.
Chiudo con un auspicio. Quello che è riuscito ad alcune imprese manifatturiere della valle che competono a livello internazionale dovrebbe riuscire anche al nostro sistema-turismo. In questi anni siamo riusciti ad internazionalizzarci, aprendo la nostra offerta turistica ai mercati dell’Est. Ma più che specializzarci in un mercato di nicchia, di qualità e ad elevato valore aggiunto, abbiamo scelto, più o meno consapevolmente, l’offerta di massa. Questa scelta politica ha probabilmente attutito l’impatto della crisi (vedremo se e quanto, quando saranno disponibili i dati) ma è difficile credere che essa costituisca un percorso di crescita sostenibile nel lungo periodo.

Evgeny




10/05/11

VAPORE ACQUEO E FORCHETTE BIODEGRADABILI









A Tesero, da piazza Battisti in su sin oltre la chiesa di san Leonardo, da qualche tempo, verso le sette del mattino, chi ha ancora il senso dell’olfatto integro e a quell’ora non è già preda dei fumi dell’alcol, aprendo le finestre sente un caratteristico odore dolciastro.
Il fastidioso e venefico puzzo perdura per ore e, a seconda delle correnti d’aria, lo si coglie in luoghi e orari diversi (finanche nel centro del vicino Panchià). Proviene dell’asfaltificio Misconel di Lago. Da quel sito industriale, quasi ogni giorno, si alza una colonna di fumo di centinaia di metri che invade i paesi e le campagne soprastanti.
Il fatto non è una novità e già oltre 30 anni fa la questione approdò in consiglio comunale. Il compianto consigliere Gianantonio Piazzi, dai banchi dell’opposizione, ne fece a lungo il suo cavallo di battaglia. Ma, grazie alla nota vis amministrativa teserana, in perfetto stile cònco, quella lunga battaglia a tutela della salute pubblica finì in una bolla di sapone.
Un paio d’anni fa a Ziano si tenne uno stage sulla certificazione ISO di alcune tra le più importanti realtà produttive fiemmesi. Tra le altre, con giusta enfasi e in powerpoint, la citata Misconel magnificò la sua grande attenzione all’ambiente sottolineando che le emissioni derivate dalle colate bituminose dei suoi impianti si sostanziavano, come peraltro ben indicato e ben visibile da chi percorre la Fondovalle, in semplice VAPORE ACQUEO.
Su queste pagine abbiamo abbondantemente scritto del leit-motiv escogitato dai “venditori d’immagine” per caratterizzare la prossima imminente edizione dei mondiali di sci nordico: l’eco-viabilità. Tutto in questa valle sarà presto eco-qualcosa. Ad ogni parola di uso corrente tra non molto si anteporrà il prefisso eco, dalla A alla Z, passando per termini noti e meno noti come le eco-balle e le eco-stronzate! Non abbiamo scampo perché, lo si voglia o no, siamo in una Valle Viva, silenziosa e tranquilla, dall’eco-aria purissima, zeppa di eco-adulti a piedi, in bici e in monopattino, di diligenti eco-bambini ordinati in fila per due nel nuovo fiammante eco-piedi-bus scolastico e di eco-calessi colorati, trainati da simpatici eco-cavallini biondi, traboccanti di eco-turisti gaudenti… L’ultima chicca, tratta da questo inesauribile filone immaginifico, arriva nientemeno che dalla recente sagra di Lago, ove, a cura dell’Amministrazione comunale, domenica scorsa è stato distribuito un volantino promozionante le eco-feste. D’ora in poi, grazie a questa bella trovata, ogni Waldfest sarà certificata e i festaioli potranno inforchettare lucaniche e polenta in perfetta tranquillità di coscienza. Adesso sì che siamo davvero a posto. Un brava! di cuore a tutta l’Amministrazione comunale.
Nella società dello spettacolo l’immagine è la sostanza e la realtà non conta. Vittime della propaganda e della parola profusa in quantità industriale, inebetiti e presi da giochi di specchi e di specchietti, siamo costantemente confusi tra vero e virtuale, tanto che nemmeno la tangibilità dei fatti e delle cose riesce a correggere questa nostra errata impressione. Almeno così i venditori d’immagine credono o sperano sia.
Per costoro l’importante è che l’immagine, attraverso i media, passi e ottenga il massimo risalto, mentre non pretendono affatto che l’impegno collettivo, richiesto per dare a quella stessa immagine un minimo di concretezza, superi la soglia del virtuale.
Far girare tre autobus a idrogeno ci sta bene, anzi ci sta benissimo (tanto paga Pantalone), purché su quei medesimi autobus non ci si debba anche salire e si possa continuare a scorrazzare col proprio PKW come o più di prima. In somma e in conclusione, virtualmente (e alla nostra incerta consapevolezza tanto basta), Fiemme è un Eden che giorno dopo giorno amministratori e imprenditori, filantropicamente, fanno a gara per migliorare… e la bella favoletta, che a puntate, da oltre vent’anni a questa parte, ci viene raccontata, continua.
Ma venerdì prossimo presso il teatro comunale di Tesero, dove tutti, c’è da scommettere, arriveranno a bordo di un eco-piedi-bus comunale o di un eco-pullman a idrogeno, ciò che importerà veramente agli anzidetti venditori sarà capire se la Giunta comunale si sarà finalmente convinta della necessità di fare quella nuova strada immolando altra parte di territorio alle ruspe prima e all’asfalto perenne poi. Al netto delle immagini e delle eco-favole questa è la sola verità che residua.

A.D.

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

MINU
Foto di Sabina

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