10/10/14

PROVOCAZIONE? SÌ E NO


Non so, Orco, se la tua sia solo una provocazione, ma credo che comunque, essendo stato tirato in causa in prima persona, una risposta, seppur breve, sia dovuta. Preferirei darla privatamente, ma rispetto lo spirito del blog. Se davvero fosse una provocazione, essa non meriterebbe replica. In tal caso puoi tranquillamente saltare il resto del commento. Se non lo era, lasciami rispondere in una decina di righe.
In parte mi lusinga ed in parte mi diverte ciò che hai scritto, addirittura accreditandomi presunte conoscenze in materia di musica, filosofia e scienza, quando già l'essere un buon tecnico sarebbe un successo. Detto questo, il tuo post mi pare fuori luogo. A parte i seri dubbi sul fatto di possedere le qualità che mi riconosci e a parte le ragioni prettamente pratiche (distanza) che mi impediscono di dare un contributo concreto nel senso in cui tu lo auspichi, i miei interventi, se non fosse chiaro, sono solo un tentativo circostanziato di riportare un po' di razionalità quando noto che il "dialogo" esce un tantino dai binari della logica. Un modo, diciamo, per dimostrare il mio amore latente per Tesero, senz'altra ambizione. E spero che così siano percepiti.
Tutto ciò al netto di un mio estremo pessimismo di fondo, che credo di condividere con te, e che mi impedirebbe in ogni modo di agire più attivamente. E che è accresciuto, per esempio, dal vedere che il mio appunto è stato travisato dal secondo commento in calce al mio, dove l'impronta logica che ho provato ad imprimere è stata prontamente storpiata in maniera pseudo-propagandistica. Per concludere, prendo atto del fatto che evidentemente non mi conosci a fondo e che non sai che non apprezzo le sviolinate. Il tuo goffo elogio (sia esso un serio invito o una provocazione) non serve a nessuno, e sinceramente credo che non faccia onore alla qualità del tuo blog.

Saluti Lorenzo

08/10/14

DIAMO IL TERZO


Prima o poi doveva succedere. La reazione non poteva mancare. Ci saremmo stupiti del contrario. Sono sette anni che scriviamo, anche (spesso) ripetendoci. Qui però repetita non iuvant. Subentrano nuove generazioni, ma il risultato non cambia, come in un incantesimo tutto è cristallizzato, immoto. Dopo un po’ di inevitabile giovanile irrequietezza e di ardimento, il giovane subentra, si sostituisce al vecchio e pedissequamente poco dopo ne ricalca le orme. Questo virtuale registro con i suoi botta e risposta ne è la cartina di tornasole. Succede sempre così. Anche quest’anno, dopo due dozzine di scritti sui più vari argomenti, di interesse locale e non, letti o sbirciati in silenzio, appena t’azzardi a nominare di passaggio le Associazioni di Tesero ecco che qualcuno “di nascosto” (probabilmente un giovane… ormai maturo) come toccato su un nervo scoperto, si “sacrifica”, scatta e reagisce per magnificarne il valore e difenderne l’ “apolitica” essenza. Ma se l’intricata ragnatela del volontariato di questo paese fosse davvero apolitica e dunque neutra perché, addirittura nel sostenerla, dovrei nascondermi nell’anonimato. Cosa dovrei temere, manifestando il mio pensiero, firmandomi con nome e cognome? Casomai qualcuno potrebbe farmi un monumento! E per quale ragione, commentando positivamente un intervento di semplice buonsenso di una signora di Cavalese, un altro anonimo teserano parla del “coraggio di mettersi in gioco”? Coraggio di mettersi in gioco, per dire pane al pane? Ma siamo nel 2014 o ai tempi dell’Inquisizione? C’è da restare esterrefatti. Nell’Italia meridionale questa si chiama omertà. Altro che “apolitica”! Scrive e dice bene, come sempre, Lorenzo. Gli ha fatto bene in questi ultimi anni star via dal paesello, lontano dai suoi ristretti orizzonti mentali, e ritornarci solo di tanto in tanto. La sua è un’analisi chiara, sintetica, precisa, completa. Era da un po’ che ci mancava il suo contributo. Leggendolo abbiamo fatto un’immediata associazione (di idee, beninteso). Qualcuno, tempo fa, anonimamente ci chiedeva un suggerimento. Un nome da proporre come nuovo sindaco agli elettori scottati dall’esperienza fallimentare di questa amministrazione. Ecco dunque il nome: Lorenzo!
Giovane. Libero. Studiato. Conoscitore del Mondo e delle Lingue. Che legge e sa di Musica e di Filosofia, ma anche, soprattutto, di Tecnica e di Scienza. Dalla Visione moderna, che non rinnega il Passato. Capace - ne siamo certi - di rappresentare tutte le istanze della cittadinanza con Competenza e con Coerenza. Uomo di Pensiero e di Rappresentanza. Dialogante, ma anche all’occorrenza Intransigente. E con un trascorso (certo che sì!)… nelle Associazioni di Tesero! Serve altro? Trovatene uno migliore se ne siete capaci. Noi ci mettiamo la mano sul fuoco. Convincetelo e non ve ne pentirete.

L’Orco

07/10/14

ACHTUNG GEFAHR!


Se volé pònti strenti e, so 'n Porina, strade che va ‘n slavina, votà democristina (Mario Zen, 1951). Durante le dispute elettorali paesane dell’immediato dopoguerra si battagliava e si cercava il consenso anche così. A dimostrazione di quanto in quegli anni lontani fosse sentito dall'intera comunità il problema della buona viabilità intercomunale di servizio. Allora l’agricoltura e la zootecnia erano la prima economia del paese e le strade che conducevano agli arativi (ogni metro quadrato veniva sostanzialmente coltivato) dovevano essere tenute al meglio per garantire il transito sia ai carri a trazione animale, sia ai caridié a trazione umana. Adesso in campagna per lavoro e non per spasso ci vanno solo pochi irriducibili stacanovisti, ostinati coltivatori di un campetto qui e uno là, nonostante le rese economicamente sconvenienti. Forse è per questa ragione, o forse per atavica trascuratezza, che la manutenzione dei collegamenti dal paese alle due principali località agricole, Saltogio e Porina/Milon, da tempo non è più una priorità per le nostre amministrazioni comunali. Di tanto in tanto, quando proprio un minimo di aggiustamento è improcrastinabile, vi si manda una squadra di manutentori recuperata attraverso le cooperative per l’impiego temporaneo, senza un ordine di servizio preciso e attrezzata alla bell’e meglio, così tanto per far giornata. Di solito la squadra si arrangia e lavora "a sua discrezione", senza cioè che il capo omeni del comune ‘l sé 'nfestidie di fare un salto sul posto per darle un’occhiata. Ed è proprio a seguito di quelle sistemazioni improvvisate e ad libitum che per l’utente occasionale di passaggio il rischio d’incidente aumenta. Se sei stato informato dei lavori appena eseguiti, prima di recarti nel campo ti conviene fare una scappata in chiesa e recitare almeno cinque "Angelo di Dio...". Se invece nessuno ti ha avvisato e ti rechi soprappensiero, per esempio te Milón, per cavare un paio di solchi di patate, rischi se ti va bene di ritrovarti con l’ammortizzatore anteriore dell’Ape in cabina e gli attrezzi riposti nel cassone so par i óri. La settimana scorsa il caso volle mi trovassi proprio su quella strada. Stavo salendo a piedi dalla vecia di Porina quando giunto al trivio con la növa e quella per Tradü m’imbattei in un Ape che scendeva. Fu una fortuna (per il conducente) incontrarmi in quel punto. Riuscii così ad avvisarlo di fare attenzione alle nuove canalette di scarico (semplici ma fonde trasversali tagliate di piccone) che avrebbe trovato in sequenza da lì in avanti. Proseguì quindi cauto e pochi metri dopo riuscì a fermare il mezzo prima di affossarsi nella prima della serie. Se l’avesse presa appena più velocemente si sarebbe probabilmente scassato il motocarro.
Dunque, egregio vicesindaco, ti scrivo nella speranza tu abbia la compiacenza di recarti in zona in sopralluogo e adottare le conseguenti misure riparatorie. La sede stradale, per come versa - e non solo a parer mio - andrebbe fresata completamente. Adesso ci sono tratti in cui il colmo interno della carreggiata è di 20 - 25 centimetri più alto dell’esterno. E’ pericoloso e il rischio che la ruota sterzante di un Ape scivoli da una parte o dall’altra spingendo il mezzo fuori strada è alto. Con l’occasione potrai vedere le canalette di scarico dell’acqua piovana, di fresco escavate dalle squadre di manutenzione. Sono dei veri capolavori di (in)competenza e (in)perizia, con i relativi pozzetti che scaricano la ghiaia dello sterrato direttamente sui prati privati sottostanti. E se per sfortuna ne prendi una a sette all’ora ti viene su la prima, la seconda e anche la terza comunione…

Lo so sono lavori che non portano granché in termini di voti, perché poco visibili e ormai, purtroppo, di residuale interesse economico. Però converrai che l’incolumità di chi percorre le strade del paese, interne all’abitato o di campagna poco importa, dovrebbe essere tutelata a prescindere da qualsiasi altra valutazione. Grazie per l'attenzione e saluti.

A.D.


04/10/14

BI O CI?


A 240 giorni circa dalle prossime elezioni comunali i competitori pronti a sfidarsi per lo scranno di primo cittadino di Tesero stanno segretamente affilando i coltelli. Saranno in due a contendersi la cadrega più importante e, sorpresa, entrambi proverranno dalla frazione di Lago. Riguardo ai rispettivi equipaggi che si porteranno a bordo è ancora troppo presto per sapere. Di solito li si imbarca pochi giorni prima del voto, dopo aver soppesato negli ambienti culturali (il termine va inteso qui in senso molto, molto lato) e nelle osterie del paese le parentele e i giri di popolarità di ognuno. Gli attuali sondaggi da noi commissionati alla società Demò.Tés. danno in vantaggio di 11,5 punti l’attuale vicesindaco Alan Barbolini sulla meno popolare candidata Elena Ceschini. La partita apparentemente persa in partenza dalla giovane candidata sarà invece tutta da giocare considerato che l'ex valletta della banda risulterebbe patrocinata addirittura dal consigliere provinciale di Tesero, le cui capacità ricattatorie last minute sugli ambienti culturali di cui sopra sono ben note. Ergo, Alan, su con le orecchie! Chi entra papa in conclave spesso ne esce cardinale. Dai giochi sembra invece escluso l’ex sindaco Delladio che una precedente indagine demoscopica dava per certo in campo. Le fonti in nostro possesso spiegano che all’origine della sua stroncatura ci sarebbe stato un veto esercitato sull’UDC trentina dallo stesso consigliere provinciale per favorire la sua protetta, togliendole di mezzo un possibile forte concorrente e punire contemporaneamente lo stesso Delladio, reo di averlo ostacolato in qualche modo durante la campagna elettorale del 2013. Peccato, perché a Gianni l’esperienza non mancava e con lui la contesa sarebbe stata più appassionante e avvincente. Nulla si sa invece del quarto incomodo, l’ex vicesindaco Giovanni Zanon. Sembra però che dopo la bruciante sconfitta patita nel 2010 abbia deciso di non riproporsi. Dunque ad oggi la partita dovrebbe giocarsi tra il quarantaseienne assicuratore e la ventisettenne imprenditrice turistica. Una generazione o quasi di scarto, ma praticamente - e te pareva - lo stesso bacino d’utenza: Banda, Cornacci, Corte, Paese da vivere, Pompieri, Cori... Soltanto in prossimità del voto si capirà dove le associazioni orienteranno (dovranno orientare!) i propri affiliati.
A bocce ancora ferme però quella differenza di punti la fa la maggior esperienza del vicesindaco, maturata in 15 anni di attività politica. Barbolini nel 2010 con la lista Cambiare per Crescere fece il botto racimolando oltre 400 preferenze personali. Allora, forte della precedente esperienza nella giunta Delladio, sbaraccò la concorrenza in modo sorprendente. Con i suoi voti e quelli di Carpella e Iellici il pronostico ante elezioni nettamente a favore dello squadrone del pecio e due leoni venne clamorosamente sovvertito nei fatti a beneficio della compagine guidata da Francesco Zanon. La Ceschini in concorso nel 2010 con Alleanza per Tesero raccolse invece “soltanto” 118 preferenze. Si sarà fatta le ossa nel frattempo? Boh, non è dato sapere. Però si vocifera che il signor P. la stia allenando come si deve, con esercizi di training autogeno alternati a visite guidate nei palazzi trentini del potere. Ad ogni modo sarà dura per lei. Barbolini, pur più casereccio e meno introdotto nei salotti buoni della politica provinciale, è un combattente agguerrito e dinamico che in questi anni ha coltivato con cura e probabilmente allargato il suo elettorato. Però una donna sindaco, purché libera e non al servizio di un burattinaio, non sarebbe affatto male. Anzi per la cronaca e per quel che può interessare diciamo che noi una donna con le caratteristiche confacenti a quel ruolo l'avevamo individuata già nel 2010. Declinò però l'invito e non se ne fece niente. Vedremo come evolveranno gli eventi e se il quadro attuale subirà ulteriori variazioni. Tertium non datur? Chissà. Vi terremo informati.

L'Orco

01/10/14

PERCHE' NO? PERCHE' NO!

Da una lettrice di Cavalese riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente intervento.

Signor Degodenz, ho letto sul blog la Casa dell’Orco la sua lettera di dimissioni. Anche se mi pareva ben strano, in prima ho pensato a un suo slancio di generosità. Forse, mi son detta, si è già pentito di rubare i soldi al popolo e vuol cedere la sua sedia dorata di consigliere regionale al primo dei trombati in lista. Ma dopo ci sono venuta sopra che non era uno da slanci di quel tipo e ho ben capito che le dimissioni si riferivano soltanto al posto dentro al comitato dei mondiali.
Le scrivo perché in conclusione di quella lettera lei augura ai volontari suoi sostenitori le migliori fortune, non ultima quella di poter ottenere, “perché no”, per la quarta volta i mondiali di fondo. Quelle parole mi hanno irritata molto e le dico e le scrivo invece forte e chiaro perché no! col punto esclamativo. Dico no perché le cose dimostrano che alle precedenti edizioni del 1991, del 2003 e del 2013 non è seguito nessun miglioramento dell’economia turistica della valle e del Trentino. E se anche mi dirà il contrario, perché non ammetterà mai di essersi sbagliato, la realtà è la realtà e lei non può smentirla né con parole false né con i giornalini propagandistici che non manca mai di farmi arrivare a casa.
Dico di più, a far le spese del suo finto altruismo è sempre stato l’ente pubblico pagatore, il cosiddetto Pantalone, che mi pare lei ha sempre ben usato a suo pro. Dei suoi ce ne ha messi pochini, sono stati sempre i contribuenti a caricarsi i costi di realizzazione e poi quelli di gestione delle inutili cose da lei fatte costruire. Poi, tanto per farci passare ancora una volta per cretini, parlando a Radio Fiemme ci rassicurava che però non saranno cattedrali nel deserto, ma lo sono eccome. Apra gli occhi. Legga un po’ di più, in proposito sui giornali anche di recente ne troverà di tutti i colori. La cosa che più mi fa rabbia è che voi, cioè lei e i volontari, non siate mai stati capaci di dire e dare i numeri dei costi e dei benefici. Chiacchiere sin che basta, ma numeri mai.
E sinché lei faceva il consigliere comunale del paese e insieme il presidente del comitato organizzatore questa superficialità si poteva per modo di dire anche tollerare. Adesso però che è diventato un politico di grado superiore no. Adesso in teoria lei rappresenta molte più persone ed esse pretendono da parte di un rappresentante di professione una visione della realtà un po’ meno ristretta di quella a cui era abituato prima. Chi l’ha votata vuole, penso, che lei capisca com’è la situazione dell’economia e della società non solo in val di Fiemme, ma anche come minimo in Trentino e magari un po’ più in là e perciò ragioni in modo diverso e più ampio. Per questo suo nuovo ruolo pubblico io credo che non dovrebbe permettersi di dire un’altra volta ancora: “mondiali, perché no”.
Mi dispiace dover fare la scortese, ma sto chiodo fisso dei mondiali, dei mondiali e ancora dei mondiali a me la rende insopportabile e mi fa credere che, tolte le grosse indennità percepite, di cui lei a Trento si è subito occupato, la sostanza dei politici di questa sladrata nazione è ben poca cosa.

Francesca Vanzo - Cavalese

27/09/14

SI E' DIMESSO IL TONI DA LAGUNDO!


Stavamo per mettere in rete l'ultimo pezzo quando ieri sera, alle 22 e 43, ci è stata recapitata la mail  con l'inaspettata notizia. Il signor P, l'uomo che da cameriere d'osteria è diventato il deus ex machina per antonomasia, capace di far ombra alle più importanti personalità politiche e religiose non solo locali e nazionali ma del mondo intero, si è dimesso. La ragione di questa uscita di scena ha dell'incredibile. Sarebbe stato una imprecisata incompatibilità ad obbligarlo a compiere questo grave passo. Ma di quale incompatibilità può essere accusato un uomo che ha dato del tu a papi, cardinali e santi? Più compatibilie di così! Ingrati!  In segno di protesta per questa misura ingiusta e davvero paradossale il blog sospende a tempo indeterminato le pubblicazioni.

L'Orco


Cari Amici, cari Volontari, con la presente e con vivo rammarico, sono costretto mio malgrado a rassegnare le mie dimissioni irrevocabili da Presidente e Consigliere.Dopo vent’anni di presenza costante all’interno del Consiglio come Presidente e sette anni come caposervizio, mi vedo obbligato, anche se per un impegno importante sempre nell’interesse della valle e del Trentino, a rassegnare queste dimissioni per una presunta incompatibilità, sicuramente questa decisione improvvisa mi rattrista e mi trova sinceramente impreparato.In questi anni siamo riusciti tutti assieme a costruire un gruppo funzionale, efficiente e sicuramente invidiato dal resto del territorio Trentino, dall’Italia e penso di non esagerare anche a livello internazionale.Abbiamo costruito grandi eventi e penso siamo stati punto di riferimento sia per le amministrazioni pubbliche che per le categorie economiche e di questo dobbiamo esserne orgogliosi.Un grazie a tutto il Consiglio di Amministrazione, a tutto lo Staff e a tutti Voi Volontari per la vicinanza, l’aiuto e la competenza dimostrata, all’attaccamento al territorio, al credere che i risultati si raggiungono tutti assieme e al rapporto umano, sincero e diretto che siamo sempre riusciti a mantenere, un grazie anche a tutti gli Amministratori pubblici e non, e alle categorie economiche, GRAZIE, GRAZIE di cuore.A livello personale, Vi assicuro che sarò sempre vicino al Comitato, colgo l’occasione per augurare a tutti un buon lavoro e un futuro ricco di ulteriori soddisfazioni, grandi risultati e perché no a un nuovo Mondiale. Pietro De Godenz

25/09/14

CARA PROVINCIA, TI SCRIVO


L'assessora alla salute Borgonovo Re, da te incaricata, cerca di recuperare risorse ristrutturando o eliminando alcuni servizi ospedalieri periferici, contemporaneamente potenziando e ottimizzando le prestazioni del Santa Chiara. Così facendo tu risparmierai un po' di risorse finanziarie, ma i Trentini delle valli in compenso patiranno qualcosa, se non altro in termini di disagio logistico, incremento dei costi di trasporto e perdite di tempo. D’altronde però le risorse disponibili continuano a diminuire e in qualche modo i conti li devi far tornare. Se da questa misura verrà penalizzato anche il nosocomio di Cavalese e la cittadinanza di Fiemme ne farà le spese, i Fiemmazzi dovranno però recitare un bel mea culpa. Perché proprio grazie al loro silenzio/assenso montagne di quattrini pubblici sono state gettate alle ortiche negli ultimi 29 anni semplicemente per promozionare l’immagine turistica della valle. Ma in questo caso tu, suggerita dai soliti noti, non hai lesinato risorse. Tutt'altro! Ora, come vedi, il tuo bilancio si sta rinsecchendo. Hai scialacquato decine di milioni di euro in infrastrutture e strutture delle quali i comuni (amministrati mediamente, rarissime eccezioni a parte, da persone incapaci di intendere e di volere) devono adesso caricarsi gli oneri di gestione e manutenzione. Strutture e infrastrutture che, beninteso, di poco o niente hanno migliorato l’economia della valle e “trovano un senso” soltanto a costo di continui rilanci, a loro volta gravosi e improduttivi.
L’ultimo spreco dell’ormai lungo elenco risale all’anno scorso e fa riferimento ad un impianto “provvisorio” di distribuzione di idrogeno a Panchià. Faceva parte, assieme ad altre trovate, della scenografia di contorno dell’edizione numero 3 dei mondiali di fondo. Trasporto sostenibile in valle, fu il refrain ben reclamizzato di quella iniziativa. La strategia, già sperimentata nelle precedenti edizioni di quella manifestazione, consiste, come sai, nell’enfatizzare un’idea in teoria bella e condivisibile, spesso evocatrice di miglioramenti ambientali, ma col difetto di non avere né capo né coda, di essere disorganica e soprattutto priva di un’adeguata “preparazione” socioculturale. Uno zuccherino per addolcire la pillola contenuta nel “pacco”. Infatti, intortati i poveri di spirito, l’inutile trovata viene solitamente barattata con operazioni concrete di tutt’altra natura, in potenza meno gradite e condivisibili, che sono però la vera ragione del tutto (il "pacco", appunto!)… In breve e in conclusione, fatto quel che si doveva fare, mangiato quel che c’era da mangiare e trascorsi i canonici dodici giorni di gare e di stantia retorica sportiva, tra fuochi pirotecnici e incendi veri la manifestazione, in attesa del prossimo giro, finisce nel dimenticatoio e nell’oblio.
Ora, un anno e mezzo dopo gli ultimi giochi, l’impianto ad idrogeno verrà smantellato. Nessun problema. Per il progetto relativo sono stati spesi complessivamente oltre 9 milioni di euro. Bazzecole. Naturalmente non pagherà nessuno. Ovvio. Addirittura, the principal brain della bella trovata è proprio lì, a Trento, nel tuo palazzo, omaggiato dai valligiani per i tanti meriti guadagnati sul campo con un posto al sole nel Consiglio degli Eletti. E chi se ne frega se i nove milioni non ci sono più, se nessuno ha usufruito di quell’investimento e se la tua immagine, a cui tieni particolarmente, non ne ha tratto alcun beneficio tangibile!
Cara Provincia, tira una brutta aria. Come ben sai l’economia non riesce a ripartire. Anche il super ottimista Mario Draghi sta per arrendersi all’evidenza dei fatti. Sì, l’articolo 18 non è stato ancora abrogato, dovremo pazientare ancora un po’… Ma, a lume di naso, l’economia, dopo quell'ennesima fondamentale riforma, continuerà a sprofondare. Visto come gira, e considerato quanto denaro hai sperperato e mal amministrato in questi ultimi anni, sempre più persone pensano che le ragioni storiche del privilegio che molto tempo fa ti fu concesso non siano più valide e quel privilegio non sia più giusto concedertelo. Quindi faresti bene a non commettere altre imprudenze ed altri errori. Se ti sta a cuore mantenere codesta tua prerogativa e continuare ad amministrare direttamente il tuo territorio con l’immeritata disponibilità di denaro sin qui concessati, la prossima volta che qualcuno ti si presenterà per chiederti di finanziare di nuovo un evento… mondiale, dagli un calcio nei coglioni e digli di smetterla. Sarebbe davvero imperdonabile se la tua dabbenaggine permettesse a costui di fotterti(ci) per la quarta volta!

Ario Dannati




23/09/14

VIDI DALL'ALTO, VIDI DALLA MORTE


 
 
 
 
 
 
Contempla dall'alto: greggi senza numero, e senza numero religioni e riti, navi d'ogni genere che navigano in mezzo a bufere, a bonaccia, e la diversità della gente che nasce, che vive, che va via.

Poi considera la vita di altri che in tempi remoti vissero nel mondo, quindi la vita che sarà vissuta dopo di te, quindi la vita che oggi si sta vivendo in mezzo a popoli lontani.
 
Quanti nemmeno conoscono il tuo nome! Quanti prestissimo lo dimenticheranno! Quanti che oggi ti innalzeranno con lodi, subito, forse prestissimo, ti copriranno d'improperi! Pensa quanto poco vale il ricordo, la gloria e qualsiasi altra cosa.
 


20/09/14

ASSASSINO A PIEDE LIBERO


Giovedì 18 settembre, ore 17,45 circa. Il pomeriggio volge al termine. Dopo una giornata trascorsa in gran parte col sarchio in mano e con la schiena che reclama uno stop decido di caricare casse e attrezzi sul motocarro. Quest'anno i lavori in campagna tra un piovasco e una sbalconata di sole si fanno necessariamente a strüfi e bütoni. Oggi l'acqua ha dato tregua e ne ho approfittato, domani va' a sapere... Sto caricando l’ultimo cestarèl di patate sull’ape quando sento alle mie spalle il sopraggiungere di un’auto. Mi giro e vedo un imponente fuoristrada grigio che sta sistemandosi dietro la masiera lontana venti metri dal baito de Šaltojo.
Ne scende un uomo che sulle prime non riconosco. Apre il portellone posteriore dell’auto ed estrae l'armamentario. A quel punto l’interrogativo iniziale sul chi sia mi si disvela compiutamente. Tranne la barba nera, il resto è un tripudio di verde marcio: berretto, giacca, pantaloni, astuccio del fucile, binocolo, refòn. C’è però qualcosa di inusuale e stonato nel suo vestiario. Chissà perché non calza i classici scarponi ma un paio di stivali di gomma, anch’essi verdi. Il carico è pesante ma l'uomo non s'affatica molto. Percorre soltanto i venti metri che separano l’auto dalla baita e vi entra. Ben immaginando il seguito, la rabbia comincia a impadronirsi di me. E quando qualche istante dopo vedo spuntare dal sottotetto del piccolo rifugio di campagna lo schioppo ancorato ad un treppiede, esplode in tutta la sua virulenza.
Accendo l’ape, salgo attraverso la strada interpoderale in direzione del puntamento dell’arma clacsonando all’impazzata. L'intenzione è quella di spaventare quanto più possibile le eventuali ignare vittime che di li a poco, per ragioni vitali, sarebbero potute uscire dal bosco allo scoperto. Smonto poi dal motocarro e comincio a far baccano spostandomi a piedi avanti e indietro sul fronte di tiro, mentre il tapino immagino stia osservando dal baito la scena col binocolo. Mi rendo ben conto che l'azione sortirà minimi e soltanto temporanei effetti, ma non riesco a subire inerte quell'atto vandalico e proditorio  in fieri. Dopo un po’ rimonto sull'ape e ridiscendo la strada intenzionato ad affrontare direttamente l’ “animale” armato. Vedo il suo fucile da vicino, una carabina con cannocchiale montato sulla canna. Riconosco l’uomo, un tipo sui trent’anni o poco più, con una faccia da tagliagole dell’Isis, col quale in vita mia mai avevo scambiato parola. Lo provoco dicendogli che nel baito con l’arma carica non avrebbe potuto entrarci. Annuendo ed evitando il mio sguardo risponde laconico: “’nformete!” Lo osservo e sebbene la tensione tra me e lui sia al parossismo non dà alcun segno apparente d’emozione: uno sgherro fatto e finito. Gli dico ancora: “…e ti te saries ‘n amante de la natura?” “Mi no!” replica secco. Nonostante io continui a punzecchiarlo, sperando di spazientirlo e farlo andar via lui sembra non sentire neppure le mie parole e imperterrito continua a sbinocolare l’orizzonte. Azzardo ancora un: “varda, varda, ampò non gh’è pü niente”. Ma non riesco a cavargli più una parola di bocca. Lo hanno ammaestrato per bene, penso. Ma che razza di educazione avrà ricevuto in casa un gaglioffo del genere… La sera sta avanzando, ma non abbastanza velocemente per garantire la sopravvivenza sino all’indomani degli inermi abitatori del bosco. Passa l’ultimo trattore dei Petoli carico di balle di fieno bagnato. Si ferma, scambio due parole con l’Elio che non s’accorge della presenza dell’intruso all’interno del rifugio. Lo saluto e se ne va. Poi, siccome l’impasse mi sta fregando e l’unica idea che comincia a turbinarmi in mente, se messa in pratica, mi manderebbe all’ergastolo, approfitto di quel fugace calo di tensione, rimonto sull’ape e me ne vado anch'io. Dopo cena, ancora bollente di rabbia, chiedo informazioni sull’uomo. Dall’identikit che sottopongo ad amici lo sgherro risulta essere tale F.P. di Tesero. Noto nell’ambiente venatorio locale per precedenti azioni di bracconaggio. Allora intuisco il perché di quel suo inutile mimetismo, dato che a 400 metri di distanza, nascosto nella baita, le sue vittime non lo avrebbero notato neanche se si fosse vestito da arlecchino. No, l’abbigliamento mimetico serviva soltanto per sfuggire all’osservazione di eventuali guardacaccia appostati in zona durante le necessarie operazioni di recupero. Ecco, sì. Dev'essere questa la ragione. Bastardo!
E allora, se i signori guardacaccia e signori forestali fossero davvero preposti alla tutela del rispetto della fauna la domanda da porre loro sarebbe: perché a questa gentaglia famelica, insensibile, vigliacca ed arrogante dopo la prima flagranza di reato non le si toglie definitivamente il porto d’armi? Per attendere l’inevitabile puntuale recidiva? Purtroppo la verità è che i controllori non sono affatto al servizio della fauna bensì dei suoi annientatori. Così le continue barbarie commesse da questi ribaldi non vengono troncate definitivamente alla prima infrazione del regolamento con la radiazione, ma sanate con una semplice sanzione amministrativa. Se giustizia ci fosse davvero, considerato che l’animale-cacciatore nell’esercizio del suo barbaro diletto “si pone in competizione” con l’animale selvatico, la punizione, se dovuta, andrebbe comminata con lo stesso metro usato nella recente vicenda dell’orsa. Ma, considerata l’aggravante della premeditazione, della ferocia e della assoluta inutilità della predazione, al bracconiere andrebbe somministrata una dose doppia dell’ “anestetizzante” usato su Daniza.

A.D.


16/09/14

SEMPRE AVANTI E MAE PASSION...


È di ieri l’ennesima conferma ufficiale (fonte Ocse) dell’acuirsi della crisi economica dell’Eurozona e nella dolente classifica dei paesi CEE, nonostante la frenesia e l'agile loquela del suo twittante leader, l’Italia rimane buon’ultima. Insomma l’avviato processo riformatore, tanto caro al Nostro e ai notabili di Bruxelles, per intanto sembra non riesca proprio a cambiare il verso alle cose. D’altronde non sono necessari i vaticini della Sibilla Cumana per indovinare che una crisi di sistema non si risolverà riformando la scuola, la giustizia o modificando l’articolo 18… Stampa e tv mainstream, fanno però orecchi da mercante. Fiumi d’inchiostro e tonnellate di carta vengono sciupati ogni giorno per confezionare giornali che rassicurino e ci facciano credere in una possibile, ancorché lontana, “uscita dal tunnel”. E pur se vi fosse, anziché no, un fondamento di verità in quell’insistito quotidiano esercizio giornalistico, in definitiva saremmo ancora ben lontani dall’essere rassicurati. Perché purtroppo non c’è solo il “tunnel” economico da cui dover uscire. Le gravi compromissioni di questo nostro pianeta ammalato sono molte e concatenate. La confusione è totale, e ovunque i cattivi maestri fanno strame della residua coscienza collettiva. Giunti a questo punto, l’inerzia al galleggiamento sul mare in burrasca durerà ancora un po’, ma la fine non potrà essere elusa. Poche balle: i segni, per chi ha occhi per vedere, sono chiari. L’umanità è in piena convulsione. Guerre, Clima, Emigrazioni, Sovrappopolamento sono il “combinato disposto”, l’innesco della bomba che sta per esplodere. Diceva il saggio: “Il secolo della fine non sarà quello più raffinato, e nemmeno il più complicato, ma il più convulso, quello in cui, dissoltosi l’Essere in movimento, la civiltà, in un supremo slancio verso il peggio, si sgretolerà nel turbine che avrà suscitato.” . Eppure la maggioranza fa finta di non capire. Si ostina a perseverare. Non crede all’ auto-redenzione né tenta di ridimensionare la follia del nostro vivere quotidiano. Niente. Per pigrizia, forse, o forse per paralizzante paura confida nella scienza, nelle sue magnifiche sorti e progressive e spera, nonostante l’evidente loro inconsistenza, nelle giovani generazioni. Come se esse, nate e formatesi in questa confusione e in questa artificiosa condizione, per chissà quale miracolo fossero capaci di traghettarci in un nuovo umanesimo  facendoci uscire dalla schiavitù tecnologica che ci sta annientando. Ma che qualità superiore può avere un essere immerso e cresciuto come gli altri in una società marcia per la solo passeggera contingenza di trovarsi in un’età giovanile? Nessuna! Dai giovani nessuna speranza. E dalla conoscenza scientifica? Men che meno! Anche se riuscisse in un pur prossimo domani a farci annusare gli odori attraverso un telefonino. O condurci su Giove in astronave in sette giorni. O, più “banalmente”, regalarci energia nuova a buon mercato da sperperare come già facciamo per inquinare il mondo per qualche annetto ancora. No, il tempo è proprio scaduto. La vita è scaduta. L’umanità si è disintegrata. Il medioevo prossimo venturo  e il ritorno alla barbarie sono qui dietro la porta.

il Millenarista da Tieser

14/09/14

RITRATTO DEL CIVILIZZATO


... Se fossimo in grado di sottrarci ai desideri, ci sotrarremmo nel contempo al destino; superiori agli esseri, alle cose e a noi stessi, restii ad amalgamarci di più con il mondo, attraverso il sacrificio della nostra identità accederemmo all'anonimato e alla rinuncia. « Io non sono nessuno, ho vinto il mio nome! » esclama colui che, non volendo più abbassarsi a lasciare traccia di sé, cerca di conformarsi all'ingiunzione di Epicuro: « Nascondi la tua vita ». Gli antichi: sempre a loro torniamo quando si tratta dell'arte di vivere, della quale duemila anni di sovranatura e di carità convulsa ci hanno fatto perdere il segreto. Ritorniamo a loro, alla loro ponderazione e alla loro amabilità, non appena accenni a scemare quella frenesia che il cristianesimo ci ha inculcato; la curiosità che essi destano in noi corrisponde a una diminuzione della nostra febbre, a un arretramento verso la salute. E ritorniamo ancora a loro perché, separati dall'universo da un intervallo più ampio dell'universo stesso, essi ci propongono una forma di distacco che cercheremmo inutilmente nei santi.

 Facendo di noi dei frenetici, il cristianesimo ci preparava suo malgrado a generare una civiltà di cui ora è vittima: non ha forse creato in noi troppi bisogni, troppe esigenze? Queste esigenze, questi bisogni, inizialmente interiori, erano destinati col tempo a degradarsi e a dirigersi verso l'esterno; e allo stesso modo il fervore da cui promanavano tante preghiere sospese bruscamente, non potendo svanire né rimanere inutilizzato, doveva mettersi al servizio di dèi di ricambio e forgiare simboli a misura della loro nullità. Eccoci in balia di contraffazioni d'infinito, di un assoluto senza dimensione metafisica, immersi nella velocità, non potendo esserlo nell'estasi. Questa ferraglia ansimante, replica della nostra smania di movimento, e questi spettri che la manovrano, questo corteo di automi, questa processione di allucinati! Dove vanno? Che cosa cercano? Quale vena di demenza li trascina? Ogni volta che propendo per assolverli, che concepisco dei dubbi sulla legittimità dell'avversione o del terrore che mi ispirano, mi basta pensare alle strade di campagna, la domenica, perché l'immagine di quella marmaglia mi rafforzi nei miei disgusti o nei miei raccapricci. Essendo stato abolito l'uso delle gambe, il camminatore, in mezzo a quei paralitici al volante, ha un'aria da eccentrico o da proscritto; presto farà la figura del mostro. Non c'è più contatto con il suolo: tutto ciò che in esso affonda ci è divenuto estraneo e incomprensibile. Strappati da ogni radice, inadatti per di più ad avere dimestichezza con la polvere o con il fango, siamo riusciti nell'impresa di rompere non soltanto con l'intimità delle cose, ma con la loro superficie stessa. La civiltà, a questo stadio, apparirebbe come un patto col diavolo, se l'uomo avesse ancora un'anima da vendere.

  E' davvero per « guadagnare tempo » che furono inventati questi arnesi? Più sguarnito, più diseredato del troglodita, il civilizzato non ha un momento per sé, i suoi svaghi stessi sono febbrili e opprimenti: un forzato in ferie, che soccombe all'uggia dell'inattività e all'incubo delle spiagge. Quando si sono frequentati luoghi dove l'ozio era di rigore, dove tutti vi eccellevano, ci si adatta male a un mondo dove nessuno lo conosce e lo sa godere, dove nessuno respira. L'essere, infeudato alle ore, è ancora un essere umano? E ha il diritti di chiamarsi libero, quando sappiamo che si è scrollato di dosso tutte le schiavitù tranne quella essenziale? ...

Da LA CADUTA NEL TEMPO di E.M.Cioran

11/09/14

ALLA CANNA DEL GAS


I demiurghi della crescita ad ogni costo, i principali responsabili della catastrofe planetaria, possono ben dirsi soddisfatti perché nel mondo finalmente c’è qualcosa che cresce senza limiti: il livello di gas serra nell’atmosfera. La conferma arriva dall’Annual Greenhouse Gas Bulletin pubblicato dalla World Meteorological Organization: “Il livello di gas serra nell’atmosfera ha raggiunto un nuovo picco nel 2013, a causa del rialzo accelerato delle concentrazioni di biossido di carbonio” (CO2). Una situazione che costringe la Wmo a lanciare ancora una volta il solito allarme sottolineando “la necessità di un’azione internazionale concertata di fronte all’accelerazione dei cambiamenti climatici, i cui effetti potrebbero essere devastanti, si dimostra sempre più urgente”. E le devastazioni non sono il frutto di elucubrazioni catastrofiste da convegno, basta vedere cosa è accaduto solo pochi giorni fa nel Gargano, qui in Italia. “Alla luce di questi dati — commentano Roberto Della Seta e Francesco Ferrante di Green Italia — le ultime misure di politica energetica dell’Italia appaiono ancora più sconsiderate: l’apertura di una stagione di trivellazioni petrolifere per aumentare l’utilizzo di idrocarburi e la scelta di privilegiare il trasporto su gomma qualificano il governo Renzi come pericolosamente sbilanciato a favore del fossile e dell’aumento della CO2”. Di punto di non ritorno e di necessità di un radicale cambio di marcia parla il verde Angelo Bonelli, che si rivolge al presidente del Consiglio: “In qualità di presidente di turno dell’Unione europea chiediamo che si faccia subito promotore di una conferenza sui cambiamenti climatici in cui l’Europa torni ad essere capofila nella battaglia per salvare il pianeta”. Per il segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale, Michel Jarraud, il tempo è già scaduto. “Sappiamo con certezza che il clima sta cambiando — spiega — e che le condizioni meteorologiche diventano più estreme a causa di attività umane come lo sfruttamento dei combustibili fossili. La concentrazione di CO2 nell’atmosfera, lungi dal diminuire, l’anno scorso è aumentata ad un ritmo ineguagliato da 30 anni. Dobbiamo invertire questa tendenza riducendo le emissioni di CO2 e di altri gas serra in tutti i settori di attività”. L’appello di Jarraud è disperato: “Il tempo gioca contro di noi. Il biossido di carbonio resta per centinaia di anni nell’atmosfera ed ancora più a lungo nell’oceano. L’effetto cumulato delle emissioni passate, presenti e future di questo gas si ripercuoterà sia sul riscaldamento del clima che sull’acidificazione degli oceani. Le leggi della fisica non sono negoziabili”.

Quanto ai “decisori politici”, come li chiama Jarraud, o ai negazionisti, “essere ignoranti non può più essere una scusa per non agire”. Il Greenhose Gas Bulletin, infatti, oltre a misurare la febbre alla terra, fornisce anche le contromisure per mantenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi Celsius (3,6 gradi Fahrenheit), come stabilito dall’Onu nel 2010. Un dato è certo: il 2013 è stato l’anno più inquinato degli ultimi 30 anni. Le emissioni che riscaldano il clima sono cresciute del 34% tra il 1990 ed il 2013 a causa dei gas serra persistenti come il biossido di carbonio (CO2), il metano (CH4) e il protossido di azoto (N20). Nel 2013 la media mondiale di CO2 in atmosfera era di 396,0 parti per milione (2,9 ppm in più che nel 2012), e se si dovesse mantenere questo livello di crescita nei prossimi due anni potrebbe essere superata la soglia delle 400 ppm. Le emissioni del metano, secondo gas serra per importanza, per il 60% dipendono da attività umane (allevamenti di bestiame, sfruttamento combustibili fossili, discariche, combustione di biomasse): nel 2013 ha raggiunto un picco di 1.824 parti per miliardo, dopo un periodo di stabilizzazione che durava dal 2007. Quanto al protossido di azoto, la cui produzione per il 40% proviene da concimi, biomasse e industrie, rappresenta il gas più impattante sul clima (su un periodo di cento anni risulta 298 volte superiore all’impatto dellaCO2). Sono dati che non sorpredono Sergio Castellari, ricercatore del Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici: “Il trend delle emissioni è in linea con lo scenario peggiore elaborato dai climatologi mondiali. La crisi economica ha rallentato il trend di crescita delle emissioni solo per un paio di anni, le emissioni oggi sono molto più alte di venti anni fa”. Il tempo stringe. La prossima occasione di negoziato, in vista della conferenza di Parigi alla fine del 2015, sarà in Perù nel mese di dicembre. Ma sarà molto complicato trovare soluzioni legalmente vincolanti per tutti i paesi, soprattutto per i cosiddetti “emergenti” come Cina e India che ogni anno emettono le percentuali più importanti di gas serra (insieme agli Usa). Troppi interessi divergenti convivono drammaticamente sullo stesso piccolo pianeta.

Luca Fazio - Il manifesto 10/09/2014


09/09/14

SEMPLICEMENTE VIGLIACCHI


Ogni anno giornali e televisioni in prossimità dell’inizio di particolari periodi o ricorrenze  propongono pezzi e servizi celebrativi che esaltano il senso circolare del passare del tempo. Rientrano tipicamente nell’elenco delle occasioni degne di menzione anche gli esami di maturità, le vacanze estive, l'inizio dell'anno scolastico e... quello della caccia. Articoli e servizi in fotocopia, buoni un anno per l'altro, di solito zeppi di luoghi comuni e di immaginari stereotipati pubblicati tanto per riempire un buco in un palinsesto tv o una mezza pagina in un quotidiano locale. Domenica, per l'appunto, giorno d'apertura della caccia in Trentino, su l'Adige ne appariva uno confezionato in tal guisa. Un reportage sull’attesa per l’apertura della nuova stagione venatoria e sulle aspettative dei sedicenti “equilibratori di sistema”, all’interno del quale le “doppiette” intervistate facevano intendere tra l’altro di adoperarsi anema e core per garantire alle loro future vittime la miglior qualità di vita possibile della di esse pur breve esistenza. Alla gentile cronista curatrice del pezzo, per la prossima apertura 2015, suggeriamo di intervistare, se le riesce, anche la controparte per dare voce all’altra campana. Probabilmente l’impressione che se ne ricaverà risulterà molto diversa da quella che qui ha inteso far pervenire al lettore. Non ci si lava la coscienza mettendo una forcata di fieno in una mangiatoia… I cacciatori non rispettano affatto la natura. Chi distrugge qualcosa non l'ama, lapalissiano! Di sicuro i cosiddetti seguaci di Diana – presuntuosa e arrogante minoranza – forse per un insano complesso di superiorità, amano sparare a uno scenario teoricamente a disposizione di tutti, deturpandolo, eliminandone gli “attori” principali e in simbiosi con l’ambiente, impedendo a chi cacciatore non è di goderne compiutamente lo spettacolo. Oggi gli uomini in verde scuro sono sostanzialmente dei cecchini, equipaggiati con sofisticati armamenti di precisione che si recano sul posto seduti in confortevoli fuoristrada. Comunicano con i compagni di battuta con il telefonino, altro che no, affaticandosi nell’azione vandalica – ché di questo in verità si tratta – il meno possibile. Smontano dall'auto, fanno pochi passi, imbracciano il fucile o lo sistemano su un treppiede, puntano l’arma e sparano proditoriamente a una creatura inerme che bruca un filo d’erba a 400 metri di distanza o che s'è appena rizzata sulle zampe dopo un riposo in un prato. Sarebbero questi i "momenti magici" e la "poesia", dipinti da questo giornalismo di maniera? No, non c'è affatto poesia nell' "arte venatoria", seppur proprio per ammantarne la cruda verità la narrazione delle gesta degli “amanti della natura” faccia uso spesso di perifrasi, come per esempio prelievo faunistico regolamentato in luogo del più esplicito copàr.
Cento anni fa la caccia era diversa. Almeno non c’era ipocrisia. Il cacciatore uccideva per necessità non per “passione” o per “amore”. Usava schioppi senza cannocchiale e di limitata potenza balistica. Le uscite venatorie erano meno frequenti anche perché tra prati, campi stalla e tabià, di tempo non ne avanzava molto e le “levatacce” quegli uomini le facevano 365 giorni l’anno… Quando ne aveva l’occasione, con il fucile in spalla e vestito come sempre, il contadino-cacciatore doveva recarsi sul "campo di battaglia" a piedi camminando spesso per parecchi chilometri lungo trósi accidentati, con tutto l’armamentario a bordo del cavallo di san Francesco. Doveva sopperire alla mancanza di attrezzatura sofisticata con la propria “bravura” nella fase di avvicinamento alla preda. Quest’ultima perciò aveva la possibilità di avvertire la presenza del pericolo e quindi di tanto in tanto anche di cavarsela. Oggi l’animale non può fare assolutamente niente. Alza la testa ed è già morto.
La natura si rispetta con i fatti. Se le “doppiette” fossero davvero come una certa stampa da sempre tenta di dipingerle, quest'anno avrebbero dovuto lasciare le armi appese al chiodo. Dall’ ottobre scorso a oggi una avversa sequenza congiunturale ha stremato la fauna selvatica come mai prima si ricordi. La Natura, senza schioppi e telefonini, quest'anno la selezione l'aveva già fatta per proprio conto. Delle “doppiette” e delle loro premure non c'era affatto bisogno.
 
A.D.

07/09/14

IDEE NUOVE


Sembra talmente semplice da stupire che nessuno ci abbia pensato prima. Dai tubi della rete idrica di una città come Rovereto, passa un fiume d’acqua. Già incanalato e a pressioni di esercizio nettamente superiori a quelle necessarie per raggiungere i rubinetti anche dei piani alti degli edifici più elevati. Tanto che sono necessari dei meccanismi di dispersione della pressione, ad evitare danni alle tubature domestiche e agli elettrodomestici. Il «Giralog», una miniturbina progettata per ottimizzare l’utilizzo di questi flussi di acqua e brevettata dalla Next Energy di Mattarello, sfrutta questa energia altrimenti destinata ad essere dispersa, per creare elettricità. Gli basta la riduzione di una atmosfera di pressione per produrre elettricità, tanto che nelle sue misure più piccole si presterebbe - dicono gli ideatori - anche ad un utilizzo familiare o perlomeno condominiale: collocato all’ingresso delle tubature nella proprietà privata (dove molti oggi montano un riduttore di pressione meccanico) potrebbe produrre da un terzo fino al 70 per cento dell’energia elettrica consumata da una famiglia: dipende da quanta acqua viene utilizzata.

Ma se la dimensione familiare può forse essere eccessivamente ridotta, non c’è dubbio che per le grandi utenze (fabbriche ed impianti di ogni genere che utilizzano quantità significative di acqua) il vantaggio economico è notevole. E ancora più significativa è la potenzialità produttiva se si pensa alla collocazione sulle reti di distribuzione dell’acqua, che dovendo fornire l’intera città o parti significative della stessa, permettono di sfruttare l’uso di acqua collettivo, praticamente continuo anche se in misura diversa nell’arco delle 24 ore. In condizioni simili, quasi ideali, un «Giralog», sostengono alla Next Energy, è in grado di produrre energia per un valore di 4.090 euro l’anno. Costa 24.650 euro: vale a dire che in soli 5 anni ripaga completamente l’investimento. Con una produttività prevista di minimo 20 anni, l’affare anche in termini economici è evidente. Anche perché l’installazione non richiede investimenti nè modifiche degli impianti: può sostituire i riduttori di pressione o essere collocato all’ingresso delle vasche di decantazione. Il vantaggio ambientale è poi chiarissimo: si sfrutta energia che altrimenti andrebbe sprecata, senza alcun costo ecologico aggiunto. La Next Energy ha proposto una collaborazione a Dolomiti Energia e Comune di Rovereto e il progetto ha ottenuto l’approvazione di entrambi. Alcuni «Giralog» saranno installati sulla rete idrica cittadina per avviare una fase sperimentale, tutta a costo di Next Energy, che verifichi l’effettiva resa degli impianti. Se poi la sperimentazione sul campo confermerà i risultati previsti (e promessi) in linea teorica, il Comune potrà acquistare le turbine che riterrà e avviare la produzione di energia su scala più ampia.

05/09/14

POLENTA, FINFERLI & FORMAE PINCIÓN


In attesa della prossima inevitabile Fine dei Tempi l'Adige di ieri dà conto di un'altra strepitosa notizia. Gli strateghi dell'APT Val di Fiemme, pur orfani del loro lider maximo emigrato in quel di Trento a curare gli interessi generali (gli emolumenti dei consiglieri provinciali n.d.r.), preso atto dello sprofondare del PIL valligiano e considerato che le summer emozziòn a poco hanno giovato, si sono riuniti in gran segreto. Una camera di consiglio per tentare di raddrizzare una stagione disastrosa... Pensa che ti ripensa, osservando dalle grandi finestre del palacongressi il paesaggio antistante, a qualcuno s'è accesa la lampadina. Ma certo! il Bosco... e i Funghi!! Cogitata l'idea la palla è passata ai pubblicitari e in men che non si dica i maghi della promozziòn locale hanno trovato la quadratura del cerchio. Sarà uno slogan moderno e accattivante ad attirare di nuovo i turisti che questa maledetta estate ha fatto scappare in anticipo. Ecco la parola magica: Brand, certo che sì. Ah, averci pensato due mesi prima... La attacchi a Funghi e oplà. Fine dei problemi. L’inglese è proprio una bella risorsa. Stando a quanto riportato nell'articolo, pare che ancora nessuno al mondo sia arrivato a tanto: una trovata ‘mondiale’. E be’, qui le cose o le si fa mondiali o non le si fa proprio...
E poi – come ben scrive il cronista – muoversi a piedi nel bosco tra funghi e conifere fa bene alla salute di chi abita per la maggior parte del tempo in città. Vera, vera, ostia! Sinora si pensava bastasse l’aria condizionata dei suv, le strade veloci, i posteggi capienti, le vetrine ben allestite e i pali da pole-dance in camera per fare turismo a quattro stelle, adesso invece i cervelloni del marketing fiemmese hanno scoperto questa nuova risorsa. Fantastico. Meglio tardi che mai...
Però, però, sì cè un però. Anche le grandi scoperte hanno il loro risvolto negativo, purtroppo. Tutto ha un costo. Ergo, se si promuove un'intera valle, è giusto che l'onere sia suddiviso equanimemente. Saranno dunque i comuni di Fiemme a pagare in parte (quasi tutto) il permesso di raccolta funghi ai turisti che bontà loro soggiorneranno da adesso sino a inizio ottobre nelle strutture ricettive private della valle per almeno tre giorni consecutivi. In pratica con i soldi sinora introitati grazie ai permessi dei fungaioli pendolari  ‘volontari’  provenienti per lo più dal bresciano e dal vicentino, si pagheranno le licenze di prelievo micologico alle orde dei nuovi forzati della raccolta ospitati negli alberghi. Con un piccolo sforzo mentale in più le volpi dell’APT avrebbero potuto cogitare e poi far pagare direttamente ai censiti anche le spese di soggiorno, imponendo alle municipalità l’istituzione di una nuova piccola gabella ad hoc tipo Tassa Comunale Alberghi Ödi (TA.C.A.Ö.).
D’altronde, visto che tutti gli altri comparti economici tirano che è una meraviglia, vorrai mica lasciare sü l'ass da le persécche solo i poveri albergatori! Un piccolo contributo collettivo e ben giusto darglielo. O no?

A.D.




04/09/14

03/09/14

BANDE E BUOI DEI PAESI TUOI


Mi risveglio. Boia cane, anche oggi piove. D'improvviso balena un pensiero: tra due mesi soltanto, dopo un’annata siffatta, dovrò risentire ululare i cannoni di Ciro. Rabbrividisco. Ma quanta acqua sarà caduta su queste terre da gennaio in qua? È un record assoluto, ne sono certo. Anzi, forse no. Prudenza, prudenza ché poi i meteorologi rovistando nei loro archivi trovano una precedente peggiore situazione e ti confutano… Comunque, via, se non è record poco ci manca. Accendo la radio sintonizzata su Radio3Mondo. La conduttrice sta commentando i reportage della stampa estera sui venti di guerra sempre più impetuosi che soffiano a duemila chilometri da qui. Se effettivamente l’Europa e gli USA si mettono a stuzzicare l’orso russo (un filo appena più aggressivo della povera Daniza) mi sa che va a finire molto male. Ma le cattive notizie purtroppo non si fermano qui. La fantomatica organizzazione terroristica ISIS ieri ha decapitato un altro giornalista statunitense minacciando contemporaneamente una nuova esecuzione. L'ebola in Africa sta scappando di mano alle autorità sanitarie. La crisi economica nell’euro-zona si sta approfondendo sempre di più... Insomma alle 7 e 20, prima di acchiapparmi un attacco di panico, spengo l’apparecchio. Allora, per mitigare almeno un po’ questo senso di vertigine prendo l’Adige del 2 settembre e gli dò una scorsa. Leggere la stampa locale fa bene, trovi sempre qualcosa di leggero e frizzante che ti tira su... Giunto infatti alla pagina di Fiemme & Fassa che ti leggo? Finalmente una bella notizia! Si racconta di una nuova trovata, una goliardata, una gara tra bande musicali che starebbe impazzando su YouTube. Una disfida a chi la “suona” meglio nell’acqua di una piscina o, per i sodalizi più audaci, di un brenzo, e che, di chiamata in chiamata, sta allargandosi a macchia d’olio tra i corpi musicali delle valli avisiane. Non ho ancora visto i filmati e non ho quindi ascoltato le performance delle museghe in gioco. Non so nemmeno se gli strumentisti si siano immersi in divisa o in mutande, sino alla cinta o completamente. Né se il giudizio di merito sia stato delegato a una giuria esterna nominata per l’occasione. Penso comunque che i pezzi oggi in repertorio pur eseguiti in quell’inusuale elemento liquido vadano benissimo. La trovata non è affatto male, perbacco. Sì, a qualche clarinetto potrebbe gonfiarsi un cuscinetto e a qualche corno arrugginirsi un ritorto, ma soppesati per bene i pro e i contro dell'iniziativa il rischio di un piccolo danno collaterale va corso senz’altro. Bravi. Complimenti.

Ario

01/09/14

RIDENTE BORGATA DI 3000 ABITANTI, CORRENTE 220 VOLT, OSPEDALE CON MEDICO, CHIRURGO E RAGGI X


Così l’indimenticato maestro Antonio Piazzi (1898 - 1972) sintetizzava esemplarmente Tesero in un dépliant promozionale del 1933. In quella sua descrizione didascalica c’era quanto di meglio potesse offrire il paese in estate ai pochi turisti di quegli anni: l’essenziale. Socialità, ambiente, “comodità”, sanità. E i turisti null’altro pretendevano. Gente semplice e non facoltosa, per lo più proveniente dalle città del Nord Italia. Se non riusciva a trovar posto nei pochi alberghi esistenti, si accontentava di una stanzetta in un appartamento privato, spesso condividendo i servizi, la frugalità dei pasti e il resto della casa con i componenti della famiglia ospitante. Il “fuggiasco” dalla città già rumorosa e caotica chiedeva soprattutto due cose: tranquillità e aria buona. E il paese, che in quell’epoca viveva soprattutto di zootecnia e agricoltura gliele garantiva. Tempi e costumi di un passato ormai sepolto.
Poi venne l’evoluzione della specie di pari passo con lo sviluppo alberghiero prima e quello delle seconde case poi. Il turista perse gradualmente quella semplicità e bonarietà che ne caratterizzava il prototipo, e con l’accrescimento della sua ricchezza disponibile si fece via via più cafone così come, per contagio, il residente. Oggi viaggia in SUV, così come la maggioranza di chi qui risiede, e pretende sostanzialmente ciò che già trova in città, e tanto, niente di meno, pretende il residente. Posti macchina, infrastrutture sportive, dancing, negozi, palestre, sfilate di moda, piscine, docce in camera, ipermercati, svago, collegamenti internet nelle baite, orsi al guinzaglio, servizi di ogni genere e cretinate di ogni tipo. E’ un turista irrequieto, com’è ormai tutta la gente di quest’epoca decadente. Un alienato tra alienati. Più di ogni altra necessità ha quella di spostarsi di continuo (in SUV ovviamente). Il suo massimo piacere è girare, trastullandosi a bordo con la tecnologia sempre più sofisticata delle attuali autovetture. Invadere spazi e luoghi, farsi vedere, farsi sentire, fare e sentire rumore… La qualità ambientale lo interessa in modo relativo. Be’, certo, se sei in montagna, qualche abete, una mucca al pascolo vicina al bar dove consumi panna e cioccolato, il brivido della croda strapiombante quando sali in funivia, quel tanto te lo aspetti ancora. Ma generalmente, fatto salvo tutto il superfluo detto in precedenza, il paesaggio osservabile dai finestrini del fuoristrada è più che sufficiente. E allora anche l’offerta si adegua. E giunti a questo livello di perversione, il “convento” non può offrire niente di meglio di quanto ogni anno ci offre.
Ora, finalmente anche questa lunga, faticosa estate teserana, iniziata ufficialmente il 14 giugno con la sagra di san Liseo e terminata il 31 agosto con la chiusura domenicale dei negozi di vicinato orfani anche degli ultimi siori si è conclusa. Due mesi e mezzo di ciarpame assortito "regalato" agli ospiti già nauseati per proprio conto dall’inclemenza del tempo e agli inermi paesani, obbligati a sbafarsi questa ennesima salva di esibizioni del nulla, nel più rigoroso stile montanaro. Suk serali lungo le vie del centro, musica disco e rock ad alto volume nelle piazze, happening all’americana con sirene e lampeggianti nel cuore della sera, in un chi più ne ha più ne metta senza soluzione di continuità. L’irrefrenabile smania di voler essere al centro dell’attenzione ha contagiato l’intero paesello e l’italico stile nazional-popolare televisivo è stato ben assimilato dagli affiliati delle tante associazioni in campo (date al primo móna che passa un microfono e vi solleverà il mondo!). Tuttavia se qualcosa valesse la pena di essere guardata si potrebbe anche soprassedere e sopportarne l’enfasi che l'avvolge. Purtroppo però di merito quasi sempre nisba: più o meno tutto è narcisistica esternazione fine a sé stessa. Dalla logora baby dance, con le sbraitanti attempate animatrici e un fesso a far boccacce, grugnire e sparare petardi sul finire, alle altrettanto logore corte (la stampa locale ultimamente le chiama però "corti") degli improvvisati figuranti, con braghe a la zuava, restèl e smartphone nel panciotto, passando per la sky race e il suo istrionico, tarantolato intrattenitore, il lunedì dei bombèros col palco dei comandanti alla sudamericana, i martedì del villaggio con gli anzidetti suk, nonché, dulcis in fundo, l’imprescindibile trentino danza estate con le auto dello sponsor a stondare ogni cinque minuti per le strente del paese, è tutto un sopra le righe, sguaiatamente ostentato. Chi guarda da fuori, anzi, meglio, chi è obbligato a guardare da fuori, vista l’impossibilità di sottrarsi a questa caleidoscopica confusione generale, si ritrova stordito. Ma perché ci siamo ridotti così? Probabilmente perché per troppo tempo ci siamo affidati a cattivi maestri. Sì, dev’essere questo il motivo. Cattivi maestri che hanno modificato antropologicamente i nuovi abitatori della montagna. Non esattamente quelli immaginati da Goethe per questi lidi: “I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi.” Così si sprofonda, anno dopo anno nell’insensatezza e nell’indifferenziato. Non c’è nulla da dire perché nulla di quello che fu questo paese fa più parte del bagaglio culturale  e del sentire di chi a suo modo ne indica le vestigia. Ma quel nulla è importante gridarlo.
 
Ario Dannati




30/08/14

L'INGORGO


Riforma del lavoro. Flessibilità. Maggior produttività. Delocalizzazione. Diminuzione dei salari. Opere pubbliche. Spending review. Eccetera, eccetera. Da sette anni con cadenza quasi regolare saccenti economisti suggeriscono ricette per uscire dalla crisi economica e “far ripartire la crescita”. Risultato? Da sette anni l’economia peggiora, la crescita non riparte e l’uscita dalla crisi viene sistematicamente spostata nel di là da venire. Noi che per nostra fortuna non abbiamo studiato alla Bocconi ci sentiamo di dire che la crisi in atto durerà ancora a lungo e  non finirà nemmeno tra altri sette anni. Questa è una crisi di sistema; quello economico-occidentale espansosi su scala planetaria in meno di trent'anni. Così, la somma dell'ingolfamento di mercanzia del cosiddetto primo mondo con la diminuzione dell’export dall'Occidente al resto del mondo, a sua volta economicamente “occidentalizzato” (Europa dell’Est, Asia e Sudamerica), ha generato un surplus globale di beni che rallenta la velocità di rotazione delle merci. In parole povere c’è un eccesso di produzione di beni a livello mondiale che la parte ricca del pianeta (o meglio quella che sinora consumava e sperperava) non riesce (non può) più consumare e sperperare. Di fronte a questo dato evidente tutto o quasi risulta inadeguato. L’Europa dell’euro è al palo. la Grande Germania rallenta. L’Italia è in deflazione e  le riforme taumaturgiche del giovine Renzi passeranno come acqua fresca senza scalfire minimamente una tendenza irreversibile. Di tutto ciò, per non aggravare la situazione, proponendo rimedi peggiori del male, più presto se ne prenderà atto meglio sarà. Quindi? Quindi, dato che al peggio non c'è mai fine, prima che sia troppo tardi non solo per l'economia, ma per la Terra stessa, urge capire che siamo al capolinea. Che l'ecologia precede l'economia e la ricomprende e non invece, come putroppo la maggioranza crede, il contrario. Ma non è facile governare miriadi di interessi contrapposti che tangono oltre sei miliardi di individui. È verosimile che il sistema collassi prima che ad uno dei tanti tavoli politici intergovernativi si riesca a convergere su un tentativo di soluzione "altra" condivisa. Nel frattempo, sperando nella clemenza degli Dei sarebbe necessario appunto entrare in un’altra mentalità. Dai governanti ai governati. A livello nazionale e a livello locale. Ecco, se Zanon & C. - per tornare nel nostro orticello di casa - avessero perseguito da subito le politiche promesse in campagna elettorale, vincendo la sudditanza psicologica subito evidenziata nei confronti dei predecessori e non avessero riproposto e se possibile ampliato lo sport et circenses tanto caro alla vecchia giunta, ora qualcosa nel sentire dell'opinione pubblica locale,   sarebbe (forse) cambiata.

A.D.

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

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Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

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Foto Euro

SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

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MINU

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