20/07/21

SVENTURA DELLA CITTÀ DI LEIDEN (1808)

Questa città si chiama già da tempi immemorabili Leiden e non ne ha mai saputo il perché fino al 12 gennaio dell’anno 1807. Essa è situata sul Reno nel regno d’Olanda, e prima di questa data contava undicimila case, le quali erano abitate da 40.000 uomini, e dopo Amsterdam era sicuramente la città più grande di tutto il regno. Quel giorno la gente si alzò ancora come tutti gli altri; chi recitò il suo “Così lo voglia Iddio”, chi non ci fece nemmeno caso; e nessuno pensò a cosa avrebbe recato la sera, sebbene fosse all’àncora in città una nave con settanta barili pieni di polvere. La gente mangiò a mezzodì gustando il pranzo come ogni altro giorno, sebbene la nave fosse sempre lì. Ma quando nel pomeriggio la lancetta dell’orologio del campanile grande indicava le quattro e mezza – persone operose lavoravano nelle case, madri devote cullavano i loro bambini, mercanti badavano ai propri affari, bambini erano riuniti insieme nella scuola serale, oziosi si annoiavano e stavano all’osteria a giocare a carte presso una caraffa di vino, taluno preoccupato pensava al giorno seguente, a cosa avrebbe mangiato, cosa bevuto, con cosa si sarebbe vestito, e un ladro stava forse infilando una chiave falsa in una porta sconosciuta – all’improvviso avvenne uno scoppio. La nave con i suoi 70 barili di polvere prese fuoco, saltò in aria, e in un batter d’occhio (non ce la fareste a leggere alla stessa velocità con cui ciò accadde), in un batter d’occhio intere strade piene di case per tutta la loro lunghezza e con tutti quanti vi abitavano e vivevano furono annientate e rovinarono in un cumulo di pietre, e furono orribilmente danneggiate. Molte centinaia di uomini vennero sepolti vivi e morti, oppure gravemente feriti, sotto queste macerie. Tre edifici scolastici crollarono con tutti i bambini dentro; uomini e animali, che al momento della disgrazia si trovavano nelle vicinanze, furono scaraventati in aria dalla violenza dell’esplosione e tornarono a terra ridotti in stato pietoso. A tale calamità di aggiunse anche un incendio che rapidamente infierì dappertutto e che fu quasi impossibile spegnere perché molti magazzini pieni di combustibile e di olio di balena ne furono coinvolti. Ottocento delle case più belle crollarono o dovettero essere abbattute. Allora ci si rese conto di quanto facilmente le cose potessero mutare, a sera, rispetto al mattino, non solo nel destino dei fragili esseri umani, bensì anche in quello di una grande e popolosa città. Il re d’Olanda decretò immediatamente che un premio consistente fosse attribuito per ogni persona che potesse essere trovata ancora viva.



Anche i morti estratti dalle macerie furono traslati al municipio affinché potesse essere data loro dai famigliari una degna sepoltura. Vennero prestati molti soccorsi. Sebbene vi fosse guerra fra Inghilterra e Olanda, giunsero da Londra intere navi cariche di aiuti e ingenti somme di denaro per le vittime della sventura, e ciò è bello: perché la guerra non deve entrare nel cuore degli uomini. È già fin troppo malvagia quando fuori rimbomba in ogni città e in ogni porto di mare.

Tratto da Tesoretto di casa dell’amico renano 
di Johann Peter Hebel

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