21/07/08

PERCHÉ NO AL CAMPO DA GOLF A DAIANO


Proponiamo un interessante documento pubblicato sul numero 12 di Questotrentino, che Ruggero Vaia, ricercatore cavalesano presso il C.N.R. di Firenze e fisico di fama nazionale, ha inviato, “a futura memoria”, ai consiglieri comunali di Carano e Daiano. Oggetto dell’intervento sono i consumi idrici relativi al previsto campo da golf in località Ganzaie. Vaia mette bene in evidenza la forte discrepanza tra i dati ufficiali resi pubblici e quelli di provenienza scientifica. Peraltro l’articolo mette in luce, una volta di più, anche il grosso limite del sistema informativo: di come esso, dicendo od omettendo di dire, possa distorcere la percezione delle cose e confondere l’opinione pubblica.


Egregi consiglieri comunali e membri della "commissione sul golf", voglio qui prescindere totalmente da quelle che possono essere considerate opinioni: pongo solo alla vostra attenzione un dossier con stime, dati e studi scientifici, che ho raccolto da varie fonti, circa il consumo idrico medio di un campo da golf come quello progettato sui prati a circa 1400 metri di quota nei Comuni di Daiano e Carano. Avendo voi responsabilità diretta in questa scelta amministrativa, tali dati e studi potrebbero essere già a vostra conoscenza. Tuttavia deve essere noto anche agli abitanti di Carano e Daiano che gli amministratori conoscono i dati esposti in questa relazione, affinché, se il golf venisse realizzato e la disponibilità idrica per gli abitanti risultasse compromessa, la responsabilità individuale non abbia alibi. Un approccio superficiale lascerebbe pensare che il campo da golf differirà dagli attuali prati per la mera esistenza delle buche. Invece, informandosi su documenti non preconcetti né di parte, ci si può render conto che un campo da golf, qualunque campo da golf, a dispetto della sua bella apparenza, è un sistema botanico artificiale, che vuole solo certe graminacee ed elimina quelle autoctone mediante massicce dosi di pesticidi. E che soprattutto necessita di grandi quantità d’acqua. Per giunta, la localizzazione prevista a Carano-Daiano è doppiamente infelice: una zona esposta a meridione, dunque soggetta a massima evaporazione acquea dal suolo, su un versante in quota che dispone di un bacino imbrifero ridotto le cui poche sorgenti non ancora sfruttate saranno presumibilmente necessarie nel prossimo futuro per il fabbisogno civile e turistico dei due Comuni. Quanta acqua consumerà il golf? Per cercare di rispondere, si prendono qui in considerazione diverse fonti, alcune delle quali scientifiche, vale a dire fondate su misurazioni oggettive e motivate da puro intento conoscitivo, senza condizionamenti di parte. Per chiarezza mi riferirò ad una situazione come quella prospettata per Carano-Daiano: un campo da golf da 18 buche, la cui superficie è intorno ai 65 ettari, ovvero 650.000 metri quadrati. (...) Appare chiaro che le stime di consumo idrico dei campi da golf dipendono, oltre che dalla situazione geografica e climatologica, anche dalla "faziosità" della fonte che produce le stime. Fonti vicine al mondo del golf tendono a sottostimare i consumi, nella palese consapevolezza che si tratta di un grave svantaggio che può rendere socialmente inaccettabile la pratica del golf. Le fonti "ottimiste" danno una stima di 65.000-100.000 metri cubi all’anno, quelle "scientifiche" stimano 250.000-300.000 metri cubi all’anno, i più "pessimisti" (WWF) arrivano a prevedere un consumo di 600.000 metri cubi d’acqua annui. Vediamo ora cosa dice l’unico documento informativo su cui, per quanto ne sa il sottoscritto, si sono basate le decisioni finora adottate dai Comuni, dal Comprensorio e dalla Provincia. Trattasi dello studio di fattibilità del golf a Daiano-Carano, fatto eseguire dal Comprensorio C1 e datato 10 agosto 2006. Tale studio prevede un’irrigazione per ettaro evidentemente sottostimata e prevista su soli 18 ettari (ossia solo il 28% dei 65 ettari complessivi, mentre in genere ne viene irrigato più del 50%). Grazie anche ad altri ottimistici aggiustamenti, alla fine viene previsto un fabbisogno di soli 44.000 metri cubi all’anno. Una stima – ad essere sinceri – troppo sfacciatamente ottimistica, e tuttavia già preoccupante, perché è praticamente uguale al consumo di tutto il Comune di Daiano (45.319 metri cubi erogati su 460 contatori nell’anno 2005). Risulta oltremodo allarmante il fatto che le fonti "ottimiste" predicano un consumo doppio, mentre secondo i rapporti scientifici qui sopra esaminati il consumo medio sarà almeno 6 volte maggiore di quanto prospettato dallo studio comprensoriale. Vi pare plausibile che secondo lo studio comprensoriale il golf di Carano-Daiano possa diventare un modello esemplare a livello mondiale, capace di ridurre di ben 6 volte i consumi idrici degli altri gestori? O non sarà forse lecito sospettare che lo studio di fattibilità, più che perseguire fini conoscitivi, abbia il precipuo scopo di rendervi meno amara la scelta di approvare un’operazione che sarà dannosa per i cittadini che vi hanno eletti?

Ruggero Vaia

19/07/08

19/07/1985 – 19/07/2008


Fu la somma contemporanea e sconvolgente di 268 lutti individuali. Ma per la comunità paesana, eccezion fatta per quella parte direttamente coinvolta, fu soltanto emozione. Che durò poco. Poi l’istinto predatorio e animale, presente anche nella natura dell’uomo, riprese il suo corso, più famelico e brutale di prima. Proprio il profitto, attraverso l’alienazione del territorio, nelle sue varie forme, divenne la principale ragion d’essere di questa comunità. Per capire è bastato osservare le cose, giorno dopo giorno, in questo passaggio di tempo: i fatti, contraddicono palesemente i ripetuti “mai più…!”, le lapidi e i monumenti. Tolta l’ipocrisia, la verità è trasparente. Se ci fosse stata una traccia, ancorché minima, del dolore collettivo e di essa ne esistesse ancora una parvenza, oggi, in questo anniversario, ma anche nei ventidue precedenti, si sarebbe dovuto fare soltanto una cosa: tacere. Dopo ventitré anni, per un insperato riflusso di decenza, la recita potrebbe anche finire.

Ario Dannati

17/07/08

LA MUSICA DA TRE SOLDI


E così, tra il budget che non c’è più e la cultura ben ostentata ma che in verità non c’è mai stata, l’ Estate musicale di Fiemme è sparita, ahinoi, dal calendario delle manifestazioni di contorno dell’offerta turistica fiemmese. Per oltre 20 anni aveva rappresentato un’occasione d’ascolto musicale di qualità per quei tanti o pochi valligiani che attendevano con impazienza, anno dopo anno, l’uscita della brochure col cartellone della nuova programmazione. Di ciò, forse, va ringraziato anche l’affermarsi della rassegna di interesse provinciale denominata I suoni delle Dolomiti, che ha probabilmente dirottato verso di essa parte considerevole delle sempre più ridotte disponibilità finanziarie provinciali dedicate alla musica. In verità le due iniziative per qualche anno sono convissute, ma forte era il sentore che ormai il rubinetto P.A.T. dispensasse col contagocce la pecunia per Cavalese e fosse quindi imminente l’inevitabile soppressione, da parte della APT fiemmese, della gloriosa rassegna estiva di musica colta. Naturalmente gli analisti di Trentino s.p.a. avranno adeguatamente ponderato la cosa, verosimilmente assecondando una precisa strategia d’immagine, che però noi non condividiamo. Scrivevamo infatti, quasi un anno fa, in risposta a una dura presa di posizione, di un illustre musicista, contraria all’iniziativa provinciale: “Quando la si ideò (I Suoni delle Dolomiti, n.d.r.), gli strateghi della promozione turistica provinciale, sulla base dei dati di mercato, sapevano che il punto debole del turismo in provincia, cui dare urgentemente “risposte” nuove, era rappresentato dall’offerta estiva delle località montane. Bisognava rompere l’inerzia di un turismo troppo compassato e troppo poco dinamico. Un turista che si “accontenta” solo di aria buona e di silenzio, che non si muove e non consuma, non è sufficientemente “produttivo”. Pertanto tra le tante trovate che si escogitarono per far correre la gente e dunque i soldi e tentare di diversificare il “target” tradizionale, rappresentato da ospiti piuttosto anziani, ci fu anche quella di puntare su proposte di qualità. Nella fattispecie proposte che abbinassero l’arte della musica (che teoricamente è la meno mediata e quindi quella di più facile presa) all’immagine più pura del nostro territorio. Cioè appunto quelle Dolomiti conosciute nominalmente in tutto il mondo. L’idea era buona (fatte salve le intollerabili contraddizioni da te ben sottolineate). Siccome però il turismo (cioè il business, che poi alla fine è il solo…fine) si fa coi numeri, il risultato è quello da te constatato: da un canto molte persone (troppe) radunate in luoghi che avrebbero bisogno del massimo rispetto, stravaccate sul pascolo che ascoltano?, mangiano panini, bevono birra, che magari si annoiano pure e di cui forse soltanto lo 0,% si entusiasma davvero per la proposta musicale, dall’altro parecchi autentici appassionati esclusi loro malgrado e impediti di assistere a concerti proposti da interpreti di livello assoluto in ore e luoghi più appropriati. In altri termini: le perle ai porci! Ma questo ai signori “promoters” non importa. Il fine è l’immagine che ne deriva, che poi si fa viaggiare in Internet, e il “ritorno” che essa produce: la consistenza dei soldi che il sempre più esuberante e insaziabile esercito degli operatori del settore si ritrova alla sera nel cassetto.”
Grande è quindi il rammarico, per quelli come noi, che, lavorando, senza utilizzare un’ intera giornata di libertà (per un evento della durata di un’ora e mezza!!), non potranno più permettersi di godersi un concerto di qualità superiore. Con la cara, vecchia Estate musicale e la sua programmazione serale in valle, invece, nel paese di residenza o, mal che fosse andata, a cinque, otto chilometri da esso, il tempo (anche in un giorno feriale) lo si trovava sempre. Ma, a prescindere da ciò, restiamo del parere che comunque la qualità di un concerto classico al chiuso, tanto dal punto di vista esecutivo quanto della resa sonora, non possa essere paragonato allo stesso concerto eseguito in piena aria, sotto il sole cocente o, tra lo sferzare del vento nell’imminenza di un temporale. Conveniamo che in un conteso naturale l’emozione potrà forse essere “particolare”, con il paesaggio, la passeggiata, l’alba o il tramonto che contribuiscono a creare atmosfere, ma la qualità musicale e la resa complessiva sarà certamente inferiore. È scientificamente provato infatti che la sollecitazione psicologica di un ascolto musicale al buio, rispetto a qualsiasi altra condizione ambientale, sia insuperabile. Dunque, concludendo, da quest’anno in valle a noi appassionati musicofili, nonché impenitenti tradizionalisti, resterà la musica da tre soldi: la fisarmonica di Tizio, il clarinetto di Caio, la chitarra di Sempronio e, per ovvi motivi – (portare sotto le cime di Lavaredo un organo intero sarebbe stato davvero troppo anche per l’infaticabile organizzazione de I Suoni) – la Rassegna organistica, che però, a nostro ricordo, per ragioni sia tecniche che organizzative, non ha mai superato la soglia della sufficienza. Nei sontuosi uditori di velluti rossi e drappi neri e nei teatri dei centri fiemmesi si susseguiranno concerti di bande e di cori della montagna!! che ben starebbero invece all’aperto. Abbarbicati tra le crode delle Dolomiti quelli orchestrali. La musica da piazza al chiuso e quella da camera all’aperto. Tutto davvero molto logico!

L’Orco

16/07/08

IL CASSONETTO DEGLI ECCESSI


I rifiuti che hanno ingombrato per mesi e ancora ingombrano le strade della Campania sono gli stessi che in altri contesti vengono raccolti, più o meno ordinatamente, nei sacchetti, nei bidoni, nei camion e negli ecocentri della raccolta differenziata. Si presentano ai nostri occhi in modo diverso, ma materiali e oggetti di cui sono composti sono uguali: in gran parte imballaggi; di plastica, cartone, vetro, legno e metallo; poi altri prodotti usa-e-getta (stoviglie, pannolini e gadget) e avanzi di pasti non consumati o di acquisti alimentari non cucinati. Nei rifiuti urbani - quelli che ciascuno di noi produce - non c'è quasi altro. I rifiuti domestici sono il residuo dei nostri consumi: cioè di cose che abbiamo comprato, pagato e prima o poi (più prima che poi) buttato, perché non ci servivano più. Gli imballaggi sono tanti: il 40%, in peso, dei rifiuti che produciamo; il 60-70 e anche più in volume, cioè prima di entrare nel ventre di un compattatore che li schiaccia un po'; i prodotti usa e getta fanno un altro 10-15%. Gli avanzi alimentari contano molto meno: sono mediamente 250-300 grammi al giorno a testa, compresi quelli prodotti dai mercati e dai negozi. Inoltre, in confronto con gli altri rifiuti, occupano poco spazio (l'organico è pesante); ma, se non vengono ritirati e trattati, si deteriorano in fretta: puzzano e attirano topi, insetti, parassiti e malattie. Lo fanno ovunque si trovino: sia abbandonati per strada che depositati in un cassonetto; sia in un contenitore per la raccolta differenziata che in una discarica. Gli imballaggi - in gran parte superflui - e gli articoli usa e getta che potrebbero essere sostituiti facilmente da prodotti lavabili e gli alimenti che buttiamo via ogni giorno. Perché abbiamo fatto la spesa con poca attenzione, incidono molto sul costo della vita: quasi un quarto di ciò che spendiamo. Poi dobbiamo spendere una seconda volta per il servizio di igiene urbana che li porta via, sperando che funzioni. Insomma, dentro i rifiuti che produciamo ogni giorno c'è l'equivalente della quarta settimana del mese: quella in cui molti si ritrovano senza denaro, perché hanno già speso tutto nelle prime tre settimane. Un'amministrazione che aiuti non solo a liberarci dai nostri rifiuti (portandoli via e trattandoli in modo differenziato, come è suo dovere fare, se noi collaboriamo), ma anche a liberarci dalla necessità di dilapidare un quarto delle spese correnti in imballaggi, in prodotti e in acquisti inutili aiuterebbe a superare il problema della quarta settimana molto meglio di qualche modesto aumento salariale. Si può fare. In molti paesi europei e in qualche città italiana si è già cominciato a farlo: con la vendita di prodotti sfusi (alla spina): detersivi, liquidi alimentari, prodotti in grani; con la riduzione al minimo degli imballaggi - evitando l'eccesso di packaging; latte, vino, birra e bibite in bottiglie a rendere (richiede un sistema di «logistica di ritorno», con la cauzione per il vuoto, che molti paesi civili hanno reintrodotto da tempo). Imponendo o raccomandando stoviglie lavabili nelle mense, nei fast food e nelle feste; pannolini di nuova concezione, lavabili in lavatrice (complessivamente costano un decimo di quelli usa e getta usati da un bambino); acqua del rubinetto (che spesso è più pura di quella minerale); ecc. A questo vanno aggiunte la regolamentazione e la promozione dei mercati e dello scambio dell'usato, che consente a chi non può permettersi il «nuovo» di accedere comunque a beni importanti e di qualità; e a chi vuole sbarazzarsi del vecchio, di non aggiungerlo al pozzo senza fondo dei rifiuti. Sono tutte questioni su cui i poteri pubblici locali possono avere un peso decisivo. Non si vuole certo svalutare le rivendicazioni salariali, sacrosante soprattutto in Italia, che sta ormai al fondo della scala delle retribuzioni del lavoro dipendente in Europa. La lotta sindacale ha e manterrà sempre finalità redistributive che, se trascurate, finiscono per spianare la strada del declino di tutto il sistema industriale: cioè a farci assimilare sempre più a un paese del Terzo mondo. Tuttavia le rivendicazioni salariali non potranno mai più tenere il passo con i modelli di consumo che ci vengono proposti, dove prodotti inutili come gli imballaggi, l'usa e getta, gli ingorghi del traffico, le luminarie senza scopo hanno uno spazio crescente e ci costringono a un inseguimento senza domani. Per di più, in un contesto in cui le nazioni impegnate in un decollo economico e nel conseguente consumo di risorse contano miliardi di abitanti mentre i limiti del pianeta sono ormai resi evidenti dall'aumento irreversibile del prezzo dei cereali, del petrolio e dei suoli edificabili. La strada per la riconquista della quarta settimana, cioè di un reddito che permetta a tutti di fare fronte alle esigenze e alle aspirazioni di una vita decente passerà sempre meno attraverso mere conquiste salariali o il perseguimento di un maggior reddito; e dipenderà sempre più dall'adeguamento dei nostri consumi alle caratteristiche di un pianeta in cui i commensali e le loro esigenze aumentano, mentre le risorse sono sempre le stesse o addirittura diminuiscono. Non è detto che questo peggiori la qualità della vita. In molti casi può migliorarla: meno traffico, meno rifiuti, meno stress, meno miseria - se non ancora la nostra, sicuramente quella altrui, che sempre più, però, ricompare, come fonte di turbamento, sotto il nostro sguardo diretto o telematico: cioè per strada o alla televisione. Ma è una transizione che non può essere realizzata solo da ciascuno di noi, anche se i comportamenti individuali hanno in questo campo un peso crescente; e nemmeno può essere affidata soltanto alla lotta salariale o alla difesa settoriale degli interessi corporativi. E' una transizione in cui il rapporto tra cittadinanza e poteri pubblici - soprattutto locali - è decisivo. Per questo non possiamo più essere indifferenti a chi gestisce questi poteri, né delegare loro la definizione di interventi come la gestione dei rifiuti o la riconversione del sistema distributivo, che per tanti anni abbiamo considerato questioni al di fuori della nostra portata. Viviamo in un contesto di sfiducia e distacco - peraltro motivati - tra cittadinanza e chi la governa: sia a livello nazionale che locale. Una svolta nella gestione dei rifiuti è una cosa piccola; ma rappresenta la strada obbligata per ricostruire le basi della convivenza.

Guido Viale

14/07/08

"CARO PETROLIO"? MAH...


Domenica di metà luglio. Il meteo prevede temporali di forte intensità, ma al momento il cielo non s’è ancora deciso e la mattinata potrebbe restare asciutta. Le aperture di tutti i giornali nazionali sono dedicate al “caro carburanti”. La “verde” sfiora quota 1,60. Per la strada scendono anziani turisti che per evitare il peccato mortale si affrettano a recarsi a messa. Un mix di indefiniti rumori si fa più intenso. Ci sono giovani turisti con carrozzina, bambino in braccio e moglie al seguito. Guardo da dietro i vetri e penso che se oggi il 61,73% dei tieseri – per puro caso – riuscisse a leggere un giornale, forse, almeno oggi, ma che dico, almeno stamattina! il traffico potrebbe risultare quasi inesistente. Un forte tuono mi desta. Stavo soltanto sognando. Apro le finestre. Il cielo è minaccioso. Mi do una lavata. Mi vesto. Scendo in strada. I turisti ci sono veramente e sono pure affrettati: il peccato mortale evidentemente incombe come una spada di Damocle: ce la faranno ad arrivare in chiesa in tempo? Speriamo! Però c’è anche traffico. Ah, volevo ben dire! E sì, ci sono anche i miei cari compaesani. In “macchina” naturalmente. Non tutti, ma troppi comunque. Per fortuna la strada è a senso unico, penso. Corro sa ’l Cataraz: lungo il percorso incrocio la vettura del-mio-amico-(…)-che-per-la-sua-auto-dipendenza-ha-avuto-l’onore-di-venire-citato-più-volte-su-questo-blog. Lui non mi vede, è distratto. Arrivo all’edicola, do una veloce scorsa ai quotidiani esposti. In verità – come avevo sognato - le aperture sono tutte per il caro petrolio: la benzina sfiora € 1,60. Acquisto il giornale. Ripercorro al contrario la erta del Pegolaccio. Attraverso Begnesin e anche qui le “macchine” fanno già un bell’avanti e indietro. Mi infilo lungo il ripido di via Costa. Stanno scendendo turisti, con nonni e bambini. Dietro di essi (in contromano!) un altro tiéser che, se avesse il para-canguri montato sul coche, gliela farebbe vedere lui… Inizia a piovere. Chi c’è l’ha, apre l’ombrello. Sono a 20 passi dall’imbocco di via Stava. Ancora turisti che scendono. Intravedo un “trenino” di fuoristrada che sale, emettendo una nuvola nera di maleodorante gasolio mal combusto. Mi ripeto mentalmente: per fortuna che c’è senso unico! altrimenti questi qui in chiesa non ci arrivano di sicuro. Giungo all’incrocio, all’altezza de ’l Rana, proprio mentre sta scendendo placidamente e con nonchallance un furgone blu e – come capita sempre in questi casi, ma che, essendo senso unico, non dovrebbe più capitare!! – il flusso d’auto, che ormai è quasi continuo s’interrompe, e il furgone deve sfiorare il muro di casa Zepelona (Pulcherio) per permettere agli autoveicoli in salita di proseguire. I pedoni si fermano, inspirano e, lavorando di diaframma, trattengono il respiro per assottigliarsi quel tanto per non venire toccati. Da quando sono uscito di casa saranno passati 10 minuti: in quel mentre mi ripassa davanti il-mio-amico-(…)-che-per-la-sua-auto-dipendenza-ha-avuto-l’onore-di-venire-più-volte-citato-su-questo-blog. Gli do un’occhiata. Lui fa finta di niente. O forse è ancora distratto. La pioggia si fa più intensa. Ma ci sono anche squarci di sereno e qualche raggio di sole penetra le nuvole. Che domenica. Oggi saranno in pochi a far polenta, con la camisa a scacchi, te Cornon. A tutta velocità passa un imbecille a bordo di un quad giallo, che, per un attimo, copre il rumore di un contemporaneo tuono. Sono di nuovo davanti a casa. Entro, chiudo la porta, salgo le scale, apro il giornale. Leggo: “… Il caro petrolio sta compromettendo le vacanze degli italiani, ... l’intero settore primario subirà contraccolpi clamorosi, ... sarà un autunno di recessione…”. Che domenica. Chiudo il giornale. Ho voglia di farmi un giro. Esco. I passanti si sono diradati. Le auto no. Sto pensando se saranno arrivati a messa in tempo utile o se il conta-peccati avrà già registrato sulla loro anima una nuova macchia nera. Davanti al Bolognani incrocio, per la terza volta, il-mio-amico-(…)-che-per-la-sua-auto-dipendenza-ha-avuto-l’onore-di-venire-più-volte-citato-su-questo-blog. Questa volta sono io che non riesco a guardarlo e tiro dritto. Il sangue mi ribolle e i pensieri mi turbinano. Penso al Cataraz: era pieno di gente. Ma forse stavano comprando tutti Topolino. O forse non sanno leggere e volevano soltanto tabacco per pipa. O forse sì, ma solo le cronache sportive. Rinuncio all’analisi. Potrei arrivare a conclusioni censurabili. Sono le 11,15 di domenica 13 luglio, il meteo prevede forti temporali e la benzina è alle stelle…

Ario D.

12/07/08

LA “MORALITÀ” DELL’OCCIDENTE


Teheran ha lanciato nove missili, fra cui uno Shahab con raggio presunto di 2 mila chilometri - e tutto l’Occidente grida di sdegno: «L’Iran ci minaccia!». La Rice in Bulgaria s’è stracciata le vesti: «Chi vuole parlare agli iraniani, chieda loro la portata dei missili che hanno sparato. Germania, Francia e Italia si sono uniti nella condanna». Il nostro ministro Frattini, parlando da Israele (è sempre lì, avete notato?) ha ripetuto la lezione: «Sono missili molto pericolosi, ecco perchè non solo Israele ma l’intero Occidente ha interesse a bloccare questa escalation in modo definitivo». Con le bombe, insomma. Come cittadini, dovremmo vergognarci, anzitutto, della nostra cortissima memoria. Non è passato nemmeno un mese da che Sion ha condotto una spettacolare esercitazione aerea sullo spazio greco-mediterraneo - con oltre cento caccia-bombardieri ripetutamente riforniti in volo per mille chilometri - lasciando capire che si sta preparando ad un attacco preventivo contro l’Iran. Sono solo due settimane che Symour Hersh, il grande giornalista, ha rivelato come le forze armate USA, su ordine presidenziale, stiano conducendo già da un anno operazioni speciali nel territorio iraniano, sia con loro commandos che penetrano dal sud iracheno, sia armando gruppi etnici e sovversivi in Iran; operazioni che comprendono «assassinii mirati» contro personalità militari persiane, e la cattura di membri delle forze di elite della guardia rivoluzionaria iraniana, che vengono poi portati in Iraq per «interrogatori». Questi israeliani e americani sono già atti di guerra, preventivi, illegali e non provocati, contro la Persia. Dovremmo ricordarcelo. E questi sì, dovrebbero sdegnarci e allarmarci. Invece ci sdegniamo e ci allarmiamo: l’Iran ci attacca. E’ l’Iran che provoca. Che cosa dovrebbe fare un Paese debole, senza alleati, quotidianamente minacciato dalla super-potenza e dal suo Agnello super-armato? Ma i gestori della propaganda fidano della nostra ignoranza non meno che dei nostri pregiudizi e della nostra memoria corta. Sanno che possono farci paura raccontandoci che il Shahab-3 iraniano ha 2 mila chilometri di gittata, quanto basta per colpire Israele. Non ci dicono il resto: che questo Shahab è la copia di un vecchio missile nordcoreano, il Nodong, la cui precisione è derisa da tutti coloro che se ne intendono. E ovviamente, sugli Shahab non c’è una testata nucleare: l’Iran non ne ha, e soprattutto non è in grado, e non lo sarà per molti decenni, di miniaturizzare un’arma atomica per adattarla a un missile. Dunque gli Shahab-3 hanno, al massimo, testate di esplosivi convenzionali. In caso di guerra, la loro efficacia sarà quella degli Scud errabondi di Saddam, nella prima guerra del Golfo. Militarmente zero. I propagandisti non ci dicono nemmeno la frase pronunciata, dopo il lancio dimostrativo dei missili, da un’alta personalità militare, il generale di brigata Mohammad-Najjar: «La nostra capacità missilistica ha scopi soltanto difensivi, per la salvaguardia della pace in Iran e nel Golfo Persico... I nostri missili non saranno usati per minacciare nessun Paese, sono solo per coloro che osassero attaccare l’Iran». Questo si chiama, in buona strategia, «deterrenza». Dal latino «deterreo», dissuado facendo un po’ di paura. Deterrenza è l’atteggiamento non di chi attacca, ma di chi - sotto minaccia - cerca di dissuadere l’attacco altrui. Ma nella nostra moralità occidentale, l’Iran non ha diritto alla deterrenza; Israele ha diritto all’aggressione preventiva. A noi ignoranti senza memoria nemmeno di breve termine, non è chiara l’estrema disparità di forze tra USA-Israele e l’Iran. Ci fanno credere che l’Iran possa davvero esercitare una qualche rappresaglia contro il volume di fuoco delle portaerei americane già nel Golfo (la USS Lincoln ci è stata spostata in questi giorni), di una potenza che dedica alle spese di armamenti due trecento volte di più di Teheran. Un ottimo giornalista conoscitore dell’area, Pepe Escobar, ci fornisce qualche informazione sulla forza militare di Teheran. Il generale Muhammad Ali Jafari, che è da settembre 2007 comandante supremo delle Guardie della Rivoluzione Iraniana (l’esercito), ha intrapreso - come ha spiegato lui stesso una settimana fa al giornale iraniano Jam e Jam - una radicale riorganizzazione delle forze armate del Paese, con la sostituzione di molti comandanti regionali. Essa consiste in una fusione fra forze regolari e milizie «rivoluzionarie», specialmente di Pasdaran (il gruppo di elite) e la milizia Bassij, e il radicale decentramento di queste unità. «In pratica, l’Iran ha ora 30 eserciti», scrive Escobar, «uno in ogni provincia, ciascuno con comando unificato per Pasdaran e Bassij, e i due corpi conducono esercitazioni insieme». Esfandiari Safari, che scrive per il giornale Rooz, ha spiegato che la riorganizzazione «è la risposta dell’alto comando delle Guardie della Rivoluzione all’attacco imminente che si attende». Vi dice niente la natura di questa riorganizzazione? Il senso di un tale decentramento? Esso non ha nulla di offensivo; è l’assetto difensivo di chi si prepara ad una resistenza sulla propria terra, in vista di un’invasione; i comandi sono moltiplicati e resi autonomi in modo che non ci sia un quartier generale da schiacciare, e le unità possano operare senza ordini, vivendo del territorio, fra gli abitanti connazionali; è il tipico assetto della guerriglia partigiana. Non c’è dubbio che possano combattere ad oltranza. Tanto più che la Guardia della Rivoluzione è stata dichiarata «organizzazione terroristica» dalla Casa Bianca, e dunque i suoi combattenti sanno che, se cadranno in mano al nemico, subiranno il destino degli «enemy combatants», come ad Abu Ghraib e a Guantanamo. «Interrogatori» con tortura, detenzione a vita, soppressioni mirate. Ma naturalmente non ci sarà alcuna invasione, contro cui quest’armata partigiana possa provare il suo valore. L’attacco verrà dal cielo, dal cielo saranno liquidati; l’assetto guerrigliero ha qui qualcosa di commovente e patetico. E noi ci facciamo spaventare da quel che dice Frattini. Che vergogna, la nostra. Nemmeno capiamo che questa guerra è contro di noi, sudditi occidentali.

Maurizio Blondet

09/07/08

FIEMME SERVIZI: COME STANNO LE COSE?


Riceviamo e proponiamo ai lettori una recente interrogazione, che non ha trovato spazio sulla stampa locale, sottoscritta e presentata da tre componenti della minoranza consiliare di Tesero. L’argomento in questione si riferisce al servizio di raccolta rifiuti effettuato, per conto dei comuni consorziati, da Fiemme Servizi s.p.a. Gli interroganti chiedono al Sindaco cosa si nasconda dietro l’arbitraria? variazione, fatta da Fiemme Servizi, di un coefficiente di calcolo adottato per la fatturazione del secondo semestre 2007...


INTERROGAZIONE NR.7/2008 dd. 24.6.2008

Noi sottofirmati consiglieri comunali,
Ricordiamo che da alcuni anni tutti i comuni della Valle di Fiemme tramite il Comprensorio hanno delegato il servizio di gestione del ciclo integrale dei rifiuti solidi urbani e della raccolta differenziata alla società Fiemme Servizi costituita sotto forma di società per azioni pubblica – c.d. società “in house”- Tale società è al 100% partecipata da Enti Pubblici e quindi da quest’ultimi interamente controllata. L’ente locale infatti delegando a terzi un servizio pubblico locale conserva l’esercizio di un controllo analogo a quello esercitato su un proprio servizio.
L’art. 13 del D. P. Reg. 1.2.2005 nr. 3/L prevede, che i consiglieri comunali per l’effettivo esercizio delle loro funzioni, hanno diritto di prendere visione e di ottenere copia dei provvedimenti adottati dall’ente, nonché dalle aziende ed enti dipendenti e degli atti preparatori in essi richiamati, nonché di avere tutti i documenti amministrativi ai sensi dell’art. 2 della legge 7.8.90 nr. 241 e tutte le informazioni e notizie in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato
Ci colleghiamo a questo diritto ignorato e disatteso dai dirigenti di Fiemme Servizi

per interrogare il signor Sindaco per sapere:

Se è a conoscenza che in fase di fatturazione del conguaglio del servizio di raccolta dei rifiuti relativo al secondo semestre 2007, il peso specifico applicato da Fiemme Servizi per la determinazione dei Kg, da attribuire ai contenitori da 120 lt e da 50 lt. è stato aumentato portandolo dall’iniziale coefficiente di 0,095 ( approvato da tutti i Comuni in sede di determinazione della tariffa per l’anno 2007) a 0,12, con un aumento su ogni svuotamento di 3 kg per il contenitore grande e di kg. 1,25 per quello piccolo. In termini concreti nel primo semestre il peso per ogni svuotamento era di kg. 11,4, che è aumentato, nel secondo semestre a Kg. 14,4 (analogamente, per il contenitore piccolo si è passati da Kg. 4,75 a 6 kg. ).

I sottofirmati ricordano che in base al regolamento per la tariffa dei rifiuti è stato stabilito che ogni utenza paghi una parte fissa di tariffa (per il 2007 pari ad Euro 81,45 ) oltre ad una parte variabile, all’interno della quale si applica comunque una quantità minima di rifiuti, da fatturare indipendentemente dalla quantità realmente prodotta. Tale quantità viene commisurata al numero dei componenti del nucleo familiare e quindi l’utenza con un unico componente paga per almeno 240 litri, con due componenti per almeno 360 litri, con 3 per almeno 480 lt, con 4 per almeno 600 lt,; con 5 componenti o più infine paga per 720 litri. La tariffa però è fatturata a Kg. e quindi è necessario in assenza di reale pesatura, attribuire un peso specifico ai contenitori per definire la quantità da addebitare agli utenti. Il peso specifico approvato dalle Giunte municipali in via presuntiva è stato di 0,095 e quindi un nucleo familiare di quattro persone che non abbia superato gli svuotamenti minimi, si doveva trovare un addebito complessivo di 57 kg. pari ai cinque svuotamenti minimi (120 litri x 0,095 = 11,4 kg per 5 svuotamenti = 57 kg.) da pagare in ogni caso con la tariffa/kg di € 0,816, per complessivi € 46,51. Ciò è stato fatto nel primo semestre mentre nel secondo, è stato applicato un diverso peso specifico pari a 0,12 che ha comportato un aumento di 3 kg per ogni svuotamento e quindi sono stati addebitati 7,50 Kg in più per totali € 6,12. La parte variabile del secondo semestre doveva essere pari a € 23,25 (28,5 kg per € 0,816), mentre con i Kg. 36 fissati, è stata di € 29,37 con un aumento del 26% circa.

Si interroga pertanto ulteriormente il Signor Sindaco per sapere :

Come può essere giustificato un simile aumento?
E’ diminuita la raccolta del secco e sono aumentati i costi?
Se sì quali costi? Oppure i vari consorzi ai quali viene conferita la parte di rifiuto differenziato hanno rifiutato i rifiuti perché troppo sporchi e di conseguenza si sono dovuti conferire anche quelli nella discarica di Taio?
Chi ha adottato il provvedimento di rideterminazione del peso specifico a consuntivo ed a che titolo e quale disposizione regolamentare legittima tale operato che doveva rimanere di competenza dei Comuni?
Perché il peso specifico nel 2008 in sede di approvazione delle tariffe è tornato ad essere 0,095?
Se la tendenza è improntata ad una diminuzione del rifiuto secco, che peso specifico verrà applicato a consuntivo del 2008?

Chiediamo inoltre che il Sindaco ci produca copia dei provvedimenti adottati dal CDA di Fiemme Servizi, in merito ai conteggi sulla determinazione del peso specifico a consuntivo, ribadendo che tale determinazione era di competenza delle giunte comunali e che si faccia promotore verso i dirigenti della Società affinché rispettino il ruolo dei Consiglieri Comunali siano essi di maggioranza o di minoranza garantendo loro il diritto di accesso agli atti.
Chiediamo infine che sia avviata un’ ulteriore campagna di sensibilizzazione dell’utenza a differenziare con i giusti criteri i rifiuti perché solo così facendo si potranno ridurre le spese del servizio.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta alla presente interrogazione.

I consiglieri proponenti - Maurizio Zeni - Giuliana Iellici – Michele Tonini


INCANTO NOTTURNO

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Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

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foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

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Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

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Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

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SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

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MINU

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