18/03/09

I SEMI DELLA MEMORIA PERDUTA


L’ostentato ottimismo di taluni economisti e politici, specie quelli che per avventura, dalle stanze dei bottoni, stanno guidando l’umano branco smarrito, mi pare, in questa contingenza, del tutto fuori luogo. Probabilmente gli deriva non già da una precisa analisi della situazione, tutt’altro che semplice, bensì dalla certezza che gli effetti che la crisi sta producendo su milioni di persone in ogni caso non li riguarderà. E a quelle masse senza bussola la prospettiva di dover limitare il proprio tenore di vita e di non poter più contare su alcuni luoghi comuni della modernità fa paura. Davamo tutto per scontato, immutabile, eterno. Immagino l’orrore che potrebbe suscitare l’eventualità di dover rinunciare a quei riti quotidiani, anche minimi e ridicoli, che l’abitudine aveva fatto ritenere imprescindibili. Come, per esempio fare shopping girovagando in auto di negozio in negozio scegliendo comodamente la verdura al supermercato, infilando ad ogni tocco di mano un nuovo guanto usa e getta per non insudiciarla. È patetico osservare il consumatore a modo, premurosissimo nell’usare quel guanto e saperlo serenamente inconsapevole che quella merce, prima di finire sugli espositori, chissà da quante centinaia di mani senza guanti sarà già stata toccata! Vorrai mica che qualcuno s’appesti… Al contempo, però, quello stesso consumatore non è affatto preoccupato di ciò che esce dallo scappamento della sua vettura nel recarsi al negozietto vicino a casa: che vuoi mai che sia! Così è la civiltà del consumo al tramonto! Schizofrenica e ignorante. Adesso le cose cambieranno e magari ci toccherà addirittura zappare un orto o seminare un campo sporcandoci le mani di terra e piegando, nientemeno, la schiena. Dio mio, dio mio. Immagino anche quanto sia mortificante per un giovane degli anni Ottanta ipotizzare scenari quotidiani appena diversi da quelli a cui è stato abituato. E avere un’idea del passato, del nostro passato, fortunatamente superato dal “progresso”, come di un tempo naif, rurale, miserabile e sporco, con la recondita speranza, che i “semi di memoria”, dio ce ne scampi! non abbiano più a germinare. Quarant’anni di apologia del consumo senza se e senza ma hanno bacato cervelli a milioni. Il ritorno alla ragionevolezza è impresa titanica visto che la maggioranza dei viventi del cosiddetto primo mondo è vissuta e vive da sempre confondendola col suo contrario. Ci servirebbero uno sforzo mentale e una voglia di capire e di vedere troppo grandi. È la pigrizia che ci impedisce di ragionare, meglio fare come gli struzzi. Eppure volenti o nolenti, il tempo della rieducazione alla sobrietà e alla ragione sta per arrivare e i segni, per chi sa vedere, sono ben evidenti. Il ridimensionamento della follia umana, se si vorrà sopravvivere, non ha alternativa. Sarà la superiore necessità fisiologica del pianeta, nonostante le nostre strenue resistenze di omini viziati, a far cambiare le cose. E il cambiamento non si compirà in un giorno. Qualcuno crede che Massimo Fini stia esagerando (d’altronde psicologicamente è più agevole dare credito ai ciarlatani, ancorché in doppiopetto e cravatta, che ai "profeti di sventura"). Forse non si arriverà alla scomparsa del denaro, perlomeno a breve, e forse non si ritornerà al baratto. Ma è più probabile o verosimile che ci si avvicini a questo futuro scenario, preconizzato dal pensatore lombardo, piuttosto che si riesca a mettere in moto un nuovo ciclo dell’attuale cosiddetto sviluppo. Il giocattolo, checché se ne dica, si è rotto. Ed è irragionevole continuare, nonostante l’evidenza, a cercare di riaggiustarlo.
Evgeny comunque resta fiducioso. Lui è molto giovane. Io no.

L’Orco

L'AMBIENTALISMO E' TUTTO IN NOIR


Una piccola casa editrice attenta alla tematiche relative alla devastazione ambientale e alcuni scrittori che hanno fatto del noir lo strumento per raccontare un’Italia che si regge sul patto d’interessa tra economia legale e cirminalità organizzata. L’incontro tra VerdeNero, questo il nome della casa edtirice (www.verdenero.it), e la pattuglia composta da Francesco Abate, Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Giancarlo Der Cataldo e Wu Ming (questi solo alcuni dei loro nomi) e non poteva portare che a una “partita” editoriale tutta da giocare all’offensiva. Per il momento sono previsti una decina di titoli (chi scrive sta leggendo L’albero dei microchip di Francesco Abate e Massimo Carlotto) che ruotano attorno a temi prettamente ambientalisti usando appunto il noir. Una partita, dunque, da giocare all’offensiva, perché i romanzi che sono già stati pubblicati, e quelli che in seguito andranno in libreria, alternano un’informazione dettagliata attorno agli argomenti che costituiscono il filo da tessere in plot narrativi di piacevole lettura, senza rinunciare alla denuncia politica di come lo smaltimento dei rifiuti, il traffico d’armi, lo sfruttamento neocoloniale delle risorse nel Sud del mondo costituiscono i tratti distintivi della contemporanea economia capitalista. Così, ne L’albero dei microchip è affrontato lo smaltimento di vecchi computer, telefonini, televisori, un business da miliardi di euro che la criminalità organizzata, manager rispettabilissimi, signori della guerra di qualche paese africano gestiscono. Le vie del silicio partono da Torino, Milano, Parigi, New York e finiscono in Liberia, Cina, Sud-est asiatico, dove una moltitudine di donne e bambini recuperano ciò che è recuperabile e interrano nel sottosuolo nocivi materiali di scarto. Ma questo è solo un esempio del progetto editoriale della casa editrice Verdenero. Progetto da condividere, sostenendolo con l’unico strumento possibile: leggere i libri che pubblica.

Benedetto Vecchi

16/03/09

LODO ALFANO AI GEOMETRI


Ripartire dal mattone: come non averci pensato prima? L'Italia è un paese poco costruito, dalle coste ancora vergini, mai lambito dalla speculazione edilizia. Ecco dunque il piano governativo per dare finalmente un futuro a un settore ancora ai primi passi.
Aumento della cubatura
Ogni italiano, ha spiegato Berlusconi, potrà aumentare del 20 per cento la cubatura della propria casa. Il sistema più pratico è sfondare una parete e annettersi una stanza del vicino, il quale a sua volta si rivarrà con un altro vicino. Il condomino più esterno, non potendo espandersi ai danni di alcuno, costruirà un'enorme protuberanza sulla facciata, oppure sfonderà il tetto erigendo un superattico. Il classico circolo virtuoso che imita il modello del termitaio: ogni palazzo aumenterà di dimensioni fino ad assumere la tipica forma di un gigantesco panettone bitorzoluto. Gli esperti del governo suggeriscono di aggiungere alla malta grandi quantità di lievito: un locale di venti metri cubi potrà gonfiarsi, in una sola notte, fino alle dimensioni della Sagrada Familia.
Lodo Alfano
Previsto per le tre più alte cariche dello Stato, ora è esteso anche ai geometri. Il primo a usufruirne è un geometra di Conegliano Veneto che ha progettato centinaia di ville bianche con portico ad arco, infissi di alluminio, botti interrate e pozzo finto, il tutto sopraelevato su montarozzi di terra lungo la Statale. Condannato dalla Corte dell'Aja per crimini contro l'umanità, detto "il Milosevic della carta millimetrata", noto per avere suggerito a un cliente di perlinare anche l'automobile in tinta con la tavernetta, ora è libero di esercitare e non è più costretto a lavorare solo per una ristretta clientela di non vedenti.
Villette a schiera interregionali
Evoluzione della normali villette a schiera. L'idea è di costruire una fila di villette a schiera così lunga da unire diverse regioni. Il primo lotto dovrebbe partire da Torino e raggiungere Trieste, interrando autostrade e ferrovie per non interrompere la continuità tra le siepi di ligustro e le fioriere con le petunie (l'Ansaldo ha già progettato fioriere di dieci chilometri). Poiché già nelle attuali villette a schiera sono pochissime le famiglie che riescono a rincasare ogni sera in quella giusta, è stato affrontato e risolto il problema dell'orientamento: due enormi videocitofoni (uno a Torino, uno a Trieste) daranno indicazioni ai proprietari che avessero percorso l'intera tratta senza riconoscere il proprio portone.
Clonazione
Ogni comune italiano, anche se piccolissimo, potrà finalmente costruire una città satellite nei pressi dell'attuale centro abitato, sul modello di Milano Due, con laghetto dei cigni, vialetti e ponticelli, e palazzi di dieci piani con facciata a specchio per riflettere laghetto, vialetti e ponticelli. I sindaci dei paesi di montagna si sono detti interessati ma hanno chiesto di potere imbragare con reti metalliche i caseggiati sospesi sui dirupi.
Ponte sullo Stretto
Ospiterà anche una pista ciclabile, un tram a cavalli, un percorso-vita per i pedoni e un autogrill con specialità di pesce. Sul modello di Ponte Vecchio a Firenze, sono previste anche aree commerciali con botteghe di lusso, e vie di fuga per gli abusivi inseguiti dai commercianti. A causa del pittoresco affollamento di turisti e di curiosi, le automobili potranno evitare di ingorgarsi sul Ponte ricorrendo al pratico sistema di traghetti già in uso.
Lego
In previsione dell'esaurimento delle scorte di calcestruzzo, verranno immessi sul mercato nuovi Lego giganti, a sei buchi e quattro buchi, con i quali ogni italiano potrà edificare una villa rossa e gialla, personalizzata.
Pollaio
Il tradizionale condono del pollaio, trasformato in villetta per gli ospiti, verrà facilitato con l'introduzione di una nuova figura giuridica: la gallina intestataria di prima casa.

Michele Serra

13/03/09

C'E' LA CRISI, CERCASI DUE RUMENI


La prima settimana di marzo è stata sconvolta da numerosi fatti di cronaca. Ecco il riassunto.

Nucleare. Restano in carcere due rumeni accusati di truffa: tentavano di vendere all'Italia quattro centrali nucleari francesi spacciandole per sicure e convenienti. Sui contratti non ci sono tracce del loro dna né le impronte digitali, e altri riscontri sembrano scagionarli: secondo i testimoni a tentare la truffa sarebbero stati due tipi di bassa statura, uno dei quali con la moquette in testa.
Welfare. Sono ancora in stato di fermo i due rumeni accusati di aver ideato lo sciopero virtuale per i lavoratori italiani. Un raggiro di dimensioni colossali: se scioperi, devi avvertire un anno prima, andare a lavorare lo stesso, donare il ricavato dell'intera settimana ai figli del datore di lavoro che devono cambiare la Porsche. La truffa è riuscita con Cisl e Uil. Pochi i riscontri: «Non ho visto nessun rumeno da queste parti - dice un testimone - né altre forme di vita intelligente, c'era solo il ministro Sacconi». Per precauzione, i due rumeni restano in carcere.
Social Card. Due rumeni, sospettati da una folla di pensionati di aver ideato la Social Card, sono sfuggiti per poco al linciaggio. I due sono stati arrestati, anche se sulla truffa del secolo ai danni dei meno abbienti non è stato trovato il loro dna, né fibre di tessuto. Gli inquirenti sono ottimisti: «Fateceli interrogare ancora un po' e confesseranno». Ma alcuni testimoni hanno visto allontanarsi un tipo brizzolato con gli occhialini e la voce querula.
Opere Pubbliche. Dubbi degli inquirenti: i due rumeni accusati di aver stanziato 1,3 miliardi per il ponte di Messina agivano a titolo personale o per aiutare mafia e 'ndrangheta? Non c'è il loro dna sulla scena del crimine, ma si teme che vogliano coprire qualcuno. L'identikit realizzato in questura mostra l'immagine di un tipetto di bassa statura con la moquette in testa. In ogni caso, i due rumeni restano in stato di fermo.

Alessandro Robecchi

10/03/09

NUOVO MIRACOLO ITALIANO


Buone notizie da Roma. Venerdì prossimo il governo, con apposito decreto legge, adotterà misure urgenti anticrisi a favore dell’edilizia che, come noto, è un comparto economico nazionale strategico. L’Italia è la nazione con la più alta densità di palazzinari e di abusivismo del mondo e di conseguenza, nell'attuale contingenza, la più bisognosa di provvedimenti di salvataggio. Domanda: che fare? Un governante qualsiasi, in tempo di crisi globale, tenterebbe di calmierare i prezzi di vendita degli immobili, che dal 2002 ad oggi hanno registrato incrementi del 100-120%. Impresa ardua, indubbiamente, ma, forse, logica. Logica? Santa ingenuità. Ma no, ci vuole ben altro. Soprattutto cervello. In piena recessione, con centinaia di migliaia di posti di lavoro persi ogni mese e altrettanti a rischio, il problema non sono i soldi che mancano, ma la burocrazia opprimente. E la gente rinuncia all’acquisto di una casa o di un garage non già perché i soldi che ha in tasca non gli bastano neppure per sopravvivere, ma perché lo speculatore che glieli vende, per costruire deve passare in tre uffici diversi! Questa è logica! Quindi, per invogliare disoccupati e cassintegrati a comprar casa e scongiurare imbarazzanti code di professionisti e palazzinari, con le pezze al culo, davanti agli uffici degli Enti di Assistenza Comunali, l’Uomo al Comando ha cogitato la geniale soluzione: per chi vorrà edificare sarà soppressa buona parte delle procedure burocratiche e degli obblighi vigenti e non occorreranno autorizzazioni pubbliche, basterà inoltrare una semplice d.i.a. La speculazione, finalmente, potrà agire indisturbata e conseguentemente, per chi non arriva alla 4^ settimana del mese, sarà facilissimo acquistare casa. L’edilizia si (ci) salverà. Ognuno potrà fare ciò che gli pare. Alzare, allungare, abbattere, aggiungere cubature a volumetrie preesistenti (dal 20% sino al 30% a seconda del caso). Financo sbizzarrirsi architettonicamente. Unico obbligo richiesto (davvero fondamentale) sarà quello di avere il parere di conformità da parte di un tecnico giurato!!!
Non è ancora chiaro se il provvedimento interesserà anche la nostra provincia, quantunque in materia urbanistica la P.A.T. sia “sovrana”. A prescindere, farebbe comunque comodo anche a noi rilanciare quel settore che langue da tempo. E farebbe comodo anche ai poveri giometri (con la “i”, come dicono a Tesero). In effetti anche da noi la morsa della crisi sull’edilizia si sente. Basta aprire gli occhi e guardarsi intorno. Il nostro habitat è una meraviglia di prati e campi intervallati da qualche rara capanna retica. Non si scorge una “fabbrica” neanche a morire. Gru, pachere e ruspe qui non si sa cosa siano. Di recente, per portare un po’ di linfa al settore, a qualcuno era venuta una bella idea: progettare e costruire posteggi sotterranei; ovvero lucrare e qualificare il paese contemporaneamente. Due piccioni con una fava! La prospettiva del nuovo business si è espansa in tutto il contado in men che non si dica, contagiando addirittura l’ente pubblico. La trovata, teoricamente apprezzabile, lascia però più di un dubbio sulla sua effettiva capacità di dare un qualche miglioramento sostanziale alla tranquillità del paese. L’impresa speculativa fa esclusivamente valutazioni tecniche ed economiche, non è tenuta a produrre analisi e considerazioni sociologiche. La qualificazione o la de-qualificazione paesaggistica e gli effetti concreti sulla viabilità conseguenti a quelle opere sono questioni che non le competono. Competerebbero eventualmente agli uffici tecnici comunali che le licenziano, ma, con il decreto che verrà emanato prossimamente a Roma, quegli uffici saranno sollevati anche da quella residuale funzione. Solo alla fine dei lavori dunque, quando i loculi-auto saranno terminati, i presunti effetti migliorativi sulla viabilità urbana potranno essere valutati. E se non ce ne saranno? Pazienza. Basta che i garagi (sempre con la “i”) si riescano a vendere. Nel frattempo godiamoci l’obbrobrio dell’ennesimo sciupio territoriale, che, per esempio, in località Noal - Merisol (foto sopra), è niente male; facciamo attenzione alle strade massacrate dai camion, ci potremmo ingamberlare e finire all’ospedale; infine, preventivamente, coltiviamo, senza entusiasmo, il fondatissimo dubbio che, dopo tutto questo sconquasso e questa rottura di coglioni, pazientemente sopportati a gratis dal vicinato, anziché riposte negli auto-loculi, le auto continueremo a trovarcele perlopiù ferme lungo la strada. Ma non è detto che sia così: bisogna avere fiducia ed essere ottimisti, come ci insegna l’Uomo al Comando. L’importante è togliere lacci e laccioli, deregolamentare, alleggerire i vincoli e i controlli, ogni giorno un qualcosina in più fino ad arrivare al perfetto Far West. Cosicché gli studi tecnici possano ricominciare a “respirare” e i tanti cavalier Mattone a brigare come e più di prima. Su con la vita. Solo alla morte non c’è rimedio. E a Roma questo lo sanno.

L’Orco

09/03/09

MALEDETTI ROMENI


Il Viminale ha cercato di emettere alcuni comunicati imbarazzati secondo cui, a proposito dei casi di stupro, nel 60,9 per cento sono responsabili cittadini italiani (e peraltro i sociologi sapevano già che la stragrande maggioranza degli stupri avviene in famiglia, e bene hanno fatto Berlusconi, Casini, Fini e altri a divorziare, per evitare situazioni così drammatiche). Per il resto, visto che sono di moda i romeni, pare che essi siano responsabili solo per il 7,8 per cento mentre un buon 6,3 per cento se lo aggiudicano i marocchini (che peraltro, come ci hanno insegnato Moravia e Sophia Loren, la loro parte l'avevano già fatta più di 60 anni fa). Non ce la vengano a raccontare. E allora le ronde? Le facciamo contro i bergamaschi? Sarà opportuno ricordare la nefasta partecipazione dei romeni, subito dopo la guerra, alla strage di Villarbasse, ma per fortuna allora esisteva ancora la pena di morte e giustamente sono stati fucilati La Barberu, Johann Puleu, Johan L'Igntolui, e Franzisku Sapuritulu. Romena era certo Leonarda Cianciullui, la saponificatrice e, come dice il nome chiaramente straniero, romena doveva essere Rina Fort, l'autrice della strage di via San Gregorio nel 1946. Per non dire dell'origine romena della contessa Bellentani (che da nubile faceva Eminescu) che nel 1948 sparava sull'amante a Villa d'Este. Romena non era Maria Martirano ma certamente lo era il sicario Raoul Ghianu che, su mandato di Giovanni Fenarolu, l'ha uccisa nel 1958 (tutti ricorderanno il delitto di via Monaci) e romeno era il maestro Arnaldu Graziosul che nel 45 aveva ucciso, si dice, la moglie a Fiuggi. Romeno era il Petru Cavalleru che con la sua gang aveva compiuto un'audace e sanguinosa rapina a Milano, e romeni erano i membri della sciagurata banda di via Osoppo. Benché mai scoperti, romeni erano gli attentatori della Banca dell'Agricoltura (certamente romeni erano Fredu e Venturu) e gli autori della strage alla stazione di Bologna. Romeni erano stati i sospetti di corruzione di giudici come il Previtului e il Berluschescu, romeno il ragazzo Petru Masu che nel 1991 aveva ammazzato i genitori e i due ragazzi Erika (tipico nome extracomunitario) e Omar (romeno e musulmano per giunta!) che avevano ucciso madre e fratello di lei a Novi Ligure. Romena era senza ombra di dubbio la signora Franzonescu di Cogne, i due coniugi di Erba Olindu e Roza, romeni erano sia Sindoara e Calvuli che i loro uccisori, romeni i banchieri che recentemente hanno portato al fallimento tanti risparmiatori, romeni i bambini di Satana, romeni i miserabili che gettavano pietre dai ponti dell'autostrada, romeni i sacerdoti pedofili, romeno l'assassino del commissario Calabresi, romeni i rapitori e uccisori di Moro, Casalegno, Bachelet, Tobagi, Biagi e altri, romeni gli assassini di Pecorelli e la banda della Uno bianca, e per concludere romeni gli assassini di Mattei, del bandito Giuliano, di Pisciotta, di Mauro De Mauro, dei fratelli Rosselli e di Matteotti. Romeni erano Giulianu e gli autori della strage di Portella delle Ginestre, i colpevoli del caso Wilma Montesi (ricordate il cupo Piccionului?) gli sparatori dei morti di Reggio Emilia, i golpisti del Piano Solo; romeni erano i compagni di merende del mostro di Scandicci, gli autori degli attentati a Falcone e a Borsellino e del massacro di piazza della Loggia a Brescia, della strage dell'Italicus e di quella di Ustica, dell'omicidio Pasolini (forse anche Rom); romeni i gambizzatori di Montanelli, i commandos di via Fani e gli assassini di Moro, Coco, Occorsio, Alessandrini, Guido Rossa, Peppino Impastato, Pippo Fava, Piersanti Mattarella, Mino Pecorelli, Giorgio Ambrosoli, Ezio Tarantelli, Salvo Lima, don Pino Puglisi, Ilaria Alpi, Massimo d'Antona, Carlo Giuliani; romeni erano ovviamente l'attentatore del papa (agente dell'associazione Lupu Grigiu) e i massacratori di Dalla Chiesa e signora, romeno il rapitore di Emanuela Orlandi. Romeni infine tutti gli appartenenti al clan di Timisoara, Badalamentu, Provenzanul, Liggiu, Bontadeu, Rijnara, romeni gli strangolatori nazifascisti Tutu e Concutellului, evidentemente aderenti alle Guardie di Ferro di Codreanu. Questi romeni hanno distrutto l'immagine di un paese di persone oneste, timorate di Dio, aliene dalla violenza, rispettose delle differenze etniche, religiose e politiche. Meno male che finalmente ci siamo accorti che i colpevoli erano loro altrimenti avremmo continuato a scavare tra i faldoni delle procure italo-sovietiche senza cavarne nulla, mentre ora con una buona organizzazione di ronde leghiste potremo finalmente ripristinare legge e ordine in questo nostro sfortunato paese.

Umberto Eco

07/03/09

PROFONDO ROSSO A EST


I numeri della crisi sono tutti lì, impietosi. Peggio del peggiore degli incubi per tutti quei cittadini dei paesi dell'ex blocco sovietico che, dopo il crollo del muro di Berlino e il disfacimento dell'Urss, avevano riposto le loro speranze di una vita migliore nel libero mercato, abbracciando la filosofia del neoliberismo rampante senza se e senza ma. Oggi quelle speranze sembrano infrangersi una ad una sotto i colpi della crisi finanziaria globale, e la via d'uscita è sempre più lontana. L'elenco è impressionante e molti di questi paesi fanno parte dell'Unione Europea. Il primo a suonare il campanello d'allarme è stata l'Ungheria. Nell'ottobre del 2008, Europa e Fondo monetario internazionale (Fmi) hanno concordato con Budapest un prestito di 25,1 miliardi di dollari per evitare la bancarottta. La crescita economica oggi segna un -3,5%. Piena recessione, dunque, dovuta al collasso dell'export verso l'Europa occidentale. In Bulgaria, nei primi due mesi del 2009 i sindacati stimano abbiano perso il posto di lavoro più di 50.000 persone. Il sistema finanziario della Repubblica Ceca, invece, è stato poco coinvolto nella fase iniziale della crisi finanziaria globale. Ma la sua economia è fortemente legata all'export (quasi il 70% del Pil). Il risultato è che nel solo mese di gennaio 45.000 posti di lavoro sono andati in fumo, portando il tasso di disoccupazione al 6,8%. Quanto alla Repubblica Slovacca, la produzione industriale è crollata a dicembre del 16,8% su base annua. Il dato peggiore degli ultimi 10 anni. Il governo slovacco prevede un ulteriore peggioramento della situazione con il crollo dell'export verso i paesi dell'Europa occidentale. In Polonia (per ora unico paese dell'Europa dell'Est ad aver evitato il peggio) la crescita economica è scesa dal 6,7% nel 2007 al 4,8 nel 2008. E gli esperti prevedono un crollo del Pil nazionale per il 2009 che dovrebbe attestarsi intorno all'1,4%. Anche la Romania ha chiesto aiuto all'Europa e all'Fmi. L'export verso occidente è crollato e molte industrie hanno annunciato il taglio di posti di lavoro. Altro paese sull'orlo del baratro è la Serbia che sta negoziando con l'Fmi un prestito di 2 miliardi di euro per aprile. Nel 2008 la crescita economica era stata del 5,5%. Belgrado prevede una contrazione per il 2009 di 5 punti percentuali. Ma la Banca centrale ha fatto sapere che il paese si trova già in recessione. Decisamente preoccupante la situazione dell'Ucraina. La produzione industriale è crollata di un terzo su base annua, mentre la produzione mineraria e metalmeccanica si è ridotta della metà in un anno. Il sistema bancario è al collasso. Tre tra le più grandi banche del paese sono state messe sotto amministrazione controllata e la moneta nazionale è colata a picco. L'Fmi ha promesso un prestito di 16,4 miliardi di dollari. Ma a complicare le cose ci si mette la fragilità delle istituzioni di governo e le beghe politiche interne, tanto che l'Fmi si è rifiutato di sborsare una seconda tranche d'aiuti. Non meno preoccupante la situazione delle Repubbliche Baltiche che dopo anni di crescita al ritmo del 10-11% annuo sono piombate nel giro di pochi mesi a crescita zero, come la Lituania e l'Estonia. Mentre la Lettonia, il cui governo ha dato le dimissioni dopo le massicce manifestazioni di protesta dello scorso gennaio, oltre la crisi finanziaria deve affrontare anche lo scoppio della bolla immobiliare. E infine la Russia che per la prima volta dopo 10 anni di crescita, nel 2009 vedrà la sua economia contrarsi del 2,4% e scivolare verso la recessione. A gennaio 300.000 russi hanno perso il lavoro. Il numero dei disoccupati in un anno è salito a 6,1 milioni di unità: l'1.6% in più rispetto al mese precedente.

m.ca. – il manifesto 06/03/09

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

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