17/11/10

IMMAGINI...


Pur trattandosi di un appuntamento inserito nel contesto della proposta ferroviaria Trento-Alba di Canazei, si tratta di una serata con una scaletta del tutto diversa dal consueto. Essa intende offrire una serie di immagini tratte dal viaggio-studio organizzato da Transdolomites il 9 e 10 ottobre scorso alla ferrovia Merano-Malles in Val Venosta e Ferrovia Retica. Verranno anche presentate le foto della visita alla Trento-Malè del maggio scorso. Oltre a questo materiale vi sarà altra documentazione fotografica disponibile assieme a del materiale pregevole delle ferrovie svizzere sul tema del rapporto ferrovia e ambiente. Con questa iniziativa si vuole dare testimonianza visiva di come in ambienti pregiati alpini, la ferrovia si sia inserita in modo veramente egregio dando al paesaggio stesso delle caratteristiche uniche. Per questo motivo alcune tratte ferroviarie della Ferrovia Retica hanno ricevuto dall'UNESCO il riconoscimento di patrimonio dell'umanità. Nel corso della serata sarà interessante identificare situazioni ambientali e paesaggistiche che hanno delle similitudini con le realtà delle valli dell'Avisio. Ci sarà poi una breve introduzione di Marco Danzi a riguardo dello studio di fattibilità per il collegamento ferroviario Trento-Alba di Canazei. Al dibattito sarà dato ampio spazio, anzi nella seconda parte della serata il pubblico presente verrà invitato esso stesso a gestire l'evento proponendo il tema su cui confrontarsi. L'iniziativa come al solito si rivolge a tutte le valli, l'ingresso sarà libero e gratuito. Interverranno Fabio Vanzetta, Sindaco di Ziano e il sottoscritto. Moderatore, Mario Felicetti corrispondente del giornale l'Adige.

Massimo Girardi - Transdolomites

31/10/10

29/10/10

RESOCONTO


L'Associazione Transdolomites esprime grande soddisfazione per come si è svolto il convegno sulla mobilità ferroviaria svoltosi a Moena il 21 ottobre scorso. Soddisfazione per la partecipazione da parte del pubblico e per le informazioni emerse nelle varie relazioni esposte. Una nota in particolare; nell'intervento di Thomas Baumgartner della Ferrovia Retica , in maniera molto sintetica ed altrettanto pratica è stato messo in evidenza il ruolo fondamentale della Ferrovia Retica nella riuscita della Skimaraton in Engadina. E nelle valli di Fassa e Fiemme ci ostiniamo a voler fra credere che il trenino dell'Avisio possa essere invece colui che porterà a far cancellare la ciclabile e la Marcialonga perché il suo tracciato andrà a coprire quello dei primi due. Il trenino dell'Avisio come idea e come servizio nasce per i residenti ma allo stesso tempo ha come obiettivo l'essere il partner attivo per ciclabile e Marcialonga. Del tutto azzeccati i rilievi fatti dalla stampa a riguardo della ancora scarsa partecipazione da parte degli operatori del turismo che ancora una volta hanno dato dimostrazione, salvo le dovute eccezioni, di essere costantemente ben lontani dall'avere intesi come la mobilità è una delle carte vincenti per un turismo di qualità. Un settore quello del turismo che si gongola del fatto di poter godere della bellezza delle montagne per poter continuare a lavorare senza grandi problemi. In realtà il fattore montagne sta dimostrando di essere più sufficiente per garantire la tenuta del turismo. Il lavoro nel turismo non attrae la forza lavoro locale e non gli si può dare torto. Chi, locale, può permettersi di lavorare ormai solo 5-6 mesi in un anno in hotel? La forza dei convegni Transdolomites si misura sul livello di partecipazione all'evento in corso, ma le vere opportunità sono quelle che emergono in seguito. Sulla possibilità di impostare nuove iniziative in futuro non vi erano dubbi, ma mai avremo immaginato l'imprevedibile. Thomas Baumgartner, membro del direttivo della Ferrovia Retica, immediatamente dopo la conclusione del convegno ci ha scritto augurando ogni bene possibile al trenino dell'Avisio offrendo la collaborazione della Retica allo studio che Transdolomites sta proponendo alle valli dell'Avisio. Avevo notato l'apprezzamento di Baumgartner per l'iniziativa di Transdolomites ma mai avrei immaginato una sorpresa così tanto gradita. Ovviamente abbiamo accettato l'offerta della Retica e quanto prima vedremo di definire con loro la futura collaborazione. In coda al convegno sono stati definiti infine gli intenti di collaborazione anche con il Dipartimento di Ingegneria elettrica dell'Università di Padova. Si tratterà di una iniziativa legata alla consulenza o alla ricerca sui mezzi a trazione elettrica da svilupparsi nelle valli di Fassa e Fiemme e Cembra per il trasporto di persone e merci. Altri programmi di lavoro sono stati definiti da Transdolomites non solo in tema di trasporto ferroviario e queste saranno argomento di un prossimo comunicato. Varie serate pubbliche sono in via di programmazione nelle valli per il prossimo mese di novembre ed ancora più corposo il programma a partire dalla primavera del 2011. Questo mentre la raccolta firme per la petizione sul trenino dell'Avisio prosegue senza soste.

Massimo Girardi - Presidente di Transdolomites.

24/10/10

IL TRAMPOLINO


In verità, in verità vi dico, è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un tributarista o un architetto facciano qualcosa per il bene pubblico. Ma tant’è, oggi comunque tutti alle urne. Piccoli politici crescono. Un’ondata di candidati mai vista prima. Perlopiù dilettanti allo sbaraglio, folgorati sulla via di Cavalese dal fascino indiscreto del potere. I cattivi maestri, romani e trentini, hanno fatto scuola, e che squola! Basta buttarsi, senza timore, sorridenti e ben vestiti, portare bene la cravatta e stamparsi un bel “santino”. Quando si dice la società dello spettacolo. L’importante è avere una piccola carica, o una piccola ex carica, da porre in calce alla foto ritoccata e voilà…
Dopo gli sballi e la discoteca i trenta-quarantenni logorati da overdose di sesso e aperol-spritz, hanno deciso in massa di occuparsi della cosa pubblica. Che la vita non sia solo egotismo e godimento, ma anche “missione”. E allora avanti tutta, al servizio del prossimo. Un po’ di carità non guasta.
La messe di patinati che ci hanno ingorgato la cassetta postale sconcerta. C’è gente che ha avuto il coraggio di dichiarare più di cinquanta partecipazioni associative. Persino Freud avrebbe difficoltà a capire quali intrecci traumatici abbiano generato tanta sofferenza psichica. Probabilmente però il trauma vero di tutti questi candidati amministratori origina dalla sovraesposizione televisiva. Vent’anni di regime pluto-tele-cratico hanno modificato antropologicamente l’identikit del politico italico, anche, o forse soprattutto, nella nordica fantasmagorica Fiemme. Pochi contenuti, sicumera, arroganza, loquacità. Sfoggio impudico di dubbie qualità, oltre che di improbabili professioni. La più bizzarra capitataci sott’occhio è quella di interior designer. Quasi scomparse invece quelle di un tempo. Pochi boscaioli, pochissimi spazzini, nessun becchino.
D’accordo, nella scalata all’empireo del potere la professione ha peso. Però quel che serve davvero è il programma. E qui la scelta si fa ardua. Ognuno con il proprio, ma tutti con lo stesso. In questa campagna elettorale comprensoriale hanno impazzato gli hospice, cioè le case di degenza post-ospedaliera. Ma anche l’ambiente. Ma anche la mobilità: Transdolomites, ma anche Metroland. Ma anche le politiche giovanili. Costruire una casa per ogni nuovo laureato di Fiemme! anche questo qualcuno ha promesso di fare...
Oggi uscirà il nuovo Reggitore di Fiemme. Sarà probabilmente Cappelletto a spuntarla. Non a caso è il meglio vestito. Sarà l’espressione della volontà popolare. La volontà popolare, certo… Spiace solo constatare che questa volontà popolare abbia preso lucciole per lanterne. La presunta maggior autonomia concessa dalla P.A.T. tramite questa delega alla C.d.V. è in realtà un cavallo di troia. Nient’altro che la longa manus della stessa Provincia. Da domani, finiti i sogni di gloria dei tributaristi e degli interior designer e smaltita la sbornia mediatica dei peones, la nuova giunta Cappelletto comincerà a lavorare per il principe Dellai e il suo scudiero Gilmozzi. Al Principe non occorrerà più mediare con 11 municipalità, gli basterà ammiccare al presidente del nuovo ente e alla sua giunta, promettendogli riconoscenza e appoggio quando tra un paio d’anni questo manipolo di benefattori tenterà la fortuna di acchiappare una poltrona in Provincia. E così, da domani, la resistenza dell’amministrazione di Tesero avverso la nuova bretella stradale si farà ancora più dura e anche la stupida volontà popolare capirà quanta autonomia in più avremo davvero a disposizione.

Temistocle Gianardon

20/10/10

FERROVIA E AMBIENTE: UN INCONTRO DI SUCCESSO. MOENA 21 OTTOBRE 2010


Due concetti di mobilità ferroviaria
Parlando di mobilità alpina si deve giungere ad un compromesso tra due modelli di mobilità.
Il primo è dato da un percorso che si appoggia sul territorio e ne segue l’orografia senza apportarvi interventi artificiali. E’ l’esempio che traspare nella proposta della Qnex.
Nel caso delle valli dell’Avisio esso collega due punti estremi ( Alba di Canazei con Trento) con una velocità bassa,e seguendo l’orografia del territorio consente la sosta in ogni piccolo centro toccato. Stesso modello è documentato nelle ferrovie alpine di inizio ‘900.
Il secondo modello è di segno opposto ed è immaginario perché forzatamente collega i due estremi del percorso con fermate ridotte all’osso. E’ un tracciato che consente alta velocità di percorrenza ( a bordo dei treni ma non sul territorio) ma ha gli svantaggi di non collegare i centri intermedi e necessita di notevoli risorse finanziarie visto che nei nostri ambienti per avere un tracciato rettilineo ciò è possibile solo con la realizzazione dei tunnel. Questo è il modello sposato da Metroland.
La sfida sta nel sapere trovare il giusto equilibrio tra questi due modelli e la sfida si raccoglie solo con un metodo. Il confronto tra le parti proponenti ed il coinvolgimento dei decisori politici e le popolazioni.
Troppo presto per parlare di ferrovia?
Si dice che in questa fase temporale sia troppo presto parlare di ferrovia e che la priorità oggi sia incrementare il servizio di trasporto pubblico su gomma.
In tema di ferrovia il periodo che stiamo vivendo ed i passi che dobbiamo fare sono lo sviluppare il conceto di idea legata alla ferrovia ed i servizi che attraverso essa vogliamo proporre. Dobbiamo insomma avere bene chiare le idee di come vogliamo usare questa ferrovia e far capire alle popolazioni i vantaggi che ne deriveranno. La fase successiva sarà la progettazione e tutto quanto essa comporterà. Dall’oggi, alla fase progettuale è destinato a passare del tempo e dunque sin da ora non è saggio perdere ulteriore tempo ad affrontare con determinazione il tema del collegamento ferroviario sul quale si desidera puntare.
Se parliamo di infrastrutturazione del territorio è ovvio intravvedere la realizzazione di una ferrovia nel tempo medio-lungo poiché aggiornare il servizio su gomma è fattibile in tempi rapidi.
Se però esaminiamo la questione mobilità secondo un’ottica diversa ossia quella attuale, che vede nelle intenzioni della P.A.T l’intenzione apprezzabile di dotarsi di un parco di mezzi a basse emissioni, il rapporto temporale tra mezzi su gomma e ferrovia si capovolge.
Facendo una panoramica su quanto è disponibile per il settore dei veicoli ecologici, le prospettive riguardano i mezzi elettrici, ibridi, e l’idrogeno. Ognuna di queste soluzioni per via di motivi legati alla scarsa autonomia per quanto riguarda le batterie, la tecnologia ancora in via di evoluzione e la necessità di un valido servizio di assistenza per quanto riguarda gli ibridi, la lunga attesa per l’idrogeno fanno di queste soluzioni un obiettivo che sarà disponibile nei tempi medio-lunghi. C’è il metano l’unica vera alternativa ai combustibili fossili liquidi, ma il problema sta nella mancanza di distributori nelle valli dell’Avisio e nella insufficiente distribuzione dei punti di rifornimento sul territorio provinciale , regionale e nazionale. Se si pensa che in Olanda ogni distributore serve anche il metano ci rendiamo conto di quanto siamo ancora arretrati.
La soluzione immediatamente percorribile risulta a questo punto essere il treno, mezzo ad emissioni nulle con autonomia illimitata, sempre moderno perché sempre aggiornabile ed affidabile. Ecco dimostrato perché è del tutto attuale parlare di ferrovia e di come anzi siamo in ritardo nell’affrontare l’argomento. La ferrovia oggi è necessaria, domani sarà indispensabile anche in previsione dell’esplosione del prezzo dei prodotti petroliferi che gli esperti danno alquanto vicina a noi.
Sperimentare e valutare il comportamento di queste soluzioni trasportistiche nei territori dolomitici è cosa buona e auspicabile per far cadere in futuro la scelta su quelli che potranno essere i mezzi pubblici e perché no privati nei prossimi anni. E’ però antistorico pensare che il trasporto su gomma sia la migliore delle risposte per la mobilità sulla media e lunga distanza. Qualsiasi sia la tipologia di veicolo ecologico impiegato, la sua potenzialità verrà annullata perché il servizio verrà intralciato dal traffico stradale con il quale continuerà a condividere la sede. La soluzione sarebbe di conseguenza la costruzione su tutti i fondovalle di una corsia preferenziale per il trasporto pubblico su gomma. Soluzione assurda che richiederebbe un sacrificio di territorio ben superiore che non con la ferrovia. Da qui dunque la necessità di una programmazione delle nuove infrastrutture stradali e del servizio pubblico su gomma proprio in funzione dell’avvento della ferrovia che debitamente impostata risulterà essere la risposta per le esigenze di mobilità all’interno delle valli e il più rapido accesso con i le ferrovie nazionali ed europee.
Ferrovia, quale impatto sul territorio?
Dal momento in cui nasce l’idea di proporre un nuovo tracciato ferroviario, è ovvio chiedersi ove questa passerà e quale ulteriore parte di territorio, specie in aree già urbanizzate, essa andrà ad occupare. La ferrovia spesso è vittima di pregiudizi da questo punto di vista soprattutto nelle comunità nelle quali scarsa è la conoscenza del trasporto ferroviario. Una statistica ad hoc stima che in termini di territorio occupato, l’auto abbisogna di 115 mq, il bus 12, la bicicletta 10, la ferrovia 7 ed il pedone 3.
Anche in termini di consumi energetici la ferrovia ha un grosso vantaggio in quanto l’attrito ferro con ferro tipico della ferrovia è molto meno energivoro rispetto a quello dato da gomma su asfalto.
La scelta del modello di treno riprodotta nella locandina e nel pieghevole non è causale ma si rifà al modello di treno (del tutto nuovo) che si intende proporre per il collegamento Trento-Alba di Canazei. Un treno a 4 casse di cui le 2 in testa destinate all’alloggiamento dei viaggiatori con differenti soluzioni di confort di viaggio a seconda delle distanze delle destinazioni. Le casse centrali sono ad alta capacità per il trasporto di biciclette, tre porte su ogni lato per un accesso e discesa facile e rapido per l’estate e per l’inverno intendendo il treno come valido parziale sostitutivo degli attuali skibus. Dalle caratteristiche è dato a confermare l’attenzione che la soluzione ferroviaria intende porre nei riguardi della pista ciclabile e della manifestazione della Marcialonga. L’idea di un treno per le valli dell’Avisio non nasce perciò per contrastare le realtà già in essere ma per dar loro un valido sostegno. Spetterà poi a l’eventuale progetto dare le risposte concrete per quanto riguarda l’esatta collocazione del tracciato e le risposte tecniche alle criticità da risolvere.

Massimo Girardi - Transdolomites

17/10/10

LA FINE DELLA SPERANZA E' L'INIZIO DELLA FINE


Cornelius Castoriadis soleva dire che viviamo in una «epoca di acque basse». L'espressione era ben trovata. L'Europa oggi sembra non avere alcun contenuto sostanziale. Non mira a nessun progetto comune, non vuol più avere nessun ruolo storico. Addirittura, nessuno è d'accordo nell'individuare ciò che la potrebbe definire. L'Europa si trasforma lentamente in un vasto caravanserraglio, senza storia, senza memoria e senza frontiere. Costituisce una sorta di massa inerte, ma agitata da tutte le parti. Vi si esiste senza viverci. Vi ci si muove incessantemente, ma per non andare da nessuna parte. Vi si osservano mille forme, che però non hanno contorni. Vi abbondano i poteri, ma non ha potenza. Tutti pretendono di essere differenti, ma l'indistinzione è la regola. Le immagini e i rumori si succedono sul registro dell'effimero e della superficialità. Puntano ad attirare l'attenzione, a distrarre, a far pensare ad altro, o più precisamente ad impedire di pensare. L'insignificante diventa legge generale. Viene da pensare al mondo descritto nel film dei fratelli Wachowski, Matrix. Ognuno vi considera vero quel che è inautentico, ognuno vi è manipolato nel momento stesso in cui si crede libero. Mai gli uomini hanno tanto creduto di fare quel che vogliono, mai sono stati assoggettati a così tante regole. Non sanno, del resto, cosa davvero vogliono, dal momento che è lo stesso sistema a modellare i loro desideri. La pubblicità, onnipresente, ripete instancabilmente il medesimo e unico messaggio, ovvero che la felicità risiede nell'acquisizione di oggetti, nell'accumulo delle cose. L'ideologia della merce, alla continua ricerca di nuovi sbocchi, generalizza il vuoto spettacolare-mercantile. Siamo alla reificazione dei rapporti sociali, al trionfo senza limiti della dialettica dell'avere sulla comunità dell'essere. Ogni giorno vengono distrutti migliaia di posti di lavoro, ma nessuno pensa a difendere qualcosa che non sia il proprio interesse personale. Le lotte sono esclusivamente di categoria, senza che alcunché le subordini a qualcosa di più generale. Gli scontenti si addizionano ma non si aggregano. Al sistema si rimprovera di distribuire male le cose, non di essere ormai capace solamente di produrre cose. La stessa vita politica è caratterizzata dalla neutralizzazione-privatizzazione, dalla sfiducia e dall'astensione. In regime di atomizzazione sociale, quando ogni esistenza individuale viene vissuta come un assoluto, le masse non racchiudono dentro di sé nessuna capacità di mobilitazione. Inerti e spugnose, svuotate di qualunque energia; pronte ad assorbire tutto, si sono trasformate in quelle «maggioranze silenziose» delle quali parlava Baudrillard, che sono maggioranza soltanto come silenzio. La più grande vittoria del sistema consiste nell'aver persuaso le menti non delle proprie qualità ma del proprio carattere fatale. Il sistema non pretende di essere perfetto, sostiene che non esistono alternative. Ma se non si può più sperare in un mondo migliore, non c'è più niente da fare. Così si generalizza quel «disagio della civiltà» di cui parlava Sigmund Freud. Il disagio deriva dal fatto che le persone sperimentano immense miserie in un mondo in cui viene loro ripetuto che non possono che essere felici. Tocqueville, come è noto, aveva previsto tutto ciò. E anche Nietzsche, quando evocava «l'ultimo uomo». Ma il peggio non è in questo. Il peggio è che il sistema non può più essere contestato, non più tanto perché rifiuta e sanziona la contestazione, ma perché la assorbe e la digerisce, immunizzandosi in tal modo contro di essa. Non sono più soltanto i falsi ribelli ad essere in discussione. Aggiungendosi ai "pentiti" e agli allineati, i falsi ribelli sono coloro che pretendono di prendersela con i tabù dominanti, quando invece da un bel pezzo non fanno altro che sfondare porte aperte ed esibire insolenze calcolate, adatte tutt'al più a far loro attribuire la redditizia posizione di buffone di corte o di opposizione di sua maestà. (Eppure, in ogni società, è facile individuare dove si trovano i veri tabù: sono quelli la cui rimessa in discussione scatena azioni giudiziarie). Il dramma è, semmai, che la vera rivoluzione non trova più nessun punto d'appoggio, nessun agente storico che le consenta di incarnarsi. Ci sono sempre, certo, dei veri ribelli, ma essi vivono in solitudine, o rinchiusi in cerchie marginali che non hanno più alcuna presa sul mondo. Il sistema dominante ingoia tutto, si nutre di tutto. Un «Picasso» in altri tempi era un quadro, oggi è un'automobile. Guy Debord lo si espone alla Biblioteca nazionale di Parigi, i manifesti del maggio Sessantotto servono alle pubblicità commerciali e si fabbricano dei loghi utilizzando il volto di Karl Marx, di James Dean o di Che Guevara. La straordinaria capacità del sistema di recuperare a proprio profitto quasi ogni cosa pone direttamente una domanda: che cosa è irrecuperabile? Ma l'enigma del soggetto storico persiste tal quale. Non si tratta certo di rimpiangere i "grandi racconti" della modernità, che hanno fatto di gran lunga il loro tempo. Bisogna però pur constatare che il deficit di senso — la scomparsa dei "punti di riferimento" — che i nostri contemporanei percepiscono confusamente è prima di tutto la conseguenza del crollo di tutti i progetti collettivi. Quel che fa difetto è l'orizzonte di senso creato da valori condivisi, la chiara consapevolezza che il vivere assieme è portatore di un destino comune. L'esistenza individuale trova il modo di realizzarsi soltanto collocandosi all'interno di un orizzonte di senso comune. E la reciprocità fra i singoli individui ad aprire lo spazio di ciò che è comune, inteso come il luogo di un reciproco riconoscimento. L'essenza della vita comune non è generica, ma storica: costituisce il sito della storia, il luogo della messa in comune (koinonía), ciò a partire dal quale la storia avviene. Ebbene, mentre l'Europa esce dalla storia, il resto del mondo è scosso da sommovimenti e soprassalti, che lasciano prevedere sismi in arrivo. Le onde d'urto si propagano da un continente all'altro, mentre le minacce si accumulano. Le scadenze ecologiche si precisano un po' più ogni giorno, il sistema finanziario mondiale si mantiene ormai in uno stato di imponderabilità, la crisi sociale si generalizza, gli squilibri demografici si accentuano, un nuovo ordine geopolitico del mondo va disegnandosi.«La fine della speranza è l'inizio della morte», diceva il generale de Gaulle. La disperazione è sicuramente una sciocchezza, ma il fatto che sia una sciocchezza non rassicura affatto. Non basta ricordare che la storia è, per definizione, sempre aperta per potersi convincere che tutto finirà con l'aggiustarsi. Innanzitutto, la storia non è aperta su qualunque sviluppo, perché vi sono dei processi che non possono che giungere al termine. Inoltre, può anche essere aperta al peggio. Ciò che conta, in queste condizioni, è prestare attenzione ai segni premonitori. Quando la storia risorge, lo fa in forme sempre inedite, destinate a deludere i nostalgici che sognano un semplice ritorno al vecchio ordine delle cose. Noi stiamo andando verso queste cose inedite. Non sappiamo che cosa saranno, e non le faremo accadere. Accadranno da sé. La vera scossa sistemica sarà interna al sistema, ma esterna alla volontà degli uomini che, in ogni caso, non conoscono mai la storia che fanno. La storia non è tanto aperta quanto piuttosto imprevedibile. Tutto ciò che nella storia ha fatto rumore è stato preceduto da un grande silenzio. Kata-strophè vuol dire rovesciamento. Anche nelle epoche di acque basse la marea, un giorno, finisce con l'arrivare.

Alain De Benoist

14/10/10

COMUNITÀ DI VALLE: VERSO IL COMUNE UNICO?


Il 24 ottobre prossimo i Fiemmazzi, o come dicono taluni, i Fiammazzi saranno chiamati di nuovo al voto. Per la prima volta eleggeranno l’assemblea della cosiddetta Comunità di Valle, il nuovo ente che sostituirà, non solo formalmente, l’inconsistente assemblea comprensoriale. In sostanza la differenza più evidente tra vecchio e nuovo sta proprio nel fatto che alla Comunità di Valle saranno attribuite competenze reali (e non solo di mero indirizzo) a suo tempo non concesse al Comprensorio: urbanistica, ambiente, energia, trasporti, politiche sociali, eccetera.
Al netto della curiosità? per la novità, dell’entusiasmo dei 180 candidati circa che vagheggiano un posto al sole, nonché del clamoroso problema dell’inadeguatezza della rappresentanza politica onde per cui, paradossalmente, i “non degni” degli scranni comunali potranno accaparrarsi una sedia teoricamente ben più importante, il quesito che resta è: ce n’era bisogno? Perché attribuire a questo nuovo ente intermedio competenze in parte già dei Comuni e in parte già della Provincia? La risposta in apparenza è semplice e intuitiva: perché un ente sovracomunale, la Comunità di Valle appunto, potrà agire su talune materie con maggiore omogeneità ed equilibrio rispetto alla somma delle azioni amministrative delle singole municipalità, evitando “disarmonie” tra paese e paese. Si pensi all’urbanistica soprattutto, ma non solo. Ma allora il Comune che fa? Viene meno nella sua funzione primaria di gestore territoriale? E il consiglio comunale, già abbondantemente depotenziato e “inutile”, si manda a casa? E ancora, potrà verificarsi un “conflitto d’interessi” tra Comunità e Comune? E se sì, la singola municipalità, titolare per territorialità, potrà mettersi di traverso qualora la nuova assemblea comunitaria decida di intervenire e scavalcarne la volontà sul proprio territorio?
E poi, come si garantisce la parità di rappresentanza (e di “peso”) tra le varie municipalità all’interno del nuovo ente? Sinora, in assenza della C.d.V., sulla recente famigerata questione ancora aperta della bretella Fondovalle – S.S.48 in disputa fra Tesero e Cavalese, la nuova amministrazione comunale di Tesero è stata in grado di parare il colpo, impedendo quantomeno la realizzazione dell’ipotesi stradale prevista inizialmente. Ma se la stessa questione, anziché dal Comune di Tesero, attuale titolare per competenza territoriale, venisse trattata dal nuovo consesso valligiano costituito ad esempio da 11 Cavalesani, 8 Predazzani, 1 Molinaio, 5 Castellani 3 Vareni e 2 Teserani, e presieduto da un Cavalesano, chi, tra i due paesi interessati, avrebbe più probabilità di spuntarla?
Dunque l’arma appare a doppio taglio. Se da un lato l’ottimizzazione e l’armonizzazione delle politiche urbanistiche, ambientali o dei trasporti, sarebbe senz’altro auspicabile, dall’altro c’è il rischio che le cose sgradite e sgradevoli di interesse sovracomunale, per le quali il singolo comune poteva decidere al limite l’opzione zero (leggi campo da golf a Daiano), vengano imposte alle municipalità più deboli e con minore capacità e rappresentanza politica.
C’è quindi molto da chiarire e da chiarirsi. Una buona occasione per capirne qualcosa in più sarà data dalla presentazione della lista “IMPEGNO PER FIEMME” guidata da Luigi Casanova, che domani sera, venerdì 15 ottobre alle 20,30 presso la Sala Bavarese di Tesero, potrà togliere un po’ di dubbi e di perplessità agli eventuali presenti.

L’Orco

11/10/10

LA BLASFEMIA DEL PAESE REALE


In questi anni Silvio Berlusconi ha aggirato nel modo più turpe un'orfana di padre e di madre, minorenne, sfilandole qualche decina di miliardi, ha giurato il falso in Tribunale, ha commesso gravi reati da cui è uscito assolto solo per prescrizione, ha corrotto un testimone in giudizio perché desse una falsa testimonianza che gli è servita per salvarsi in un paio di altri procedimenti, attraverso una settantina di società "off-shore" è autore di un'evasione fiscale colossale, tutti atti oltre che penalmente rilevanti, moralmente ripugnanti, e l'Osservatore Romano, alias il Vaticano, non solo non ha mai mosso orecchia ma, soprattutto sotto la direzione di Mario Agnes, ma anche dopo, ha attaccato costantemente la Magistratura italiana quando si è permessa di richiamare il Cavaliere e i suoi accoliti a quel rispetto della legge cui tutti siamo tenuti e in particolare chi ricopre alte e altissime cariche pubbliche. Insorge improvvisamente adesso e si indigna per una mezza bestemmia inserita in una barzelletta detta da Berlusconi in privato un anno fa. E tutti i giornali, compreso il nostro, gli vanno pedissequamente dietro. Questo è un Paese che ha perso ogni senso della gerarchia dei valori e delle cose che sono importanti e di quelle che non lo sono affatto. «Insopportabile» non è la pseudobestemmia di Berlusconi, ma l'ipocrisia, il tartufismo, il moralismo un tanto al chilo che permeano ormai l'intero Paese. E poi se è l'ora di finirla con l'impresentabile Berlusconi, per ben altri motivi delle sue barzellette, è anche l'ora di finirla con Papi, Cardinali, Cei, Bagnaschi, preti di tutte le risme che, con un pretesto o con un altro, entrano ogni giorno a piedi uniti negli affari interni dello Stato italiano (se Sarkozy, in una cena fra amici, avesse raccontato una barzelletta blasfema, nessun Osservatore Romano sarebbe intervenuto). Se le opposizioni e i giornali che, in modo diverso, la fiancheggiano vogliono rendere l'ennesimo favore a Berlusconi insistano pure, invece che sulla sentenza Mills, su questa sciocchezza dell' "orchidea" che se allarma alcune beghine cattoliche lo rende simpatico a tutti gli altri. Perché noi oltre che di Santi, di Poeti e di Navigatori, siamo anche un popolo di Bestemmiatori (si pensi alle "madonne", quasi liriche, dei toscani). Monsignor Fisichella ha detto che la blasfemia di Berlusconi va giudicata all'interno del contesto in cui è avvenuta. Una volta tanto siamo d'accordo e speriamo che la pseudobestemmia di Berlusconi serva almeno a evitare un grottesco cartellino rosso al calciatore che, preso un tremendo pestone dall'avversario, sacramenta come dio comanda. Perché questo è il nuovo regolamento della Figc in omaggio all'ipocrisia di un Paese che è cattolico a parole e nelle parole e profondamente blasfemo nei fatti.

Massimo Fini - Il Fatto Quotidiano 08/10/10

GUERRA DEI SESSI?


Sempre più spesso i fatti di cronaca ci permettono, quasi più delle relazioni politiche, di avere il polso sullo stato della nostra civiltà occidentale. Non passa giorno che sui quotidiani, nei telegiornali e in internet non ci raccontino storie terrificanti. C'è chi dice che i nostri governanti fanno apposta ad amplificare a dismisura notizie locali per tenere tutti in uno stato di tensione continuo, per indurci ad accettare più volentieri regole limitative della libertà e controlli polizieschi. In caso contrario, in un sistema cosiddetto democratico come il nostro, non potrebbero avere spazio e giustificazione. Vero certamente, ma è altrettanto vero che gli avvenimenti non sono inventati, e sono lì, più forti di ogni immaginazione, a testimoniare una realtà cruda, feroce, sempre più diffusa. Quello che colpisce è la quantità e la varietà dei fatti. Salgono alla ribalta con impeto, meravigliano il più incallito dei delinquenti per l'efferatezza, l'assurdità delle circostanze, come se si avesse a che fare con un meccanismo perverso che va per i fatti suoi, senza ragionevolezza, sempre più in fretta, e che produce mostruosità sempre più grandi e... ancora, ancora, ancora. C'è chi dice che ci sono sempre stati, con la differenza che ora se ne parla di più. Sarà. Ho qualche dubbio. Fra i tanti casi spiccano per frequenza e gravità quelli di uomini che infieriscono sulle donne, tanto da far pensare ad una guerra dei sessi. Ci sono i sostenitori dell'idea che gli uomini non possono sopportare l'emancipazione delle donne, il loro abbandono del ruolo tradizionale; le accusano di aver scardinato l'ordine sociale. Ci sono teorie, per lo più femministe, che suppongono sia in atto un processo di regressione, voluto coscientemente, per togliere alle donne quei diritti e quell'uguale dignità di persona propria degli uomini che disturba equilibri millenari. C'è la tesi molto interessante di Marcello Veneziani per la quale l'uomo uccide non per maschilismo ma per infantilismo tragico, delirio puerile, ferocia dei deboli. Come se dicesse: “Se tu te ne vai, la mia vita non ha più senso”. Allora meglio farla finita. Senonché l'ennesimo fatto di cronaca di questa estate scombussola le carte: “Follia a Milano; mollato dalla ragazza uccide una passante, le sfonda il cranio a furia di pugni”. Mettiamo pure che fosse molto arrabbiato, che avesse perso la testa. Perché uccidere una donna sconosciuta, una qualunque? Perché proprio una donna? Una madre di famiglia poi. Mi viene il dubbio che ci sia altro, che questo non sia che il segno estremo di una tendenza ormai comune, quella che evidenzia un bisogno, nella nostra società, di dominio, di potenza su qualcuno, su qualcosa. La chiamerò “necessità di sopruso”, tendenza trasversale, presente in tutti gli strati della società, che si proietta ad esempio dall'imprenditore al dipendente, dal manager alla segretaria, dall'uomo all'animale, dal padre al figlio handicappato o alla figlia, desiderata e violata. Se il dominio può essere esercitato dal più forte nei confronti di un altro più debole, spesso sono gli uomini a commettere delitti sulle donne, perché non hanno altro su cui dominare. Hanno solo le loro donne su cui sfogare le proprie frustrazioni, esercitare la loro potenza, la rabbia, il dolore. Statisticamente può sembrare ci sia una guerra dei sessi in atto, ma in realtà non è così. Chiedersi il perché di tutto questo bisogno di dominare è più che legittimo. La nostra società, formalmente egualitaria, in realtà è retta dalla prepotenza e dal sopruso: non è forse vero che chi ha successo fonda, in modo più o meno appariscente, la sua fortuna sul predominio? Non è forse vero che chi non ci riesce invidia, odia e si rivale su qualcun altro? Chi non ha quasi nulla cosa fa? Proietta il male fuori di sé. Non si spiega così l'accanimento su di un barbone? Lo stupro di una suora? L'uccisione del proprio criceto in un microonde? (ebbene sì, anche questo è successo). In questo quadro si spiegano allora anche i casi di donne che uccidono i compagni, quando questi si trovano in condizione di inferiorità, di donne che uccidono i loro bambini, e tanto altro. Recentemente mi ha fatto accapponare la pelle il racconto di un gruppo di donne molto giovani che, con un oggetto, hanno a lungo stuprato un'amica che aveva portato via il fidanzato ad una di loro, e l'altra, di un bambino che ha ammazzato il fratellino semplicemente perché aveva voglia di uccidere qualcuno. La nostra società è malata. Tutti contro tutti. L'individualismo, la sopraffazione, ci vengono inculcati e ci appartengono. La cultura non costituisce più un freno. Spesso trionfa l'incultura si dice. Ma qui c'è una cultura immorale che trionfa. I bambini vengono educati alla violenza con tutti i mezzi, dai videogiochi ai film, con o senza 3D, da compagni, da cattivi maestri, dai media davanti ai quali sono soli, dal divertimentificio che ci specula sopra. Troppo facile allora dare la colpa alle femministe che hanno voluto l'emancipazione delle donne e che adesso non vogliono rinchiudersi in casa. Troppo semplicistico dire che ci sono le uome e i gay che confondono le acque e che hanno distrutto i ruoli. Il pasticcio è molto più complesso, richiede a tutti di boicottare il pensiero dominante. E anche un ripiegamento su se stessi per l'assunzione di una parte di responsabilità. Il proprio quotidiano è costruzione che deve essere scandagliata, ripensata, rivisitata in maniera consapevole. Solo così ci si potrà sedere tranquilli sulla sponda del fiume aspettando che tutto un mondo, storto e perverso, crolli.

Daniela Salvini

PASSAPAROLA - 11/10/2010

05/10/10

CATTIVI MAESTRI


Caro Evgeny, con un po’ di ritardo ecco il commento sulla seconda edizione della manifestazione Fiemme senz’auto, diversamente chiamata, come tu dici, l’ipocrisia del senz’auto. Per risponderti faccio mio il pezzo di Max, pubblicato ieri. Aggiungo soltanto che la funzione educativa, che a me – è vero – sta a cuore, proprio in queste occasioni va a farsi benedire, semplicemente perché in queste occasioni, forse intenzionalmente, si equivoca nel merito e nel metodo. Lo sforzo culturale, da esercitare su più livelli, ha bisogno innanzitutto di inquadrare bene il merito della questione, poi di esempi, di costanza, di volontà (la cosa che manca in assoluto di più), oltreché di giusto metodo. Qui invece il merito, lungi dal venire ben messo in luce, viene ulteriormente “annebbiato” da un metodo improprio, equivoco. La “carnevalata”, come già scrivevo in occasione della prima edizione dello scorso anno, non contribuisce affatto alla presa di coscienza generale del problema, che dovrebbe essere la vera ragione di questa iniziativa. Ci si ritrova invece immersi nell’ennesima festa campestre, o meglio, nella seconda festa dello Stradone di Fiemme, con musiche, intrattenimenti gastro, balli e piroette, nel pieno rispetto dell’evento seriale ad uso e consumo promozionale. Tant’è vero che lunedì mattina alle 7,20, il GR regionale, nientemeno, imbeccato da una puntuale velina, senz’altro aggiungere o commentare, riferiva della perfetta riuscita della giornata senz’auto in Val di Fiemme!
Ma riuscita di che? Come osservava bene Max, sarebbe riuscita se ieri mattina a scuola non fossero sfilate le solite carovane di “mamme terribili”, come accade ogni santo giorno. Se a Piera, in bici, anziché in tre ci fossimo recati almeno in quattro, se alla “coopera”, a piedi, da via Restiesa non fosse scesa soltanto la signora Giovanna (la quale peraltro, per le sue difficoltà motorie, sarebbe tra le poche persone giustificate ad usare la vettura), se almeno ieri l’autista della Trentino Trasporti non fosse passato contromano in via Stava per scendere sullo stradone col suo bel fuoristrada, come fa ogni mattina, impenitentemente e senza pagar dazio, da tre anni in qua!, u.s.w.
Dopo la prima edizione 2009, da questa tribuna, avevo suggerito alcuni correttivi da apportare alla sicura riproposizione della giornata car free. Risultato? Zero correttivi apportati, ma in compenso parecchi diversivi aggiunti, tanto per confondere ancora di più i già confusi partecipanti. Errare humanum est, perseverare diabolicum. Purtroppo, credo che così come per Metroland, anche in questo caso ci si trovi di fronte a un’impostura. Probabilmente non c’è una reale convinzione politica a sostegno dell’iniziativa. La si promosse l’anno scorso perché faceva parte di una strategia d’immagine. Giusta per i tempi e per l’avvicinamento all’Evento. Perché insomma, come per Metroland, era politicamente corretta.
Tuttavia, nonostante la pietosa evidente inconsistenza, parafrasando Max, dico che piuttosto che niente meglio piuttosto, restando convinto che la funzione educativa, rispettando quella sequenza operativa indicata all’inizio, possa alla lunga avere un senso, purché non la si deleghi a dei cattivi maestri. In questo caso, si è deciso invece di affidarsi ancora una volta a costoro. Come, con diversa valenza, è d’uopo, qui a Tesero, fare con le Corte. Lì, in quella sera d’agosto, te li trovi agghindati di grembiuli e cappelli col gams, che simulano quelli di un tempo, armeggiando mestoli, falci e rastrelli. Qui, in una mattinata d’ottobre, te li ritrovi, diversamente vestiti, a fare gli educatori festosi, con la stessa teatrale baldanza e senza il benché minimo senso del pudore. Bastava farsi un giro domenica in piazza Battisti a Tesero per scovarne diversi tra i gazebo allestiti per l’occasione. Ma Tesero, per questa sua specificità, sicuramente è un caso a parte.
Concludo affermando che oltre alla leva culturale appena accennata occorrerebbe agire, e poter contare, anche sulla leva del controllo. Cioè su un buon servizio di polizia municipale, con vigili a loro volta convinti e decisi a qualificare ed educare gli utenti della strada. Mi pare di poter dire invece che il servizio non sia dei migliori e pochi siano quelli in divisa che “sentono” la propria professione come qualcosa di più di un semplice lavoro. Voglio credere che ciò dipenda da problemi di organico e dalla impossibilità quindi di darsi alla causa come essa pretenderebbe. Certo è che senza un servizio efficiente e puntuale che reprima e scoraggi le tante infrazioni al codice perpetrate ogni giorno all’interno dei paesi, la scuola dei cattivi maestri aumenterà a dismisura i propri iscritti. E poiché tutto si tiene, finché le lezioni di educazione civica saranno affidate proprio a codesti signori, i cattivi maestri appunto, ciò che ne risulterà nella sostanza non potrà essere che un’ ipocrita messinscena.

L’Orco

04/10/10

GIORNATA SENZ'AUTO (SECONDA EDIZIONE)


“Dopo il grande successo della prima edizione del 2009 torna Fiemme Senz'Auto!!! Lasciate la macchina a casa, armatevi di bicicletta, roller, monopattino o venite a piedi e riscoprite la Val di Fiemme libera dal traffico!!! Da Cavalese a Predazzo la statale 48 delle Dolomiti sarà chiusa e tutti potremo goderci i nostri paesi, vivendo insieme una giornata di allegria e festa con amici e parenti, gustando i sapori tipici della valle, divertendosi con i giochi di una volta e la musica, godendosi lo spettacolo degli aquiloni e tante tante altre sorprese!!!! Vi aspettiamo tutti a Cavalese, a Tesero, a Panchià, a Ziano e Predazzo per far parte insieme di una Vallevviva!!!

(Fonte:http://www.facebook.com/?ref=home#!/event.php?eid=155135247843675&ref=mf)

Senza per forza demonizzare o screditare la buona fede di tanti impegnati nella “giornata senz’auto”, la doverosa riflessione di fondo a mio parere è: quante delle persone che oggi si muoveranno a piedi o con mezzi alternativi saranno disposte a farlo durante il resto dell’anno? Quanti tra coloro che oggi si fanno “paladini o promotori della mobilità alternativa” rinunceranno effettivamente all’uso dell’auto per gli spostamenti all’interno del proprio paese o per muoversi tra i vari centri della valle per motivi non strettamente legati al proprio lavoro (in tal senso cerco di mantenere una prospettiva realista)?
Credo che la giornata senz’auto sia, in ogni caso, un momento di incontro, di festa, di socializzazione tra i fiemmesi, il che non è certo una cosa negativa, tutt’altro. Però, come dicono Evgeny e Lorenzo (e come ha già detto l’Orco in più occasioni) essa “nasconde” (nemmeno tanto in realtà) una vistosa ipocrisia: quella appunto di chi oggi parteciperà entusiasta percorrendo la valle in bici o a piedi coi propri figli e che da domani continuerà a portare gli stessi figli all’asilo o a scuola con l’auto o col suv (pur abitando, magari, a meno di un kilometro di distanza), o portare a spasso il cane percorrendo prima un bel tratto con l’auto o col suv (vedi foto “Pigrizia senza limiti” http://www.ladige.it/gallery/image.php?page=6), ecc.
Non so quanti cambieranno il proprio stile di vita dopo aver partecipato alla giornata senz’auto, credo nessuno. Con ogni probabilità, alla fine, il risultato finale sarà esclusivamente un grande spot propagandistico attuato con successo da parte dei poteri forti locali che, di fatto, inculcano nei valligiani il solito “auto-compiacimento” (gioco di parole involontario, ma “prestabile” all’ironia, in questo caso) per la riuscita della manifestazione e la sensazione di aver la coscienza a posto per tutto il resto dell’anno. Ma in realtà nulla cambierà sotto il profilo dell’auto-dipendenza della stragrande maggioranza dei partecipanti, dunque lo scopo educativo della Valleevviva si dissolverà come una bolla di sapone. A questo proposito l’unica cosa sicura è che video come quello qui proposto relativo alla “città dei suv” oggi (domenica 3 ottobre 2010 n.d.r.) non lo vedremo proiettato da nessuna parte. Sarei felice, comunque, di essere smentito.

Firmato: un “suv-versivo” (Max)

26/09/10

25/09/10

IL TRENO DELL'AVISIO: IDEA BUONA, MA SERVE CULTURA


Gentile signor Girardi, con riferimento al collegamento ferroviario di Cembra, Fiemme e Fassa, proposto e sostenuto da Transdolomites, condivido a grandi linee il contenuto di un suo intervento che ho letto recentemente. Riguardo al tracciato ferroviario, che idealmente condivido appieno, ho dei dubbi in merito alla sua effettiva realizzazione. A mezza costa infatti, per quanto riguarda Fiemme (parzialmente) e Cembra (totalmente), l’unica possibilità di realizzarlo – raggi di curva permettendo – si avrebbe occupando le attuali sedi delle rispettive strade statali. L’ipotesi prevista dallo studio di massima Qnex è suggestiva ma tecnicamente molto, molto problematica. Spero naturalmente che queste mie perplessità possano venire smentite dai fatti, in un futuro non troppo lontano.
In quel suo scritto c’è però un punto che mi vede completamente dissenziente. Quello in cui lei sostiene che rispetto all’approccio modale (pubblico - privato / auto - ferrovia) non ci sarebbero differenze culturali tra gli italiani e le popolazioni del centro e nord Europa. Credo invece che ci siano eccome. Sommamente evidenti in queste nostre valli turistiche, ove l’ostentazione dello status symbol a quattro ruote è la cosa che più di ogni altra si vagheggia dai 18 anni sino alla tomba! Non solo: per quello status symbol, per quella sua ostentazione, per poterlo usare sempre, ovunque e comunque, si farebbero patti col diavolo. Questa purtroppo è la realtà dei fatti. Da dove le scrivo, a Tesero, quattro anni fa iniziai a “solleticare” l’amministrazione comunale con la speranza di farle aprire gli occhi sulla viabilità del centro storico, soffocato da un indecente carico d’auto e le cui carreggiate riescono a contenere a malapena i pazzeschi ingombri delle autovetture attualmente in circolazione. Proposi delle soluzioni per alleggerire quel traffico, in particolare suggerendo la trasformazione dei doppi sensi di marcia in sensi unici. Dimostrai, dati e distanze alla mano, l’assurdità dell’abuso di mobilità motorizzata privata interna al paese... Il confronto col Comune durò quasi due anni. Alla fine l’amministrazione si convinse della ragionevolezza delle mie argomentazioni e il 7 dicembre 2007 presentò il nuovo piano comunale della viabilità. Immediatamente però si scatenò la rivolta. Alcuni capipopolo infuriati, prima fecero sparire parte della nuova segnaletica verticale appena posizionata, poi avviarono una raccolta di firme finalizzata all’immediato ripristino del doppio senso di circolazione anche nel centro. L’arroganza e le minacce di insubordinazione di questa irriducibile frangia di auto-dipendenti, pur adducendo argomentazioni deboli e facilmente confutabili, sembrarono ad un certo punto far vacillare l’amministrazione comunale. L’attuale vice sindaco (che di quella modifica, all’interno della Giunta, era stato il più convinto sostenitore) resistette però tenacemente alla pressione popolare e, pur rabbiosamente, i “barricaderos” dovettero adeguarsi a quella nuova viabilità.
Adesso con la diluizione dei flussi auto la qualità all’interno del centro storico è migliorata, ma a distanza di quasi tre anni molti sono ancora quelli con il dente avvelenato, che in assenza di un costante, puntuale servizio di polizia urbana (che sfortunatamente puntuale e costante non è) sono tentati di usare e usano la viabilità come se nulla fosse stato modificato, circolando pericolosamente contromano nei sensi unici.
Il fatto qui appena accennato credo dimostri quanto sia difficile (forse impossibile) guarire da quella malattia tipicamente italiana chiamata sindrome da auto-dipendenza. Lo conferma anche il seguente commento anonimo al precendente post pubblicato: “fantascienza, troppo comodo girare in macchina”. Da noi, a differenza per esempio della vicina Svizzera, dove ogni abitante mediamente sale in treno ogni anno 47 volte, percorrendo 2103 chilometri in ferrovia, qualsiasi scusa è buona per far uso anarchicamente del mezzo privato. La politica dei trasporti perseguita nel Belpaese dal Dopoguerra in poi, suggerita da mamma Fiat, costruendo proprio intorno alla “macchina” un falso mito di libertà ha desensibilizzato la maggioranza della popolazione italiana rispetto alle gravi problematiche conseguenti l’abuso di automobile. Siamo dunque un popolo ammalato di auto-mobilità, in Europa il più ammalato di tutti. Perciò senza una imponente operazione culturale disintossicante non sarà possibile guarire. È fondamentale quindi agire su più livelli. Quello modale e infrastrutturale ovviamente, ma contestualmente anche quello culturale, in sinergia tra scuola ed amministrazioni pubbliche. Perché nel caso in questione, Metroland o Treno dell’Avisio che sia, con quel po’ po’ di impegno finanziario che l’ente pubblico dovrà sobbarcarsi, non ci si può permettere il rischio di trovarsi poi con i treni vuoti. Diversamente, operando unicamente sul primo livello, ci si potrà solo illudere che una faraonica realizzazione (Metroland), o una meno onerosa e più capillare alternativa (quella di Transdolomites da lei proposta e coraggiosamente portata avanti) possano rappresentare la soluzione del problema.
Ma c’è un però, un grave però… Perché al netto dell’enfasi e della propaganda, proprio gli amministratori provinciali e comunali (rare eccezioni a parte) non credono affatto alla prospettiva di una modalità di trasporto di tipo ferroviario nelle valli dell’Avisio. Metroland, probabilmente, è e resterà soltanto una “provocazione” pubblicitaria politicamente corretta. Una soluzione verso la quale una provincia d’eccellenza, almeno sulla carta, come quella trentina, non poteva non dimostrare interesse. Un’idea, forte favorevole ad un sistema di trasporto moderno e ecologico, che era bene proporre, far circolare su media e depliant e far finta di condividere. Ma che poi, quando essa è andata a cozzare contro l’autenticità e l’insistenza dell’iniziativa di Transdolomites s’è “sgonfiata”, palesando la convinzione pressoché nulla di questa nostra classe dirigente. Il poco ascolto che la politica locale e provinciale le hanno concesso è in parte conseguenza dell’inadeguatezza del personale politico e delle modalità di selezione dello stesso. È il limite (e che limite) della cosiddetta democrazia. Per cui quasi sempre ci si ritrova “comandati” da persone che non sanno e non conoscono alle quali l’insipiente “volontà popolare” dà il diritto-dovere di decidere. Una classe politica poco illuminata, che “per necessità” non sa e non può dispiegare le ali e volare alto. Che si arrabatta cercando di favorire Tizio e di non pestare i piedi a Caio all’interno di un provincialismo asfissiante e bottegaio permettendo così a sé medesima (questo alla fine è ciò che conta, altro che no) di assicurarsi e mantenere la “cadrega”. Per superare il livello terra-terra della politica locale, maestra inarrivabile nell’uso degli specchietti per le allodole (leggansi, tanto per restare in tema, le belle iniziative delle giornate ecologiche a base di polenta e lüganeghe ovvero l’appassionante dilemma tra autobus a idrogeno o autobus a carbone…), serve onestà, cultura e convinzione. Occorre una classe politica nuova, con idee nuove che almeno sappia copiare, semplicemente copiare, ciò che a proposito di mobilità si fa da anni in quasi tutta Europa. Questa classe politica non c’è e non la si vede neppure all’orizzonte. Chissà che le prossime nuove assemblee elettive delle Comunità di Valle, come auspica Adriano, non sortiscano novità rilevanti. Sulla base di come sin qui si è selezionato il “materiale” politico c’è da dubitarne. Ma, per chi crede e ha fede, i miracoli sono pur sempre possibili. Chissà, magari... Vedremo.
Cordiali saluti.

A.D.


23/09/10

TRANSDOLOMITES: UN’IDEA IN MOVIMENTO


Transdolomites è un’associazione non lucrativa che ha come scopo la promozione delle tematiche inerenti la mobilità ed il turismo sostenibile nelle valli di Fassa e Fiemme (ora si è allargata anche alla val di Cembra), in particolare attraverso l’organizzazione e la sponsorizzazione di convegni, iniziative ricerche e studi sulle forme alternative di trasporto in ambiente alpino, il miglioramento della qualità della vita, la condivisione degli obiettivi previsti dalla Convenzione delle Alpi.
L’essersi attivata sostenendo lo studio di fattibilità realizzato dalla Qnex di Bolzano rientra nel settore di attività che Transdolomites si è prefissa.


IL PERCORSO STORICO CHE PORTO' ALLO STUDIO DI FATTIBILITA'


Il primo convegno che in val di Fassa aprì la discussione sul trasporto ferroviario per le valli di Fassa e Fiemme si tenne al Museo Ladino di Pozza di Fassa nel 2004.
A Moena nel 2007 in forma più approfondita venne proposto u nuovo convengo sulla mobilità ferroviaria in ambiente alpino e in quell’anno la Provincia Autonoma di Trento uscì pubblicamente con l’idea di Metroland che contemplava il proposito di attivare alcune linee ferroviarie in territorio provinciale. Una di queste avrebbe interessato la val di Fiemme.
All’associazione a questo punto parve maturo il momento di collaborare in maniera autonoma ma costruttiva allo sviluppo della proposta di Metroland per la val di Fiemme guardando alla proposizione del servizio spalmato anche sulla val di Fassa. Da qui l’idea di organizzare a Trento un convegno sulla falsa riga di quello precedentemente organizzato a Moena con l’obiettivo però di portare in quell’occasione una proposta concreta per queste valli.
Il convegno si tenne a Trento il 9 e 10 ottobre 2009 in collaborazione con Trentino Trasporti che festeggiava i 100 anni di attività della ferrovia Trento-Malè. Il punto irrinunciabile per Transdolomites era quello di presentarsi a Trento con uno studio di fattibilità per la ferrovia delle valli di Fiemme e Fassa.
Sin dal 2008 cercammo di muoverci nelle due valli cercando di sensibilizzare i relativi Comprensori a valutare e sostenere la proposta dello studio di fattibilità come espressione dei territori e come gesto di collaborazione nei confronti della Provincia.
Nulla si mosse in questo senso. Nella primavera–inizio estate 2009, in occasione di un incontro promosso dal Consigliere provinciale Luigi Chiocchetti, nel Comprensorio della Val di Fassa, ebbe luogo un incontro con l’Assessore Alberto Pacher, i Sindaci della Valle, e le società impiantistiche ove l’Assessore presentò a larghe linee le intenzioni di Metroland per Fiemme e Fassa. In ambedue le occasioni intervenni riproponendo l’idea di coinvolgere le valli di Fassa e Fiemme nell’iniziativa di presentarsi in sede provinciale con un proprio studio di fattibilità il cui scopo era esclusivamente quello di una partecipazione costruttiva e partecipata nei confronti della Provincia. Chi meglio degli Amministratori comunali conosce le caratteristiche dei territori che amministrano e le necessità dei censiti?
In quella sede informai del convegno che si sarebbe tenuto a Trento il 9 e 10 ottobre successivo e come sarebbe stato importante arrivare a Trento con un simile lavoro da presentare pubblicamente.
Da quelle mie dichiarazioni la proposta fatta doveva divenire operativa e mi attendevo una risposta dei Comprensori in merito. In Val di Fassa vi fu un silenzio di tomba, mentre in Val di Fiemme, grazie al Sindaco di Ziano Fabio Vanzetta la proposta divenne argomento di dibattito. Si evidenziò una maggioranza di Sindaci che aveva manifestato favorevolmente la volontà di vedere attraverso il rispettivo Comprensorio il modo di appoggiare la proposta di Transdolomites. Qui entrò in gioco la pressione da parte di Trento, che vide nell’Assessore Mauro Gilmozzi colui che ordinò che Fiemme collaborasse a sostenere lo studio di fattibilità. In più di un’occasione vi fu il tentativo di far mettere all’ordine del giorno in occasione delle Conferenze dei Sindaci di Fiemme il tema dello studio di fattibilità e il voto per deliberare l’eventuale partecipazione. Ma ogni volta, Giovanni Delladio, Presidente del Comprensorio di Fiemme, stando agli ordini di Trento si rifiutò di mettere all’ordine del giorno quanto richiesto, consapevole che se l’avesse fatto la maggioranza avrebbe votato favorevolmente.
A sbloccare questa palude che si era creata, venne la mia decisione di finanziare io stesso questo studio affidando alla società Qnex l’incarico di effettuarlo e di portarlo al convegno di Trento, impegno che venne rispettato.
Tengo a precisare che al momento della mia decisione nessuna direttrice per la linea ferroviaria era stata ancora decisa. Ogni opzione era ancora aperta.
Di pari passo la mia decisione fu di rendere sempre pubblico ogni mio passo o decisione, invitando le comunità a collaborare in idee e chi lo volesse, anche economicamente, a questa decisione se condivisa.
Dopo una serie di valutazioni tecniche prese corpo in sede di Qnex la proposta di un collegamento ferroviario Trento-Alba di Canazei attraversando la val di Cembra. Già ai temnpi dell’Austria questa tratta venne presa in considerazione anche se non venne mai sviluppata sulla carta. La scelta cadde poi sulla ferrovia Ora – Predazzo.
La decisione di far fare lo studio di fattibilità spiazzò totalmente la Provincia di Trento. In occasione del convegno di Trento, al momento della presentazione dello studio , in sala non era presente un solo Assessore competente, l’ing. Raffaele De Col espose in modo molto generico l’idea di Metroland e terminato il Suo intervento dette dimostrazione di grande maleducazione e mancanza di rispetto abbandonando la sala convegno senza degnarsi di ascoltare la presentazione dello studio Qnex ancora del tutto sconosciuto. Un comportamento che venne notato e sottolineato da molti presenti. Fatto sta che mentre di Metroland in quella sede non si comprese nulla, lo studio Qnex (che già aveva lavorato in modo apprezzato con lo stesso metodo sulla tratta Rovereto-Riva-Arco) riscosse unanimi apprezzamenti e dagli esperti di mobilità ferroviaria venne considerato la migliore delle ipotesi nonché fattibile.
L’autunno 2009 inaugurò a livello provinciale una nuova epoca presentandosi ai cittadini attraverso incontri pubblici, coinvolgendoli in una proposta molto prima che essa si trasformi in un progetto… Un metodo del tutto nuovo di rapportarsi con i cittadini e con gli amministratori comunali. Si iniziò dalla Val di Fassa, ove fece notizia la totale assenza dei Sindaci Fassani, si proseguì con la Val di Cembra e a seguire con la val di Fiemme. In Cembra e Fiemme, prima delle pubbliche audizioni ci presentavamo dinanzi alla Conferenza dei sindaci delle rispettive valli per una questione di metodo e di correttezza. Mentre le sale erano piene di residenti che dimostravano grande interesse per l’iniziativa, sul fronte politico iniziava un periodo di scontro senza timori reverenziali nei confronti di nessuno.
Nell’autunno 2009 fu il momento del Sindaco di Mazzin, Fausto Castelnuovo che ebbe a dichiarare che Transdolomites fa solo chiacchiere. Ma chi sborsa di propria iniziativa 28.000 Euro per una proposta che riguarda le valli di Fassa, Fiemme, Cembra e la città di Trento non ha nessuna intenzione di fare chiacchiere.
Sono seguite le dichiarazioni dell’Assessore Mauro Gilmozzi che ebbe a dire che lo studio era solo una riga sulla carta. Questo studio, prima di trasformarsi in una riga sulla carta ha comportato un anno di lavoro attraverso ricerche e sopralluoghi da una capolinea all’altro della linea proposta.
Nel frattempo, il 14 dicembre 2009 consegnammo lo studio all’Assessore Alberto Pacher, presente l’ing. De Col. Un incontro breve che si concluse con le parole di circostanza “ci risentiremo in avanti”, cosa mai più avvenuta. Malgrado le buone intenzioni apparse sulla stampa a più riprese, non abbiamo mai creduto alla volontà di continuare il confronto. Abbiamo ritenuto questo metodo una semplice presa in giro per tenere calme le acque, soprattutto una presa in giro nei confronti delle comunità che dalla Provincia si attendevano un’attenzione diversa che non è mai stata in realtà dimostrata.
Nel frattempo nel corso del 2010 proprio con l’obiettivo di coinvolgere le valli in questo percorso storico, Transdolomites ha proposto e concretizzato la costituzione del Comitato per la ferrovia Trento-Cembra-Fiemme-Fassa raccogliendo da subito una grande massa di adesioni. Azione successiva fu l’avvio della raccolta firme in favore della petizione che chiede alla P.A.T. di avviare la progettazione del collegamento ferroviario Trento – Alba di Canazei attraverso la Val di Cembra. Obiettivo di questa linea il dare in primo luogo una risposta di mobilità all’interno della valli e tra le valli ofrendo ad esse nel contempo il collegamento con la città capoluogo. Per la città di Trento tale progetto andrebbe a rispondere alle esigenze di un servizio metropolitano in superficie sulla direttrice Nord-Sud, in alternativa al VAL sostenuto dalla Provincia e contestato in città.
Nella primavera 2010 incontrammo la Commissione Ambiente del Consiglio Comunale di Trento e successivamente la terza Commissione Permanente del Consiglio provinciale e nelle due occasioni tenemmo un’audizione ove presentammo lo studio di fattibilità. In tutte e due le occasioni la proposta riscosse molta attenzione ed apprezzamento sia per gli obiettivi che lo studio andava presentando, sia per l’impressione di fattibilità della cosa rispetto a quanto previsto nel progetto Metroland. Passo successivo fu quello di scrivere a tutti i Presidenti delle Circoscrizioni di Trento per chiedere con loro un incontro congiunto per un’audizione generale sullo studio e qunidi confrontarsi. Nessuna risposta, ordine di scuderia. Successivamente a tutti i Presidenti delle Circoscrizioini inviai una busta contenente le locandine e la modulistica per permettere ai cittadini di Trento di firmare la stessa poiché la nostra proposta riguardava direttamente la città. Dove è andato a finire questo materiale?
L’estate 2010 prosegue con successo con la raccolta firme nelle valli di Fassa, Fiemme e Cembra e l’iniziativa proseguirà durante l’autunno prossimo e la stagione invernale 2010-2011.
Ma l’estate 2010 rappresenta un ulteriore salto di qualità per la reazione sprezzante da parte della Provincia nei nostri confronti e lo studio che andiamo a presentare alla popolazione. In occasione della Festa ta Mont del 31 luglio-1 agosto , il Presidente della Provincia Lorenzo Dellai in visita alla manifestazione avvicinatosi al tavolino ove stavo raccogliendo le firme disse pubblicamente che quella proposta era una “monada”. A distanza di pochi muniti , il Parroco di Pera di Fassa, Don Giuseppe Daprà che accompagnava Dellai, ad alta voce dinanzi a me ed ai presenti ebbe a dire che il trenino “è una gran boiata”. Ciò che si è cercato di proporre nello studio è si tutto ciò che si può trovare in un servizio ferriviario moderno ma anche una risposta che faciliti la vita e le necessità di muoversi delle fasce più deboli delle comunità ossia gli anziani, le famiglie, gli invalidi, i giovani a cui va ad aggiungersi una grande opportunità attraverso la ferrovia di permettere una progresso sociale delle comunità non indifferente. Con questo sparata gratuita che detta da un prelato assume una gravità particolare, Don Giuseppe ha dimenticato il ruolo del Suo ministero che sta proprio nel rapportarsi con le esigenze degli umani curando i voti dei fedeli nel contesto delle religione cattolica anziché di quelli delle cabine elettorali.
Ciò che però ha fatto traboccare il vaso sono state le dichiarazioni dell’ing. De Col in occasione dell’audizione che egli ebbe con la Commissione Ambiente del Consiglio comunale di Trento in cui era chiamato a dare spiegazioni in merito a Metroland e il recente incontro a Segonzano.
Ora è chiaro che da parte della Provincia sino ad oggi non c’è mai stata la volontà di confrontarsi apertamente sulle proposte, cosa che sarebbe spettata di diritto ai cittadini, ma il metodo si è sempre più sviluppato puntando sulla denigrazione, sulla calunnia , sull’offesa volta a screditare Transdolomites, lo studio di fattibilità, la società che lo ha realizzato... Ma niente di più. Quello che però leggo nel comportamento di De Col è quello di una persona che ha perso la testa dinanzi all’incisività dell’azione di Transdolomites. La reazione di grande debolezza e la mancanza di argomentazioni per confrontarsi sostenendo le tesi di Metroland. Tutto ciò che la Provincia ha in mano è lo strumento del disprezzo e nient’altro.

IL METODO

In questo percorso non ho inteso fare un gossip di tutto ciò che è stato scaricato addosso a noi. Mia intenzione è puntare con forza il dito nei confronti di un metodo.
Quello che mi permette di constatare è il rapporto di sudditanza che si intende difendere nel rapporto Istituzioni-cittadini. Siamo stati votati e spetta a noi ogni decisione; quello che ha valore è ciò che nasce dalle istituzioni, il resto non ha alcun valore. La pressione di Trento sui sindaci affinché non si espongano sulla proposta di Transdolomites, le direttive di partito in queste valli con le quali si chiede di non prendere posizione sulla nostra proposta è il chiaro sintomo di una totale mancanza di cultura politica nei confronti delle comunità e della rispettabilità dei cittadini.
Chi è stato eletto deve ben avere chiaro che nessun di noi ha firmato una cambiale in bianco ove l’eletto ha la delega a fare e disfare a suo piacimento. Il significato di politica è “ vita di città “ ove ogni individuo ha il diritto a a partecipare alla vita della comunità. Amministrare significa “rendere conto” pubblicamente delle idee, delle proposte e dell’uso che se ne fa dei soldi dei cittadini.
Quello che si è fatto dell’autonomia è stato invece lo strumento più cinico che nemmeno lo stato più centralista riuscirebbe a fare ; l’avere trasformato le valli in scacchiere ove da Trento si decide il posizionamento delle proprie pedine per avere il totale controllo del territorio. Le azioni di contrasto nei confronti di Transdolomites hanno trovato riscontro proprio da questa strategia. In questo metodo sta la negazione del principio di sussidiarietà che dovrebbe essere principio cardine di una sana autonomia. Ossia quella ripartizioni di competenze dal livello comunale a quello comprensoriale e quindi provinciale sulla base delle competenze e capacità a governare i problemi e le politiche di rispettiva competenza.
Parlare di sana gestione dell’economia e nel contempo di mobilità e di energia ha un nesso molto stretto.
Pensiamo nel caso della ferrovia delle valli dell’Avisio cosa potrebbe significare per ongi valle, in coordinamento con provincia e Trentino Trasporti poter programmare la mobilità valliva e intervalliva su ferro a seconda delle proprie esigenze di mobilità. Cosa potrebbe significare per esse potere programmare l’economia turistica attraverso la mobilità sparendo cercare a seconda delle rispettive caratteristiche e necessità la migliore offerta turistica. Pensiamo ai pacchetti turistici che grazie alla ferrovia ad es. a Werfenweng in Austria hanno portato tale località a diventare un esempio per l’arco alpino. Questo non sarebbe possibile con un Metroland così proposto ed imposto. Sono alcuni anni che ci impegniamo per per coinvolgere la P.A.T per avviare dei progetti sulle energie rinnovabili da applicare nel settore dei trasporti. Si è trattato anche di proporre la partecipazione a progetti europei tipo il progetto SMOB di due anni fa, nonché l’ultimo presentato proprio quest’anno in seno al progetto “energia intelligente per l’Europa” tendente a sviluppare concretamente il concetto di autosufficienza energetica dei territori .Nulla di fatto anche qui. In occasione dell’importante convengo del 15 febbraio scorso che si tenne a Cavalese sul tema del biogas-biometano-miscele metano-idrogeno. In quella occasione , pur invitata , la Provincia non si presentò. Ora a distanza di tempo ripensando al progetto Metroland possiamo ipotizzare anche il perché di tale mancanza di sensibilità mentre nella vicina provincia di Bolzano questa strategia viene sostenuta con molta convinzione nel settore dei trasporti. Altra occasione negata per rendere attivamente partecipi i territori nella politica di programmazione della produzione ed uso delle energie rinnovabili nelle quali quella del biometano ha delle potenzialità enormi.
Da fonti molto affidabili e di mia conoscenza, mi è giunta la notizia che a proposito di biometano e miscele
Metano-idrogeno De Col avesse dichiarato che sino a quando “ comanderà “ lui, di queste cose non se ne parla. Altro anedoto. Nell’organizzazione del convegno di Cavalese, Transdolomites fornì una grande collaborazione all’organizzazione dell’evento provvedendo a contattare i relatori che poi parteciparono anche dall’Austria ed alla stesura del programma (lo possono dimostrare le mail che conservo a riguardo. Ma Walter Cappelletto, buon seguace di Gilmozzi, pose come condizione che Transdolomites non dovesse figurare come citazione o come logo nella locandina del convengno. Così si fece, con rammarico sincero di Fabio Vanzetta, Sindaco di Ziano. Accettammo questo, purchè il convegno si tenesse e portasse delle proposte per le valli.

COSTI E BENEFICI NELLE PROPOSTE FERROVIARIE PER LE VALLI DELL’AVISIO

Nel 2007, la P.A.T attraverso l’Atto firmato dall’Ing. Raffaele De Col affidò all’Ing Stefano Ciurnelli della Società TPS di Perugia l’incarico per valutare se i bisogni trasportistici del Trentino giustificassero la realizzazione di un progetto così ambizioso quale sarebbe Metroland.
Uno studio che per la consulenza ebbe un costo di € 85.680,00. Ma che fine ha fatto questo studio?
E’ finito nel classico cassetto, perché in sostanza in quel sogno da 3,5 miliardi e più di Euro la TPS aveva rilevato delle criticità non indifferenti. Fatto sta che non avendo questo assecondato le tesi della Provincia, lo studio finì nel cassetto ma delle criticità e dei rilievi fatti non se ne fece nulla. Le “ criticità” in un assoluto metodo di onnipotenza e autoreferenzialità non interessavano a De Col che è andato imperterrito per la sua strada.
In linea di massima, ciò che evidenza lo studio TPS per la linea Trento-Borgo Cavalese sono i costi eccessivi del tunnel Borgo-Cavalese ed il peso che simili costi avrebbero sul bilancio provinciale. Siccome la TPS ha fatto ovviamente la sua analisi sull’idea di Metroland, tale tunnel poteva avere una giustificazione a condizione che l’offerta delle fermate nei paesi fosse incrementata. Poche fermate = pochi passeggeri. Risultato: le fermate di Metroland sono rimaste quelle proposte da De Col; Cavalese, Predazzo, Moena.
Altro rilievo della TPS, la non convenienza a raddoppiare la linea della Valsugana perché il risultato sarebbe stato il trasportare il 30% in meno di passeggeri. Qualcuno ha dato seguito a questi rilievi?
Lo studio della Qnex, che si è sviluppato in maniera autonoma all’oscuro di quanto sarebbe emerso dalla studio della TPS nella sua proposta da una risposta ai rilievi della TPS secondo la formula tante fernate= tanti passeggeri. E la soluzione a questo requisito lo ha trovato passando per la Val di Cembra individuando tra l’altro in Alba di Canazei e non in Moena il capolinea della linea ferroviaria.
Metroland prevede come preventivo per la linea Trento-Borgo-Cavalese-Moena un preventivo di spesa di 1.250 milioni di Euro, ovviamente ben in difetto perché parliamo di un tunnel di 28 Km.
Qnex nel suo preventivo, per il percorso Trento-Alba di Canazei, compresi 10 treni ne stima invece 800 milioni.
Ma c’è di più; Trento per la mobilità urbana sta valutando l’ipotesi VAL. che all’inizio si vendeva come soluzione per un preventivo di 200 milioni di Euro. Poi si dimostrò che in realtà il prezzo poteva essere molto più alto tanto da ipotizzare anche la spesa di un miiardo di Euro per avere un servizio non idoneo per tale città.
La risposta nei suoi 800 milioni di euro la dava Qnex perché scendendo dalla val di Cembra e percorrendo la parte Nord di Trento tale ferrovia si propone come metrò di superficie per la città facendo così risparmiare alle casse provinciali un miliardo di euro.
Ora la somma di Metroland per Fiemme e la VAl di Trento portano ad un preventivo che andrà oltre i 2,200 miliardi di euro per non riuscire a offrire un servizio che con 800 milioni di euro si potrebbe ottenere.
Il Trenino dell’Avisio come strumento per la mobilità delle valli e inoltre collegamento diretto anche per Trento.

METROLAND: SOGNO O REALTA' ?

Gli elementi raccolti sino ad oggi portano ad una serie di riflessioni e ipotesi. Nel caso della Val di Fiemme, tutto ciò porta a far pensare che il vero obiettivo di Metroland non sia fare una ferrovia, ma che il vero obiettivo siano i mondiali di sci nordico che nel 2013 si terranno in Val di Fiemme ove si prevede di mettere in servizio una flotta di autobus a idrogeno. Qui sta la chiusura del cerchio.
Infatti il modello di De Col recita questa parte; poche fermate e il collegamento tra i paesi e la val di Fassa si fa con i mezzi su gomma. Qui sta una grande contraddizione; l’antistoricità del trasporto pubblico su gomma sta nel fatto che esso non può essere competitivo perché è condizionato dal traffico privato su strada. Un pullman di Trentino Trasporti in agosto è partito da Canazei alle 16,30 ed è arrivato a Pozza alle 18,00. Come si fa a vendere allora vincente questo servizio Metroland fatto di treni veloci e di bus che restano bloccati nel traffico e che dovrebbero conferire passeggeri ai treni.?
La risposta all’incoerenza sta nella proposta Qnex, ove la corsia preferenziale della ferrovia arriva sino ad Alba , ferma in quasi tutti i paesi e non soffre delle interferenze del traffico privato, garantendo alte frequenze, puntualità e confort di viaggio elevato.

AUTOBUS A IDROGENO: SOGNO, REALTA' O ALTRO?

La tecnologia attuale nel campo della mobilità sostenibile mette a disposizione i veicoli a metano ( ampiamente collaudati), l’elettrico ( affidabile ma con problemi di autonomia per via delle batterie), l’ibrido ( interessante per le autonomie e per il concetto di mezzo a trazione elettrica oppure tradizionale), l’idrogeno ( sarà la soluzione del futuro ma che sarà matura non prima del 2030)
La scelta del bus a idrogeno è sicuramente da cartolina per i mondiali, ma a evento concluso, cosa resterà alle valli? Pensare ad un servizio a idrogeno a tempo indeterminato è fantascienza perché l’idrogeno lo si deve produrre, distribuire, i mezzi hanno costi elevati, (tra 1,5 milioni di Euro e 2 milioni di Euro se si comprende la manutenzione) Si dice che De Col abbia in mente l’acquisto di ben dieci di questi mezzi. Ovviamente soldi pubblici. Lui non ce li mette di tasca sua. Una curiosità; il piano stralcio per la mobilità di Fiemme predisposto per i Mondiali contempla una spesa di 4.8 milioni di Euro per la flotta a idrogeno. Ma con 10 bus che si intende acquistare non ci si sta dentro. Ce ne vorrebbero almeno 20 Mio di Euro.
Poi si cita il preventivo per la flotta a metano; 1.250.000 €. Ma i distributori di metano in Fassa e Fiemme non ci sono e sono anni che li chiediamo.. In questo periodo, pensare ad un mezzo a idrogeno che possa viaggiare a titolo dimostrativo e sperimentale ha un senso logico perché questa tecnologia abbisogna di sperimentazione per maturare. Ma pensare ad una flotta di tali mezzi pare veramente uno spreco di danaro pubblico. Per un evento che dura il tempo che dura come i mondiali, incrementare la flotta attuale di mezzi pubblici con l’ausilio dei volontari permetterebbe di offrire un servizio pubblico efficiente ed a costi molto più contenuti. Ma se l’idrogeno è l’unica ipotesi sostenuta contro ogni logica, ciò fa pensare che dietro questa idea si nascondano interessi economici non indifferenti. E le autonomie su strada, il problema di climi freddi?
La prima ad essere settica sull’ipotesi bus a idrogeno sono le industrie che li producono, se sono serie.
Non si permetterebbero mai di vendere un prodotto inaffidabile.
Cosa si potrebbe fare allora allo stesso prezzo di un autobus a idrogeno;
Con la stessa spesa di un bus a idrogeno si potrebbero avere 5 autobus a miscela idrogeno/metano. La tecnologia della miscela idrogeno/metano è da considerarsi come tecnologia ponte verso le FC. Inoltre essa favorirebbe l’utilizzo del biometano che sarebbe un altro combustibile da rinnovabile oltre che l’idrogeno (se prodotto da rinnovabile)
In termini di vita utile, il mezzo a miscela sfrutta tutta la tecnologia dei motori a metano e quindi non ci sono problemi. Diverso il discorso per le FC . Inoltre nel caso non si trovasse l’idrogeno, i veicoli a miscela possono circolare a metano mentre i FC rimarrebbero fermi. Cosa che è accaduta al mezzo utilizzato in occasione delle olimpiadi di Torino. Nei mesi a seguire è stato semplicemente demolito e le celle a combustibile inviate ala ditta produttrice in Canada.
A questo punto, se il metodo di fare comunità è questo e sono questi gli strumenti che si danno in mano alle valli per programmare il loro futuro. Le cose non vanno bene.
Ed allora è mia intenzione a breve di scrivere e denunciare questo sistema di governo dell’autonomia che impedisce agli enti locali di prepararsi al cambiamento mondiale della mobilità e dell’energia sostenibili.
Scriverò al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, perché non coinvolgere i cittadini in questo processo che i tocca direttamente i cittadini è anticostituzionale. Scriverò alla Presidenza del Consiglio dei Ministri perché sperperare 3,5 miliardi di soldi pubblici senza accettare di confrontarsi con altre soluzioni è una caso di interesse nazionale ed è alla stampa nazionale che poi mi rivolgerò.
Scriverò alla Commissione Europea e Parlamento Europeo perché simili comportamenti sono contrari alla Carta Europea dei diritti dell’uomo e nello stesso anche lesivi dello spirito europeo.
Scriverò all’UNESCO perché non è sufficiente fregiarsi delle bellezze naturali per ottenere simili riconoscimenti. Credo sia fondamentale la difesa delle libertà fondamentali dei cittadini.

Massimo Girardi - presidente di Transdolomites

21/09/10

DEDICATO AI NUCLEARISTI CONVINTI

Tratto dalla puntata di Presa Diretta di Riccardo Iacona, trasmessa domenica 19/09/2010 su Rai Tre.


20/09/10

SEGNI DI FOLLIA DISCONTINUA


Chissà cosa diranno i nostri discendenti, leggendo quello che scrivevano i commentatori politici del tempo dell’Inizio della Transizione. Difficile prevedere quanta carta avranno, se ne avranno, quei discendenti nostri. E quanti canali riusciranno a tenere accesi per passare il poco tempo a disposizione che resterà loro per divertirsi. Vicino a casa, perché la parola d’ordine “a chilometro zero” sarà divenuta un obbligo.
Leggo invece, per esempio, che le grandi compagnie aeree del mondo stanno commissionando nuovi aerei passeggeri per 26 miliardi di dollari. E penso a come saranno sbalorditi per la nostra stupidità attuale coloro che dovranno centellinare i loro viaggi aerei in base a una rigorosa distribuzione statale delle disponibilità. Sembra che siano tutti impazziti.
Possibile che non si rendano conto che il prezzo del combustibile e, di conseguenza, quello dei biglietti, salirà vertiginosamente? Come si fa a prevedere nuovi aerei o nuovi aeroporti nelle condizioni che si delineano? Ma è così che gira questo mondo senza senso, guidato da signori che in questo agosto si aggirano per i mari caldi a bordo dei loro yacht fantasmagorici e progettano il disastro futuro nostro prossimo venturo. Leggo, sul Financial Times di un giorno di luglio, che i dati statistici rivelano come decine di miliardi di euro, dollari, yen, sterline, stanno emigrando verso portafogli in cash. Le spiegazioni degli esperti: coloro che stanno a bordo di quegli yacht si aspettano un nuovo crollo delle borse di azioni e di obbligazioni.
Tengono i contanti in fondi speculativi di carattere monetario perché sanno che per investirli in una qualunque operazione produttiva significa perderli. I loro portafogli sono bene equilibrati, tra dollaro, euro e altre monete, in modo che se crolla l’una guadagneranno sull’altra. Cioè non ci perderanno niente. Ma milioni di persone, invece, continuano a investire perché gli hanno detto che la ripresa è in atto.
Naturalmente è tutto falso, così come sono falsi i rating delle famose agenzie della truffa, che assegnano voti in base a calcoli politici dei signori che bevono whisky a bordo degli yacht con i vetri fumé, in modo che nessuno ci veda dentro.
L’esperimento greco è in pieno sviluppo, cioè in pieno disastro, ma adesso è silenzio attorno alla Spagna e al Portogallo, prossime vittime designate. Se ne riparla a settembre in base a un’agenda delle notizie che viene rispettata dai grandi media del mainstream, che fanno parte della banda. Qua e là zampillano, come per caso, dalla superficie oleosa come il mare del Golfo del Messico, brandelli di realtà, dai quali emerge che non c’è nessuna vera ripresa in tutto l’Occidente. Cammina, come una locomotiva, solo la Cina. E questo sta diventando un problema sia per gli Stati Uniti, sia per il resto del mondo, sia per la Cina stessa: è ovvio che a Washington (e nelle riunioni del Bilderberg Group) ci si pone il problema di come fermarla.
Problema al momento insolubile in termini pacifici. Ma sappiamo che i signori degli yacht non pensano necessariamente in termini pacifici. Follie, naturalmente, che ogni persona per bene riterrebbe impraticabili. Ma - ed è questo uno dei perni centrali di ogni ragionamento realistico - non si può misurare, né prevedere, il comportamento dei signori che stanno dietro quei vetri fumé in base al politically correct.
Per la semplice e banale ragione che quella gente, che progetta il nostro disastro, ritiene normale e logico che il nostro disastro debba essere il loro trionfo. In effetti è andata così fino ad ora. Ma l’intelligenza dei signori degli yacht non arriva fino al punto di comprendere che è cominciata una “transizione” gigantesca.
E in questa transizione, sebbene loro avranno molte più chances dei comuni mortali, neanche loro (e nemmeno i loro figli) saranno al sicuro. Non avendo però nessuna bussola diversa da quella che hanno usato fino ad ora, navigano con quella del passato. Ma così non vedono più il futuro, né possono garantirsi una rotta sicura in un cielo in cui la Stella Polare americana non brilla più e un’altra stella, sconosciuta ai più, comincia ad alzarsi nel cielo accanto a una luna anch’essa irriconoscibile.
Quanto durerà questa transizione nessuno lo sa. E allora molti di coloro che stanno ai piani inferiori della torre, e non vedono il futuro, si affidano alla speranza. Cominciano le campagne tranquillizzanti che ci invitano a stare calmi: non preoccupatevi, da qui al 2050 le energie rinnovabili sostituiranno completamente il carbone, il petrolio il gas. E il nucleare ci aiuterà a ridurre la produzione di CO2, così potremo tornare a consumare come abbiamo fatto fino a ieri.
Coraggio e in alto i cuori.
Tutto falso, naturalmente. Perché questa diagnosi fa acqua da tutte le parti, come i nostri discendenti avranno già potuto verificare, a loro spese. E sapete dove è il buco più grosso? Nella nostra incapacità di capire che non c’è una sola crisi che ci sta venendo addosso: ce ne sono tante. E tutte hanno un denominatore comune: l’apparizione del “limite”.
Prima non lo vedevamo. Adesso - basterebbe aprire gli occhi - lo vediamo.
Energia, risorse naturali, acqua, temperatura. Tutto è limitato, in forse.
E nemmeno avessimo a disposizione infinita energia potremmo superarlo. L’idea del “business verde” è, in questo contesto, l’ultimo specchietto per le allodole. Ci sono voluti oltre 100 anni per la civiltà dell’automobile. Non penserete mica che ci vorrà meno tempo per costruirne una alternativa?
E tutto ci dice che questo tempo non lo abbiamo. Ecco cosa significa la transizione e come prepararsi ad affrontarla.
Ed ecco perché dedico questo commento al nostro futuro. Anche per evitare che si continui a dare troppa attenzione al “morto che cammina” in casa nostra. Prima che smetta di camminare anche lui, dovremmo chiederci se c’è in Italia qualcuno che ha in testa un’idea della transizione che ci attende.

Giulietto Chiesa

18/09/10

METAMORFOSI


Il panorama d’umanità preconizzato oltre 35 anni fa da Pasolini è sotto ai nostri occhi. La trasformazione della società, quella italiana in particolare, prodotta dalla televisione e dalla motorizzazione di massa, ha concluso la sua metamorfosi. Sparite gran parte delle categorie citate nell’analisi, il sottoproletariato, il proletariato, la classe operaia, sulle quali, soprattutto, iniziarono ad agire gli elementi di deterioramento, oggi vivono le donne e gli uomini figli di quel processo socioeconomico. Gli uomini nuovi. Non più persone, ma consumatori, non più decisori liberi, ma obbedienti burattini senza fili, spensierati e improvvisati navigatori di questo Tempo omogeneizzato, senza radici, senza passato, senza storia.
Ecco uno stralcio del Pensiero del grande intellettuale friulano tratto da “Scritti Corsari” pubblicato sul Corsera nell’ormai già lontano 1973.

Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l'adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L'abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la "tolleranza" della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all'organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d'informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d'informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l'intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un'opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè - come dicevo - i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un "uomo che consuma", ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane. L'antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l'unico fenomeno culturale che "omologava" gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale "omologatore" che è l'edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c'è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s'intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo? No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d'animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i "figli di papà", i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l'hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l'analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari - umiliati - cancellano nella loro carta d'identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di "studente". Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo borghese, nell'adeguarsi al modello "televisivo" - che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale - diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio "uomo" che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre.


(Pierpaolo Pasolini, "Corriere della Sera", 9 dicembre 1973)

INCANTO NOTTURNO

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LE OCHE E I CHIERICHETTI

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Bepi Zanon

TESERO 1929

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PASSATO

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ANCORA ROSA

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VIA STAVA ANNI '30

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TESERO DI BIANCO VESTITO

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LA BAMBOLA SABINA

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LA VAL DEL SALIME

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SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

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