05/03/10

TUTTO SI TIENE



La cultura non si apprende a scuola. La scuola dà solo i rudimenti. La cultura si acquisisce a tavola. Il passaggio, di generazione in generazione, della memoria storica (di quella storia temporalmente e geograficamente più vicina a noi), fondamentale per la conoscenza delle cose e la crescita civile di un individuo, di una comunità, di un popolo si fa mentre si pranza. Ovviamente la condizione minima affinché tale passaggio possa compiersi è che chi ci precede abbia a sua volta ricevuto quel sapere e sia depositario di quella insostituibile memoria. Purtroppo, da tempo, la catena di quel sapere si è spezzata e le cose procedono in modo diverso. A tavola, oggigiorno, si parla d’altro: di buste paga, di trattenute fiscali, di viaggi esotici, di opportunità professionali per i figli, di partite di calcio, di patente, di iPod, di grande fratello, e via degradando.
Commenta Adriano: “Triste realtà l’Italia”. Aggiungo io: “…e ancor più tristi gli Italiani!” Ci scandalizziamo giustamente (ma nemmeno tutti), della deriva politico-sociale che vediamo in televisione e di cui leggiamo le cronache quotidianamente. È un’Italia cialtrona e farabutta, di puttane e puttanieri, di corrotti e corruttori. Volgare, criminale. Pensiamo (più o meno a ragione, più o meno qualunquisticamente) che Roma sia ladrona, che Palermo sia mafiosa, che Milano sia tangentara, che Napoli sia sporca... Ma non riusciamo a vedere che tutto è ormai metastasi. Non riusciamo a vedere il filo che tutto lega, da Roma a Palermo, da Milano a Napoli, da Trento… a Tesero!
Tutto si tiene, anche perché siamo privi di coerenza. Nel nostro piccolo dobbiamo essere contrari alla nuova impattante bretella Valena dal Morto - Milón, ma allora dovremmo esserlo anche all’irresponsabile nuovo piano di fabbrica comunale; possiamo pretendere meno traffico e meno inquinamento (e quindi più salute), ma allora dovremmo sforzarci di praticare di più l’uso del naturale mezzo di locomozione umana; possiamo indignarci nel vedere un’unica lista pronta a farsi eleggere, ma allora dovremmo capire che se alle Corte de Tieser o alla Sagra di San Bartolomeo il 100% della popolazione partecipa all’ “evento” giuliva e inconsapevole, evidentemente, in questo conformismo contagioso, non c’è diversità di pensiero e neppure capacità di esprimere una proposta alternativa.
Franco ha lanciato l’allarme: “Paesani svegliamoci… non facciamoci rubare la terra da sotto i piedi…”
Giustissimo! Ma credo, purtroppo, che alla fine, anche stavolta, ce la ruberanno.
Dico di più, e vi anticipo come, verosimilmente, andrà a finire. Il mormorio di popolo si farà un po’ più consistente (non molto, in verità). Nel Palazzo, qualcuno, un po’ allarmato, farà una telefonata a Trento. Gli risponderanno: “Tèi, calma, calma! No vé lasseré miga ‘mpressionar da ‘n póc de zènt che parla, no? Sté tranquilli, vegnim su noi, ghe fem ‘n’assemblea ‘n teatro, e tut se ‘ngiusta…”
Dunque si farà un’assemblea pubblica. Sul palco siederanno gli emissari del Principe, il signor Gilmozzi (sì, proprio lui, quello dei treni sulla 48 riconvertiti, ancor prima di materializzarsi, in semplici bus a idrogeno) e qualche altro capetto locale. Saranno vestiti bene, in giacca e cravatta e scarpe lucide impeccabili (l’abito, di questi tempi, fa il monaco, altro ché!). Diranno banalità, che tutti potrebbero contestare, ma le diranno con il piglio giusto, intimidatorio e convincente al tempo stesso. Si dirà che la nuova strada è necessaria per liberare la 48. Si dirà che poi sulla 48 si potrà finalmente respirare. Si dirà che l’impatto ambientale sarà minimo. Si dirà che ne beneficeremo tutti. A quel punto la zènt sarà rassicurata e non dirà naturalmente nulla. Le ruspe cominceranno lo stupro e i flussi di denaro pubblico inizieranno ad affluire sui conti correnti del Comitato d’affari. I connotati di quel nostro territorio verranno definitivamente cambiati…
Purtroppo non siamo un Popolo, e probabilmente non lo diventeremo mai. Tra noi e una Nazione civile ci sta la stessa differenza che c’è tra la musica di Rossini, di Verdi o Donizetti, o di un qualsiasi altro italiano e quella di Bach, di Schubert o di Mahler, o di un qualsiasi altro pantedesco: la superficialità spumeggiante, leggera e vanesia, contro la profondità introspettiva, rigorosa e consapevole (Settembrini docet). Siamo degli anarcoidi da tarantella, senza schiena, pronti a vincere qualsiasi gara approfittando dell’errore altrui o della scorciatoia. Nessuna lezione riesce a correggerci. Va sempre tutto bene, sino al disastro prossimo venturo. Siamo gente che si crede furba e che invece sta segandosi il ramo su cui è seduta. Da Roma a Palermo, da Milano a Napoli, da Trento a Tesero…
Faccio appello alle sensibilità di quelli, come Evgeny, o Lorenzo, o Michele, che per loro somma fortuna hanno una capacità ormai rara, quella di intendere e di volere: fatevi sentire! Cercate di spiegare a chi non ha ancora capito dove stiamo precipitando, qui, ora, a Tesero, non a Palermo. Voi che avete parlato con competenza di nucleare ed energie alternative adesso, in questo drammatico momento, parafrasando Nanni Moretti, dite anche qualcosa di locale! Altrimenti, quando ritornerete al vostro paesello natio, rischierete davvero di non riconoscere più questi luoghi.

Ario

03/03/10

LETTERE & INTERVENTI



PENSIERI E RIFLESSIONI...




Circa un anno e mezzo fa, le signore Chiara Scarian e Cristina Sieff hanno iniziato una raccolta firme, che abbiamo successivamente portato avanti assieme, finalizzata alla realizzazione di una pista ciclo pedonale fra Tesero e Cavalese (vista la grande quantità di pedoni che transita sulla SP. 48). Premetto che alle richieste precedenti le risposte sono state quasi a risate in faccia. Questa lista di 500 firme è stata portata al dott. Dario Pallaoro su appuntamento preso tramite il consigliere regionale Mauro Delladio e, dopo strette di mano, accorati interessamenti, foto e studio di fattibilità, veniamo raggiunti dalla notizia di un mega svincolo con arrancamento dalla rotatoria di Masi di Cavalese per portare il traffico verso Pampeago e Lavazè… Ottimo prodotto! Secondo ciò che è stato previsto sembra che la piana di Milón venga tagliata nettamente a metà, i terreni vengano gentilmente espropriati, vengano fatti tre o quattro stupendi tornanti ed infine una meravigliosa galleria che porta nei pressi della circonvallazione per Pampeago (Questo sì che è progresso! Questi sì che sono piani di valorizzazione della bellezza delle nostre valli tanto declamata al turista!) Ragionando su ciò che è trapelato è possibile giungere alla facile conclusione che, se una strada porta tre macchine, due strade ne porteranno sei e via dicendo.. basta una proporzione matematica banalissima per comprendere a cosa andremo incontro. In più il turismo mordi e fuggi, permesso dall’aumento delle connessioni stradali, non favorisce la permanenza del turista nelle strutture… ed il guadagno dei commercianti locali.



Non si parla di frivolezze ma si parla di baratto estremamente svantaggioso per la natura stessa dell’uomo che è portato all’alienazione da una società che spinge verso quello che sembra essere l’avanti, il progresso, ma che, osservando bene, porta alla nostra stessa soppressione in quanto esseri viventi. Lo aveva capito del resto già Munch ai suoi tempi…
Asfalto per terra, rumore per silenzio, aria densa di polveri, anidride carbonica, tonnellate di sale sparso in inverno… Desolazione al posto di cervi, caprioli, scoiattoli e uccelli che vedo ogni giorno in questi prati che verranno presto stuprati… Ma tanto che cosa è mai un animale rispetto al guadagno, che cosa è mai… Chiedo al lettore se abbia mai guardato gli occhi di un animale appena investito, agonizzante... Ma sì tanto, se arriva il guadagno… panacea per tutti i mali.
Ciò che mi rattrista maggiormente è che, come dicevo poc’anzi citando Munch, la persona singolarmente non ha la possibilità di controllare nulla, ma agisce e subisce per assecondare gli interessi di lobby locali.
Ad esempio: chi ricorda la Casa del Ponte? Patrimonio storico di Tesero intoccabile anche ai proprietari? Abbattuta, e dico abbattuta, per far passare la circonvallazione per Pampeago. Con questo esempio voglio dire che ogni ostacolo per le persone giuste si appiana in men che non si dica…
E in più, secondo le recenti notizie, in Valsugana sono in aumento i tumori alle vie respiratorie proprio per l’inquinamento…lo vogliamo anche noi?


Dopo questo sfogo, tornando all’argomento principale della pista ciclo pedonale premetto che non so se possa essere rientrata ultimamente nei piani dettati dai nostri assessori. Se così non fosse vorrei che immaginassero anche solo per un attimo di percorrere la sp. 48 non tanto per sollazzo della domenica pomeriggio ma per andare al lavoro in bicicletta o a piedi… ecco a questo punto una serie di macchine, spesso a velocità ben oltre il limite, sfreccia a due centimetri dalla manica della giacca a vento o del braccio in estate. Bene subito dopo passa un Tir, o un camion da cava (ancora peggio) che con il suo bel risucchio fa temere per un attimo di passare all’altro mondo. Bene adesso chiedo uno sforzo in più: è notte e per un motivo piuttosto che per un altro si trova a dover tornare a piedi… Santa libera è sterrata, piena di buchi (anche se secondo il sindaco… beh, è una gran bella strada, per carità lo è ma…), a tratti paludosa, innevata, ghiacciata… o percorsa da trattori che obbligano il passante a gettarsi oltre il limite stradale, per non essere investito.


Le situazioni sono molte e di certo una pista di un metro di larghezza non influisce più di tanto sulla strada stessa ma favorisce un gran numero di persone, fra le quali molti turisti se la vogliamo mettere su questo piano, che si spostano da un paese all’altro. Infatti la gente di città si fa spaventare dalle distanze molto meno di noi che abbiamo sempre il sedere su una macchina anche per brevi distanze… Beh, se ce ne fosse la possibilità magari anche noi...


PAESANI SVEGLIAMOCI… NON FACCIAMOCI RUBARE la terra da sotto i piedi!


Franco Zanon

01/03/10

QUEL GRAN FIUME LAMBRO CHIAMATO ITALIA


Talvolta solo un filo sottilissimo separa la tragedia dalla comicità, il drammatico dal grottesco e in alcuni casi, come quello dell’Italia di oggi, può accadere che anche questo filo venga meno, facendo si che l’intreccio fra eventi drammatici ed atteggiamenti caricaturali arrivi a costituire un’unica melma emanante miasmi venefici. Una melma tanto urticante e pericolosa, quanto ridicola e per molti versi disarmante. Oltre 600.000 litri di gasolio si sono riversati nel fiume Lambro, a Milano, provocando una catastrofe ecologica di enorme proporzioni (nonostante la politica e gli esperti compiacenti continuino a tentare di minimizzare l’accaduto) che coinvolge Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, interessando il fiume Po, del quale il Lambro è affluente, ed il mare Adriatico. A determinare la catastrofe non un evento naturale, un terremoto, un uragano, un’alluvione. Non un cedimento strutturale, un errore umano o la scarsa efficienza dei sistemi di sicurezza. Bensì una o più mani che hanno deliberatamente aperto i rubinetti di 8 cisterne all’interno della ex raffineria Lombarda Petroli, chiusa dal 2005, dove il carburante da anni era stoccato. Mani criminali ispirate non dal terrorismo (al cui riguardo settimanalmente si sprecano gli allarmi) ma da torbidi interessi di speculazioni immobiliari e intrallazzi mafiosi dai contorni poco chiari, in merito ai quali come regolarmente avviene mai sarà fatta chiarezza. A tentare di limitare i danni immediati della catastrofe (quelli più gravi si produrranno nel tempo e risulteranno assai difficili da contenere) prima gli enti locali che hanno operato nel caos più assoluto, poi Guido Bertolaso e la protezione civile, intervenuti solo 48 ore dopo, quando sono stati chiamati in causa dagli stessi come previsto dalla legge. A corollario del tutto un marasma di notizie, dichiarazioni e considerazioni, spesso contraddittorie fra loro, provenienti dalle autorità, dalle ASL e dalle associazioni ambientaliste, in base alle quali l’entità della catastrofe si dilata e ridimensiona a seconda della fonte, quasi petrolio, acqua e terra non fossero elementi oggettivi, ma piuttosto strumenti alchemici soggetti a personale interpretazione. Su tutti le parole “dell’eroe nazionale” Guido Bertolaso che considera ormai il disastro praticamente risolto, grazie all’aspirazione di buona parte del gasolio dalle acque, previa sostituzione con una dose equivalente di ottimismo che resusciterà la fauna uccisa o compromessa, ripulirà magicamente le falde inquinate, eviterà qualunque infiltrazione nei terreni e riporterà fiumi e mare alla trasparenza adamantina degli inizi del secolo scorso. Al tempo stesso notizie di nuovi sversamenti di sostanze nocive nel fiume Lambro, da parte di altre mani criminali che hanno pensato bene di approfittare dell’occasione per smaltire a costo zero qualche tonnellata di rifiuti tossici in loro possesso e il rinvenimento nelle acque del PO, vicino a Porto Tolle di elevate dosi di 1.2 dicloretano, (sostanza estremamente tossica originata nella produzione delle materie plastiche) che ancora altre mani criminali hanno riversato nelle acque, approfittando del fatto che il gasolio già presente ne impediva l’immediata individuazione a vista nell’acqua nera e oleosa. Come risultato finale oltre 10.000 persone che vivono nei comuni vicini alle foci del Po sono attualmente privi dell’acqua potabile. Il Lambro ha ormai terminato la propria metamorfosi destinata a trasformarlo in una fogna abiotica a cielo aperto. Il più grande fiume d’Italia ha subito la “spallata” forse decisiva volta ad estirpare dal suo corso le ultime reminescenze di vita. La pianura padana, oltre che con la nube bruna, si troverà a fare i conti con lo stato sempre più compromesso dei propri corsi d’acqua. Guido Bertolaso, avendo ben compreso che se in Italia è possibile negare ogni addebito in materia di tangenti e appalti truccati anche di fronte all’evidenza dei fatti, si può fare altrettanto anche riguardo alle catastrofi ecologiche, continuerà a rassicurare tutti senza neppure arrossire in volto.
Le aziende agricole e quelle dedite all’allevamento faranno finta che non sia successo nulla, contando sulla compiacenza delle ASL e delle ARPA sempre disposte a chiudere un occhio. E le mani criminali, mosse da torbidi interessi di speculazioni assortite, avendo ormai assodato l’assoluta inanità degli enti locali, incapaci di controllare alcunché, si moltiplicheranno facendosi sempre più ardite.
In attesa di un prossimo futuro nel quale, all’interno dei fiumi ormai definitivamente (e finalmente?) compromessi, si potrà sversare legalmente di tutto, magari dietro pagamento di una tassa “ecologica” da devolvere ai comuni che sorgono lungo il tragitto del corso d’acqua. Sempre che si voglia ostinarsi ad usare la parola acqua, quale succedaneo di sostanze molto meno nobili, assai poco eleganti da pronunciare.

Marco Cedolin

28/02/10

SONO UN CITTADINO DELL’ ITALISTAN



Sono un cittadino dell’Italistan. Vivo a Milano 2, in un palazzo costruito dal presidente del Consiglio. Lavoro a Milano in un’azienda di cui è azionista il presidente del Consiglio. L’assicurazione dell’auto è del presidente del Consiglio, come l’assicurazione della mia previdenza assicurativa. Compro il giornale, di cui è proprietario il presidente del Consiglio, o suo fratello, che è lo stesso. Vado in una banca del presidente del Consiglio. Esco dal lavoro faccio spese in un ipermercato del presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal presidente del Consiglio. Se decido di andare al cinema, ho una sala del circuito di proprietà del presidente del Consiglio, dove guardo un film prodotto e distribuito da una società del presidente del Consiglio (questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal presidente del Consiglio). Se rimango a casa, guardo la tv del presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del presidente del Consiglio sono interrotti da spot realizzati dall’agenzia pubblicitaria del presidente del Consiglio. Faccio il tifo per la squadra di cui il presidente del Consiglio è proprietario.Guardo anche la Rai, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il presidente del Consiglio ha fatto eleggere. Se non ho voglia di tv, leggo un libro, la cui editrice è di proprietà del presidente del Consiglio. E’ il presidente del Consiglio a predisporre le leggi, approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti e/o avvocati del presidente del Consiglio, il quale governa nel mio esclusivo interesse. Per fortuna!

Antonio Di Furia

INCANTO NOTTURNO

INCANTO NOTTURNO
Sara

LE OCHE E I CHIERICHETTI

LE OCHE E I CHIERICHETTI
Bepi Zanon

TESERO 1929

TESERO 1929
Foto Anonimo

PASSATO

PASSATO
Foto Orco

ANCORA ROSA

ANCORA ROSA
Foto Archivio

VIA STAVA ANNI '30

VIA STAVA ANNI '30
foto Anonimo

TESERO DI BIANCO VESTITO

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Foto Giuliano Sartorelli

LA BAMBOLA SABINA

LA BAMBOLA SABINA
Foto Euro

LA VAL DEL SALIME

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SEBASTIAN E IL BRENZO DI BEGNESIN

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MINU

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