15/08/07

A FUTURA MEMORIA


Sappiamo che nascosti in qualche scrivania dell’Amministrazione comunale di Tesero si trovano abbozzati i progetti di fattibilità di alcuni posteggi che dovrebbero, nelle intenzioni dei fautori, risolvere il clamoroso problema del traffico all’interno del centro storico del paese. Tali abbozzi sono frutto e conseguenza di spinte emotive (forse anche di interessi professionali) e di luoghi comuni, secondo i quali mettere a disposizione di chi fa un improprio uso dell’autoveicolo di nuove infrastrutture di sosta in un determinato luogo (sotterraneo o in superficie che sia) garantirebbe il ritorno a una "mobilità accettabile” all’interno del paese. Noi crediamo invece che la ricerca della soluzione comporti da parte di chi amministra una più approfondita analisi della questione. Pertanto egregi amministratori di Tesero, ci permettiamo di sottoporre ecumenicamente alla vostra attenzione (maggioranza e opposizione, soprattutto però di quelli attualmente in possesso de le “ciave de l’olto”) i seguenti dati statistici.
Alla data del 31/12/2006 Tesero contava 2.752 residenti. Di essi 440 erano di età compresa tra gli 0 e i 18 anni e dunque non ancora autorizzati alla guida. Stimiamo (volutamente per eccesso) che la popolazione anziana di sesso femminile inclusa tra le classi che vanno dal 1910 al 1935 ammonti a 250 unità, e che di essa la totalità dei soggetti che la compone non sia mai stata patentata o non lo sia più. Stimiamo altresì (per l’identico intervallo temporale) che dei maschi solo 50 circa non siano più titolari di abilitazione a guidare. Orbene, da quanto sopra, procedendo nella nostra artigianale statistica otteniamo che nel nostro paese le persone con patente e verosimilmente proprietarie come minimo di un autoveicolo sono 2012 circa. Procedendo ulteriormente, valutando le caratteristiche fisiche delle auto oggi in circolazione e considerando un ingombro medio di 8 metri circa per auto, avremo che la superficie complessiva occupata, accostando uno accanto all’altro i 2012 autoveicoli anzidetti e aggiungendovi i necessari spazi di accesso all’abitacolo e di apertura porte, sarà pari a circa 20.000 metri quadrati. Da questo conto della serva fatto sì col “rangón” (ma gratis!) risulta del tutto ridicolo pensare che costruire degli interrati per sistemare 100 o 150 auto qui o lì, o “recuperare” spazi interni all’abitato (sottraendo al paese gli ultimi scampoli di gran pregio paesaggistico come gli orti sotto l’ex caseificio, o quelli sovrastanti la canonica, o ancora il polmone verde del piazzale delle scuole elementari, eccetera) per trasformarli in altrettanti spazi di sosta per auto possa migliorare significativamente la viabilità paesana. Si consideri altresì che l’analisi del problema che abbiamo effettuato in circa 3 anni di osservazione quotidiana (pur fatta in casa e, ripetiamo, col rangón) dimostra inequivocabilmente che i comportamenti medi non sono affatto dovuti a necessità reali ma soltanto ad abitudini sbagliate che si sono trasformate dapprima in riflesso condizionato e poi in vero e proprio vizio. Qui di seguito ve ne diamo un breve saggio e capirete meglio quanto abbiamo appena detto. 1 - Verificato che il signor E (dietro ogni lettera alfabetica si cela una persona in carne ed ossa) dalla località Brüstol scende la via Stava ogni domenica mattina con un autocarro obsoleto e inquinantissimo per recarsi alla santa messa, lasciandolo in sosta vietata davanti alla porta della canonica, a cosa servirebbero gli ipotetici interrati di piazza Tombon? 2 - Verificato che il signor P ogni giorno da Caltresa fa il giro di tutti i bar del paese in furgoncino abbandonandolo ovunque nelle immediate adiacenze degli stessi esercizi, a cosa servirebbero gli ipotetici interrati di piazza Tombon o delle scuole elementari? 3 - Verificato che il signor G da via Rododendri scende la via Stava 25 volte al giorno per recarsi alla Casa della Cultura (ex Tessare) ed altrettante volte al giorno risale in via Rododendri, ammesso e non concesso che lo stesso signor G possa anche servirsi di tanto in tanto dei sotterranei di piazza Tombon o di quelli del piazzale scuole elementari, di quanto si ridurrebbe il disagio provocato dalle sue frequentissime “corse” per il paese? 4 - Verificato che il signor L da via Peros, per far cacare il cane, prende l’auto per attraversare il paese e recarsi alternativamente a Cerin o a Sorasass per 4 volte al giorno, a cosa servirebbero gli ipotetici interrati di piazza Tombon o quelli in superficie degli orti della ex malga? 5 - Verificato che il signor P da Soc tutti i pomeriggi prende l’autovettura per andare in biblioteca e la posteggia davanti all’ingresso del teatro, a cosa servirebbero i posteggi dell’ex caseificio? 6 - Verificato che il signor T da Soc per “restare in forma” ogni giorno attraversa il paese in auto o in moto, raggiunge Sorasass dove lascia il motorino o la vettura e prosegue a piedi sino a Panchià, a cosa servirebbero i posteggi anzidetti? 7 - Verificato che le giovani e atletiche signore X,Y,Z per mantenere la “linea” fanno a piedi il giro del paese ogni mattina all'alba e poi rientrate a casa, dopo la doccia di rito, percorrono in auto i 280 metri che separano le loro rispettive case dal bar più vicino per consumare il primo cappuccino della giornata, a cosa servirebbero le infrastrutture di sosta qui ipotizzate? 8 - Verificato che il signor G abitante in località Cerin proprio all'imbocco della circonvallazione, i cui interessi professionali gravitano soprattutto a Cavalese, per recarsi al e per tornare dal lavoro percorre tutti i giorni via Stava anziché appunto la circonvallazione, di quanto migliorerebbe la tranquillità del centro l'avere o non l'avere le anzidette nuove opere? E potremmo continuare con centinaia di altri esempi, tutti rigorosamente documentati da chi scrive. Tanto considerato, è evidente che la questione non si risolve con nuove infrastrutture. Di fronte a questi esempi di schizofrenia comportamentale collettiva la municipalità farebbe meglio a investire i denari per costruire una clinica di salute mentale piuttosto che costosissimi e inutili ricoveri per autoveicoli. Ve lo abbiamo già detto e ripetuto più volte, cari amministratori: con un siffatto numero di autovetture, essendo – lo diciamo per l’ennesima volta – esse in perenne movimento per percorrenze minime e con soste altrettanto limitate, il problema, se lo si vuole davvero risolvere va affrontato dal punto di vista “culturale”. Cercate di considerare bene i dati e ripensateci, prima che sia troppo tardi e che la "sindrome del colpo partito" vi faccia licenziare opere soltanto “perché da tempo c’erano i progetti nel cassetto”.

13/08/07

L'EVIDENZA DEI FATTI


In attesa dell'entrata in vigore del nuovo piano della viabilità di Tesero rendo pubblico l'intervento del sottoscritto che ho consegnato a tutti i convenuti in occasione del terzo "tavolo di concertazione" per la riqualificazione del centro storico tenutosi nell'agosto 2006, cui ero stato invitato in qualità di "opinionista".


Egregi Signori/e mi permetto consegnarvi questa breve memoria. Poche righe per ribadire un concetto che da un anno e mezzo circa ho posto all’attenzione sia degli amministratori comunali che dell’opinione pubblica, attraverso una serie di lettere che a più riprese ho inviato ai membri della Giunta comunale di Tesero, a componenti dell’Opposizione consiliare, al Comando consortile di polizia urbana, alla stampa locale. L’occasione di questo “Tavolo” di concertazione è propizia per confermare senza troppe elucubrazioni ciò che penso con riferimento all’argomento per cui qui siamo convenuti. Pur riconoscendo in premessa che la riqualificazione del Centro Storico (C.S.) del paese può essere praticata attraverso interventi diversi e combinati, e le valutazioni e considerazioni che in questa sede verranno suggerite serviranno appunto a dare un senso organico al tutto, credo che la questione prioritaria alla quale va data una risposta urgente, inequivocabile e risolutiva, affinché il concorso di tutte le altre idee possa venire realizzato con successo, è quella del traffico. È un problema la cui soluzione non dico che sarebbe semplicissima, ma semplice si, se ci fosse da parte di tutti la consapevolezza di quanto esso sia grave e pregiudicante la vivibilità complessiva del paese. Purtroppo questa consapevolezza non c’è. Non c’è, in gran parte della popolazione “attiva” che, ovviamente, adotta comportamenti perfettamente in conformità ai modelli televisivi imposti dalle martellanti campagne pubblicitarie. Ma non c’è nemmeno da parte di chi le misure per rimediarvi dovrebbe adottare: gli amministratori palesano in merito tentennamenti, insicurezze, paure di intervenire, incapacità di assumersi responsabilità. Per di più non c’è un solo componente della Giunta comunale che risieda nel Centro Storico e dunque la percezione del problema che ne ha è lontana, parziale, raccontata e “acquisita” da terzi. Proprio per questo motivo anche le proposte di soluzione che di tanto in tanto vengono elaborate e date in pasto all’opinione pubblica, se realizzate, saranno molto probabilmente inefficaci. Perché la soluzione non passa attraverso la difficile e onerosa realizzazione di infrastrutture di sosta (il traffico è movimento e il disagio che esso genera non è causato dalla mancanza di un luogo di stasi, ma dall’assenza di stasi). Essa va trovata attraverso un processo rieducativo (sia pratico che teorico: informazione mirata, chiusura parziale a tempo del C.S., istituzione di zone a traffico limitato, sensi unici, eccetera) che faccia riaprire gli occhi alla cittadinanza di fronte all’evidenza dei fatti e all’aberrazione dei comportamenti collettivi. E i fatti dimostrano lo stato delle cose; ma solo chi (come il sottoscritto) nel C.S. ci vive ne verifica quotidianamente il progressivo peggioramento: e per rendere l’idea della questione basti solo dire che in Italia siamo prossimi a raggiungere lo spaventoso rapporto 1/1 adulti/autoveicoli, che, riferito al nostro contesto orografico e urbano è, con tutta evidenza, devastante. Pertanto di fronte ad un uso ingiustificato del mezzo privato, eccessivo ed incoerente rispetto al merito, è necessario intervenire senza indugi e soprattutto senza il cruccio (che appare il freno tirato dell’ inerzia attuale) di ledere chissà quale diritto. Perché – “diritto alla mobilità” permettendo – se giustifichiamo e consideriamo necessario l’uso dell’auto per percorrenze medie appena superiori ai 500 metri (ma spesso addirittura inferiori) non riusciremo mai a dare una soluzione che tale possa essere definita. Certo potremo trasformare il C.S. in una sorta di gruviera, stravolgendone i connotati ma saremo sempre al punto di partenza e per di più sottraendo alle sue immediate vicinanze gli ultimi scampoli di verde pubblico ancora esistenti (leggasi ipotesi posteggio sotterraneo piazzale Scuole elementari). E a proposito del “diritto alla mobilità” di cui spesso si fa vanto chi l’auto la usa in modo improprio, ho misurato le seguenti distanze tanto per rendere l’idea di che cosa stiamo parlando e di come questo “diritto” sia in verità un insostenibile comodo alibi alla pigrizia e all’irresistibile necessità di ostentare lo status-symbol per eccellenza di questo nostro decadente periodo storico: l’automobile.

dal bivio di Cerin a Piazza Battisti (via circonvallazione rio Stava) m. 1.230
dal bivio di Cerin al posteggio del Brüstol m. 297
dal posteggio del Brüstol all’incrocio di Via Cavada/Piazza Nuova m. 553
da località Fia-Peoco (zona residenziale est) all’incrocio Via Cavada/Piazza Nuova m. 455
da località S.Leonardo (posteggio sotto il cimitero) a Piazza Battisti m. 642
dall’imbocco di Via Rododendri (zona residenziale alta) al bivio di Cerin m. 224
dall’incrocio Via Cavada/Via Restiesa (zona residenziale medio alta) a Piazza Nuova m. 370
dal piazzale Scuola Elementare a Piazza Battisti m. 408
da località Arlasa (nuovo posteggio satellite) a Piazza Battisti m. 503
dal Teatro comunale/Biblioteca a Piazza Battisti (via Canonica) m. 406
dal brenzo di Soc al brenzo di Sorasass (distanza massima ovest-est del paese) m. 869

Da quanto sopra si può notare che le distanze reali intercorrenti tra le principali zone residenziali del paese e piazza Battisti (naturale approdo per la quasi totalità dei tragitti auto) sono tali da poter ben dire che un’eventuale regolamentata inibizione autoveicolare all’interno del C.S. dovrebbe essere cosa ben realizzabile, senza il rischio di traumatizzare nessuno.
Purtroppo i promotori dello sviluppo turistico Trentino in generale e di Fiemme e di Tesero in particolare, che sono quasi sempre referenti privilegiati delle nostre pubbliche amministrazioni territoriali e quindi, spesso, ascoltati suggeritori delle scelte amministrative che esse determinano, non sembrano capire che qualità ambientale, al di là degli slogan, con riferimento in particolare al turismo estivo, significa, o per meglio dire, dovrebbe significare, sostanzialmente, TRANQUILLITA’. E la tranquillità, peculiare caratteristica di questi luoghi prima dell’avvento del turismo di massa, è data soprattutto dall’assenza di traffico: che, giustamente, si aborre e si tiene a giusta distanza nelle nuove zone residenziali periferiche, concepite in modo da garantire quelle distanze minime di “rispetto e di sicurezza” tra case e strada, ma che all’interno del C.S. ovviamente non ci possono essere ed effettivamente non ci sono:
1) perché la viabilità antica interna al paese, che venne concepita a suo tempo tutt’al più per il passaggio di carri agricoli a trazione animale, si trova a dover sostenere il transito di mezzi i cui ingombri sono assolutamente incoerenti con la strutturazione della stessa, tanto che ad ogni incrocio il disimpegno, spesso, comporta una o più manovre correttive da parte di chi guida;
2) perché, data l’antica concezione edificatoria che prevedeva un forte addossamento dei fabbricati direttamente affacciati sulla strada, non è possibile intervenire all’interno dell’abitato con misure infrastrutturali di protezione come per esempio marciapiedi o allargamenti, e i pedoni si trovano a muoversi sulla pubblica via in assenza dei requisiti minimi di sicurezza.
Chi dunque abita la parte antica del paese, pur sopportando lo stesso peso contributivo di chi risiede nei luoghi più periferici, si trova in pratica nella condizione di “cittadino di seconda fascia” cui vengono di fatto negati, oltre a tutti i privilegi di cui godono le nuove zone residenziali (privilegi che chi abita il C.S. ovviamente non recrimina e non pretende), anche e soprattutto il giusto (e questo si preteso!) DIRITTO ALLA TRANQUILLITA’.

Nell’augurarmi che finalmente alla questione sia data la giusta considerazione e che al più presto si arrivi a un’adeguata e definitiva risposta, vi ringrazio per l’attenzione.


Euro Delladio - 24 agosto 2006

09/08/07

MALA TEMPORA CURRUNT


Non sono mai stato un pazzo fanatico millenarista, ma c’è sempre una prima volta e comincio a credere che sarà meglio sbrigarsi, pentirci dei nostri peccati, eccetera eccetera, perché i segnali della fine del mondo si fanno sempre più frequenti. Uno di questi è Fabrizio Corona. Naturalmente Fabrizio Corona non è l’unico segnale che la fine del mondo è vicina, e che presto tutto finirà in un mucchietto di cenere vagante nello spazio. Un altro inquietante segnale della fine del mondo è il fitto programma di serate di Fabrizio Corona, che allieterà - non so bene come, forse tenendo traballanti discorsi contro la magistratura - il pubblico di decine di discoteche. Verrà retribuito e attirerà molti giovani in quei locali, giovani che probabilmente lo ammirano, e ditemi voi se la fine di tutto non è vicina. Peraltro, so per certo, e l’ho sentito con queste orecchie, che Fabrizio Corona ha fatto una canzone rap lamentandosi dei giudici che l’hanno interrogato: non so se qui c’entra la fine del mondo, ma di sicuro c’entra qualcosa il declino del rap.
Naturalmente, come per tutte le più disgraziate profezie – cavallette, diluvio universale, piaghe d’Egitto e altre ancora – ci sono piccoli segnali e grandi segnali. E’ un piccolo segnale che Fabrizio Corona abbia un fan club, dopotutto ce l’hanno pure i Pooh. E’ un grande segnale, invece, che ci siano giovani che gli scrivono letterine cariche di affetto: “ti stimo perché ti sei fatto imprenditore di te stesso”. Testuali parole. Devo dire la verità: davanti a una frase simile, che il mondo finisca da un momento all’altro non sembra nemmeno male, in fondo. Forse di fronte al lampo di luce abbagliante che ci incenerirà, il nostro ultimo pensierò sarà: “Beh, poteva andare peggio”. Cioè, che so, potevamo vivere ancora anni con Fabrizio Corona in mezzo alla balle, o peggio ancora farci “imprenditori di noi stessi”. Rabbrividisco all’idea.
A quanto pare, Fabrizio Corona è attualmente tra gli ospiti più ambiti delle televisioni nazionali, il che significa che le televisioni nazionali non hanno programmi culturali molto migliori di quelli delle discoteche. L’ho visto da Mentana, l’ho visto a Italia Uno, spesso anche nel telegiornale dei puffi che fa Italia Uno, e l’ho visto pure a Otto e mezzo versione estiva, dove c’è un tipo che si sbaglia su tutto e che si crede molto intelligente (quindi si sbaglia proprio su tutto). In sostanza, quello che ci aspetta è un’estate in cui ci troveremo Fabrizio Corona praticamente ovunque. Riassumendo la situazione, ecco uno che: a) ha avuto guai con la giustizia; b) non perde occasione per attaccare i giudici; c) fa i soldi con le televisioni; d) fa il bullo con le ragazze; e) la cui moglie si lamenta di lui sui giornali. Ma chi si crede di essere, Berlusconi?
Ora sarete d’accordo con me che i casi sono due. O la fine del mondo è vicina e saremo puniti per la nostra ignavia e invereconda stupidaggine. Oppure ci avviamo verso una società in cui simili modelli culturali domineranno il pianeta, o perlomeno il Paese. Potrebbe anche essere che la prima ipotesi non si verifichi. Porca miseria, mai che ne vada bene una.

04/08/07

PIROMANI D'IDIOZIA


Il fuoco purifica. Qualcuno viene carbonizzato ogni tanto, ma la cementificazione è salva. Nuovi immobili, nuovi investimenti, nuovi posti di lavoro. I piromani sono dei benefattori del Pil. Senza di loro, quanti sarebbero a spasso in Italia? Le società immobiliari dovrebbero farli consiglieri di amministrazione. I sindaci nominarli assessori allo sviluppo. Lupo Benni dice la sua sul fuoco italico. “In Italia c'è qualcosa che brucia anche quando il fuoco è spento: allora entrano in azione i piromani della dimenticanza. Pochi giorni fa tutti i giornali titolavano che l'Italia era un rogo, che migliaia di turisti avevano rischiato la morte, che i soccorsi erano stati tardivi e la prevenzione nulla. Qualche tuttologo fiammiferologo si era affrettato a descrivere l'identikit del piromane e del suo disagio sociale, forse una mamma non abbastanza calorosa. Qualcun altro aveva subito invocato la pena di morte per griglia o microonde. Qualcuno più seriamente aveva indicato i colpevoli: la mafia, e tutti i piccoli o grandi incendiari che dal fuoco sperano di ricavare un vantaggio economico, pascolo, cemento o soldi del ricatto. Giorgio Bocca ha scritto parole condivisibili sulla fine dell'interesse comune, di ciò che dovrebbe essere ricchezza di tutti. E si sono elencate misure utili e necessarie. Rendere efficace la legge che impedisce speculazioni sui terreni bruciati, il catasto comunale degli incendi, l'obbligo di tagli antifiamme per tutti, l'aumento dei posti di vedetta, soprattutto nei giorni in cui è previsto caldo e vento, la mobilitazione dell'esercito, l'aumento della flotta di aerei e elicotteri, e altro ancora.. Cosa resta di quei giorni? Dimenticato Peschici, dimenticato il pilota di Canadair morto, dimenticate le cifre spaventose di ettari bruciati. Leggo già che se l'America non riesce a spegnere gli incendi, perchè mai dovremmo farlo noi? E quando alla televisione vedo la parola Sardegna, so già che non parleranno dei fuochi che l'hanno devastata, ma del Billionaire. Ecco, fateci caso, il Billionaire ha più spazio, nei telegiornali di questa settimana, del problema degli incendi. I piromani dell'idiozia e della rassegnazione hanno ripreso a appiccare fuoco all'Italia. Gli alberi non votano. Ricordatevelo, al prossimo inatteso, imprevisto, inevitabile rogo. E telefonate a Briatore, forse lui ha un estintore, o una pompa a champagne.”


Stefano Benni

CONTROCANTO


Al calar della sera, di un qualunque sabato di agosto, tra le case, si espande quasi impercettibilmente uno strano indefinibile odore che non sa né di erba appena tagliata, né di terra, né di letame. È un odore moderno, forse è odore di plastica. C’è un vociare di fondo; maschere variopinte e senz’anima si aggirano per le vie troppo illuminate, nel vano tentativo di riesumare un antico passato sepolto. È l’esercizio insistito e ostinatamente ripetuto di una comunità finta, conformista, diventata ricca e tronfia. Che ha sacrificato, sul presuntuoso altare del “benessere”, giorno dopo giorno, da tempo ormai lontano, proprio quel territorio di cui oggi (solo oggi, in questa sera d’agosto) ne esalta la vita e i suoi frutti faticosi. Sappiamo che il fine autentico di ogni manifestazione rievocativa celebrata in una località turistica non è quello di ripristinare momentaneamente quel filo ormai spezzato col passato, per l’intima e imprescindibile necessità di confermare la propria identità. La vera ragione di tutta questo frenetico riproporre è soltanto quella di far vedere “agli altri” - ma non gratuitamente, beninteso – ciò che quella comunità nel suo profondo più recondito presume ancora d’essere (ma che da tempo invece non è più). Senza alcun sentimento di nostalgia autentica e dolorosa per una perdita irrimediabile. E questo lo si percepisce benissimo standoci dentro. Non se ne accorge il turista, né il curioso passante occasionale, ma chi quel tempo lo ha potuto assaporare e vivere, coglie benissimo tutta la finzione e l’insensibilità che dietro questa messinscena evocativa si nasconde.
Ed è massimamente intollerabile, per quanti credono ancora nei valori di quel passato, dover “subire la lezione” da chi di quel tempo non è affatto maestro e che, passata la festa, lo rinnega nei fatti per i rimanenti 364 giorni dell’anno. Da chi per le strade di quel luogo non cammina più a piedi, da chi non rispetta più il silenzio, da chi odia i ritmi lenti della natura, da chi detesta il profumo dei tigli, da chi ignora quanta cura abbisogni un coltivo in campagna, da chi non conosce il difficile uso della falce, da chi non sa quanto costi fatica il più piccolo orto, perché ad esso, davanti alla casa, preferisce “godersi” un pulito, asettico e ben rasato praticello all’inglese.
Questa è la vera ragione di tanto posticcio rievocare. Un pretesto per aggiungere denaro al denaro. Per “promuovere”, ancora una volta – l’ennesima – un territorio che viceversa avrebbe soltanto un urgente bisogno di tranquillità e di rispetto. Semplicemente questo.


L'Orco

02/08/07

NUOVA VIABILITA' A TESERO. SI PARTE?



Stimato Assessore,


la questione la conosci e, sinceramente, a ribadirla mi parrebbe di fare un torto alla tua intelligenza e anche alla mia. Quindi soprassiedo. Restano i fatti che, sinteticamente, sono questi.
Le promesse che in merito mi erano state fatte (in più occasioni e da più interlocutori) sono purtroppo rimaste lettera morta. Si era detto a suo tempo (lo avevi detto proprio tu in febbraio nell’intervista data all’Avisio) che ad aprile si sarebbe sicuramente partiti con il nuovo piano viabilità. Poi sono venuti fuori dei “problemi” che ostavano: illuminazione di via Valusella, lavori esterni al municipio. Adesso via Valusella è sistemata. Restano quelli al municipio. Ma a breve, conclusi anch’essi, non dovrebbero più sussistere ragioni di stallo. Il Sindaco già nella riunione della primavera 2006 parlava – come certamente ricordi – di alcuni posteggi satellite da considerarsi infrastrutture prioritarie, preventive e necessarie (delle teste di ponte, potremmo dire) per il successivo approntamento del piano organico complessivo della viabilità. Uno di questi, ad Arlasa, è ormai da tempo in funzione ma, come era del tutto logico e come gli avevo anche detto, esso non ha migliorato di nulla la situazione in centro (e a dirla tutta nemmeno a Soc). Tanto vale, potrei metterci la mano sul fuoco, anche per quelli previsti e non ancora realizzati di Sorasass e delle Valene. Come temevo, a distanza di due anni dalle mie prime segnalazioni, l’unico fatto evidente resta (a parte le parole e i carteggi intercorsi tra di noi) il “casino” che imperversa senza il minimo miglioramento in centro paese, che in questo periodo di affluenza turistica si accentua ancor di più. Questa è, come si dice, la prova del nove di quanto sia difficile per le amministrazioni locali in genere agire su piani diversi da quelli infrastrutturali e cimentarsi, con qualche apprezzabile risultato, sul piano puramente “culturale”. Perché di “lavori” se ne fanno sempre (e per le amministrazioni farne molti è addirittura motivo di vanto), che poi servano o no è una questione secondaria, perché per farli – purtroppo, dico io – i soldi ci sono sempre. Ed è ovvio che qui ci siano. Tesero da 22 anni non fa che usufruire di denari a profusione grazie al rapporto preferenziale e privilegiato conseguente la catastrofe del 19/07/1985. E impiegandoli a Lago (Centro del Fondo e dintorni) o a Stava, di quelli “che contano” non si scontenta mai nessuno. Quando però invece dei soldi ci si deve mettere la faccia, allora la musica cambia. Ed è verosimile (forse qui mi sbaglio, ma l’impressione che questa prolungata inerzia mi dà è proprio questa) che da parte vostra (magari non da parte tua) ci sia chi sta frenando o cercando di far passare tutto nel dimenticatoio! Me lo potevo ben aspettare. È una costante di questa nostra comunità: distinguersi per pigrizia mentale. Ma ripeto, forse mi sbaglio. Anzi, spero di sbagliarmi. E a proposito di pigrizia mentale, permettimi una breve divagazione. Domenica scorsa 29/07/2007, a Moena, ho assistito a un’interessantissima conferenza tenuta da uno dei più importanti studiosi dei cambiamenti climatici, specificatamente dell’ambiente alpino, tale dottor Luca Mercalli, direttore fra l’altro della Società Meteorologica Italiana. L’incontro era ben segnalato sull’Adige di domenica, in cronaca locale. Ebbene tra il numerosissimo pubblico presente vi erano rappresentanti delle amministrazioni di Moena (che peraltro ne aveva curato l’organizzazione), di Predazzo e di Cavalese. Della nostra amministrazione invece non c’era nessuno! E si parlava di cose serie, delle conseguenze dirette e pratiche nel nostro quotidiano di questi cambiamenti. Dopo un ampia e dettagliata lezione sulle modificazioni climatiche in atto, dovute all’immissione in atmosfera di CO2 si è poi passati all’analisi del “da farsi”. Si è parlato di risparmio energetico, della necessità di adeguamento delle abitazioni alle nuove esigenze energetiche, di diminuzione del territorio disponibile, di mobilità e di trasporti (che, detto per inciso, “pesano” un buon 40% del problema), sino ad arrivare, certo che sì, alla riconversione, giocoforza, anche dell’offerta turistico invernale, visto che le precipitazioni tenderanno a diminuire e anche la produzione artificiale della neve (per la sempre più scarsa disponibilità d’acqua) diventerà un problema. Necessità di riconvertire dunque le mode (perché la pratica dello sci è in definitiva solo una delle tante mode “suggerite” ai consumatori, nulla di più). Eccetera. Cose pertanto di precipuo interesse pubblico, per cui non a caso le amministrazioni dei tre principali paesi della valle avevano ben pensato di “inviare” almeno una rappresentanza. Possibile che nessun amministratore di Tesero si sia sentito in dovere di partecipare? Di prendere spunto e coraggio da una relazione dettagliata e di grande livello scientifico, ben esposta e chiarificatrice, per dare il via a qualcosa di concreto in questo senso? Un consigliere di Moena, durante il dibattito conclusivo, ha fatto presente la necessità di promuovere informazione e consapevolezza. Appunto! E chi, se non gli amministratori, dovrebbe promuoverla? La situazione è stata analizzata con molto realismo, senza enfasi e catastrofismi. Ma una cosa è stata detta chiara e forte: bisogna muoversi, parlarne, agire, prendere provvedimenti, fare e diffondere “cultura”. Chiusa la divagazione.
Concludo chiedendoti gentilmente di farmi sapere una volta per tutte e possibilmente con certezza dei tempi, quando partirà questo benedetto piano viabilità; perlomeno per quella parte che come dicevi anche tu non troverebbe ostacolo nei lavori al municipio.
Nella speranza di non doverti più disturbare in merito Ti ringrazio per l’ascolto e resto in attesa di un tuo gentile riscontro scritto.

Euro

29/07/07

STRUMENTI DI DECEREBRAZIONE


Un tempo la pubblicità proponeva prodotti, magnificando questa o quella caratteristica, oppure il prezzo migliore o l’efficacia dell’uso. Oggi la pubblicità propone modelli di vita. Sbagliati. Esalta sempre di più l’assenza di limiti, il che è in contrasto con la realtà del mondo fisico, con il Secondo Principio della Termodinamica; spinge verso standard di vita inaccettabili, dove il superfluo, l’eccessivo, il trasgressivo sono diventati gli unici elementi di distinzione e di emulazione. Si tratta di un vero e proprio bombardamento psicologico che trasforma il comportamento dell’uomo, facendo leva sulle sue debolezze. Crea danni ambientali ma soprattutto danni sociali, esacerbando i conflitti, spingendo al massimo alla competizione, devastando i rapporti umani in nome di simboli inanimati e costosi. La ricerca del simbolo (per esempio un potente SUV!) come elemento di affermazione di sé diventa allora prioritaria, su di essa viene impostato un intero stile di vita che talora sfocia anche nell’illegalità per procurarsi risorse economiche al di sopra delle reali possibilità personali. Traguardi effimeri, che una volta raggiunti, lasciano insoddisfatti e annientano la spiritualità dell’essere umano. Dopo la crisi petrolifera degli anni ’70 (del secolo scorso), i bassi consumi erano diventati un elemento distintivo delle nuove automobili e figuravano a chiare lettere nelle campagne pubblicitarie (“la Uno è risparmiosa”): un elemento in grado di innescare processi virtuosi. Non è servito a nulla. Tornata l’Età dell’abbondanza petrolifera, oggi quasi nessuna casa automobilistica si sogna di pianificare una campagna pubblicitaria di una nuova auto sui dati di risparmio energetico, anzi, sono cose da poveracci, che si scrivono in carattere piccolo sul libretto di istruzioni, ma non servono per far presa sull’immaginario di persone deboli, abituate solo più a reagire alle sirene del lusso, della velocità, del consumo folle e illimitato. La pubblicità di oggi è anche sempre più spesso inutile ed equivoca. In molti casi – vedi enti un tempo pubblici, ora pseudoprivati – non vende alcun prodotto, vende immagini e menzogne. Treni, energia, poste: tutti dicono che sono al tuo servizio, tutte facce sorridenti di clienti-utenti felici.
Poi i treni arrivano in ritardo, alle poste c’è la coda e le bollette sono sempre più salate. E quando si reclama, ci sono sempre lunghe attesa ai call-center o invalicabili “procedure”: “Buongiorno Signore, lei ha ragione, ma è la procedura, non posso farci nulla!” i veri responsabili del (dis)servizio, dove sono? Perché non ci sono nomi e cognomi e facce, con cui parlare guardandosi negli occhi?


Tratto da "Le mucche non mangiano cemento" di L.Mercalli e C.Sasso

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

MINU
Foto di Sabina

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