31/12/15

TRANQUILLI, STA ARRIVANDO


Il 2014 a nostro ricordo fu l'anno più piovoso. Per l'inclemenza del tempo il primo e unico taglio d'erba da foraggio fu possibile soltanto a inizio ottobre. A memoria de bacàn cosa mai successa prima.
Adesso, all'opposto, non piove da mesi. Stando alle statistiche di Meteo Trentino, in val di Fiemme una siccità così prolungata nel periodo tardo autunnale sembra non ci sia mai stata e riguardo alla piovosità degli ultimi trenta giorni, pari a 0,0 mm precipitati, la precedente minima storica risale al 1940, anno in cui nello stesso periodo di riferimento si registrarono 0,3 millimetri di pioggia.

I segnali dei mutamenti climatici, caratterizzati dall'estremizzazione dei fenomeni e da sempre più frequenti e marcate contrapposizioni di segno, si sovrappongono alla confusione generale della decadente temperie postmoderna, trapassando le nostre labili memorie senza apparente colpo ferire.
 
Ed i cannoni da neve, che dalla fine degli anni Ottanta permettono al divertimentificio sciistico di operare come se nulla fosse, non aiutano a far prendere coscienza di questo gigantesco problema. Tuttalpiù, in un inaspettato guizzo di acume, ci si spinge a dire che sì, in effetti, manca la cornice, aggiungendo però subito dopo che le piste sono davvero ottime, ed anzi la neve artificiale è più 'tecnica' e performante...
Se poi, come pare, tra due giorni nevicherà qualcosa tutto velocemente rientrerà nella norma, le piste da sci ritroveranno la cornice che meritano, la siccità andrà nel dimenticatoio e potremo sentir riecheggiare il vecchio comodo adagio lava-coscienza: aveo visto? al tempo e a le féméne non sé comàna...

Siamo fatti così, si scherza col fuoco e ci si dimentica tutto in un niente, confidando in un altro vecchio luogo comune, buono ad ogni ritorno all'apparente normalità, l'è sempre sta cossìta!

Guai a prendere iniziative personali che per sbaglio rischino di invertire la tendenza e che, moltiplicate per la totalità degli agenti in partita, sempre per sbaglio, possano contribuire a non far ulteriormente peggiorare la situazione.
No e poi no! Non lo si fa e basta! per indolenza, per poltroneria, per troppa abitudine a un agio spropositato, ma soprattutto per insipienza ed arroganza!

La cartina di tornasole in questo caso è data dall'abuso dell'autotrasporto privato: ogni scusa è buona per ostentare ed inquinare, e per ogni micro spostamento girare la chiavetta del motorino d'avviamento diventa una necessità. Nononstante un ottimo servizio di scuolabus e di controllo stradale sugli incroci pericolosi vorrai mica rinunciare a portare il bambino a scuola con la macchina. Scherziamo? Che in verità, per quelle mamme (o quei papi) non è neanche la "comodità" del bambino che interessa, quanto il far vedere a quei non molti altri genitori appiedati con che razza d'auto e con quale sfrontatezza conducono il loro pargolo alle lezioni. Che non si pensi siamo dei pezzenti! E chi se ne frega se gli scolari a piedi, anziché salubre aria fresca già di prima mattina, sono costretti a respirare un puzzolente e tossico cocktail di fumo, idrocarburi incombusti, monossido di carbonio, ossidi di azoto e particolato!
Abitare nei pressi del polo scolastico (Asilo, Scuola Elementare, Scuola Media, Scuola Musicale) permette di osservare quotidianamente l'assurdità dei comportamenti dei genitori new age (non tutti per fortuna, ma comunque sempre troppi) e quanto grande, e paradossalmente in aumento, sia l'insensibilità ambientale delle nuove generazioni.

Così anche gli appelli e le encicliche del povero Francesco cadono miseramente nel vuoto di un'umanità stranita, decadente, viziosa...

Continuiamo così! Non facciamoci contagiare dai 'catastrofisti'. Perché mai dovremmo? Ci penserà la scienza, ci penserà il progresso della ricerca... Ci sono i summit internazionali: saranno loro ad adottare eventuali misure necessarie. Non mettiamo il carro davanti ai buoi. Ottimismo! Ottimismo! Cornice o non cornice, facciamoci un'altra bella sciata! Ma di cosa dobbiamo preoccuparci?

Ario

29/12/15

AUGURI SCOMODI

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.


Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.




I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.


I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

 
(pubblicata su suggerimento di un anonimo lettore)

25/12/15

NOTTE SANTA

Che la coerenza non sia mai stata il punto di forza della bimillenaria impalcatura simbolico-dottrinale di Santa Romana Chiesa lo sapevamo da tempo. Ma anche a noi miscredenti fa specie osservare quanto tale deficit, in poco più di cinquant'anni (dal Concilio Vaticano II ad oggi), si sia abnormemente dilatato. Se è vero che per la maggioranza dei fedeli l'adesione alla religione cristiano-cattolica nell'ultimo secolo (e forse anche prima) coincise, nè più nè meno, con la semplice partecipazione ai momenti liturgici e al rispetto assoluto della simbologia a tinte forti di cui questi erano intrisi, oggi invece, venuta meno la puntuale frequentazione alle officiazioni rituali da parte degli adèpti del terzo millennio, ciò che distingue un cristiano da un non-cristiano è semplicemente l'aver o non aver ricevuto il battesimo, quindi, in pratica, avere o non avere in tasca la 'tessera' di appartenenza.
Non c'è dunque da stupirsi se le chiese sono vuote, se ormai nemmeno la forma è rispettata, se la messa di mezzanotte (tanto per ripetere un esempio banale), per comodità di qualcuno, viene anticipata alle ventidue, se il parroco è alla mercé di un consiglio parrocchiale qualsiasi, eccetera, eccetera, perché quell'unico tratto distintivo (il rispetto assoluto della simbologia...) non c'è più. Tutto è lecito e lo si fa con leggerezza disarmante.
Il Natale un tempo era una festa quantomeno suggestiva e i suoi significanti, curati ed allestiti nelle case con devozione, nel comune sentire si sovrapponevano esattamente ai loro corrispettivi significati. Oggi il Natale, con la sua notte che di still non ha più niente e di heilig men che meno, è una festa senza senso il cui vuoto di significato, raggiunto e superato il punto di non ritorno, viene colmato manco a dirlo... con ogni sorta di mercanzia.
Dunque, senza il benché minimo pudore, proprio in coincidenza con le celebrazioni del cinquantesimo di fondazione dell'associazione Amici del presepio l'insignificanza raggiunge il parossismo e il parroco, forse addirittura inconsapevolmente, benedice in una commistione blasfema l'imbenedicibile: il presepio e i mercatini di natale, allestiti per l'occasione ai piedi del simbolo della Natività.


Capiamo che l'acquisto compulsivo sia la cifra della decadenza in cui purtroppo ci tocca vivere, capiamo che allestire bancarelle natalizie sia ormai una consuetudine diffusa ovunque, capiamo pure che di questi tempi vada colta ogni possibile occasione per rimpinguare il conto corrente. Però anche per noi atei perduti non è un bel vedere e proprio a Tesero, insuperata fucina di sacerdoti dei bei tempi andati e centro di fede riconosciuto nel mondo intero, non ce lo saremmo aspettato. Che anche qui tutto, ma proprio tutto, si sia ridotto a un incessante rozzo cromerare
A proposito, ma che diceva quel tale brandendo inviperito la scürgia? Ah, sì: Fuori i mercanti dal tempio! E voi fedeli amici del presepio i mercanti e le loro cianfrusaglie glieli accostate proprio davanti alla sua casetta nativa? Eh, dai! Caro Presidente, visto che il parroco è in evidente difficoltà, se ci sei, almeno tu ripensaci e batti un colpo!

Ario Dannati

14/12/15

LA TERRA DELL'ARIA


E pensare che un'edizione dei mondiali di fondo venne addirittura dedicata alla qualità sopraffina dell'aria di Fiemme... Madonna quante balle ci siamo lasciati raccontare!

Oggi, 14 dicembre 2015, per l’ennesima volta le emissioni velenose dalla Misconel hanno messo a dura prova i polmoni della popolazione di Fiemme. Da Panchià a Cavalese, con massima diffusione, ovviamente, a Tesero una coltre sottile di fumo giallastro ha opacizzato l'orizzonte e reso irrespirabile l’aria per tutta la mattinata. Lo avevamo già scritto e quindi, visto il perdurare del problema, qui lo riscriviamo: ma l'amministrazione se ne sta preoccupando seriamente? O pensa basti una telefonata in Provincia per lavarsene le mani? Degli slogan promozionali non ce ne facciamo niente. Qui è urgente intervenire con fatti concreti. Sì, la Misconel è una potenza economica che in valle e in provincia sponsorizza la politica che conta e dunque, per la perversa “logica” democratica, di fatto risulta intoccabile. Capiamo dunque che per dei tremebondi amministratori insediati a palazzo e assisi sui loro scranni non già per risolvere i problemi del paese, bensì, sostanzialmente, per curarne sotto dettatura l'immagine, sia oltremodo difficile agire autorevolmente e in autonomia sulle questioni di sostanza. Ma a tutela del primario diritto alla salute della cittadinanza è necessario intervenire senza ulteriore indugio.

In verità si dice che la sindaca, sollecitata da alcuni compaesani preoccupati abbia informato del fatto l’APPA provinciale. Sin’ora però niente è cambiato. Non accettiamo pertanto che si accampino scuse. Se da Trento a Tesero, per le verifiche del caso, L’Agenzia Provinciale per l’Ambiente si sposta a cavallo di lumaca, la prima cittadina non venga a dirci che la colpa non è sua. Prenda la prima corriera per Trento e vada a conferire col presidente Rossi!

Invitiamo nel frattempo tutto il consesso comunale (maggioranza e opposizione come un sol uomo) a prendere immediata posizione su questo grave problema.

Se ci preoccupassimo in primis dell’aria, dell’acqua e dell’ambiente tutto invece di pensare solo alla (stucchevole) difesa dell’ospedale, eviteremmo forse di incrementare la già folta schiera dei terminali prossimi venturi che ringraziano post mortem l’ineffabile dottor Melo per le amorevoli cure prestate.

L’Orco


13/11/15

ZANON CHIAMA MARTE, ZANON CHIAMA MARTE. RISPONDETE, PERDIO!


Lo duca e io per quel cammino ascoso
intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
e sanza cura aver d'alcun riposo,

salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch'i' vidi de le cose belle
che porta 'l ciel, per un pertugio tondo.

E quindi uscimmo a riveder le stelle. (Dante - Inferno, canto XXXIII)


Evviva, evviva la Specola di Tesero, inaugurata in gran pompa un po’ di tempo fa al cospetto delle autorità civili accorse numerosissime (i buffet a gratis sono un’irresistibile attrazione per i politici di ogni ordine e grado) e religiose (ma che giammai lo sappia il Cicap!).

Gran cosa davvero il nostro piccolo osservatorio con la sua cupoletta in simil Monte Palomàr. Nostro, dico, di Tesero, perché pagato anche dalla collettività paesana con denaro sonante (una cifra irrisoria: poco meno di un milione di dollari). Oltre che con l’asservimento, vita natural durante, di una parte di territorio comunale e l’accollo, per altrettanto tempo, degli immancabili oneri di manutenzione (già cinque finestre della nuova struttura hanno i vetri rotti), che subito graveranno in capo alla nostra amministrazione. Non già a quelle di Cavalese o di Predazzo, tanto per far due nomi. Ma tant’è, la gloria, se la si vuole, costa eccome. Però, però… almeno un po’ di sano amor proprio, diamine! Se per l’appunto quel sito pseudoscientifico fosse stato edificato sul suolo in uno di quei due paesi di certo non sarebbe stato chiamato Osservatorio Val di Fiemme, ma giustamente e campanilisticamente Osservatorio astronomico di Cavalese, ovvero di Predazzo. Qui no. Noi siamo Cònchi non Slargalòche o Lóvi e qui è vezzo antico far conoscere al mondo il nostro smisurato orgoglio paesano mascherandolo sempre con massicce dosi di falsa modestia. Dunque, ligio a questa regola nostrana non scritta, immaginiamo che quel birichino del Presidentissimo nulla abbia eccepito allorquando venne decisa quell’ecumenica denominazione che spartisce immeritatamente la fama e gli onori della celeste struttura di Monte Zanon tra tutti i paesi della valle, ma niente affatto gli oneri e le rogne a carico esclusivo di Tesero.

Con l’orgoglio anzidetto ma con un po’ più di coraggio, facendo omaggio ad un’illustre astrofisica da poco scomparsa che soggiornò nel nostro paese in un paio d’occasioni, sarebbe stato giusto oltre che bello chiamarlo Osservatorio Astronomico di Tesero “Margherita Hack”.


Ario

12/11/15

TERZULTIM'ORA


Si apre domani a Lago di Tesero la convenzzion fiemmese dell’UPT. Sarà la sindaca Ceschini a fare gli onori di casa e ad aprire i lavori con una dissertazione in inglese sui fondamenti della democrazia e della libertà. Al termine della sua lectio magistralis inizierà la discussione dell’unico punto all’ordine del giorno: CADREGHE.

Tra i presenti, oltre al miglior politico di Tesero, ci saranno il miglior politico di Cavalese, il miglior politico di Trento (distaccato pro tempore nella capitale) e il miglior politico di Ala.
La popolazione, data la scabrosità del tema trattato, è cordialmente invitata a non partecipare.

L’Orco

29/10/15

VAPORE ACQUEO, NIENT'ALTRO CHE VAPORE ACQUEO


Sono passati quasi sei mesi, la nuova amministrazione dovrebbe aver finito il rodaggio. Speriamo possa cominciare ad occuparsi, tra l’altro, anche della nostra salute. Sì, perché c’è un’urgenza!

La Misconel, benemerita produttrice di vapore acqueo, premiata ditta di escavazioni e asfalti, nonché filantropica sostenitrice di eventi sportivi e culturali, inquina e nuoce gravemente alla salute dei Teserani! E non da oggi. I venefici fumi del suo asfaltificio, con discreta frequenza, si espandono indisturbati nell’aria del paese, raggiungendo col loro ineffabile puzzo finanche le estreme periferie territoriali. Lo senti nel naso e lo senti nella gola, come diceva la pubblicità di una nota caramella. Alle sette del mattino non fai in tempo ad aprire una finestra che la fetida zaffata te la ritrovi in casa.


Rispetto al normale processo di produzione dei conglomerati bituminosi, nel trattamento degli asfalti esausti, fresati e recuperati durante i lavori di ripavimentazione stradale, pare vengano aggiunti particolari additivi chimici. Sarebbero le parti incombuste di questi le responsabili delle esalazioni pericolose. Da giorni l’ odore proveniente dalla ciminiera dei forni di Lago (e il conseguente bruciore nella gola) sono oltremodo irritanti, con un picco del disgusto sensoriale mai sentito in precedenza.

Della cosa qui già scrivemmo e interessammo direttamente anche l’ormai defunta passata amministrazione. L’assessore competente dell’epoca – così poi ci informò – intercesse presso l’azienda ottenendo vaghe promesse e indefinite rassicurazioni in merito. Ma l’evidenza dei fatti conferma che il problema purtroppo non è stato affatto risolto. Nell’interesse della salute di tutta la popolazione, dalla sindaca e la sua giunta auspichiamo quindi una pronta re-azione.

L’Orco

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

MINU
Foto di Sabina

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