26/06/08

LA HYBRIS DI PISTORIUS


Definita nella Poetica di Aristotele, il termine hybris si può tradurre con tracotanza, superbia, orgoglio. Era, per gli antichi Greci, quell’atteggiamento per cui un individuo compie azioni che violano leggi divine immutabili, volendo così farsi pari agli Dèi. Pur se gli Dèi sono morti, assassinati dal nostro orgoglio, tuttavia l’uomo non ha mai cessato di commettere questo peccato, aizzato da sempre nuovi dèmoni. Oggi tocca al Progresso, novello Mefistofele che par promettere di esaudire ogni nostro sogno, pur che gli vendiamo non tanto l’anima – ché quella ce la siamo persa da un pezzo – ma noi stessi, la nostra sopravvivenza, la nostra vita. Noi, nuovi piccoli e miseri Faust, alla Scienza abbiamo chiesto tutto: sostanze "magiche" e meravigliose che stravolgano la Natura, macchine eccezionali che ci trasportino velocissimi, che ci mostrino ciò che è lontano e nascosto, che ci svelino ogni mistero. Abbiamo chiesto il Potere, ed abbiamo avuto il mostruoso vaso atomico di Pandora. Ad una sua branca, la medicina, abbiamo chiesto addirittura l’impossibile (tanto siamo arrivati ad odiare noi stessi, tanto a fondo abbiamo reciso le nostre radici): di non essere più noi stessi, come gli Dèi ci hanno fatto, di non essere più mortali. Così, laboratori infernali hanno cominciato a scavare nel nostro fondo più intimo, sventrando e ricomponendo cellule e Dna, creando mostruose chimere, ‘clonando’, in una blasfema caricatura della Creazione. Non accettiamo di essere ciò che siamo, ecco il punto. Non accettiamo di morire, e quando è stato tentato tutto ciò che la pietà e l’affetto possono agire, nonostante ciò deleghiamo il nostro corpo a macchine disumane, di cui diveniamo parte, trasformandoci in mostruosi fantocci non-umani. Prima ancora di quel passaggio, ad un certo punto comunque inevitabile, non accettiamo di invecchiare. La chirurgia plastica è forse la più ridicola bestemmia contro l’Umano che la nostra cosiddetta civiltà abbia partorito. Dal suo utero malato escono le donne "perfette" che si propongono come modello all’Umanità intera: e vien da chiedersi quale trasporto erotico, quale scambio di sensi e di umori sia possibile avere con quelle bambole di frangibile porcellana, da guardare ma da non toccare. Non è diverso da loro un nostro celeberrimo politico ultrasettantenne, da tempo ridotto ad un grottesco mascherone di cera e peli finti, fantoccio senza tempo, come pure senz’anima. Non accettiamo i nostri limiti, insomma. E di questa "cultura", la massima espressione è oggi la vicenda di Pistorius, l’atleta che, avendo perduto le gambe, vuole tornare a correre con due protesi artificiali. Non è nuovo, nel mondo della disabilità, questo ricorso ad una tecnologia estrema al fine di superare dei limiti che, imposti dalla fatalità, pur tuttavia esistono, dei quali bisogna perciò prender pure atto e coi quali è necessario fare i conti: celebre l’esempio dei ciechi che sciano con l’ausilio di un radar. Ma quel che colpisce nel caso di Pistorius è appunto la hybris, l’ostinato e tracotante rifiuto della Natura in nome di un diritto ad avere ciò che non si ha più, e che non si potrà mai più avere. Invece, appunto, di accettare i propri limiti, invece di pensare a costruire, all’interno di questi limiti, un’esistenza comunque possibile. Sempre ci sono stati i disabili, e sempre, soprattutto nelle culture primitive e contadine, hanno trovato un loro "posto", senza che nessuno pensasse mai a rifarli diversi – Pistorius e quelli come lui vogliono dare l’assalto al cielo, tirar giù gli Dèi dai loro scanni, obbligarli ad obbedire loro. Blasfema, e, oltretutto, triste metafora della nostra condizione di déracinés. Dopo la morte di Dio, credevamo di non aver più niente da desiderare, nessun altro trofeo da abbattere. Non ci è bastato, e siamo ancora insoddisfatti e rancorosi, condannati dalle nostre stesse mani all’infelicità perpetua.

Giuliano Corà

24/06/08

BUON COMPLEANNO EFFETTO SERRA


Il 23 giugno 1988, dai microfoni della Commissione Energia del Senato americano, lo scienziato della Nasa James Hansen denunciava ufficialmente l'esistenza dell'effetto serra e per la prima volta si parlò di una minaccia reale per il presente e per le future generazioni. “Quel giorno fummo fortunati” ricorda Hansen “la colonnina del mercurio era salita a 40 gradi e i senatori sudarono sette camicie nella sala dell'audizione”. Lo scienziato spiegò che nei primi cinque mesi di quell'anno la temperatura della Terra era stata la più alta mai registrata nei 130 anni precedenti e questo fenomeno era “al 99% una conseguenza dell'effetto serra”. Da quel giorno il global warming, di cui si parlava solo all'interno di una ristretta schiera di ecologisti, e' entrato a far parte dell'agenda dei politici di Washington e della vita di tutti noi. Da un certo punto di vista Hansen portò sfiga.

Fonte: Ansa

NEL DUBBIO


Stavo tenendo un discorso
agli 'Amici di Cacania'
sul tema 'La vita è verosimile?'
quando mi ricordai
ch'ero del tutto agnostico,
amore e odio in parti uguali e incerto
il risultato, a dosi alternate.
Poi riflettei ch'erano sufficienti
cinque minuti
due e mezzo alla tesi
altrettanti all'antitesi
e questo era il solo omaggio
possibile a un uomo senza qualità.
Parlai esattamente trentacinque secondi.
E quando dissi
che il sì e il no si scambiano le barbe
urla e fischi interruppero il discorso
e mi svegliai. Fu il sogno più laconico
della mia vita, forse il solo non sprovvisto
'di qualità'.

Eugenio Montale

PROPAGANDA


22/06/08

LEGGI AD PERSONAM, SOLITA VERGOGNA


E siamo alle solite. Il governo si è insediato da nemmeno due mesi che già Berlusconi propone e impone la consueta legge "ad personam", fatta su misura per salvarlo da quelli che vengono pudicamente chiamati i suoi "guai giudiziari". È un dejavù. Ma questa volta la legge è talmente scombicchierata, sconclusionata, assurda, irragionevole, irrazionale, spudorata e, soprattutto, devastante per l'intero ordinamento giudiziario e per il convivere civile che si stenta a credere che due senatori abbiano osato proporla, un governo e un ministro della Giustizia l'abbiano fatta propria, una maggioranza l'abbia sostenuta e un Parlamento l'abbia approvata. Perché è una legge che non si è mai vista nè nel Primo nè nel Terzo Mondo e nemmeno all'altro mondo. Perché non sta nè in cielo nè in terra. Dunque, un emendamento inserito in un decreto che prende il nome, divenuto quanto mai beffardo, di "decreto sicurezza", statuisce la sospensione dei processi in corso che riguardano reati commessi prima del 30 giugno 2002 e che prevedono una pena non superiore ai dieci anni di carcere. Un ulteriore emendamento intima ai magistrati di dare priorità, anche per il presente e il futuro, ai reati che hanno una pena edittale superiore ai dieci anni. La "ratio" di questi emendamenti è di "dare priorità ai reati che destano maggior allarme sociale". Perché non destano "allarme sociale" le rapine, i sequestri di persona, le estorsioni, gli stupri, le violenze sessuali, la bancarotta fraudolenta, la concussione, la corruzione, la corruzione di magistrati che non sono che una parte di quelli che rientrano nella norma che prevede la sospensione dei rispettivi processi e per alcuni dei quali la stessa maggioranza non fa che invocare la "tolleranza zero"? E non desta "allarme sociale" che un presidente del Consiglio abbia potuto corrompere un testimone, in due distinti processi, pagandogli 600 mila dollari perché mentisse, è esattamente il reato per cui l'onorevole Berlusconi è sotto processo davanti al Tribunale di Milano, e che rientra naturalmente fra quelli che verranno sospesi (reato attribuito al premier è, guarda caso, del febbraio 2001), e per il quale è stato organizzato tutto questo incredibile baradan? Senza contare che tutto ciò dilata ulteriormente i già lunghissimi tempi della giustizia italiana di cui tutti, a parole, lamentano, e che ne sono il vero cancro. E senza nemmeno mettere in conto che queste norme inaudite violano almeno tre principi fondamentali del nostro ordinamento, costituzionalmente garantiti: l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, l'indipendenza della Magistratura, l'obbligatorietà dell'azione penale. E che indicazioni ne trarranno, per il presente e per il futuro, i rapinatori, gli stupratori, gli scippatori, i topi d'appartamento, i bancarottieri, i concussori, i corruttori? Un intero ordinamento giuridico viene scardinato a pro di una singola persona. Norme del genere avrebbero innescato una rivoluzione non dico in un qualsiasi Paese liberaldemocratico e occidentale, ma nel Burundi, nel Burkina Faso, nel Benin. E invece da noi stanno per passare tranquillamente salvo qualche ammoina dell'opposizione il cui leader, Walter Veltroni, ha affermato che "è stata strappata la tela del dialogo". Qui ciò che è stato strappato, anzi stracciato, è il diritto che riguarda tutta la comunità e non il rapporto con l'opposizione di cui potremmo anche fregarcene. Così come la questione non riguarda lo scontro fra Esecutivo e Magistratura. Riguarda noi tutti. Che fare? Forse sarebbe stato meglio dar retta a un modesto suggerimento che mi permettevo di dare sul Tempo di Roma (che non è esattamente un quotidiano di sinistra) a metà degli anni '90, quando Berlusconi cominciò la sua devastante campagna contro la Magistratura italiana. E cioè, varare una norma del tutto speciale, sulla falsariga delle "Disposizioni transitorie e finali" che stanno in coda alla nostra Costituzione, e che recitasse, più o meno, così: "Silvio Berlusconi, i suoi discendenti, le sue consorti, i suoi consanguinei e tutti i membri, a qualsiasi titolo, della Casa di Arcore sono dispensati, per il passato, il presente e il futuro, dall'obbligo del rispetto delle leggi penali". Ci saremmo perlomeno risparmiati lo scempio di questi giorni.

Massimo Fini

18/06/08

BERLUSCONI E L'IMMUNITA': MA NEGLI ALTRI PAESI NON C'E'


“Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale. Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica. Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale”.
Così il premier Silvio Berlusconi in una lettera al Presidente del Senato, Renato Schifani, in cui annunciava che avrebbe proposto al Consiglio dei Ministri esprimere parere favorevole sull’emendamento Vizzini-Berselli sulla sospensione dei processi (fra cui quello Berlusconi-Mills) e avrebbe presentato un disegno di legge “per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato”. Ma non è vero che la situazione non ha uguali nel mondo occidentale: i capi del governo e i ministri nei Paesi europei e negli Stati Uniti possono legalmente essere chiamati a rispondere delle loro azioni penalmente e civilmente ed in diversi casi lo sono effettivamente stati. In Olanda il primo ministro e i ministri sono responsabili civilmente e penalmente per gli atti commessi fuori della loro funzione, mentre in Spagna ministri e capo del governo rispondono penalmente davanti ad un apposito tribunale. In Gran Bretagna i membri del governo possono essere chiamati a rispondere civilmente e penalmente anche degli atti compiuti nell'esercizio delle loro funzioni. Diverse sono state le inchieste attivate nei confronti di Blair e di membri del suo governo anche per questioni di tangenti. In Germania il Cancelliere e i suoi ministri non godono di immunità per gli atti di governo, ma sono sottoposti al diritto comune specifico per i funzionari dello Stato, mentre per gli atti estranei all'attività di governo non godono di alcuna forma di immunità. In Francia i ministri possono essere indagati in qualsiasi momento. Il primo ministro Alain Juppé fu indagato penalmente durante il suo mandato per un appartamento di proprietà del Comune di Parigi occupato a canone di favore e dovette traslocare per ottenere l'archiviazione. Fra l'altro in Francia esiste la condanna all'ineleggibilità (ad es. a Juppé - alcuni anni dopo la prima inchiesta - furono comminati dalla Corte di prima istanza 10 anni di ineleggibilità, poi ridotti ad uno) e ciò permette quindi ad un Tribunale di intervenire sulla carriera di un politico se questi e' trovato colpevole di un reato. Negli USA il presidente (che è anche capo dell'esecutivo) e gli altri membri del governo non godono di una immunità sancita dalla Costituzione. La Corte suprema ha stabilito - è vero - che il presidente gode di un'ampia immunità funzionale legata alla sua doppia carica di capo dello Stato e di capo dell'esecutivo, ma negli ultimi trent'anni magistrati e autorità indipendenti hanno aperto inchieste contro i presidenti Nixon, Reagan e Clinton. In particolare negli USA esiste la procedura di impeachment, che viene adottata fra l'altro per un presidente che menta al Paese e che porta alle sue dimissioni forzate. Infine rileviamo che la Corte Costituzionale si e' pronunciata CONTRO e non a favore della legge ideata dall'attuale presidente del Senato durante il precedente governo Berlusconi (lodo Schifani) che garantiva l'immunità e sospendeva i processi in corso per le cinque più alte cariche dello Stato: presidente della Repubblica, premier, presidenti di Camera e Senato e presidente della Consulta. La Corte aveva infatti dichiarato l'illegittimità dell'art. 1 della legge, “perché viola gli articoli 3 (principio di uguaglianza) e 24 (diritto di difesa) della Costituzione”. Quindi non vi è stata condivisione in termini di principio da parte della Consulta. In ogni caso l'idea di Berlusconi è evitare i processi per reati che nulla hanno a che fare con le funzioni di governo. Ma non è pensabile, come abbiamo detto in passato, che un primo ministro possa commettere un qualsiasi reato impunemente, quindi eventualmente l'immunità potrebbe solo riguardare gli atti di governo (eccetto quelli contro lo Stato). Altrimenti ci si potrebbe trovare fra le più alte cariche dello Stato anche un assassino.

Rita Guma - Presidente Osservatorio sulla legalità e sui diritti onlus

16/06/08

OCTOBER SURPRISE


«Catturate bin Laden prima che io lasci la carica, ordina George Bush». E’ il titolo del Times di Londra (1). Appena arrivato in Inghilterra, ancor prima di prendere il tè con la regina, il presidente americano ha impegnato forze speciali inglesi ad una caccia intensificata al mega-terrorista, ancora uccel di bosco dopo 7 anni. E dire che il 13 settembre 2006, Bush aveva detto che prendere Osama non era «la priorità assoluta in cui impiegare le risorse belliche americane», e che lui, personalmente, «non si preoccupava più di tanto di lui», che era davvero «non molto importante». Questo due anni fa. Ora che si avvicinano le elezioni di novembre in USA, è necessario mostrare un «successo» dell’amministrazione, onde favorire il candidato repubblicano McCain. Si chiama «october surprise», sorpresa d’ottobre, una tradizione nella manipolazione dell’opinione pubblica in USA. Avverrà in ottobre, non un mese di più o di meno: poco prima delle urne di novembre. Sicché possiamo farvi con sicurezza una profezia: finalmente bin Laden sarà preso. Vivo o morto. Più probabilmente morto. Così ce lo mostreranno, come ci mostrarono Al Zarkawi. Ve lo ricordate? Era il «capo di Al Qaeda in Iraq», impegnatissimo a far esplodere moschee sciite (mai un graffio contro un americano), benché dato per morto già nel 2005 da Le Monde. Forse ve lo siete dimenticato. E’ su questo che fanno conto i manovratori della grande fiction, la vostra memoria evanescente. E’ la loro miglior alleata. Dunque ricordiamo. Durante tutte le sanguinose imprese che attribuivano ad Al Zarkawi, i TG ci mostravano di lui una foto, sempre la stessa, sgranata, presa decenni prima. Poi, il 10 aprile 2006, accade qualcosa. Il Washington Post quel giorno pubblica documenti interni del Pentagono, fatti giungere al giornale da una «manina» anonima, dove si ammette che Al Zarkawi è un programma di propaganda del Pentagono medesimo, autore anche dei proclami del terrorista. Passano due settimane, e tutti i telegiornali riprendono a parlare di Al Zarkawi, in voce e in immagini. Ma non si tratta più della solita vecchia foto sgranata. Stavolta è un videoclip di qualità professionale, che mostra Al Zarkawi vivo e vegeto, mentre maneggia un grosso mitragliatore nel tentativo (solo goffamente riuscito) di sparare una raffica. Dunque esiste, ecco la prova. Solo i complottisti possono dubitare di un autentico videoclip: Al Zarkawi è in TV, ed è così palesemente arabo-semita, malvagio e armato... esiste, esiste. Il Washington Post è smentito dalla realtà in video. Ancora qualche settimana - 7 giugno 2006 - e il Pentagono può finalmente annunciare un grande successo: hanno ammazzato Al Zarkawi. I superiori mezzi spionistici USA l’hanno localizzato, spiegano i TG, e hanno fatto decollare un F-16 che gli ha lanciato addosso due bombe da 250 chili. Bombe intelligenti. Intelligentissime. Perchè il cadavere di Al Zarkawi che ci mostrano non è un ammasso sanguinolento e irriconoscibile come l’avrebbero reso 500 chili di tritolo senza cervello, bensì un cadavere ben composto, che pare dormire, con la faccia intatta e pulita: ed è proprio lui, quello del videoclip. Tutti abbiamo potuto vedere la verità. L’uomo che le indiscrezioni del Washington Post avevano «bruciato», ha reso un ultimo servizio alla Guerra psicologica. Come del maiale, di Al Zarkawi non si butta via niente. Così rinfrescata la memoria (quella con la «m» minuscola), qualcuno potrà forse ricordare che anche Osama bin Laden è stato dato per morto molte volte. L’ultima da Benazir Bhutto: nell’ottobre 2007, poche settimane prima di cadere sotto un altro attentato terrorista islamico, la signora aveva accennato, quasi incidentalmente, a «l’uomo che ha ucciso Osama bin Laden», facendone anche il nome: Omar Sheikh. Uno che il Times di Londra aveva definito nel 2002 «non un terrorista qualunque, ma un individuo collegato coi più alti circoli dell’intelligence militare pakistana (ISI) e allo stesso tempo nella cerchia interna» di Al Qaeda. Questo video della Bhutto circola dovunque su internet. Ma a quello non dovete credere. C’è video e video, e quello non era autorizzato. Bisogna credere solo agli audio di cui bin Laden continua ad inondare il mondo, quelli che scopre infaticabilmente Rita Katz, su siti islamici che lei solo conosce. Audio senza video (al massimo con una foto immobile di Osama), che annuncia attentati che poi non avvengono, che minaccia a destra e a manca. E nessuno lo trova, tranne Katz. «Non è tanto importante», come diceva Bush. Poi, di colpo, qualcosa accade, via via che si scalda la campagna presidenziale. Diamo il susseguirsi degli strani eventi per data: 15 maggio 2008: John McCain, il candidato repubblicano, si fa intervistare dalla ABC News e profetizza: Osama bin Laden sarà catturato o ucciso, perchè la cooperazione del Pakistan alla sua caccia è più intensa e l’intelligence nella regione è migliorata. L’asserzione colpisce anche ABC News, che titola: «McCain’s crystal ball: Osama caught». Insomma, il candidato favorito ha la sfera di cristallo (2). 16 maggio: bin Laden in persona si rifà vivo, e dice che d’ora in poi Al Qaeda si dedicherà a battere Israele. Dice anche che lui ha provocato l’11 settembre per mostrare che ha a cuore la causa dei palestinesi - una causa a cui era sembrato del tutto indifferente nei messaggi trasmessi nei sette anni precedenti. Ma è il sessagenario di Israele, e bin Laden - anche lui - ha recuperato la memoria: ora si ricorda chi è il nemico principale: non gli sciiti iracheni, ma i sionisti. Anche quest’audio è stato trovato da Katz. Quindi è vero, Osama è vivo, la Bhutto è smentita. 27 maggio: la CIA si domanda pubblicamente «chi prenderà il posto di bin Laden se viene catturato o ucciso»? E prevede che in Al Qaeda si aprirà una «crisi di successione». 29 maggio: l’intelligence USA fa sapere: ha finalmente «localizzato Osama bin Laden» (3). Si trova sul Karakorum. Qualche giornalista consulta una carta e titola: Osama bin Laden è sotto il K2, che infatti è una delle vette del Karakorum. Diciamo che abita in una caverna a 3-4 mila metri di quota. Non male per un terrorista in dialisi renale. Solo che questa celebre catena montuosa, come si può appurare, si stende per quasi 500 chilometri dal Pakistan alla Cina, passando per il Kashmir. Non pare una «localizzazione» precisissima. Allora arriva la precisazione: Osama è stato localizzato nell’area tribale del Bajaur, nel Pakistan del nord-ovest. A dare la notizia è Al-Arabiya, la TV satellitare del Dubai. Proprio in quei giorni a Doha c’è stata una riunione presieduta dal nuovo comandante in capo delle forze in Iraq, il generale ebreo David Petraeus, ed è ragionevole supporre che la preziosa informazione sia filtrata da lì. 30 maggio: la ABC rende noto: «Le voci sulla morte di Osama bin Laden sono seppellite». Stavolta sono addirittura «capi talebani in Pakistan e Afghanistan» a sostenere che Osama è vivo. Un’altra smentita alla Bhutto. Che è morta e non può replicare. Chi sono quei capi talebani? La ABC non lo dice (4). 11 giugno 2008: aerei americani ammazzano 11 soldati pakistani (fra cui un maggiore) al confine con l’Afghanistan. Per colpirli hanno levato due F-16 e un bombardiere B-1, che li hanno seppelliti di bombe intelligenti da 250 chili. Il Pakistan protesta. «L’attacco, spiega l’Herald Tribune (5), viene in un momento di tensione crescente fra gli USA e il nuovo governo pakistano, che ha dato mano libera ai militanti islamici nelle sue aree di confine con una serie di armistizi separati, che hanno suscitato critiche degli Stati Uniti. La NATO e i comandi americani dicono che da allora gli attacchi dai santuari oltreconfine in Afghanistan sono cresciuti moltissimo». Un errore? Il nuovo governo, che di fatto ha esautorato Musharraf, non è più tanto collaborativo nella guerra mondiale al terrorismo. «Le bombe sono cadute dove dovevano cadere», dice un anonimo ufficale USA sul terreno. 15 giugno: «Catturate bin Laden prima che io lasci la poltrona», ordina Bush. E stavolta la caccia al terrorista «è completamente sottoscritta dal governo pakistano», spiega il Times. L’adesione alla caccia potrebbe consentire libero accesso sul territorio pakistano di «aerei senza pilota Predator», che cercano ostinatamente Osama con le loro telecamere e che per di più sono armati di «missili Hellfire destinati a colpire specifici bersagli terroristici». Il Pakistan ha capito che deve darsi una mossa; il cerchio si stringe attorno al terrorista, come dimostra l’intensificarsi delle notizie sulla «caccia». Almeno sui media, egli è braccato, disperato lassù sul Karakorum, col fiato delle forze speciali sul collo. Osama deve essere preso prima delle elezioni americane, vivo o morto. Più probabilmente morto, ma perfettamente riconoscibile nel video che ci verrà offerto. Sarà un gran giorno per Emilio Fede. E anche per Magdi Allam, che finalmente riuscirà a piazzare un articolo sul Corriere, dopo i tanti che Mieli gli ha bocciato. Ma sarà l’ultimo, probabilmente. Contrariamente ad Al Zarkawi, Magdi non è riciclabile, ora che è diventato cattolico. Sarà un brutto giorno anche per Rita Katz, che resterà disoccupata? Vedremo, magari ha già trovato un altro lavoro. O un sostituto: la CIA non ha detto che qualcuno dovrà pur succedere ad Osama alla testa di Al Qaeda? Sedetevi comodi davanti alla TV, con i salatini e la Coke. Va in scena «October surprise».


Maurizio Blondet

1) Sarah Baxter, «Get Osama bin Laden before I leave office, orders George W. Bush», Times, 15 giugno 2008.2) «The Iraq War has been won» McCain will say, according to excerpts of the remarks released Wednesday night by his campaign. «Iraq is a functioning democracy, although still suffering from the lingering effects of decades of tyranny and centuries of sectarian tension (…). Osama bin Laden will have been captured or killed, McCain will say, because of closer cooperation with the government of Pakistan and better intelligence gathering in the region».3) «Report: Osama ‘located’ », Spectator, 27 maggio 2008.4) Rahimullah Yusufzai, «Rumors of OBL death put to rest», ABC News, 29 maggio 2008.5) Carlotta Gall, «Pakistan says US airstrike killed 11 of its soldiers», Herald Tribune, 11 giugno 2008.

INCANTO NOTTURNO

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LE OCHE E I CHIERICHETTI

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TESERO 1929

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PASSATO

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VIA STAVA ANNI '30

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