20/12/09

INVERNO

SE IL CLIMA FOSSE UNA BANCA, L’AVREBBERO GIA’ SALVATO


Signor Presidente, signori, signore, amici e amiche, prometto che non parlerò più di quanto sia già stato fatto questo pomeriggio, ma permettetemi un commento iniziale che avrei voluto facesse parte del punto precedente discusso da Brasile, Cina, India e Bolivia. Chiedevamo la parola, ma non è stato possibile prenderla. Ha parlato la rappresentante della Bolivia, e porgo un saluto al compagno Presidente Evo Morales qui presente, Presidente della Bolivia. Tra varie cose ha detto, ho preso nota: il testo che è stato presentato non è democratico, non è rappresentativo di tutti i paesi. Ero appena arrivato e mentre ci sedevamo abbiamo sentito il Presidente della sessione precedente, la signora Ministra, dire che c’era un documento da queste parti, che però nessuno conosce: ho chiesto il documento, ancora non l’abbiamo. Credo che nessuno sappia di questo documento top secret. Certo, la collega boliviana l’ha detto, non è democratico, non è rappresentativo, ma signori e signore: siamo forse in un mondo democratico? Per caso il sistema mondiale è rappresentativo? Possiamo aspettarci qualcosa di democratico e rappresentativo nel sistema mondiale attuale? Su questo pianeta stiamo vivendo una dittatura imperiale e lo denunciamo ancora da questa tribuna: abbasso la dittatura imperiale! E che su questo pianeta vivano i popoli, la democrazia e l'uguaglianza! E quello che vediamo qui è proprio il riflesso di tutto ciò: esclusione. C'è un gruppo di paesi che si credono superiori a noi del sud, a noi del terzo mondo, a noi sottosviluppati, o come dice il nostro grande amico Eduardo Galeano: noi paesi avvolti come da un treno che ci ha avvolti nella storia [sorta di gioco di parole tra desarrollados = sviluppati e arrollados = avviluppati NdT]. Quindi non dobbiamo stupirci di quello che succede, non stupiamoci, non c'è democrazia nel mondo e qui ci troviamo di fronte all'ennesima evidenza della dittatura imperiale mondiale. Poco fa sono saliti due giovani, per fortuna le forze dell'ordine sono state decenti, qualche spintone qua e là, e i due hanno cooperato, no? Qui fuori c'è molta gente, sapete? Certo, non ci entrano tutti in questa sala, sono troppi; ho letto sulla stampa che ci sono stati alcuni arresti, qualche protesta intensa, qui per le strade di Copenhagen, e voglio salutare tutte quelle persone qui fuori, la maggior parte delle quali sono giovani. Non ci sono dubbi che siano giovani preoccupati, e credo abbiano una ragione più di noi per essere preoccupati del futuro del mondo; noi abbiamo – la maggior parte dei presenti – già il sole dietro le spalle, ma loro hanno il sole in fronte e sono davvero preoccupati. Qualcuno potrebbe dire, Signor Presidente, che un fantasma infesta Copenhagen, parafrasando Karl Marx, il grande Karl Marx, un fantasma infesta le strade di Copenhagen e credo che questo fantasma vaga per questa sala in silenzio, gira in quest'aula, tra di noi, attraversa i corridoi, esce dal basso, sale, è un fantasma spaventoso che quasi nessuno vuole nominare: il capitalismo è il fantasma, quasi nessuno vuole nominarlo. È il capitalismo, sentiamo ruggire qui fuori i popoli. Stavo leggendo qualcuna delle frasi scritte per strada, e di questi slogan (alcuni dei quali li ho sentiti anche dai due giovani che sono entrati), me ne sono scritti due. Il primo è Non cambiate il clima, cambiate il sistema. E io lo riprendo qui per noi. Non cambiamo il clima, cambiamo il sistema! E di conseguenza cominceremo a salvare il pianeta. Il capitalismo, il modello di sviluppo distruttivo sta mettendo fine alla vita, minaccia di metter fine alla specie umana. E il secondo slogan spinge alla riflessione. In linea con la crisi bancaria che ha colpito, e continua a colpire, il mondo, e con il modo con cui i paesi del ricco Nord sono corsi in soccorso dei bancari e delle grandi banche (degli Stati Uniti si è persa la somma, da quanto è astronomica). Ecco cosa dicono per le strade: se il clima fosse una banca, l'avrebbero già salvato. E credo che sia la verità. Se il clima fosse una delle grandi banche, i governi ricchi l'avrebbero già salvato. Credo che Obama non sia arrivato, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace quasi nello stesso giorno in cui mandava altri 30mila soldati ad uccidere innocenti in Afghanistan, e ora viene qui a presentarsi con il Premio Nobel per la Pace, il Presidente degli Stati Uniti. Gli USA però hanno la macchinetta per fare le banconote, per fare i dollari, e hanno salvato, vabbè, credono di aver salvato, le banche e il sistema capitalista. Bene, lasciando da parte questo commento, dicevo che alzavamo la mano per unirci a Brasile, India, Bolivia e Cina nella loro interessante posizione, che il Venezuela e i paesi dell'Alleanza Bolivariana condividono fermamente; però non ci è stata data la parola, per cui, Signor Presidente, non mi conteggi questi minuti, la prego. Ho conosciuto, ho avuto il piacere di conoscere Hervé Kempf – è qui in giro -, di cui consiglio vivamente il libro “Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta”, in francese, ma potete trovarlo anche in spagnolo e sicuramente in inglese. Per questo Cristo ha detto: E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio. Questo l'ha detto Cristo nostro Signore. (...) Bene, Signor Presidente, il cambiamento climatico è senza dubbio il problema ambientale più devastante di questo secolo, inondazioni, siccità, tormente, uragani, disgeli, innalzamento del livello del mare, acidificazione degli oceani e ondate di calore, tutto questo acuisce l'impatto delle crisi globali che si abbattono su di noi. L'attività umana d'oggi supera i limiti della sostenibilità, mettendo in pericolo la vita del pianeta, ma anche in questo siamo profondamente disuguali. Voglio ricordarlo: i 500 milioni di persone più ricchi del pianeta, 500 milioni, sono il sette per cento, sette per cento, sette per cento della popolazione mondiale. Questo sette per cento è responsabile, questi cinquecento milioni di persone più ricchi sono responsabili del cinquanta per cento delle emissioni inquinanti, mentre il 50 per cento più povero è responsabile solo del sette per cento delle emissioni inquinanti. Per questo mi sembra strano mettere qui sullo stesso piano Stati Uniti e Cina. Gli Stati Uniti hanno appena 300 milioni di abitanti. La Cina ha una popolazione quasi 5 volte più grande di quella degli USA. Gli Stati Uniti consumano più di 20 milioni di barili di petrolio al giorno, la Cina arriva appena ai 5,6 milioni di barili al giorno, non possiamo chiedere le stesse cose agli Stati Uniti e alla Cina. Ci sono questioni da discutere, almeno potessimo noi Capi di Stato e di Governo sederci a discutere davvero di questi argomenti. Inoltre, Signor Presidente, il 60% degli ecosistemi del pianeta hanno subito danni e il 20% della crosta terrestre è degradata; siamo stati testimoni impassibili della deforestazione, della conversione di terre, della desertificazione e delle alterazioni dei sistemi d'acqua dolce, del sovra-sfruttamento del patrimonio ittico, della contaminazione e della perdita della diversità biologica. Lo sfruttamento esagerato della terra supera del 30% la sua capacità di rigenerazione. Il pianeta sta perdendo ciò che i tecnici chiamano la capacità di autoregolarsi, il pianeta la sta perdendo, ogni giorno si buttano più rifiuti di quanti possano essere smaltiti. La sopravvivenza della nostra specie assilla la coscienza dell'umanità. Malgrado l'urgenza, sono passati due anni dalle negoziazioni volte a concludere un secondo periodo di compromessi voluto dal Protocollo di Kyoto, e ci presentiamo a quest'appuntamento senza un accordo reale e significativo. E voglio dire che riguardo al testo creato dal nulla, come qualcuno l'ha definito (il rappresentante cinese), il Venezuela e i paesi dell'Alleanza Bolivariana per le Americhe, noi non accettiamo nessun altro testo che non derivi dai gruppi di lavoro del Protocollo di Kyoto e della Convenzione: sono i testi legittimi su cui si sta discutendo intensamente da anni. E in queste ultime ore credo che non abbiate dormito: oltre a non aver pranzato, non avete dormito. Non mi sembra logico che ora si produca un testo dal niente, come dite voi. L'obiettivo scientificamente sostenuto di ridurre le emissioni di gas inquinanti e raggiungere un accordo chiaro di cooperazione a lungo termine, oggi a quest'ora, sembra aver fallito.Almeno per il momento. Qual è il motivo? Non abbiamo dubbi. Il motivo è l'atteggiamento irresponsabile e la mancanza di volontà politica delle nazioni più potenti del pianeta (...) Il conservatorismo politico e l'egoismo dei grandi consumatori, dei paesi più ricchi testimoniano di una grande insensibilità e della mancanza di solidarietà con i più poveri, con gli affamati, con coloro più soggetti alle malattie, ai disastri naturali, Signor Presidente, è chiaramente un nuovo ed unico accordo applicabile a parti assolutamente disuguali, per la grandezza delle sue contribuzioni e capacità economiche, finanziarie e tecnologiche, ed è evidente che si basa sul rispetto assoluto dei principi contenuti nella Convenzione. I paesi sviluppati dovrebbero stabilire dei compromessi vincolanti, chiari e concreti per la diminuzione sostanziale delle loro emissioni e assumere degli obblighi di assistenza finanziaria e tecnologica ai paesi poveri per far fronte ai pericoli distruttivi del cambiamento climatico. In questo senso, la peculiarità degli stati insulari e dei paesi meno sviluppati dovrebbe essere pienamente riconosciuta. (...) Le entrate totali delle 500 persone più ricche del mondo sono superiori alle entrate dei 416 milioni di persone più povere, i 2800 milioni di persone che vivono nella povertà, con meno di 2 dollari al giorno e che rappresentano il 40 per cento della popolazione mondiale, ricevono solo il 5 per cento delle entrate mondiale (...) Ci sono 1100 milioni di persone che non hanno accesso all'acqua potabile, 2600 milioni privi di servizio di sanità, più di 800 milioni di analfabeti e 1020 milioni di persone affamate: ecco lo scenario mondiale. E ora, la causa, qual è la causa? Parliamo della causa, non evitiamo le responsabilità, non evitiamo la profondità del problema, la causa senza dubbio, torno all'argomento di questo disastroso scenario, è il sistema metabolico distruttivo del capitale e della sua incarnazione: il capitalismo. Ho qui una citazione di quel gran teologo della liberazione che è Leonardo Boff, come sappiamo, brasiliano, che dice: Qual è la causa? Ah, la causa è il sogno di cercare la felicità con l'accumulazione materiale e il progresso senza fine, usando, per fare ciò, la scienza e la tecnica con cui si possono sfruttare in modo illimitato le risorse della terra. Può una terra finita sopportare un progetto infinito? La tesi del capitalismo, lo sviluppo infinito, è un modello distruttivo, accettiamolo. (...) Noi popoli del mondo chiediamo agli imperi, a quelli che pretendono di continuare a dominare il mondo e noi, chiediamo loro che finiscano le aggressioni e le guerre. Niente più basi militari imperiali, né colpi di Stato, costruiamo un ordine economico e sociale più giusto e equitativo, sradichiamo la povertà, freniamo subito gli alti livelli di emissioni, arrestiamo il deterioramento ambientale ed evitiamo la grande catastrofe del cambiamento climatico, integriamoci nel nobile obiettivo di essere tutti più liberi e solidari. (...) Questo pianeta è vissuto migliaia di milioni di anni, e questo pianeta è vissuto per migliaia di milioni di anni senza di noi, la specie umana: non ha bisogno di noi per esistere. Bene, noi senza la Terra non viviamo, e stiamo distruggendo il Pachanama*, come dice Evo e come dicono i nostri fratelli aborigeni del Sudamerica...

Hugo Chavez

Fonte:


Traduzione per comedonchisciotte.org a cura di MARINA GERENZANI
*Pachanama = Madre Terra

19/12/09

O.X.T. - OGGI ORE 17.00 TEATRO COMUNALE TESERO


Un’OrcheXtra Terrestre, dove la musica riesce per magia a miscelare assieme culture, profumi, colori e geografie, in una riuscita ricetta world music, dove il Salento ritrova il Magreb, il popolo del Vento riscopre l’ India, le Alpi incontrano i Balcani, Europa e Americhe si guardano allo specchio, in una vera e propria fusione tra Sud Nord Est ed Ovest. Lo sguardo è anche in su, oltre il cielo, verso altri pianeti ed orizzonti: Musiche dell’Altro Mondo, in una vera e propria atmosfera extra-terrestre.

Un’OrcheXtra-Terrestre che dopo un lungo viaggio nelle culture musicali terrestri atterrerà a Tesero stasera 19 dicembre al teatro comunale e in un'atmosfera molto particolare ragalerà all'uditorio una miscela di suoni, idiomi, profumi, colori e geografie della Terra.

Un’OrcheXtra-Vagante: musiche da viaggio, alla scoperta di continenti, stati, regioni e paesi: Africa (Mozambico, Tunisia), Europa (Bulgaria, Italia), Americhe (Brasile, Messico, U.S.A.) e Asia (India), fino alle regioni più remote della nostra Italia (Trentino, Puglia, Sicilia, Calabria) in compagnia di chi ha da sempre camminato attraverso tutte queste terre: il Popolo Viaggiante. E musiche in viaggio, nel mondo variopinto delle lingue e dei dialetti: il ronga-shangaan, uno dei più diffusi idiomi di origine bantu del Mozambico, il serbo-croato, l’arabo, il bulgaro, le lingue zingare ròmanes e sinti, il portoghese, l’italiano e i dialetti siciliano, salentino, griko e garganico.

Un’OrcheXtra-Comunitaria: un’orchExtra-Comunitaria, poco extra e molto comunitaria, in cui gli esseri umani si incontrano senza permesso di soggiorno, attraverso un linguaggio universale, la musica, che ci ricorda l’esistenza di una sola grande Comunità, quella del Pianeta Azzurro.

Tratto dal sito OXT

17/12/09

IL FILO ROSSO


Cari Evgeny e Lorenzo, ormai questo blog lo potremmo collettivizzare. Che ne dite? Visto che a quanto pare ce la suoniamo e ce la cantiamo soltanto tra di noi... Vi invito a postare direttamente, nella speranza che anche Settembrini si faccia vivo e si aggreghi. Ci manca il suo acume e la sua profondità d’analisi. Dagli ultimi vostri commenti vedo che siete leggermente stupiti del silenzio generale. Evgeny, a proposito dell’ultimo “regalo” mondiale, si domanda se tutto sia già stato metabolizzato nel paesello; se il pueblo ci è o ci fa. Per me ci è. Se mi permettete però un consiglio, non meravigliatevi più di nulla. Vivendo “alla foresta” forse ve lo siete dimenticato, qui è così! Spero che almeno ricordiate che la Teseranità è un coacervo assolutamente unico di comportamenti, riti e pensieri collettivi conditi di paura, reticenza, supponenza e dabbenaggine, che attraverso un filo rosso, dalla notte dei tempi, è arrivato immutato sino a noi. Un mix speciale, per gente speciale, che in una parola sola, come ben sintetizzano in quel di Cavalese, si dice concaggine. Cònco, tradotto in lingua dotta, significa minchione. Cioè sciocco, stupido, superficiale. Ma con accezione collettiva, appunto. Presi uno per uno siamo più o meno come tutti gli altri, è quando facciamo comunità che ci distinguiamo sempre per questa nostra caratteristica. Le Tieserade, raccolta di "perle" locali frutto di settant’anni di osservazioni e di appunti (che tra non molto proporremo ai lettori) ne sono la prova. Sono queste qualità, combinate nei modi più fantasiosi e improbabili, che danno la cifra di questo nostro strano paese. Cose note non solo fuori porta ma anche in luoghi lontani e studiate fra l’altro dall’insigne professor Torquato Spavaldi (IL MODELLO TESERO 7 PER UNA NUOVA UMANITA') di cui il blog a suo tempo riferì.
Mutatis mutandis le cose a Tesero procedono sempre allo stesso modo, cambiano le persone, i tempi, le situazioni, ma non si modificano le forme e la sostanza del comportamento e del pensiero collettivi. Stava non ha insegnato niente, checché ne pensino quelli che sulla sua memoria ci hanno edificato addirittura un tempio! Se fosse vero il contrario, dopo Stava Tesero avrebbe dovuto divenire, come minimo, il primo paese “despecularizzato” d’Italia. Vi ricordate in quel 17 luglio 1988, tra croci, preti, vescovi, uomini di tricolor fasciati, autorità di ogni risma e razza, discorsi pregni di circostanziale retorica, in quella piana di morte brulicante di persone accorse da ogni dove, quel “Mai più…” pronunciato dal papa? Ovviamente no, non c’eravate nemmeno, o quasi. Ma se andate su internet quelle parole (forse) le ritroverete. Cosa resta di esse? Niente. A cosa è servito quel monito? A niente.
Guardatevi intorno. Sul territorio si è speculato o no? Altro che sì, senza pudore e oltre ogni decenza. Iniziando a concepire quelle nuove forme di saccheggio territoriale, mutatis mutandis, appunto, non un anno dopo quel 19 luglio 1985, ma all’indomani! Come se nulla fosse successo, come se quei morti fossero stati delle semplici comparse sceniche, come se quell’alto monito fosse stato pronunciato dall’ultimo dei cappellani. E così le Tieserade, come in un infinito rosario, grano dopo grano, dal Nuovo ricovero Canal, alla bretella Porina – Valena dal Morto, tanto per citare le più prossime a noi, procederanno e si assommeranno legate a quel filo rosso sino alla fine dei tempi nell’indifferenza ebete di questa comunità.

Ario

15/12/09

I CÒNCHI DA TIESDO


Nel mentre a Copenhagen i governanti mondiali discutono, in modo più o meno convinto, sul come ridurre le emissioni di CO², a Cavalese, giovedì scorso 10 dicembre, gli amministratori comunali di Fiemme, su invito dei vertici provinciali, presenziavano all’illustrazione del piano valligiano della mobilità “sostenibile” in vista dei mondiali 2013. Come avevamo anticipato in un nostro vecchio post “MONDIALI: MISSIONE COMPIUTA. E ADESSO?”, all’indomani dell’assegnazione dei campionati di fondo in pentola bollono cose grosse. Esattamente quelle che in quel post avevamo previsto. Il consigliere di minoranza del comune di Tesero Alberto Carpella reduce da quell’incontro, ci fa sapere infatti che: “Prima di tutto ora è ufficiale la volontà di fare la strada di collegamento tra il fondovalle e la Valena dal Morto, lungo il versante di Porina e Pradestabio, dove è prevista l'entrata in una galleria che sbocca più o meno nella zona delle Valene (presumibilmente 200 metri più a valle dell’erigendo Nuovo Ricovero Canal n.d.r.). In questo modo si convoglierebbe lungo la valle di Stava anche il traffico turistico per Lavazè liberando il paese di Varena. (...) Secondo intervento rilevante: tunnel di attraversamento di Cavalese. A seguire una serie di rotatorie sulla S.S.48. Il tutto per liberare la stessa S.S.48 dal traffico veicolare leggero e pesante e consentire sulla statale il solo passaggio dei mezzi pubblici: l'intento di fondo, di liberare la S.S.48 dal traffico, è lodevole ma perseguirlo con la costruzione di ulteriore viabilità mi pare illogico. Il bello è che l’ultimazione di tutti questi interventi è prevista entro gennaio 2013. (...) Ai vari consigli comunali viene richiesta la condivisione di questo piano per procedere con le varie progettazioni; è chiaro però che tutto è già in avanzato stato di studio. Dobbiamo solo prenderne atto, come sempre.”
Tutto questo perché? si chiederà un attento e frastornato teserano non riuscendo proprio più a capire sin dove ci si voglia spingere e dove si voglia arrivare. Risposta: perché urge togliere a Cavalese (soprattutto) e a Varena il traffico di transito per Pampeago e per Lavazé. Ottimo! E allora? Allora, scaltramente, i Lóvi cavalesani (in questo caso più volpi che lupi), grazie all’attivismo del loro assessore provinciale Gilmozzi, hanno ben pensato che per risolvere una loro necessità interna (niente affatto risolta dalla strada di fondovalle, a suo tempo apposta realizzata!) questa sarebbe stata l’occasione da non farsi scappare. E così sarà: Cavalese verrà liberato dal traffico per Pampeago e Lavazé scaricandone su Tesero l’impatto ambientale. Che, in fondo, a pensarci è anche giusto. Tanto, diranno a Cavalese, quei Cònchi da Tiesdo le lezioni non le imparano mai e del loro territorio – basta guardare – non gliene frega proprio niente. Libereranno quindi Cavalese dal traffico, mentre le colate di cemento e di asfalto le faranno sulla seconda zona per importanza agricola di Tesero. I Cònchi i pagón fóra con ‘n póca de gloria zo a l’Aquila. ridono furbi i Lóvi. Che vadano in Abruzzo quei Cònchi minchioni con il loro solito patetico presepio a rappresentare la Provincia presso i terremotati… Loro (i Cònchi) di più non chiedono e di tanto si accontentano…
Ragionando meno campanilisticamente (ma siamo sempre noi Cònchi che rinunciamo al campanile, mai i Lóvi!) l’intento provinciale (in linea di principio) potrebbe anche essere condivisibile e accettabile. Ma ci domandiamo se in realtà la presunta riconversione modale della 48 non sia invece il classico cavallo di Troia per giustificare lo scempio su Tesero e zittire le possibili (ancorché improbabili) dissidenze che eventualmente potrebbero emergere prima dell’inizio dei lavori. Il fatto è che per la P.A.T. il problema del finanziamento delle opere pubbliche non esiste, dunque la questione da risolvere non è mai quella - altrove fondamentale - di dove e come reperire le risorse per fare, ma come conciliare questa necessità di fare infrastrutture (che gli eventi “irripetibili” rilanciano continuamente) con la sempre più impellente necessità di risparmiare il patrimonio primario su cui basa il turismo, ovvero il territorio. Come è chiaramente intuibile più si va avanti più questa conciliazione diventa esercizio insostenibile. A maggior ragione quando, come in questo caso e come ben osserva Carpella, le finalità dichiarate dovrebbero casomai comportare un alleggerimento e non un appesantimento infrastrutturale. A questo punto è quindi inevitabile porsi le fatidiche seguenti domande: perpetrato l’ennesimo sacrificio territoriale, questa volta a carico quasi esclusivo del comune di Tesero, chi garantirà che la statale 48 venga messa a disposizione effettivamente ed esclusivamente del trasporto pubblico? E chi imporrà poi ai fiemmazzi, auto-dipendenti oltre ogni misura, di entrare nell’ordine di idee di modificare i propri comportamenti individuali e far sì che la nuova modalità di trasporto abbia una sua reale ragion d’essere? Se tanto ci dà tanto (e ad esempio consideriamo quanta opposizione abbia avuto proprio a Tesero una semplice e parziale revisione dei flussi di traffico interni) come possiamo credere che poi Tizio, Caio e Sempronio lascino volontariamente in garage i propri fuoristrada e si convincano che la cosa migliore per recarsi a Cavalese o a Predazzo, a partire dal 2013, sarà prendere l’autobus? È evidente che senza, prima di tutto, un profonda (e a quanto ci risulta non prevista tra le cose da fare) azione culturale, nessuna infrastruttura aggiuntiva garantirà un alleggerimento reale degli attuali volumi di traffico privato in valle. A meno che poi, fatte queste infrastrutture, non si renda obbligatorio l’uso del mezzo pubblico, il che ci pare abbastanza improbabile.
Alla luce di queste considerazioni sarebbe dunque logico attendersi che il Consiglio comunale di Tesero valutasse attentamente la proprosta concepita dai vertici della P.A.T. (che in realtà, come abbiamo detto, parte da una idea cavalesana, pro domo sua) e per una volta tanto avesse il coraggio di far valere con forza la propria potestà territoriale. Purtroppo, dato che ancora una volta l’occasione “irripetibile” incrocia interessi e stimola appetiti che transitano, manco a dirlo, attraverso l’immarcescibile signor P, difficilmente l’analisi nel merito del consesso comunale teserano, come quasi sempre accade in questi casi, risulterà approfondita, serena e dis-interessata. Staremo a vedere. Il consigliere Carpella realisticamente è sconsolato, e non gliene possiamo dar torto, ma c’è da augurarsi che, nella ancorché inutile discussione, la minoranza consiliare evidenzi con forza perlomeno le contraddizioni testé ricordate e non manchi soprattutto di sottolineare l’imperdonabile sacrificio ambientale che graverà poi per sempre sul nostro paese.

L’Orco


PASSAPAROLA - 14/12/2009

13/12/09

HOPE-LESS-NHAGEN


Hopenhagen è lo sponsor che si sono inventati in Danimarca in occasione della conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, per richiamare la speranza che un accordo vero sia raggiunto nella capitale danese, il quale permetta finalmente la svolta ecologica che il mondo ambientalista – e l’industria del rinnovabile – si aspettano. Stando alle dichiarazioni delle ultime settimane però, Hopenhagen è diventata Hopelessnhagen: la speranza, cioè, si è fatta fievole, quasi è svanita. Perché?
Il primo argomento scottante riguarda la necessità (o meno) di ridurre le emissioni di gas serra. Le Nazioni Unite, tramite il loro apposito organismo, l’IPCC, sostengono la tesi che il cambiamento climatico sia effettivamente provocato dall’uomo, e che da esso possa anche essere neutralizzato. Questa posizione è sostenuta, ovviamente, anche dall’industria del rinnovabile e da altre aziende che, in contraddittoria sintonia con il sistema che a questo ci ha portato, utilizzano i prodotti “verdi” per potenziare la propria posizione nel mercato, puntando più ad un improbabile consumismo sostenibile che ad un più intelligente non consumo. Altri invece, i cosiddetti “climate change skeptics”, sostengono che il cambiamento climatico sia dovuto a cause tutt’altro che antropologiche, derivando invece, per esempio, dall’attività solare o dall’impatto di raggi cosmici creati da fenomeni astronomici fuori dalla nostra portata. Peraltro, la critica dei suddetti scettici raramente si accompagna ad una giustificazione scientifica. Anche quando tale argomentazione è stata presentata, mai, almeno fino ad ora, è sembrata solida e convincente.
Intanto le lobby del petrolio e del carbone inviano decine di delegati nei parlamenti del mondo occidentale per convincere la classe dirigente a non promuovere un accordo significativo al vertice ONU, organizzando anche campagne pubblicitarie volte a plasmare il pensiero dell’opinione pubblica in tale direzione. Una parte della classe politica si è subito gettata a capofitto in tale campagna, che fa della disonestà intellettuale il proprio motore primo e del profitto a breve termine il proprio fine. Un esempio lampante è rappresentato dal partito repubblicano statunitense, che tramite alcuni suoi membri sostiene la miope tesi che un’eventuale svolta verde sarebbe dannosa per l’economia – soprattutto a causa di un taglio di posti di lavoro. Dov’è il buon senso? Il bisogno di sviluppare nuove tecnologie ed implementare quelle esistenti, secondo i saccenti senatori repubblicani, porterebbe ad una sicura contrazione dell’occupazione – semplicemente irrazionale!
Ma il punto è un altro: al di là di discussioni più o meno dotte sulla veridicità degli studi presentati dalla IPCC, tra l’altro minata dal recente furto di e-mail ai danni degli studiosi dell’organizzazione, che rivelerebbe un ipotetico trucco usato per mascherare alcuni dati, ciò che tutti dovremmo chiederci è se il problema stia veramente nelle dispute sull’effetto serra o piuttosto nel rapporto che l’uomo ha avuto con il pianeta negli ultimi due secoli. La gente dovrebbe imparare a domandarsi se lo sfruttamento indiscriminato delle risorse che è stato portato avanti finora è razionale o meno, indipendentemente dal fatto che provochi il riscaldamento dell’atmosfera. Il concetto di sostenibilità dovrebbe, nella coscienza dei cittadini, andare oltre a quello di contrasto dell’effetto serra, portando ad un atteggiamento intrinsecamente rispettoso delle risorse del pianeta, senza bisogno di altri spauracchi. Il semplice fatto che il nostro pianeta dispone di risorse finite, dovrebbe logicamente portarci a ragionare in tal modo.
Oltre che sulla riduzione di emissioni di CO2, poi, un forte disaccordo è presente sui cosiddetti fondi per adattamento e mitigazione, che i Paesi sviluppati dovrebbero mettere a disposizione di quelli in via di sviluppo per facilitarne l’adattamento ai cambiamenti climatici già in atto e contribuendo ad una loro crescita sostenibile. In poche parole, i Paesi emergenti e quelli più poveri pretendono che l’Occidente saldi il suo debito di carbonio per mezzo di una compensazione. Insomma, vogliono che il mondo sviluppato riconosca che il suo sviluppo si è basato su un’economia che ha creato dei danni all’intero pianeta. L’alternativa alla compensazione sarebbe lasciare che i Paesi in via di sviluppo portino avanti una crescita dettata meramente da criteri economici, con conseguenze imprevedibili.
Solo considerando queste prime e semplici sfumature, si capisce quanto il problema sia complesso e quanto sia improbabile che un accordo venga raggiunto nei prossimi giorni. Alcuni affermano che la democrazia non potrà mai portare ad una decisione importante in merito, in quanto il periodo di tempo verso cui essa dovrebbe rivolgersi va ben oltre quello di un normale mandato legislativo e, si sa, la classe dirigente normalmente ritiene la poltrona più importante dell’effettiva soluzione del problema, soprattutto quando essa richiede scelte impopolari. (Anche se, siamo poi sicuri che sarebbero così impopolari??) Questo tema è affrontato da pochi, ma potrebbe essere più rilevante di ciò che si pensa. Per questo le considerazioni dei paragrafi precedenti sono fondamentali. Le alternative sono tre. 1) Non agire puntando tutto sul fatto che la scienza può sbagliare. 2) Superare il problema in maniera non democratica, sperando che una classe dirigente dittatoriale – ma saggia – si instauri. 3) Spingere al cambiamento con una democrazia che parta dal basso, e cioè con l’adozione di una coscienza verde e responsabile collettiva.
Quale sarebbe la scelta più sensata? Probabilmente la terza. Ma potrebbe essere troppo tardi. Intanto tutti stanno passivamente a guardare cosa succede a Copenhagen, sperando che il lume della ragione (o lo spirito santo, per alcuni) riesca ad intrufolarsi nella conferenza. Ed è una sconfitta per l’umanità vedere come una scelta così determinante debba essere affidata a un pugno di politici, quando dovrebbe semplicemente essere dettata dal senso comune. D’altronde, Bertrand Russell profeticamente diceva che “… uno dei mali della nostra epoca consiste nel fatto che l’evoluzione del pensiero non riesce a stare al passo con la tecnica, con la conseguenza che le capacità aumentano, ma la saggezza svanisce. Riflettendo un po’ sui comportamenti nostri e di chi ci circonda, non si riesce proprio a dargli torto.

A. Jorden

(ringraziamo l'autore, A.Jorden, esperto in energie alternative e fonti rinnovabili, che in esclusiva firma il suo primo post e inizia la sua collaborazione al blog)

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

MINU
Foto di Sabina

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