04/03/09

L'IMPORTANZA DELL'ESEMPIO NELL'ETA' SCOLARE


La famiglia, la scuola, lo studio e… l’esempio: questo il percorso attraverso il quale lo scolaro dovrebbe via via formarsi e, crescendo, tras-formarsi in cittadino. L’educazione civica nella scuola primaria, che ai miei tempi (inizio anni ’70) era materia d’insegnamento, oggi purtroppo é solo un lontano ricordo. Proprio ora che la decadenza culturale, nel senso ampio del termine, raggiunge abissi impensabili credo che il ripristino dell’ora di educazione civica settimanale sarebbe una bella cosa. Invece il tempo scolastico viene dedicato soltanto alle tante materie “importanti” e i ragazzi vengono plasmati a immagine e somiglianza di questa società consumistica che corre, corre verso mete oscure e sconosciute (forse con questa crisi adesso correrà un po’ meno, ma comunque…). A farne le spese è in realtà proprio l’educazione in senso lato dei nostri ragazzi. Così la fondamentale consapevolezza di far parte di una comunità che presuppone regole e comportamenti individuali rispettosi degli altri, per mancanza di tempo, non viene neppure lontanamente sfiorata dall’insegnamento. Oggi abbiamo ragazzi svegli (anche troppo) che però (e purtroppo) sono cittadini sonnolenti. Ciò premesso arrivo al dunque di questa mia lettera. Da due anni circa il nostro Comune (su proposta della Provincia Autonoma di Trento) ha avviato una campagna di sensibilizzazione ambientale a tema denominata "Mobilitiamoci". L’intento era (è) quello di “sconsigliare”, per così dire, la gioventù dal vizio di recarsi a scuola in automobile. In verità, è ovvio, l’invito intendeva (intende) disabituare non gli scolari bensì i genitori dall’insana abitudine di accompagnare in auto i figli. Il nostro Comune, con merito, si è dunque subito attivato e per agevolare l’iniziativa è intervenuto direttamente rinnovando marciapiedi, disegnando percorsi pedonali, revisionando la viabilità e predisponendo posteggi per auto decentrati. Tutto questo, nelle aspettative, avrebbe dovuto scoraggiare anche i più incorreggibili genitori ed avviare quell’auspicato circolo virtuoso che serviva da innesco all’attecchimento del progetto provinciale. Risultato: una parte considerevole di ragazzi e bambini sono riusciti a convincere i genitori; una parte, fortunatamente meno consistente, no e di questa parte i genitori continuano a comportarsi come se gli appelli non fossero mai stati fatti. Mi si dirà: cosa centra la scuola in tutto questo? La scuola, in quanto maestra di vita, centra nella misura in cui anziché apprezzare, sostenere e incoraggiare la parte virtuosa dei genitori e degli alunni e, di converso, stigmatizzare quella viziosa, tace o addirittura contribuisce essa stessa a dare esempio negativo ai ragazzi. Mi riferisco in particolare a un insegnate che, nonostante abiti in paese a poche centinaia di metri dalla scuola, si reca alle lezioni non a piedi bensì in auto. A mio avviso, lungi dal voler atteggiarmi a intransigente censore o moralista, questo non va bene. Ed anche se so benissimo che non è possibile obbligare chicchessia a uniformarsi ai comportamenti altrui, visto che la libertà individuale non è discutibile, è fondamentale che ognuno cerchi di fare la propria parte. Quindi gli insegnanti, ancor più che i genitori, col loro esempio dovrebbero sforzarsi di far sviluppare una sensibilità diversa nei ragazzi cercando di far capire anche ai più ostinati quanto moderna, progressista ed eticamente corretta sia questa iniziativa pubblica. Credo sia la miglior lezione che un maestro possa dare ai suoi alunni: un’educazione civica viva, spiegata ed esemplificata in prima persona da chi insegna come si diventa Cittadini.

Lettera firmata pervenuta il 28/02/09

Caro genitore la sua lettera dice assolutamente bene. La condividiamo al 100%. Aggiungiamo soltanto un appunto che, prima ancora che agli operatori scolastici, facciamo all’amministrazione del nostro paese per non aver insistito un po’ di più nel sollecitare i genitori. Ricordargli, di tanto in tanto, quanto era (ed è ancora) importante l’iniziativa in questione. Questo perché è un fatto inconfutabile che viviamo in perenne amnesia. Le novità che presuppongono un po’ meno pigrizia del solito (pratica e mentale) vengono assimilate e metabolizzate sulla spinta di impulsi che devono essere continuamente rimandati, pena ricadere nell’antica abitudine. Qui ci pare di poter dire che si sia agito in modo troppo blando. Si sarebbe potuto rinfrescare di tanto in tanto le corte memorie e aggiungere interesse nei ragazzi coinvolgendo direttamente i genitori. Proprio in questi giorni, per esempio, è partita una bella iniziativa da parte della municipalità di Riva del Garda che ha adottato il cosiddetto Piedibus per “portare” gli scolari alle lezioni. Il Piedibus è il prodotto di un'idea sviluppata in Danimarca diversi anni fa allo scopo di promuovere l’esercizio fisico nei bambini. È ormai diffuso in tutto il Nord Europa e negli Stati Uniti, mentre in Italia è solo all'inizio, ma in rapida evoluzione. Il progetto è nato con lo specifico scopo di combattere il crescente fenomeno dell’obesità infantile, ma si è rivelato utile anche per promuovere la socializzazione e l’autostima dei bambini e, cosa non secondaria, per ridurre il traffico veicolare nei pressi delle scuole. In pratica, i bambini, anziché prendere l’autobus o lo scuolabus, o l’auto di mammà, alla fermata si aggregano ad una comitiva guidata da alcuni addetti fino a scuola, e viceversa al ritorno a casa. Il Piedibus è organizzato come un vero autobus, con linee, fermate, orari, autista, controllore e regolamento: "trasporta" i bambini dalla fermata più vicina a casa fino a scuola in modo sicuro, ecologico e salutare. L'organizzazione dei Piedibus è curata da comuni, ASL, scuole o associazioni ed è generalmente affidata a volontari che assicurano il servizio. Nei paesi nordici funziona bene perché le popolazioni locali hanno, come è noto, una forma mentis diversa da quella latina. Di conseguenza anche rigore e sensibilità diverse nell’ adottare provvedimenti di interesse generale. Mediamente in Danimarca, in Germania, in Inghilterra o in Svezia la cittadinanza risponde adeguatamente senza furberie e senza bisogno di avere sempre il carabiniere o il vigile alle calcagna: se c’è un senso unico lo si rispetta; se dalla tal ora la sosta è vietata, da quell’ora in poi non si sosta, se in quel luogo è divieto lì l’automobile non viene lasciata, eccetera. È un fatto culturale, un segno di maturazione civica raggiunta, che nella nostra bell’Italia è ancora una lontana chimera. Qui da noi (Tesero incluso, naturalmente) le trasgressioni al codice stradale sono perpetrate quotidianamente addirittura con un che di compiacimento, non da tutti certo, ma da molti. È questo stile farabutto e brigantesco che ci frega, questa incapacità di mettere al muro (in senso figurato) i troppi troppo furbi, che agiscono quasi ammirati, che ci impedisce di diventare una nazione civile.

L’Orco

LA BIBBIA DI TREMONTI


Supponiamo di andare dal dottore per un dolore, un malessere, una crisi. E supponiamo che, richiesto di una diagnosi, il medico dica: «Non saprei, proviamo a studiare le interiora di un pollo». Oppure che dica: «Beh, come prima terapia, faccia le corna e tocchi ferro». La cosa ci sembrerebbe inquietante, e cambieremmo medico. Ora, altro scenario. Supponiamo di essere al cospetto del ministro dell'economia, tale Tremonti Giulio, in diretta tv davanti a 4 milioni di italiani (Annozero), e che alla domanda sulla crisi egli risponda: «Questo non è il momento per leggere i libri di economia, ma per leggere la Bibbia». Bene. Questo è quello che abbiamo, non per fantasiosa ipotesi, ma per davvero. Crisi imprevedibile, crisi senza controllo: una macchina che va a duecento all'ora guidata da un pinguino bendato darebbe la stessa affidabilità che sa darci, oggi, Tremonti Giulio. Un continuo balbettio, serene ammissioni che si brancola nei buio, unite a deliziose accuse ai media, che hanno fatto vedere gli sfigati di Lehman Brothers con gli scatoloni in mano. Colpa della tivù. Divertente. Come divertente è vederlo usare toni da Savonarola, lui, che era l'alfiere della finanza creativa e oggi è «keynesiano rinato». Intanto, questo grande lettore della Bibbia chiude la sua Scip 2, ambiziosa cartolarizzazione di immobili, con un buco di quasi due miliardi di euro. Figuraccia. E però, bontà sua, non vede il rischio di un aumento dell'evasione fiscale. Divertente pure questo. Ma ci pensa la buona informazione (SkyTg24 Economia) a darci una notizia che fa fare un salto sulla sedia. Il famoso condono fiscale tombale del 2002 - varato da un Tremonti prebiblico - doveva portare a casa 26miliardi, ma ne mancano 5. Il 20 per cento dei condonati ha evaso pure il condono fiscale, dato che la legge li considerava redenti e non punibili già dopo la prima rata. Date retta, leggete la Bibbia! Come ministro dell'economia sarebbe meglio avere una statua di sale.

Alessandro Robecchi

02/03/09

BANCHE DI GOVERNO E DI RAPINA


Le banche e gli enti di controllo sono i primi responsabili della catastrofe finanziaria. Dov'erano in questi anni la Banca d'Italia, la Consob, l'ABI, i ministri del Tesoro? I Tremorti e i Padoa Schioppa? I Fazio e i Draghi? I Geronzi, i Passera, i Profumo? I sindaci che hanno investito in derivati le tasse dei cittadini? Gli analisti finanziari? I giornalisti economici? I Cardia e i Capuano? I titoli spazzatura, i futures senza futuro, i subprime, i Cdo, i buchi di bilancio, le esposizioni bancarie senza garanzie. Questi signori o sapevano tutto, e allora sono dei criminali e vanno perseguiti, oppure sono degli incompetenti da licenziare al più presto. Il rinnovamento deve partire dai vertici finanziari. Liquidare i politici e lasciare al loro posto i banchieri non serve a nulla. Al prossimo giro chi ha il controllo del sistema finanziario eleggerà altri prestanome, servi o soci in affari. Per salvare il Paese distrutto dalle banche si prestano soldi alle banche senza rimuovere i responsabili. E' un mondo alla rovescia. Si premiano con soldi pubblici, frutto delle tasse delle famiglie, gli stupratori del risparmio dei cittadini. Senza neppure chiedere un ricambio, con Passera e Geronzi al loro posto con stipendi da milioni di euro. Invece di fare un passo indietro, hanno fatto due passi avanti. I responsabili sono premiati, i cittadini, spesso, hanno perso tutto. Se rubi per fame del prosciutto al supermercato ti arrestano, se mandi sul lastrico migliaia di famiglie diventi presidente di Mediobanca. E' in atto una rimozione collettiva. Le banche controllano i giornali, sono presenti nei consigli di amministrazione dei gruppi editoriali. Lo tsunami finanziario è descritto come un evento soprannaturale, qualcosa di inevitabile, di cosmico. I vertici delle banche sono vittime della situazione, non responsabili. Quanto hanno guadagnato di stock option negli ultimi anni i banchieri grazie ai titoli tossici? Di quanto si sono ridotti lo stipendio dopo la crisi? Credo che sia necessario una pubblica discussione con dati, nomi, responsabilità, guadagni illeciti di chi è stato al vertice delle istituzioni finanziarie e dei loro complici dell'informazione. Nel frattempo, non un solo euro dello Stato alle banche.


Beppe Grillo

01/03/09

PIACERE MOZART


È l’unico pezzo di Mozart per questo tipo di ensemble (quartetto di fiati, oboe, clarinetto, corno, fagotto, più pianoforte). La resa sonora che deriva dall’amalgama di questi aerofoni al piano è eccelsa. Il resto, si fa per dire, ce lo mette, come al solito, la genialità dell’Autore. Risalente al 1784 e dunque prodotto nella piena maturità del Musicista, questo godibilissimo Quintetto in mi bemolle maggiore K. 452 è il perfetto equilibrio fra il più acceso divertimento ed il sublime distacco aristocratico. La presenza dei fiati attrae verso la sfera dello scherzo, ma la presenza del pianoforte sembra far gravitare altrove questa pagina. La dialettica resta irrisolta per tutto il tempo assegnato alla musica da Mozart. Come nei concerti per pianoforte appartenenti allo stesso periodo creativo, il gioco imbastito dal musicista salisburghese dissimula in continuazione un teatro inesauribile di affetti. Fin dalle prime battute il Quintetto prepara ad un continuo gioco di ribaltamento di situazioni, proprio come se l’ascoltatore fosse finito nel mezzo di una commedia. Probabilmente è nel Larghetto centrale che si rintraccia la più inesauribile rassegna di prodigi musicali ottenuti da Mozart, anche con audaci cromatismi propiziati dalla presenza dei fiati. E nella stretta relazione con il primo movimento ed il Rondò finale si fa ancor più evidente la fisionomia propria di un concerto.

27/02/09

NUCLEARE, A RIECCOLO


E così, a villa Madama, tra una barzelletta e un pasticcino, Italia e Francia hanno sancito l’accordo che prevede la realizzazione sinergica (ENEL - EDF) di quattro centrali nucleari nel Belpaese entro il 2020. Del referendum del 1987, che aveva determinato invece la fine dell’era atomica italiana e la chiusura delle centrali allora in attività o in fase di costruzione (Caorso, Trino Vercellese e Latina), è stato fatto carta straccia. Ma sono trascorsi quasi 22 anni. Erano altri tempi e l’Uomo della provvidenza, con le sue bocche da fuoco mediatiche, non aveva ancora annichilito totalmente i cervelli delle genti italiche. Allora gli italiani riuscivano ancora a ragionare…
Dunque cari amici ambientalisti mettiamoci il cuore in pace: le centrali si faranno. Con le buone o con le cattive, si faranno. Velocemente. Sicuramente. Senza problemi. Ce lo dice con piglio deciso il ministro Scajola: senza nucleare l’Italia non ce la farà! Le necessità energetiche del Paese, crisi o non crisi, sono costantemente in aumento. E se ce lo dice lui… Ricordo per gli smemorati che quello stesso Scajola (all’epoca ministro degli Interni), per trasferirsi dalla sua lussuosa villa di Imperia a Roma e viceversa, era riuscito a imporre ad Alitalia, a suo esclusivo servizio, un apposito volo di linea facente scalo all’aeroporto di Albenga! Ergo, se tutti gli italiani, in fatto di consumo energetico, prendessero esempio da questo signore non ce la caveremmo neppure con 100 centrali nucleari. Ma questa è un’altra storia, che però dà un’idea di codesta cosiddetta classe dirigente. Quanto al gran Capo non occorre aggiungere niente, sappiamo già tutto: possiamo soltanto scommettere che le centrali non le farà costruire nelle vicinanze di Villa Certosa in Sardegna, anche se tecnicamente proprio lì la localizzazione sarebbe la migliore possibile. Ma – ci rassicura Scajola – questo non sarà un problema:
ci sarebbero infatti già 34 municipalità pronte ad ospitare, con grande piacere, le nuove centrali. Sarà da credergli? Ma certo!
Le favole italiane sul nucleare non si contano e quella che vorrebbe far credere che con questo combustibile l’Italia finalmente acquisirà autonomia energetica è una delle tante. Cosa vuol dire autonomia energetica? Sapete quanta disponibilità di uranio c’è in Italia? Attualmente noi (cioè l’Enel, che partecipa direttamente e da tempo al nucleare francese) compriamo energia elettrica prodotta col nucleare dalla Francia. La Francia, con alcune decine di centrali atomiche (l’alto numero d’impianti è dovuto all’antica tradizione nuclearista francese di derivazione militare), ha un surplus di produzione che giocoforza deve rivendere. I consumatori italiani, ovviamente, pagano quell’energia ai distributori nazionali da essi acquistata in Francia. Vi sembra scandaloso tutto questo? O non è invece del tutto ovvio? O c’è qualcuno che pensa che la corrente elettrica prodotta direttamente dall’Enel in Italia, per esempio nelle centrali di Cardano o di Santa Massenza, o di Tesero, agli utenti italiani venga regalata? Non credo che alla fine in bolletta la corrente elettrica di una prossima centrale termonucleare italiana ci costerà meno di quanto adesso ci costi acquistandola dalla Francia. Anzi! Considerata la predisposizione predatoria del management italiano e la sua innata vocazione a far la cresta a tutto ciò che pagano i consumatori, alla fine, probabilmente, la luce prodotta dal nucleare italiano risulterà più cara di quella francese importata. Quel che è certo e che ci si guarda bene dal dire è che il nucleare ha dei costi pazzeschi in termini ambientali e di sicurezza (lo abbiamo pubblicato più di una volta su queste pagine), e se sono vere, come sono, le considerazioni appena fatte sopra, meglio, molto meglio, continuare ad acquistare la corrente da chi le centrali già le ha e ne produce in eccedenza. Ci permettiamo quindi di pubblicare qui di seguito un breve dodecalogo. Dodici luoghi comuni, da sfatare, sul nucleare e su altre fonti energetiche che abbiamo ricavato da un libello redatto da due ricercatori del CNR di Bologna. Ve li sottoponiamo tanto perché possiate meditare e ragionare. Non si sa mai che alla fine, prima che venga posata la prima pietra, si rifaccia magari un referendum.

L’Orco

DODICI MITI DA SFATARE

1. L’energia nucleare è necessaria per garantirci una maggiore indipendenza energetica.
I paesi europei non possiedono riserve significative di uranio. Se anche le avessero, e ipotizzando di produrre tutta l’elettricità per via nucleare, avremmo soddisfatto meno di un quarto del nostro fabbisogno energetico negli usi finali. Oltre tre quarti dei nostri consumi attuali sono costituiti infatti da combustibili che non si possono produrre con centrali nucleari.
2. Bisogna ricorrere al nucleare per contrastare il caro-petrolio.
Il petrolio serve principalmente per produrre combustibili liquidi per i trasporti e come prodotto di base per la petrolchimica. L’energia nucleare invece è unicamente elettricità. Le due cose sono totalmente disgiunte: la Francia, che produce il 78% dell’elettricità per via nucleare, consuma più petrolio dell’Italia che – con un numero di abitanti quasi identico – non ha centrali nucleari attive.
3. Siamo costretti a importare energia elettronucleare dalla Francia a prezzi elevati.
L’esigenza non è nostra ma dei francesi. Le centrali nucleari non possono essere accese e spente a piacere e funzionano a ciclo continuo. Di notte, nelle ore di minore domanda, il sistema elettrico francese ha l’esigenza tecnica di smistare elettricità ai Paesi confinanti, Italia inclusa, per garantire la stabilità del proprio sistema. Si tratta di una vendita a basso costo, molto gradita alle società energetiche straniere.
4. Per produrre quantità consistenti di elettricità per via fotovoltaica bisognerebbe coprire tutta l’Italia di pannelli.
Con le tecnologie attuali, lungi dall’essere ottimizzate, la superficie del territorio nazionale da ricoprire per soddisfare l’intero fabbisogno elettrico nazionale sarebbe quella di un quadrato con lato inferiore ai 50 km: 2400 km², un’area estesa quanto la provincia di Piacenza.
5. I biocombustibili sostituiranno benzina e gasolio.
Anche usando bioetanolo da canna di zucchero (il biocombustibile più efficiente ed energicamente oggi disponibile) per sostituire i 18 miliardi di litri di benzina consumati annualmente in Italia servirebbero 50.000 km² di terreno agricolo.ma le auto a benzina sono ormai meno della metà dei vicoli in circolazione e non abbiamo tutta quella superficie agricola a disposizione; anche se l’avessimo, la canna da zucchero non cresce in Italia.
6. Oggi possiamo disporre di tecnologie “a carbone pulito”.
Il carbone pulito è uno slogan commerciale vuoto e ingannevole; il carbone resta la fonte fossile più inquinante tra quelle oggi disponibili. Il sedicente carbone pulito prevede il sconfinamento della CO² nel sottosuolo; ammesso che questa tecnologia possa mai essere disponibile su larga scala, e competitiva dal punto di vista economico, occorreranno ancora due o tre decenni.
7. Le centrali a fissione di nuova generazione e la fusione nucleare risolveranno a breve e definitivamente il problema energetico.
La fattibilità tecnica e la convenienza economica del nucleare di quarta generazione e della fusione nucleare sono ancora da dimostrare. Se queste nuove tecnologie saranno realizzate – il che è messo in dubbio da autorevoli scienziati – i loro stessi sostenitori ne prevedono al commercializzazione fra 30-40 anni. Il nostro problema energetico è purtroppo molto più impellente.
8. L’energia solare non potrà mai soddisfare il fabbisogno energetico dell’umanità.
Lo sterminato flusso di energia elettromagnetica solare è l’unico, in termini quantitativi, che può garantire il soddisfacimento del fabbisogno energetico dell’umanità nel lungo termine. All’energia solare si può aggiungere il contributo dell’energia elettrica del sottosuolo terrestre, anch’esso potenzialmente immenso.
9. Le rottamazioni di auto ed elettrodomestici portano beneficio per l’ambiente.
Questa affermazione può essere vera a livello locale, per esempio quando il risultato è mettere in circolazione auto nuove e meno inquinanti. Ma il bilancio a livello globale, in termini di consumo di energia e di risorse utilizzate per fabbricare i nuovi beni e rottamare quelli vecchi, risulta sostanzialmente negativo.
10. La superficie terrestre galleggia sul petrolio, basta cercarne ancora e lo si troverà.
Un conto è trovare giacimenti di piccole o medie dimensioni, come quelli della Basilicata, un altro trovare giacimenti “supergiganti” di petrolio di buona qualità e a costi di estrazione bassi, come quelli sauditi. Sono questi ultimi a fare la differenza sui mercati mondiali del petrolio. Di giacimenti di questo tipo non se ne trovano più da decenni e c’è un diffuso scetticismo sul fatto che se ne possano trovare ancora. Il tutto a fronte di una domanda che continua ad aumentare sotto la spinta della crescita economica impetuosa di paesi come Cina, India, brasile e Russia.
11. Il metano non inquina.
Il gas naturale è certamente il meno inquinante tra i combustibili fossili, ma anch’esso inquina: la sua combustione con l’ossigeno dell’aria produce ossidi di azoto, particolato ultrafine e anidride carbonica.
12. L’idrogeno è l’energia pulita del futuro.
L’idrogeno non è una fonte di energia primaria ma un vettore energetico, come l’elettricità. Per usarlo bisogna prima produrlo, consumando energia. Estrarlo dall’acqua richiede la stessa quantità di energia che è poi in grado di generare reagendo con l’ossigeno per ridare acqua. Non si può neppure dire che l’idrogeno sia “pulito”: è pulito o sporco a seconda della fonte di energia usata per ottenerlo. L’idrogeno sarà l’energia pulita del futuro soltanto se sarà prodotto utilizzando fonti rinnovabili.

Da Energia per l’astronave Terra – di Armaroli e Balzani – Zanichelli 2008

24/02/09

CORAGGIO CERCASI


C’è un deficit di coraggio. L’anonimo volantino che gira per la valle (e che finalmente oggi siamo riusciti a leggere) è l’ennesima prova della mancanza di attributi del fiero popolo di Fiemme. Cari Fiemmazzi la Chiesa vi ha rovinati. Avete perfettamente assimilato il suo principale insegnamento: lancia il sasso e nascondi la mano. La paura di perderci qualcosa, che incombe sempre sul vostro agire, riduce a meno di niente la valenza del vostro dire. Per cambiare la musica ed essere “credibili” bisogna (ri)metterci la faccia personalmente e a volte rischiare l’ostracismo. Quanti siete? Uno, nessuno o 100.000? Se siete un gruppo, magari addirittura consistente, dovete palesarvi. Non c’è alternativa. Le rivoluzioni si fanno perdendoci del proprio, non restando sottotraccia a costo zero. Affinché il fiume s’ingrossi c’è bisogno di visibilità. Altrimenti come pensate di aggregare altra gente alla causa e quale seguito pretendete di avere? Le vostre considerazioni possono anche essere condivise. La cupola esiste, ma sotto la cupola c’è il resto della basilica in cui si mimetizzano i tanti, più o meno grandi, interessi e privilegi. Pur ammettendo che anche l’esercito delle giacche a vento serva in qualche modo alla cupola per legittimarsi, per agire e garantire i ritorni ai grandi elettori, cioè ai beneficiari ultimi del grande giro di denaro pubblico, la vostra, mi permetto di dire, è un’analisi superficiale e grossolana. I "giaccaventisti" sono poco più che folclore, niente di più. La verità è che la dabbenaggine qui è generalizzata e indotta scientemente: questa è infatti la condizione primaria perché un gruppo di potere possa imperversare a lungo. Il problema non sono “i nostri soldi”. Le considerazioni da fare sono altre. Per esempio, vi siete mai chiesti chi beneficerà realmente dei 16 milioni che i mondiali – si dice – precipiteranno su Predazzo? E, soprattutto, ci avete pensato a quanto territorio verrà sacrificato ancora per agevolare logistica e viabilità? E quanti studi tecnici famelici approfitteranno una volta di più dell’occasione per banchettare sbranando la valle e peggiorandone la vivibilità complessiva? E riuscite a capire quanto sia fondamentale il ruolo dell’informazione, a base di oberkrajner, mitizzazioni fasulle e interviste blasfeme su presepi e pellegrinaggi, in tutto questo? Vi rendete conto di quanto sia strategico il quotidiano lavoro radiofonico prodotto da M.F. e quello dei giornalini locali per creare l’humus ideale in cui anestetizzare le coscienze e permettere alla cupola di prosperare indisturbata? Queste sono le questioni da affrontare se veramente volete che qualcosa cambi. Con l’anonimato purtroppo non si fanno né proseliti né informazione, casomai si stuzzica una superficiale pruriginosa curiosità, perché, come diceva quel tale scrittore americano, “chi non è disposto a correre dei rischi per le sue idee o non vale niente o non valgono niente le sue idee”.
Se ne avete piene la palle e volete tentare di cambiare allora mettetevi in gioco, esercitate per quanto possibile la dialettica democratica, fate circolare le idee, scrivete e pubblicate alla luce del sole, aborrite l’ignavia. Abbiate il coraggio di subire eventualmente anche demonizzazione e isolamento. Ma criticate nel merito le cose che vanno criticate. Se siete nel giusto un po’ alla volta la vostra alienazione si farà meno opprimente e forse un giorno girandovi troverete qualcuno che vi sta seguendo. Gli strumenti ci sono, ma servono strategie intelligenti. Ma prima di tutto, visto che – come dite – le avete piene e perciò pronte all’uso, le palle mettetecele!


L’Orco

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

MINU
Foto di Sabina

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