31/12/15

TRANQUILLI, STA ARRIVANDO


Il 2014 a nostro ricordo fu l'anno più piovoso. Per l'inclemenza del tempo il primo e unico taglio d'erba da foraggio fu possibile soltanto a inizio ottobre. A memoria de bacàn cosa mai successa prima.
Adesso, all'opposto, non piove da mesi. Stando alle statistiche di Meteo Trentino, in val di Fiemme una siccità così prolungata nel periodo tardo autunnale sembra non ci sia mai stata e riguardo alla piovosità degli ultimi trenta giorni, pari a 0,0 mm precipitati, la precedente minima storica risale al 1940, anno in cui nello stesso periodo di riferimento si registrarono 0,3 millimetri di pioggia.

I segnali dei mutamenti climatici, caratterizzati dall'estremizzazione dei fenomeni e da sempre più frequenti e marcate contrapposizioni di segno, si sovrappongono alla confusione generale della decadente temperie postmoderna, trapassando le nostre labili memorie senza apparente colpo ferire.
 
Ed i cannoni da neve, che dalla fine degli anni Ottanta permettono al divertimentificio sciistico di operare come se nulla fosse, non aiutano a far prendere coscienza di questo gigantesco problema. Tuttalpiù, in un inaspettato guizzo di acume, ci si spinge a dire che sì, in effetti, manca la cornice, aggiungendo però subito dopo che le piste sono davvero ottime, ed anzi la neve artificiale è più 'tecnica' e performante...
Se poi, come pare, tra due giorni nevicherà qualcosa tutto velocemente rientrerà nella norma, le piste da sci ritroveranno la cornice che meritano, la siccità andrà nel dimenticatoio e potremo sentir riecheggiare il vecchio comodo adagio lava-coscienza: aveo visto? al tempo e a le féméne non sé comàna...

Siamo fatti così, si scherza col fuoco e ci si dimentica tutto in un niente, confidando in un altro vecchio luogo comune, buono ad ogni ritorno all'apparente normalità, l'è sempre sta cossìta!

Guai a prendere iniziative personali che per sbaglio rischino di invertire la tendenza e che, moltiplicate per la totalità degli agenti in partita, sempre per sbaglio, possano contribuire a non far ulteriormente peggiorare la situazione.
No e poi no! Non lo si fa e basta! per indolenza, per poltroneria, per troppa abitudine a un agio spropositato, ma soprattutto per insipienza ed arroganza!

La cartina di tornasole in questo caso è data dall'abuso dell'autotrasporto privato: ogni scusa è buona per ostentare ed inquinare, e per ogni micro spostamento girare la chiavetta del motorino d'avviamento diventa una necessità. Nononstante un ottimo servizio di scuolabus e di controllo stradale sugli incroci pericolosi vorrai mica rinunciare a portare il bambino a scuola con la macchina. Scherziamo? Che in verità, per quelle mamme (o quei papi) non è neanche la "comodità" del bambino che interessa, quanto il far vedere a quei non molti altri genitori appiedati con che razza d'auto e con quale sfrontatezza conducono il loro pargolo alle lezioni. Che non si pensi siamo dei pezzenti! E chi se ne frega se gli scolari a piedi, anziché salubre aria fresca già di prima mattina, sono costretti a respirare un puzzolente e tossico cocktail di fumo, idrocarburi incombusti, monossido di carbonio, ossidi di azoto e particolato!
Abitare nei pressi del polo scolastico (Asilo, Scuola Elementare, Scuola Media, Scuola Musicale) permette di osservare quotidianamente l'assurdità dei comportamenti dei genitori new age (non tutti per fortuna, ma comunque sempre troppi) e quanto grande, e paradossalmente in aumento, sia l'insensibilità ambientale delle nuove generazioni.

Così anche gli appelli e le encicliche del povero Francesco cadono miseramente nel vuoto di un'umanità stranita, decadente, viziosa...

Continuiamo così! Non facciamoci contagiare dai 'catastrofisti'. Perché mai dovremmo? Ci penserà la scienza, ci penserà il progresso della ricerca... Ci sono i summit internazionali: saranno loro ad adottare eventuali misure necessarie. Non mettiamo il carro davanti ai buoi. Ottimismo! Ottimismo! Cornice o non cornice, facciamoci un'altra bella sciata! Ma di cosa dobbiamo preoccuparci?

Ario

29/12/15

AUGURI SCOMODI

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.


Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.




I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.


I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

 
(pubblicata su suggerimento di un anonimo lettore)

25/12/15

NOTTE SANTA

Che la coerenza non sia mai stata il punto di forza della bimillenaria impalcatura simbolico-dottrinale di Santa Romana Chiesa lo sapevamo da tempo. Ma anche a noi miscredenti fa specie osservare quanto tale deficit, in poco più di cinquant'anni (dal Concilio Vaticano II ad oggi), si sia abnormemente dilatato. Se è vero che per la maggioranza dei fedeli l'adesione alla religione cristiano-cattolica nell'ultimo secolo (e forse anche prima) coincise, nè più nè meno, con la semplice partecipazione ai momenti liturgici e al rispetto assoluto della simbologia a tinte forti di cui questi erano intrisi, oggi invece, venuta meno la puntuale frequentazione alle officiazioni rituali da parte degli adèpti del terzo millennio, ciò che distingue un cristiano da un non-cristiano è semplicemente l'aver o non aver ricevuto il battesimo, quindi, in pratica, avere o non avere in tasca la 'tessera' di appartenenza.
Non c'è dunque da stupirsi se le chiese sono vuote, se ormai nemmeno la forma è rispettata, se la messa di mezzanotte (tanto per ripetere un esempio banale), per comodità di qualcuno, viene anticipata alle ventidue, se il parroco è alla mercé di un consiglio parrocchiale qualsiasi, eccetera, eccetera, perché quell'unico tratto distintivo (il rispetto assoluto della simbologia...) non c'è più. Tutto è lecito e lo si fa con leggerezza disarmante.
Il Natale un tempo era una festa quantomeno suggestiva e i suoi significanti, curati ed allestiti nelle case con devozione, nel comune sentire si sovrapponevano esattamente ai loro corrispettivi significati. Oggi il Natale, con la sua notte che di still non ha più niente e di heilig men che meno, è una festa senza senso il cui vuoto di significato, raggiunto e superato il punto di non ritorno, viene colmato manco a dirlo... con ogni sorta di mercanzia.
Dunque, senza il benché minimo pudore, proprio in coincidenza con le celebrazioni del cinquantesimo di fondazione dell'associazione Amici del presepio l'insignificanza raggiunge il parossismo e il parroco, forse addirittura inconsapevolmente, benedice in una commistione blasfema l'imbenedicibile: il presepio e i mercatini di natale, allestiti per l'occasione ai piedi del simbolo della Natività.


Capiamo che l'acquisto compulsivo sia la cifra della decadenza in cui purtroppo ci tocca vivere, capiamo che allestire bancarelle natalizie sia ormai una consuetudine diffusa ovunque, capiamo pure che di questi tempi vada colta ogni possibile occasione per rimpinguare il conto corrente. Però anche per noi atei perduti non è un bel vedere e proprio a Tesero, insuperata fucina di sacerdoti dei bei tempi andati e centro di fede riconosciuto nel mondo intero, non ce lo saremmo aspettato. Che anche qui tutto, ma proprio tutto, si sia ridotto a un incessante rozzo cromerare
A proposito, ma che diceva quel tale brandendo inviperito la scürgia? Ah, sì: Fuori i mercanti dal tempio! E voi fedeli amici del presepio i mercanti e le loro cianfrusaglie glieli accostate proprio davanti alla sua casetta nativa? Eh, dai! Caro Presidente, visto che il parroco è in evidente difficoltà, se ci sei, almeno tu ripensaci e batti un colpo!

Ario Dannati

14/12/15

LA TERRA DELL'ARIA


E pensare che un'edizione dei mondiali di fondo venne addirittura dedicata alla qualità sopraffina dell'aria di Fiemme... Madonna quante balle ci siamo lasciati raccontare!

Oggi, 14 dicembre 2015, per l’ennesima volta le emissioni velenose dalla Misconel hanno messo a dura prova i polmoni della popolazione di Fiemme. Da Panchià a Cavalese, con massima diffusione, ovviamente, a Tesero una coltre sottile di fumo giallastro ha opacizzato l'orizzonte e reso irrespirabile l’aria per tutta la mattinata. Lo avevamo già scritto e quindi, visto il perdurare del problema, qui lo riscriviamo: ma l'amministrazione se ne sta preoccupando seriamente? O pensa basti una telefonata in Provincia per lavarsene le mani? Degli slogan promozionali non ce ne facciamo niente. Qui è urgente intervenire con fatti concreti. Sì, la Misconel è una potenza economica che in valle e in provincia sponsorizza la politica che conta e dunque, per la perversa “logica” democratica, di fatto risulta intoccabile. Capiamo dunque che per dei tremebondi amministratori insediati a palazzo e assisi sui loro scranni non già per risolvere i problemi del paese, bensì, sostanzialmente, per curarne sotto dettatura l'immagine, sia oltremodo difficile agire autorevolmente e in autonomia sulle questioni di sostanza. Ma a tutela del primario diritto alla salute della cittadinanza è necessario intervenire senza ulteriore indugio.

In verità si dice che la sindaca, sollecitata da alcuni compaesani preoccupati abbia informato del fatto l’APPA provinciale. Sin’ora però niente è cambiato. Non accettiamo pertanto che si accampino scuse. Se da Trento a Tesero, per le verifiche del caso, L’Agenzia Provinciale per l’Ambiente si sposta a cavallo di lumaca, la prima cittadina non venga a dirci che la colpa non è sua. Prenda la prima corriera per Trento e vada a conferire col presidente Rossi!

Invitiamo nel frattempo tutto il consesso comunale (maggioranza e opposizione come un sol uomo) a prendere immediata posizione su questo grave problema.

Se ci preoccupassimo in primis dell’aria, dell’acqua e dell’ambiente tutto invece di pensare solo alla (stucchevole) difesa dell’ospedale, eviteremmo forse di incrementare la già folta schiera dei terminali prossimi venturi che ringraziano post mortem l’ineffabile dottor Melo per le amorevoli cure prestate.

L’Orco


13/11/15

ZANON CHIAMA MARTE, ZANON CHIAMA MARTE. RISPONDETE, PERDIO!


Lo duca e io per quel cammino ascoso
intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
e sanza cura aver d'alcun riposo,

salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch'i' vidi de le cose belle
che porta 'l ciel, per un pertugio tondo.

E quindi uscimmo a riveder le stelle. (Dante - Inferno, canto XXXIII)


Evviva, evviva la Specola di Tesero, inaugurata in gran pompa un po’ di tempo fa al cospetto delle autorità civili accorse numerosissime (i buffet a gratis sono un’irresistibile attrazione per i politici di ogni ordine e grado) e religiose (ma che giammai lo sappia il Cicap!).

Gran cosa davvero il nostro piccolo osservatorio con la sua cupoletta in simil Monte Palomàr. Nostro, dico, di Tesero, perché pagato anche dalla collettività paesana con denaro sonante (una cifra irrisoria: poco meno di un milione di dollari). Oltre che con l’asservimento, vita natural durante, di una parte di territorio comunale e l’accollo, per altrettanto tempo, degli immancabili oneri di manutenzione (già cinque finestre della nuova struttura hanno i vetri rotti), che subito graveranno in capo alla nostra amministrazione. Non già a quelle di Cavalese o di Predazzo, tanto per far due nomi. Ma tant’è, la gloria, se la si vuole, costa eccome. Però, però… almeno un po’ di sano amor proprio, diamine! Se per l’appunto quel sito pseudoscientifico fosse stato edificato sul suolo in uno di quei due paesi di certo non sarebbe stato chiamato Osservatorio Val di Fiemme, ma giustamente e campanilisticamente Osservatorio astronomico di Cavalese, ovvero di Predazzo. Qui no. Noi siamo Cònchi non Slargalòche o Lóvi e qui è vezzo antico far conoscere al mondo il nostro smisurato orgoglio paesano mascherandolo sempre con massicce dosi di falsa modestia. Dunque, ligio a questa regola nostrana non scritta, immaginiamo che quel birichino del Presidentissimo nulla abbia eccepito allorquando venne decisa quell’ecumenica denominazione che spartisce immeritatamente la fama e gli onori della celeste struttura di Monte Zanon tra tutti i paesi della valle, ma niente affatto gli oneri e le rogne a carico esclusivo di Tesero.

Con l’orgoglio anzidetto ma con un po’ più di coraggio, facendo omaggio ad un’illustre astrofisica da poco scomparsa che soggiornò nel nostro paese in un paio d’occasioni, sarebbe stato giusto oltre che bello chiamarlo Osservatorio Astronomico di Tesero “Margherita Hack”.


Ario

12/11/15

TERZULTIM'ORA


Si apre domani a Lago di Tesero la convenzzion fiemmese dell’UPT. Sarà la sindaca Ceschini a fare gli onori di casa e ad aprire i lavori con una dissertazione in inglese sui fondamenti della democrazia e della libertà. Al termine della sua lectio magistralis inizierà la discussione dell’unico punto all’ordine del giorno: CADREGHE.

Tra i presenti, oltre al miglior politico di Tesero, ci saranno il miglior politico di Cavalese, il miglior politico di Trento (distaccato pro tempore nella capitale) e il miglior politico di Ala.
La popolazione, data la scabrosità del tema trattato, è cordialmente invitata a non partecipare.

L’Orco

29/10/15

VAPORE ACQUEO, NIENT'ALTRO CHE VAPORE ACQUEO


Sono passati quasi sei mesi, la nuova amministrazione dovrebbe aver finito il rodaggio. Speriamo possa cominciare ad occuparsi, tra l’altro, anche della nostra salute. Sì, perché c’è un’urgenza!

La Misconel, benemerita produttrice di vapore acqueo, premiata ditta di escavazioni e asfalti, nonché filantropica sostenitrice di eventi sportivi e culturali, inquina e nuoce gravemente alla salute dei Teserani! E non da oggi. I venefici fumi del suo asfaltificio, con discreta frequenza, si espandono indisturbati nell’aria del paese, raggiungendo col loro ineffabile puzzo finanche le estreme periferie territoriali. Lo senti nel naso e lo senti nella gola, come diceva la pubblicità di una nota caramella. Alle sette del mattino non fai in tempo ad aprire una finestra che la fetida zaffata te la ritrovi in casa.


Rispetto al normale processo di produzione dei conglomerati bituminosi, nel trattamento degli asfalti esausti, fresati e recuperati durante i lavori di ripavimentazione stradale, pare vengano aggiunti particolari additivi chimici. Sarebbero le parti incombuste di questi le responsabili delle esalazioni pericolose. Da giorni l’ odore proveniente dalla ciminiera dei forni di Lago (e il conseguente bruciore nella gola) sono oltremodo irritanti, con un picco del disgusto sensoriale mai sentito in precedenza.

Della cosa qui già scrivemmo e interessammo direttamente anche l’ormai defunta passata amministrazione. L’assessore competente dell’epoca – così poi ci informò – intercesse presso l’azienda ottenendo vaghe promesse e indefinite rassicurazioni in merito. Ma l’evidenza dei fatti conferma che il problema purtroppo non è stato affatto risolto. Nell’interesse della salute di tutta la popolazione, dalla sindaca e la sua giunta auspichiamo quindi una pronta re-azione.

L’Orco

25/06/15

SCUOLA FALLIMENTARE


In merito alle ultime disposizioni in materia scolastica che ci giungono da Palazzo Chigi, la prima cosa che ci viene da fare è rispolverare con spirito futurista il celebre pamphlet “Chiudiamo le scuole” di Giovanni Papini, e quanto sostenuto nel Manifesto del Futurismo da Marinetti & Co. contro la cultura accademica in genere. Quindi a fronte della “buona scuola” di Matteo Renzi e della ministra Giannini, l’unica vera buona scuola per noi sarebbe quella chiusa.
Ma si sa, non siamo più nell’Ancien Régime e l’istruzione di massa è uno dei capisaldi dell’ideologia illuminista e neo-illuminista che domina già da qualche secolo l’occidente. Lontani sono i tempi in cui durante un censimento voluto da Federico II di Prussia un nobile poté vantarsi d’essere “analfabeta per via dell’alta nobiltà”. Oggigiorno un esercito di maestrine dalla penna rosa invece ci obbliga a passare tra i banchi di scuola gran parte della nostra giovinezza, con il pretesto dell’alfabetizzazione di massa e il miraggio di elevarci socialmente attraverso lo studio.
Nella realtà dei fatti però le cose stanno diversamente e la scuola in quanto a garanzia di mobilità sociale e su molti altri punti si rivela sempre più una barca che fa acqua da tutte le parti. Certo, si è cercato di correre ai ripari: le riforme della scuola tese a puntellarla, se non proprio a rattopparla, ormai non si contano più. Dal ventennio fascista ad oggi saranno state sette o otto e tutte piuttosto che migliorare il sistema scolastico, l’hanno peggiorato.
Ma partiamo per gradi, agli albori del secolo scorso il filosofo Giovanni Gentile, nel saggio “Il concetto scientifico di pedagogia”, avvia una rifondazione in senso idealistico della pedagogia, che sarà attuato nella famosa riforma del sistema scolastico che appunto dal filosofo prenderà il nome. Gentile afferma che l’oggetto specifico della pedagogia è l’educazione, diretta a “fare lo spirito”, identificando così la pedagogia con la filosofia. Per quanto riguarda i suoi contenuti culturali, la scuola che emerge dalla dottrina pedagogica gentiliana è legata alla tradizione umanistico-letteraria. Relativamente alla sua organizzazione, essa è caratterizzata da un ordinamento gerarchico e centralistico. Si tratta di una scuola aristocratica, pensata per gli “studi di pochi, dei migliori”, e suddivisa per quel che riguarda il livello secondario, in un ramo classico-umanistico per preparare le future classi dirigenti e in uno professionale per avviare al lavoro manuale e meccanico.
La riforma Gentile come sappiamo si è attirata gli strali della cultura progressista che la accusava di essere fautrice di un tipo di cultura nozionistico, distante dalla prosaicità della vita quotidiana. Con questi presupposti, e con il pretesto che la scuola gentiliana difendesse un tipo di società patriarcale e padronale, con il ’68 le si sono inferti colpi mortali, così studenti ed insegnanti hanno protestato, scioperato, manifestato, sino a condurre la scuola alla situazione in cui ora versa.
Si è protestato negli ultimi anni contro i ministri dei governi di centro-destra, accusati di voler riportare in auge l’antico regime gentiliano, fatto sta che la scuola italiana continua ad essere inadeguata alle esigenze dei ragazzi, sempre più in difficoltà nel trovare un posto nella società e nel mondo del lavoro una volta usciti dalle mura degli istituti scolastici.
Tante e gravi sono le pecche dell’odierno sistema scolastico: si può innanzitutto dire che ad un tipo d’insegnamento di carattere qualitativo se ne è sostituito uno quantitativo, si è di fatto sostituita la memoria all’intelligenza in una concezione della cultura puramente verbale, che di fatto rimpinzando il discente di concetti non tenta di spiegare la loro connessione e le loro conseguenze. Altro che nozionismo gentiliano, almeno il modello gentiliano che prediligeva un tipo di cultura umanistico, fondato sui classici, riusciva nel dare una visione d’insieme della cultura e della vita. Ciò unito all’osservanza cieca di quello pseudo-principio rappresentato dall’uguaglianza, ha fatto sì che ad ognuno fossero impartiti gli stessi insegnamenti, e che si finisse col pretendere di insegnare a tutti applicando lo stesso metodo, in una completa ignoranza delle naturali differenze insite in ognuno. Poi, la credenza diffusa che tutti, per il solo fatto di desiderarlo possano ascendere socialmente, ha fatto sì che molti studenti con pochi mezzi intellettuali, e magari anche pochi mezzi economici, fossero spinti dalle loro famiglie e dai loro insegnanti a continuare gli studi controvoglia, a causa di un malcelato arrivismo diffuso dalla propaganda progressista.
Questo appiattimento sociale, unito alla meccanicizzazione del sapere, il “calcolo senza pensiero” come ebbe a definirlo Martin Heidegger, ha condotto molti giovani ad intraprendere strade errate, non confacenti a ciò che intimamente è la loro reale vocazione, e a quelle che sono le loro necessità sociali, pur di aderire ai diktat del mercato richiedenti oggi più che mai una mercificazione del sapere, di un sapere, per altro, che non è più sapienza, ma al massimo mera erudizione, un sapere che non mira a creare uomini padroni delle proprie conoscenze, ma automi in serie da sfruttare come materiale umano.
Ecco che molti giovani brancolano nel buio, non avendo sane linee guida da seguire per affrontare le dure prove della vita, questo unito all’imperante pensiero debole, che tende ad abolire ipocritamente ogni differenza, ha creato intere generazioni di uomini sviati, senza più valori, e succubi di un mondo che ha eretto ad unico discrimine il successo economico. Che per altro per la gran massa degli studenti, diplomati e laureati, si rivela un vero e proprio miraggio, tant’è che i molti titolati piuttosto che star meglio dei loro genitori o dei loro nonni, i quali all’età in cui loro discutono la loro brava tesi di laurea erano già belli e sistemati, versano in una condizione di cronico precariato. Ma lo spirito del nostro tempo è quello ben sintetizzato dal rapper americano 50 Cent: “Get rich or die tryin”, (Diventa ricco, o muori provandoci).

Giovanni Balducci - tratto da "Il Giornale del Ribelle"







22/06/15

ALL’ORSO, ALL’ORSO!


 
L’uomo e la fiera, paura ancestrale. Sono bastati due incontri ravvicinati del terzo tipo per innescare la psicosi dell’orso che, veicolata su facebook dagli immancabili cretini ivi presenti, si sta ora diffondendo veloce. Avvistamenti, fatte, péste ed altri riscontri corporali sarebbero stati segnalati anche a Panchià, a Ziano e a Stava in località Fòssi de la Palanca, proprio nel luogo in cui 288 anni fa vi fu l’epilogo del tragico incidente venatorio tra uno degli ultimi esemplari di orso bruno europeo presenti sul Cornón e l’ultimo cacciatore d’orsi di Fiemme.
 
 

RAMMENTO
DELLA FATALE LOTTA
FRA L’UOMO E L’ORSO
AVVENUTA IL 5 NOVEMBRE 1727
ALLORQUANDO IL FAMOSO CACCIATORE DI ORSI
BARTOLAMEO LONGARU DETTO TURCHIN
FERI’ D’ARCHIBUGIO UN’ORSA MAMMA
INGAGGIANDO UN TREMENDO CORPO A CORPO
COL BESTIONE INFEROCITO.
COSI’ PRECIPITARONO ENTRAMBI ESANIMI
DALLE QUI SOVRASTANTI
BALZE DEI CORNACCI

Nell’era delle certezze assolute, dei navigatori satellitari che ti guidano obbedienti a destinazione, delle polizze che ti assicurano su tutto, financo sui terremoti, è mai possibile si possa rischiare di incontrare una belva in libertà? Ma che vègnelo föra? È in gioco la primazia dell’uomo sugli altri esseri viventi del Creato, messa improvvisamente in discussione dall’ ‘arroganza’ di un animale feroce tutelato. Come osa un orso girovagare libero per boschi e magari anche difendersi? Soltanto l’uomo ne ha il diritto. E lui soltanto può invece impunemente offendere gli altri coinquilini della Casa comune.

All'orso, all'orso! dunque. Si sguinzaglino i cacciatori più valenti e coraggiosi, li si armino a dovere e si apra senza indugio ulteriore la caccia di annientamento. Che l’ odiato plantigrado venga sterminato! Ne va della nostra civiltà. Ne va della nostra immagine. Ne va della nostra economia! Vorrai mica che un villeggiante venga per caso mangiato da un orso… E chi lo rifonde poi l’albergatore?

Ario

19/06/15

MESSAGGIO IN CODICE


2015, fioccano anniversari: il Centesimo dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, il Settantesimo della fine della Seconda, il Cinquantesimo di fondazione degli Amici del Presepio e il Trentesimo della Tragedia di Stava. Ce n’è per tutti i gusti. Per alcuni (pochi) queste celebrazioni nel loro complesso saranno occasione di riflessione, per altri invece, ad esempio gli A.d.P., ulteriore pretesto per festeggiare. E, in ogni caso, poiché l’immersione obbligata nella temperie postmoderna dilava le coscienze dal gravame del ricordo, lasceranno i più nell’assoluta indifferenza. Le nuove generazioni, guidate dalla stella polare dell’edonismo, di quelle memorie sono addirittura prive. Non possono, né vogliono girarsi indietro. Denaro, Potere, Velocità, Prestanza fisica sono le parole d’ordine a cui si rifanno. Per i cosiddetti nativi digitali, sottoposti d’ora in poi pure alla didattica ‘veloce’ e giocoforza superficiale del C.L.I.L., che per sua natura deve trascurare l’approfondimento fondamentale per ogni popolo che si rispetti della conoscenza del proprio sostrato, il passato non può essere che un’inutile zavorra.

Mens sana in corpore sano, è questa l’unica antica locuzione che si imprime indelebile nei loro cervelli. Per vivere bene, com’è nell’ordine naturale delle cose, ci vuole soprattutto fisico, anzi oggigiorno basta il fisico! Se quello c’è, l’intelligenza (quella poca necessaria per agire all’interno di uno schema preordinato praticato dalla stragrande maggioranza dei contemporanei) vi è di sicuro ‘allegata’… E poi, naturalmente, serve disfarsi delle fisime, dei rimorsi e degli scrupoli di coscienza, inaccettabili retaggi dell’uomo debole, reietto, aborrito, morto e sepolto tanto tempo fa. Che leggerezza sia, sempre e comunque!


Dunque gentile W.R. che scalpiti veemente, non devi prendertela troppo. Accontentati di essere testimone del salto nell’abisso nel quale siamo ormai caduti. La politica oggi, immersa anch’essa in questa brodaglia culturale ‘futurista’ condita di smemoratezza, furbizia, presunzione e irresponsabilità è la sublimazione delle anzidette parole d’ordine. Se in essa cerchi lungimiranza, pensiero, senso del dovere, civismo, spirito di servizio, non li trovi. Oggi anche quella del più basso livello, su cui giustamente scagli i tuoi velenosi dardi, è esercizio di potere e ricerca di arricchimento personale ricoperti di uno spesso strato di cialtroneria. Certo la spinta inerziale degli anni buoni su cui possiamo ancora contare fa sì che qui in Trentino le cose per ora vadano meglio che altrove. Ma come vedi il vento sta cambiando e la buona amministrazione, che fece di questa terra un esempio, sarà presto un lontano ricordo. La perdita di identità, processo inevitabile della globalizzazione, agisce a tutti i livelli e a farne le spese è di solito la Qualità. Qui, come a Roma, siamo prigionieri del trasformismo politico. Si cambia casacca, si salta sul carro del vincitore, si malversa, ci si improvvisa statisti, o semplicemente sindaci, con leggerezza e spudoratezza! Sin tanto che a servire le carte saranno gli oligarchi (grandi o piccoli poco importa) ci sarà ben poco da fare. Loro hanno bisogno soltanto di venir legittimati ogni cinque anni attraverso quel voto che una pur sempre più esigua maggioranza continua purtroppo a concedergli. Ma tanto a quei cialtroni serve! Niente di più. Poi, finita l’effimera festa del popolo sovrano, il potere lo gestiscono come gli pare e piace.

Bisogna fare massa critica (ma all’uopo – se permetti - l’anonimato o l'uso di un simpatico nomignolo non identificabile non aiuta). E nel frattempo boicottare, togliendo quanta più acqua possibile alla ‘turbina’ del potere, sorvegliando, controllando, denunciando. Solo così e con molta pazienza, forse le cose potranno cambiare. Altrimenti, noi potremo sì continuare ad inveire, ma saranno loro a ridere e arricchirsi impunemente alle nostre spalle.

L’Orco




17/06/15

LAUDATO SI'


Esce ufficialmente domani la nuova enciclica di Francesco. In difesa del Creato. Un’esortazione al rispetto e all’attenzione nei confronti della nostra traballante Casa comune, messa a dura prova dall’Uomo tecnologico e dalla barbarie dell’industrializzazione che l'ha generato. Parole importanti, dure, nette, fondamentali. Ne sentivamo il bisogno. Vedremo se l’accorato appello papale troverà la giusta attenzione da parte della sua Chiesa. Vedremo se gli oltre 1,2 miliardi di cattolici sparsi sul pianeta, soprattutto quella maggioranza di essi che vive nel privilegiato Occidente, metteranno con immediatezza a buon pro i suggerimenti contenuti nell’inedita rivoluzionaria ‘Bolla verde’ di Bergoglio. Lo speriamo vivamente, ma allo stesso tempo ne dubitiamo molto. Perché consci di quanto noi Occidentali siamo dominati da questo modello socio-economico totalizzante, vizioso e artificiale, fisicamente insostenibile, dal quale per troppa lunga assuefazione sarà quasi impossibile liberarci volontariamente. Perché altresì consapevoli di quanto sia difficile, nonostante gli sforzi della scienza e della ricerca, trovare alternative sostenibili altrettanto ‘gratificanti’.


E però la pericolosa incompatibilità tra questo pervasivo modello di sviluppo e la biosfera, in particolare con tutto ciò che vive in essa oltre all’uomo, risulta evidente ogni giorno di più. I segnali di allarme emessi dal Pianeta sono sempre più frequenti, ma ciò nonostante, a causa proprio di questa nostra perniciosa assuefazione, non riusciamo a percepirne l'esatta gravità. Siamo immersi in un sistema economico che per funzionare e garantire ancora a lungo i livelli di ‘benessere’ raggiunti dalla parte di umanità più viziata e decadente (la nostra) necessiterebbe di risorse infinite e di infiniti sperperi. Purtroppo però la Terra non è un elastico estensibile, le sue risorse energetiche stanno esaurendosi, e l’altra parte del mondo, quella umiliata e prostrata che sopravvive appena, non è più in grado di sopportare la macroscopica sproporzione tra le nostre e le sue condizioni di vita.

Il Tempo sta per scadere. Chi ha occhi per vedere, non può negarlo. Francesco, con questo suo ultimo monito, ce lo ricorda. Aspettiamo dunque con trepidazione di leggere il Papa. Allora poi vedremo se quell’alta Guida avrà avuto la forza di farci finalmente capire quanto grave sia questo momento e se, di conseguenza, gli riuscirà il miracolo di fare rinsavire le nostre stanche e traviate coscienze. Ovvero, se anche quella Voce e quella sua severa esortazione trapasseranno senza colpo ferire i pigri cervelli di questa incosciente Umanità.

Ario      

13/06/15

COMUNITÀ DI VALLE: TUTTO GIÀ DECISO.


Cari lettori, vedo che non tutti hanno capito come vengono eletti i vertici della Comunità di Valle. Facciamo un po' di chiarezza. A votare sono i grandi elettori, ossia consiglieri comunali designati dai rispettivi consigli comunali. Il loro numero è determinato in base al numero degli abitanti. Ne spettano 2/3 alla maggioranza e 1/3 alla minoranza (ove esiste).


 
Il Consiglio della comunità di valle è costituito da 12 componenti più il presidente;
La Giunta da 3 componenti: il presidente, il vicepresidente e un assessore.

Il comune di Valfloriana, come riportato dai quotidiani locali, non designerà alcun consigliere quindi, per questa tornata, i grandi elettori scendono a 55. In lizza, per designare il Presidente e i componenti del nuovo consiglio ci sono due liste. L'una guidata da Giovanni Zanon e 'sponsorizzata' dalla Gi-De, l'altra capitanata da Fabio Vanzetta.
Posto che i consiglieri di maggioranza dei Comuni targati GI-DE: Cavalese (5), Tesero (5), Castello (5), Carano (5), Daiano (3), Varena (4) e Panchià (4), voteranno per la lista di Giovanni Zanon, la maggioranza sarà conseguita con ampio margine (31 voti sicuri).
Alla lista di Vanzetta rimarranno quindi, ben che vada, 24 voti.
In ogni caso avremo una Comunità senza minoranza perché nessun consigliere presente nelle due liste è stato indicato dalle minoranze dei Comuni della Valle (nei 6 comuni dove la minoranza c’è)! Neppure la lista di Vanzetta e Bosin, formata solo da consiglieri di maggioranza di Predazzo, Ziano e Capriana (che teoricamente fa da contraltare alla lista di Giovanni Zanon) ha voluto includere rappresentanti delle minoranze. Riflettiamo!!!

Il consiglio della Comunità sarà composto dunque da otto consiglieri della lista di Zanon , e quattro della lista di Vanzetta, oltre al Presidente. Le minoranze oggi presenti nei consigli comunali degli 11 comuni di Fiemme non saranno quindi rappresentate nel nuovo consesso di Valle. Se coerentemente seguissero una 'logica di rappresentanza democratica' i grandi elettori di minoranza dovrebbero boicottare il voto, rifiutando di partecipare a queste elezioni farsa!

L'Orco



12/06/15

COSA SONO LE COMUNITÀ DI VALLE (BREVE RIASSUNTO)

Le Comunità di Valle sono state istituite con la L.P. 16.06.2006 nr. 3. Principale obiettivo di questa legge è la valorizzazione delle autonomie locali, riducendo il centralismo provinciale, applicando i seguenti principi:

· principio di sussidiarietà: i compiti di gestione amministrativa devono essere affidati all’ente più vicino al cittadino;
· principio di adeguatezza: se l’ente non è adeguato a realizzare una funzione, o un servizio richiede un’organizzazione particolarmente complessa, il compito passa all’ente superiore;
· principio di differenziazione: il sistema può essere diversificato, per tener conto delle diverse caratteristiche di ogni singolo paese.
 
Altro importante obiettivo della legge era quello di garantire a tutta la popolazione trentina medesime opportunità e livelli minimi di servizio, indipendentemente dalle caratteristiche del territorio, dalla collocazione geografica e dalle dimensioni del comune di residenza. Per garantire questo obiettivo la Provincia stabilirà, con effetto su tutto il territorio provinciale, i requisiti di accesso e gli standard o livelli minimi delle prestazioni pubbliche, attraverso parametri qualitativi, quantitativi e temporali. In applicazione di questa legge il territorio del Trentino è stato quindi suddiviso in 15 territori geografici, oltre alla città di Trento, ed in ognuno di essi sono nate le Comunità.
Le Comunità sono enti pubblici locali a struttura associativa e sono costituite obbligatoriamente dai Comuni per l’esercizio in forma associata delle competenze trasferite dalla Provincia, che sono di fatto le materie già delegate ai Comprensori quali: l'assistenza scolastica ed edilizia scolastica relativa a strutture per il primo ciclo di istruzione; l'assistenza e beneficenza pubblica, compresi i servizi socio-assistenziali; l'edilizia abitativa pubblica e sovvenzionata.
Alle Comunità la Provincia ha inoltre trasferito anche le funzioni in materia di urbanistica, di programmazione economica locale e di infrastrutture di interesse locale a carattere sovracomunale.
Alle Comunità infine i Comuni possono trasferire volontariamente funzioni, compiti, attività e servizi propri, per l’esercizio delle stesse in forma associata. Ogni Comunità ha uno Statuto, elaborato da un collegio formato da tutti i sindaci del territorio della costituenda Comunità, che lo approva a maggioranza dei 2/3 e che poi deve essere approvato dai Consigli comunali dei comuni appartenenti alla Comunità (2/3 dei comuni, rappresentativi dei 2/3 della popolazione).La Comunità sostituisce il Comprensorio, che era un braccio operativo della Provincia con limitato potere decisionale e compiti prettamente operativi. La riforma ha quindi previsto un trasferimento di poteri a favore del territorio, che ora dovrà decidere e gestire con responsabilità diretta, svolgendo funzioni di governo, con gli strumenti della programmazione e pianificazione (es. piano urbanistico, programma di sviluppo, piano sociale) nell’ambito degli standard e livelli minimi definiti a livello generale e nei limiti delle risorse a disposizione. La Comunità opera in stretta collaborazione con i Comuni del proprio territorio, assieme ai quali si dovranno riorganizzare i servizi pubblici, utilizzando al meglio le risorse disponibili (personale e mezzi). L'obiettivo è di dare servizi adeguati alle esigenze di sviluppo della popolazione ma con attenzione alla sostenibilità dei costi. I Comuni partecipano attivamente alla vita della Comunità attraverso l'elaborazione e l’approvazione dello statuto, con la presenza negli organi della Comunità, con il coinvolgimento diretto (co-decisione) nell’approvazione degli atti “strategici” e con l’affidamento di funzioni, compiti e attività propri e il relativo apporto finanziario .
Nella valle di Fiemme, con Decreto del Presidente Provincia Autonoma di Trento n° 1 del 7.1.2009 e con Decreto del Presidente PAT nr. 113 del 25.06.2010.pdf è stata quindi costituita la COMUNITA' TERRITORIALE DELLA VAL DI FIEMME con contestuale soppressione del Comprensorio della valle di Fiemme.
 
Sono organi della Comunità Territoriale:
1 L'Assemblea
2 Il Presidente
3 L'Organo esecutivo
4 La Conferenza dei Sindaci
 
 
 
 

Giuliana 

09/06/15

A PROPOSITO DI TRASPARENZA...



 
Nell’era di internet le notizie secretate, qui in paese, si diffondono con il passaparola. Quando la comunicazione tra governanti e governati manca, l’alternativa all’informazione precisa e diretta è il passaggio a voce di verità incomplete e frammentate. Per avere ragguagli sulle cose di interesse generale che per 'opportunità istituzionale' non vengono divulgate, le novità puoi provare a cercartele dal Topo, o dal Danielón. Prima di acquisire lo status di pubblici ufficiali e segregarsi nelle stanze del potere i nostri governanti promettono sempre trasparenza. È una parolina immancabile e ben ingrassettata in ogni volantino elettorale che si rispetti. L’avevano promessa anche di recente… Poi però, se non la si sollecita con insistenza, di solito, se la dimenticano.

La vicenda legata alla cessione del Ricovero non è chiara. Di essa per il borgo girano interpretazioni anche parecchio diverse tra loro. Chissà se il signor Giovanelli, nobiluomo di Tesero, sarà soddisfatto di questo chiacchiericcio più o meno preciso e di come l’attuale direttivo dell’omonima Casa di Riposo sta portando avanti le trattative per la cessione dell’antico immobile di Pedonda. Dal Paradiso, dov’egli certo si trova, al buon
Gian Giacomo qualche sacramento in questi giorni di sicuro gli sarà scappato…

Insomma, tornando a terra, non si capisce perché l’operazione che avrebbe dovuto trasferire in quella nobil casa gli uffici della Comunità di Valle, avviata dall’attuale presidente dell’ente intercomunale e già in fase di perfezionamento, si sia d'un tratto incagliata. Non è chiaro nemmeno per quale motivo il finanziamento provinciale all’uopo destinato sia stato all’improvviso congelato. Ma, soprattutto, non si capisce perché la Patrimonio del Trentino s.p.a. si sia prepotentemente fiondata sulla vicenda col pretesto di trasferire nell'antico immobile parte dell'Istituto ENAIP, pur sapendo che la suddetta scuola non avrebbe accettato la proposta. La Scuola del Legno infatti aveva già predisposto in maniera autonoma un progetto di sistemazione e ampliamento degli spazi all'interno della propria struttura di Caltresa. In questo tira e molla c’è opacità. E l’opacità può generare equivoci. Non si permetta a taluni di pensar male. Siccome a quella benemerita settecentesca Istituzione filantropica la popolazione di Tesero è legata da un vincolo di riconoscenza e di affetto, sarebbe il caso di chiarire. Il Comune in qualche modo c’entra, visto che nomina da sempre un suo rappresentante nel consiglio di amministrazione di quell’ente e dovrebbe pertanto essere correttamente informato dei fatti. Sarebbe quindi suo dovere in questo caso spiegare alla sua gente cosa c’è dietro a questi strani movimenti. Se tutto è alla luce del sole o se invece, visti i personaggi in commedia, qualche raro malpensante potrebbe legittimamente avere dei sospetti. Sì, perché i personaggi e gli interpreti del balletto di Pedonda (che per giusto tributo alla privacy qui non nomineremo) sono sempre gli stessi: due amministratori provinciali che in valle hanno ormai messo il cappello su ogni 'sedia'; un tal signore che presiede il Ricovero e un tal altro (suo cognato) che presiede la Patrimonio spa, partecipata al 100% dalla Provincia!
Diceva un famoso Gobbo democristiano: "A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca..."


L’Orco

PAROLE ACCONCE: L'IGNAVIA

Ovvero mancanza di volontà e di forza morale, ma anche indolenza o viltà eletta a norma di vita. Attitudini e abitudini che annichiliscono la volontà di azione. Indifferenza, negligenza e codardia paiono demoni che, in ogni tempo, dimorano nell’animo umano. Tanto da far temere che l’Antinferno dantesco, mai deserto, ma oltremodo affollato, rischi adesso di avere serie difficoltà di “accoglienza”. Silenti e vacui gli ignavi, oggi come ieri, si sottraggono dall’adoperarsi per il bene comune. Evitano, con accuratezza, di “sporcarsi le mani”, di prendere decisioni, di schierarsi. Con il loro comportamento facilitano il determinarsi della meschinità, della corruzione, del sopruso. Loro, per il vero, non si sentono per niente colpiti, implicati. Gli eventi accadono e basta. «La fatalità è la scusa che l’ignavia della non azione accampa a sua improbabile discolpa».1 Scordando che «chi non punisce il male comanda che lo si faccia».2 Consapevolezza interiore che implica il saper distinguere il giusto dall’ingiusto. Il Bene dal Male. Capacità oggigiorno tutt’altro che scontata.
 
Messa in soffitta perché considerata desueta e limitante, la “vecchia morale” cessa di esercitare la sua funzione di guida e orientamento del mondo. Non informa più la coscienza su ciò che è giusto o errato. Eppure essa fin dall’antichità è stata identificata in quei principi che caratterizzano la condotta umana, che a sua volta influisce sulla collettività. Il che lascia intendere che l’uomo è responsabile dei suoi comportamenti poiché questi, nel loro insieme, direttamente o indirettamente, vanno ad “agire” nella società. La società poi immancabilmente, come in un gioco di specchi, condiziona attraverso il costume e la consuetudine il carattere e la condotta delle nuove generazioni. Fatto che ci riconduce alla natura intrinseca dell’essere umano, il suo esistere nel mondo e il percepirsi parte di esso.

di Patrizia Santovecchi – tratto da I profili dell’abuso

1 Marino Tarizzi – Aforismi 2008
2 Leonardo da Vinci






04/06/15

THE FACTORY OF IDEAS


Tourism promoters like English. They will change our valley and transform it into a green one through the factory of ideas. È bello sproloquiare in inglese. Appaga. Fortifica i concetti. Inframmezzando qui e là le locuzioni in italiano con qualche British word, il testo sembra addirittura acquisire più senso. Then heaven help us! Come siamo caduti in basso. Vezzo italico, in ossequio al C.L.I.L. (Content and Language Integrated Learning) qui in Trentino ostinatamente voluto da Rossi & C., indice di un inguaribile deleterio provincialismo.
 
L’ultima trovata degli anzidetti anglofili, già in precedenza proposta in altra salsa, è stata denominata ‘La fabbrica delle idee’. Si tratta in sostanza di un ‘tavolo’, o di un ‘confessionale’ al quale saranno invitati a partecipare e confessarsi i residenti di ogni ordine e grado, per trasformare la val di Fiemme – come recitava una nota pubblicità di calzature - in una valle verde. Ma pensa te. Le idee verranno raccolte e suddivise in base ai tempi teorici di realizzazione (dai sei mesi, ai dieci anni). Tre le questioni in ballo: la mobilità with its network services and green products, le sinergie tra soggetti economici diversi, l’allungamento ‘fuori stagione’ dell’offerta turistica. Null’altro è dato sapere. Né quale sarà il criterio di valutazione e di selezione delle opinioni accumulate, né con quali risorse le idee meritevoli d’encomio saranno eventualmente finanziate e quindi realizzate. L’impressione è che ci si trovi davanti all’ennesima sòla, ovvero a un pretesto per giustificare successivamente un obiettivo al momento ancora top secret. 
 
Noi, aderendo all’invito e con spirito partecipativo, il nostro contributo vogliamo comunque darlo. In particolare al tema della “Fiemme-Motion, mobilità e sostenibilità”, caro agli amanti del fuoristrada. Sì, perché a proporre la mobilità alternativa sono sempre quelli che, Giornata senz’auto a parte, un passo a piedi manco morti. Zero, picche, nisba, nada. Alla trasformazione in verde della mobilità e di tutto il resto, proprio loro, i gran sacerdoti della promozziòn, partecipano in concreto assai poco, sempre ed esclusivamente assisi sui loro enormi bianchi lucenti carrarmati. Quando, God willing, li vedremo girare con continuità in bicicletta o in sella al cavallo di San Francesco, recupereranno forse, oltre a un minimo di peso forma, anche un po’ di credibilità. 
Ecco dunque i nostri suggerimenti, che, per campanilismo, proponiamo ad uso e consumo esclusivo del nostro amato Tesero. Primo – Piazza Battisti. La sua trasformazione, così come prevista nei progetti secondo e terzo classificati al concorso di idee promosso dalla giunta Delladio circa sette anni fa, darebbe immediato sollievo al centro nevralgico del paese. Ne beneficerebbero le residue attività economiche di vicinato e la sicurezza stradale. Una piazza del tutto priva d’automobili, con le sue numerose possibilità di utilizzo, col sovrappasso pedonale a collegare Pedonda con Via 4 Novembre, sarebbe davvero il tanto atteso fiore all’occhiello del paese. Se ad essa si aggiungesse la prevista qualificazione di piazza Nuova, col relativo interramento delle auto oggi depositate in superficie, nessuna lamentanza potrebbe più essere sollevata da parte di quanti volessero avviare o ri-avviare attività di piccolo commercio nel centro.




Secondo – Collegamento pedonale Tesero – Piera. È un’infrastruttura arcinecessaria. Darebbe modo a chi volesse raggiungere la zona commerciale della frazione di arrivarvi in sicurezza senza dover usare obbligatoriamente l’automobile. Sarebbe anch’essa un’opera di grande valenza ecologica. Proposta già nel lontano 1993 dal gruppo consiliare dei Verdi, per eseguirla era stata promossa anche una petizione popolare. Realizzare un marciapiede con la possibilità di venir usato all’occorrenza anche come pista ciclabile, nell’anno di grazia 2015 non dovrebbe essere una mission impossible. Eppure sono passati 3 mondiali, ma quel chilometro e mezzo di strada ciclo-pedonale aggiuntiva non è stato ancora realizzato. Se Gilmozzi in occasione della penultima campagna elettorale provinciale vaticinava addirittura una ferrovia sulla 48, la sensazione di essere stati presi per il culo per oltre vent’anni c’è davvero tutta. Terzo e, per ora, ultimo suggerimento – Bandire la circolazione interna al perimetro del Centro Storico dai fuoristrada e dai S.U.V. (Sport Utility Vehicle) nella fascia oraria 18,00 – 06,00. Si creerebbe così una Z.T.L. light, capace di dare tranquillità ai pedoni estivi in movimento per le vie, di ridurre i rumori molesti e l’inquinamento e di aumentare invece il piacere sopraffino dei filò e del gossip outdoorTake note!

I wish you well
 
L'Orco 

03/06/15

UN TESERANO A TORINO



Ranieri Paluselli, uomo sensibile di vivido talento artistico, da anni risiede a Torino. Musicista eclettico, percussionista di livello assoluto, fotografo naturalista, showman.

02/06/15

E CHI CI CREDE...

L'Anonimo delle 14,05 del 2 giugno 2015 scrive: "malcontento sicuramente tanto, gran parte delle persone dicono di aver votato Barbolini però i conti non mi tornano, ora se vogliamo sapere cosa bolle in pentola bisogna saper attendere o se non sei armato di pazienza, basta chiederlo direttamente al Signor p (e non P)."

Dunque, chiariamo, brevemente. In pentola bolle la solita minestra. Peraltro alquanto rancida. Fase uno: il voto del 10 maggio. Doveva normalizzare alcune anomalie amministrative, che più o meno casualmente, dal 2010 avevano impedito alla premiata ditta GI - DE s.n.c. di dare fondo a tutte le sue potenzialità. Le anomalie in questione, sino a quella fatidica data, erano tre. L'amministrazione comunale di Tesero, guidata da Francesco Zanon, l'amministrazione comunale di Ziano guidata da Fabio Vanzetta (Gracco) e l'ex Compresorio, ora comunità di Valle, guidato da Raffaele Zancanella. A Tesero Barbolini, il successore designato di Francesco Zanon, è stato eliminato come sappiamo e a Cavalese Zancanella, essendo quella carica espressione dei consessi comunali, sarà defenestrato a breve e sostituito da tale Michele Malfer (pedina di GI), anziché - come prevedeva inizialmente lo spartiò tra GI e DE - dall'attuale vicesindaco di Tesero. L'unico sassolino che il duo d'assi provinciale non è riuscito a togliersi dalle scarpe è il sindaco di Ziano, plebiscitato dai suoi concittadini per la terza volta consecutiva. Pazienza, avranno pensato i due. In fondo Ziano non è né Cavalese, né Predazzo, né Tesero, e il suo peso specifico è, tutto sommato, poca cosa. Normalizzate quindi le amministrazioni più autonome, la fase due (già avviata) prevede di alimentare una campagna giornalistica a favore della candidatura di Fiemme per l'organizzazione del quarto mondiale di fondo. In questi giorni infatti i due main stream locali (Adige e Trentino) hanno aperto il fuoco sull'argomento quasi in simultanea. "Volontari in festa", "I volontari sognano il quarto mondiale", eccetera. Non appena il popolino avrà metabolizzato per bene questa seconda fase e la quarta edizione da semplice 'sogno del volontariato' si trasformerà miracolosamente in Generale Volontà Popolare, la candidatura potrà essere ufficializzata. La terza fase (quella che soprattutto interessa geometri e imprese) per intanto rimarrà sottotraccia. Sarà soltanto l'upper class fiemmese a parteciparvi. Essa dovrà cogitare le opere "necessarie" per l'Evento. A quel punto la GI - DE accoglierà in Provincia le istanze vere o presunte dei maggiorenti locali, le smanie delle amministrazioni più furbe e più forti, i suggerimenti delle casse rurali, le piccole pretese delle associazioni: la bretella lì, il sottopasso qua, la nuova sala là, eccetera, eccetera, sulle quali inizeranno a ricamare le 'argomentazioni' a sostegno che verranno più o meno velocemente fatte circolare. E come nella celebre aria del Barbiere rossiniano:

Un'auretta assai gentile
che insensibile, sottile,
leggermente, dolcemente
incomincia a sussurrar.
Piano piano, terra terra,
sottovoce, sibilando,
va scorrendo, va ronzando;
nelle orecchie della gente
s'introduce destramente
e le teste ed i cervelli
fa stordire e fa gonfiar.
Dalla bocca fuori uscendo
lo schiamazzo va crescendo
prende forza a poco a poco,
vola già di loco in loco;
sembra il tuono, la tempesta
che nel sen della foresta
va fischiando, brontolando
e ti fa d'orror gelar.
Alla fin trabocca e scoppia,
si propaga, si raddoppia
e produce un'esplosione
come un colpo di cannone,
un tremuoto, un temporale,
un tumulto generale,
che fa l'aria rimbombar.
 
esse si insinueranno a tal punto che, improvvisamente, un giorno a caso, diventeranno Opere Imprescindibili di Interesse Generale.

 
L'Orco

31/05/15

LA MASSA CRITICA E IL FENOMENO DELLA CENTESIMA SCIMMIA


Il concetto di «massa critica», che in fisica individua la quantità di materiale fissile (uranio, plutonio) necessaria ad innescare una reazione a catena, viene utilizzato per analogia dalla nuova cultura emergente per indicare un processo di cambiamento sociale indotto da una minoranza attiva quando raggiunge un certo grado di numerosità o di intensità. L’antropologa statunitense Margaret Mead scriveva: «Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti possa cambiare il mondo. Questo infatti è quanto è sempre successo». Esempio assai citato per spiegare il processo di mutamento socioculturale per massa critica è il cosiddetto fenomeno della centesima scimmia raccontato, in termini metaforici, dallo scrittore inglese Lyall Watson, che prese spunto da una reale ricerca sul comportamento di un gruppo di scimmie giapponesi, del genere «macaca buscata». Alcune di tali scimmie avevano imparato spontaneamente a lavare le patate per eliminare la sabbia e altre incrostazioni prima di mangiarle. La nuova conoscenza si diffuse nel gruppo molto lentamente, per imitazione, ma ad un certo momento, quando il numero delle scimmie che adottavano questa nuova abitudine raggiunse una certa soglia numerica, la pratica si diffuse in un tempo brevissimo all’intera comunità delle scimmie, e tutte iniziarono a lavare le patate. Fu un «macroshift», un cambiamento improvviso e radicale di comportamento dovuto al raggiungimento di una massa critica. Watson prese spunto da questo fatto e, arbitrariamente, ipotizzò che il gruppo che lavava le patate fosse di 99 scimmie (rispetto alle migliaia che non le lavavano) e che una «centesima scimmia» che aveva anch’essa imparato a lavare le patate aveva determinato il raggiungimento della «massa critica» che aveva indotto quel vistoso cambiamento collettivo di costumi. La metafora della centesima scimmia, o della soglia di innesco del cambiamento, anche se ancora non scientificamente provata, è intuitivamente plausibile ed è stata recepita da milioni di persone come realtà potenziale: se un numero sufficiente di persone cambia in meglio un comportamento o realizza una nuova consapevolezza, si crea una «massa critica» che catalizza in una società (o nell’intera umanità) una trasformazione pressoché istantanea, una reazione a catena.

Tratto da "I CREATIVI CULTURALI" Xenia Edizioni


INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

TESERO DI BIANCO VESTITO
Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

LA VAL DEL SALIME
Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN
Foto di Euro Delladio

MINU

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